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Harvard College Libra
Front the Library of
Henry Wadsworth Longfellov
Class of 1903
MANUALI HOEPLI
VITTORIO FERRARI
LETTERATURA ITALIANA
MODERNA E CONTEMPORANEA
(1748-1903)
Seconda edizione rifatta e aumentata.
ULRICO HOEPLI
EDITORE-LIBRAIO DELLA REAL CASA
MILANO
1904
l'.-kk ki7i .fi-S"
s
HARVARD
UNIVERSITY
LIBRARY
PKOPKIETÀ LETTERA KIA
6TAB. TIPOGRAFICO K \RINO BELLINZAGHI
MILANO, CORSO POSTA NUOVA. 26
A
GRAZIADIO ISAIA ASCOLI
Mio riverito professore,
concedendomi di intitolarle questo
mio studio, Ella comprese che alla richiesta m'aveva incorato un
solo orgoglio: quello d'attestare con il frutto - pur misero - del
mio lavoro la riconoscenza d'un italiano verso chi fa il nome della
patria glorioso fra le genti e nel tempo, e il figliale amore, fatto
di ammirazione, di gratitudine, di devozione, che nutre per Lei
il suo Vittorio Ferrari.
•^itol,
•*pito
-Capi
I2STIDICE
IL MODERNO RINNOVAMENTO (1748-1870)
Capitolo I. — La preparazione {1748-1789)
§ I. I precursori .
§ II. La preparazione scientifica
§ III. La rinnovazione poetica
§ IV. La poesia drammatica .
§ V. Vittorio Alfieri e G. Parini
1-89
1
19
88
50
71
Capitolò II. — Per il classicismo al romanticismo
(1789-1830) 90-186
§ I. La rivoluzione italiana e i primi accenni del
Romanticismo 90
§ IT. Vincenzo Monti. — U. Foscolo . . 100
§ IH. I neo-classici minori 122
§ IV. Il romanticismo puro 183
§ V. Il romanticismo e A. Manzoni . . .147
§ VI. Giacomo Leopardi 178
Capitolo III. — La patria nella letteratura (1830-1870) 187-251
§ I. I primi manzoniani nell'alta Italia . 187
§ IL II Romanticismo in Toscana. . 197
§ IH. La prosa della rivoluzione e nell'unità
d' Italia 217
vili Indice.
Pag.
§ IV. La poesia della rivoluzione e nell' unità
d'Italia 280
LA LETTERATURA DELL'OGGI (1870-1903)
Capitolo IV. — Avvertenze 252
§ I. La poesia 259
§ II. La prosa 885
§ III. Le donne letterate 889
§ IV. L'arte dal secolo XIX al secolo XX . . 405
Indice alfabetico dei nomi 415
IL MODERNO RINNOVAMENTO
[1748-1870].
CAPITOLO I.
La preparazione.
§1.
/ precursori.
Quadro Storico. — L'Italia al 1748. — Le repubbliche (Lucca,
Genova, Venezia). — La Lombardia. — Modena. — Roma.
— Reame di Napoli. — Piemonte. — Preparazione dei
destini d' Italia. — Le riforme : in Piemonte, a Milano,
a Parma, in Toscana, a Napoli. — Rapporti tra la vita
politica e l'intellettuale.
I precursori: la critica della storia e del giure. — Il Ca-
ruso e Apostolo Zeno. — L. A. Muratori. — Scipione
Maffei. — Pietro Giannone. — G. V. Gravina. — G. B.
Vico. — La Storia letteraria. — G. M. Crescimbeni. —
Apostolo Zeno. — Saverio Quadrio.
« Il 700 ha adunque la sua prima metà tra-
vagliata dalle più vaste guerre, la seconda svol-
gentesi in una pace quale l'Italia da lunghi
anni non conosceva, e analogamente vuol esser
diviso, perla Storia Letteraria, il secolo XVIII
in due parti distinte, l'una delle quali appartiene
al passato, l'altra all'avvenire, l'una è opera
Ferrari. 1
Il moderno rinnovamento.
apparentemente di riforma, in realtà di deca-
denza senile, l'altra è preparazione della rina-
scita, del risorgimento italiano, cosi politico come
civile, cosi morale come letterario.
« Appartengono alla prima le manifestazioni
artistiche della letteratura e principale fra esse
la poesia arcadica che a quell'età dà nome ;
l'altra comprende tutto quel moto di rinnova-
mento che colla Storia Letteraria direttamente
non si collegherebbe, eppure a buon diritto le
chiede un posto, perchè, iniziato e guidato dai
pensatori, è moto, oltreché storico, politico, ci-
vile e, soprattutto, intellettuale » (1).
Con queste parole si chiude il quadro sto-
rico premesso al Gap. IX del precedente volume:
e invero dalla pace di Aquisgrana [1748] l'Italia
usci cosi sostanzialmente trasformata, che il
Carducci potè giustamente scrivere: « La storia
italiana nella prima metà del secolo XVIII po-
trebbe per certa guisa assomigliarsi al quarto
atto di un dramma: tutto ciò che è annunziato,
preparato e svolto negli atti anteriori, si rav-
volge di nuovo, si mescola e intralcia. Nell'atto
quinto, cioè nella seconda metà, fuor di meta-
fora, tutto ciò che dell'antico sistema politico e
della vecchia società rimane, precipita o ac-
cenna a precipitare per dar luogo a un nuovo
ordine di cose » (2).
(1) Fbnini-Ferrari, Man. di Lett. IL, dalle origini al 1748, pa-
gina 280.
(2) Letture del Risorgimento Italiano scelte e ordinate
da G. C. Bologna, 1896, pag. V.
/ precursori.
Gli ottanta stati, all'incirca, ne' quali era di-
visa ritalia al principiar del secolo XVIII, si
erano ridotti, per effetto della pace anzidetta,
a dieci, de' quali uno solo, la Lombardia, in
condizione di assoluta dipendenza da uno stato
straniero.
Di que' dieci stati, tre avevano solo parvenza
e nome di repubblica: Lucca, in una forma
primordiale di governo collettivista e protezio-
nista, che poco poteva durare ; Genova, a stento
reggentesi sotto i Doria, mezzo aristocratica e
mezzo commerciante, ligia agli austriaci, quan-
tunque nel 1746 li avesse cacciati a sassate
quando avevan voluto castigare in lei l'alleata
de' Borboni ; Venezia infine, fossilizzatasi nelle
sue forme di governo che duravan dal 1297,
scaduta da ogni potestà marittima, vivente « a
sorte, per accidente », come diceva il doge Re-
nier, e celante la sua agonia fra lo sfarzo dei
divertimenti, lo splendore de' suoi palazzi, e
l'incanto del suo paesaggio unico al mondo.
Degli altri: la Lombardia era fiaccata dalle
alterne dominazioni di Spagnuoli, Austriaci,
Piemontesi, poi ancora Spagnuoli e Austriaci,
che avean lasciato uno strascico spaventoso di
rovine, di sconforti, d'apatia rassegnata o di-
sperata; Modena più che uno stato era ridotta
ad un podere sfruttato da un padrone — l'E-
stense — poco coscienzioso; Roma e lo stato
papale ormai s'avviavano all'ultimo crollo, per
l'indole stessa del governo pontifìcio renitente
ad ogni innovazione che fosse frutto di civiltà
Il moderno rinnovamento.
moderna ; nel reame di Napoli, infine, la feu-
dalità laica ed ecclesiastica, quasi scomparsa
o trasformata altrove, persisteva ancora salda
e tenace e poneva il maggior ostacolo all'ini-
ziarsi delle riforme.
Finalmente il Piemonte, testé divenuto centro
del Regno Sardo, se appariva godere di un no-
tevole benessere, per la produttività del terreno
diviso fra molti proprietari e non isterilito nei
latifondi, per le industrie pullulanti, era tuttavia
ordinato a governo saldamente aristocratico, a
monarchia tenacemente assoluta.
Ormai certo un'Italia nazione non esisteva
più ; a ragione l'afferma il Masi, dicendola in
quel tempo « un ricordo letterario, un'espres-
sione geografica » e nulla più (1). Bologna, pro-
vincia pontificia, s'intitolava nazione, Lucca
s'armava di dazi protettori contro i vicini ; Pie-
tro Verri nel 1765 argutamente satireggiava la
meraviglia destata da un italiano che non si
teneva straniero in mezzo ai Milanesi ; e Vitto-
rio Alfieri dedicava ancora nel 1789, il Bruto
Minore al popolo italiano futuro.
Ma non per questo meno dovevan prepararsi
e maturare i destini d'Italia in quel lungo, inu-
sitato periodo di pace, per l'opera di vari fattori.
Primo fra essi il concorso di principi e mini-
stri buoni, taluni anche novatori, con più o
meno di arditezza, in parecchi degli stati italiani.
(1) " L'Italia al rompere della Rivol. Frane. , in Pensiero
ed Azione nel Risorgimento Italiano. Lapi, Città di Castello.
/ precursori.
I re sardi Carlo Emanuele III [1730-1773] e
Vittorio Amedeo III [1773-1796] strappavano a
Vittorio Alfieri, il feroce odiator dei tiranni, la
confessione che egli si « sentiva nell'intimo del
cuore piuttosto affetto per essi che non avver-
sione: stante che sì questo re (Vittorio Amedeo
III), che il di lui predecessore sono di. ottime
intenzioni, di buona e costumata ed esempla-
rissima indole, e fanno al paese loro più bene
che male ».
A Milano l'ordinato e illuminato governo di
Maria Teresa [1745-1780], e di Giuseppe II
[1765-1790] iniziò una vera rigenerazione mate-
riale e intellettuale. Attivati i commerci e le
industrie, aboliti i privilegi e le prepotenze del
clero, dato miglior assetto all'amministrazione,
anche Milano fu terreno propizio al germogliar
di pensatori che n'avviassero il popolo a civile
e libera vita con moderni ordinamenti.
D'ugual ardimento di riforme senti gli effetti
il Ducato di Parma, sotto il governo di Filippo
di Borbone, e per l'opera di Guglielmo Du Tillot
suo ministro [1748-1771]; e più n'avrebbe avuti
senza il bigottismo del novello Duca Ferdinando
tanto più fanatico, quanto più viva era stata la
sua fede negli ammaestramenti del Gondillac e
del Mably.
Più propizio ancora allo svolgersi delle ri-
forme fu in Toscana il governo de' Lorenesi
durante- Francesco [1738-1765] e il suo succes-
sore Pietro Leopoldo I [1765-1790], ambedue
saliti poi al trono imperiale austriaco. Qui la
6 11 moderno r innovamento.
coraggiosa lotta contro la prevalenza del clero,
qui il liberismo nel commercio, qui i miglio-
ramenti degli studi, la proclamazione dell'egua-
glianza de' cittadini di fronte alle imposte, qui
l'amministrazione delle finanze dello stato resa
pubblica.
A Napoli infine già dal 1734 s'era instaurata
con Carlo 111 un'altra dinastia Borbonica; e a
questo sovrano e al Tanucci suo ministro quel
regno andò debitore delle più larghe e innova-
trici riforme, che mentre miglioravano le leggi
civili e gli ordini giudiziari del regno, tende-
vano ad affrancarlo da ogni omaggio di dipen-
denza verso il pontefice, a limitare la prepon-
deranza degli ecclesiastici nel regno, ad inde-
bolire il potere feudale nelle provincie.
Largo fu dunque il movimento innovatore per
l'Italia. Che se il Du Tillot a Parma, per lo
spirito reazionario di Ferdinando, il Tanucci
a Napoli per l'influenza di John Acton, il fa-
vorito di Maria Carolina, videro non solo im-
pedite ma in parte soppresse le riforme con
tanto coraggio portate innanzi, ciò non valse a
inceppare il progresso di quelle idee che essi
aveva» patrocinato.
Era un seme gettato e che doveva o tosto o
tardi fruttificare.
Quale parte ebbero i pensatori, i letterati in
questo movimento politico, sociale e civile? Qui
è veramente dove si può riscontrare una diretta
relazione tra i fenomeni del pensiero e quelli
della vita nazionale: relazione di alterna e re-
/ precursori.
ciproca dipendenza, come è dato constatare, per
quella parte delle manifestazioni letterarie che
più davvicino tocca la vita civile e politica, dico
la storia, la sua filosofia, l'economia politica o
commerciale; relazione di contemporaneità per
la letteratura fantastica.
«La metà prima del secolo XVI II, al che non
avvertono i superficiali esploratori della storia
letteraria non veggenti oltre l'Arcadia, fu an-
che tutta occupata dal gran lavoro della dot-
trina critica intorno alla storia e al giure, alle
costumanze e alle lingue, che promosso nel se-
colo XVI dal Sigonio e da Gian Vincenzo Bor-
ghini, emigrato nel XVII in Germania ed in
Olanda, rimpatriava originalmente ed eminen-
temente italiano con G. V. Gravina, G. B. Vico,
L. A. Muratori, S. Maffei, P. Giannone (1)».
Con tali parole determina il Carducci il com-
pito ed il valore di que' cinque scrittori che si
tralasciò di considerare nella precedente parte
di quest'opera, parendo che a buon dritto
spetti loro un posto logico, se non cronologico,
nel periodo di rinnovamento delle lettere e del
pensiero, se non si voglia soffocare, con una
gretta tirannia cronologica, la vita logica de'
fenomeni.
L'indirizzo nuovo della, storia politica e
civile nostra si compendia nell'opera di quei
cinque scrittori; per essi la storia sali alla
dignità di ammaestra trice, di educatrice na-
(1) Carducci, Letture del Risorg. it., p. VI.
Il moderno rinnovamento.
zionale, che, se non sempre, eerto nella storia
del nostro risorgere a nazione una e libera le
compete.
Bene a "ragione osserva altrove il Carducci (1) che a
lungo era prevalso e tuttora invaleva al principiare del se-
colo XVIII in Italia il pregiudizio che ogni prezzo e gloria
dell'ero dizione riponeva nello studio e nella conoscenza dei
fatti, costumi, instituti della Grecia e di Roma, che voleva
veder l'Italia soltanto vittoriosa e trionfante, e da lei vinta
e sottomessa torceva la vista. Che se il Machiavelli e dopo
di Ini il Guicciardini ed altri molti avevano dei fatti antichi
e dei presenti dissertato, sì da far che la storia, smettendo
l'abito della esercitazione retorica o della falsa erudizione,
assumesse l'ufficio didattico che meglio le conviene, nessuno
però s'era trovato che continuasse presso di noi l'opera co-
scienziosa di ricostruzione storica dei periodi barbarici del-
l'età di mezzo, pur additata ed intrapresa con singolare in-
tuito da Flavio Biondo, forlivese. [1888-1463], nelle tre
decadi Historiarum a declinatione Romanorum, da Carlo
Sigonio, modenese [1520 o 24?-1584], nei 20 libri De regno
Italiae ab a. 570 ad a. 1276, e da Vincenzo Borghini
[1515-1580], ne' suoi Discorsi intorno alV origine e ai primi
secoli di Firenze.
Bene dell'opera del Biondo s'era valso il Machiavelli, talor
compendiandola, talor traducendola, nel I libro delle sue
Istorie Fiorentine; e taluno, quali il Caracciolo e il
Pellegrino di Napoli [1590-1668], l'Osio, milanese [1587-
1631], avean tentato la pubblicazione dei cronisti medioevali,
o trattati particolari periodi di storia delle invasioni barba-
riche ; ma la spossatezza penosa, l'arida vanità ch'ebbe per
frutto il secentismo, avevano arrestato quel moto di ricerca,
(1) Studio premesso alla nuova ediz. dei R. L S. ; in N. A.
1 maggio 1900, p. 8.
/ precursori.
quel bisogno di dar fondamento scientifico e attendibile alla
storia, che ispirò e mosse Lodovico Antonio Muratori.
Solo all'aprirsi del secolo XVIII, mossi, forse
e senza forse, dall'esempio degli stranieri (« Un
somigliante corpo d'istoria possono mostrarci
e i Tedeschi e i Francesi e gli Spagnuoli e gl'In-
glesi e Costantinopoli ed- altre nazioni. I soli
Italiani poco della lor gloria e comodità curanti,
ne sono finora privi (1) >), rinvigoritasi, per il
disgusto della vacuità secentista, la cultura
scientifica, ritornarono gl'Italiani a quegli studi
storici cui avevano dato ottimo, ma troppo
breve inizio ; e G. B. Caruso [1673-1724] pubbli-
cava la Bibliotheea historiea Siciliae (conte-
nente 30 documenti inediti e rari, dall'invasione
dei Saraceni al principiar del governo Arago-
nese), un anno prima che Apostolo Zeno desse
alle stampe [1721] gli Istorici delle cose ve-
neziane, ecc. Un'altra opera ben più vasta
egli aveva meditata, ed anzi ne aveva già
scritto il titolo — Rerum italicarum scriptores
hactenus desiderati — al Muratori, fino dal
1699.
Ma poiché nel 1718 lo Zeno era stalo chia-
mato alla Corte di Vienna, come poeta cesareo,
egli aveva dovuto interrompere gli studi pro-
fondi di bibliografia e di storia, per darsi tutto
(1) Muratori: Riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze
e nelle arti, parte II, capo XIII, citata dal Carducci: Nuova
Ant., 1 maggio 1900, p. 4.
10 II moderno rinnovamento.
alla letteratura melodrammatica, senza aver po-
tuto trarre a compimento il suo disegno.
Lo riprese allora il Muratori.
Lodovico Antonio Muratori da Vignola nel Modenese
nato nel 1672, sacerdote nel 1695, versato negli studi di let-
tere, di filosofia e di diritto, fu prima bibliotecario alla Am-
brosiana di Milano, poi nel .1700 archivista e bibliotecario
del Duca di Modena; fu nel 1716 chiamato alla prepositura
di S. Maria della Pomposa — e morì nel 1750.
Brudito infaticabile, prodigioso per attività e per larghezza
e varietà di cultura, pubblicò molteplici biografìe e commenti
critici di insigni letterati, quali il Petrarca, il Castel vetro,
Carlo Maria Maggi, il Tassoni, il Sigonìo. Nella ricerca dei
materiali storici instancabile, eternò il suo nome con :
le Antichità estensi [1717], scritte in difesa dei diritti del-
l'Impero e della Casa Estense su Comacchio, contro le pre-
tese della Santa Sede;
Rerum italicarum scriptores praecipui ab anno D ad
annum MD [1728-1788], raccolta delle fonti principali della
Storia italiana nel M.° E.0, pubblicata con ingente dispendio
privato da un sodalizio di dodici cospicui cittadini milanesi,
che s'intitolò Società Palatina;
Antiquitates italicae medii aeri [1788-1748], destinate ad
illustrare con documenti, diplomi, notizie, la storia, i costumi,
le leggi, dal 1000 al 1500 ;
Novus thesaurus veterum inscriptionum [1739-1743].
Compose pure, oltre molte altre opere latine ed italiane :
gli Annali d'Italia [1740-1748] ; purgati e chiari per forma,
narrano con scrupolosa verità, ma con sintesi deficiente, e
con esposizione poco efficace e scolorita le vicende d'Italia
dal principio dell'era volgare al 1749.
Già all'opera sua monumentale — Rerum ita-
licarum scriptores — il Muratori avea rivolto
/ precursori. il
il pensiero da tempo e ne avea determinati gli
intendimenti e i modi in alcune pagine delle
citate sue Riflessioni sopra il buon gusto nelle
lettere e nelle arti; già ne aveva raccolto ab-
bondanti materiali, quando lo Zeno abbandonò
il suo proposito e lasciò l'Italia. Da allora fu
l'attività del Nostro raddoppiata ; compiute le
Antichità Estensi, quantunque malfermo in sa-
lute, egli tanto procedette che nel 1723 si potè
iniziare la pubblicazione, continuata poi per 16
anni, di quel meraviglioso tesoro di documenti
storici, con pazienza cosi ammirabile rintrac-
ciati, commentati con cosi profonda erudizione
da costituire «il più gran corpo di storia na-
zionale che fosse allora pubblicato in Europa ».
In esso si radunano 116 scritture, tra piccole
e grandi, già prima edite, e ben 2000 tra di-
plomi, cronache, storie, poemi, statuti, tratti
con ogni stento da archivi di famiglie, di città,
di vescovati, di monasteri, illustranti le cose
d'Italia per tutto il medioevo. Son qui poste
in particolare rilievo quelle cronache volgari
che per la nudità del racconto erano state sino
allora tenute in poca considerazione; è sfron-
tato invece, con un senso critico acutissimo,
tutto il vano apparato retorico di che altre cro-
nache maggiori offuscavano la sincerità della
narrazione, tramettendovi favole e leggende,
ripetute o ricopiate dall'una all'altra.
Cosi il Muratori meritava la lode che a
lui acutamente tributò Cesare Balbo, dicendo
aver egli adempiuto « a tutti e tre gli uffici che
12 II moderno rinnovamento.
avanzano la storia d'una nazione : fu gran rac-
coglitore di monumenti nell'opera R. L S.; fu
gran rischiaratore di punti sforici difficili nelle
Antiquitates ; e negli Annali fu scrittore del
più gran corpo che abbiamo di storia nostra >.
Scipione Maffei [1675-1755], si poneva per la
stessa via con uguali criteri ma con opera
molto più limitata; ingegno versatile, operosis-
simo anche in altri campi della letteratura,
come vedremo, egli con la sua Istoria diplo-
matica, illustrando manoscritti e diplomi non
ancora pubblicati, dettava le norme per Fuso
dei documenti ; e nella Verona illustrata (se-
guendo, entro limiti molto più ristretti e di-
screti, l'esempio datogli dal suo concittadino
Mons. Francesco Bianchini [1662-1729], con l'o-
pera colossale e rimasta incompiuta : Storia
universale provata con monumenti e figurata
con simboli degli antichi) discorreva, con molta
copia di notizie e acume critico, di tuttociò che
s'attiene alla storia della sua città nativa.
Nello stesso anno 1723 in cui s'iniziava in
Milano la pubblicazione del Rerum italicarum
vedeva la luce la Storia civile del Reame di
Napoli in 40 libri, la più coraggiosa opera sto-
rica per que' tempi, e per molti successivi an-
cora ; sicché dannata come eretica e scismatica
dal S. Uffizio, fruttò al suo autore, Pietro
Giannone, non meno gloria che sventura.
Fu il Giannone insigne giureconsulto, nato ad Ischitella
in Capitanata, nel 1676. Vittima delle inimicizie e delle op-
I precursori. 13
posizioni suscitate dalla sua Storia, egli dovette nel 1728 ri-
fugiarsi a Vienna, donde ritornò in Italia sol quando Carlo III
di Borbone, il saggio principe, salì al trono di Napoli [1784].
Ma l'odio della curia papale non gli diede tregua; cacciato
da Venezia nelle terre del Ferrarese, quindi a stento fuggito,
peregrinava a Parma, a Modena, a Milano, a Ginevra, finché,
ingannato, sperò sicuro asilo in Piemonte. Vi fu invece arre-
stato, costretto all'abjura delle dottrine professate e detenuto
per 13 anni nel carcere della Cittadella di Torino, dove morì
nel 1748.
Lasciò egli anche: molte opere di carattere giuridico ;i Di-
scorsi su Tito Livio; La Chiesa sotto il pontificato di Gre-
gorio Magno e l'Autobiografia, scritta nei dolorosi anni del
carcere.
Già nel Triregno, opera rimasta inedita, aveva
il Giannone indagate acutamente le vicende sto-
riche di tre religioni — quella degli Ebrei,
quella di Cristo e quella dei Pontefici — per
rivendicare, discutendo i dogmi della Chiesa,
i diritti della scienza e del libero esame. Ma
molto più efficacemente, con la Storia civile del
Reame di Napoli, illustrando non pure le vi-
cende politiche, ma le istituzioni e i costumi
del regno, rivendicò i diritti della monarchia e
della potestà civile contro i privilegi e la pre-
potenza ecclesiastica, discussi e oppugnati con
larghezza d'esame e d'indagini.
Cosi la storia affrontava già i più ardui pro-
blemi del diritto, e s'addestrava a quella mera-
vigliosa fioritura d'indagini onde trarrà vanto
la seconda metà del secolo, e che fu precorsa
dal Gravina, preparata dalla poderosa mente
di G. B. Vico.
14 11 moderno rinnovamento.
Gian Vincenzo Gravina, nato presso Cosenza [1664],
dotto giureconsulto, che a Roma professò diritto civile e cano-
nico, e fa dalla morte [1718] impedito di accogliere l'invito, ri-
voltogli da Vittorio Amedeo II, di dirigere l'Università di Torino,
fu già nominato altre volte, nella parte a que-
sta precedente (1), come insigne letterato e tra
i fondatori dell'Arcadia, dalla quale poi si staccò
per divergenze con il Crescimbeni. Qui vuol
essere ricordato per le sue opere giuridiche e
in ispecial modo per il De origine juris, pre-
corritore in molte dottrine, dell'Esprit des lois
[1748], del Montesquieu, che pur recava per
epigrafe : prolem sine maire creatam. Fu pro-
posito del Gravina illustrare la genesi del di-
ritto, snebbiarne i principi da false, arbitrarie
interpretazioni, divulgarne le dottrine in un si-
stema chiaro ed ordinato.
Spettava a Giovan Battista Vico rivelare « la
divinazione e la scienza delle istorie ».
Egli, nato nel 1668 [1670?] a Napoli, consumata negli studt
faticosi della filosofia e delle discipline giuridiche la gracile
adolescenza, formatasi la mente con la meditazione di Pla-
tone, di Tacito e di Grozio, insegnò giurisprudenza prima a
privati suoi alunni, poi all'Università di Napoli; fu istorio-
grafo di Carlo ITI, e tra stenti e sacrifici pecnniart trascinò
la sua vita fino al 1774, sé e la sua famiglia numerosa sa-
crificando al compimento e alla pubblicazione della sua grande
opera: Principi di una scienza nuova [1725-86-44]. Lasciò,
oltre questa, l'Autobiografia, carmi ed orazioni latine, ed
(1) Parte I, pagg. 255 58-60-77.
/ precursori. 15
altri scritti sulla filosofia, sulla filologia, sul diritto, ne' quali
veniva maturandosi la sua nuova scienza.
Nei' Principi di una scienza nuova intorno
alla natura delle Nazioni — manca, o quasi,
il valore artistico ; la forma, per la natura
stessa dei concetti, nuovi e densi, è involuta,
oscura, spesso rozza ; certo ben altra veste seppe
darle, traducendola in francese, il Michelet. Ma
nella mirabile concezione del Vico prende vita
— di sui metodi maturati dal Rinascimento ed
applicati dal Machiavelli — una critica affatto
nuova, armonizzante la filosofìa e i fatti, la re-
ligione e la scienza. Irritato e sdegnoso delle
tendenze analitiche trionfanti ai suoi tempi [De
nostris temporibus studiorvm ratione], intende
egli a ricomporre tutte le scienze in una rigida
sintesi, e dallo studio di tutte le manifestazioni
della energia umana, lingua, storia, arte, isti-
tuzioni, leggi, deduce un'ordinata e graduale
evoluzione della società umana in cui segna
tre periodi : il teocratico, Yeroico e Yumano, ai
quali periodi corrispondono i tre idiomi : il ge-
roglifico, il metaforico e Vanalitico, e simboli
umani che costituiscono i miti e le leggende.
Lo svolgersi completo dei tre periodi in un
popolo é per il Vico un corso; ad esso tien
dietro il decadimento di quel popolo, o la sua
riforma sotto un despota, o il suo rivivere ac-
comunandosi ad una stirpe più giovine, o, fi-
nalmente, il suo dissolversi nell'anarchia, per
riprendere poi dall'inizio l'antico cammino. Di
16 11 moderno rinnovamento
qui la teoria nota sotto il nome di corsi e ri-
corsi.
Certo molte delle conclusioni cui il Vico giunse
per tal via nuova ed ardita, e di quelle, più ri-
gide ancora, cui giunsero i suoi interpretatori,
ultimo e sommo nel nostro secolo Giuseppe Fer-
rari, hanno oggi perduto valore ed attendibilità ;
il Vico non cessa però d'essere il vero fonda-
tore della filologia e dello studio filosofico e ra-
zionale della storia; poiché primo, per ordire
il suo sistema, egli prese a studiare lo svolgi-
mento naturale del diritto, del dovere e delle
istituzioni civili, primo prese in esame il gra-
duale processo delle nazioni nello svolgimento
delle lingue, della famiglia, della teocrazia, dei
governi tutti, della poesia e d'ogni altra mani-
festazione intellettuale; primo finalmente indagò
il significato filosofico e storico dei miti, il fon-
damento di verità nelle leggende e nelle tradi-
zioni, l'origine delle lingue.
Cosi per la prosa storica poteva ormai dirsi
quel che per la prosa didattica dopo il Galileo :
che di forma d'arte letteraria, essa stava per
divenire una scienza cui non mancava né il
fondamento dei fatti, né la rigidità logica del
sistema.
Per la storia della nostra letteratura av-
veniva quasi contemporaneamente lo stesso.
E9sa, iniziata frammentariamente e rozzamente nel seco-
lo XVI da Anton Francesco Doni [1518-1574], colle sue
Librarie, e dal DELLA Casa colla Vita Tetri Bembi, tro-
/ precursori. 17
vava migliori cultori nel secolo successivo, il quale annovera
nella Istoria della volgar poesia [1697], rifusa poi e com- .
pletata coi Commentari nel 1714, di Giovan Mario Cre-
scimbeni [1668-1728], il primo vero esperimento di storia
letteraria. L'opera del Crescia) beni, ricca di erudizione e di
materiali, preziosa per notizie biografiche e bibliografiche, era
però deficiente di chiaro disegno e frequentemente inesatta,
che ben dice il Tiraboschi che " il Crescimbeni scriveva in
un tempo in cui né la critica aveva ancor fatti quei felici
progressi che a discernere il vero dal falso erano necessari,
ne le biblioteche e gli archivi erano stati ricercati con quella
erudita curiosità che ci ha arricchiti in questi ultimi anni
di tante e si pregevoli cognizioni „ (1).
A migliorarne i criteri, pur senza francarsi
dalla viziosa tendenza enciclopedica, s'applica-
rono: Giacinto Gimma, pubblicando nel 1723 la
sua Idea della storia dell'Italia letterata, e Apo-
stolo Zeno, che doveva iniziare per la storia let-
teraria quel che il Muratori per la storia politica.
Lo Zeno nel Giornale dei letterati, edito a Vene-
zia e durato sotto la direzion sua, poi del fra tei
suo Pier Caterino, dal 1710 al 1732, prima vera ri-
vista di letteratura in Italia, e nelle sue Lettere,
versò tesori di erudizione e di critica, per la fu-
tura storia letteraria italiana; e nelle Disserta-
zioni Vossìane, corresse gli errori del Vossio, in-
torno agli storici latini, nelle Note alla «Biblio-
teca dell'eloquenza italiana » di Giusto Fonta-
nini, emendò gli spropositi abbondanti commessi
(1) Tiraboschi, Storia della letteratura, voi. IV, p. 354 ; Ve-
nezia, 1795.
Ferrari. 2
18 II moderno rinnovamento.
in quel tentativo di storia letteraria per generi
dal prelato friulano.
Ecco tosto una vera Storia letteraria : quella
di Saverio Quadrio [1695-1756], Storia e ragione
di ogni poesia; opera nella quale, al dir del
Tiraboschi, «alla vastissima erudizione non
sempre vedesi corrispondere una saggia critica
e un giusto discernimento ».
La preparazione scientifica.
Attività degli studi politici, storici e critici. — Sue cause.
— La giurisprudenza civile e criminale e l'economia
politica a Napoli e a Milano. — A. Genovesi. — F. Ga-
liano — G. Filangeri. — " M. Pagano. — N. Spedalieri. —
C. Beccaria. — P. Verri. — Gli studi storici. — G. Giu-
lini. — I. Affò. — Gli storici minori. — C. Denina. —
La Storia letteraria. — Monografie regionali. — G. Tira-
boschi. — Gli studi della lingua.
Il lavorio, cosi felicemente iniziato, di pre-
parazione, di rinnovamento del metodo critico,
di disseppellimento de1 materiali storici, trovò
terreno acconcio a ben rapido fruttificare nel
periodo di pace che sussegui al 1748.
Tosto se ne videro gli effetti in quei due stati
italiani nei quali più vivace era lo spirito no-
vatore dei governanti: il reame di Napoli prima,
la Lombardia poi; poiché non fu ultima causa
all'attività degli studi politici, storici e critici
la reazione — cosi larga per tutto il secolo —
contro il potere politico e la preponderanza del
elencato, promossa dai principi stessi, o per
ambizione, o per necessità di governo, o per
20 II moderno rinnovamento.
sentimento di civiltà. Il potere assoluto si tra-
sforma in differente maniera nell'ordine reli-
gioso e nell'ordine politico; la società laica
sempre più viene impadronendosi del governo
dello stato e sottraendosi alla società chierica ;
questa sente che le sfugge ormai ogni resto di
antica preponderanza e fa supremi sforzi per
impedire il fatto o ritardarlo almeno ; ma sono
sforzi vani e si può dire che sono gli ultimi.
Leccessiva ricchezza del clero, degli ordini
ecclesiastici è messa in evidenza e segnata al-
l'opinion pubblica come un male e un pericolo.
Inutilmente combatte quello strapotente esercito
del papato che erano i Gesuiti ; essi non rie-
scono che a tirare la tempesta sopra di sé me-
desimi ; e negli ultimi 25 anni del secolo si ve-
dono i Gesuiti soppressi da un decreto di pon-
tefice (Clemente XIV). +
Questa lotta del laicato contro il clero non
poteva però compiersi senza gravi perturba-
zioni ; tanto più che, contemporaneamente ad
essa, nel laicato medesimo cominciava un'altra
e terribile contesa: quella delle moltitudini con-
tro le classi privilegiate o, con più breve parola,
la contesa per l'eguaglianza civile ; onde le
questioni dei diritti del cittadino, della unità,
giustizia, umanità della Legge, della più facile
e meno costosa maniera di esercitarla e farla
rispettare, della libertà, della indipendenza dalle
straniere signorie, dei diritti dell'uomo.
Indi gli studi sopra le storie civili dei vari
slati d'Italia, per difendersi dalle pretese o del
La preparazione scientifica. 21
Papato, o dell'Impero, o di Francia, o di Spagna,
indi gli studi della giurisprudenza civile e cri-
minale, e quelli della economia politica e del-
l'altre positive norme di governo.
« Tale miglioramento , risorgimento e pro-
gresso si manifesta nei nuovi stati monarchici,
mentre precipita più sempre rapida la degene-
razione e degradazione dei vecchi stati aristo-
cratici (1) ».
Cosi vedremo il Jlegno di Napoli dare a questi
studi, sulle orme del Vico e del Giannone, An-
tonio Genovesi, Ferdinando Galiani, Gaetano
Filangeri, Mario Pagano ; cosi nella Lombardia
si produrrà, tosto dopo, quel gruppo di statisti,
giureconsulti, economisti tra cui massimi il
Beccaria e i fratelli Verri.
Gli studi di pubblica economia già avevano
avuto a Napoli cultori esimi; di là nel 1613 era
venuto, per opera di Antonio Serra di Cosenza,
il primo trattato europeo di pubblica economia ;
là Bartolomeo Intieri, fiorentino [1678-1757]
avea pubblicati i suoi scritti sull'agricoltura,
sul commercio e sul cambio; e dall'Intieri ebbe
incoraggiamento e occasione ad occuparsi di
siffatte discipline Antonio Genovesi [1712-1769]
che, costretto a vestirsi prete dal volere del
radre, dedicò l'ingegno e l'attività sua all'inse-
gnamento della filosofia logica e morale, poi,
quando l'Intieri ebbe fondata in Napoli la prima
cattedra che s'aprisse in Europa d'economia
(1) Carducci, op. cit. p. Vili.
Il moderno rinnovamento.
civile, primo la copri. Della rispondenza fra
gli insegnamenti suoi e i bisogni dei popolo
ci è testimonianza una sua lettera nella quale
egli ricorda il largo concorso di adulti d'ogni
ceto alle sue lezioni, i cento suoi giovani sco-
lari, il moto nato da quelle lezioni in città, si
che tutti i ceti domandavano libri d'Economia,
di Commercio, ecc. <E questo è buon prin-
cipio I » (1), scriveva egli, quasi presago del-
l'importanza che le sue Lezioni di Commerciò,
ossia di economia civile [1765] avrebbero avuto.
Novatore ardito in filosofia e in politica, se,
al parer del Baretti, peccò per stile e lingua
pedantescamente toscaneggienti, non fu però
meno utile alle menti italiane e alla scienza
che volle fondata sull'esperienza e sul buon senso
e indirizzata a pratica utilità; cosi egli, sinte-
tizzando in una scienza i principi pratici del-
l'economia, antecipò d'undici anni l'opera di
Adamo Smith, lo scozzese fondatore della scienza
economica.
Alla scuola del Genovesi e dell'intieri crebbe
Ferdinando Galiani [1728-1787], che già nel 1750
dava in luce a Napoli il suo trattato Della
Moneta; trasferitosi nei 1760 a Parigi, vi fre-
quentò la compagnia de' più illustri Enciclope-
disti, e vi compose in francese i suoi -.Dialoghi
sul commercio del grano. Ritornato in Italia e
dopo aver coperto onorevoli uffici, chiuse, af-
(1) V. la lettera citata in D'ancona c Baccf, Manuale, voi.
IV, p. 418.
La preparazione scientifica. 23
flitto da molti acciacchi, la sua vita, triste per
l'abbandono degli amici, ma lieto di « aver dato
saggi consigli, di aver scritto per la felicità dei
suoi* simili > com'egli stesso lasciò in una let-
tera a Madame du Bocage. La stessa nobile
soddisfazione egli aveva provato nei primi
passi della sua vita, quando, concludendo il
libro sulla Moneta, affermava : « Considerando
io meco stesso d'avere in parte adempiuto ai
mio dovere, scrivendo di materia utile al ge-
nere umano, sento tanta letizia nell'animo, che
qualunque sia per essere l'evento dell'opera,
dal solo averla fatta mi stimo abbastanza ri-
munerato >.
Gaetano Filangeki fu però colui che in più
breve vita doveva stampare nella scienza poli-
tica più larga orma di sé.
Ne' trentasei anni della sua vita [1752-1788], dedicatosi,
quantunque di nobilissima stirpe, agli studi dell'avvocatura
(eran tempi e luoghi in cui il nobile che si dava all'esercizio
d'una professione che non fosse quella dell'armi si degradava),
a 28 anni, pur fra le brighe e le cure della Corte, dava alle
stampe i due primi libri della Scienza della legislazione,
indi a poco il terzo, e il quarto. La morte, procurata forse
dall'eccessivo lavoro, lo colse a mezzo dell'opera, di cui ri-
mangono solo quattro libri e del quinto alcuni frammenti,
nulla degli ultimi due, tranne l'argomento.
Nella sua Scienza della legislazione, propo-
stosi d'abbracciare in una vasta sintesi tutte le
forme del vivere civile, il Filangeri pone io
scopo della legislazione nella conservazione e
24 11 moderno rinnovamento.
nella tranquillità sociale (1. I), ne ricerca poi
le norme: in rapporto con la popolazione e con
la ricchezza (1. Il); nella procedura e nella legge
criminale (1. Ili); nei riguardi dell'educazione,
dell' istruzione e del costume (1. IV). I fram-
menti del libro V s'occupano della religione, il
VI ed il VII avrebber discorso della proprietà
e della famiglia.
Imperfetta nella forma, teatralmente enfatica
talora, quest'opera ha molli errori che la scienza
giuridica è venuta poi a mano a mano ponendo in
luce; ma è opera di concezione potente e del tutto
originale, quantunque riveli nell'autore larga af-
finità di pensieri coi filosofi francesi, e in ispecie
con il Montesquieu, che già nel 1748 aveva pub-
blicato in Francia YEsprit des lois. Né il valore
della Scienza della Legislazione sfuggi ai con-
temporanei ed ai posteri : il Re di Napoli ne pre-
miava l'autore con una pensione; Franklin ne
tesseva larghe lodi; la costituente francese l'a-
veva presente nel riformare le leggi .di Francia;
la Repubblica adottava, per singolare beneme-
renza, la vedova ed i figli del Filangeri, esuli da
Napoli; gli Stati Uniti d'America, scioltisi dalla
sudditanza all'Inghilterra, nell'opera del legista
napoletano attingevano ammaestramenti per la
migliore forma di governo.
In quella stessa feroce repressione dei moli na-
poletani del '99, che fruttò alla vedova del Fi-
langeri l'esilio, trovò la morte sul patibolo Mario
Pagano, appena cinquantenne [1748-1799]. Altro
fra gli scolari del Genovesi, egli, fra gli studi
La preparazione scientifica. 25
letterari (con uno de* quali, un epicedio, pianse
la morte del Filangeri), l'esercizio dell'avvoca-
tura e Tinsegnamento all'università, pur trovò
lena a dar mano a Considerazioni sul processo
criminale, e a Saggi politici dei principi, pro-
gressi e decadenza delle società.
Integro cittadino, continuatore delle dottrine
del Vico, scrittore corretto ed efficace, egli par-
tecipò anche ai moti politici del suo paese, fu
chiamato a redigerne la costituzione repubbli-
cana, e fu .condotto all'estremo supplizio per
scellerata violazione dei patti al rientrare del
Cardinale Ruffo in Napoli.
Nel resto d'Italia era scarso il moto degli
spiriti verso queste alte ed umanitarie specula-
zioni ; ed a ragione lamentava il Galiani nel
1750 : € mi duole però e mi affligge che mentre
i regni di Napoli e di Sicilia risorgono il
restante d'Italia manchi sensibilmente di giorno
in giorno e declini ! > (1).
A Roma un solo, siciliano di nascita, Nicola
Spedalieri [1740-1795] osò, filosofo ardito e li-
berale, ad onta degli impacci che la curia ro-
mana poneva alle espansioni del libero pensiero,
dettar due libri, precorritori delle dottrine della
rivoluzione francese.
Questo allievo del seminario dei Gesuiti di
Monreale, nell'Arte di governare [1779] pro-
clamò il principio: «allora essere perfetto un
governo quando chi vi presiede fa suo interesse
(1) Conclusione del libro Della Moneta.
26 11 moderno rinnovamento.
l'interesse della società, e quando a questo in-
teresse della società quello di ogni privato è
strettamente congiunto > (1), preparando cosi la
dottrina del Romagnosi. Ne / diritti deW uomo
[1791] egli, pur cercando di conciliare le sue
idee con le vedute della Curia, mostrò di voler
infondere negli individui e nei popoli più ele-
vata coscienza e nuovo spirito pubblico, difen-
dendo i diritti dell'uomo contro il fanatismo
dei despoti e domandando alla scienza la costi-
tuzione del diritto umano e l'affermazione po-
litica della sovranità popolare (2). Lo sforzo
della conciliazione fu vano ; e lo Spedalieri
perde la vita a 55 anni, vittima forse di veleno,
certo della guerra atroce mossagli dai suoi
nemici.
In Toscana pochi nomi, e d'importanza e di
attività più paesana che nazionale o civile;
bisogna, per trovar l'eco delle discipline eco-
nomiche del mezzodì, salire nell'alta Italia.
A Milano fu veramente « il lievito della tra-
sformazione e il nocciolo della innovazione ».
Dal carcere piemontese Pietro Giannone avevav
lanciato agli Italiani il grido marziale: « I prin-
cipi italiani restituendo ne* loro popoli la
prisca militar disciplina, vedran l'Italia sottratta
da servitù e ritornata all'antica gloria, facendo
si che i loro sudditi abbiano il pregio ed ilpia-
(1) Introduz. all'Arte di governare.
(2) Cfr. Nel primo centenario della morte di N. Spedalieriì
per cura di G. Cimbali. Roma. Bocca, 1899.
La preparazione scientifica.
cere di obbedire ai principi nazionali > (1), e
aveva accennato al Piemonte e alla casa di Sa-
voia come a forza e speranza d'Italia. A Milano,
donde doveva partire l'incendio della reden-
zione italiana, Cesare Beccaria e Pietro Verri
€ promovevano e appoggiavano le riforme più
essenzialmente utili, più moralmente efficaci,
più altamente umane ».
Il Beccaria, nato a Milano nel 1738, studiò a Parma, fu
a Parigi e ne ritornò nel 1766, venendo ad occupare a Mi-
lano una cattedra di Scienze camerali e vari uffici ammini-
strativi. Mori nel 1794.
Lasciò, oltre al celebre opuscolo Dei delitti e delle pene,
scritti minori : Elementi di economia politica, Ricerche in-
torno alla natura dello stile, ecc. ; e collaborò nel periodico
il Caffè.
Se la scienza poteva col suo lume benefico di-
leguar molte superstizioni che ancor rimanevano
dai tempi di mezzo, ben altramente radicate
erano nelle leggi quelle forme di procedura che
avevan avuto origine nei tempi della più tene-
brosa barbarie. Modi crudeli e arbitrari nell'i-
struttoria de' processi, sproporzione tra la colpa
e il castigo, la violenza corporale eretta a legai
mezzo di punizione, la tortura adoperata come
strumento a strappar la confessione di imma-
ginarie colpe, tuttociò era nei metodi d'ammi-
nistrazione della giustizia ammesso e sancito
(1) Discorsi storici e politici sopra gli annali di LiuiOj in
Letture del Risorg., p. 8.
28 11 moderno r innovamento.
da secoli, né il rispetto della vita, della perso-
nalità umana pareva diritto nei colpevoli o nei
presunti tali.
Simili avanzi di barbarie suscitarono tale ri-
volta nella coscienza civile dei Beccaria, di
questo taciturno all'eccesso, esitante, proclive
alPozio, amantissimo della quiete, disposto a di-
fendere l'umanità, ma non certo « ad esserne il
martire >, come egli stesso ebbe a dire, che gli
ispirarono il libro più audace e più vasto, più
fortemente pensato e più rioco d'originai vigoria
di stile, pur enfatico, che mai fosse uscito, in
fatto di riforme alla legge criminale e repres-
siva.
li trattato Dei delitti e delle pene è il frutto
dell'intellettuale sodalizio del Beccaria con Pietro
Verri, col fratello di lui Alessandro, col Secchi,
con l'astronomo Frisi e con gli altri ingegni
che fondarono il Caffé, periodico trimestrale
milanese, in cui dal giugno 1764 al maggio 1766
si venner discutendo e diffondendo molte delle
dottrine degli Enciclopedisti francesi.
Nella conversazione con quegli egregi, per
l'influenza di quelle dottrine, venne maturando
e sbocciando tutto quel complesso organico di
riflessioni e di precetti che altri giustamente
defini «il codice della morale politica di tutti
gli Stati e di tutte le Nazioni > ; tale divenne
infatti in breve — anche nella pratica applica-
zione — il libro del Beccaria : l'Austria, la To-
scana, la Russia, più tardi la Rivoluzione fran-
cese, fecer proprie le teorie del Beccaria, quasi
La preparazione scientifica. 29
colle stesse sue parole, e la tortura potè da
quel momento dirsi abolita negli stati civili ;
meraviglioso progresso della civiltà, che farà
il nome di questo nostro italiano riverito e caro
fra quelli dei benefattori dell'umanità.
Fu men pregevole del contenuto la forma,
per l'enfasi, per la frequenza de* gallicismi, per
lo stile talor sentimentale e immaginoso, più
che ad un'opera scientifica non si convenga.
La luce che il libro Dei delitti e delle pene
irraggiò sul Beccaria, fece meno notate altre
sue opere d'indole economica e letteraria, e
specie le sue : Ricerche intorno allo stile, dove
egli talor precorre le dottrine manzoniane, con-
cludendo essere perfetto quello stile, che esprime
sensazioni più vivaci e più numerose idee col-
legate insieme da un più intimo principio di
associazione (1).
Le stesse opinioni letterarie, le stesse dottrine
politiche e morali veniva propugnando sulle
colonne del Caffè, di cui era principal collabo-
ratore, e nelle sue opere, un altro illustre lom-
bardo : Pietro Verri [1728-1797], che superò
l'amico suo per la risolutezza e l'energia del
carattere, per la forza di convinzione con cui
sostenne il suo apostolato morale e civile, negli
Almanacchi allegorici con cui flagellò pregiu-
dizi e corrotti costumi, negli scritti economici
Sul tributo del sale, Sul commercio del grano, ecc.,
(1) Cfr. T. Cokcari, Il Settecento, in St. lett. d'Italia, Val-
lardi, Milano, p. 211
30 II moderno rinnovamento,
negli articoli d'arte o di vita pratica del Caffè,
nelle opere morali e nelle Osservazioni sulla
tortura, che ribadivano a 13 anni di distanza
[1777] le dottrine, svolte dall'autore Dei delitti
e delle pene.
Al Verri spetta inoltre particolar lode per
aver divinata ed augurata ricongiunta in una
sola famiglia la gran patria italiana, al ricordo
della quale richiamava spesso i suoi concitta-
dini, rimproverando loro lo stolto regionalismo
€ la veracità ingenua, la carità verso la patria,
l'amore del giusto, l'entusiasmo nobile del vero,
ogni slancio di un amore buono ed energico
scomparsi ; la sommissione e l'avvilimento coo-
nestati con l'onorevole nome di prudenza » (1).
Dopo aver combattuto per l'Austria controia
Prussia, poi aver servito a Milano, dal 1760,
lealmente nelle pubbliche amministrazioni l'Au-
stria prima, Napoleone poi, senza rinunciare
però mai alla sua indipendenza di giudizio e
senza mai trascurare gli studi suoi prediletti,
il V., negli ultimi anni della sua vita, si dedicò
tutto alla sua Storia di Milano, di cui aveva pub-
blicato il primo volume nel 1783; condusse a
termine il secondo ; il terzo, interrotto per la
morte di lui, fu tessuto e pubblicato postumo,
da Pietro Custodi, sui preziosi materiali rac-
colti dall'autore.
Quest'opera che, completa, vide la luce solo
(1) Cfr. anche sul Verri le belle pagine di T. Concari,
op. cit. p. 212 e segg.
La preparazione scientifica. 31
nel 1825, con libera penna dipinge i tempi quali
furono, la gloria e l'avvilimento, i vizi e le virtù
del popolo, e saviamente congiunge la critica
airimparzialità e naturalezza del racconto; di-
mostrando il frutto che avevan recato gli am-
maestramenti del Muratori e del Vico, gli esempi
del Giannone e del Maffei.
Invero dopo essi fu una gara per illustrare
la storia patria, per ripurgarla dalle favole,
colmarne le lacune, correggerne gli errori, con
un lavorio minuto, analitico, parziale, in cui
ogni paese d'Italia ebbe i suoi cultori, perchè
la vita politica in Italia era stata ed era ancora
regionale.
Tale opera fu sommamente benefica, poiché la
conoscenza esatta delle particolari storie delle
Provincie italiche nelle loro lotte, e della conse-
guente miseria e servitù della nazione intera,
infiammò gli Italiani a conquistare la libertà,
per mezzo dell'unità.
" Il lavoro ferve in ogni parte della penisola, le composi-
zioni storiche, le monografie^ memorie, dissertazioni erudite,
in latino e in italiano, si moltiplicano, molte volte incom-
piute, insufficienti nei metodi e nella critica, né sempre con
severa esattezza di notizie; ma non prive di valore per chi
sa quanta luce derivi da queste storie particolari alla uni-
versale cognizione di un popolo „ (1).
Ecco a Milano il patrizio Giorgio Giulini [1714-1780],
letterato e poeta drammatico non ispregevole, dedicarsi, sulle
orme del Muratori, a raccogliere con diligenza e minuzia
(1) Concari, op. cit. p. 185.
32 11 moderno rinnovamento.
persino eccessiva in nove grossi volumi Le memorie della
città e della campagna di Milano nei secoli bassi, com-
pletando per i secoli dall' Vili al XIV il materiale che do-
veva servire per la storia del Verri.
Ecco il padre Ireneo Affò [1741-1797], anch'egli letterato
e poeta, compiere, tra innumeri opere storiche e letterarie,
la Storia della città di Parma e Della città e del ducato
di Guastalla, con grande abbondanza di documenti e memo-
rie inedite.
Già Girolamo Tartarotti [1706-1761] aveva narrate le
Memorie Antiche di Rovereto; tosto il Savioli compieva
simile ufficio per Bologna, il Tiraboschi per Modena, il
Galluzzi e il Pignotti per la Toscana, Giovan Fran-
cesco Galeani Napione per il Piemonte, ehi voglia nomi-
nare solo i maggiori.
Cosi si veniva compiendo il lavoro prelimi-
nare alla vera Storia d'Italia, quella cioè che,
secondo il consiglio del Bettinelli, nella sua
Introduzione sopra lo studio della storia, dal-
l'analisi minuta e parziale si levasse ad indagine
più ampia, sintetizzando il frutto di quelle ri-
cerche, raffrontando i fatti, spiandone « l'origine,
i progressi, l'esito, i motivi, le cagioni, le cir-
costanze ». Primo si provò a tale arduo com-
pito Carlo Denina.
Questi, piemontese, nato nel 1781, professò eloquenza ita-
liana e lingua greca all'Università di Torino ; abate, fu in-
viso alla Curia per lo spirito suo liberale, che gli valse anche
ecclesiastiche punizioni ; scrittore facile, se non sempre puro,
egli s'occupò assiduamente di lettere, pubblicando un Di-
scorso sulle vicende della letteratura e Saggi sulla lettera-
tura italiana, scozzese e tedesca, che gli valsero troppo acerbo
biasimo da parte del Baretti. Morì nel 1813.
La preparazione scientifica. 33
L'opera sua principale, Delle rivoluzioni d'I-
talia [1768-1772] dalle origini etnische fino alla
pace di Utrecht, ha certo oggi perduto al tutto
o quasi il valore che le attribuirono i contem-
poranei e che la fece tradurre in quasi tutte le
lingue europee. Altri più valenti, primo il Si-
smondi, hanno saputo dopo il Denina, con più
acuto sguardo, con maggiore rigidezza e chia-
rezza di sistema, leggere per entro le pagine
della storia nostra, e con minor prolissità tes-
serne la narrazione. Non si può tuttavia negare
al Denina il pregio d'aver saputo trarre, dal ma-
teriale abbondantissimo ma ancora sparso che
i suoi predecessori, dal Sigonio al Muratori, gli
avevano apprestato, uno studio complesso e in
molti punti organico delle vicende nostre civili,
notevole specialmente nella parte che studia il
risorgere della civiltà dai Comuni al 700, nei
suoi diversi fattori, fra i quali importante è il
fattore economico.
La Storia letteraria non rimase addietro alla
civile; che tutti o quasi gli scrittori fin qui
nominati, se più giustamente meritarono men-
zione nei campo della disciplina storica ci-
vile, furono però ad un tempo letterati più o
meno egregi; e per opera loro e d'altri la
storia letteraria ebbe rapido progresso, pro-
cedendo dalle ricerche e dagli studi parziali
verso quella méta cui già s'erano arditamente
cimentati a toccare il Crescimbeni e il Qua-
drio.
Ferrari. 3
34 11 moderno rinnovamento.
Di qui una profluvie :
di monografie regionali: Biblioteca sicula del
MONGITORE [1663-1748], gli Scrittori Parmigiani, del padre
AFFÒ, gli Scrittori Bolognesi del padre ORLANDI, i Let-
terati Vicentini del GIORGI, gli Scrittori Ravennati del
GINANNI, gli Scrittori Ferraresi dei due BAROTTI, ecc.
di opere biografiche: le già citate del Muratori,
la Vita di Jacopo Sannazzaro del VOLPI, quelle dei Tasso
padre e Aglio, del Poliziano, di J. Mazzoni per opera del
Serassi, le autobiografie del Martelli, del Vico, del
Giannone, di Carlo Gozzi, ecc., e finalmente il Diziona-
rio Degli Scrittori d'Italia compiuto solo fino alla lettera
B, da G. M. Mazzucchelli, bresciano [1707-1765];
di monografie critiche: Difesa deU' Aminta di
T. Tasso per G. Fontanini, Lezioni sopra il Boccaccio e
Dissertazione sopra la Commedia di D. per G. BOTTARI,
Storia del Decamerone per D. MARIA Manni [1690-1788],
il Saggio dell'eloquenza, la Dissertazione sopra Dante, le
Lodi del Petrarca, le Lettere Virgiliane del P. Saverio
Bettinelli [1718-1808], ecc.
In queste opere molto è certo di inesatto, che
la critica è venuta poi rettificando, evidente è
la tendenza enciclopedica ancor viva, empirici
i criteri che sovrintendono alle distinzioni ed
alle classificazioni ; ma è abbondante la messe
di riscontri, di notizie bio- p bibliografiche.
Mancava solo chi sapesse riunire, se non fon--
dere e vagliare, si vasto e disparato materiale in
un'opera ordinata ed armonica ; il continuatore
del Crescimbeni e del Quadrio fu Gerolamo
Tihaboschi.
La preparazione scientìfica. 35
Nato a Bergamo nel 1781, egli condusse fino al 1794 una
vita che per istraordinaria attività può raccostarsi a quella
dtl Muratori. Gesuita, erudito e letterato, dalle scuole di
Brera in Milano, dove insegnava eloquenza, passò a Modena
bibliotecario dell'Estense, che a lui va debitore del suo or-
dinamento, e del suo rapido crescere di valore e d'impor-
tanza. In Modena compose la sua opera massima, a Modena
dedicò gran parte della sua operosità, di cui furon frutto :
la Biblioteca Modenese, le Memorie Storiche dei Ducati di
Modena e Reggio, il Codice diplomatico illustrato con note,
la Storia della Badia di Nonantola.
La sua Storia della Letteratura Italiana pub-
blicata dal 1770 al 1780, prendendo le mosse,
per la solita smania di generalizzare, dagli
Etruschi, tesse fino al secolo XVIII il quadro
della nostra produzione letteraria, o meglio della
nostra coltura, considerata e divisa secondo i
vari generi di studi (filosofìa, matematica, giu-
risprudenza, poesia, ecc.).
Certo il disegno è elementare, il senso critico
scarso, al tutto deficiente il giudizio estetico
delle opere. Il Tiraboschi è uno storico nel più
rigido senso della parola cosi per la forma,
schiva da ogni ricercatezza accademica, come
per l'esattezza delle notizie, la critica dei fatti,
in una parola la verità della narrazione dive-
nuta può dirsi, la sola sua preoccupazione; si
che bene potè il Foscolo definire l'opera sua un
« archivio ordinato e ragionato di materiali, di
cronologie, documenti e disquisizioni per servire
alla Storia della Letteratura d' Italia » ; ma di
quanta coscienziosità ed instancabilità di erudito
36 11 moderno rinnovamento.
non diede prova il Tiraboschi, quanti errori non
corresse egli, quante controversie non risolse
con minuziosa analisi ! *
Kisorgeva intanto e pareva destinata ad avviarsi, dopo ra-
pida — se pur violenta — contesa, a prossima soluzione la
controversia della lingua.
A tale si era che, mentre l'Italia aveva dato all'Europa,
ammirata e pur barbara ancora, i capolavori del genio me
dioevale con Dante, il Petrarca, il Boccaccio; all'Europa an-
cora letterariamente balbettante, degli inizi dell'evo moderno,
opere quali l'Orlando Furioso, o le Istorie Fiorentine, la Ge-
rusalemme o la nitida prosa galileana; a tale si era, per la
sgraziata configurazione geografica nostra, per le più sgra-
ziate vicende politiche, da dibattere ancora al cader del '700
la stessa questione come agli inizi del '500, quasi potrebbe
dirsi come nel De vulgati eloquio di Dante: quale forma
dovesse avere la lingua nostra, se toscana o fiorentina si
dovesse chiamare o, come talun volle, Senese (1), a qual
fonte si dovesse attingere, se ai pochi scrittori trecentisti
che la Crusca aveva battezzato come soli maestri di s lingua,
o alla lingua viva del popolo! Galileo scriveva già le sue
opere, mirabil prova di ciò che potea la lìngua nostra,' quando
la Crusca pubblicava la prima edizione del suo Vocabolario
[1612] ; già il Tassoni aveva nella Secchia rapita e altrove
beffeggiato le preziosità dei Cruscanti, da lui battezzate
" barbare, stravolte, rancide e rugginose „ quando usciva la
seconda edizione della Crusca [1623|.
Tanto più doveva rinascere la questione ora che3 colle idee
filosofiche degli Enciclopedisti francesi, anche lo stile, i
modi, le espressioni di quel paese s' erari trapiantate in Ita-
ci) Cfr. Gkkolamo Gigli senese, Vocabolario cateriniano,
(tratto dalle opere di S. Caterina da Siena), 1717.
La preparazione scientìfica. 'M
lia, imbarbarendo, imbastardendo la lingua e lo stile dei
nostri ottimi pensatori, dal Filangeri al Gali ani, dal Verri
al Bettinelli.
Cosi si preparava nuova esca all'incendio, che doveva tra
poco scoppiare vivace nelle dispute del Cesarotti e del
Cesari, dei puristi e de' loro avversari.
§ III.
La rinnovazione poetica.
La lirica melica. — T. Crudeli. — Il Melastasio e il Rolli.
— Il Frugoni e il Casti. — L. Savioli. — A. Bertela. —
G. G. de' Rossi. — G. Vittorelli. — Petrarchisti e imita-
tori di Dante. — A. Varano. — Anticlassicisti. — S. Bet-
tinelli. — G. Gozzi. — P. Baretti. — L'epica didascalica.
— La poesia giocosa. — La lirica classica. — G. Fan-
toni. — La favola.
In tanto fervore di studi eruditi non si affie-
volì al tutto, tra le svenevolezze e le smancerie
d'Arcadia, la Musa italica. Il periodo precedente
che n'era stato invaso, che ne aveva traman-
dato l'eredità a quello di cui stiamo occupan-
doci, aveva pur dato il primo tra gli avversari
della fiorente Accademia in Tommaso Crudeli
[1703-1745], queslo «epigono della men cattiva
scuola del secolo XVI II per la tempera dell'a-
nimo e per l'educazione toscana dell'ingegno »
come lo definisce il Carducci, che mise in pa-
rodia le svenevolezze arcadiche.
Bentosto nell'Arcadia si potè distinguere il
pecorume che ostentava la vacuità insipida e
scolorita dell' ingegno come precipuo fattore
La rinnovazione poetica. 39
della poesia, dai pochi che, pur non levandosi
ad alto volo, piacquero ai tempi loro e piac-
ciono tuttavia a chi sappia e voglia giudicar
gli scrittori con le idee e i sentimenti ad- essi,
non a se, contemporanei.
Piacquero, ed ancor piacciono, il Metastasio
e il Rolli, i due corifei della canzonetta, quello
chiaro e facile dipintore di affetti tenui ma fini,
delicati e spontanei, questo di lui più elegante
e aggraziato, più vario nel ritmo, riduttor nella
nostra lingua di metri latini, padre di due nuovi
metri : la cantata lirica e la ehanson à boire,
ambedue dedotti di Francia (1).
Meno invece pregiati il Frugoni e il Casti
[1721-1803], che « ritraggon più tosto il sensua-
lismo spolpato e i visi impiastricciati, e le te-
stine cirrate e incipriate dei cavalieri e delle
dame del settecento (2) » trascurati nella versi-
ficazione, cascanti nello stile, affettatamente
semibarbari nella lingua; pur non manca al
primo tra essi una tal quale fantasia colori-
trice, e il facile maneggio dell'ottonario all'uno
e all'altro, e al secondo una certa pulizia di
lingua.
Ma ecco, migliori certo, il Savioli e il Ber-
tela, ecco il De Rossi e il Vittorelli.
Ludovico Savioli, bolognese [1729-1804], che
attempato compose gli Annali di Bologna già
(1) Cfr. Prefaz. di G. Carducci ai: Poeti erotici del secolo
xvm, p. xxxvi.
(2) Carducci, 1. e. p XLIII.
40 11 moderno rinnovamento.
menzionati, nell'età sua giovenile diede alla li-
rica italiana gli Amori, canzonette (e non ana-
creontiche né per il contenuto né per il fare,
come altri volle) che riscossero si largo plauso,
da volersene una quarantina di edizioni in poco
più che sessantanni e da meritar gli elogi dei
migliori poeti, dal Monti air Alfieri. Nelle sue
tenui liriche il Savioli, derivando da Ovidio il
molle fascino elegiaco, fu tuttavia poeta origi-
nale, ricco di colorito e d'efficacia dello stile,
si che il Carducci lo collocherebbe «con assai
d'intervallo, ma pur subito dopo il Parini »; fu
musicalmente grato all'orecchio il suo metro te-
trastico di settenari alternativamente sdruccioli
e rimati, che il Parini e il Monti gli presero a
prestito per alcune tra le più belle e rapidamente
liriche delle loro odi.
Aurelio Bertòla riminese [1735-1798] può
dirsi prenunziatore del romanticismo.
Alternò la sua vita fra l'insegnamento e la poesia, volga-
rizzò Orazio, imitò il Young, insegnò storia e geografia,
pubblicò Poesie campestri e marittime, Saggi sulla poesia
alemanna, dalla quale prese il suo colore romantico, Lezioni
di Storia, tre libri Delta filosofia della Storia, Favole de-
scrittive de' suoi viaggi sul Reno ed in Isvizzera, ed altre
prose e liriche fra le quali un elogio del Gessner, altro
poeta romantico tedesco, che con amore studiò e tradusse.
Morì consunto a 46 anni.
Studioso e critico di vaglia, il Bertòla fu an-
che tra i più notevoli poeti del suo tempo.
Nella sua poesia senti lo strano amalgama
La rinnovazione poetica. 41
dell'ammirazione per l'Young e per il Frugoni,
del culto per il Gessner e per il Metastasio; le
sue liriche erotiche, quantunque raffinate e scor-
rette ad un tempo nello stile, nondimeno hanno
qualcosa di nuovo, per l'efficacia descrittiva, e
per quell'impronta di sentimentalismo inusato
in Italia, che talor degenera in oscenità.
Giovan Gherardo de' Rossi, romano [1754-1827],
archeologo e commediografo, amante di pittura
e di poesia, d*arte antica e moderna, oltre a
scritture artistiche e archeologiche, ad una sto-
ria del teatro e a molte commedie, pubblicò
favole e liriche molte, le quali ritornan per la
forma metrica al Chiabrera, ad Anacreonte per
lo spirito e per la breve ed arguta invenzione.
Sono specialmente notevoli gli Scherzi pittorici
e poetici, dove ogni lirica è illustrata da vi-
gnette che l'autore stesso immaginò e disegnò.
Giacomo Vittorelli, bassanese [1749-1835J, ul-
timo tra i poeti, al dir del Garrer, che rappre-
sentassero l'indole lirica del secolo XVIII, fu
popolarissimo per le sue anacreontiche e per
l'altre sue rime. Alternando strofette erotiche
a sonetti sacri, il Vittorelli dichiarava i versi
amorosi da lui composti esser semplice giuoco
di fantasia, non frutto d'ispirazione ; ma fu ar-
guto, elegante, accuratissimo e di larga spon-
taneità nella lingua e nello stile, in molte liri-
che eletto nelle immagini, e lontano dallo stile
tradizionale del settecento. Si che il Tommaseo
potè dire che la maniera anacreontica d'Arca-
dia « finisce in un uomo (il Vittorelli) che V ha
42 li moderno rinnovamento.
con la gentilezza dell'animo suo ringentilita e
condotta alquanto sulle orme dell'antica ca-
stità. »
Mentre cosi si trasformava, ravvivandosi, con
l'Arcadia, la lirica melica, una radicai muta-
zione avveniva anche nel resto della poesia.
Il culto ragionato e ravvivatore dell'arte
trecentista, sostituendosi air imitazione pura-
mente formale di Dante o del Petrarca, e ai
tentativi di tener viva la poesia didascalica alla
foggia cinquecentista, o il ditirambo del sei-
cento, cancellava finalmente le restanti traccie
del petrarchismo, con l'ultima eco delle canzoni
di Eustachio Manfredi [1674-1739], e di France-
sco Maria Zanotti [1699-1777J; n'erano ormai
ristucchi e pubblico e letterati, si che il Fru-
goni definiva i petrarchisti « imitatrice immensa
turba », che
• Del maggior Tosco pochi sensi, e poche
Ricerche parolette, e scelti modi
Mal ne' suoi versi dilombati, e d'arte
Voti e di genio, a gran fatica intesse (1) „.
Il simile accadde della superficiale imitazione
di Dante; di cui son ultimi accenni i Capitoli
di Scipione Maffei, la cantica sulla Provvi-
denza di Gaspare Leonarducci [? — ?] il poe-
metto sullo stesso argomento di Gaspare Gozzi,
e i sonetti di Onofrio Minzoni [1734-1817], nella
loro solennità sonora.
(1) Versi sciolti di tre eccellenti autori: Al signor Conte
Aurelio Bernjehi.
La rinnovazione poetica. 43
Migliore fu Alfonso Varano, camerinese [1705-
1788], con le sue Visioni, che gli valsero ai
suoi di il nome di Dante redivivo; esse, pur
non avendo della Commedia lo spirito, ma solo
il motivo e un certo colorito esteriore, servi-
rono come correttivo, nella sostenutezza e gra-
vità decorosa del verso e dell'andamento, alla
mollezza arcadica, e contribuirono a ravvi-
vare, anche nella sua parte feconda, il rifio-
rente culto dantesco, contro l'acerba guerra
che d'altronde gli si moveva.
L'anticlassicismo ebbe a suo capo Saverio
Bettinelli [1718-1808], ingegno acuto ma pa-
radossale, che sfiorò tutti i campi della let-
teratura e, dopo aver pargoleggiato cogli Ar-
cadi, tentò emulare il Frugoni e l'Algarotti
nella sonorità degli sciolti. Egli, pubblicando
nel 1757, col pomposo titolo di Versi sciolti di
tre eccellenti autori, gli sciolti propri con quelli
del Frugoni e dell'Algarotti, vi preponeva dieci
lettere dette Virgiliane. In esse Virgilio , dai
Campi Elisi, sferzava poeti moderni ed antichi,
proponendo l'ostracismo per le nostre massime
opere, fra le quali tutte quelle degli antichi o
contemporanei di Dante, novantacinque canti
della Commedia, da relegarsi tra i libri di eru-
dizione, un terzo del Canzoniere, tutta o quasi
l'opera poetica del Bembo, del Casa, del Co-
stanzo, del Guidiccioni e dei cinquecentisti tutti,
e andiamo dicendo.
L'ardire paradossale e irriverente di quella
pubblicazione mise a rumore il campo letterario;
44 // moderno rinnovamento.
lo dice il Bettinelli stesso nella terza delle sue
Lettere inglesi, pubblicate nel 1767 in appoggio
delle Virgiliane, che erano state confutate da
ben altro e più culto letterato.
Fu questi Gaspare Gozzi [1713-1786], uomo di
indole naturalmente buona, d'animo immutabil-
mente mite e placido, nonostante le traversie
e le angustie, tra le quali condusse la vita. Egli
trasfuse un profondo senso di moralità nei suoi
Sermoni, che in istile elegante e facile, in lin-
gua precisa, in forma orazianamente arguta, ma
forse meno efficace per la sua bonarietà, satireg-
giano le frivolezze del viver sociale, e del mondo
letterato d'allora, nonché le miserie del poeta
stesso. Ugual moralità d'intenti civili, e uguale
correttezza di forma improntano le altre opere
del Gozzi, fra le quali il Mondo morale fu forse
la meno efficace, per troppa involuzione d'alle-
goria; più vivace e varia opera è la Gazzetta
veneta, diretta dal Gozzi fra il 1760 e il 1761,
ottimo è YOsservatore, altro giornale cui il Gozzi
attese a pubblicare dal 1761 al 1762, proseguendo
in esso, con sogni, allegorie, ritratti, novelle,
lettere, la blanda sua opera moralizzatrice nella
società veneta del suo tempo.
Per la troppa astrazione dei precetti, e V a-
buso della parabola, nemmeno YOsservatore è
capace di un profondo effetto morale; sicché
esso è oggi, più ch'altro, ottimo esempio di bello
scrivere in prosa.
Tralasciando d'occuparci delle buone e sem-
plici lettere, dei versi petrarcheggianti, o di
La rinnovazione poetica. 45
maniera dantesca, delle rime burlesche e delle
opere drammatiche del Gozzi, tutte di scarso
valore, è degna di nota la sagace opera di cul-
tore delle patrie lettere, da lui compiuta, amo-
rosamente studiando l'intento morale e la per-
fezione artistica del sommo poeta, e nel 1758
pubblicando ih risposta al Bettinelli il suo :
Giudizio degli antichi poeti sopra la moderna
censura di Dante, ingiustamente attribuita a
Virgilio. In essa il Gozzi facea concorrere clas-
sici letterati antichi ed italiani ad una difesa
amorosa e sagace del divino poeta, conchiu-
dendo con una lunga e calda orazione di Tri fon
Gabriele a sostener il retto discernimento d'arte
dell'Alighieri, e una favola d'Aristofane a di-
mostrarne il buon gusto.
La critica ebbe in quel secolo un più forte
campione, non eccessivo come il Bettinelli, né
troppo misurato e blando come il Gozzi.
Giuseppe Baretti [1716-1789], piemontese, edu-
catosi con una lunga dimora in Inghilterra ad
una libertà di pensare ignota agli scrittori ita-
liani di quel tempo, ma talora eccessiva, entrò
nell'arringo letterario come critico e fustigatore
di vizi, veri od immaginari, nelle Lettere fami-
gliari ai fratelli, e sotto la veste di Aristarco
Sgannabue.
La Frusta Letteraria, giornale di cui il Ba-
retti cominciò con quel pseudònimo la stampa
nel 1763, continuandola con interruzioni fino al
15 gennaio 1765, in una lingua spoglia di fron-
zoli e spigliata fino ad esser talvolta trascurata.
4G 11 moderno rinnoo amento.
in uno stile nervoso, asciutto, sincero fino al-
l'inurbanità, offri all'autore il mezzo di sma-
scherare, con una serie di recensioni d'opere
letterarie, storiche, filosofiche, i vizi letterari
dell'età sua. I giudizi sono raramente informati
a principi generali d'arte, non sempre giusti,
or troppo severi, or troppo indùlgenti, e il ter-
ribile critico andò spesso oltre il segno, col
Bettinelli dividendo l'odio sistematico per tutta
o quasi la produzione nostra letteraria dal tre-
cento al secolo XVIII. Tuttavia la Frusta fu sa-
lutare rimedio per molti malanni che contami-
navano la lingua e la letteratura d'Italia, e colia
invettiva bollò la ricercatezza eccessiva e l'ec-
cessiva e affettata sdolcinatura di espressioni
in voga a quei tampi, soffocando col sarcasmo
l'Arcadia e i suoi smascolinati poeti ; il Baretti
praticò e predicò la sincerità del pensiero, la
maschia vigoria della forma, la parola sponta-
nea, libera dalle pastoie della pedanteria fossi-
lizzatrice, agile e prónta ad accoglier, dovunque
le trovasse, le forme adeguate al nuovo e vario
atteggiarsi delle idee, all'evoluzione della ci-
viltà, al progresso scientifico e morale.
Tra siffatto agitarsi di polemiche, anche talora
virulente, due vantaggi s'ebbero: e fu primo il
riviver del culto dantesco, risvegliato e reso in
pari tempo più prudente e illuminato, dagli
astiosi attacchi di cui era stato oggetto ; tanto
che potrebbe dirsi aver il Bettinelli e i suoi toc-
cato il segno opposto alla lor méta.
Secondo vantaggio fu che venisse affrettato,
La rinnovazione poetica. 47
reso completo ed irrevocabile il tramontare di
quei generi letterari che ormai vivevano d'una
vita stentata e anacronistica, tra l'addensarsi
delle nuove idee, dei nuovi gusti, del nuovo in-
dirizzo scientifico.
Vide cosi la seconda metà del settecento le
ultime prove della poesia didascalica, con la
Coltivazione del riso di G. B. Spolverini [1695-
1762], e con V Uccellagione di Antonio Tirabosco
[1707-1773J. Né a ravvivar questo genere valse
il tentativo di adattarlo a quel prodigioso moto
scientifico che caratterizza, specie nelle scienze
esatte, il finir del secolo scorso, e che vanta
nomi come quelli del La Grange, del Volta, del-
rOriani, delio Spallanzani.
Dei venti e più poemetti didascalici costituenti
quella che il Bertana acutamente battezzò
Y Arcadia della scienza, si ricorda, oggi, solo
YInvito a Lesbia Cidonia di Lorenzo Masche-
roni [1750-1800] ; uno scienziato e matematico
di grande valore, che ha forse — checché da
molti se ne dica — attribuito più fama egli al-
l'Invito, di quel che non n'abbia conferita quel
poemetto a lui.
Né maggior gloria meritano gli scrittori di
poemi e poemetti satirici e giocosi, o di rime
facete, tra i quali si rammentano, oggi, soltanto:
Gian Carlo Passeroni [1713-1803], autore d'una
prolissa vita di Cicerone, in 101 canti; il Casti
[1721-1804] epico, il Gozzi e il Baretti, lirici
giocosi, ricordati solo perchè furono pregevoli
per altre opere.
48 11 moderno rìnnooamento.
Gli imitatori dei lirici classici latini meri-
tano maggior menzione, ma fama inferiore a
quella di cui godettero fra i contemporanei, e
posero argine alle esagerazioni arcadiche.
Vedemmo fra essi il Bertòla, il Savioli, il
Vittorelli; aggiungiamoci Agostino Paradisi
[1 736-1783 J modenese, lirico oraziano che ravvivò
Tode sacra con un certo bagliore di solenni
immagini bibliche, tanto che parve ad alcuni,
per questa parte, precorritore del Manzoni ; e
massimo, Giovanni Fantoni, di Fivizzano [1755-
1807], noto in Arcadia sotto il nome di Labindo,
e ai tempi suoi sotto quello di Toscano Orazio,
come lo disse l'Alfieri.
Gentile poeta, egli ebbe il merito di calcare
felicemente le orme dei poeta Venosino, ripro-
ducendone non pure i metri e le immagini, ma
l'ordine e il giro e l'intonazione dell'ode; senti
e portò nella sua poesia l'incerta e momentosa
vita civile e politica de' suoi tempi ; e infine
offri il miglior esempio d'adattamento dei metri
latini alla strofe italiana, con quello stesso ar-
tifìcio che doveva poi cosi sapientemente usare
ai giorni nostri il Carducci ; cercando cioè di
rendere l'armonia del verso della strofe latina
con opportuni aggruppamenti di versi italiani
già usitati. Ma gli mancò altezza e vigoria di
pensiero poetico.
Ancora si senti l'influsso della poesia latina
e greca nella/aoo/a, frutto ad un tempo dell'imi-
tazione classica e della tendenza comune a molti
ingegni di satireggiare moraleggiando.
La rinnovazione poetica. 49
I favolisti abbondarono quindi, qua! più qual
meno aggraziato od arguto, ma nessuno tale
che meriti lunga menzione; e favolisti egregi
furono specialmente il Gozzi, il Casti, il Passe-
roni, il Bertòla, già nominati.
Può dunque dirsi che la seconda metà del
secolo XVIII é periodo risolutivo: le vecchie
forme della poesia italiana dàn gli ultimi guizzi
e tramontano, e la lotta contro gli eccessi del
classicismo rapidamente si risolve, tra l'ecces-
siva opposizione del Bettinelli, la satira mor-
dace ma illuminata del Baretti, la temperanza
conciliatrice del Gozzi ; indi alcune forme s' i-
stituiscono, transitorie affatto, a cementare il
vecchio con il nuovo, che sorge, splendido già
all'inizio, con il Metastasio, I'Alfieri, il Gol-
doni, il Parini.
Fehhahi.
§ iv.
La poesia drammatica.
Il melodramma, sue origini e svolgimento. — Apostolo
Zeno. — P. Metastasio. — L'opera buffa. — La comme-
dia. — C. Goldoni. — I suoi emuli, P. Chiari e C. Gozzi
— La tragedia. — Le teorie del Gravina, del Martelli, di
A. Conti. — La Merope di Scipione Maffei. — I tragici
minori.
Il melodramma italiano. Zampillato dal dram-
ma pastorale del secolo XVI (1), non meno che
dagli sforzi della tragedia pedantesca ed aulica
del Rinascimento per prender nella vita delle
Corti e del popolo quel posto che fino allora
era stato occupato da pompe di prospettive, di
macchine, di musiche, di danze, di spettacoli
scuciti e solo intesi a sorprendere la vista, per-
vade, per tutto il seicento ed il settecento, l'Eu-
ropa intera, e giunge sino a noi con alternante
trionfo della musica e dell'apparato scenico, o
dell'opera letteraria.
Nella sua stessa origine, nelle condizioni del
(1) Vedi Manuale, p. I, p. 261.
La poesia drammatica. 51
teatro quand'esso nacque, il melodramma trovò
tosto le cause della sua imperfezione, e della
sua scarsa dignità.
La pedanteria dell'imitazione volle conser-
vare le liriche e i cori dell'antica tragedia
che, però, muti nelle loro ragioni metriche,
ritmiche, estetiche, morali si trasformarono in
ariette e strofette senza alcfuna relazione col
recitativo ; si turbava l'accordo fra l'arte dei
versi e quella della musica a tutto profìtto
di quest'ultima; l'Arcadia allontanava il me-
lodramma da ogni argomento robusto, da ogni
passione vibrante; il lieto fine s'impose — ti-
ranno inesorabile — all'azione, onde dovettero
esulare gli intrecci, e gli episodi tragici, a prò'
dei lazzi, delle arguzie, delle buffonate, che il
corrotto gusto dei teatri, aveva ornai fatto gra-
diti al pubblico. Invece assunsero capitale impor-
tanza la magnificenza esteriore della rappre-
sentazione, l'ingegnosità dell'apparecchio mec-
canico, il vario congegno scenografico, a danno
d'ogni possibile unità e verosimiglianza dell'in-
treccio.
Solo al principiar del sec. XVIII, con Apostolo
Zeno [1668-1750], doveva il melodramma av-
viarsi a ricuperare la perduta dignità letteraria.
Per lui la decenza e la nobiltà dei caratteri,
l'altezza dei pensieri, la robustezza del dialogo
e una specie di adombramento dell'antica ve-
nustà poetica ricomparvero nel teatro musi-
cale; tuttavia la musica trovava impaccio nella
qualità stessa delle sue strofe , peccanti ora
52 // moderno rinnovamento,
per durezza nell'accozzamento dei suoni, e nel-
l'alternazione dei metri, ora per giochetti di
forme, inadatti alla modulazione del canto (1).
Ben presto la fama di Apostolo Zeno corse,
con le compagnie di canto italiane, oltr'Alpe, si
che egli nei 1718, come già ebbi a dire, veniva
chiamato agli stipendi della Corte austriaca,
con l'obbligo di scrivere drammi per Le grandi
occasioni, e con la provvigione di quattro mila
annui fiorini.
Proprio in quell'anno moriva a Roma Gian
Vincenzo Gravina, lasciando erede di tutto il
suo (75000 lire all'incirca), un giovinetto ch'egli
aveva un di, trovatolo per la via e riconosciu-
tolo d'ingegno svegliato e di singolare attitu-
dine alla poesia, adottato ed educato amorosa-
mente. Era questi Pietro Trapassi, cognome
che il Gravina grecamente volse in Meta-
stasio.
Il giovinetto ventenne, poiché era nato nel 1698, da un bot-
tegaio d'Assisi trapiantatosi in Roma, ebbe ben presto dissi-
pata nei divertimenti e nei bagordi l' eredità del Gravina, e
trasferitosi da Roma a Napoli, s'allogò, per guadagnarsi da
vivere, presso un avvocato che però lo vedeva di malocchio
attendere più a scrivere sonetti, cantate, canzonette, che a
vergar citazioni. Gli Orti Esperidi, primo dramma musicale
scritto per incarico del viceré di Napoli, valse al Metastasio
una doppia fortuna : la fama di poeta, e l'amore di Marianna
Benti-Bulgarelli, detta la Romanina, cantatrice esimia, che
(1) Gfr. P. Metastasio e lo svolgimento del mei. it. per O.
Tommasini in N. A., 1 Maggio 1882.
La poesia drammatica. 53
lo prese a proteggere, lo fé' istruir nella musica dal Porpora,
e lo condusse seco, come suo poeta, a Roma e a Venezia.
Intanto a Vienna lo Zeno, o solo, o in colla-
borazione col Pariati, che era stato colà suo
predecessore come poeta di Corte, aveva com-
posto numerosi drammi per musica, nei quali
il rannobilimento dell'intreccio, della forma, dei
fini s'era andato facendo sempre più palese, fa-
vorito, oltreché dall'indole naturalmente mo-
rale del poeta, dal pubblico nobile e garbato ai
quale i melodrammi suoi erano destinati. Ma
lo Zeno non era certo giunto a spogliare il
melodramma di molti dei suoi difetti: l'intrec-
cio non aveva acquistate né la necessaria sem-
plicità e verosimiglianza, né vivacità e varietà ;
la lingua era irta e dura, il verso cascante e
privo di colore.
Quando lo Zeno nel 1728, malato, risolse di
tornare alla sua Venezia, all'imperatore, che
gli chiedeva chi a lui partente si potesse sosti-
tuire, rispose subito : « il Metastasio, il miglior
poeta che abbia l'Italia ». Né il giudizio dello
Zeno era avventato, che nel frattempo il giovine
commesso d'avvocato, aveva conquistato già
larga fama con parecchi drammi, coronati da
lieto successo ne' teatri d'Italia.
Nel 1730 Pietro Metastasio era invitato alla corte di Vienna,
forse oltreché per il consiglio dello Zeno, per le raccoman-
dazioni d'un'altra sua ammiratrice, la contessa d'Althann,
nata principessa Pignatelli, e del principe Pio di Savoia.
Da quest'anno fino alla sua morte, avvenuta nel 1782, il
54 11 moderno rinnovamento.
Metastasio trascorse la vita a Vienna, riverito, ammirato ed
amato, componendo liriche, melodrammi, oratori, azioni tea-
trali in grande numero, e nel melodramma toccando la per-
fezione dell'arte sua. Quando morì il vecchio poeta, cui in
vita erano stati larghi d'onori, di decorazioni e di medaglie
i principi e i popoli, di lodi i migliori letterati, dal Baretti al
Voltaire e al Goldoni, il mondo pianse la sua morte come
pubblica sventura, come s'egli avesse lasciato un vuoto che
nulla più poteva colmare.
Invero col Metastasio moriva il settecento.
L'ammirazione, di cui aveva goduto in vita
il Metastasio, non durò a lungo dopo la sua
morte.
I critici italiani gli rimproverarono la ecces-
siva e monotona sdolcinatura negli amori dei
suoi personaggi; dissero aver egli pagato più
largamente degli altri poeti il tributo alla pro-
pria età degenerata, in cui la triste realtà era
mascherata sotto una falsa idealità eroica e pa-
storale; ancora biasimarono la troppa facilità
di certe ariette, mentre i filologi notavano la
povertà della sua lingua.
Le accuse non furono tutte ingiuste, ma si
trascurò di rilevare tutto quanto il Metastasio
aveva fatto per ridare alla parola, all'espressione
il valore suo proprio, per restituirle il suo con-
tenuto di verità, di naturalezza, di chiarezza,
per rifare di essa il velo elegante di alti pen-
sieri e di osservazioni psicologiche acutissime.
Né più, per alcun tempo, si riconobbe che, se
l'opera del M. è riflesso della idealità eroica e
pastorale cominciata col Sannazzaro nel Rina-
La poesia drammatica. 55
scimento, giunta ai culmini epici col Tasso, e
ammattita quasi col Marino, questa tradizióne
manda tuttavia nel Metastasio il suo più bel
lampo di luce, che egli ne è l'artista più per-
fetto (1).
Se lo Zeno fu il preparatore, il Metastasio fu
il creatore vero, il vero poeta del melodramma;
in lui si adunarono mirabilmente le qualità più
opportune a farlo tale. Ingegno poetico squisita-
mente dotato, ebbe potenza d'invenzione versatile
ed inesauribile, sicché non si trovano fra i suoi
drammi due favole che si rassomiglino, non
due personaggi che abbiano analogia di carat-
teri e di passioni; il Metastasio ebbe inoltre sen-
timento profondo di moralità, seria e larga col-
tura, senso squisito del verosimile, gusto ari-
stocratico che lo faceva rifuggire da quanto
fosse volgare per eccessivo sfarzo o per tri-
vialità grottesche.
Di qui un dramma che con intreccio dilettevole,
in uno svolgimento piano, accessibile all'intel-
genza del popolo, illustrò fatti, episodi, perso-
naggi storici o mitici, traendone con cura oc-
casione a divulgar precetti di sana morale,
appunto con quelle strofette di cui altri biasimò
l'eccessiva facilità, mentr'essa ne favoriva la
diffusione, per l'agevolezza del ritenerle a me-
moria.
Che se il M. dovè anch'egli sottostare a quelle
regole del dramma per musica, di cui il Gol-
(1) Cfr. E. Masi: P. Metastasio, in Fanf. d. D. 1882 n. 17.
* 56 11 moderno rinnovamento.
doni diceva che « sarebbe stato un delitto di
lesa drammaturgia se si fosse osato violarle >
e ciò lo costrinse a forzare tutti i suoi soggetti
entro uno stampo prestabilito e comune; se l'in-
dole sua mite, e quella del suo tempo, lo fecer
rifuggire dalle forti passioni, e da quanto ac-
cennasse al tragico, specie nella chiusa delle
sue opere; non si può negare che i suoi eroi
e le sue eroine, quand'anche parlano un lin-
guaggio più soave e molle di quel che la loro
indole storica non sembrerebbe comportare ,
agiscano e sentono tuttavia in modo veramente
umano ; né si può disconoscere l'azione rinvi-
gorita e fatta più rapida, e taluna efficace di-
pintura di carattere e di fatti.
Infine si può asserire che il M. talora, come
nel Catone in litica, nel Temistocle, nella Cle-
menza di Tito, nell'Attilio Regolo, ascese alla
tragedia, ricollegandosi direttamente al fare di
Gorneille e di Racine.
E nella tragedia, considerata sotto 1' aspetto
letterario, egli é certo miglior precorritore del-
l'Alfieri di quel che non siano i pochi trage-
diografi di proposito del 700.
Cosi il M. conduceva a piena e fiorente ma-
turità il melodramma, che però doveva morire
con lui ; in vero egli non ebbe emuli né conti-
nuatori, e l'opera drammatica fu tosto di nuovo
sopraffatta dalla musica, né seppe più — tranne
per qualche raro momento — risollevarsi a di-
gnità artistica.
Il simile avvenne , contemporaneamente o
La poesia drammatica. 57
quasi, d'un'altra forma drammatica musicata.
L'opera buffa, originata dallo svolgersi in
forma autonoma, traverso il secolo XVII, degli
intermezzi comici del melodramma, fiorita per
alcun tempo nel secolo XVIII a Napoli, con
carattere popolare o satirico e in forma spesso
dialettale, trionfò nella seconda metà del '700
non meno per la musica ispirata del Gimarosa
e del Paisiello, che per il valore delle conce-
zioni drammatiche.
Modelli di questo genere ci rimangono: il
Socrate immaginario, ideato da Ferdinando Gà-
liani (1) e steso da G. B. Lorenzi, commedia
burlesca e satirica piena di brio e di vis co-
mica ; e il Don Giovanni, opera senile di Lo-
renzo da Ponte, letterato ed avventuriero, che
fu poeta cesareo a Vienna dal 1782 al '93.
Gol principio dell' '800 anche nell'opera buffa
ogni senso d'arte fu sacrificato alle esigenze
musicali e sceniche, e per ritrovarne esempio
degno, dovremo giungere sino al Falstaff, che
Arrigo Boito trasse dalla commedia shakespe-
riana e Giuseppe Verdi musicò.
La Commedia intanto, si spogliava, in men che
mezzo secolo, di tutti i vizi che l'avevan de-
turpata sul finire del cinquecento e nel seicento,
e si risollevava alla dignità di cui l'avevan ri-
vestita Aristofane fra i Greci , tra i Romani
Plauto e Terenzio.
La commedia dell'arte, o a soggetto, o a ca-
(1) Vedi p. 22,
58 11 moderno rinnovamento.
nevaccio, che già era stata quasi la sola forma
coltivata nel seicento (1), dilaga anche nel set-
tecento; né valsero a distoglierne il viziato gusto
del pubblico que' pochi ed oggi dimenticati che
tentarono ridare valore letterario alla commedia,
quali il Nelli, il Gigli, il Cicognini, I'Amenta
ed il Fagiuoli, ai quali tutti mancò il senso
della naturalezza, della verisimiglianza, della
rappresentazione viva ed efficace dell'uomo nelle
• vicende della sua vita materiale e morale. Fu
la loro una commedia di colpi di scena, di tra-
vestimenti, di intrighi e di viluppi, pretensiosa-
mente letteraria per taluni, per altri servilmente
imitatrice del teatro spagnuolo, venuto in Italia
con i drammi di Lope de Vega e di Tirso de
Molina.
Ma queste produzioni drammatiche non erano
destinate al popolo, bensì ad ornamento di feste
principesche e di radunanze accademiche o
private. Le commedie per il grande pubblico,
le commedie popolari ancora risentivano, di-
rebbesi, l'influenza dell'antico mimo caro al po-
polo di Roma, e intessevano sopra azioni illo-
giche un dialogo non da altro avvivato che da
mimica, da lazzi, quali si convenivano alle ma-
schere ormai famigliari e care al pubblico, fos-
sero esse quelle volgari e d'origine latina del
Traccagnino, del Francatrippa, del Brighella,
e siffatte, o quelle più significative di Panta-
lone, Arlecchino, Pulcinella, il Dottore, e l'altre,
(1) Vedi Manuale, parte I, pp. 260-61.
La poesia drammatica. 59
che per lunga tradizione impersonavano qua-
lità e costumi delle antiche genti italiane. Che
se anche tra gli attori destinati a recitare queste
parti di maschera, alcuno fu — come lo Zan-
noni e il Sacchi — dotato di coltura e d* un
certo gusto neirimprovvisare in versi o in prosa
il dialogo, o nel dettar scenari, rimaneva pur
sempre giusto il giudizio dato, intorno alla dram-
matica dei primo settecento, dal Goldoni: « 11
teatro comico era corrotto a segno da più di
un secolo nella nostra Italia, che si era reso
abbominevole oggetto di disprezzo alle oltra-
montane nazioni.... Sconcie arlecchinate, laidi e
scandalosi amoreggi a menti e motteggi, favole
mal inventate e peggio condotte, senza costume,
senz'ordine... (1) >. Né dissimilmente giudicava
il De Brosses nelle sue Lettres familières écri-
tes d'Italie (2), mentre Carlo Goldoni s'accin-
geva a riformare quel teatro che egli avrebbe
posto in cosi sagace caricatura nel suo Teatro
Comico.
Cablo Goldoni, nato nel 1707 a Venezia, di famiglia
oriunda di Modena, dopo aver atteso in Perugia, dove il
padre suo era medico, ai primi studi letterari, in Rimini agli
studi filosofici, e a Pavia alle discipline legali, laureatosi fi-
nalmente' in Padova a 24 anni, dopo mortogli il padre, andò
due anni di poi al servizio dell'ambasciatore di Venezia a
Milano. A ventinove anni si ammogliò in Genova, con Nico-
letta Conio, e dopo alquante peregrinazioni in Toscana, eser-
cì) Prefazione alle Commedie.
(2) Conca ri: Il Settecento, Vallardi, Milano, p. 104.
60 II moderno rinnovamento.
citata per cinque anni in Pisa l'avvocatura, venne alfine a
stabilirsi a Venezia.
Aveva qnarantun'anni e finalmente allora potè dedicarsi
tutto a quell'arte comica, che aveva appreso ad amare nella
famiglia sua paterna e aveva poi accarezzata a varie riprese
dagli anni della sua infanzia, quando undicenne componeva
una commedia sullo stampo di quella del Cicognini, o quat-
tordicenne fuggiva da Rimini con una compagnia di comici,
a quelli della sua giovinezza quando accomodava due drammi
del Metastasio e tentava commediole come il Buon Padre e
la Contatrice, o tragedie come YAmalasunta, cui altri ten-
tativi tenner dietro, qual più qual meno fortunato. Stipen-
diatosi come poeta comico delia Compagnia MÉdebac, una
delle migliori dell'epoca, passò poi al Teatro di San Luca, e
di qui nel '62 a Parigi, direttore del Teatro Italiano, poi
maestro d'italiano delle principesse reali, finche la Rivolu-
zione non lo privò di quell'ufficio riducendolo a misera vita.
C. Goldoni mori in Parigi il 6 gennaio 1798, quando stava
per riavere, su proposta di G. M. Chénier, poeta francese, la
pensione che gli avrebbe ridata l'agiatezza.
Il suo patrimonio letterario annovera, oltre:
le Memorie, scritte prima in francese, autobiografia ricca
di ingenua festività e di interesse ;
cinquantotto commedie e cinque tragicommedie, scritte
tutte in italiano, molte in prosa, molte in versi martelliani,
talune in versi d'altra misura ;
nove commedie in dialetto veneziano;
cinquantuna commedie miste di italiano e di dialetto ;
due commedie in francese.
Minori opere sono poi tragedie, melodrammi, drammi gio-
cosi, intermezzi, poesie liriche ed altre commedie inedite mi-
ste di dialogo scritto e di parti a soggetto.
L'opera drammatica del Goldoni, rispecchia
l'indole sua: «in lui una intima, continua leti-
La poesia drammatica. 61
zia, una naturale proclività, aiutata dall'educa-
zione e dall'indole de' suoi di famiglia, a scor-
ger della vita gli aspetti ridenti soltanto; ad
aspettarsi il bene, e a sopportare il male, quando
giungesse, con pacata filosofia (1) ».
Dopo aver, coi suoi primi passi, tentato il ran-
nobilimento della commedia a soggetto, intro-
ducendovi in copia sempre maggiore il dialogo
scritto, compose finalmente il Goldoni la sua
prima commedia di carattere interamente scritta :
La donna di garbo. Dopo aver consentito al gu-
sto del pubblico scrivendo commedie con ma-
schere, eccolo preparar l'abolizione di queste,
o meglio la loro trasformazione in tipi natu-
ralmente comici, come l'onesta figura del mer-
cante veneziano, sensato, taccagno anche, ma
arguto critico del costume, che balza fuori dalla
ridicola e sciocca maschera di Pantalone delle
vecchie commedie; eccolo infine esporre i pro-
positi suoi per la riforma della commedia nel
Teatro comico, « che è come una poetica dia-
logata, cioè un'esposizione dei metodi e dei fini
a cui egli voleva conformato il teatro (2) ».
Nella naturalezza, nella spontaneità sta tutto
il pregio della commedia goldoniana. Mentre in
Italia trionfava la commedia straniera, « nella
costruzione delle mie commedie — scriveva il
G. a G. Gozzi — non ho cercato d'imitare né
(1) Martini: C. G. in Vita Italiana nel Settecento, Milano,
Treves, p. 216.
(2) V. Concari. op. cit. p. 116.
62 11 moderno rinnovamento.
i greci, né i latini, né i francesi, né gli spa-
gnuoli, né gli italiani nostri medesimi, ma fis-
sando la méta nella verità e nella ragione, mi
sono condotto per quella via dove la natura mi
ha trasportato (1) ».
Invero la scuola del G. è: osservare il vero
dentro di sé e fuori, studiarlo, sorprenderne i
momenti artistici; riprodurre il vero, non altro
che il vero, accettandolo donde che venga, quale
che sia, purché sia artistico e morale. Il G. é
uno dei più audaci veristi; solamente è un ve-
rista che studiando il vero dovunque si trovi,
sa subito vederlo con occhio di poeta; si di-
rebbe che guardando il vero egli lo costringe
a modificarsi giusta il sentimento d'arte con
cui esso lo guarda.
È una delle due grandi facoltà del G. quella
di avvivare con la sua fantasia le immagini, i
fatti, le parole più inartistiche e indifferenti co-
stringendole ad assumere disegno corretto, vi-
vezza di colore, efficacia di contrasti.
L'altra sua grande facoltà è la fecondità ine-
sauribile dell'invenzione, quella fecondità che
gli permise, passato in Francia già presso ai
sessantanni, di trovar tanta giovinezza di mente
da imparare il francese, e scrivere due capo-
lavori in quella lingua: le sue Memorie e Le
bourru bienfaisant; quella fecondità che gli
dettava a 70 anni Le tre Zelinde.
Deficiente nella commedia storica, lo prova il
(1) Iti., p. 111-112.
La poesia drammatica. 63
Torquato Tasso, e nella filosofica, valga ad
esempio il Don Giovanni, il Goldoni invece è
insuperabile nella commedia della vita quoti-
diana.
Tutte le condizioni di essa somministrano ma-
teria alla fantasia del G., da quella della no-
biltà feudale, a quella della più infima plebe.
Egli entra in una bottega, ode il cicalio degli
avventori coi bottegaio, ode le insulse e prolisse
discussioni del mercanteggiare, discorsi mono-
toni di puro perditempo, che tutti sappiamo a
memoria, in cui non sappiamo scorgere lato
artistico alcuno ; il G. ve lo scopre, e ne trae
due delle più belle scene (6a e 7a dell'atto II),
del La buona madre, uno dei suoi capolavori
in veneziano.
Nel modo stesso egli, che a Chioggia aveva
sostenuto l'officio di aggiunto al cancelliere cri-
minale, si ricorda le facili e cotidiane questioni
che sorgevano tra quei pescatori, le mogli, le
figlie loro e gli innamorati di queste; anche qui
monotonia, futilità, goffaggini di puntigli e di
pettegolezzi, poi accapigliarsi di donne e di
mariti, di fanciulle, di rivali, sino a dover com-
parire davanti al cancelliere per rappaciarsi
e riprendere al modo stesso il dì appresso. Tutta
roba inartistica, risaputa, triviale! Eppure il G.
sforza quel vero inartistico, triviale, sciocco, a
diventare uno dei suoi splendidi capila vori d'arte:
Le bar afe ciozote.
Molti appunti furono mossi al Goldoni, taluni
giusti, altri no. Certo l'italiano che egli scrive
64 11 moderno r innovamento.
ha molto minor vivezza, spontaneità, colorito
del suo dialetto natio; ma per giudicarlo con-
verrebbe pur raffrontarlo coi dialoghi dell' A-
menta, del Fagiuoli, dei Nelli, stentati, freddi,
artificiali; certo gli manca la dipintura di af-
fetti profondi e forti che egli non provò, né
seppe quindi descrivere ; certo V osservazione
sua é profonda solo in un rispetto della vita :
quello della società borghese.
Pare invece gli sia sfuggito quale alta fonie
di satira offrisse la società aristocratica, la no-
biltà, e specie la nobiltà veneta in quell'imbel-
lettata decrepitezza della Repubblica, che fu
l'età sua, folleggiale spensieratamente ne' sol-
lazzi del Ridotto e delle bische. Ma bisogna
pur tener conto che il G. non fu temperamento
satirico; vi si opponeva la placidità bonaria,
serena dell'indole sua; oltreché, se anche avesse
saputo esserlo, glie l'avrebbe impedito la sospet-
tosità gelosa e intransigente del Tribunale su-
premo che tanto più stava attaccato alla este-
riorità dei rispetto ai nobili, quanto più sentiva
crollar loro il terreno sotto i piedi.
Ma, all'infuori del patrizio veneto, molti per-
sonaggi dell'alta società s'aggirano vivaci e veri
in molte delle commedie goldoniane, quali Le
tre Pamele, Il Feudatario, Il filosofo inglese,
La moglie saggia, Il Cavaliere di spirito, ean-
diamo dicendo. E intorno a questi è tutto un
assortimento di nobilucci petulanti, spiantati,
tanto più superbiosi, quanto più è dubbia la loro
nobiltà. Condite tutto il materiale fornito al G.
La poesia drammatica. 65
dalla vivacità dell'osservazione e della fantasia,
con una vis comica inesauribile, tanto più effi-
cace quanto più semplici ne sono i mezzi e
più spontanea sgorga dall'azione stessa, con una
cura paziente nel tratteggiare i caratteri, con una
particolare acutezza nello scorgere e riprodurre
le gradazioni di una stessa passione, di un vizio
medesimo, con un dialogo efficace, rapido, gaio;
e voi saprete allora la ragione della vitalità
lunga della commedia goldoniana, che ancora
oggi regge sulle scene, e la forza con la quale
il G. trionfò de* suoi avversari: F Abate Pietro
Chiari [1711 (1) - 1785] e il Conte Carlo Gozzi
[1720-1806] fratello al Gaspare già nominato.
La polemica più vivace, la lotta più acerba
il G. dovè sostenere contro il Chiari, uno de'
più popolari autori, oltreché di Venezia, d'Italia,
per mezzo secolo, che coi suoi numerosissimi
romanzi (dei quali accennerò tra poco) rinnovò,
pur di sullo stampo francese, questo genere let-
terario tra noi, forse con qualche pregio di no-
vità; ma nella commedia non fece se non uni-
formarsi al canone che egli stesso aveva dettato:
« Quando è contento il popolo, tu più non conti
un pelo; — Del popolo la voce, voce fu ognor
di cielo ».
Egli dettò più che quaranta commedie in
martelliani, di soggetti alternantesi tra il mondo
(1) Questa data fu recentemente determinata con esat-
tezza da G. B. Marchesi (V. / Romanzi dell'Abate Chiari.
Bergamo, 1900, pp. 8 e 87).
Ferrari. 5
66 11 moderno rinnovamento.
orientale e un patetico artifizioso e di cattivo
gusto; con queste egli potè per qualche tempo
tener testa al G. e sollevare in Venezia una
contesa cui il popolo stesso partecipò, ma che
fini col trionfo del genere goldoniano.
Né meno effimero plauso goderono le Fiabe
del Gozzi, avversario cosi del Chiari come del
Goldoni, che ambedue pose in caricatura nel-
VAmor delle tre melarance.
Certo è tuttavia che la fiaba ha molto mag-
gior valore letterario e d'arte che non la com-
media del Chiari, talora per l'atteggiamento
satirico di costumi e di uomini che essa as-
sume, tal' altra per il pregio della commedia
ricca di sentimento che si cela sotto la veste
allegorica e fantastica, come nella Turandot,
dove sono adombrati forti affetti e nobili virtù.
Veniamo ora alla terza forma di opera dram-
matica.
La tragedia non aveva ancora trovato, dac-
ché essa era sorta, nel '500, dall'imitazione di
Seneca, chi avesse saputo darle impronta vi-
gorosa e vitale. Già un impedimento a ciò ve-
niva dalla mancanza di sentimento profondo di
nazionalità, di grandi affetti, di passioni violente,
di tradizioni e di storie veramente nazionali,
negli italiani.
Altro e più grave impedimento fu, per due
secoli e mezzo, la tradizione classica che s'im-
pose, in questa come in molt'altre forme lette-
rarie, producendo opere in cui la forza e la
passione eran tutte esteriori e non rispondenti
La poesia drammatica. 67
agli uomini e alle idee del tempo per il quale
erano scritte.
Ancora nel 1708 G. V. Gravina, il legislatore
d'Arcadia, aveva nei due libri Della ragione
poetica, e più tardi ne' discorsi Sulla Tragedia
tentato — con apparenti tendenze al nuovo —
non solo di richiamar nel loro pieno vigore le
discipline e le leggi aristoteliche, cominciando
dalle tre famose unità, di tempo, di luogo, di
azione (1) ; ma ben anche di restituire in tutti
i suoi elementi di contenuto, di forma, di rap-
presentazione, la tragedia greca. Né il Gravina
si contentò di precetti, ma volle anch'egli, come
dopo lui il Martelli e A. Conti, e in Germania
il Lessing, far seguire e avvalorare il precetto
coll'esempio.
Vano sforzo, che diede una tragedia fiacca,
slombata, dove la fantasia ha volo molto scarso,
la storia un riflesso superficiale, i personaggi
una fìsonomia incerta o convenzionale; dove i
sentimenti e le passioni son prive di concita-
zione e di vivacità, e la forma stessa, tentando
rendere con l'endecasillabo sdrucciolo il trime-
tro giambico degli antichi, riesce disarmonica,
gretta e monotona.
Sorse contro il Gravina Pier Jacopo Martelli
(1) Felicemente esprime il Boileau (1669), nel suo : Art
poétique, queste tre unità in due versi:
"Qu'en un Ileu, qu'en un jour, un Seul fait accompli
Tienne jusqu'à la fin le théatre rempli „.
Canto III, v. 45-^»
68 11 moderno rinnovi amento.
[1665-1727] letterato studioso e colto, d'origine
bolognese, che cercò di conciliare il rispetto per
gli antichi con un certo senso novatore, o a
dir meglio, non più imitatore dei classici, ma
dei loro imitatori in Francia: il Corneille e il
Racine.
Cominciava ormai il periodo che doveva dif-
fondere in Europa questa imitazione di seconda
mano, e condurre alla rivoluzione romantica.
Il Martelli nelle sue dodici tragedie, dove i sog-
getti greci si alternano con i latini e gli orien-
tali, si tenne più libero dai vincoli delle unità,
che egli diceva doversi lasciare « agli affettati
adoratori delle anticaglie»; ma per l'influenza
dell'Arcadia, egli pose ogni studio a rammor-
bidire le asprezze, e fu fiacco e snervato, quan-
tunque non gli mancasse qua e là qualche fe-
lice situazione, qualche vivace pittura di costumi.
Ciò che ebbe maggior fortuna nell'opera sua
fu la sostituzione dell' endecasillabo sdrucciolo
con il martelliano, cosi detto dal nome del suo
divulgatore, quantunque l'aggruppamento di due
settenari, fosse stato già prima usato; il mar-
telliano dovevo riprodurre l'alessandrino fran-
cese, ma non durò come verso tragico, bensi
fu più tardi usato per il dramma e la comme-
dia storica.
Maggiore profondità e novità di dottrine do-
veva professare Antonio Conti [1677-1749], cri-
tico ardito che per molti rispetti precorse nelle
sue teorie letterarie e stilistiche il Baretti in
Italia, il Lessing in. Germania.
La poesia drammatica. 69
Egli voleva escluso dal teatro tragico Tele-
merito favoloso e l'inverosimile, e la fonte dei
soggetti limitava alla storia romana perché me-
glio nota e « di usi, costumi e modi di pensare
simili o almeno più proporzionati ai nostri >;
cosi voleva che si abbandonasse lo stile o troppo
fiorito o troppo lambiccato, proponendo come
modello da imitare, la tragedia shakespeariana,
che volle emulare, specie nel suo Giulio Ce-
sare. Ma anche a lui nella pratica applicazione
nervi deficiunt animique, ed egli rimase di gran
lunga al disotto del suo immortale modello.
Certo meglio di lui calzò « il tragico coturno »
Scipione Maffei, l'illustre storico ed erudito,
con la sua Merope, rimasta dal 1713, anno in
cui fu rappresentata a Modena, per molti lustri
l'ammirato capolavoro del teatro tragico italiano,
edita in più che sessanta edizioni, più che imi-
tata dal Voltaire nella sua tragedia di ugual
titolo, giudicata dall'Alfieri se non « l'ottima di
quante se ne potrebbero poi fare in Italia, l'ot-
tima e sola delle fatte sin allora ». Per opera
del Maffei la tragedia si sbarazzava dalla pre-
valenza degli episodi amorosi , dall'intreccio
artifiziato e inverosimile, e ravvivandosi e no-
bilitandosi di più vigoroso contrasto di passioni,
di maggior dignità dei personaggi, di più de-
corosa gravità dello stile, ritornava ai modelli
greci, assumendo nella forma il metro dell'en-
decasillabo sciolto.
I precetti del Conti e l'esempio del Maffei po-
polarono di cultori la scena tragica, e sulle loro
70 11 moderno rinnovamento.
orme si posero parecchi scrittori, quali il Bet-
tinelli, il Varano, Giovanni Pindemonte, ed
altri ancora; ma niuno di essi diede opera vi-
tale al teatro italiano , talché può dirsi che con
ragione il Voltaire aveva scritto al Paradisi :
« l'opera è una bella cosa : ella è figlia della
tragedia; ma la figlia ha svenata la madre >.
Né ancora s'era trovato chi quella madre avesse
saputo rinsanguare ; né forse rinsanguarla si po-
teva, poiché manca ormai affatto nel 700 ogni
accordo fra lo spirito animatore delia tragedia
greca e la vita morale della società. E greca
nella forma, ma nuova affatto nello spirito fu
la tragedia di Vittorio Alfieri.
Vittorio Alfieri e Giuseppe Par ini.
V. Alfieri. — L'autobiografia. — La tragedia dell' A. — G. Pa-
rlili. — Il Giorno.
Mentre la fama del Goldoni toccava il colmo,
e proprio in quell'anno in cui egli potè dirsi
riform'atore della Commedia, cioè nel 1749, na-
sceva in Asti il poeta che, come il Goldoni
aveva data all'Italia la commedia, le avrebbe
data la tragedia.
Fu questi il Conte Vittorio Alfieri.
La vita di questo altro tra i sommi della
seconda metà del 700 vuol essere dettata per
esteso, tanto essa è ricca d'ammaestramenti,
anche negli errori e nei vizi del suo protago-
nista ; lo comprese egli stesso quando a 41 anni
s'accinse a scrivere Y Autobiografia, interrotta
al 1790, poi ripresa nel 1803 è condotta fino a
quest'anno^ essa, nell'intenzione dell'autore,
aveva per iscopo principale lo studio dell'uomo
< della qual pianta non possiamo mai indivi-
duare meglio i segreti che osservando ciascuno
sé stesso »,
Il moderno rinnovamento.
Nato ad Asti nel 1749 da nobili, agiati ed onesti geni-
tori, il che gli permise di giudicare con serenità i nobili
senza la taccia d'invidioso perchè nobile, d'esser libero di
servire soltanto il vero perchè agiato, e di non dover arros-
sire della propria nobiltà perchè di onesta stirpe, prendendo
anzi da essa incitamento a non contaminare mai in nulla la
nobiltà dell'arte che egli professava, Vittorio Alfieri, dopo
un'infanzia triste, trascorsa nella solitudine e nei primi studi,
entrò nell'Accademia di Torino in età di nove anni; quivi più
che al latino ed alle fiumana literce, si dedicò alla musica,
al ballo, all'equitazione.
Entrato port'insegna nel reggimento provinciale d'Asti, il N.
si stancò tosto della disciplina, insopportabile per il suo tem-
peramento, e ottenne di poter uscire di Piemonte per un lungo
viaggio, durante il quale, visitata gran parte d'Italia, ne
varcò i confini, peregrinando per la Francia, l'Inghilterra, l'O-
landa e quivi incappando finalmente nell'amore " che mai fino
allora non V aveva potuto raggiungere né afferrare „ e che fu
poi il suo più forte " ispiratore agli studi e ad un certo im-
peto ed effervescenza di idee creatrici „ s\ che egli non si
" teneva mai tanto capace di riuscire in qualche ramo di let-
teratura, che allorquando avendo un soggetto caro ed amato
gli pareva di potere a quello tributare anco i frutti del suo
ingegno „.
Quel primo amore durò brevemente ; si chiuse con un ten-
tativo di suicidio del N. che, poi rinsavito, tornò in Piemonte,
ove si diede agli studi di filosofia, tediandosi nel leggere
YEloisa del Rousseau, e i versi del Voltaire, intere e per
due volte scorrendo le opere del Montesquieu con molto utile
e diletto, ma particolarmente trovando ore di rapimento e
beate nella lettura delle Vite di Plutarco, taluna delle quali
" sino a quattro e cinque volte rilesse.... e spessissimo bal-
zava in piedi agitatissimo e fuori di sé e lacrime di dolore
e di rabbia gli scaturivano dal vedersi nato in Piemonte ed
in tempi e governi ove niuna alta cosa non si poteva ne fare
né dire ...
Vittorio Alfieri,
Andatogli a vuoto un disegno di matrimonio, riprese il N.
i suoi viaggi e visitò la Germania, la Danimarca, la Svezia,
la Russia, ebbe un secondo amore, e un duello, e vicende
varie e delusioni amorose a Londra, poi vide la Spagna e il
Portogallo, indi tornò ai Piemonte, ove condusse per due anni
vita scioperata, solo a 24 anni impigliandosi per la terza
volta nelle reti d'amore, forse il suo buon padre Apollo vo-
lendolo per tal via straordinaria chiamare a sé. Infatti, tra-
scinatosi due anni in una vita di serventismo, vergognoso di
sé stesso, noioso ed annoiato, durante una malattia della dama
che il N. ne stimava né amava veramente, egli standole
lunghe ore a pie del letto seduto a servirla in silenzio, mosso
dal tedio, cominciò " così a caso, e senza aver piano nessuno
a schiccherare una scena di una, non so come chiamarla, se
tragedia o commedia,,, primo tentativo di scrittura italiana,
ed arduo per chi, come il N., altro sino a quel dì non aveva
scritto se non cose facete e miste di filosofia e dy imperti-
nenza in lingua francese, per dilettar la brigata degli amici.
Quell'incunabolo che s'intitolò Cleopatra e fu steso in
lingua italiana ed in versi, ricco di spropositi di metrica e
perfino d'ortografia, doveva pur essere inizio a ben grande
opera di rinnovamento intellettuale e letterario.
Rotta infine anche la terza e indegna rete amorosa, isola-
tosi il N. in casa, fra i tormenti della passione mal spenta,
ecco sorgere nella sua mente l' idea eh' egli sarebbe stato
forse ancora in tempo a darsi al poetare. Scrisse allora [1775]
il suo primo sonetto, accolto con indulgenza bene ispirata
dal gentile e dotto padre Paciaudi.
Quanta strada da quel sonetto alle immortali tragedie, e
quanto rapidamente percorsa ! Rifatta due volte la Cleopatra,
scritte alcune colascionate, una farsetta in prosa : I poeti,
ottenendone felice esito nella rappresentazione, ecco " in ogni
vena del poeta un siffatto bollore e furore di conseguire un
giorno e meritatamente una vera palma teatrale „, che egli
con u animo risoluto, ostinatissimo e indomito „ si risolse a
u retrocedere e, per così dir, rimbambire, studiando ex prò-
Il moderno rinnovamento.
fesso da capo la grammatica, e susseguentemente tatto quel
che ci vuole per sapere scrivere correttamente e con arte „
Il desiderio di poter tramutare al più presto in poesia ita-
liana due tragedie : il Filippo e il Polinice, che aveva frat-
tanto stese in prosa francese, siffattamente lo incitò, che il
N., fatto proponimento di non proferir più parola in francese
e sbandita ogni lettura di quella lingua, profondatosi invece
rabbiosamente nello stadio della lingua italiana, provandosi
a porre in versi ogni qualunque pensiero gli cadesse nella
fantasia, e, intanto leggendo e postillando classici italiani e
latini, in un anno o poco più, giunse a capo di verseggiare
le due nominate tragedie e di stendere a dirittura in suffi-
ciente prosa toscana l'Antigone, e tosto dopo l'Agamennone
e l' Oreste. Ormai la via era trovata: fai Filippo e dal Poli-
nice, nate francesi e imitanti il fare di Bacine, il N. era pas-
sato all'ispirazione classica con l'Antigone tratto dal XII libro
di Stazio, con l'Agamennone e 1' Oreste che in linea retta
derivano da Seneca.
Quind'innanzi sarà una rapida ascensione ; fra la lettura
del Machiavelli, che gli ispirò i due libri della Tirannide,
e lo studio del greco, fra l'amore ultimo per la Contessa
d'Albany, moglie separata, poi vedova all'ultimo degli Stuart,
e i viaggi in Toscana, a Torino, a Parigi, sempre attendendo
ad opere letterarie, liriche o tragedie, violente satire contro
la rivoluzione francese o commedie, trascorrono i venti e più
anni che ancora rimangono della vita del poeta, che moriva
l'8 Ottobre 1808.
Lasciò egli:
oltre le sue 19 tragedie^ fra le quali più note-
voli, oltre le cinque già nominate, Don Garzia,
Saul, Mirra, Bruto 1;
larghissimo e vario frutto della sua attività di scrittore :
sei commedie in versi sciolti;
diciassette satire in terza rima, d'argomento sociale ;
Vittorio Alfieri.
il MisogaUo, libello contro i francesi, misto di prosa,
sonetti ed epigrammi ;
Uriche d'argomento filosofico, politico ed amoroso;
V Autobiografia, che si completa di diari e lettere;
acritti critici;
opere politiche : (Della Tirannide, Del principe e delle
lettere) ;
molte versioni dal latino e dal greco.
La tragedia dell'Alfieri ha, come tutte le altre
opere di lui, un carattere di forte originalità,
chi la confronti con le opere dei suoi prede-
cessori; è classica solo nell'aspetto esteriore,
nel rispetto delle tre unità; fors'anche in appa-
renza risente l'influsso della tragedia francese;
ma nel fatto essa è originale nella costruzione,
originale nel verso. Essa dipinge, si può dire,
la figura fisica e morale dell'autore, é asciutta,
secca, a linee fortemente scolpite ma un po'
scheletrali, ricca di significazione passionale,
dura, angolosa.
L'azione procede rabida, serrata, tutta con-
trasto di forti passioni, con pochi interlocutori,
e questi piuttosto personificazioni che non per-
sone; essa si svolge intorno a soggetti i più
tratti dal mondo greco e latino, pochi dal me-
dioevale e moderno, due soli dalla storia ita-
liana; in uno stile scultorio, tutto nervi, talora
eccessivamente conciso, che i'A. si foggiò leg-
gendo Tacito ed il Machiavelli; in un verso
duro che ha della rigidità dantesca, appena
temperata qua e là dalla sonorità del Frugoni
e del Cesarotti.
Il moderno rinnooamento.
Gli intrecci e le catastrofi vigorosamente con-
cepiti^ principali caratteri compiutamente rap-
presentati, le passioni psicologicamente svolte,
spesso straordinaria la potenza drammatica delle
situazioni; questi sono i pregi letterari della
tragedia alfierana. Ma di gran lunga maggiore
è il suo valore civile e nazionale.
Come s'è detto, la rivoluzione italiana fu opera
dei pensatori e dei poeti , fu il pensiero cioè
che determinò razione ; e in questi l'apostolato
politico dell'A. fu decisivo, fu una battaglia
combattuta e vinta contro la tirannia sotto qual-
sivoglia aspetto, in qualsiasi forma di società.
Certo l'A. come poeta satirico tiene un posto
eminente nella storia della satira italiana, per
lo splendore della forma sempre originale e per
Fattualità della sua satira, direttamente rivolta
ai suoi contemporanei, come vedremo più dif-
fusamente, studiandolo insieme con il Parini.
Certo ancora, delle commedie alfieriane —
un genere che l'A. vagheggiò lungamente, dal
primo scherzo : Giudizio universale, alle sei
commedie scritte negli ultimi anni della vita —
talune, come il Divorzio e la Finestrino,, hanno
particolari pregi per efficacia terribile di satira,
o per piacevolezza d'intreccio, si che il Novati
non dubita di vedere nell'A. un precursore, per
la vivacissima pittura dell'infrollita società ele-
gante dell'epoca, della grande riforma goldo-
niana (1).
(1) Cf. E. Novati: L'A. poeta comico; in N. A. Serie II,
voi. 29.
Vittorio Alfieri.
Ma non pensava egli certo alle sue commedie
quando scriveva il sonetto « Quattro gran vati
ed i maggior son questi > dove, nella forte co-
scienza del proprio valore, a sé preconizzava il
serto d'alloro, ponendosi quinto nella grande
compagnia di Dante, del Petrarca, dell'Ariosto
e del Tasso ; né per il Misogallo o per le satire
soltanto egli vaticinava che un di sarebbero i
suoi carmi sprone ardente al forte fianco degli
italiani, i quali sarebbero avvampati d'irresi-
stìbil fiamma al ricordo di lui (1). Bene egli
fidava le sue speranze sulle tragedie, come
quelle nelle quali s'assommava tutta l'opera
sua letteraria, che era anche opera politica.
Tale il primo, il massimo pregio della tra-
gedia alfieriana: che la patria la riempie tutta,
anche se non ne è il diretto argomento, si da
farne « un grande fattore di storia > in questa
nostra Italia.
Lasciamo l'accusa di inconseguenza che il
Mazzini rivolge all'opera letteraria dell'A. re-
putandola inefficace e funesta perchè predicava
la rivolta, le idee repubblicane, la democrazia,
mentre l'Autore le derideva nella vita, ed era
imbevuto di pregiudizi aristocratici.
Niuno, ad onta di ciò, vorrà negare che nell'A.
l'amore della libertà fu una fede, una religione,
che egli non intendeva libertà se non accom-
pagnata da ogni virtù, cominciando da quella
del rispetto alle leggi. Perciò egli, vissutoquando
(1) V. ultimo sonetto del Misogallo.
78 11 moderno rinnovamento.
duravano gli eccessi della Rivoluzione, quando
Napoleone spadroneggiava in Italia e fuori, odiò
e vilipese gli apostoli della libertà, che a lui
apparivano i peggiori fra i tiranni.
Di qui quel suo modo d'interpretare i perso-
naggi storici che avevano amata la libertà, fa-
cendone dei tipi virtuosissimi, quali sono: Bruto I
e Bruto II, Timoleone, Raimondo della Con-
giura de' Pazzi, il Garzia, il Don Carlo e il
Perez del Filippo; di qui quel suo rappresen-
tare i tiranni sempre sotto i più foschi e odiosi
colori: onde il fatto innegabile che TA. tragico
fu il più efficace apostolo di libertà fra la gio-
ventù italiana.
Quando l'Italia schiacciata sotto i patti del
1815, infiacchita dalla reazione monarchica e
religiosa, cominciò alquanto a risvegliarsi da
quel silenzio che avevano chiamato pace, da
quella tetra oppressione feroce che chiamavano
ordine ; quando i tentativi audaci, ma infelici
del '21, del '31, e la sostituzione della Giocane
Italia alla vecchia Carboneria, fecer balenare
un crepuscolo d'indipendenza, di nazionalità,
il libro che più diffuso corse per le mani dei
giovani fu quello delle tragedie dell'Alfieri.
Lo seppe l'Austria che lasciava circolare li-
beramente tra i giovani il Decamerone, le no-
velle del Casti, le più oscene opere, ma alFA.
mosse la guerra più fiera.
Tale l'Alfieri tragico. Sul suo teatro il tempo
ha da lunga pezza esercitata la sua opera di di-
struzione, e la tragedia, com'egli la intendeva,
Vittorio Alfieri. 79
non pare più rispondere al mutato indirizzo
letterario del pubblico; ma giustamente osserva
il Carducci : « la questione se l'Alfieri abbia o
no creato la tragedia nazionale a me pare so-
lamente scolastica: ei ricreò la poesia, egli
creò la rivoluzione italiana » (1).
Ormai l'aspirazione vaga, indeterminata, in-
cosciente dapprima, il grande sogno balenato,
quale visione utopistica, nei deliri sublimi dei
poeti, cominciava a tradursi in atto, a concre-
tarsi ; siffattamente erano maturi gli eventi, che
il 17 Gennaio 1780 da Parigi, dalle labbra di
Vittorio Alfieri, era evocato alla vita il fantasma
sognato e vagheggiato da secoli, cui Dante
aveva dato la coscienza, il Petrarca l'odio agli
stranieri, il Machiavelli le armi nostrali : la
dedicatoria dei due Bruti era indirizzata al po-
polo italiano !
Gli eruditi avevano mostrato al popolo italiano
il passato «a rimproverio del secol selvaggio >;
i pensatori avevano intravisto in un baglior
vago l'avvenire, i letterati avviavano la lette-
ratura a nuove e moderne vie ; bisognava ora
coordinare il lavoro di tutti ad una méta, tra-
durre in pratica i postulati della scienza e le
divinazioni del genio, e nella nebbia dei pre-
sente schiarar colla face del passato la via al-
l'avvenire; doveva cioè nascere un vero poeta
con la mente di un filosofo.
(1) Carducci: Del rinnovamento lett. in Italia: in Opere.
V. I, p. 299.
Il moderno rlnnooamento.
Tale fu Giuseppe Parini.
Nato a Bosisio il 23 Maggio 1729, da padre negoziante in
seta, G. Parini studiò dapprima nel Collegio Arcimboldi, dei
Barnabiti, e v'ebbe condiscepolo Pietro Verri. Quivi fu av-
viato al sacerdozio, ma, giovinetto e studente ancora, il bi-
sogno lo costrinse a cercar di trarre il sostentamento dal
proprio lavoro, con lezioni private ai nepoti del Canonico
Agudio. Ben presto egli dava il primo saggio della sua in-
clinazione poetica con un volumetto di versi che vide la luce
in Lugano [1752] sotto il pseudonimo di Ripano Eupilino.
Bran versi che poco o nulla si scostavano dal gusto arcadico,
e Arcade fu fatto il P, — per intromissione di G. C. Pas-
seroni — dell'Accademia romana dei Trasformati, poi d'altre
ancora. Poco appresso la sua ordinazione al sacerdozio [1754]
gli aprì la via a vita non disagiata, agevolandogli l'entrar
come precettore nella casa del Duca Serbelloni, del Conte
Imbonati, del Marchese d'Adda.
In conseguenza di queste sue occupazioni il P. potè molto
a lungo confidenzialmente frequentare, in città ed in campa-
gna, le famiglie patrizie milanesi. E da una osservazione acuta
e filosofica di quanto era viziato e corrotto nella società che,
pur non appartenendovi, gli era divenuta famigliare, dal raf-
fronto fra quella vita malsana di lusso e di vizi e la vita
sognata nella calma dei campi, fra l'ozio dei gaudenti e le
sofferenze dei diseredati, trasse il P. ispirazione alle sue prime
liriche civili (La vita rustica, La Salubrità dell'aria, L'Im-
postura, Il bisogno, ecc.), che son come prefazione o cornice
all'opera massima : Il Giorno.
Son di questi tempi [1756-1760] le due polemiche che il P.
sostenne col padre Bandiera prima, col P. Branda poi; a
quello rimproverando la burbanza colla quale s'era proposto
a modello di bello scrivere, insieme al Boccaccio, e il di-
sdegno con cui aveva scritto del Segneri e d'altri scrittori ;
con questo invelenendosi in una diatriba cui molti altri poi par-
teciparono, generata dall'aver il P. Branda affermato i toscani
Giuseppe Par ini. 81
soli saper scrivere, i lombardi essere rozzi, b abitassi, pasci-
bietole, e i loro poeti dialettali tentar con vano sforzo di
nobilitare il parlar milanese " con diletto degli sciocchi che
li stanno ad ascoltar a bocca aperta „.
Questa disputa, nella quale il Parini si rivelava nella que-
stion della lingua un classico, ma senza pedanterie, degenerò
ben presto in una diatriba volgare, nella quale nemmeno il
P. si può dire serbasse sempre la dignità conveniente a una
polemica letteraria.
Rifiutata nel 1766 la cattedra di eloquenza e logica che il
Du Tillot da Parma gli aveva offerto, il P. accettava invece
nel 1769 quella d'eloquenza nelle Scuole Palatine di Milano
istituite dal Firmian alla Canobbiana contro le gesuitiche di
Brera. Di qui, nel 1774, abolite le scuole de' Gesuiti, il P.
passò a Brera a professar Principi generali di belle arti, e
vi durò sino al termine della vita.
Qualche beneficio ecclesiastico ottenuto dal vescovo o dal-
l'arciduca, una tenue pensione papale, un aumento di sti-
pendio concessogli dall'imperatore Leopoldo gli permisero di
condur meno disagiati gli ultimi anni, occupandosi di poesia,
pubblicando nuove odi e lavorando intorno alla Sera, che do-
veva poi sdoppiarsi in Vespro e Notte. Intanto egli era ve-
nuto nelle grazie di Maria Beatrice d'Este, moglie del go-
vernatore di Milano, donna di generosa indole, piena di do-
mestiche virtù e coltivatrice degli studi liberali, e forse per
intromissione di lei nel '91 egli veniva elevato di onori e
di soldo. Il P. si era dunque ormai conciliato con quel go-
verno che fu per Milano il migliore fra gli stranieri domini,
e che a lui aveva dato unici pubblici nelle scuole e a Corte.
Sicché, quando nel '96 Napoleone occupò Milano e distrusse
gli ordinamenti anteriori, combattendo e abbattendo la no-
biltà, il P. riprovò la sconcia gazzarra repubblicana di quanti
gridavan libertà per tornaconto e quando il pericolo era
nel non gridare così. Chiamato a far parte della Municipa-
lità, dopo aver dato coscienziosa prova della sua attività,
Ferrari.. 6
82 11 moderno rinnovamento.
lottando contro le prepotenze del militarismo del Despinoy,
e contra civium arder 'prava jubentium, come scrisse Pietro
Verri (1), fa congedato e tornò a vita privata; e tale fu il
disgusto che la signorìa francese gli pose nell' animo, che
potè forse vedere un ritorno di tempi migliori perfino nel
ritorno della signorìa austriaca. Alla vecchiaia trovò conforto
fra gli studi e gli amici ; e alcune pagine commoventi del
Jacopo Ortis ce lo descrivono vecchio, sgomentato dai tempi,
non ben sicuro di non morire limosinando, passeggiatiti al
braccio di un giovine poeta — Ugo Foscolo — sotto quel
boschetto di tigli,
u Ch'or con dimesse fronde va fremendo
Perchè non copre, o dea, l'urna del vecchio
Cui già di calma fa cortese e d'ombre ,.
Il P. moriva ai 15 d'agosto del 1799, " levata a pena la
mano da un sonetto di ringraziamento a Dio per la restau-
razione austriaca e insieme di ammonimento al governo re-
staurato (2) „.
Rimangono, opere sue minori in versi:
liriche varie (canzonette, sonetti, poesie piacevoli e pa-
storali, versi sciolti);
quattro componimenti drammatici;
numerose traduzioni dal greco di Anacreonte e Mosco,
dal latino di Catullo e Orazio;
frammenti di odi.
In prosa:
un dialogo Della Nobiltà;
un trattato De1 principi delle belle lettere;
Elogi accademici, discorsi, pensieri, pareri.
Le opere massime di lui, quelle che merita-
ci) V. in Bortolotti : G. P., p. 201.
(2) Carducci : Op. cit p. 245.
Giuseppe Parini. 83
mente gli han conferito il titolo di poeta civile
della nuova Italia sono:
le sue Odi in numero di ventuna, fra le
quali principalissime: La vita rustica, La salu-
brità delVaria, L'educazione, Il bisogno. La ca-
duta, Sul vestire alla ghigliottina, ecc.
il Giorno, poemetto in endecasillabi sciolti,
diviso in quattro parti: (il Mattino, il Meriggio,
il Vespro e la Notte. Esso vide la luce gra-
dualmente. Usci il Mattino nel 1763, nel 1765 il
Meriggio ; il Vespro e la Notte furon pubblicati
postumi da Francesco Reina di Malgraie, av-
vocato, nel 1801, poi emendati e ricomposti dal
Cantù nel '56 ; ricomposizione, al dir del Car-
ducci ottima, quantunque il Borgognoni l'abbia
oppugnata, preferendo il vecchio testo (1).
In questo poemetto il poeta, fìngendo di dar
precetto ad un giovine signore sul modo di im-
piegare le varie ore della giornata, fa un'acerba
satira dei costumi molli e corrotti dell' aristo-
crazia lombarda del secolo XVIII.
Finita la lettura del poema, voi vi chiedete
che cosa ha fatto il suo protagonista? Al mat-
tino ha fatto toletta; al meriggio ha desinato;
al vespro ha passeggiato ; alla notte ha giuocato,
per tornar daccapo il giorno appresso, dopo aver
dormito sino al mezzodì. Ecco la satira, satira
terribile perchè concreta in forma splendida e
robusta quel che era nei sentimenti confusi, la-
(1) Borgognoni : La Vita e l'Arte nel Giorno, pp. 15 e se-
guenti.
84 11 moderno rinnovamento.
tenti, indeterminati delle moltitudini ; nel che
sta l'eccellenza dell'opera d'arte.
Quantunque in Italia le molteplici invasioni
straniere avessero prodotto un certo aecomu-
namento fra le aristocrazie ed il popolo nell'in-
teresse di una comune difesa contro comuni
nemici, pure, anche da noi, l'aristocrazia era
venuta logorandosi tra le mollezze, i piaceri, il
lusso e l'ozio. Tale l'aristocrazia repubblicana
a Venezia; tale l'aristocrazia degli stati monar-
chici retti a signoria straniera, come Milano,
che il P. sferzò a sangue colla sua satira, se
satira vogliam chiamare l'arte del P., e non
piuttosto, come vorrebbe il Carducci, un ge-
nere a sé , che non ha la declamazione , la
invettiva, la predica della satira letteraria, né
il gioco, lo scherzo, la farsa della satira popo-
lare; un genere che il Vernon Lee battezzò
« l'epica della satira ».
Satirico vero fu l'Alfieri procedente in retta
linea da Giovenale e da Salvator Rosa, con cui
ebbe comune anche il metro in terzine. I temi
da lui presi a trattare [/ Re, I Grandi, Uantire-
ligioneria, 1 Viaggi, I duelli, ecc.] provano come
l'A. intendesse l'officio vero di satirico, che non
è uno sfoggio ozioso di precetti morali buoni
per tutti i tempi (come nei Sermoni del Gozzi);
bene è quello di studiare i propri contempora-
nei, vederne i vizi, riprodurne i caratteri con
potenza di colorito e vigoria di riprovazione.
La satira dell'A. trasmodò anche, per passione
nazionale, nel Misogallo, in quel bizzarro libro
Giusepoe Par ini. 85
di scarso valore artistico , dettato da impeto
stizzoso, che più che satira è talora violento
libello, il quale nella sua stessa violenza smarrì
l'efficacia, nella passione perde la misura.
Nulla di ciò nel Giorno, che, lungi dalla pre-
dica retorica, e dalla invettiva violenta, fa sua
arma l'ironia, usata con un'arte nella quale il*
P. non ha precorritori veri (1), nemmeno in
coloro ai quali pur qualche ispirazione attinse;
se non forse in quell'opera che a torto fu giu-
dicata da lui, dal Foscolo, e da molti al tempo
loro per fieramente ironica : dico il Principe
del Machiavelli.
L'ironia del Giorno, diversa dalle letterarie
solite, ha vestito la forma più rispondente al
tempo, al genio del poeta, al carattere arguta-
mente beffardo del popolo lombardo, cui meglio
si conveniva la satira urbana, gentile, adorna
di tutte le grazie stilistiche e poetiche, impron-
tata a un malizioso e dissimulato sorriso.
Il tempo era tale che la beffa sarcastica, la
satira seria e mordace non avrebbero ottenuto
alcun effetto; né, oltracciò, tutti i nobili d'allora
eran tali che meritassero gli strali del poeta
satirico; poiché erano del tempo del Parini, i
due Verri, conti, e il Beccaria, marchese, e i
nobili del Gaffe, e gli altri che, prima, avevano
costituita — mirabile esempio di culto alle patrie
lettere — la Società Palatina.
Cosi si spiega l'ostentata serietà del precet-
(1) Cfr. Carducci : Storia del G. Cap. II. e IV.
Il moderno rinnovamento.
tore à"amabil rito ; così quella veste pomposa-
mente rettorica, sovrabbondante di richiami mi-
tologici e di costrutti artificiosamente classifi-
cheggianti, di cui taluno ha fatto appunto al P.
quasi egli la ritenesse sul serio letterariamente
pregevole.
Chi consideri lo stile del P. nelle odi non può
dubitare che Io stile lussureggiante di figure del
poema non sia stato con finissimo studio e pro-
posito deliberato scelto a scopo di parodia ; pa-
rodia La Prefazione alla Moda, parodia tutto
l'elemento mitologico, parodia la sostenutezza
dignitosa, le circonlocuzioni, le perifrasi dello
stile, come di ehi sdegnasse, quasi volgarità di-
sdicevoli in tanto argomento quale la vita del
Giovin Signore, adoprar forma semplice e piana
ad esprimere i pensieri.
Il poema riusci, per tal via, perfettissima opera
d'arte e, quantunque nel P. il sentimento nazio-
nale non avesse intenti politici, ma solo letterari
e intellettuali, contribuì potentemente a quel sol-
levarsi degli spiriti che preparò la redenzione
d'Italia, sollevarsi che doveva essere civile e
morale prima che politico.
Descrittivo non per oziosità intellettuale o per
dilettantismo, ma per un alto intento morale,
didattico non per pedanteria, talora animato ed
alto, talor grazioso e leggiero, vario negli epi-
sodi e negli atteggiamenti, ricco di compara-
zioni e di contrasti, squisito nel rilievo, 1 Giorno
rimane per eccellenza il poema dei tempi nuovi,
frutto e semenza insieme del rinnovamento ci-
vile e letterario.
Giuseppe Parini. 87
Come poeta lirico, il P. ha affidato la sua
fama alle Odi, quantunque egli abbia prodotto
abbondanti liriche minori, quali canzonette, ma-
drigali, sonetti, e di questi ultimi un certo gruppo
di carattere più o meno religioso, cui manca
però vero calore di sentimento, come già notò
il Carducci (1).
Le Odi hanno doppio pregio: letterariamente
hanno il vanto d'avere rannobilita e condotta
ad esser veste degna di alti e civili argomenti
la canzonetta, che sorta a lato dell^antica aulica
canzone, era venuta a poco a poco affievolen-
dosi nel contenuto e nel metro, sino a vestir di
brevi e sfibrati versi le mollezze arcadiche.
Sulle traccie del Parini, il Monti, il Foscolo
e il Manzoni continuarono poi con varie modi-
ficazioni quest' opera di redenzione d' uno dei
più puri metri italiani, che preparò la via, per
la commistione dell'elemento metrico greco e
latino, all'ode nominata barbara dal Carducci.
Per il contenuto le Odi sono degna cornice al
Giorno; in esse la natura morale del poeta si
rivela in tutta la sua austera integrità, espan-
dendosi nell'ammirazione per ciò che è bello,
grande, puro, e nel disgusto del vizio, della men-
zogna, della adulazione, della vita artificiata e
imbellettata, nella compassione per le soffe-
renze del misero, l'alta dignità di sé stesso.
Certo è però che l'azione moralizzatrice del-
(1) Vedi in N.a A.a 16, ix, 1900; G. Carducci, A proposito di
certi Sonetti di G. P.
88 11 moderno rinnovamento.
l'odi pariniane è meno efficace che quella del
poema ; più facili forse, più accessibili per va-
lore didattico, tuttavia per il tono, necessaria-
mente un po' cattedratico, perdono spesso il ca-
lore e l'impeto che son propri della poesia lirica.
La forma loro potentemente contribuì a porre
in bando le vuote e tronfie sonorità, come le
cascaggini e la slombata fluidità dell'ultima ma-
niera arcadica, con la classica precisione e tor-
nitura della frase, del verso, delle strofe, con
la robustezza del metro, col costrutto classica-
mente ordinato; ma talora la reminiscenza clas-
sica appare troppo palese, tal'altra la frase si
risente di contorsioni eccessive, tal'altra infine
il fare è o enfatico o convenzionale, freddo, ac-
cademico troppo.
Cosi l'opera di tre grandi: il Goldoni, il Pa-
rini, l'Alfieri, compieva il lavorio della prepa-
razione non meno letteraria che morale, civile,
politica, necessaria a segnar l'inizio d'una nuova
èra per l'Italia; e il poema del Parini, che è un
filosofo- poeta , piuttosto che un poeta-filosofo,
spiana alla rivoluzione la via, sbarazzandola
dell'aristocrazia, colpita a morte ne' suoi vizi,
nelle sue ridicolezze.
Sotto un altro aspetto ancora l'opera del Pa-
rini va considerata di capitale importanza : essa
insieme con quella dell'Alfieri assomma e con-
creta quel culto rammodernatore e razionale
della classicità, che aveva trovato il proprio
impulso primo nella rabbiosa smania di deni-
grazione dei classici, di cui erano stati rappre-
Giuseppe Parini. 80
sentanti il Bettinelli e, in minor misura e meno
passionatamele, il Baretti.
L'opera di G. Gozzi e degli altri sostenitori
colla teoria e con l'esempio della classicità re-
cava i suoi frutti; dopo il Parini e l'Alfieri la
classica bellezza si sarebbe rinverdita di fronde
novelle nella contemperanza con le nuove ten-
denze dello spirito, che già cominciavano a pro-
durre nella letteratura quel fenomeno di cui
tra poco ci occuperemo e che prese nome di
romanticismo.
Non chiediamo dippiù : non cerchiamo nel
Parini o nell'Alfieri il soffio del pensiero o del
sentimento innovatore nel campo politico, il
concetto determinato dell'avversione allo stra-
niero dominatore, dell'indipendenza nazionale.
Fu la loro una poesia civile, non una poesia
patriottica, almeno nel senso politico che si diede
a questo appellativo.
CAPITOLO II.
Per il classicismo al Romanticismo.
[1789-1830].
§1-
La rivoluzione
e i primi accenni del Romanticismo.
La rivoluzione italiana. — Suoi legami con la Storia della
civiltà e collo svolgimento dell'idea rivoluzionaria. —
11 rinverdire del classicismo e le nuove tendenze dello
spirito. — Primi accenni del Romanticismo. — Mel-
chiorre Cesarotti. — 1 poemi ossianescKi. — Il Saggio
sulla filosofia delle lingue, e la teoria linguistica. — I pu-
risti. — G. F. Galeani Napione. — Antonio Cesari.
La rivoluzione italiana non ha dapprincipio
alcun carattere politico nazionale; essa non è
che un episodio della grande rivoluzione d«llo
spirito moderno contro l'assolutismo, comin-
ciata, come dissi, con l'evo moderno. La Riforma
proclamò la libertà di coscienza contro l'asso-
lutismo religioso; le guerre di Fiandra al tempo
di Filippo II, d' Inghilterra al tempo di Grom-
well, e quella per l'indipendenza americana pro-
clamarono i diritti degli Stati contro l'assolu-
tismo politico.
Primi accenni del Romanticismo. 01
Rimane l'ultimo atto da compiere: la procla-
mazione dei diritti dell'uomo contro l'assoluti-
smo civile ; in ciò sta la vera grandezza della
Rivoluzione francese, preparata in Francia dagli
Enciclopedisti, in Italia dagli eruditi, dai giure-
consulti, dagli economisti, dai filosofi.
Senza la Rivoluzione francese neanche la ri-
voluzione italiana sarebbe avvenuta, e la nostra
servitù politica avrebbe durato forse ancora pa-
recchi secoli.
Ma i primi effetti politici della Rivoluzione
francese furono in Italia contrari al propo-
sito suo.
Abbiamo visto il Parini chiuder la sua vita
inneggiando al ristabilimento dell'ordine in un
biblico sonetto, in cui gli Austriaci appaiono
sotto le spoglie di Daoidde in sul pendio di Te-
rebinto, i Francesi sotto quelle de' predatori
Filistei.
Né diversamente poteva attendersi da chi,
come l'Alfieri ed il Parini, nel decennio ultimo
del secolo aveva visto l'invasione fulminea d'I-,
talia per le armi repubblicane, e lo sfasciarsi,
dinanzi a quell'uragano, di tutti gli Stali italiani,
e l'istituirsi, in lor luogo, di repubbliche effi-
mere, e il cader del Piemonte, la più antica mo-
narchia italiana, in mano dei Francesi, e il
tradimento di Gampoformio, che dava misera
fine a quattordici secoli di libertà e di potenza
della più vetusta e gloriosa repubblica : la Ve-
neta.
Quali erano stati i metodi della conquista ?
02 II moderno ri ano o amento.
La spogliazione ufficiale, e la ladreria privata,
sotto il manto di quella proclamata libertà, di
cui il Monti fa dir dal Parini,
' Che libertà nomossi e fu rapina ».
Tali le condizioni al principio del secolo no-
stro; in politica l'ondeggiar incerto tra l'as-
solutismo monarchico e un miraggio di libertà
repubblicana, senza alcun determinato disegno
di redenzione politica nazionale; in letteratura
il classicismo rifiorente con indirizzo affatto
nuovo, cosi nel contenuto, come nella forma ;
e al dissopra di tuttociò, onore del pensiero
italico, il largo volo e l'acuto sguardo del filo-
sofo, che si riallaccia per la profondità del
pensiero al Vico, si spinge con la visione si-
cura nell'avvenire. Rappresentanti delle ten-
denze politico-letterarie sono due poeti, ben di-
versi tra loro :
Vincenzo Monti, l'ingegno vario, ricco, facile,
versatile, « il Metastasio mutabile » di questa
fase letteraria, come lo disse il Carducci (l),
anima al vento, che nella volubilità del suo
carattere non seppe, in quella confusione, trovar
la sua via, e si lasciò trascinar dagli avveni-
menti dietro a Papa Braschi, alla rivoluzione ,
alla repubblica, all'impero, alla restaurazione;
Ugo Foscolo, repubblicano nell'anima, con
Napoleone e contro Napoleone, indomito, ar-
dente nelle passioni, prima quella per l'Italia
cui diede tutto se stesso.
(1) Del Rinnov. lett. in Italia ; Opere, Voi. I, p. 300.
Primi accenni del Romanticismo. 03
Rappresentante dell'indirizzo filosofico é G. Do-
menico Romagnosi, continuatore delle tradizioni
scientifiche novatrici del 700, precorritore della
scienza politica del secolo XIX.
Ho detto che il classicismo dall*89 in poi rin-
verdisce per novelle fronde con le nuove ten-
denze dello spirito.
Ma, accanto ad esso, e per effetto di quelle
stesse nuove tendenze dello spirilo, s'inizia an-
che quel fenomeno letterario che prenderà poi
nome di romanticismo.
Il romanticismo aveva già avuto accenni in
Italia nel secolo XVII: nelle pagine della Fru-
sta letteraria, nel Frammento sullo stile e nelle
Ricerche intorno alla natura dello stile di Ce-
sare Beccaria (dove già s'accennano i principi
morali-letterari che s'esplicheranno cinquan-
tanni più tardi nel giornale dei romantici, il
Conciliatore); nelle teorie svolte da Antonio
Conti, come nelle Fiabe di Carlo Gozzi, detto,
dal Klein, per esagerazione, padre del roman-
ticismo (1), che avevan per intento la ricerca di
quell'elemento fantastico popolare che era l'a-
spirazione dell'arte nuova. Contemperatori del-
l'arte classica con gli ideali romantici tedeschi
erano stati il Bertòla, traduttore ed imitatore
del Gessner, il Rolli che volse in italiano il
Paradiso perduto di Milton, e compose anch'e-
gli idilli gessneriani, ed altri ancora.
(1) Geschichte des Dramas, citato in Finzi : Lezioni di S. d.
L. IL Torino, Loescher, 1891, v. IV, p. I, pag. 34.
94 // moderno rinnovamento.
Ecco alfine Melchiorre Cesarotti.
Nato a Padova nel 1780, studiò retorica e ne fa tosto pro-
fessore nella famiglia Grimani di Venezia; quivi conobbe Ga-
spare Gozzi e un inglese, Carlo Sackville, che gli die notizia
dei poemi dell'Ossian, bardo scozzese, così almeno credevasi ;
innamoratosi di questi canti originali e fantasiosi, si diede a
studiarne la lingua e, in breve appresala, li tradusse. Tornò
poi a Padova nel 1778, prima professor di greco e d'ebraico
all'Università, poi segretario dell'Accademia di scienze, let-
tere ed arti; nel 1797 ebbe da Napoleone titolo e stipendio
di professore soprannumerario. Mori nel 1808.
Tra le opere numerosissime sue, che nella prima edizione
occuparono ben 40 volumi, notiamo :
in poesia:
la traduzione dei poemi di Ossian ;
un infelice tentativo di rammodernamento dell'Iliade di
Omero, col nuovo titolo di Morte di Ettore;
Rime oggi dimenticate, ed altro ancora;
in prosa:
una versione dell'Iliade;
il Corso ragionato di letteratura greca ;
il Saggio sulla filosofia delle lingue.
Le due opere alle quali il Cesarotti deve il
posto ch'egli occupa nella storia letteraria sono :
I poemi di Ossian, versione poetica dalla prosa
inglese, e il Saggio sulla filosofia delle lingue;
esse rappresentano il più notevole contributo al
moto romantico in Italia sul finire del secolo
XVIII.
Con la prima, invero, data in luce nel 1763,
il Cesarotti prestò validissimo aiuto alla rea-
zione contro gli eccessi del classicismo. L'o-
pera originale era un falso compiuto da uno
Primi accenni del Romanticismo. 95
scozzese, Giacomo Macpherson, che aveva finto
d'aver raccolto, dalle labbra di montanari
scozzesi, antichi canti caledonici di Ossian, di
Fingal suo padre, di Temora e di pubblicarli
tradotti dall'antico gaelico in prosa inglese. La
mistificazione, compiuta con molta arte, ingannò
tutti e fece molto rumore ; e si celebrò il pro-
fumo popolare e medioevale di quei canti bar-
dici che in una forma fantasiosa e colorita
svolgevano leggende poetiche, ricche di rap-
presentazioni fantastiche e paurose, di affetti
profondi, di cupe tristezze, di malinconia se-
vera. Tosto simili elementi si diffusero per
tutte le composizioni della nuova letteratura
che già spuntava in Inghilterra, in Germania,
in Francia.
In Italia essi giunsero abbelliti nello sciolto
cesarottiano, che ben si conveniva, nella sua
sostenutezza e nell'efficacia eoloritrice, al carat-
tere sentimentale, accorato e in pari tempo ima-
ginoso della poesia ossianica.
Per tal modo si iniziava e determinava il
nuovo indirizzo della poesia, tendente a sosti-
tuire al mondo delle concezioni artistiche del-
l'antichità un nuovo mondo di costumi, di tra-
dizioni, d'imagini, di forme, e alla complessa e
vieta mitologia tutta una nuova popolazione di
fate e di lemuri; e il fatto che questo genere era
nuovo e, come tale, attraente, ne cresceva l'am-
mirazione e l'imitazione.
Così il Cesarotti eccedè nell'ammirazione
spingendosi a proclamare i poemi ossianeschi
96 11 moderno rinnovamento.
il miglior modello di poesia popolare, e a ten-
tar di raffazzonare sul loro modello l'Iliade,
travestendola in una infelice Morte di Ettore,
che fu giustamente posta in caricatura con l'a-
spetto d'un damerino azzimato alla moda del
giorno, e avente tra le spalle la cieca e carat-
teristica testa di Omero.
Mentre i poemi di Ossian andavano a ruba
in Italia, e con essi le ballate di Bùrger, e il
Werther di Goethe, che procedevano diretta-
mente dall'imitazione di quelli, ecco il Cesarotti
sollevare con altra sua opera, nuova contro -
versia in prò' delle idee innovatrici.
La controversia della lingua, già agitata (1)
gli dettava nel 1785 il Saggio sulla filosofia delle
lingue, nuova, ardita ed importante scrittura.
Il Saggio propugnava teoricamente quei prin-
cipi linguistici che già l'autor suo e molti con
lui avevano cominciato a tradurre in pratica
nelle loro opere: piena libertà nell'uso della
lingua, necessità di conservarla indipendente da
autorità di scrittori, poiché, derivando ogni lin-
gua dall'accozzamento di vari dialetti, senza
disegno prestabilito, per libero consentimento
della nazione, l'uso di essa, non può ricever li-
mitazione né dai precetti di un individuo, né
dalle leggi di un'accademia (era allusione, per
l'Italia, aìYAceademia della Crusca). Il Saggio
affermava infine doversi la lingua muovere con
la vita e il pensiero del popolo, con il diritto
(1) Vedi p. 36.
Primi accenni del Romanticismo. 97
nel popolo stesso di introdurre novità di frasi
e di parole, a mano a mano che nuovi fatti
intellettuali e scientifici vengono accrescendo il
patrimonio del pensiero comune ; solo giudice
dell'ammissibilità dei nuovi modi, il consenso
e l'uso comune.
Concludeva il Cesarotti invocando la forma-
zione di una lingua comune italiana costituita
da tutti i nostri dialetti (1).
Il Saggio segna certo il più notevole assalto
dato al purismo immobile e pedantesco, il primo
grande passo nella trattazione scientifica della
questione linguistica, per la bontà dei concetti
e la vigoria dell'argomentazione.
Ma l'applicazione che il Cesarotti e peggio
di lui molti altri parevano voler fare dei pre-
cetti in esso contenuti, snaturando e corrom-
pendo la nostra lingua', imbarbarendola special-
mente con l'intrusione di gallicismi derivati
dalla diffusa letteratura degli Enciclopedisti,
rese molti degli ingegni italiani più ripugnanti
che non sarebber forse stati ad accettar la teoria.
L'oppugnò Gianfrancesco Galeani Napione pie-
montese, pubblicando nel 1791 un trattato Dei-
Vaso e dei pregi della lingua toscana, nel quale
con caldo sentimento d'italianità, mentre con-
veniva col Cesarotti nel voler la lingua d'uso
facile e popolare, rigettava la pretesa di lui di
(1) Cfr. G. Mazzoni : La questione della lingua nel secolo
XVIII, in : Tra libri e carte, Roma 18à7 ; e Turri : Diz. St.
man. della L. IL Paravia, 1900, a : Cesarotti.
Ferrari. 7
98 11 moderno rinnovamento»
lasciar aperto il vocabolario anche a parole
straniere, proclamando che « la lingua è uno
dei più forti vincoli che stringa alla patria (1) ».
Più forte e più rigido e corretto campione —
che il Galeani fu prolisso, pesante e non sem-
pre puro egli stesso — trovò il purismo nei sa-
cerdote veronese Antonio Cesari (1760-1828].
Questi, cresciuto a saldi studi classici,
imitatore del Boccaccio nelle sue Novelle, sostenitore dei
trecentisti come modelli di lingua nei suoi dialoghi Le Grazie,
ammiratore di Dante nelle sue Bellezze della Commedia,
iniziatore nel 1806 di una riedizione notevolmente accresciuta
del Vocabolario della Crusca,
in una sua dissertazione premiata nel 1808 dal-
l'Accademia italiana di scienze, lettere ed arti,
tentò riassoggettare la teoria della lingua ai
principio di autorità, mentre il Cesarotti s'era
sforzato di darle leggi scientifiche. Avrebbe vo-
luto il Cesari che si tornasse alla pura lingua
dei trecentisti e dei più purgati cinquecentisti,
sostenendo che l'introduzione di nuovi vocaboli
non era arricchimento per una lingua, bensì
imbarbarimento e corruzione.
Lo sforzo era vano e retrogrado nella sua
esagerazione e solo giustificato dalla licenza che
ormai — esagerando o falsando la dottrina del
Cesarotti — guastava e inquinava la nostra
lingua.
Frutto delle esagerazioni dell'uno e di quelle
(1) Lib. I, Gap. I, 8 I del Trattato.
Primi accenni del Romanticismo. 9!)
dell'altro fa un accalorarsi, un allargarsi della
disputa, un agitarsi di letterati in prò' dell'una
e dell'altra opinione, che occupa oltre gli ultimi
decenni del secolo XVIII, i primi del XIX, e
che, fortunatamente, in conseguenza dell'asso-
darsi e del determinarsi delle dottrine roman-
tiche si fa più limitata e ragionevole quanto
più s'accosta a noi.
§ II.
Vincenzo Monti — Ugo Foscolo.
In tali condizioni letterarie e politiche, nel
vigoreggiar di queste opposte dottrine, in un
momento dunque incerto, combattuto, ondeg-
giante, si forma, si esplica letterariamente e
spiritualmente Vincenzo Monti.
Nato nel 1754 alle Alfonsino presso Ferrara, da padre agri-
coltore, Vincenzo Monti rivelò, giovinetto ancora, l'incli-
nazione sua alle lettere, interrompendo gli studi legali che
il padre gli aveva fatto intraprendere all'Università di Fer-
rara, per dedicarsi allo studio di poeti antichi e recenti, di
cui fu primo frutto la Visione di Ezechiello, poemetto d'imi-
tazione dantesca, dedicato da lui al Cardinal Borghese, legato
pontificio a Ferrara. Ciò gli valse d'essere nel maggio dell' 87
invitato a seguire quel Cardinale a Roma, dove, accolto Del-
l'Accademia dell'Arcadia, scrisse le sue prime poesie, fra le
quali riscossero maggior plauso l'ode : Prosopopea di Pericle
(riedita in miglior forma nel 1823), e la cantica in terzine :
La Bellezza dell'Universo, scritta per celebrar le nozze dei
Duca Braschi, nepote di Pio VI pontefice. Passò allora [1781],
ai servigi del Duca stesso come segretario, mentre stringeva
amicizia coi più illustri letterati ed eruditi, primo fra i quali
Vincenzo Monti. 101
Ennio Quirino Visconti, celebre archeologo, che gli fu poi
guida ed esperto consigliere.
Cantato col nuovo poemetto II Pellegrino Apostolico [1782]
il viaggio di Pio VI a Vienna per ottenere da Giuseppe II
una mutazione — invano chiesta — nella politica ecclesia-
stica dell'Impero, a Roma egli compose odi e tragedie e nel
1793 pubblicava incompiuta una cantica per l'uccisione di
Ugo Basseville segretario della legazione francese a Napoli,
e la prima parte di un poemetto, La Musogonia, ambedue
contrarie agli eccessi della rivoluzione francese, per allonta-
nare i sospetti che l'amicizia sua con il Basseville e i suoi
sentimenti liberali avevan destati nella Curia.
La BassviUiana non conseguì lo scopo politico che egli se
ne riprometteva ; le accuse e le calunnie continuarono e lo
costrinsero ad allontanarsi segretamente Ma Roma con la
moglie Teresa Pickler romana, sposata nel '91, e passare col
Marmont, aju tante di campo di Napoleone, a Bologna e a
Firenze, dove fece esplicita professione di fede democratica
con altri carmi e con il primo canto del Prometeo, poemetto
in isciolti dedicato a Napoleone.
Ma a Milano, dov'egli venne nel '98, poca fede si prestò
alla sua conversione ; fu arsa dai nemici suoi pubblicamente
la BassviUiana, egli fatto segno ad attacchi violenti, dai
quali lo difese il Foscolo, allora suo fidato amico, tentando
scagionarlo con l'Esame sulle accuse contro V. M. Pur tut-
tavia, il M. ottenne la nomina a futuro successore nel posto
tenuto dal Parini, e in compenso concorse con un inno a fe-
steggiar la decapitazione di quel Luigi XVI che aveva cele-
brato e compianto nella Bassvilliana.
Esule a Parigi, quando cadde la repubblica cisalpina, de-
mocrateggiò nel Gaio Gracco, sua terza tragedia. Salutò con
l'ode famosa: Bella Italia, amate sponde..., la vittoria di
Marengo e rientrò in Italia, prima professore d'eloquenza e
poesia a Pavia, poi Poeta del governo italiano e assessore
per le Beile Arti nei loro rapporti colla letteratura, con
8837 lire tra stipendio e pensione.
102 // moderno rinnovamento.
A Napoleone imperatore, poi a lai, sposo di Maria Luisa e
padre del re di Roma, indirizzò cantici, poemetti, liriche.
Tornati gli Austriaci conservò incarichi e stipendi al tutto
o quasi, festeggiando i nuovi dominatori con cantate, inni e
azioni drammatiche, collaborando al giornale La Biblioteca
Italiana, da loro fondato con l'intento di rendere accetto o
almeno tollerato il governo austriaco. Gli ultimi undici anni
della sua vita dedicò a questioni filologiche e alla diatriba
contro i romantici, stampando la Proposta di correzioni ed
aggiunte al Vocabolario della Crusca e il Sermone sulla
Mitologia.
Colpito da due successivi accessi di emiplegia, mori a Mi-
lano il 18 ottobre 1828.
Innumeri e molteplici le sue opere; tra esse si annove-
rano : *
poemetti e cantiche, fra cui, oltre i nominati :
La Mascheroniana, in morte di Lorenzo Mascheroni , in
cinque canti, incompiuta;
IL Bardo della Selva nera, poemetto epico-lirico di sette
canti, parte in isciolti, parte in ottave, dedicato a Napo-
leone :
La Feroniade, incominciato nel 1828 e rimasto incom-
piuto ;
Uriche varie ;
tre tragedie: Aristodemo, Galeotto Manfredi, Caio
Gracco ;
traduzioni poetiche ; fra cui di capitale importanza
quella dell'Ilìade in endecasillabi sciolti;
Opere in prosa:
lezioni, lettere e dialoghi critico-letterari; epistolario;
la già accennata Proposta di [alcune correzioni ed ag-
giunte al Vocabolario della Crusca.
La vita di quest'uomo innegabilmente grande
nella nostra letteratura, ve ne dice il carattere ;
Vincenzo Monti. 103
dirò anzi meglio che la vita e il carattere di
lui si spiegano vicendevolmente. Il carattere fu
cedevole, leggiero, opportunista, si direbbe oggi :
questa é la causa determinante delle innegabili
tergiversazioni confessate, almeno in parte, dal
M. stesso in un capitolo: La superstizione, e
in una lettera a Francesco Salfi. Ma quel capi-
tolo contiene anche la confessione delle cause
occasionali; a proposito dell'antiliberalismo della
Bassviiliana, il M. scrive:
• ... di padre e di marito cura
Costrinsemi mentir volto e favella,
£ reo mi feci per udir natura „.
Così é. Le angustie dell'ambiente domestico
nella puerizia causarono torse la debolezza del
carattere ; « furor de' sacerdoti », accanimento di
nemici, di avversari, di calunniatori, angustie
e turbamenti coniugali provocati dalla rapacità,
dalla smania di lusso della moglie, ristrettezze
finanziarie e bisogno di guadagno, sfruttaron
quella debolezza, trascinandola ad atti che, chec-
ché ne dicano i difensori del M., si possono
spiegare ma non legittimare, e non consentono
di concludere col M. stesso che:
• Non merta rossor colpa si bella ».
Ma del M. s'ha a far tutt'altro giudizio, chi
lo consideri nel suo valor letterario. Certo egli
é, fra gli uomini del suo tempo, l'ingegno più
largamente eclettico, certo quella versatilità che
nel carattere non gli giova, diviene universalità
potente dell'ingegno a cimentarsi, agile e forte
104 11 moderno rinnovamento.
ad un tempo, nelle più svariate forme di poesia,
dalla tragedia all'ode, dalla cantica alla versione
poetica, serbando pur tanta vigoria da poter
attendere negli anni della vecchiaia a ponderosi
studi critici e filologici.
Dotato di larghissima e soda coltura, inna-
morato dei classici, dell'arte dei quali è, dopo
l'Alfieri e il Parini, il più efficace e felice rav-
vivatola e rammodernatore, il continuatore più
originale, V. M. ha inoltre questo di particola-
rissimo, che egli é scrittore sincero. S'intenda
bene ciò che questa frase significa. 11 M. non
ha mai coltivato l'arte per l'arte, né ha mai
finto un calore ch'egli non sentiva ; non le pa-
role eran mutevoli ma l'animo, e dell'animo egli
esprimeva i moti anche inneggiando a principi
ed a poteri opposti.
imitatore del Minzoni dapprincipio, scrisse
sonetti sonori e coloristi ; ma ben presto, stan-
catosi dei soliti argomenti storici e religiosi di
questo genere di poesia, fu arcade e canzonet-
tista erotico ; né da questo genere soddisfatto,
volle anch'egli, come il Varano, ma con ben
altra potenza di volo, cimentarsi all'imitazione
di Dante, dopo aver imitato il Varano stesso
con la Visione di Ezeehiello e con la Bellezza
dell* Universo, che qualcosa anche, come lo
Zumbini dimostrò, derivò dal Paradiso perduto
di Milton.
Quind'innanzi fino alla fine del secolo è un
susseguirsi di creazioni liriche del M., nelle
quali la calda rappresentazione poetica dei fatti,
Vincenzo Monti. 105
degli affetti, si accorda mirabilmente con Tonda
dell'armonia, con la perfetta fattura e la musi-
calità del verso.
Tale YOde a Montgolfter, sui progressi della
scienza areonautica, che ha del fare oraziano,
e i quattro sonetti Sulla Morte di Giuda, po-
tenti, specie i tre primi, per efficacia rappre-
sentativa e vivezza di colorito. Ma le qualità
precipue del M. : abbondanza e grandiosità d'im-
magini classiche, potenza di volo poetico, vi-
goria di descrizione viva, calda, ricca di rilievo,
apparvero nei poemetti di lui e specialmente nella
Bassvilliana [1793], che contempera l'inspira-
zione dantesca con quella di Klopstock, dal Mes-
sia del quale il M. trasse l 'idea fondamentale.
Le peregrinazioni dell'anima di Basseville, per
espiazione dei falli suoi condotta a rivedere e
meditare ad uno ad uno gli strazi e gli eccessi
della rivoluzione, offrono occasione ad un canto
meraviglioso per forma, antico nell'arte, mo-
derno per l'argomento in cui concorrono la
storia, la politica, la religione; e quest'ultima
trionfa narrando l'ingresso dell'anima d'Ugo
nell'eterna gloria del cielo.
Dal '97 in poi il poeta s'abbandona al vortice
della rivoluzione e s'infiamma sinceramente
delle idee liberali, e di colui che ne è il faro
splendente : Napoleone. I suoi versi « corrono
per il regno d'Italia superbi d'empito e di ful-
gore, come gli squadroni di cavalleria del re
Murat (1) ».
(1) Carpuccj, Del rinnov, lett. if, Op. Voi. I, p. 302.
106 II moderno rinnovamento.
Ecco il Prometeo, poemetto in isciolti di me-
ravigliosa fluidità e bellezza, che in uno stile
semplice, preciso, forte, compendiante l'eleganza
virgiliana e la grandezza omerica, celebra il
Bonaparte quale redivivo Prometeo rigenera-
tore degli uomini. Ecco 11 Fanatismo, La 5«-
perstizione, Il Pericolo, poi, per Napoleone re
d'Italia, Il Beneficio, Il Bardo della Selva Nera,
La Spada di Federico, splendidi per forma,
eccellenti per arte, nel contenuto sempre più
dantescamente violenti contro la Chiesa.
Alle opere sin qui notate, s'aggiungano, per
toccare solo delle maggiori :
La Musogonia, poemetto ispirato da Esiodo,
dove il poeta narra la generazione delle Muse ;
iniziato a Roma come pura opera letteraria
si tramutò in opera politica più tardi, e con-
dusse le Muse peregrinanti da Roma alle selve
nordiche, a ridiscender finalmente in Italia ac-
compagnate dalla filosofìa, per cantare il risor-
gimento della libertà ed il trionfo della ra-
gione;
La Mascheroniana, che in fiere e dantesche
terzine piange nell'800 — Napoleone era as-
sente, gli Austro-Russi in Italia, il M. a Parigi
— i dolori della patria dopo la morte del Ma-
scheroni ;
la Canzone, Bella Italia, amate sponde, di
pindarico estro guerriero.
Al periodo nel quale il disgusto della politica
indusse il M. a tornare alle Muse semplici e
austere, appartiene la versione dell'Iliade, ini-
Vincenzo Monti. 107
ziata nel 1807, compiuta nel 1809, riedita cor-
retta nel 1812. Alle versioni il M. già da tempo
s'era addestrato vestendo le Satire di Persio, il
più oscuro e laconico dei poeti latini, di bella
ed efficace forma italiana. Ma egli tentò molto
più ardua prova quando s'accinse a ricreare il
poema omerico; fu infatti la sua una nuova
creazione, la quale rivelò in lui il solo che po-
tesse pareggiare lo splendore e l'ampiezza del-
l'omerico canto ; a tale che essa, compiuta dal
M. che non conosceva il greco, e fu perciò detto
< Il traduttor dei traduttor d'Omero », offuscò
tutte le altre versioni nostrali e straniere, otte-
nendo la palma della fedeltà di versione e del-
l'apparente originalità insieme, accoppiando
l'ingenua semplicità classica e la moderna flui-
dità armoniosa.
La felice disposizione — propria del genio
— per cui il M. potè nella poesia tuttociò che
volle, apparve anche nella tragedia. L'aveva
egli tentata in Roma nel 1787, spinto all'emu-
lazione dal plauso che l'Alfieri aveva riportato
leggendo la sua Virginia lui presente ; del ten-
tativo furon frutto: V Aristodemo in quell'anno,
nel successivo il Galeotto Manfredi, nell'800 il
Caio Gracco, ottima fra le tre ; che V Aristodemo,
se è preferibile per splendidezza di stile e di
verso, per verità di passione, per sapore di
classicità, riman più bassa per istruttura, per vi-
goria di pensiero e di dialogo.
Il G. Man/redi, tragedia domestica, risente
d'una tal quale incertezza di atteggiamento tra
108 li moderno rinnovamento.
classico e romantico ; essa deriva in parte dalla
tragedia shakespeariana, di cui riproduce la
strattura e i tipi; esempio il Zambrfno, che é
non altro che Jago con le stesse arti, con la
stessa figura morale.
Il Caio Gracco invece porta un'impronta tutta
speciale. Cominciata nel '90, ma terminata dopo
le fughe da Roma e da Milano, e le sofferenze
e la miseria, ci senti vibrare gli affetti, i sen-
timenti del poeta, fino a ritrovar particolari
riscontri, quali ad esempio, quello fra le condi-
zioni di C. Gracco scongiurato dalla moglie a
non privar lei e il figlio del suo sostegno, e la
scena fra il M. e la moglie, descrittaci nella
Superstizione. Letterariamente C. Gracco è una
tragedia romantica; oltre alle notevoli somi-
glianze di talune scene con altre del G. Cesare
dello Shakespeare, quei Romani hanno smesso
il tragico paludamento accademico e prean-
nunziano la tragedia del Niccolini ; si che si
può affermare con questa sua opera avere il
M. preparato la drammatica moderna, dove
freme non l'anima di questo o quel protagonista
ma l'anima dell'uomo, con le sue aspirazioni,
i suoi vizi, le sue passioni.
La prosa del M. è meno abbondante ma notevole. Buone
e ricche di sana dottrina, tutta italiana, presentata in forma
attraentissima, le due prolusioni e le nove lezioni di elo-
quenza tenute a Pavia; erudite le cinque lettere sul Cavallo
alato d'Arsinoe, per interpretare un passo di Catullo nella
Chioma di Berenice; ma più importante fra tutte, La Pro-
posta di aggiunte e correzioni al Vocabolario della Crusca,
della quale ci occuperemo tra poco.
Vincenzo Monti. 100
Riassumendo quanto s'è detto, il M. appare
prender, come letterato, le mosse di là dove eran
giunti, come culmine agognato, i suoi prede-
cessori ; dalle imitazioni del Minzoni e del Va-
rano, dalla poesia arcadica, dalla cetra ana-
creontica, egli procede all'ode pindarica, alla
tragedia euripidea, e risale a la regal fonte della
poesia dantesca ed omerica, ma l'una e l'altra
avvivando di tal potenza ricreatrice e ramino-
dernatrice, da farsi una gloria incontrastata e
tutta sua; sicché per questo lato giustamente
lo disse il Tommaseo V ultimo de' sacerdoti
della letteratura classica.
Ma fu veramente e in tutto classico il Monti ?
Non risenti egli per nulla l'alito dei tempi
nuovi? Non è chi possa disconoscere anzitutto
che egli « seppe attingere con discernimento e
con gusto alle letterature straniere, ciò che
i suoi contemporanei facevano male > (1). Lo
provano le ispirazioni prese da Milton, dallo
Shakespeare, dal Klopstoch, lo prova il Bardo
della Seloa nera, per argomento, per mosse,
fin nei nomi, atteggiato sulla poesia romantica
tedesca. E questo era, in fondo, mettersi sulla
via del romanticismo.
Il M. fu dunque classico, ma d'un classicismo
in parte modificato dalla forte personalità del
poeta che, meglio ancora del Parini e dell'Al-
fieri, tracciò la nuova maniera di attingere ai
classici senza perdere originalità ; in parte tur-
(1) Carducci, op. cit., pag. 300.
110 II moderno rinnovamento.
bato dall'incertezza vaga di chi, pur vedendo
altri prender quello ch'egli giudica un dirizzone,
non sa affermare falsa in tutto quella via.
In questo subir quasi involontariamente e
incoscientemente l'influsso del novissimo indi-
rizzo letterario, il M. ebbe compagno un altro
potente ingegno; Ugo Foscolo, l'amico e il di-
fensore suo dei primi anni di dimora a Milano,
il suo avversario inconciliabile di poi, uno dei
suoi successori nella cattedra di eloquenza a
Pavia, quegli che rinunciò a dirigere la Bi-
blioteca Italiana, mentre il M. v'accettava la
collaborazione, insieme con l'Acerbi e con il
Giordani.
Ugo Foscolo da Zante, dove nacque il 1778, da padre
veneziano e madre greca, e dove rimase negli anni della
sua infanzia e della sua puerizia, passò poi con la madre a
Venezia. Qui compiè i suoi studi, iniziò la sua vita lettera-
ria, frequentando il salotto di Isabella Teotochi Marin, dove
conobbe il Cesarotti, il Bettinelli, il Pindemonte, il Bertóla,
e componendo liriche, un' ode e una tragedia di non grande
valore; qui s'accese di entusiasmo democratico per Napo-
leone, che cantò liberatore; perseguitato dal governo, la-
sciò la città per prender le armi come cacciatore volontario
a Bologna [1797]. Tosto dopo rientrò a Venezia nei pochi
dì di governo democratico che precedettero l'ignominiosa
morte di Campoformio ; poi passò a Milano [1798] e quivi
die presto prova della fierezza della sua natura, indirizzando
al conquistatore, da cui sollecitava un impiego per vivere, la
famosa dedicatoria dell'Ode A Bonaparte liberatore, in cui
gli rimproverava l'obbrobrioso trattato di Campoformio. Oli
anni successivi alternò fra gli studi e le armi,* combattendo
a Cento, alla Trebbia, sostenendo con Massena l'assedio in
Ugo Foscolo» 111
Genova, militando in Francia, finché il 1808 lo ritrovò pro-
fessore di eloquenza a Pavia.
Fa questo " il tempo della piena espansione di tutte le forze
intellettuali ed affettive del poeta, alle quali una sola cosa
mancò: il freno di una forte volontà che, contenendole, sa-
pesse guidarle a méta sicura „ (1).
Fu il tempo della vita di lusso, di sfarzo, di eleganza, il
tempo dei molteplici amori talora persino contemporanei, della
più feconda operosità letteraria, della polemica col Monti,
[1810], del hreve ritorno alle armi. Poi ecco sopraggiungere
la caduta di Napoleone, il ritorno degli Austriaci, l'offerta al
F. di dirigere la Biblioteca Italiana.
Il F., dopo qualche esitanza, la declinò, condannandosi
così alla povertà ed all'esilio, prima in Isvizzera, poi in In-
ghilterra.
La sua vena poetica era ormai e precocemente esausta, ed
egli si dedicò a lavori d'erudizione, quali i commenti de' no-
stri grandi trecentisti, conducendo intanto vita cosi disordi-
nata, da esser persi n costretto talvolta, mal reggendosi in
piedi, ad andare attorno vendendo qualcuno de' suoi libri per
sfamarsi; e dovè per vergogna, celare il suo .nome; finché la
pietà d' un deputato inglese gli offri confortevole asilo a
Turnham-Green, villaggio sul Tamigi, poco lungi da Londra t
dove il poeta morì nel settembre del 1827, confortato dalle
amorose cure d'una sua figlia naturale.
Le sue ossa giacciono ora in Santa Croce a Firenze, ivi
trasferite nel '71 dal cimitero di Chiswick dov'erano, state
tumulate.
Le opere maggiori di lui sono : .
In poesia:
I sepolcri, carme di 295 endecasillabi sciolti, pubblicato
nel 1807 in occasione di leggi rigide e in parte improvvide
(1) Chiarini, U. F., in Vita Italiana durante la R. F., pa-
gina 424.
112 lì moderno rinnovamento.
sui cimiteri, ma destinato a celebrar " nelle tombe, stimoli,
eccitamenti, esempi di virtù nobili, generose e ispiratrici di
poesia immortale „ ;
Le Grazie, carme che doveva essere in tre inni di ende-
casillabi sciolti, ma rimase incompiuto e frammentario; con
esso il poeta intendeva cantare " la civiltà umana nella vita
e nell'arte, in Grecia, in Roma ed a Firenze „ ;
alcune odi, fra cui la citata a Bonaparte liberatore, e
le due perfette a Luigia Pallavicini e All'amica risanata;
alcuni sonetti, tra i quali quello che dipinge il suo ritratto
e i tre amorosi che il Carducci non esitò a proclamare " mi-
rabili di novità, di purità, di movimento, vera lirica dell'af-
fetto superiore ed intenso trasformato ed idealizzato ;
le versioni da poeti latini, greci e moderni, tra le quali
notevoli : il felice volgarizzamento di molti canti dell'Iliade,
e la versione della Chioma di Berenice.
In prosa;
le Ultime lettere di Jacopo Ortis, il romanzo d'un'anima
in cui due amori s'intrecciano, quello per una donna e quello
per la patria e, delusi ambedue, persuadono il disperato atto
del suicidio. Sotto la veste di Jacopo Ortis, si cela il P. stesso,
sotto quella del suo confidente Alberani, G. B. Niccolini; la
patria perduta è Venezia, nella donna amata si confondono
tre e forse quattro figure di donne amate dal poeta (1) ;
le lezioni d'eloquenza pronunciate a Pavia, e principale,
la Prolusione sull'Origine e ufficio della letteratura ;
gli studi preposti all' edizione di Dante e del Boccàccio
e il commento al Petrarca.
Fra le minori opere vanno annoverate: tragedie (Tieste,
Aiace, Ricciardo)] molte liriche; scritti politici, scritti di
letteratura; V epistolario che s'è venuto ognor più arricchendo,
a maggior luce della vita materiale e affettiva del poeta.
(lì Cfr. Chiarini ; 1 e, p. 414 e 423-24.
Ugo Foscolo. 113
Il F. fu. e rimane una delle più notevoli e
notate figure d'uomo e di letterato.
Come uomo ebbe da natura vizi e virtù,
grandi queste come quelli; condusse una vita
sregolata, di dissipazione, deplorevolmente mu-
tevole ne' suoi amori, e tuttociò merita severo
giudizio. Gionostante il Foscolo mori compianto,
amato ed ammirato da quanti avevano cono-
sciuto in lui il cittadino ardente per la sua
patria d'un amore fremente, sublime, da quanti
• leggendo i suoi versi si sono sentiti far mag-
giori e migliori di sé stessi, e risvegliare, per
il fascino di quella poesia, le più nobili ener-
gie dell'animo e deliamente.
Di fronte e a contrasto della figura morale
del Monti cosi debole e incerta, cosi priva di
azione e di efficacia direttamente patriottica,
nei momenti in cui questa azione si faceva di
di in di più naturale e necessaria, s'accampa,
forte nella virtù patria come nelle passioni, il
fulvo poeta di Zante, bello di tutta la bellezza
maschia e indomita del suo amore per l'Italia.
Richiamar qui tutti i passi, o i principali solo
delle prose e delle liriche di lui, dove questo
suo amore si palesa con una virtù suggestiva
che è più facile provare che descrivere, sarebbe
tentare opera vana.
Oltre ad innumeri passi d'altre opere, biso-
gnerebbe riassumere tutta la prolusione Del-
l'officio della letteratura, riportare, intero o
quasi, il carme eterno de' Sepolcri, che tutto
esso freme, come l'ossa dell'Alfieri, amor di pa-
Ferrahi. 8
114 11 moderno rinnovamento.
tria, dalla meravigliosa apostrofe a Firenze, sor-
risa da tanta festa di cielo, di valli e di col-
line e d'aure pregne di vita,
" Ma più beata che in un tempio accolte
Serba l'itale glorie, uniche forse
Da che le mal vietate Alpi e l'alterna
Onnipotenza delle umani sorti
Armi e sostanze c'invadeano ed are
E patria e, tranne la memoria, tutto „
sino all'imponente, epico quadro della chiusa,
cui è tragico sfondo
■ Ilio rasa due volte e due risorta
Dalle ceneri sue,,
teatro il mausoleo dei primi principi d'Ilio, e
fatidica protagonista,
" Cassandra, allor che il nume in petto
Le fea parlar di Troia il di mortale ,,
non per celebrarne la grandezza e la gloria ma
per far
" Santo e lacrimato il sangue
Per la patria versato, infin che il sole
Risplenderà sulle sciagure umane ..
Basti dunque ricordare il giudizio che del
F. cittadino diede uno di coloro che più alta-
mente e vivamente sentirono l'Italia, e la vol-
lero libera e grande per i suoi cittadini : Giu-
seppe Mazzini. Egli, con quella larghezza di
visione politica e letteraria insieme che lo spe-
cifica, dedicò al F. un culto, e disegnandone
la biografia, disse di lui che aveva fatto tanto
per l'Italia che si poteva affermare che se noi
« oggi siamo oltre politicamente e letteraria-
Ugo Foscolo. 115
mente, ciò è perchè siamo nati più tardi, e
senza di lui forse non saremmo dove siamo ».
Voleva il Mazzini « proporne l'esempio ai gio-
vani perchè v'imparino l'ufficio e la dignità
delle lettere e le virtù d'indipendenza, di co-
raggio e d'amor patrio che sole fruttano agli
scrittori fama duratura, e quel che più monta,
pace e sicurità di coscienza».
Di più nel F. ci piace, ci avvince la fiera
sincerità del carattere, che si rivelò dai pri-
mordi della sua vita di uomo e di letterato, fa-
cendogli ostentare a Venezia la sua povertà e
il suo abito logoro, come dettandogli il famoso
« No » risposto a chi gli chiedeva di intercalare
nella sua prolusione qualche parola di lode
all' Imperatore ; quella fierezza per la quale
« chiedeva quasi in tuono di comando, e riser-
bandosi piena la sua libertà di giudizio e di
parola » ; quella fierezza che gli permise di
scrivere, certo pensando a sé stesso : « Io re-
puto venerabile e magnifica la povertà di colui
che non ha mai prostituito il suo ingegno al
potere, né la sua anima alla sventura ». Final-
mente ci persuade la simpatia il pensiero che
il F. dai suoi difetti dedusse tormenti, sofferenze,
privazioni, quasi espiatorie, non agiatezza ed
onori, e trovò consolazione a tutto nella vita
del pensiero. Né d'altronde la mutevolezza di
quel cuore si può scambiare con la volubilità,
tanto appaiono ardenti, vivi, veri gli impeti di-
sordinati dell'affetto che la determinano.
L'anima del F., di questo ammiratore del
116 11 moderno rinnovamento.
Byron, che da giovane s'era deliziato « mor-
morando i patetici versi di Ossian », che diceva
« il mio amico Amleto >, l'anima, dico, del F.
fu romantica prima del Romanticismo (lì, stanca
e dolorante prima del pessimismo, patriottica
prima del patriottismo ; l'ingegno suo poetico fu
essenzialmente lirico, e queste due disposizioni
di sensitività dell'animo, e di eccitabilità lirica
della mente costituiscono il principal criterio di
giudizio dell'opera sua di letterato, che da esse
tutta s'impronta.
Per esse il F. fu inferiore al Monti nelle tra-
duzioni, quella dell'Iliade compresa, quantunque
molto meglio di lui conoscesse la lingua d'O-
mero; troppo fervida era l'immaginazione di
lui perchè egli non isnaturasse, improntandola
a caratteri suoi personali, l'opera presa a tra-
durre; sicché ne soffri la fedeltà non tanto let-
terale quanto spirituale della traduzione. Lirico
ancora fu il F. in alcune satire da lui composte
e nelle tragedie, che non hanno, le une e le
altre, grande valore letterario, se non per gli
squarci di poesia narrativa e descrittiva che
contengono. Sommo invece il pregio delle li-
riche, dei Sepolcri, somma l'arte delle Grazie.
Nelle liriche fu dapprincipio imitatore, con il
Sa violi ed il Vittorelli, delle grazie anacreontiche
e tibulliane, col Bertela traduttore e riprodut-
tore della lirica straniera moderna ; risenti poi
(1) Cfr. Graf., in Foscolo, Manzoni e Leopardi. Rileggendo
le ultime lettere di J. O.
Ugo Foscolo. 117
nella poesia morale e civile l'influsso del Paruri,
quello del Fantoni, del Monti nel fare imma-
ginoso, dell'Alfieri nelle canzoni politiche; e in
questo eclettismo poetico educò quell'arte cosi
colorita e varia e forte, che sbocciò nelle Odi
e nei sonetti composti fra il 1798 e il 1803. I
sonetti tramezzano la sentimentalità affettuosa
del Petrarca con l'energia appassionata del-
l'Alfieri, le odi in più luoghi richiamano, per
la leggiadria delle similitudini, per la eleganza
classica delle immagini, per il concorso vitale
dell'elemento mitologico, la lirica pariniana,
avvivata però dalla mobile fantasia, dalla vi-
vacità sentimentale del nuovo poeta ; il quale
tosto si rivelò particolarmente atto a rivestire
la modernità delle sue idee e delle sue passioni
di quei senso, cosi vivo in lui, dell'arte e del-
l'antichità ellenica.
Tale peculiare attitudine, e tutte le doti d'arte
e d'ingegno, s'addensano nell'opera massima del
F., dico il carme : / sepolcri, dedicato a I. Pe-
demonte. In esso, prese le mosse dalla benefica
illusione di poter rivivere un giorno con i cari
estinti e gli estinti con i superstiti, il poeta si
lancia al volo fantastico forse più fervido e po-
tente che la nostra lirica possa vantare. Nei
Sepolcri il poeta tutta ricorre la storia della
religione dei defunti, tutta ne lumeggia la sa-
pienza e l'efficacia morale e civile, epicamente
chiudendo il carme con la visione del sepolcro
dei Dardanidi eternato dal canto di Omero,
sacro alla venerazione dei pellegrini, come fu
118 11 moderno rinnovamento.
sacro un tempo alle donne di Troia, che ad esso
venivano con le chiome disciolte, a pregar lon-
tana la morte dei congiunti, lontana la fatai
distruzione della città ; in quel sepolcro appare,
fatidica figura, Cassandra vaticinante il cieco
poeta che perpetuerà col canto la virtù dei vin-
citori non men di quella dei vinti caduti pu-
gnando per la patria.
S'è dibattuta a lungo, né è ancor bene risolta,
la quistione se il F. abbia tratto l'ispirazione
prima del suo carme dalla notizia avuta che il
Pindemonte attendeva ad un poema in quattro
canti sui Cimiteri; certo innegabile influenza
nell'ideazione dei Sepolcri esercitarono le poesie
sepolcrali anteriori italiane e straniere. Ciono-
nostante rimane intera l'originalità e la bellezza
del carme, tanta è l'impronta personale che il
poeta seppe dare ad argomento comune, tanto
largamente egli spaziò nel campo della storia
e della fantasia, tanto vigorosa fu la significa-
zione civile e patriottica dei Sepolcri. Qui l'atteg-
giamento classico del pensiero non è per nulla
sforzo d'imitazione, ma frutto di spontanea fe-
condazione della mente; qui solenne lo stile,
qui ricche, lussureggianti, splendide le imma-
gini, meravigliosa l'arte e la musicalità del
verso, perfetta la contemperanza di tutti i ge-
neri di poesia, dall'elegiaco e didascalico, al
satirico, dal lirico al drammatico e all'epico.
Rispose al F. il Pindemonte con un'Epistola ;
il Torti nel 1808 tentò compendiare, pure in una
Epistola, i concetti dei due carmi e notarne i
Ugo Foscolo. 119.
pregi ed i difetti; tradusse il Borgno in versi
latini la poesia foscoliana, ma niuno seppe non
che toccare, avvicinare le altezze signoreggiate
nei Sepolcri.
Né fu pari a sé il F. stesso, che più non gli
sgorgò dalla penna cosi larga e calda onda di
ispirata poesia. Il tentato carme, Le Grazie, pur
tanto a lungo accarezzato [1803-1822], rivela an-
cora la fervida immaginazione del poeta spa-
ziente per tutto l'universo storico e sensibile,
è ricco di rappresentazioni vivaci, di passaggi
rapidi e sublimi, di brani poetici non men per-
fetti che nei Sepolcri ; ma esso è innegabilmente
sovrabbondante di rappresentazioni mitologiche,
di contenuto allegorico, di astrattezze metafì-
siche, che troppo diluiscono nel fondo didattico
Timmaginazione poetica, e tolgono molto di ca-
lore e di spontaneità a quella poesia. L'è Grazie
rimangono quindi eccellente lavoro di stile,
squisita esercitazione poetica, tale che supera
di gran lunga la Feroniade del Monti : ma si
Tuna che l'altra, scarse di calore, incompiute
ad onta dell'insistente lavoro, mostrano che i
due poeti, sentivano ormai vicina al tramonto
la scuola poetica classica.
Invero quindi innanzi il classicismo cesserà
d'essere una scuola letteraria, e sarà dischiuso
solo a quei grandi che sapranno, intesa e pe-
netrata la bellezza antica, farne sangue delle
lor véne, fremito della loro anima, forza al re-
migare della loro alata fantasia ; non più l'imi-
tazione classica farà grande il poeta, ma il
120 // moderno rinnovamento.
grande poeta potrà disvelare lo splendore del-
l'arte classica ; così per il Leopardi, cosi oggi
per il Carducci.
Le Ultime lettere di Jacopo Ortis, sono il
tratto d'unione fra il F. poeta e il prosatore.
Frutto d'un'elaborazione durata forse dal 1796
al 1802, questo romanzo intorno al quale grande
fu e ancor dura la discussione, per decidere
quanto influsso v'abbia avuto il Werther del
Goethe, quanta parte esso rinarri della vita ma-
teriale e affettiva dell'autore, inizia veramente
la serie dei romanzi moderni italiani.
Il disegno è molto semplice e non nuovo; po-
chi gli attori e i più scoloriti ; la forma è epi-
stolare, e poco atta quindi alla rappresentazione
storica e drammatica dei fatti in azione. Ma la
vita del libro è nello studio psicologico acutis-
simo di quell'animo disperato e < di dì in di
più consunto dal sentimento della vanità della
vita » che dai casi della fortuna è esacerbato
« in guisa da indurlo a meditare deliberatamente
il suicidio » (1) ; ciò nell'intenzione dell'autore
avrebbe dovuto esser morale, perchè « voleva
principalmente inculcare che a voler vivere li-
beri importa imparare a liberamente morire >.
Però l'autore stesso s'avvide « che chiunque
esorta al suicidio, s'apparecchia fin ch'ei vive
i rimorsi di aver forse sospinto qualche indi-
viduo verso il sepolcro».
Invero la lettura delle Ultime lettere è da scon-
ci)
V. Notizia premessa dal F. all'/. O.
Ugo Foscolo. 121
sigliare alle anime giovenili che, non sapendo
far la dovuta parte all'indole dello scrittore, e
alle condizioni dei tempi in cui furono scritte,
possono risentirne un fascino malsano.
La forma delle Ultime lettere pecca talora
d'enfasi rettorica ed accademica, ma ha tali
pregi per coloritura delle passioni e pittura dei
luoghi, per vibratezza e fremito di frase, per
spigliatezza e vigoria nervosa, per slancio poe-
tico talora persino eccessivo, che giustamente
fu detta dal Chiarini la prima prosa nostra ve-
ramente moderna.
L'altre prose letterarie del F. risentono oggi
della progredita coltura, e delle mutate condi-
zioni nostre civili ; ma non si può togliere al
F. il pregio di avere coi suoi saggi criteri sui
nostri classici scrittori instaurata la moderna
critica letteraria italiana, e di aver primo stu-
diato nello scrittore l'uomo, studiandone le opere
in relazione con la sua vita psicologica e con
l'ambiente in cui visse.
L'epistolario del F. è uno specchio sincero in
cui si riflettono interi, e in forma poeticamente
efficace, l'indole e i sentimenti di lui.
Le prose politiche, se suscitarono al dir
del Mazzini, ben altra febbre di sospetto e di
tirannia che non le « linde fredde, tisiche, vuote
prosette del Giordani » e de' suoi, oggi non hanno
più altro valore che quello d'esser documento
dei tempi e dell'uomo.
§ III.
/ neo-classici minori.
I. Piuderaonte. — C. Arici. — Altri minori. — F. Pananti.
— La prosa. — C. Botta. — L. Papi. — V. Coco. — P.
Colletta. — Il culto di Dante. — Le polemiche della
lingua. - 11 Monti e il Perticari. — Il Giordani. — La
filosofia e la scienza del giure. — P. Gali up pi. — G. D.
Romagnosi.
Fratello di quel Giovanni che noi abbiamo
ricordato fra i continuatori non ispregevoli del
Maffei per il genere tragico, fu un mite poeta,
Ippolito Pindemonte, di cui il nome suole as-
sociarsi a quello del Foscolo, non per alcuna
loro somiglianza di carattere o confrontabilità
d'ingegno, ma per la circostanza tutta esteriore
della loro amicizia, che die occasione ai due
carmi sui Sepolcri.
Nato [1753] da genitori nobili per natali e per amoroso
culto delle arti e delle lettere, cresciuto alla scuola del Cas-
siani, gentile poeta, del Torelli e del Pompei (traduttori di
Plutarco e d'Ovidio) ottimi latinisti e grecisti, I. P. fu a Roma
l'anno stesso [1778] in cui vi era giunto il Monti, e come lui
s'educò alle lettere nel rifiorir del culto classico, preparan-
/ neo-classici minori. 123
dosi ed addestrandosi eoa saggi minori di versioni, al volga-
rizzamento dell'Odissea, opera a lungo meditata.
Viaggiò molto; visitò a Napoli ed in Sicilia i luoghi popo-
lati dalle leggende di Ulisse, fu amico dell'Alfieri, cantò an-«
ch'egli la Rivoluzione al suo inizio con un poemetto, poi
passò a Londra, a Berlino, a Vienna. Nel 1791 rientrò nella
patria Verona, dove trascorse la restante vita, in una so-
litudine rallegrata da pochi amici e da eletti studi. Morì
nel 1828.
Dettò: tragedie, prose didattiche, epistolari, narrative, ver-
sioni, poesie narrative e liriche, sermoni, e V Epistola respon-
soria ai Sepolcri del Foscolo.
Le liriche del P. nel profondo sentimento re-
ligioso, nella tenuità dell'idillio agreste, nel sog-
gettivismo eccessivo deir impressione, neir af-
fettazione, talora, del sentimento o della forma,
rivelano il romantico in veste di classico che
doveva, movendo non giusto rimprovero al Fo-
scolo, caratterizzar l'arte sua ne' versi :
* antica l'arte
Onde vibri il tuo strai, ma non antico
Sia l'oggetto in cui miri „.
Né lo stile di queste poesie, dimesso quasi
sempre, talvolta piuttosto copioso che magnilo-
quente, valse a compensare quel d'ineguale che
ad esse dava la non completa contemperanza
dei due indirizzi. Non meno evidente è l'influsso
romantico nella tragedia, alla quale, del resto,
il P. non era atto per l'indole sua piuttosto ele-
giaca che tragica La migliore tra le sue tra-
gedie è YArminio, d'argomento germanico, quasi
medioevale; ed é lavoro di carattere letterario,
124 11 moderno rinnovamento.
disadatto alla scena, più ch'altro pregiato per
gli ottimi cori dei bardi che conchiudono gli
atti, e non scolorano al confronto dei cori del
'Manzoni.
Delle versioni la più importante è quella del-
l'Odissea che piacque al P. tradurre, forse per
il carattere suo preferendo la pazienza rasse-
gnata d'Ulisse ai bollenti spiriti d'Achille.
L'Odissea ha trovato in lui un elegante tra-
duttore, fedele senz'essere pedestre, accurato
senza pedanteria, che le serbò, grazie al suo
squisito senso classico, tutto il profumo della
sua semplicità, della sua arte ingenua e po-
tente.
Meglio il P. raccomandò la sua fama ali 'Epi-
stola sui Sepolcri, più forse che per l'eccellenza
intrinseca dell'opera, perchè essa è indissolu-
bilmente avvinta alla memoria del carme fo-
scoliano.
In verità l'Epistola è lungi dall' emulare la
solida ossatura e le sublimi altezze che il Fo-
scolo raggiunge con i Sepolcri. Essa si aggira
per la massima parte intorno al concetto che le
tombe confortano i vivi e li educano, lo stesso
dunque che informa il Carme. Ma lungi dalla
maestria e dall'impeto lirico del F., il P. ac-
cenna l'idea fondamentale, poi la lascia, la ri-
prende e poi l'abbandona per questa o per quella
digressione, poi ancora la riprende e la ri-
presenta al lettore quasi allo stesso modo di
prima.
Scritta in versi dolcissimi, inspirata a una
1 neo-classici minori. 125
grande pietà religiosa e a sentimenti di rasse-
gnazione e di perdono, l'Epistola appare nel suo
complesso, per usar la frase caratteristica del
Torraca, « l'accessorio analizzato, ricamato, li-
sciato, a scapito dell'essenziale» (1); né ha
i caratteri dell'organismo sano e vigoroso che,
svolgendosi secondo leggi proprie, prende il nu-
trimento proprio dove lo trova, assimilandolo
in guisa da trasformarlo in parte integrale di
sé. Cosi l'ispirazione classica e insieme quella
del Gray, poeta elagiaco inglese (2), si manife-
stano troppo palesi fino al punto di esser tra-
duzione in alcuni squarci che pur paiono e sono,
sotto un certo rispetto, belli ; anche, taluni epi-
sodi, come la descrizione dei giardini inglesi,
furono troppo lodati né reggerebbero ad una
analisi molto acuta.
Romantico sotto classica veste ho detto po-
tersi qualificare il P.; e invero sintomi, ch'egli
ha comuni col germogliare del romanticismo,
sono l'influenza della poesia straniera (inglese
e tedesca) moderna , il tendere ad accostarsi
nella scelta dei temi alla vita medievale, l'a-
mare gli argomenti agresti e descrittivi. Que-
st'ultimo fenomeno specialmente, se può trovar
giustificazione classica nei modelli d' Ovidio e
di Virgilio, e nella didascalica cinquecentista,
(1) Cfr. lo studio crìtico accurato di F. Torraca: / sepol-
cri di I. P. in iV. A. 1. X. '84.
(2) Cfr. Zanella : I. P. e gl'Inglesi. Verona, 1885, e Finzi :
Lezioni citate: V. IV, p. I, lez. 1, § XVI.
126 II moderno rinnovamento.
per il sentimento discreto ma vivo e originale
della natura, e per le esagerazioni del pittorico
e del descrittivo deriva più direttamente da Gia-
como Bodmer, e dalla prima scuola romantica
detta di Zurigo. Sintomi romantici infine sono
quella malinconia diffusa che appare nel largo
fiorire della poesia dei morti, delle tombe, dei
cimiteri, e il misticismo che inspira molta parte
della lirica.
Romantico per questo rispetto come il Pede-
monte, ma di lui più felice nel maneggio del
verso, per varietà e leggiadria di movenze, si
da pareggiar talora nello sciolto l'arte del Fo-
scolo e del Monti, fu Cesare Arici, nato e vis-
suto in Brescia [1782-1836]. Egli è poeta men
pregevole per le sue liriche sacre e sepolcrali
(Il Camposanto di Brescia), che per i suoi poe-
metti agresti (La coltivazione degli ulivi, ecc.)
che rivestono con le grazie delle Georgiche ar-
gomenti moderni di materia didascalica/
Altri cultori veramente notevoli non ha la poesia di quei
quarantanni; nell'epica, nell'epico-lirica, nella didascalica,
nelle versioni, ricorrono sempre gli stessi nomi: Dionigi
HTROCCHI [1762-1880] e PAOLO COSTA [1771-1836] che com-
pose un inno sull'indipendenza d'Italia, Francesco Cassi
[1778-1846] e GIOVANNI MARCHETTI [1790-1852], LUIGI
Biondi [1776-1839] e Francesco Benedetti [1785-1821],
anch'egli autore di una canzone All'Italia, son valentuomini
che negli studi letterari esercitarono benefica influenza, per l'a-
more con cui li coltivarono, ma nessuno di essi ha larghezza
di visione, potenza di volo, vigoria poetica di stile. Solo me-
ritano più particolar menzione due satirici: Angelo Maria
d'Elci [1754-1824] di minore importanza e Filippo Pananti
/ neo- classici minori. 127
[1766-1887], liberale di sentimenti, franco e indipendente nei
giudizi; egli, da una vita avventurosa sino ad esser fatto
prigioniero dai corsari e poi riscattato, trasse ispirazione a
un romanzo poetico autobiografico, il Poeta di teatro} nel
quale con giocondità ricca d'umorismo, con vena limpida e
fresca, racconta, intercalando la narrazione di digressioni ed
epigrammi, le sue vicende, specie come direttore del Teatro
italiano a Londra. Rimangono di lui anche Epigrammi molti,
gai, rapidi e pungenti.
I generi di prosa coltivati con fama in questo
periodo sono pochi e pochi i cultori; né forse
il tempo vi si prestava ; troppo era il rivolgi-
mento in tutte le dottrine politiche ed econo-
miche, troppa l'incertezza che in tutte regnava
per opera della rivoluzione, perchè potessero
le menti dedicarvisi con pacatezza.
La. storia ebbe numerosi scrittori, ma di essi
pochi meritano di essere ricordati : quattro in
ispecie, tra i quali diamo il primo posto —
anche per ragion di tempo — a Carlo Botta
piemontese [1766-1837], che dettò in forma fa-
conda ed evidente, e con chiare tendenze clas-
siche nella lingua foggiata alla trecentista, tre
opere storiche : La continuazione della Storia
d'Italia del Guicciardini; La Storia d" Italia dal
1789 al 1814; la Storia della guerra dell'indi-
pendenza americana. A noi che giudichiamo
ad un secolo di distanza, quasi, e che ormai
abbiam dato posto alla storia tra le scienze,
chiedendole una narrazione esatta e logica, re-
datta in forma austera e scevra d'ogni adorna-
mento letterario, il Botta appare troppo più let-
128 II moderno rinnovamento.
terato che storico, per certi abusati artifici re-
torici, per le enfatiche concioni, per i corollari
morali che vien traendo dalla narrazione dei
fatti, infine per le forme e i vocaboli affettati o
antiquati. Ma Fazione di lui come storico fu
molto maggiore ai tempi suoi, in quella entu-
siastica adolescenza e accendibilità retorica del
sentimento nazionale in Italia, e in m'ezzo a
quella sovreccitazione che dalla Francia s'era
diffusa tra noi, insieme con gli albori della li-
bertà.
Nato e morto tre anni prima del Botta, ma
sceso dopo di lui nell'arringo storico, Lazzaro
Papi, toscano [1763-1834], trattò ne' suoi Com-
mentari della Rivoluzione Francese, lo stesso
periodo storico già narrato dal Botta per l'Italia
[1789-1815]. Lo lece anch'egli in lingua tosca-
namente classicheggiante, ma in forma molto
più spontanea e naturale, dando prova di vera
imparzialità, e con molto acume penetrando le
ragioni intime dei fatti, si da meritarsi, per l'ob-
biettività e serenità del racconto e per l'acuta
critica, la lode datagli dal Carducci di « chia-
roveggente testimone e giudice dei tempi con
temperanza libera ed onesta ».
Vincenzo Gogò, sannita [1770-1823], oltre ad
un racconto storico, Platone in Italia, scritto
con intento patriottico, diede in forma men
purgata, ma efficace per calore di sentimento,
un Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli
del 1799, in cui, fra altro, profetava l'unità, e il
mutamento del governo di Roma esser condi-
zioni necessarie a salvare l'Italia.
1 neo-classici minori. 129
Maggiore forse di questi tre fu Pietro Col-
letta [1775-1831] che, dopo sofferta la prigionia
per aver partecipato alla repubblica Partenopea,
subì più tardi il confine in Moravia, poi l'esilio
in Firenze per aver collaborato con Gioachino
Murai in audaci imprese di guerra. Studioso e
famigliare di studiosi quali il Niccolini, G. Cap-
poni, il Giordani, a Firenze scrisse l'opera me-
ditata in Moravia, La storia del reame di Napoli
dal 1734 al 1825.
E suo pregio speciale, come del Guicciardini,
la larga esperienza d'uomini e di cose, l'elevato
sentimento morale, il caldo amor di patria che
ispirarono le sue pagine e diedero ad esse sin-
cerità di giudizio, austera franchezza di parola.
Vibrato e nervoso nello stile, rapido e corretto
nella frase, il Colletta fece opera altamente pa-
triottica, suscitando, col denudare le vili arti del
governo borbonico, generosi sentimenti di li-
bertà e di indipendenza.
Il culto di Dante trovò a quel tempo due
ottimi sacerdoti in due commentatori della D. C:
Paolo Costa, già nominato come mediocre
poeta, e Giosafatte Biagioli [1768-1830].
La polemica della lingua fu invece vivissima
e vi parteciparono, per non dir che dei maggiori,
V. Monti, G. Perticare e P. Giordani nel set-
tentrione, nel mezzodì quel Basilio Puoti cosi
vivacemente descritto dal Bonghi nella prefa-
zione al suo : Perchè la letteratura italiana non
sia popolare in Italia (1).
(1) V. ivi, Milano, 1873, p. XV.
Ferrari.
130 11 moderno rinnovamento.
Quando il Cesari, come già dissi (1), aveva
preso a sostenere con tanto ardore le ragioni
della Crusca, da divenire oggetto di violenti at-
tacchi e persino di derisione fra i suoi autore-
voli avversari, a capo di questi si pose il Monti,
prima censurando in un giornale la sua riedi-
zione del Vocabolario, poi contrapponendole la
Proposta di correzioni ed aggiunte già ricor-
data , alla quale attese con l'aiuto di un eru-
dito filologo, il genero suo Giulio Perticari
[1779-1822].
Il Monti si opponeva solo aireccessiva ado-
razione dei trecentisti, e voleva che, allargando
la cerchia dei modelli fuor del '300 e del '500,
si consentisse anche di accettare termini e vo-
caboli nuovi, con quella « licentia sumpta pu-
denter » che già aveva invocato Orazio nell'Arte
poetica. Il Perticari andò molto più in là, e
affermando che la lingua de' trecentisti non
era scevra di volgarità, puerilità e scorrettezza,
volle richiamar in onore la dottrina dantesca
che la lingua italiana olezza in tutti i dialetti
nostri, e non é peculiare d'alcuno, mentre già
si faceva strada il concetto che l'italiano avesse
sua sede e sua fonte nel dialetto toscano e
l'Accademia della Crusca premiava di prefe-
renza i fiorentini.
Le tre maggiori opere filologiche del Perti-
cari (avversario nel resto del Romanticismo, che
combattè con il Giornale Arcadico fondato a
(1) V. a pag. 98.
/ neo-classici minori. 131
Roma nel v18) Della difesa di Dante,. DelVa-
mor patrio di Dante e del suo libro intorno al
volgare eloquio, Degli scrittori del trecento e
de' suoi imitatori, ebbero un nobile impulso
dal sentimento patrio di lui, che nella fusione
dei dialetti vedeva il vincolo ideale della grande
famiglia italiana. Ma le sue conclusioni esa-
gerate trovarono avversari autorevoli in Gio-
vanni Galvani, filologo modenese, [1806-1872], che
espose Dubbi sulla verità delle dottrine perti-
catane nel fatto storico della lingua, e in
Pietro Giordani, piacentino, [1774-1848] che, più
coll'ésempio che colla teoria, cercò di condurre
la prosa ad un culto discreto dei classici, e
conciliare, la teoria. rigorista del Cesari e quella
liberista del Perticare
Nocque all'efficacia degli scritti giordaniani
Tindole loro accademica (Trattati letterari e
critici, Elogi, Panegirici, Epigrafi, Discorsi), lo
stampo troppo classicamente simmetrico e l'in-
tonazione retorica ed oratoria. Accolto dapprin-
cipio come arbitro, egli vide ben presto messe
da parte e dimenticate le sue opere; mentre
ormai si faceva strada la teoria che fu detta
poi manzoniana, già preannunciata nelle Let-
tere filologiche e critiche di Urbano Lampredi
[1761-1838], che caldeggiano il ravvicinamento
della lingua studiata negli scrittori con V uso
vivo dei ben parlanti toscani.
La filosofia e la scienza del giure hanno in
questo periodo due nomi che, più che per va-
lore letterario, meritano di essere ricordati per
132 II moderno rinnovamento,
la loro importanza nel moto intellettuale che
preparò la rivoluzione italiana. Sono i nomi di
Pasquale Galluppi [1770-1846) e di Gian Dome-
nico Romagnosi. Quello, in una forma inelegante
e faticosa, fu colle sue opere iniziatore di quel
moto di conciliazione della filosofìa con la reli-
gione, che ha fatti famosi i nomi del Gioberti
e più ancora di Antonio Rosmini « santissimo
uomo, altissimo ingegno ed elettissimo cuore > (1).
G. Domenico Romagnosi, [1761-1835] magistrato
e professore di diritto a Pavia e a Milano, in-
faticato al lavoro anche nell'avversa fortuna
che lo volle povero e infermo, giustamente disse
di sé : « sono la sentinella avanzata della ci-
viltà! > (2). Precursore nelle scienze esatte e nelle
scienze morali, nel giure e neir economia poli-
tica, egli iniziò la rivoluzione nelle più alte
sfere speculative, sfatando nel suo: Dell'indole
e dei fattori dell" incioilimento , le utopistiche
dottrine sociali del Rousseau, dello Smith, del
Bastiat. Ma neanch'egli fu letterato, e la pro-
fondità del pensiero si tradusse in una forma
astrusa ed aspra.
(1) Bonghi: op. cit. prefaz., p.IX.
(2) Cfr. G. Pompilj: Pensiero ed azione, ecc. cit. p. 52.
§ IV.
Il Romanticismo puro.
Caratteri letterari del Romanticismo. — Romanticismo let-
terario. — Sue origini. — La poesia dialettale. — F.
Gritti. — G. Meli. — C. Porta. — G. Belli.
Esagerazioni di classicismo nel contenuto e
nelle forma, e di purismo nella lingua, radicali
trasformazioni nelle dottrine politiche e sociali,
progresso delle scienze particolari e della filo-
sofia, la stanchezza del passato, e il desiderio
del nuovo, l'influsso delle straniere letterature e
il bisogno ogni giorno più imperioso d'accostare
la letteratura alla vita, tuttociò insieme ha con-
tribuito al manifestarsi definitivo del romanti-
cismo in Italia nel primo quarto del secolo XIX,
dopo che per diverse vie v'avean preludiato il
Goldoni e l'Alfieri, il Baretti e il Gozzi, il Ce-
sarotti e il Foscolo.
Stabiliamo anzitutto il carattere del fenomeno,
secondo le conclusioni cui conduce lo studio
comparato delle manifestazioni romantiche. Il
romanticismo che sorge in Germania, al tempo
di Federico II di Prussia, contro la imitazione
134 11 moderno rinnovamento,
della letteratura francese classicheggiante di
Luigi XIV, colà importata dal Voltaire, fu ben
altra cosa dal fenomeno che ebbe in Italia per
suo primo divulgatore e propugnatore il Berchet,
per suo massimo pontefice il Manzoni. Quello
prese nome dal vocabolo francese designante la
lingua e la letteratura romanze, cioè derivate
nel medio evo dalla lingua e dalla letteratura
romana ; ma del nome abusò in istrano modo,
adattandolo a significare quel rivolgimento let-
terario e politico che mirava ad opporre alle
tradizioni artistiche dei greci e dei romani,
quelle cavalleresche e religiose dell'età di
mezzo (1).
Il romanticismo italiano di cui stiamo per
occuparci, a ben altro tendeva nello spirito
suo : a fare la letteratura specchio non d'una
vita passata, fosse medioevale od antica, ma
della vita presente, pur valendosi come mezzo
anche dell'ispirazione tratta dal passato, quando
questo avesse col presente tali contatti, tali so-
miglianze da poter servire alla dipintura o alla
critica di esso.
Con ciò non si vuol negare che il romantici-
smo italiano sia rampollato dal germanico;
tanto più che questo si accordava coi principi
propugnati dall'abate Conti, dal Baretti, dagli
anticlassicisti temperati ; invero il romanticismo
germanico aveva con il Lessing battuto in brec-
(1) Cfr. (ìraf.: // romani, del AI. in : Foscolo, Manzoni, Leo-
pardi. Torino, 1898. pag. 53.
Il romanticismo puro. J35
eia contro le unità aristoteliche, come già prima
presso di noi il Conti ed il Baretti ; in Germa-
nia era segnacolo in vessillo della nuova scuola
l'arte shakespeariana, cosi come essa era stata
in Italia presa a modello dal Conti e difesa dal
Baretti contro gli attacchi del Voltaire.
Il romanticismo germanico aveva Inoltre ca-
ratteri consoni al vivo bisogno manifestatosi in
Italia, di emanciparsi da qualunque tirannide
vincolasse le libere manifestazioni del pensiero
e della vita sociale, e di cercare la fonte del-
l'arte nelle tradizioni nazionali; sicché esso si
naturalizzò ben presto presso di noi, prima come
moto letterario, poi, sempre sull'orme dei tede-
schi, come simbolo di rivolgimento anche poli-
tico, avvivatore dell'avversione allo straniero.
Del romanticismo prettamente letterario noi
abbiamo già visto gli inizi col Cesarotti e i
suoi, e con la poesia ossianica, una delle più
notevoli manifestazioni del romanticismo inglese
che si concretò nelle opere di Walter ' Scott e
di Giorgio Byron ; fino dal tempo in cui Carlo
Gozzi componeva le sue fiabe, e Goldoni le sue
commedie, e i lirici nostri si ponevano sulle
orme dei loro confratelli inglesi e tedeschi (1).
Fu, sotto un certo rispetto, moto romantico
anche il dibattito intorno alla lingua.
La poesia dialettale, infatti, rifiorita al prin-
cipio del secolo XIX per tutta Italia, da Pa-
lermo a Venezia, da Milano a Roma, ebbe in-
(i) v. § i.
136 // moderno rinnovamento,
coraggiamento grande dalla lotta contro i pu-
risti. Di tale suo carattere romantico non s'e-
rano avvisti l'Alfieri e il Monti quando intesse-
vano lodi al Meli, poeta in vernacolo siciliano;
se n era invece accorto, ma per combatterlo, il
padre Branda, quando aveva scagliate contu-
melie contro i poeti in vernacolo milanese (1),
dei quali era massimo ai suoi tempi Domenico
Balestrieri (1714-1780), traduttore della Geru-
salemme Liberata.
Né romantica potè parere la poesia dialettale
ai suoi inizi in Venezia e in Sicilia, tanto ne fu
aulico e letterario il carattere.
A Venezia era già tradizionale il culto del
patrio dialetto, quando a sollevarlo ad onore di
lingua d'arte vennero nel secolo scorso il Gol-
doni, il Gozzi, il Chiari e, massimo fra tutti,
Francesco Gritti.
IL Gritti, nato nel 1740 da famiglia patrizia, fu giudice
del consiglio dei quaranta, e dedicatosi alle lettere, fu tra-
duttore di opere straniere, tentò infelicemente la scena e si
dedicò alfine alla poesia in dialetto, incoraggiato dal parere
dello Zeno e da quello del Bettinelli, dal Foscarini e dal
Cesarotti; allora salì in altissima fama. Morì nel 1811.
I generi da lui trattati sono la favola, l'apo-
logo, la novelletta, più che la lirica, di cui
diede pur qualche saggio; e la sua poesia ha
un portamento austero che fa notevole contrasto
col suo umor gaio, temperato e rinvigorito da
(1) V. p. 80-81.
Il romanticismo puro. 137
una sana filosofia, razionalista e un po' scettica,
che gli dà -un giusto criterio di uomini e vi-
cende al suo tempo. Felicissimo neir uso del
proprio dialetto senza eccessive volgarità e
sguaiataggini, egli fu un pittore insuperabile, al
dir del DairOngaro, di scene e d'uomini, ma
non seppe sottrarsi in tutto al vizio comune ai
suoi concittadini che poetarono in dialetto, quello
della scarsa popolarità del concetto e del co-
strutto.
Meno popolari di lui sono i suoi imitatori, dei quali uno
solo, Pietro Buratti, toccò qua e là il fare del popolo
delle calli e delle salisade, pur riescendo spesso troppo
libero e voluttuoso. Gli altri furono classici o arcadi che
vestirono i loro argomenti (epici, satirici, descrittivo- didasca-
lici) di lingua popolesca.
Parve pure classico ed arcade alla maniera
del Rolli Giovanni Meli, VAnacreonte Siciliano,
come lo dissero i suoi contemporanei (1740-1815),
che fu abate e medico, professore di chimica e
poeta, epicureo alla maniera oraziana. Colti-
vando il volgar siciliano, toccò tale altezza da
oscurar la fama di tutti i suoi predecessorj, non
escluso Giuseppe Vitali, che tentò l'epica eroica
dialettale con la Sicilia liberata, né Domenico
Tempio, popolare per certa sua poesia scher-
zosa, insudiciata di laidezze.
Il Meli trattò tutti i generi: il poema comico,
la parodia, odi serie, satire, un ditirambo; ma
fu sommo nelle favole, nelle anacreontiche, e
negli idilli, che nessuno mai trattò con tanta
138 IL moderno r innovamento.
venustà la poesia pastorale, né fece rifiorire
con cosi potente originalità le vecchie canzoni
d'Anacreonte.
Emulo del La Fontaine nella favola, rinnova-
tore delle grazie di Teocrito nell'idillio, il Meli,
come il Gritti, nella scelta degli argomenti, nel-
l'ispirazione, nella forma non è vero poeta po-
polare ; è un letterato che ha saputo ornare la
sua poesia di nuovi e vaghissimi fiori, colti nel-
l'agreste e profumato giardino del suo musi-
cale dialetto.
Ben altramente popolare fu la poesia a Milano
col Porta, a Roma, più tardi, col Belli che qui
ricorderemo per ragioni logiche più che crono-
logiche.
A Milano era già una tradizione di poesia dia-
lettale, fatta più gloriosa in tempi più vicini da
Carlo Maria Maggi (1630-1699).
Poeta lirico, melodrammatico, comico, in
lingua italiana e in dialetto, oratore, uomo di
Stato, scrittore di materie politiche, Qultore di
lingue classiche e traduttore, il Maggi ebbe, può
dirsi, in qualche modo, a continuatori dell'opera
sua, restauratrice della morale e della verità,
il Goldoni nella commedia, il Metastasio nel
melodramma, il Parini nella satira, il Manzoni
nella poesia religiosa : onde meritatamente egli
richiama tutta l'attenzione degli studiosi della
storia di nostre lettere.
Fu pure ottimo poeta dialettale lombardo il
Balestrieri già nominato; e forse di questi due
egregi sarebbe stata più larga la fama, se ad
Il romanticismo puro. 139
offuscarne la luce con il suo splendore non fosse
venuto Carlo Porta.
Nato a Milano nel 1775, da famiglia di mediocre nobiltà,
il Porta, dopo aver seguito i primi studi in un collegio di
gesuiti, fu mandato ad Augusta per apprendere il tedesco,
la ragioneria e la mercatura. Ma a 21 anni egli ritornava a
Milano, mal soffrendo per l'indole sua la lontananza dalla
famiglia e dalla patria.
Di qui ripartì per Venezia ove fu impiegato presso l'ar-
chivio delle Finanze, e donde fu trasferito a Milano nello
stesso ufficio all'Intendenza Generale.
Dimesso dopo la battaglia di Marengo, fu richiamato dopo
quattro anni alla cassa del Debito pubblico, e fu allora che
prima per celia, poi di proposito, incoraggiato dai primi suc-
cessi, si diede alla poesia. Uomo d' indole mite, fu alieno
dalle brighe e dalle macchinazioni politiche, e potè anch'egli
come il Parini prima, il Monti poi, vedere nel ristabilimento
degli Austriaci la promessa di un'era di pace e di benessere,
che trascorse fino al 1821 nella sua famiglia, tra la moglie
e tre figli. Lo uccise la podragra a 45 anni.
Tommaso Grossi narra che i primi compo-
nimenti dialettali del Porta furono due alma-
nacchi; ma un altro almanacco, pure in dia-
letto, lo assali con cosi villane censure che egli
smesse per allora di scrivere e fece proponi-
mento di non voler più far versi. E stette pa-
recchi anni in questo proposito, né gli dovè
costar molta fatica, perchè le discordie dei par-
titi, poi la reazione capitanata dal Souwaroff,
spadroneggiante feroce e senza freno, avevano
ridotta Milano a tale umiliazione, che nessuno
pensava alla letteratura.
140 11 moderno rinnovamento.
Solo dopo divenuto cassiere all'Intendenza di
Finanza della Repubblica Cisalpina, nella quo-
tidiana famigliarità con quegli insigni che po-
polavano allora Milano: il Foscolo, il Monti, il
Romagnosi e gli altri che poi furono del Con-
ciliatore, si ravvivò in lui l'estro poetico ; e ne
furono primo fruttò, al dir del Grossi, Idesgrazzi
de Giovannin Bongé. Quind'innanzi la sua vena
satirica e giocosa fu inesauribile. Alle prime
seguirono : 1 olter desgrazzi de G. B. ; poi le
liriche, quali pungenti e vivacissime, come la
Nomina del Cappellan, Meneghin birceu di eoe
monegh, Fra Diodatt, La preghiera, I dodes
soniti a l'abaa Giavan (l'abate Giordani), ecc ;
quali invece piene di festiva e ingenua comi-
cità. Tentò anche, e non infelicemente, la ver-
sione in milanese di qualche brano della Divina
Commedia.
Non cercate nella sua poesia la nota forte
del sentimento patrio, non vigoria di passioni,
efficacia di contrasti, potenza di volo lirico;
queste ultime non sono qualità che si conven-
gano al genere che il Porta trattò. Quanto al
sentimento patrio, al Porta non si può fare ac-
cusa se, nato sotto un regime non cattivo né
infesto al suo paese, educato sotto un padrone
che gli die modo di vivere agiatamente, testi»
monio dei disordini generati dall'invasione fran-
cese, si calmò vedendo tornare gli antichi domi-
natori, e non pensò che potevano gli Italiani
esser padroni in casa loro. Solo contro i Fran-
cesi nutri vivace antipatia e n'è testimonio il
// romanticismo puro. 141
felicissimo sonetto: « E dai con sto chez-nous!
Ma sanguanon... ! >
Ciò che costituisce la grande, incontestata
superiorità del Porta, la efficacia sua di vero
poeta, è la finezza dell'osservazione, acuta, fe-
licissima nello scorgere il lato comico delle
cose ; né meno meravigliosa è la sicurezza pla-
stica della forma che senza artifìcio alcuno,
senz'ombra di fatica o di sforzo apparente, scol-
pisce le figure, dipinge i quadri, cesella le più
delicate macchiette, avviva le scene e i dialo-
ghi, in cui rivive intero e schietto il popolo mi-
lanese, dall'umile accendilampade, al negoziant
de frust, dal povero frate di campagna al grasso
e ben pasciuto fratacchione delle sale aristo-
cratiche, da Barborin a Donna Fabia.
Chi ha letto le poesie del Porta non dimentica
più il povero Giovannin Bongé, cosi comico nella
sua pusillanimità mascherata di coraggio, nella
sua bonarietà semplice ed ingenua, né quel mi-
sero sciancato del Marchionn, le avventure del
quale non sappiam bene se più ci facciano ri-
dere o piangere, né il maggiordomo della Mar-
chesa Paola Travasa, meravigliosamente bello
nella sua altezzosità da servitore di grande fa-
miglia, né Donna Fabia Fabion de Fabrian e
l'inarrivabile comicità della su8 preghiera e del
suo linguaggio. Non manca talora nel Porta lo
sprazzo di luce d'una satira forte e pungente;
l'intervento della Lilla, « la cagna maltesa, tutta
pel, tutta góss e tutta lard », nelle vicende del
cappellano di casa Travasa, è particolare che
142 II moderno rinnovamento.
non trova riscontro se non nell'episodio della
« vergine cuccia > immortalato dal Parini nel
suo Giorno.
Il dialetto, colto sulle labbra del popolo, è
istrumento perfetto nelle mani del Porta, che lo
maneggia con una sicurezza, con una disin-
voltura non più pareggiate dopo lui ; si che a
lui ben s'attaglia quel che egli scriveva nel suo
fumoso sonetto:
" I paroll d'un lenguagg, car sur Manell,
In onna tavolozza de color,
Che ponn fa el quader brutt, e el ponn fa beli,
Segond la maestria del pittor „.
Ed egli fu pittore d'insuperabile maestria !
Il Porta non fu un letterato di professione. La
poesia sgorgava in lui da cosi ricca e naturale
vena, che forse una grande coltura le avrebbe
nociuto; né il Porta ebbe coltura al disopra
della comune (l), né, meno, fu un classico; anzi,
quando, come tra poco vedremo, imperversò
a Milano la polemica tra classici e romantici,
egli si schierò con questi ultimi, bastonando
con le sestine sul Romanticismo Carlo Ghe-
rardini, un classico ch'egli soprannomina Afa-
damm Bibin, e il Giordani con la serie dei so-
netti contro YAbaa Giaoan.
Era quello il tempo in cui la poesia dialet-
tale trionfava, e a Venezia uscivan per le stampe
(1) Cfr Salvioni, La bibl. di C. P. in Perseveranza 28, IX,
1900.
Il romantieismo puro. 143
le Poesie del Gritti, il Tasso a la bareariola
del Mondini, e la Raccolta di poesie Veneziane
(1817); mentre a Milano il Cherubini pubblicava
la Collezione di autori milanesi (1817) cui il
Porta stesso forniva la materia per il duode-
cimo ed ultimo volume.
Leggendo e studiando su questa Collezione
le poesie del Porta, e traducendone molte, si
formò e rivelò l'inclinazione del secondo nostro
grande poeta dialettale, Gioachino Belli.
Nato a Soma nel 1791, rimasto orfano e ridotto alla mi-
seria per la rivoluzione, fu prima scrivano, poi collo stadio
e col suo ingegno si conquistò un ben misero impiego, finche
nel matrimonio con Maria Conti, ricca gentildonna, trovò
l'agiatezza. Gli fa consentito allora tornare agli stadi ed alla
poesia, che già aveva coltivato in lingua italiana, e fa allora
che la lettura delle liriche del Porta lo rivelò a sé mede-
simo; nel 1880 leggeva il Porta; nel 1881 era già celebre.
Morì nel 1868, senza aver sentito l'alito politico dei tempi
nuovi, in un isolamento misantropico, in un ascetismo reli-
gioso quasi maniaco. Lasciò più che duemila sonetti.
A Roma dovagli nacque e visse, i motti pia-
cevoli e satirici, le barzellette facete, spuntano
naturalmente sulle labbra del popolo, amante,
più d'ogni altro d'Europa, dice lo Stendhal, della
satira fine e pungente, e che parla uno dei no-
stri dialetti più armoniosi ed efficaci e di più
felice organismo; a Roma è tradizionale l'ar-
guzia, d'argomento privato, politico, religioso,
di quei due leggendari Pasquino e Marforio
che impersonano lo spirito d'osservazione e di
144 II moderno rinnovamento.
satira di quella plebe secolarmente civile (1).
Ed é appunto questa plebe che il Belli ha vo-
luto rappresentare nei suoi sonetti ; < a guar-
darli tutti insieme mi par di vedere che questa
serie di poesie potrà forse davvero restare per
un monumento di. quel che è oggi la plebe di
Roma.... Un disegno cosi colorito non troverà
lavoro da confronto che lo precedesse >. Cosi
scriveva il Belli nel 1831 a Francesco Spada,
né s' ingannava ; il complesso della sua opera
fu veramente un poema.
Il B. si dissimula, scompare dietro il suo
eroe : la plebe di Roma ; questa é, e non il
poeta, che giudica, che schernisce, che parla
talora un pò* sboccata e triviale; tanto che lo
Schuchardt giunse a dire « che se non ci fosse
stato chi pensava e parlava a quel modo, il
Belli non avrebbe mai scritto quel che scrisse (2>.
« Tutta una città — scrive lo Gnoli — vi si
apre davanti ; le piazze, le strade, i vicoli ; il
bottegaio vende la sua merce, le comari ciar-
lano sulla via, i ragazzi giuocano, l'uomo la-
vora o sta oziando alla bettola col coltello alla
cintola; s'intrecciano la bestemmia e la fede,
la superstizione e l'oscena risata; qua il giuoco
del lotto, là il prete che predica, ora udito con
riverenza, ora deriso dietro le spalle; inorino-
ci) Cfr. la Prefaz. del Morandi, ai sonetti di G. B., e gli
articoli di D. Gnoli: N. A. 1877-78.
(2) Citato in Spezi : il B. e la poesia Romanesca, Teramo,
1891, p. 37.
Il romanticismo puro. 145
razione nelle anticamere dei prelati e gesuiti,,
corruzione nei tribunali, vizio e ferocia nelle
prigioni, e in fondo il boia che mostra al po-
polo affollato una testa; s'aprono le finestre, e
udite i discorsi delle serve da. un piano all'al-
tro e i pettegolezzi e gli amori; si scoprono i
tetti, e vedete le luride stanzucce, V umide sof-
fitte, dove le madri aspettano con ansia i figli
od i mariti, e.... tutto un popolo infine che si
muove e opera e parla, tutta la vita d'un volgo
arguto, fiero e ignorante» (l).
All'oggettivi tà assoluta, per cui l'autore non
traspare mai traverso l'opera, il Belli accoppia,
come ben nota il Morandi (2), una somma evi-
denza di narrazione e una tal naturalezza di
forma dialogica, che se anche egli riferisce le
parole di un solo interlocutore, voi potete senza
alcuno sforzo indovinare le risposte e la con-
troscena degli altri. Né pare al tutto giusto il
giudizio del Carducci (3) che nega al Belli l'af-
fetto, il sentimento; certo non ne son frequenti
gli esempi, ma La fami] a poveretta, La povera
madre, Campagna romana, sono sonetti impron-
tati a profonda sensibilità del cuore. Né manca
al Belli, come al Porta, dove occorra, la vigoria
(1) V. Gnoli, Studi Letterari, Bologna, Zanichelli, 1883,
pag. 131.
(2) Sonetti Romaneschi di G. B. Lapi, 1886-1889, I., p.
CCXXXVIII.
(3) V. Prefazione del C. al Villa Gloria, di Pascarella.
Fkurari. 10
146 // moderno rinnovamento.
della satira che gli detta sonetti come quello :
u Starno in mezz' a na macchia, Caterina ,
o gli altri contro quel Papa Gregorio di cui il
Belli disse « Je volevo bene, perchè me dava
er gusto de potenne di male » (1).
(1) V. Spezi, op. cit., pag. 25.
§ v.
Il Romanticismo e Alessandro Manzoni.
Con la poesia dialettale cosi largamente pul-
lulata e cosi rapidamente vi gareggiante, con il
diffondersi della coltura linguistica e letteraria
straniera, col dibattito tra Gesarottiani più o
men temperati, e puristi, s'era dunque prepa-
rato e svolto presso di noi il romanticismo
letterario. Dal concorso di tutte queste circo-
stanze col rinnovato indirizzo civile italiano,
sgorga spontaneo il romanticismo, che direi
pratico, nostro; quello che ebbe in Lombardia
la sua culla e i suoi maestri.
Qui la restaurazione del 1815 era stata sino-
nimo del riconsolidarsi del dominio straniero,
e più propriamente austriaco, che doveva riu-
scir tanto più inviso quanto più vivo era bale-
nato il miraggio dell'indipendenza pur traverso
i difetti di prepotenza e di precarietà della Re-
pubblica Cisalpina, poi del Regno d'Italia napo-
leonico. Qui madame de Staél, letterata fran-
cese, s'era fatta sostenitrice di quelle teorie ro-
148 // moderno rinnovamento.
mantiche, delle quali essa era tra i principali
rappresentanti in Francia, con lo Chateau-
briand, il Delavigne, il Lamartine, più tardi
Victor Hugo. Qui infine era sorta, per l'ispira-
zione e coi sussidi del governatore austriaco,
generale Bellegarde, la Biblioteca Italiana sotto
la direzione di Giuseppe Acerbi, viaggiatore e
giornalista egregio, e con la collaborazione del
Monti e del Giordani ; e questo periodico, let-
terariamente classico, e che tendeva a conci-
liare e render benevola all'Austria l'opinione
pubblica italiana, cosicché riduceva il classici-
smo ad essere o parere l'espressione di un senti-
mento politico, aveva raccolto sospetti e ini-
micizie, e provocato il sorgere d'un altro gior-
nale con indirizzo novatore in politica e in
letteratura.
Fu questo il Conciliatore, fondato in Milano
nel 1818 dal Conte Luigi Porro Lambertenghi,
con la cooperazione di illustri scrittori e pen-
satori italiani, tra i quali il più assiduo, più
vivace e battagliero fu Giovanni Berchet ; que-
sto periodico visse, rappresentante coraggioso
di idee liberali, una breve vita, perseguitato
dal governatore austriaco che lo costringeva
a chiudere le sue pubblicazioni il 17 ottobre
1819.
Già nel terzo numero di questo giornale, che
dal colore della sua carta fu detto anche foglio
azzurro, G. D. Romagnosi aveva iniziato la
polemica romantica con una memoria sulla
poesia considerata nelle diverse età delle na-
Il romanticismo e Alessandro Manzoni. 140
zioni, cui teneva ben presto dietro, in più nu-
meri, uno studio di Ermes Visconti dal titolo
Idee elementari sulla poesia romantica. Il Con-
ciliatore si faceva cosi paladino, contro gli at-
tacchi e Tira diffusa tra tutti i numerosi se-
guaci della parte conservatrice in politica come
in letteratura, delle idee romantiche due anni
prima bandite dal Berchet con la sua lettera
semiseria di Crisostomo, che accompagnava la
versione in prosa di : Il Cacciatore feroce e
Eleonora, due ballate romantiche del Bùrger.
Giovanni Berchet, nato nel 1783, da famiglia oriunda
francese, a Milano, fu oggetto di persecuzioni e condanne da
parte del governo austriaco per i suoi sentimenti liberali.
Esule volontario peregrinò all'estero, soccorso dal Marchese
Arconati, esule con lui, finché tornò nel 1848 a Milano, e vi
fu durante il governo provvisorio, direttore degli studi. Al
ritorno degli Austriaci emigrò in Piemonte dove morì nel 1851,
dopo aver a lungo seduto tra i deputati.
Fu autore di ballate, poemetti, (I profughi di Porga),
romanze (notevole il gruppo di cinque di esse, che s'intitola
Fantasie), e liriche patriottiche, che gli meritarono il nome
di Tirteo italiano.
Del Berchet poeta patriottico diremo tra poco.
Notiamo ora la parte importante da lui presa
alla riforma romantica, della quale può dirsi
aver egli fissato primo i canoni nella lettera
testé citata. In essa si afferma come condizione
essenziale dell'arte romantica la popolarità, cioè
l'adattarsi alla concezione popolare, la scelta
di temi tratti o imitati da tradizioni volgari e
comuni, e la semplicità dei mezzi; l'autore chia-
150 11 moderno rinnoo amento.
risce poi nettamente il diverso valore delle pa-
role classico e romantico, qualificando:
poesia dei morti la classica, che ripete e
più spesso imita, modificandoli, i costumi, le
opinioni, le passioni, la mitologia di popoli an-
tichi, sperando di riprodurre cosi le bellezze
ammirate nei Greci e nei Romani ;
poesia dei vioi la romantica, che interroga
direttamente la natura traendone sentimenti e
massime moderne: che dalla credenza del po-
polo deduce i misteri della religione cristiana, la
storia di un Dio rigeneratore, la certezza di una
vita avvenire, il timore d'un'eternità di pene; che
infine chiede all'animo umano vivente la storia
delle passioni vere o, senti te, risultanti da usanze,
ora cavalleresche, ora religiose, ora feroci, ma
o praticate, o presenti, o conosciute general-
mente, risultanti insomma dal complesso della
civiltà del secolo in cui il poeta vive.
Né del secolo solo, ma ben anche del popolo,
in mezzo al quale e per il quale essa si svolge,
deve la poesia sentire V influsso ; con che si
viene ad escludere quel che era di convenzio-
nale nella poesia romantica precedente: cioè la
servile imitazione delia poesia nordica, e quel
suo affettato sentimentalismo che era allora, e
fu purtroppo anche di poi, vizio di certa nostra
poesia.
Insomma « se la poesia é l'espressione della
natura viva, ella deve essere viva come l'og-
getto ch'ella esprime, libera come il pensiero
che le dà moto, ardita come lo scopo a cui è
Il romanticismo e Alessandro Manzoni. 151
indirizzata. Le forme ch'ella assume non costi-
tuiscono la di lei essenza, ma solo contribui-
scono occasionalmente a dare effetto alle di lei
intenzioni ».
Questo il succo della teoria svolta nella Let-
tera semiseria, che prefìniva cosi i limiti del-
l'arte romantica ed indicava la pietra di para-
gone del bello d'arte nella natura medesima,
poiché l'arte dev'essere imitazione della natura,
non imitazione della imitazione.
Cosi, al primo suo apparire come scuola poe-
tica in Italia, il romanticismo scendeva in lizza
non con le incertezze d'un inesperto combat-
tente, ma con atteggiamento determinato, riso-
luto, e si affermava con caratteri e intenti suoi
propri e caratteristici.
Il Conciliatore e le condizioni politiche d'I-
talia faranno il resto, quello illustrando con
maggiore larghezza e varietà di dilucidazioni
la dottrina del Berchet, e praticamente avvalo-
randola con l'applicazione sua negli scritti dei
suoi collaboratori , queste risolutamente av-
viando il romanticismo ad essere la scuola
della letteratura nazionale.
Ad assommare e ad integrare l'opera lettera-
ria e intellettuale dei primi romantici venne
Alessandro Manzoni.
Il 7 marzo 1785 nasceva in Milano da Pietro Manzoni, di
nobil famiglia valsassinese, e da Giulia Beccaria, figlia di
Cesare, Alessandro Manzoni.
Educato nei primi anni in collegi di padri Somaschi, prima
152 11 moderno rìnnooamento.
a Meraté poi a Lugano,
* nudrito
In sozzo ovil di mercenario armento
discepolo di tale
Cai gli saria vergogna esser maestro p (1) .
passò nel 1799 nel collegio Longone, allora detto dei Nobili,
a Milano, poi a Pavia, dove però non conseguì laurea.
Diessi di poi, a Milano, ad una vita scioperata, di ridotto
e di giuoco ; ma una frase del Monti (" Se andate avanti così,
bei versi che faremo in avvenire ! „) lo arrestò di botto
sulla china pericolosa, riavviandolo a quegli studi di lettere
e di poesia, che già aveva impresi frequentando a Brera le
lezioni di Pietro Signorelli, e studiando i prischi sommi,
com'egli chiamava i classici, le opere del Parini e quelle del
Monti.
A vent'anni partì per Parigi con la madre, che v'aveva
dimorato in dimestichezza con Carlo Imbonati di cui, morto,
aveva riportato a Milano la salma.
Là, frequentando le sale della moglie di Gabanis, e della
moglie di Helvetius, s' imbeve di quelle dottrine enciclope-
distiche che erano il canone della suddetta Societé d' Auteuil,
scostandosi da quella sincera fede cristiana, che era stata
l'unico saldo frutto dell'educazione ricevuta dai padri Soma-
scià; talché nell' 8 sposava Bnrichetta Blondel, figlia d'un
banchiere ginevrino, di religione protestante. Ma quando la
moglie sua, due anni appresso, abiurò solennemente la sua
fede per la cattolica, il fondamento religioso che era profondo
nell'animo del Manzoni, gli fé risentire intenso il bisogno di
pregare e di credere, fra le alte e misteriose navate della
Chiesa di San Rocco a Parigi.
Tornato a Milano nel '10 stesso, quivi trascorse, richiamato
dalla fede rifiorente a novelli entusiami di pensiero e di
(1) In morte di Carlo Imbonati.
Il romanticismo e Alessandro Manzoni, 153
poesia, 17 anni, alternando la sua dimora tra Milano e la
villa di Brusuglio, e la sua attività letteraria tra le liriche
e il romanzo.
3i trasferì con la famiglia nel '27 a Firenze ove, accolto
con le maggiori attestazioni di stima, conobbe il Giusti, il
Niccolini, il Capponi, il Leopardi, e prese ad apprezzare
ed amare quel dialetto, fluente armonioso e solenne come
l'acque dell'Arno, nel quale avrebbe poi risciacquato il suo
romanzo.
Di nuovo a Milano, dopo alcuni anni di vita famigliarmente
serena, e letterariamente operosa, vide addensarsi sul suo
capo la sventura: nel '33 gli moriva la moglie, nel '34 la
figlia primogenita Giulia, che era andata sposa a Massimo
d'Azeglio, e gli furono allora amorosi confortatori Antonio
Rosmini e Tommaso Grossi. Passò nel '37 a seconde nozze
con Teresa Borri, vedova Stampa, e nel '48, dopo il ritorno
degli austriaci, egli, rifiutati gli onori offertigli, si ridusse a
Lesa sul Lago Maggiore, dove visse fino al '55 in dolce fa-
migliarità con quella grande anima di Antonio Rosmini, che
gli spirò tra le braccia.
Dopo il '59, liberata la Lombardia, egli fu fatto presidente
onorario dell'Istituto Lombardo di scienze e lettere, con lauta
pensione che gli consentì di sottrarsi alle strettezze. Senatore
nel '60, assistè e contribuì ai graduali passi che condussero
l'Italia a compiere la sua unità ponendo in Roma la sua ca-
pitale : proclamazione del Regno d'Italia nel '60, nel '64 votò
pel trasferimento della capitale. Nel '72, fatto cittadino ono-
rario di Roma, salutava commosso l' effettuazione del voto
costantemente vagheggiato nel profondo del cuore : l' Italia
intera degli Italiani.
Il 22 maggio dei 1878 egli spirava in Milano la sua grande
anima.
Sono sue opere :
in poesia : (oltre i componimenti lirici giovenili, i poe-
metti in terza rima {Il trionfo della libertà), ed in isciolti
(Adda, In morte di C. Imbonati, Urania), poi rifiutati)
154 11 moderno rinnooamenio.
alcuni canti patriottici (Proclama di Rimini e Marzo
1821, cominciato nel '21, compito e pubblicato nel marzo
del '48) ;
gli lìmi Sacri. Essi dovevano esser dodici, e celebranti
le principali feste religiose dell'anno ; ne furon compiti, tra
il '12 e il '22, cinque {Risurrezione, Nome di Maria, Na-
tale, Passione, Pentecoste);
l'ode 5 Maggio, per la morte del primo Napoleone ;
i tre cori delle tragedie: e cioè:
" S'ode a destra uno squillo di tromba.,. „ che descrive
la battaglia di Maclodio (Conte di Carmagnola, atto li, scena
VI ed ultima) ;
u Dagli atri muscosi, dai fori cadenti... „ , (Adelchi,
atto III, fine), che esprime la breve gioia degli italiani sfug-
giti alla servitù, e incònsci d'esser passati sott'altro oppressore ;
" Sparsa le trecce morbide... „ (Adelchi, atto IV, fine
della scena I), rinarrante gli estremi, dolorosi aneliti d' Br-
mengarda, tra i rimpianti del passato e la visione conforta-
trice d'una promessa felicità celestiale;
due tragedie : Il Conte di Carmagnola [1816-1820], in
cinque atti, ed in endecasillabi. Rappresentata con poca for-
tuna nel '28 a Firenze, questa tragedia, drammatizzando la
storia di Francesco Bussone detto il Carmagnola, vincitore a
Maclodio nella guerra tra i Veneziani e Filippo Visconti duca
di Milano, poi arrestato' e giustiziato dai veneziani per so-
spetto di tradimento, si propone di porre in luce la politica in-
certa e sospettosa di Venezia, le tristi guerre fratricide, il ca-
rattere, tra nobile e orgoglioso, del Carmagnola;
Adelchi, pubblicata nel '22 e rappresentata a Torino
nel '48 senza favorevole successo ; descrive la caduta del re-
gno Longobardico in Italia per le ribellioni intestine e per
la potenza dei Franchi.
In prosa:
opere minori sono: Il Discorso sopra alcuni punti
della storia Longobardica in Italia, prefazione All'Adelchi,
ricco di acuta indagine storica ;
Il romanticismo e Alessandro Manzoni. 155
l'Epistolario, che s'è andato di mano in mano arric-
chendo ;
La Morale Cattolica, scritto polemico per ribatter l'accusa
del Sismondi che essa morale abbia cagionato in parte la
corruzione d'Italia;
l'appendice al III capitolo della Morale Cattolica,
pubblicata più tardi;
la Storia della Colonna infame, [1829-1840], che com-
pleta ed illustra con documenti storici la descrizione della
peste dei Promessi Sposi;
altri scritti di minore importanza,
d'indole filosofica e critica, principali:
la Lettera al signor Chauvet (in francese) [1820-1822]
sulle unità di tempo e di luogo nella tragedia,
la Lettera al Marchese Cesare TappareUi aV Azeglio,
sid romanticismo [1828-1824], riedita nel 1870 con notevoli
mutamenti (l);
il Discorso del romanzo storico [1845], indirizzato a
dimostrare genere falso quello dei componimenti che son
misti di storia e d'invenzione;
Lettere al Pauriel [1821] e al Carena [1845[, Relazione
sull'unità della lingua [1868], e Appendice ad essa ; opuscoli
vari sulla questione della lingua;
opera massima:
I Promessi Sposi, romanzo storico cominciato il 1821,
compiuto nel '28, edito la prima volta in tre volumi tra il '25
e il '27, poi riedito in forma riveduta e fiorentinizzata nel
'40-'42.
[Aggiungi a questi — che sono i pih importanti — gli
scritti pubblicati postumi nei sei volumi curati dal Bonghi,
(Milano, Rechiedei, 1888-1898), e quelli annunciati nel mani-
li) V. confrontate le 2 edizioni in: Scritti postumi di A.
A/ , a cura di G. Sforza ; nuova serie. Voi. I., Milano, Re-
chiedei, 1900.
150 // moderno r Inno o amento.
festo dei dieci nuovi volami, promessi da G. Sforza, di cui
edito è il primo. (Milano, Rechiedei, 1900)].
/ Promessi Sposi, gli Inni Sacri, le Tragedie,
esaminati senza preconcetti teorici di scuole o
di canoni artistici, sono tali opere che agevol-
mente si comprende l'idolatria della quale il M.
vivo ancora cominciò ad essere oggetto, e che
continuò e si acui lui morto. Questa idolatria,
a sua volta, spiega il sorger di quella reazione
-alla quale partecipò dapprincipio anche il Gar
ducei, e che andò — non più con il Carducci
— oltre il segno. L'opera, in apparenza cosi
ingenua e semplice, del grande Milanese offri
argomento ad una intiera biblioteca di studi
critici, apologetici o agro-dolci; denigratori in
tutto non osarono essere. Si fini con perder
d'occhio talvolta l'artista, correndo in caccia
del capo-scuola dei romantici, assommatore del
passato, fecondatore dell'avvenire, e nella sma-
nia d'analisi e di ricerca si dimenticò che ciò
ch'egli aveva voluto dare, anzitutto e sopra tutto,
era un'opera d'arte che fosse buona oltreché
bella.
Con che io non voglio dire che quelle discus
sioni siano state oziose ; ne derivò anzi, se non
una più larga conoscenza di quel fenomeno
complesso che fu il romanticismo (1), una più
(1) " Non può esser compito mio, scrive il Graf, (uè so di
chi potrebbe esser compito) lo sciogliere tutte le contrad-
dizioni del romanticismo, piccole, grandi e mezzane „ (Op.
cit., p. 61).
Il romanticismo e Alessandro Manzoni. 157
esatta nozione del valore che ha l'opera man-
zoniana, della mirabile lucidità di quella mente,
della potenza creatrice di quella fantasia.
Oggi quelle controversie paiono avviate a com-
porsi, forse volgendo ognuno a persuadersi che
aveva ragione il Graf asserendo che il M. fu
romantico, ma non quel romantico che molti
si danno ad intendere; e capo del romanticismo
italiano egli non può esser detto, se non con
molte avvertenze, distinzioni e restrizioni che
ne scemano d'assai la portata e ricordando la
frase del Mamiani « che il presunto e accla-
mato capitano procedette sempre solo > (1).
Il M. fu più e meno che un romantico; meno
che romantico per il predominio — talor per-
sino eccessivo — della ragione sul sentimento,
mentre i romantici esaltavano il sentimento
sulla ragione; per la mancanze del sentimen-
talismo caratteristico nei romantici, specie te-
deschi ; per la fantasia non sfrenata e vaga-
bonda, ma armonica inventrice e divinatrice
dell'ideale nel reale. Meno che romantico egli
fu ancora per un senso storico più acuto di quel
dei romantici, che lo condusse a condannare
nel Discorso sul Romanzo storico un genere
di componimento caro ai romantici; per aver
trattato classicamente la natura, non soffer-
mandosi ad analizzarla minutamente, come i
poeti descrittivi alla Haller, ma tratteggiandola,
quando la tratteggia, con rapidità di tocco e
(1) Graf. Op. cit, pag. 34.
158 II moderno rinnovamento.
sobrietà di colori ; meno che romantico fu in-
fine, perchè gli manca quel senso di malinconia
che ha fatto dire al Carducci il sole esser sim-
bolo del classicismo, e del romanticismo invece
' Tu luna che abbellir godi co'l raggio
Le ruine ed i lutti „ (1),
e perchè non ha alcuno dei caratteri che fecero
battezzare il romanticismo una esplosione d'in-
dividualismo.
Fu invece il M. più che romantico nella se-
rietà e profondità del suo sentimento cristiano ;
nei « sentimenti molto più arditi, molto più
irriverenti > che egli proclama di nutrire contro
Timitazion dei classici, nel culto del vero e del
buono mantenuto immune dalle aberrazioni in
cui i romantici caddero (2).
Delineato cosi il romanticismo del M., vediamo
più davvicino l'opera sua di letterato.
IL POETA.
Il M. coltivò la poesia negli anni giovenili,
e a ventanni compose il carme per Tlmbonati,
a ventidue V Urania, tra i ventisette e i venti-
nove quattro degli Inni Sacri ; a trentasette anni
tutta la sua produzione poetica è compiuta, le
tragedie comprese; solo una strofe, forse, ag-
giungerà nel '48 al Marzo 1821, tenuto chiuso
per ventisette anni nella fedele memoria.
(1) Rime nuove. LXVII. Classicismo e Romanticismo.
(2) Cfi\. per quanto precede: Graf. op. cit. pp. 35-75.
Alessandro Manzoni poeta. 159
Realista più di molti realisti moderni e per
ciò avverso al predominio dell'immaginazione,
per indole naturale nemico di ogni esaltazione
sentimentale, restio a ritrarre gli aspetti delle
cose esteriori, alieno dall' usar « quelli che di-
consi ornamenti ». perchè potevano alterare il
vero, che egli preferiva al bello, il M. non ebbe
le potenze dello spirito più particolarmente ri-
chieste al poetico ufficio; e la sua poesia ha
certo brani' di incomparabile bellezza, ma non
ha la perfezione complessa dell'opera che le
fa meritar titolo di capo-lavoro.
Nelle tragedie si rivela la deficienza delle
qualità drammatiche; lo sentenziò il pubblico
italiano che non fece buon viso alla loro rap-
presentazione. La preoccupazione del rispetto
al vero, e dello scopo morale circoscrive l'am-
bito dell'opera entro angusti confini, e impedisce
al poeta una vera e sana oggettività, spingen-
dolo a fare spesso de' suoi personaggi gli in-
terpreti dei propri sentimenti e pensieri; cosi
viene a mancare la verità, in molti luoghi, alle
figure di Adelchi e di Desiderio, di Ermengarda
e di Marco.
Si direbbe che la verità storica dei personaggi
delle tragedie sia più esteriore che psicologica.
La qua! verità é, del resto, stata la maggior
difficoltà contro la quale il M. si è trovato,
nella tragedia, a cozzare : sia quando il troppo
rispetto ad essa, come nel Carmagnola, ha li-
mitato, come dissi, oltre misura l'ambito del-
l'opera sua e ne ha sminuito la varietà e l'in-
160 II moderno rinnovamento.
teresse; sia quando il poeta, avvedutosi di tale
inconveniente, idealizzò forse troppo il prota-
gonista della sua seconda tragedia, Adelchi,
attribuendogli idee morali e religiose che per
nulla si convengono alla personalità storica di
lui. Si ebbe quindi nella tragedia manzoniana
questo strano accozzamento di una cosi minu-
ziosa preoccupazione erudita da dare origine
ad un poderoso studio (Discorso sopra alcuni
punti, ecc) per dimostrare e confermare la fe-
deltà del materiale attinto nella storia, e di una
notevole mancanza di realtà storica nella vita
interiore dei personaggi, nella vita morale del
tempo loro.
Un altro elemento di grande valore dramma-
tico manca nella tragedia manzoniana, ed è
l'elemento femminile; nel Carmagnola Antonietta
e Matilde, la sposa e la figlia del Conte, ap-
paiono solo all'ultimo atto, e la loro presenza
per nulla contribuisce all'interesse dell'azione ;
nell'Adelchi è la poetica, simpatica figura di
Ermengarda, che ispirò al poeta una delle sue
liriche più dolci; ma essa sfiora la tragedia
lievemente, come anima rassegnata e stanca,
in quel desio disperato di pace eh' essa mani-
festa in una breve scena del primo atto, e che
tristamente si compie nell'atto quarto colla morte
di lei; quale importanza può avere in quel tra-
gico epilogo della lotta tra due popoli e due
religioni, la pallida figlia del re Longobardo,
la sposa ripudiata del re Franco ? E quale ri-
lievo storico di fisonomia è in lei ?
Alessandro Manzoni poeta. 161
Se scarso é il valore drammatico delle due
tragedie, se l'importanza loro rlformatriee non
è grande, talché esse non trovarono imitatori,
ciò non iscema tuttavia il pregio dell'alta poesia
morale che esse racchiudono, né fa meno agile
e nobile il verso, meno semplice, viva ed effi-
cace la forma e la lingua; particolar merito,
questo, in un tempo in cui il teatro italiano,
come meglio vedremo più tardi, posta in non
cale la naturale gaiezza goldoniana, dimenticata
la vigoria tragica dell* Alfieri , alternava me-
schine produzioni nostrali seri Ite in una forma
convenzionale e ampollosa, a versioni infelici
di commedie straniere, spesso ricche solo di
artifiziosità e di inverosimiglianze.
Fu novità — o quasi — il coro della tragedia
greca ricondotto ad onore dal M., adattandolo
ai tempi, nei quali esso non poteva più essere
il modo di tradurre in atto la parte che il po-
polo spiritualmente prendeva all'azione, o di
esprimere l'impressione che il popolo riceveva
dall'azione stessa, poiché mancava ogni reale
partecipar del popolo allo spettacolo tragico.
Il coro del M. fu dunque, per usar le parole
del M. stesso, «fatto indipendente dall'azione e
non applicato a personaggi»; divenne cioè una
specie di intermezzo lirico, che tanto guadagnò
di valor proprio distinto, quanto perdette di
efficacia drammatica.
Oltre ai tre cori la lirica del M. annovera
non numerosi altri componimenti, fra i quali
primeggiano gli Inni Sacri, che rappresentano
Ferrari. 11
162 II moderno rinnovamento.
poeticamente le manifestazioni più nobili e più
alte della religione cristiana. Di questi è princi-
pal pregio quello che nota il De Sanctis nei
Mondo epico-Urico di A. Àf., cioè la base
ideale sostanzialmente democratica, il ricosti-
tuire il mondo ideale cristiano armonizzandolo
con il mondo reale, come l'aveva concepito il
pensiero moderno, il ravvicinare cioè la divi-
nità all' uomo, in una confidenza affettuosa e
dolce, in un'armonia di pensieri e di sentimenti,
preannunziatrice di quel regno di pace che il
mondo irride, e gli afflitti sognano e attendono
ansiosi ma fidenti. La forma è ricca in molti
luoghi d'entusiasmo lirico, spesso efficace, po-
polare e composta insieme, armoniosa nel me-
tro, felice nella parola ; le nuoce tuttavia una
notevole sovrabbondanza di qualificativi nomi-
nali o verbali, che sembrano togliere ai sostan-
tivi la vigoria % lor propria, e puntellarli con
troppe determinazioni; le nuocciono ancora al-
cune similitudini frondose, a torto ravvicinate
da taluno alle similitudini ornate d'Omero e di
Dante, mentre non ne hanno né il pregio arti-
stico, uè l'efficacia dichiarativa.
Tra le liriche d'altro argomento, non ha
grande valore d' arte l'incompiuta canzone II
proclama di Rimini, che solo sta ad attestare
< con un gran brutto verso » come dice a ra-
gione il Martini, il sentimento unitario vivo
nell'animo del M. già sin dal 1815: <t Liberi non
sarem, se non siam uni ! >.
Altra lirica patriottica, e di maggior pregio,
Alessandro Manzoni romanziere. 163
ftl il Marzo 1821; ma le tolse popolarità l'a-
verla pubblicata solo 27 anni dopo che era
scritta, quando l'intonazione sua mite non s'ac-
cordava più con i mutati tempi, né colle info-
cate strofe dei bardi italici dal Rossetti al
Mameli, dal Berchet al Poerio.
Rimane a dire del 5 Maggio, l'ode quasi im-
provvisata per la morte di Napoleone I. Essa
è una lirica che dell'improvvisazione risente i
pregi e i difetti ; certo é frutto di ispirazione
più calda, più vivace, più larga e ardita di volo,
di quel che al M. fosse solito; l'impetuosità del
movimento lirico v'è più frequente e vivace, la
forma spesso più vigorosa, più eloquente nella
sua indeterminatezza poetica; ma l'affollarsi
delle idee e il loro sgorgare impetuoso fanno
l'ode frammentaria, mancante in molti luoghi
d* un nesso, nonché apparente, almeno ideale ;
sicché ciascuna delle strofe vive di vita pro-
pria, e troppo individuale.
IL ROMANZIERE.
Maggiore e quasi incondizionata e universale
larghezza d'ammirazione e di plauso s'acquistò
il M. con il suo romanzo, a tale che, come ben
nota il Mantovani (1), esso « solo é rimasto vivo
nella sua immortale grandezza » anche quando,
dopo il 1849, il romanzo storico non aveva più
(1) Cfr. Dino Mantovani : // poeta soldato, Milano, Treves,
1900; p. 260 e segg.
164 II moderno rinnovamento.
ragion d' essere « come trincea letteraria per
celare il patriottismo militante, bandiera arti-
stica per coprire la merce rivoluzionaria >.
I P. S. svolgono un'azione di semplicità somma:
la storia di due contadini innamorati e a lungo
impediti di sposarsi dalla libidine di un signo-
rotto, dalla paura d' un parroco, dalla corru-
zione d'una monaca per forza, da avversità di
vicende ; finché il signorotto muore, il parroco
non ha più motivo a temere, i due innamorali
si sposano, e la loro costanza è coronata dal
più dolce compenso: una figliolina bellissima
che è la gioia della nonna, del babbo, della
mamma.
Questa azione inoltre ho brevi limiti di tempo;
gli avvenimenti vi occupano tre anni, dal 1628
al 1631 ; del prima e del poi il narratore non
fa se non qualche rapido cenno, tanto per mo-
strare nell'antefatto le ragioni del fatto e, finito
questo, per conchiudere con soddisfazione del
lettore. Ma quei tre anni di vita ridicono tutto
intera la condizione e la storia di più che un
secolo di servaggio dei Lombardi alla Spagna,
ridicono la miseria e la stolta superstizione, la
viltà e le improvvise ribellioni, e il ricadere più
scorato d'un popolo oppresso, l'arroganza insi-
piente e la prepotenza malvagia degli oppressori
suoi, stranieri o nostrali, soldati d' un governo
dispotico, o bravi d'un signorotto vizioso o dis-
soluto, e la profonda anarchia feudale e popo-
lare, e la lotta degli ordini sociali tra loro e
contro una legislazione che rivelava una feroce
Alessandro Manzoni romanziere. 165
ignoranza, e gli effetti terribili di guerre, di
pestilenze, di carestie.
Né minore é l'importanza, la grandezza, la
varietà del quadro psicologico. Nei P. 5. s'in-
trecciano, si mescolano, si integrano i più vari
atteggiamenti della psiche umana, cosi nel bene
come nel male. Realista più che i realisti mo-
derni, il M. non ispende molte parole per de-
scrivere le cose esteriori e materiali in cui si
svolge il dramma ; invece inventa o ricrea tipi
immortali, forma caratteri complicati, quali so-
gliono essere in natura, composti di contrari
elementi, combattuti da contrarie tendenze ; poi,
psicologo profondo, penetra nella loro anima
con rocchio acuto a leggervi il bene ed il male,
li descrive ne* più vari momenti della loro vita
affettiva e spirituale, con una verosimiglianza,
una coerenza meravigliosa.
Sono sprazzi potenti di luce psicologica quasi
ad ogni pagina, dalla scena — cosi vera nella
sua comicità — dell'incontro di Don Abbondio
con i bravi, alla visita di Renzo all'Azzecca-
garbugli, dalla conversione, mirabile nello svol-
gimento sapiente, dell'Innominato, alla conver-
sazione sua col Cardinale, dalla descrizione della
fuga di Renzo verso l'Adda, a quella della sua
visita al Lazzaretto.
Corre infine per tutte quelle pagine un cosi
alto, austero concetto del dovere, una cosi se-
rena visione della vita materiale e delle sue
difficoltà, un cosi nobile senso della vita morale,
una cosi profonda, immensa vena di bontà e
166 11 moderno rinnovamento.
di compatimento per le debolezze e le sofferenze
umane, sian materiali o morali, che mai prima
del M. la conoscenza del cuore umano diede si
benefici frutti.
Tutte le passioni, tutti gli istinti buoni o mal-
vagi dell'anima trovano in quel grande qua-
dro il loro rappresentante. Don Abbondio è la
più mirabile fra le creature del romanzo; mi-
rabile per la vena di profondo umorismo con
la quale il M. seppe in lui fondere tendenze e
sentimenti, non d'una generazione, non di un'e-
poca, ma di tutti i tempi. Quanti se ne incon-
trano tuttodì per via, di Don Abbondi, uomini
timidi e irresoluti, buoni d'indole, in cuor loro
odiatori dei birbanti, dei soprusi, delle ingiu-
stizie, amorevoli, bonari con tutti, ma inceppati
nell'espansione dei loro sentimenti da un egoismo
povero, timido, pedestre, proveniente da paura,
che non vuol conquistar l'altrui, ma solo ser-
bare il proprio e specie serbar la tranquillità ;
incapaci di far male ad alcuno,- tranne però
quando si tratti di scansare un male per loro ;
molto umili coi prepolenti, di rivalsa un po'
prepotenti con gli umili. Di che risulta il più
vivo, vario, interessante contrasto, fonte inesau-
ribile spesso di schietta comicità, sempre di
quell'umorismo che fa del M. « il più grande
umorista italiano, e uno dei più grandi che sian
nati al mondo ! > (1).
Don Rodrigo è ancora l'egoismo, ma l'egoismo
(1) Giuf : Don Abbondio, op. cit., pag. 141.
Alessandro Manzoni romanziere. 167
prepotente, fatto feroce dagli istinti più brutali
del senso; è il vizio basso, è la malvagità su
cui scende la mano castigatrice di Dio. L'Inno-
minato è l'orgoglio pervertito e fatto istigatore
di una malvagità, che il Graf giustamente defi-
nisce « avventizia, accidentale, secondaria >, in
un animo fondamentalmente buono, ma che nella
sua naturai vigoria, non potendo soffrire di star
tra i soverchiati, ha preso posto tra i sover-
chiatori ; e Dio proporziona i decreti ai meriti:
a Don Rodrigo la- morte ributtante e disperata
con la bestemmia sulle labbra, all'Innominato
la conversione, e i soavi ammonimenti del Car-
dinal Federico, e la consolazione immensa di
poter riparare il male, ottenere cosi il perdono
da quei Dio che « perdona tante cose per un'o-
pera di misericordia!».
Padre Cristoforo è invece l'orgoglio acciden-
talmente destatosi in un animo nato onesto e
borghese tanto che trova sfogo all'esuberanza
della sua vitalità costituendosi « come un prò-'
tettor degli oppressi e un vendicator dei torti > (1);
e quando questo orgoglio lo trascina a un atto
violento, a spargere il sangue d'un suo simile,
e a rifugiarsi poi in un convento, egli vede in ciò
un segno del volere di Dio, e si fa frate, e si umi-
lia, ed esce dall'umiliazione trasumanato quasi,
e si accinge al suo viaggio di tutta la vita tra-
verso le sofferenze umane, portando negli occhi
quel non so che misto di gravità e di tenerezza.
(1) P. S. cap. IV.
168 11 moderno rinnovamento.
che si fa più vivo e splendido neir approssi-
marsi della morte, < quasi la carità sublimata
nell'estremo dell'opera.... ci rimettesse un fuoco
più ardente e più puro di quello che Y infermità
ci andava a poco a poco spegnendo » (1).
Il Cardinal Borromeo è la carità cristiana
illuminata, sapiente, indulgente, fatta persona,
é la bontà che s'impone, che irraggia sui cir-
costanti la sua virtù, che affascina.
Intorno a queste, principali, altre figure s'ad-
densano, tutte con particolar fisonomia, anche
quelle che sembran solo adombrate: Agnese e
Perpetua, l'Azzeccagarbugli, il Griso, Antonio
Ferrer, la Monaca di Monza, Don Ferrante,
Donna Prassede, il sarto del villaggio, e l'altre,
che tutte insieme rispecchiano tutti i momenti,
tutte le condizioni della vita, della società nel
tempo loro.
Nel romanzo manca una sola passione, la
più grande: l'amore; il profondo psicologo e
grande umorista non ha veduto l'amore come
elemento drammatico. La Signora di Monza,
Don Rodrigo, l'Innominato sono la dissolutezza,
non l'amore, sia pure colpevole. Renzo e Lucia
si amano di un amor cosi calmo e tepido, che
Renzo, quando vede finalmente tolto con le pa-
role di P. Cristoforo l'ultimo e più grave osta-
colo alla sua felicità, il voto di verginità fatto
da Lucia, « ringrazia vivamente, con gli occhi
(1) P. S. cap. xxxv.
Alessandro Manzoni romanziere. 169
colui che le aveva proferite ; e cerca subito, ma
invano, quelli di Lucia....;» e nulla più!
Il difetto trova la sua ragione neirindole del
Manzoni, nella sua naturale e invincibile vere-
condia a parlar di ciò che direttamente o indi-
rettamente, con la legge o fuor d'essa, aveva
rapporto con i piaceri sensuali. È, in fondo,
ancora una conseguenza di quel profondo senso
morale che era nel M. cosi vivo da imporsi
come norma suprema d'arte, e fargli falcidiare
la parte riguardante la Signora di Monza, piut-
tosto che affrontar quell'argomento.
Tale, in breve, il romanzo che ha avuto nel
mondo maggior fortuna, quello che il Giordani
defini « il primo romanzo leggibile che sia uscito
in Italia », e di cui il Goethe disse: < Io credo
che non si possa giungere più in su » (1) quello
di cui si fecero più che 150 edizioni in italiano,
e traduzioni in tutte le lingue.
Della forma, della lingua di esso dirò par-
lando del
MANZONI CRITICO E FILOLOGO.
Le opere del M. — considerato come erudito e critico —
ci mostrano nella loro varietà la larghezza e versatilità della
sua mente; egli infatti si rivela ingegno storico eccellente
con le Notizie storiche e il Discorso, a dichiarazione delle
sue tragedie, nonché con la Storia della Colonna Infame,
storicamente e giuridicamente dilucidante un episodio dei
(1) Cit. in Piumati: .4. Af. Paravia, 1886, pag. 74.
170 II moderno rinnovamento.
P. S. e con il saggio comparativo tra La Rivoluzione fran-
cese del 1789 e la Rivoluzione italiana del 1859. Filosofo
e moralista fu il M. con le Osservazioni sulla morale cat-
tolica, e con il dialogo Dell'invenzione aggirantesi intorno
ad un'opinione del Rosmini. Critico, il M. ripetè, delucidan-
doli, i canoni del romanticismo nella sua Lettera al Mar-
chese Tappar etti d'Azeglio, e nella lettre a M. C. (hauvet)
sur V unite de temps et de lieu dans la tragèdie; nella prima
di queste due opere, discusso il valore negativo (esclusione
della mitologia, dell'imitazione dei classici, dell'autorità dei
retori, delle due unità drammatiche, ecc.), e il valore positivo
(scelta di argomenti adatti al pubblico, fondamento morale, ecc.)
della dottrina romantica, ne stabilisce la formula: La lette-
ratura deve proporsi V utile per iscopo, il vero per soggetto,
V interessante per mezzo; nella seconda ribadisce in parti -
colar modo la sua opposizione alle due unità sopraddette.
Nella dissertazione Del Romanzo storico, ecc., il M., mosso
dal dilagar dei romanzi storici, e in generale dei componi-
menti misti di storia e di poesia, e delle continuazioni ed
imitazioni dei P. 8. stessi, come La Signora di Monza,
L'Innominato, I figli di Renzo e di Lucia, giudica e
sentenzia il romanzo storico e tutti i componimenti affini
come costituenti un genere falso, affermando che " un gran
poeta e un grande storico possono trovarsi (egli ne era esem-
pio) nell'uomo medesimo, ma non nel medesimo componi-
mento „.
Alla quistione della lingua il M. partecipò
con vari scritti, e specialmente con l'esempio.
Egli ci ha lasciato infatti due edizioni de' suoi
P. S., la prima del Giugno 1827, la seconda del
1840, quest' ultima risciacquata in Arno, come
egli stesso disse, e cioè fiorentinamente trasfor-
mata nella lingua con l'aiuto del Niccolini, del
Gioni, della M. Marianna Rinuccini nei Tri-
Manzoni critico e filologo. 171
vulzio, e di Emilia Luti (1). Cosi il M. dava per
primo l'esempio dell'applicazione delle teorie
incominciate a sostenere fin dal 1821 in una
lettera a G. Fauriel, e per le quali combattè
fino agli ultimi anni della sua vita.
La questione del resto non era nuova: essa si pnb dir
fosse sorta col De Vulgari eloquentxa di Dante, e fu tenuta
viva: nel '400, quando vi parteciparono specialmente Flavio
Biondo e Leonardo Bruni; nel '500 con il Bembo, il
Castel vetro, il Castiglione, il Tolomei, il Trissino e
molti altri ; nel '600 col Cittadini e il Bartoli. Nel '700
la disputa si riaccese più ardente con il Cesarotti, il Ga-
leani Napione e il Cesari (2) e questi la continuò nel
nostro secolo, quando essa s'era già intimamente legata con
l'altra contesa, tra classici e romantici.
V'entraron poi, nuovi campioni, V. Monti, e il genero suo
Giulio Perticari (3), e si disegnarono allora tre opinioni, o
tre scuole : l'una, che sosteneva il purismo rigido del Cesari,
ebbe a maestri Basilio Puoti, Paolo Costa e Michele
Colombo; la seconda, fautrice della dottrina del Monti e
del Perticari; la terza costituita da coloro che con Urbano
Lampredi, con Gino Capponi, con G. B. Niccolini con-
sigliavano il ravvicinamento dell'uso scritto con quello della
lingua toscana vivente.
Il M., novatore in arte, tutto inteso ad acco-
stare la letteratura al popolo, doveva per ne-
cessità accettare fra le varie teoriche quella
che a tale suo intento meglio si convenisse. Du-
ci) V. La risciacquatura in Arno dei P. S. in Scritti po-
stumi di A. M. per cura di G. Sforza — Milano, Rechiedei,
1900.
(2) V. p. 96 e segg.
(3) V. p. 129 e segg.
172 11 moderno rinnovamento.
rante la sua dimora a Firenze, e la conseguente
dimestichezza con il Capponi e il Niccolini, egli
concretò tale teoria, e la sostenne in parecchi
scritti, dove afferma che: per riparare alla man-
canza in Italia d'una lingua viva, unica, com-
piuta, non bastano i libri, le conversazioni dei
dotti, il concorso degli idiomi regionali, ma oc-
corre il linguaggio agile e parlato d'una società
che sia in piena comunione d'idee e di pensieri ;
che inoltre l'uso é l'unico arbitro e legislatore di
una lingua, al disopra d'ogni ragione.
Ciò premesso, e considerato che il fondamento
della nostra lingua è nel dialetto fiorentino, il
quale offre tutte le condizioni desiderate, il M.
conclude doversi attingere gli elementi della
lingua italiana nell'uso delle persone colte to-
scane, conservando dagli scrittori quanto é
ancor vivo e usato, e provvedendo alla diffu-
sione della lingua cosi formata con un voca-
bolario dell'uso fiorentino.
Il M. sollevò con tale opinione vivace contesa,
cui molti parteciparono, o animosamente so-
stenendola, o avversandola, tutti però ricono-
scendo la serietà e profondità delle argomenta-
zioni, l'importanza degli elementi storici addotti
ad avvalorare la tesi.
Cosi il M. dava al nuovo popolo italiano una
letteratura e una lingua popolari , chiudeva
d'un tratto e per sempre la via alle esagera-
zioni del classicismo, nel contenuto e nella forma,
avvincendo indissolubilmente l'arte alla natura
viva, alla vita contemporanea sua.
§ vi.
Giacomo Leopardi.
Solo in disparte come il Manzoni, sta un altro
grande: Giacomo Leopardi, che non può esser
considerato capo di una scuola, ma bensì uno
dei grandi solitari del pessimismo.
Nasceva Giacomo Leopardi il 29 Giugno del 1798 in
Recanati dal conte Monaldo e dalla Marchesa Adelaide Ali-
tici. Appresi i primi rudimenti da domestici precettori, passò
gli anni della sua infanzia in solitudine triste, sol confortata
dalla lettura e dallo studio nella " ricca biblioteca raccolta
dal padre, uomo molto amante delle lettere „; e lo studio fu
cagione a distruggergli, diciassettenne ancora, la salute.
Fanciullo apprese, senza maestro, la lingua greca ; quattor-
dicenne " si diede seriamente agli studi filologici e vi perse-
verò per sette anni ; finche, rovinatasi la vista e obbligato a
passare un anno intero [1819] senza leggere, si volse a pen-
sare, e si affezionò naturalmente alla filosofia; alla quale ed
alla bella letteratura che le è congiunta, ha poi esclusiva-
mente atteso fino „ alla morte.
L'educazione sua domestica fu rigida, per volere del padre
e della madre e più per le ristrette condizioni finanziarie della
famiglia, dipendenti dalla spreconeria giovanile del padre,
cui solo con una amministrazione rigida potè la Marchesa
Antici porre riparo.
174 11 moderno rinnovamento.
Tuttociò fece che la casa paterna, " il natio borgo selvag-
gio „ sembrassero al giovinetto un triste monastero, mentre
egli si destava ad una precoce vita del cuore e dell'intel-
ligenza.
A diciotto anni s'innamorava e scriveva la sua prima lìrica,
a vent'anni progettava senza risultato una foga da Recanati.
Entrato in corrispondenza ed in intimità con Pietro Giordani,
ancora ventenne componeva due tra le sue massime Canzoni,
e finalmente a 24 anni otteneva dal padre di poter partire da
Recanati per Roma. Reduce a Recanati nel '23, ne ripartiva nel
'25, dimorando per tre anni a Milano, a Bologna, per breve
tempo ancora a Recanati, poi a Firenze, dove si ritrovava
col Giordani, e conosceva il Capponi, il Colletta, il Manzoni
ed altri letterati.
Dopo un'ultima dimora tra l'autunno del '28 e la prima-
vera del '30 a Recanati, tornava a Firenze per tre anni, indi
a Napoli, nel '33, quivi stabilendosi presso l'amico suo An-
tonio Ranieri, tra le braccia del quale spirava di idropericar-
dite il 14 Giugno 1837, dopo aver trascinato per molti anni
la sua vita tra mille softerenze fisiche.
Le sue opere sono innumeri; noto le più importanti:
In poesia:
oltre a versioni dal greco, trentanove canti, intorno agli
argomenti più vari, scritti dal 1816 al 1886; secondo la
cronologia che 0. Bacci ha dedotto dai più recenti stadi (1)
essi si dividono in due periodi, dei quali il I.° va dal 1818 al
5 dicembre 1823 e comprende i primi ventitre canti, ultimo
quello Alla sua donna; in questo periodo il pessimismo leo-
pardiano si vien disegnando per gradi, e a poco a poco la
forma poetica personale si vien svolgendo dall'imitazione
classica latina e greca nell'arte, petrarchesca nel metro. Dopo
una interruzione di due anni, durante i quali il L. scrisse di
preferenza in prosa, comincia il II.° perìodo, che comprende
(1) Giorn. St. d. lelt. it., voi. XXI pag. 432.
Giacomo Leopardi. 175
sedici canti, da quello al Conte Carlo Pepoli [1826], alla
Ginestra [1886[, u ultima poesia, scrive il Giordani, ch'egli
gridò a pie del Vesuvio, nel vespro della sua dolorosa e
breve giornata ,. In questo II.0 periodo il pessimismo diviene
, ormai affermazione del dolore universale, la forma è squi-
sitamente petrarchesca, il metro della canzone si fa più libero,
sciolto dagli eccessivi vincoli del metro petrarchesco, mal
convenienti al vario atteggiarsi del pensiero poetico.
Tra questi canti occupano principal posto quelli che s' in-
titolano: Il passero solitario [1818]. All'Italia [1818], Sopra
il Monumento di Dante [1818]. Nelle nozze della sorella
Paolina [1821], Bruto minore [avanti il 5 Dicembre 1828],
A Silvia [1828], Le Ricordanze [1829], La quiete dopo la
tempesta [1829], Canto notturno d'un pastore errante del-
l'Asia [1829-1880], Il pensiero dominante [1831], Amore e
morte [1832], Aspasia [1884], La Ginestra.
In prosa:
Opere morali (dialoghi, trattati, detti memorabili) in numero
di 25; e principali fra esse: La storia del genere umano,
Dialogo della Natura e d'un islandese, Il Parini ovvero
della Gloria, Dialogo d'un venditore d'almanacchi e di un
passeggiare, Dialogo di Tristano e d'un amico, ecc.
prose varie, fra le quali Pensieri letterari e filosofici
pubblicati postumi dal 1898 al 1900, di su un manoscritto
divenuto per decreto reale proprietà della maggior biblio-
teca di Napoli;
volgarizzaménti molti dal greco; un abbondante episto-
lario, che si va sempre più arricchendo.
Le traversie della vita, le malattie e la pro-
fonda, insanabile tristezza che esse dovevan
di necessità generare, furono da molti giudicate,
vivo ancora il Leopardi, la causa prima, deter-
minante ed occasionale ad un tempo, di quel
desolato atteggiarsi del suo spirito che prende
nome di pessimismo.
176 // moderno rinnovamento.
Ha contribuito forse a far nascere tale ingiusta
opinione la chiusa del Saggio sugli errori po-
polari degli antichi, scritta verso il diciassette-
simo anno, e nella quale il L. tesseva l'apologia
della religione cristiana, affermando che non é
filosofo chi non crede in essa, e ognuno che in
essa creda è perciò solo filosofo. Parve che il con
trasto fra questi pensieri e l'ateismo profondo ve-
nuto di poi segnasse, come inizio alla filosofia
pessimista leopardiana, quell'anno malaugurato
in cui il giovinetto usci dagli studi portentosi con
la schiena curva, i muscoli emaciati, la vista
rovinata.... insomma un povero gobbo minac-
ciato di cecità, oggetto di riso e di compas-
sione (1). Ma contro siffatta affermazione, pro-
testò già sdegnosamente il L. stesso, attribuen-
dola alla « vigliaccheria degli uomini, che hanno
bisogno d'esser persuasi del merito dell'esi-
stenza, e che han perciò considerato le sue opi-
nioni filosofiche come il risultato delle sue
sofferenze particolari » (2).
La critica ha avvalorato questa protesta ; e
noi riassumeremo quanto fu già dimostrato:
(1) Db Roberto: Leopardi, Treves, 1898, pp. 53-54.
(2) Lettera in francese a De Siuner, 24 Maggio 1832. Si noti
la contraddizione fra queste parole e quelle di una lettera
al Giordani (Epist. voi. I, pag. 278) dove il L. consente che
il suo travaglio deriva più dal sentimento dell'infelicità sua
particolare, che dalla certezza dell'infelicità universale e ne-
cessaria. Cfr. a questo proposito Graf: Manzoni, Foscolo e
Leopardi, pag. 186, 187.
Giacomo Leopardi.
dal Patrizi per l'influenza atavica (1); dal Ri-
delia per le ingiuste accuse rivolte al carattere
del L. da Antonio Ranieri, colui che #li era
stato cosi fido amico (2) ; quanto già era stato
discusso ed assodato dal Caro (3), e dal Rod (4);
quanto infine dedussero e dimostrarono il De Ro-
berto, ed il Carducci (5).
Nato da una stirpe in cui era ereditaria la
mania misantropica, rivelatasi con il suicidio
o con il monacato, in cui il sangue s'era cor-
rotto, e la fibra indebolita per matrimoni fre-
quenti tra consanguinei, il L. aveva nel sangue
i germi d'ambedue le sue malattie: la fisica e
la morale. A svolgere i germi della rachitide
valsero l'educazione rigida, la mancanza di vita
attiva, di sfogo all'esuberanza fìsica caratteri-
stica dei fanciulli; e la tendenza particolare
dello spirito, combinata ancora con l'educazione
rigida, con la sovreccitabilità del sentimento
amoroso, con le condizioni fìsiche, si svolse in
quell'atteggiati del L. a uno sconforto supremo.
Anche vi contribuì la precocità di quella mente,
che concepiva é componeva una tragedia in
3 atti (Pompeo in Egitto) a 11 anni e a 18 la
traduzione del primo libro dell'Odissea e un Say-
(1) Patrizi : Studio psico-antropologico su G. L. e la sua fa-
miglia.
(2) Ridblla : Una sventura postuma di G. L.
(3) E. Caro: Le pessimisme au XIX siede.
(4) E. Rod: Giacomo Leopardi.
(5) G. Carducci : Degli spiriti e delle forme nella poesia di
G. L.
Ferrari. 12
178 11 moderno rinnovamento.
gio sulla fama d'Orazio presso gli antichi; e fi-
nalmente v'ebbe parte l'anima calda d'amore,
maturata dalle sofferenze tanto da sentirsi pros-
sima alla morte ancor diciottenne, (V. L'appres-
samento della morte), aspirante a magnanime
cose tanto da scrivere: «Oggi finisco il vente-
simo anno. Misero me; che ho fatto? Ancora
nessun fatto grande. Torpido giaccio fra le mura
paterne ! >.
Ma questo sconforto non è individuale bensi fi-
losofico, non è la conseguenza solo di particolari
disagi fisici, al cessar dei quali cesserebbe an-
ch'esso, non è soggettivo e tendente al suicidio,
come nel Werther del Goethe, nell'Ortis del
Foscolo, nel Figlio del Secolo di A. de Musset.
Il pessimismo leopardiano é invece oggettivo, è
un'aspirazione ansiosa all'annullamento del pen-
siero, in quanto questo è fonte del Weltsehmerz,
del dolore mondiale, che regna in tutti i gradi,
in tutte le regioni dell' essere, che accomuna
tutta l'umanità nella legge del dolore, e al ge-
nio consente una sola superiorità : vedere di-
stintamente ciò di cui la folla ha una confusa
percezione.
L'equivoco in cui il mondo è caduto a pro-
posito del L. fu risultato d'un error di logica ;
il mondo avrebbe dovuto dire che se il L. fosse
stato sano, non sarebbe probabilmente stato
pessimista, perchè avrebbe potuto veramente
vivere, amare, lottare, vincere; il mondo ha
detto invece: il L. fu pessimista perché fu mal-
sano.
Giacomo Leopardi. 179
No; il germe del pessimismo era già in lui;
lo stato fisico ha creato solo le condizioni favo-
revoli al suo svolgersi e vigoreggiare, sicché
esso fu, per usar la frase del Patrizi, V inevitabile
riverbero delle condizioni organiche sul colore
della filosofia (1).
Riassumiamo in breve a quali affermazioni
giunge il pessimismo leopardiano, e per qual
via. Il primo sentimento manifestatosi nell'anima
del poeta-filosofo, sensibile e immaginoso, so-
vreccitabile al massimo grado fu l'amore: un
amore appassionato, intenso. Ma esso non ot-
tenne ricambio; e il L. immaginò allora l'esi-
stenza in noi d'un ideale di bellezza, inconsegui-
bile, illusorio che fa dell'amore un'illusione, più
delle altre angosciosa, perchè l'ideale è più
d'ogni altro desiderato; si che al sopravvenir
della delusione inevitabile non resta che un solo
pensiero, un solo desiderio: morire. Ecco il sen-
timento ispiratore di Aspasia e del Pensiero do-
minante, di Conealvo e di Amore e Morte.
Segue tosto l'affermazione che tutto al mondo
è illusione; invero che altro si potrebbe deside-
rare, che altro potrebbe dar pregio alla vita ? La
scienza ? È illusione ; essa avvicina l'uomo a poco
a poco alla chiara visione della sua inferiorità di
fronte alla natura, della imprescrutibilità del mi-
stero ultimo, della ragione prima delle cose ; lo
avvicina dunque al momento in cui la sua cu-
(1) Patrizi-: op. cit, cnp. I.
180 11 moderno rinnovamento.
riosità sia dimostrata insoddisfacibile, onde al-
l' infelicità.
Tale il succo del Canto d'un pastore errante
dell'Asia e di parte della Ginestra; tale la de-
solata morale del Dialogo della Natura e di un
Islandese.
La gloria può forse meglio abbellire la vita,
temperarne le amarezze? Rispondono le Ricor-
danze, risponde il trattato : // Par ini ovàero
della Gloria, e par di sentirvi l'eco dei versi
danteschi :
■ Che fama avrai tu più, se vecchia scindi
Da te la carne, che se fossi morto
Innanzi che lasciassi il pappo e il dindi „,
se fatalmente, ineluttabilmente, cosi nella vita
febbrile delle grandi città come in quella gretta,
meschina, invida dei piccoli borghi, la tua su-
periorità intellettuale rimarrà oscura o disco-
nosciuta ?
Né meglio varrà l'amor della patria.
« Stolta virtù, le cave nebbie e i campi
DeU'inquiete larve
So u le tue scole, e ti si volge a tergo
Il pentimento ! ,
Cosi la definisce Bruto Minore ; e nei Para-
lipomeni alla Batracomiomachia scende duro e
triste il sarcasmo sull'illusione patriottica che
aveva fatto battere per un istante il cuore del
poeta; nel Monumento a Dante, nelle Nozze
della sorella Paolina, nella Canzone alVItalia
è raffievolirsi, il dileguarsi d'ogni speranza di
Giacomo Leopardi. 181
redenzione per la patria, alla quale resta ormai
solo la triste alternativa di sceglier miseri figli,
meglio che codardi.
Che rimane dunque ? La verità è funesto dono
e dev'esser accuratamente nascosta air uomo,
perché distrugge ogni illusione; il progresso è
chimera; il pensiero é tormento; l'uomo é ne-
mico all'uomo; nemici a lui gli elementi, ne-
mico il suo corpo frale, e « il corpo è l'uomo >
dice Tristano, che < tuttociò che fa nobile e viva
la vita dipende dal vigore del corpo, e senza
quello non ha luogo ».
A che dunque la vita ? Qui appare Y altro
aspetto della sincerità filosofica del L. ; egli
non sa dare una teorica, risolutiva risposta
al problema ultimo, e lo confessa candida-
mente. Quando Ruysch chiede alle sue mum-
mie : « Dite: come conosceste d'esser morti? >
nessuno risponde; è finito il quarto d'ora du-
rante il quale i morti potevano parlare ; quando
l'Islandese chiede alla Natura : « A chi piace o
a chi giova cotesta vita infelicissima dell'uni-
verso, conservata con danno e con morte di tutte
le cose che lo compongono ? » due leoni divo-
rano l' Islandese, e la domanda rimane senza
risposta.
All'anima siffattamente angosciata rimarreb-
bero soli i conforti della fede; ma dal giorno
in cui l'anima del L. s'è destata al pessimismo,
l'idea di Dio non ha cessato per lui di esistere,
ha cessato d'essere mai esistita ; il nome di Dio
non ritorna nelle liriche o nelle prose leopar-
182 // moderno rinnovamento.
diane, nemmeno per imprecarlo; Dio non è,
non fu, non sarà; é un nome vano, senza sog-
getto (1).
Cosi l'uomo si riduce all'immagine d'un « vec-
chierel bianco, infermo * che « corre, via corre,
anela » lasciando#brandelli di carne ai roveti
della via, cadendo, rialzandosi, ricadendo
• Lacero, sanguinoso, infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto :
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando il tutto oblia „,
la morie, la sola, la degna conclusione all'infi-
nita vanità del tutto.
Il L. arriva ancora più in là, come giusta-
mente osserva il De Roberto ;« credere alla
morte, al nulla, é ancora avere una specie di
fede. L'orrore sembra massimo; eppure ce n* è
uno ancor più grande. Tanto desiderio della
morte cela ancora l'amarezza dei disinganni,
misura ancora la forza delle speranze, sia pure
perdute. Il vero segno che l'amore è finito, non
è odiare l'oggetto un tempo caro o l'amarne
un altro, é l'indifferenza. A questa indifferenza
per la morte e per la vita, Giacomo Leopardi
arriverà con l'ironia (2) ».
(1) Anche là dove par accennato Dio nel " brutto poter
che ascoso a comun danno impera „ nulla vieta che s'in-
tendano riassunti invece i caratteri della Natura, di cui si
ha la corrispondente specificazione, sparsamente nei canti,
e più ordinata e completa nel Dialogo fra un Islandese e la
Natura.
(2) De Roberto : op. cit., pag. 271.
Giacomo Leopardi. 183
È proprio il tetro quadro che della vita dà
Schopenhauer, il maestro del pessimismo tede-
sco : € La vita è una caccia incessante, in cui,
ora cacciatori, ora cacciati, gli esseri si dispu-
tano i brandelli di un orribile pasto; una guerra
di tutti contro tutti; una specie di storia natu-
rale del dolore che si riassume cosi : volere
senza cagione, sempre lottare, poi morire, e
cosi di seguito \nei secoli dei secoli, fino a che
la crosta del nostro pianeta si sbricioli in pic-
cole scheggie ».
Tale il pessimismo del L., chi non voglia
tener conto delle contraddizioni pur non infre-
quenti nelle quali egli cadde, seguendo gli on-
deggiamenti della sua anima, più che i principi
della scienza rigida e sconsolata (1).
Portato a queste illazioni, che gli son natu-
rali del resto, il pessimismo non è più una
dottrina, è una malattia del cervello; e se l'o-
pera del L. si fosse limitata a dettare siffatti
principi, essa sarebbe stata esiziale, né avrebbe
valso la fama al suo Autore.
Ma è in ognuno quasi di noi l' istintiva co-
scienza delle esagerazioni, della falsa e unila-
terale visione della vita che si ha in quelle
liriche e in quelle prose, e spontaneo è quindi
il ripudio di quelle dottrine ; anche là dove ciò
non avviene, la discussione filosofica, la critica
(1) A proposito di queste contraddizioni cfr. Graf: op.
cit. : Della psiche di G. L. pessim ; Carducci : op. cit , pagg.
117 e 120.
184 II moderno rinnovamento.
rivelano, senza grande sforzo, 1' artificialità, la
fragilità di quell'edificio di disperazione.
Per tal modo quella lirica, quelle prose, rese
filosoficamente innocue, invece di allontanarci
dalla vita, ci avvincono ad essa con tutto il
fascino di un'arte potente, meravigliosa.
Neghiamo il nostro consenso al filosofo, ma
lo diamo intero all'artista.
In arte il L. fu classico. Intendiamo però
il particolare aspetto del suo classicismo, che
non é quello dei classicisti del finir del secolo
scorso ; quello del Leopardi non è umanesimo, é
rinascimento; non è formale riproduzione del-
l'arte ridotta ad artificio, è penetrazione e assi-
milazione del modo di essere deir anima clas-
sica in sé e nelle relazioni sue col mondo esterno,
onde nasce l'arte; non è scimmieggiare, è creare
al medesimo modo. Tanto è ciò vero che ognuno
consente nel riconoscere in siffatto classicismo
atteggiamenti e accenni romantici, e il Graf
non esita ad affermare, dimostrando, che «se
non fu un romantico, il L. ebbe in sé del ro-
mantico assai più di quanto potesse egli im-
maginare, assai più di quanto fu giudicato da
altri» (1); persino il Carducci — pur classico
nell'anima, ma classico al vero modo — è con-
dotto dallo squisito senso e dalla sincerità della
sua critica a riconoscere in più luoghi l'alito
nuovo che spira traverso la poesia leopardiana,
che è «gran pare e forza del rinnovato stile
(1) Graf: op. cil. p. 317. Cfr. tutto il capitolo.
Giacomo Leopardi. 185
della poesia nel Risorgimento» (1). Il L. fu
dunque un classico; mosse i primi passi e pur
smisurati, tra riverberi greci, latini e petrar-
cheschi, e per questa via andò verso quel che
il Carducci chiamò classicismo eclettico delle
odi-canzoni, imitando delle odi d'Orazio la lingua
poetica e le giunture dello stile e la maniera
degli episodi, della lirica del Petrarca la can-
didezza e la semplicità, del Chiabrera ammirando
il sublime rapido e pindarico. Ma il L. fu presto,
per usar la parola carducciana, autonomo; fu
lui, lui solo, col suo grande ingegno e col do-
lore suo; solo a mostrare una nuova forma e
una nuova forza della lingua e della poesia
nostra. Limpido nell'espressione, profondo e tutto
personale nel pensiero, caldo, fin contro il suo
pessimismo, nel sentimento, che lo trascina agli
entusiasmi della prima parte della Canzone al-
l'Italia per l'amor patrio, al grido
* Lice, ah lice in terra
Provar felicità : non è già fola ,
del Consalvo, agli estasiati versi del Pensiero
dominante, il L. rimane il vero, il solo poeta
di quel periodo dell'anima italiana. Né, finché
duri senso d'arte, gusto di armonica poesia,
pietà per le sventure vere, simpatia per gli af-
fetti profondi, cesserà di vibrare il nostro cuore
unisono con quello del cantore di Aspasia, delle
Ricordanze, di Amore e Morte, della Ginestra
(1) Carducci: op. cit., p. 79. Cfr. pp 83-84, 102, 105, 107,113.
186 // moderno rinnovamento,
che segna il culmine della poesia leopardiana.
Pur chiara, efficace, scolpita è là prosa del
L. ; meravigliosa opera di cesello talvolta nel
dar risalto alle più tenui sfumature del pen-
siero, talvolta netta, incisiva, rapida ; sempre
purissima, disinvolta senza esser mai volgare,
rapida senz'esser sommaria, curata senza lec-
cature o affettazioni. La prosa del L., special-
mente nei Pensieri letterari e filosofici, di cui
ancora continua la pubblicazione, e de1 quali
è ammirabile la varietà e la sincerità, ne rivela
inoltre la profonda cultura, la novità, perso-
nalità, sicurezza del giudizio, l'agilità del ra-
ziocinio, anche quando non convince, e presta
il fianco alla discussione, alla confutazione.
Tale si svolse l'opera di questo grande e
sventurato solitario, cui tanto deve la moderna
letteratura italiana ; che le sue vestigia si ri-
scontrano costanti, in ognuno che volle dopo di
lui levarsi, nelle lettere, fuor del comune.
CAPITOLO III.
La patria nella letteratura,
[1830-1870].
§ I.
1 primi manzoniani nell'alta Italia.
Silvio Pellico. — Il Berchet poeta patriottico. — S. Biava. —
A. Brofferio. — P. Giannone. — T. Grossi. — G. Torli.
— L. Tedaldi-Fores. — L. Carrór.
Il Romanticismo da un lato, il Leopardi dal-
l'altro schiudevano cosi nuovi orizzonti all'arie
nostra appunto quando si destava a nuova vita
il popolo italiano: nel 1815 il Manzoni faceva
dell'unità la condizione della libertà italiana ;
nel 1816 il Berchet dettava la Lettera semiseria;
del 1817 è la proclamazione dell' unità politica
della lingua per opera del Perticari ; nel 1818 il
Perticari stesso proponeva l'istituzione di una
cattedra di letteratura italiana nell'Università
di Roma ; nel 1818 il Leopardi scriveva la Can-
zone alVItalia. Finalmente nel 1818 sorgeva il
Conciliatore, fondato e redatto dal Conte Porro
Lambertenghi e da quegli altri valenti che sa-
rebbero stati le principali vittime del primo
188 II moderno rinnovamento.
processo politico istruito dall'Austria ; erano fra
essi un grande pensatore: Gian Domenico Ro-
magnosi ; (1) una mite e gentilissima anima : Sil-
vio Pellico; un infocato poeta romantico: il
Berchet (2).
Silvio Pellico, dal Piemonte, d'ov'era nato [Saluzzo, 1789],
passò ventenne a Milano con la famiglia, e quivi si strinse
d'amicizia col Monti, col Foscolo, col Romagnosi, col Manzoni ;
qui fa maestro e precettore, e compilò il Conciliatore; ar-
restato nel '20 come Carbonaro, e condannato a morte, ebbe
la pena commutata, e con lai Pietro Maroncelli, in quella
del carcere darò, che scontò allo Spielberg per otto anni. Fu
graziato nel '80, dopo aver patito ineffabili torture. Tornò
allora a Torino, e là trascorse il resto della sua vita, là
morì nel gennaio del 1854. Disturbi fisici numerosi — con-
seguenza dei patimenti del carcere — gli avevano infranta
la fibra fisica cosi come prostrato lo spirito, alienandolo dalle
cure politiche come da tutte quell'altre che importassero ec-
cessivo lavoro intellettuale, e avevano rivolto il suo mite
animo più fervidamente a quella religione che gli avea porti
i sommi, i soli veri conforti, nei lunghi tormenti del carcere.
Lasciò :
in poesia.
liriche e cantiche o novelle poetiche;
dodici tragedie, di cui principale e più popolare la Fran-
cesca da Rimini [1814],
in prosa:
l' Epistolario ;
I doveri degli uomini, raccolta di precetti e d'esempi
che insegnano ad un giovine la filosofia della bontà e del-
l'amore del prossimo. :
(1) V. p. 132.
(2) V. p. 149 c segg,
I primi manzoniani nell'alta Italia. 189
Le mie prigioni [1882], racconto delle vicende sue dal-
l'arresto al ritorno in patria.
Silvio Pellico, prima classico per l'amicizia
e l'esempio del Monti, poi romantico per incli-
nazione e per nuove relazioni contratte, non fu
grande poeta ; le sue Cantiche, d'argomento me-
dioevale, d'ispirazione delicata e gentile, son
tuttavia dimesse sino alla fiacchezza, e spesso
neglette. Nella tragedia, uguale alle cantiche per
scelta di argomenti, per delicatezza d'ispirazione
e per iscarsa vigoria di forma, non lasciò trac-
cia durevole fuorché con la Francesca da Ri-
mini (1), che però andò debitrice della sua po-
polarità più al lievito patriottico che alla po-
tenza dell'arte. L'Epistolario ha valore biografico
soltanto; i Doveri degli uomini non hanno né
per contenenza né per forma, speciali pregi. Si
che del Pellico si può dire che egli deve la sua
fama di letterato all'opera sua in cui pose mi-
nor preoccupazione letteraria, come ad essa va
legata indissolubilmente la sua fama di patriota.
< Anche quel gesuita di Pellico ha voluto fare
la sua vendetta ! > dicono esclamasse l'impera-
tore Francesco, lette Le mie prigioni. Invero
questo libro, nel quale il Pellico narrava con
semplicità artistica di forma, con lingua e stile
puro, se ne togli poche mende di affettazione
grammaticale e sintattica, senza alcun appa-
(1) Forse la Gisnwnda dì Mendrisio, meglio studiata, po-
trebbe avere valore come una pagina di autobiografìa psi-
cologica.
190 11 moderno rinnovamento.
rente intento politico, ciò che aveva sofferto e
veduto soffrire nel carcere duro, oltre meritare
un posto tra le migliori scritture in prosa della
prima metà del nostro secolo, molto presso ai
Promessi Sposi, deve anche essere annoverato
tra le più diffuse opere ispiratrici d'odio allo
straniero, d'amore alla patria, appunto per la
sublimità eroica di rassegnazione che spira da
quelle pagine. Nessuna parola di lamento, nes-
suna imprecazione, nessun calore d'artificio
rettorico avrebbe potuto dare a quell'opera l'ef-
ficacia che le venne da quella piana, mite, ras-
segnata, ma evidentemente sincera narrazione
degli avvenimenti, tanta è la forza di simpatia
che hanno in sé i dolori e le sofferenze vere e
sentite.
Appunto nell'anno che il Pellico s'avviava ai
lunghi supplizi del carcere, usciva alle stampe
il primo grido poetico della rivoluzione italiana:
1 profughi di Parga, poemetto polimetro d' un
esule, Giovanni Berchet. Narrava esso i tor-
menti e la disperazione d'un parganiotto, co-
stretto ad abbandonar con la famiglia la città
natale, quando questa, con basso mercato, era
stata ceduta dagli Inglesi ai Turchi [1819]; e
quella esaltata novella, di cui, in altre circo-
stanze e sotto il semplice aspetto letterario,
giustamente sarebbe sembrata talor soverchia
la concitazione del metro e delle frasi, eser-
citò invece allora un fascino indicibile sugli
spiriti, e fu popolare e famosa, perchè gli ita-
liani videro rispecchiarsi nei lamenti, nei do-
I primi manzoniani nell'alta Italia. 191
lori, nelle imprecazioni dell' uom di Parga, i
loro dolori, i loro lamenti, le loro imprecazioni.
Ai Profughi di Parga tenner dietro altre bal-
late e romanze popolarissime del Berchet, nelle
quali, e in ispecie nel gruppo che s'intitola
Fantasie, sempre più aperti ed efficaci furono
gli accenni al sentimento patrio e alle nobili
aspirazioni che animavano il poeta e i suoi
contemporanei ; e la serie gloriosa si chiude
nel '31 con YOde in decasillabi per le rivolu-
zioni di Modena e Bologna, non ricca di pregi
letterari, ma squillante come tromba di guerra
e di redenzione, nel suo ritornello che ancora
echeggiò sui campi di battaglia del '48 e del '49,
" Su Italia, su in armi! Venuto è il tuo di!
Dei re congiurati la tresca fini ! „ ;
ma fatidica nell'invocazione al vessillo italico:
• Il verde la speme tant'anni pasciuta;
II rosso la gioia d'averla compiuta;
Il bianco la fede fraterna d'amor. ,
Fama molto minore del Berchet e, ingiustamente, anche di
, altri pure a lui inferiori, ebbe Samuele Biava [1806-1870]
che nelle sue Melodie Uriche seppe contemperare, imitando
il Berchet, il gusto romantico, un fine senso d'arte, un alto
sentimento civile e patriottico; chiuse egli nell'oscurità la
sua vita, forse per avere negli anni tardi abbandonato il ge-
nere cui era debitore della sua rinomanza e dedicata tutta
la sua attività poetica alla religione, prima colorendone le
leggende, poi componendo e traducendo canti ecclesiastici.
Più fortunato del Berchet che, morendo nel'51,
dovè temere lungamente ritardato il trionfo di
192 11 moderno rinnooamento.
quella causa italiana, a cui aveva dedicata tutta
la sua vita, fu un suo compagno nel Parla-
mento subalpino, Angelo Brofferio.
Nacque nel 1802 presso Alessandria, morì a Locamo nel
1866. Fu criminalista e avvocato eloquente, condannato nel '80
e nel '46, deputato nel '48, avversario del Conte di Cavour,
bibliotecario di Vittorio Emanuele.
Il Brofferio fu autore di drammi, di tragedie,
di commedie, oggi scadute dalla memoria, e di
due interessanti opere politiche e storiche: /
miei tempi, e La storia del Parlamento e del
Piemonte ; nelle commedie abbondano le corag-
giose allusioni che il pubblico coglieva a volo;
ma il Brofferio non fu poeta per esse, come non
fu né prosatore né storico di vaglia per i venti
volumetti delle sue memorie, (/ miei tempi), dove
si rivelò caldo uomo di parte, e si lasciò tra-
scinare a polemiche, a personalità, a invettive
violente.
Certo egli ha meglio affidato il suo nome alle
liriche dialettali piemontesi, con le quali ac-
compagnò tutta l'opera della redenzione italiana,
dai suoi primi moti, che cantò nel marzo der31
con : LI pooer esilia, al primo atto fiero di Carlo
Alberto contro l'Austria, esaltato nel La Stella
dal Plemount ; dal La Plemontelsa, eansson
d' guera dal 1859, al fatidico inno di guerra
del '66 :
* Delle spade al fiero lampo
Troni e popoli son desti „.
Il merito poetico del Brofferio fu di molto in-
/ primi manzoniani nell'alta Italia. 193
feriore a quello del Berchet; che nel poeta pie
montese alla spontaneità ed al calore del sen-
timento poetico non si accoppiò la originalità
artistica; fu egli spesso pedissequo imitatore
del Bèranger, il popolarissimo poeta francese;
nell'uso del dialetto suo mancò spesso di natu-
ralezza, forzandolo a penosi contorcimenti let-
terari; in generale fu scarso di fantasia, e di
accensione lirica, e nella satira politica ebbe ve-
dute limitate e fu spesso personale.
Vissuto più a lungo, ma meno avventurato del Brofferio, e
più vicino per l'indole sua poetica e in parte per le vicende
della sua vita al Berchet, fu Pietro Giannone [1790-1873],
carbonaro, due volte imprigionato, poi esiliato dal duca di
Modena, negli Stati del quale aveva avuto la nascita. Egli
risente l'influsso del Rossetti e del Bestini, pui? rimanendo
inferiore ad essi nella lirica estemporanea ; cantò anch'egli,
come il Berchet, gli strazi dell'esilio^ in un poema polirne tro,
di quindici canti, V Esule, che ebbe larghe lodi dal Mazzini.
I romantici puri, cui il sentimento patriottico
non arricchì la vena, costituiscono un gruppo più
numeroso ma di minor valore. Esso si raduna
sotto la grande ombra del Manzoni, che, come
tutti i grandi, si trascinò dietro molti spiriti co-
muni, i quali credettero poterne emular la glo-
ria, sol perchè si posero per Tuna o l'altra delle
vie da lui segnate. Corifeo di questi imitatori fu
Tommaso Grossi [1791-1853], amico del Manzoni,
del Berchet, del Porta, di cui è forse il migliore
seguace e fu collaboratore nella poesia dialet-
tale, come del Manzoni e del Berchet fu fervido
settatore nelle dottrine romantiche.
Fkrrari. 13
194 II moderno rinnovamento.
Il Grossi accennò alla poesia dialettale e pa-
triottica col suo primo componimento: La Pri-
neide, una satira politica in sesta rima, in cui
il ministro Prina, che fu massacrato dal popolo
lombardo, appare in sogno al poeta e con lui
si ferma a parlare con satira mite e bonaria
dell'ordinamento politico di Lombardia. « Badi
di non far più simili sogni!», disse il Commis-
sario austriaco al Grossi, quand'egli si rivelò
autore di questa satira , per iscagionarne il
Porta ; e il Grossi, forse vinto dairinsolila cle-
menza, non sognò più! Pianse in uno de* suoi
più ispirati componimenti la morte di Carlo
Porta, coltivò, sulle traccie del Berchet. la no-
vella romantica, componendo in dialetto la Fug-
gitiva, volta poi in italiano, e scrivendo in lingua
letteraria: lldegonda e Ulrico e Lida. Egli fu
tenero e poderoso .ne* suoi versi, come lo de-
fini il Manzoni, ma esagerò il sentimentalismo,
messo allora in voga, sino al patetico ed al la-
crimoso. Dal '21 al '26 il Grossi attese al poema
romantico in quindici canti: 1 Lombardi alla
prima crociata, che parve rifare, romanticiz-
zandola, la Gerusalemme.
Come le altre opere del Grossi, cosi anche il
suo poema ebbe, per favorevole disposizione del
pubblico verso il romanticismo e per la prote-
zione del Manzoni, larga voga al tempo della sua
pubblicazione, e suscitò vivace polemica; oggi è
caduto giustamente nell'oblio, soprattutto per la
mancanza di ogni epica grandiosità e magni-
loquenza. Cosi ebbe gran seguito, ed oggi da ben
/ primi manzoniani nelValta Italia. 195
pochi è letto, il Marco Visconti, romanzo dedi-
cato dal Grossi al Manzoni; esso avrebbe dovuto
essere storico e non lo fu, tranne nel nome
di molti de' suoi personaggi; piacque per una
certa novità d'intreccio medioevale, per la bel-
lezza di taluni episodi, per l'eleganza letteraria,
la ricca e morbida lingua, lo stile limpido ed
efficace.
Prettamente letterario e transitorio fu il plauso che circondò
il nome di Bartolomeo Bestini [1792-1822], poeta estem-
poraneo; l'opera sua più importante fu una novella roman-
tica in tre canti ed in ottava rima, intessuta sul noto episo-
dio di Pia de' Tolomei. Dolce nel versi, patetica ne' senti-
menti, in talune descrizioni felice, essa fu però opera priva
di vita originale, e perciò destinata all'oblìo, che già l'ha
avvolta.
Attaccato, come il Grossi, alla fama del Manzoni, e da lui
irradiato di luce immeritata fu Giovanni Torti, [1774-1852J,
poeta lirico di non grande levatura che, prima avviato al
classicismo dall'amicizia e dall'esempio del Monti e del Fo-
scolo, poi si volse con ardore alle dottrine romantiche pro-
pugnate dal Manzoni. Ma né le sue Epistole né le Novelle
romantiche, né il carme Dei Sepolcri di Ugo Foscolo e di
Ippolito Pindemonte, né l'accenno a sentimenti nazionali
nell'Abiura in Soma, dov'egli ricordava le commosse spe-
ranze italiche destate dai primi atti di Pio IX dopo il suo
avvento al pontificato, gli avrebber dato quella notorietà che
il Manzoni gli attribuì con un motto cortese più che meritato,
dicendo i suoi versi pochi ma valenti.
Del Torti ebbe minore la fama, ma pari il merito e l'ar-
dore con cui sostenne le dottrine romantiche, il cremonese
L. Carlo Tedaldi-Fores [1793-1829], che nella sua breve
vita fu prima anch'egli classico al seguito del Monti, poi s'ac-
costò fervente al romanticismo.
196 11 moderno rinnovamento.
Migliore di questi due, certo più largo e vario
neir ispirazione, più vivace e colorito nella com-
posizione, fu il veneziano Luigi Garrèr [1801-
1850], che risente il fare foscoliano, classico
nella forma, romantico di pensiero e di imma-
gini nelle sue ballate, pregevoli per una spiccata
originalità. Prosatore vivace, biografo del Fo-
scolo, il Garrér fu poeta facile ed elegante, ricco
di sentimento; ma la patria non ebbe da lui un
fremito, né mai quel sacro nome avvivò la sua
lirica.
§ II.
// romanticismo in Toscana.
Il sorgere del romanticismo toscano. — Gino Capponi. —
Giovanni Rosini. — S. Gentofanti. — N. Tommaseo. -
G. B. Niccolini. — La letteratura e la vita politica a Li-
vorno. — G. Mazzini. — Il romanzo storico. — M. d'Aze-
glio. — F. D. Guerrazzi. — Antonio Bresciani. — La li-
rica giocosa. — A. Guadagnoli. — G. Giusti.
Il sorgere del romanticismo sembra segnare
per la Toscana l'inizio di una nuova vita del
pensiero e della letteratura. Invero quella terra
ch'era rimasta chiusa, o quasi, al fermento
prodotto in altre parti d' Italia dal lievito delle
idee civili, morali, letterarie diffuse dalla rivo-
luzione francese e dal primo romanticismo te-
desco, pare ridestarsi ad un tratto, dopo la re-
staurazione del *15, alla coscienza dei doveri
che la sua lunga tradizione letteraria le impone;
un risveglio che par l'eco della ispirata invo-
cazione del Foscolo a Firenze, custode e depo-
sitaria delle glorie italiane, non meno che la
risposta della Toscana ai romantici, i quali le
chiedevano esempi e modelli alla rinnovata let-
teratura.
198 11 moderno rinnovamento,
11 movimento romantico in Toscana ebbe
primo e notevolissimo impulso da Gino Cap-
poni e da Giovanni Rosini; Nicolò Tommaseo
ne fu il massimo sostenitore, e improntò ad un
indirizzo suo personale il romanticismo, affor-
zandolo d' un saldo fondamento di coltura clas-
sica; infine con G. B. Niccolini, F. D Guer-
razzi, e G. Giusti il romanticismo toccò in To-
scana il massimo dell' efficacia e dello splendore.
Gino Capponi [1792-1876], ha rinnovato in Fi-
renze le tradizioni dell'antica vita spirituale e
letteraria fiorentina: e, a somiglianza del Para-
diso degli Alberti, dell'Accademia Platonica,
degli Orti Oricellari e dell* Accademia del Ci-
mento, il Gabinetto Vieusseux^ gabinetto di let-
tura fondato (1820) dal Capponi insieme al Vieus
seux, accolse gli ingegni più nobili ed operosi
non solo di Firenze, ma d'ogni parte d' Italia
Qui convennero il Foscolo e il Leopardi, il Gior
dani e il Colletta, il Tommaseo, il Niccolini, il
Giusti, il d'Azeglio, il Manzoni, il Libri e molti
altri; di qui usci Y Antologia (1821), periodico
che per dieci anni fu palestra a quanti vollero
associarsi con l'opera al suo programma: es-
sere nazionale sempre, mai municipale, tendere
con ogni sforzo, per ogni via, con lealtà, con
fermezza, con puro e disinteressato amore, alla
grandezza morale della patria; e all'Antologia
tenner dietro La guida dell* Educatore [1827] e
V Archivio storico italiano (1842).
Il Capponi non ebbe facoltà creatrici; e nella
sua Storia della repubblica di Firenze, parve
Il romanticismo in Toscana. 190
rivivere il cronista medioevale, pur con la
scrupolosa osservanza della verità dei fatti. Egli '
infine non ebbe negli ultimi anni della sua vita,
per le condizioni politiche di Firenze e per lo
stato fisico suo, proveniente dalla cecità, quella
parte protagonistica nel moto civile e nazio-
nale che ci si poteva da lui ripromettere. Tut-
tavia certo è che egli fu fautore principale di
ogni maniera di progresso intellettuale, sicché
la sua nobile, austera figura, così mirabilmente
dipintaci dal Giusti nelle Memorie inedite, gran-
deggia nella storia della cultura italiana del
tempo.
Giovanni Rosini [1776-1855], fu ingegno ver-
satile piuttosto che originale; certo però a lui,
alle lezioni sue d'eloquenza, durate per mezzo
secolo neir Università Pisana, si deve molto
lume critico diffuso sulle opere nostre classi-
che, molta conoscenza della storia letteraria
passata, e della letteratura a lui contemporanea.
Fu mediocre poeta invece e, quantunque clas-
sico, nel romanzo segui l'esempio del Manzoni:
di che diremo tra poco.
Nello stesso Ateneo di Pisa professò Storia della filosofia
dal 1841 al 1848, e fa più tardi rettore, Silvestro Cen-
tofanti [1794-1880] filosofo, filologo e letterato, ohe die
splendide prove di sé, come pensatore con dissertazioni filo-
sofiche ; come filologo coi Saggi sull'Alfieri, su Plutarco,
sul Platonismo in Italia, e in quello su V Indole e le vi-
cende della letteratura greca, posto innanzi ad una raccolta
di poeti greci volgarizzati in parte anche da lui.
Dopo aver tentato con La Sforziade un ciclo di tragedie
200 II moderno rinnovamento.
che rappresentassero in altrettanti tipi eccelsi la storia dei
progressi della civiltà e dell'uman genere, il Centofanti die
opera ottima al rifiorir del culto dantesco, di cui egli com-
prese e mostrò l'alto ufficio morale e civile, e si provò anche
nella lirica con le Memorie poetiche.
Ottimo cittadino, egli cooperò ai moti procellosi del '48, e
dopo il '60 fu senatore del regno.
Sommo tra i difensori dei principi roman-
tici merita di essere detto Niccolò Tommaseo,
[1802-1874], dalmata d'origine slava, che l'a-
more alla sua razza e alla sua lingua serbò
vivissimo, pur prendendo posto eminente tra i
più illustri campioni deir Italia letteraria e po-
litica.
Esule politico, scrittore di meravigliosa fecondità, ardente
patriota, egli condusse una vita veramente esemplare per
costanza di propositi, integrità quasi scontrosa di carattere, e
dignitosa povertà. Soffrì la prigionia dell'Austria, fu compagno
di Daniele Manin nel governo provvisorio di Venezia nel '48;
esulò poi quasi cieco a Corfù, indi a Torino, donde tornò a
Firenze ; quivi ritrovò l'antico ed illustre amico Capponi, e
qui visse del suo lavoro — rifiutata ogni onorificenza ed ogni
favore, pur meritati con tanta opera di patriota, di pensatore
e di letterato — sino al 1874.
il Tommaseo ebbe versatile l'ingegno, lar-
ghissima la dottrina, mirabile l'attività filoso-
fica, filologica, critica, politica, originale; ebbe
infine, come forse nessun altro al tempo suo,
il culto della parola, tanto da divenire negli
ultimi anni un tormentatore del suo stile.
Nella critica continuò l'indirizzo nuovo datole
I
Il romanticismo in Toscana. 201
dal Foscolo, che studiava l'opera nell'uomo, e
l'uomo nel tempo in cui visse, e vi portò più
soda coltura. Ma in parte un certo suo spirito
di contraddizione, in parte l'eccessivo valore
attribuito al preconcetto morale, che era carat-
teristico dei romantici , lo fecero con taluni
troppo indulgente, acre troppo e severo con al-
tri, quali il Foscolo e il Leopardi.
Nella filologia N. Tommaseo ha stampato
veramente orme profonde, oltreché con molle
sue opere minori, col Dizionario dei sinonimi,
e il Dizionario della lingua italiana, col Com-
mento alla Dioina Commedia e molte disserta-
zioni dantesche, notevoli per abbondanza di
raffronti coi libri sacri e dei padri della chiesa,
per novità e larghezza di vedute.
Finalmente la sua poesia, quantunque talora
lambiccata e troppo metafisica, ebbe tuttavia
spesso note di singolare efficacia e potenza di
analisi psicologica, e fu particolarmente note-
vole, perchè egli primo senti fra gli italiani la
poesia della scienza.
Al lavoro critico ed edificatore di questi be-
nemeriti non fu inferiore per importanza V o-
pera creatrice di altri, che è legata indissolu-
bilmente alla storia della nostra redenzione non
meno che a quella della nostra letteratura, il-
lustrata dal Niccolini nella tragedia, dal Guer-
razzi nel romanzo, dal Giusti nella satira.
G. B. Niccolini [1782-1861] nasceva i fi Firenze
dieci anni prima di Gino Capponi.
202 11 moderno rinnovamento.
Alla letteratura lo inclinavano le tradizioni della famiglia
che nel ramo materno lo ricollegavano al Filioaia, e l'edu-
cazione ricevuta da A. M. d'Elei (1) e dal Fantoni. L'agia-
tezza procuratagli dal posto, ben presto ottenuto, di profes-
sore di Storia e Mitologia, segretario e bibliotecario dell'Ac-
cademia di Belle Arti in Firenze, gli consentì di dedicarsi
alle lettere, nelle quali produsse opere pregevoli di prosa
(Lezioni, Discorsi, biografie, elogi, scritti critici, episto-
lario), e di poesia (Versioni, liriche varie, nazionali, civili,
e tragedie).
Nonostante la sua larga operosità letteraria,
il nome del Niccolini non sarebbe passato ai
posteri, senza le tragedie, e più propriamente
le ultime tra queste.
Dopo l'Alfieri la tragedia parve risedere spos-
sata dal largo volo; ebbe lustro dal Monti, fu
coltivata dal Foscolo, dal Pindemonte, dal Pel-
lico, ma fu più che altro, opera letteraria, di-
sadatta alla scena, svolgenlesi fuor della vita
contemporanea e delle sue passioni; né forse
mai fu, né certo pare sia per essere in avve-
nire, opera che. normalmente partecipi, come é
l'indirizzo moderno nella letteratura, al moto
civile, intellettuale, morale della Nazione.
Cosi ebbe valore più che altro letterario l'o-
pera tragica del Manzoni, nonché quella dei
romantici minori.
Tra questi ebber nome di tragici il Tedaldi Fores già
mentovato, poco felice nell'applicazione dei principi romantici
alla sua tragedia ; Edoardo Fabbri [1778-1835], Giuseppe
(1) V. p. 126.
Il romanticismo in Toscana. 203
NlCCOLINI [1788-1855], CABLO MARENCO [1800-1846], ina
nessuno di. loro ebbe un atteggiamento personale, fosse esso
classico o romantico, nessuno mostrò intenti civili e patriot-
tici, nessuno ebbe vigoria; calore d'affetti, profondità di senso
storico.
Né atteggiamento deciso ebbe da principio
G. B. Niccolini; che l'inclinazione particolare
dell'ingegno, la dimestichezza col Foscolo, l'am-
mirazione del Monti, lo volsero dapprincipio al
classicismo. Classiche furono la sua cantica
in terza rima: La Pietas e l'epistola, pure in
terza rima, per la relegazione di Napoleone a
Sant'Elena.
Ma già al romanticismo lo avviavano i caldi
sensi suoi civili e patriottici, che si manifesta-
vano nelle Poesie Nazionali, nei Pensieri poe-
tici. Pur egli non aveva ancora avuto l'intuito
della fusione che si stava compiendo tra la let-
teratura e la vita; solo la lirica, le forme sid-
dette minori, popolari, parevano atte a scender
fra gli uomini, e con loro discorrer delle loro
ansie e dei loro scoraggiamenti, delle loro aspi-
razioni e dei loro ideali, dei loro vizi e delle
loro virtù. Ond'è che le prime tragedie del Nic-
colini furon tradotte o imitate dai modelli greci.
Né furon letterariamente cattiva cosa le prime
cinque tragedie; il pubblico le accolse festosa-
mente, s'interessò ai fatti truci pnd* erano con-
teste, le applaudi.
Ma al Niccolini fruttaron ben altro; che gli
furon mezzo d'addestrarsi a sicurezza e ad effi-
cacia di espressione, a larghezza di sceneggia-
204 II moderno rinnovamento.
tura, alla rappresentazione viva di caratteri e
di sentimenti, al verseggiare abbondante e ma-
gnifico.
Affilate cosi le sue armi, eccolo aspirar l'a-
lito dei tempi nuovi, e tentar nuove vie.
La sesta tragedia, Matilde, deriva da modello
inglese, ed è men ligia al convenzionalismo
classico; la settima, Nabucco, è di storia pre-
sente, è l'epicedio per Napoleone cadutoci per-
sonaggi biblici celano personaggi viventi, l'alle-
goria del dramma è continua, vigorosa, l'argo-
mento già si volge alla fonte storica, dalla quale
derivano quind'innanzi le tragedie del Niccolini.
È una rapida ascensione che va per gradi, dopo
il Giovanni da Procida, rievocante le famose
giornate dei Vespri, traverso il Lodovico Sforza,
la Rosmunda d! Inghilterra, la Beatrice Cenci.
In quelle tragedie, pur nel predominio delle
passioni individuali, dei fatti domestici, il sen-
timento patriottico vive tanto, che l'Austria
proibisce la recita dello Sforza; inoltre il ca-
rattere romantico della tragedia niccoliniana
si afferma sempre più, con i pregi non meno
che i difetti del romanticismo, come nella Ro-
smunda, sottrattasi ai vincoli delle unità, e
sovrabbondante di struggimenti di passione, di
viluppi romantici e inverosimili.
Il frutto di questa graduale elaborazione si
ebbe finalmente concreto in due opere d'arte:
r Arnaldo da Brescia, e il Filippo Strozzi, che
segnano il trionfo dei principi morali e lette
rari del romanticismo, e in pari tempo un at-
Il romanticismo in Toscana. 205
teggiarsi politico non solo nuovo, ma oppòsto
al romanticismo.
Infatti il romanticismo, nella sua avversione
alla mitologia, aveva inalberata la croce cri-
stiana non solo come vessillo letterario, ma
bene anche come segnacolo politico; nell'in-
tendimento morale e patriottico dei romantici
si era venuto disegnando quel che si chiamò
neo-guelfismo ; di che venne l'altro battesimo
improprio di neo- ghibellini, a coloro che si
volgevano al medesimo intento nazionale dei
neo guelfi, ma per via opposta.
Vedremo fra poco quali fossero i principali
rappresentanti delle due scuole politiche; per ora
disegnamone per sommi capi l'indirizzo: il par-
tito dei neo-guel/i voleva che l'Italia si redimesse
ed unificasse in una confederazione pacifica e
perpetua dei principi italiani, capitanata e tute-
lata dal pontefice, a cui avrebbe partecipato an-
che l'Austria. Più avveduti, meglio intendendo
l'interesse nazionale, i siddetti neo- ghibellini vol-
gevano gli sguardi loro ad un principe italiano,
fosse egli estense o sabaudo, che potesse con
ferma energia adunare, coordinare, utilizzare le
forze, ormai insofferenti di compressione, d'ogni
parte della penisola e, fattone nucleo, abbattere
la secolare oppressione.
A Firenze era capo del neo-guelfismo Gino
Capponi ; il Niccolini fu neo-ghibellino, tanto e
cosi saldamente da ripetere con ostinazione:
< Non può essere!» quando parve nel 1847 che
il nuovo pontefice — Pio IX — si ponesse sulla
via delle ardite e patriottiche iniziative.
206 II moderno ri ano o amento.
L'indirizzo politico del Niccolini informa la
massima opera sua: Arnaldo da Brescia. In
essa appare chiaro quel che era di falso nel
nome di neo-ghibellino ; vi stanno di fronte il
guelfismo tenace di Adriano, il ghibellinismo
brutale e tergiversatore di Federico I, i falsi
guelfi coi Frangipani, i falsi ghibellini coi
Pierleoni, tutti miranti a fini particolari ed in-
teressali; grandeggia la figura di Arnaldo, del-
l'immortale ribelle, desideroso solo del bene
del suo popolo, che muore sereno, lo sguardo
fisso, l'anima eretta nel suo sogno profetico in
cui vede
'concordi
Fede giurarsi i popoli lombardi „,
vede
" i Tedeschi
Oltre l'Alpi fuggir, tratta nel fango
L'aquila ingorda, e un popolo redento
Farsi ludibrio della lor corona ! „
Simile spirito anima il Filippo Strozzi, quan-
tunque nell'ambito e nel disegno più circoscritto
dell'Arnaldo; e in ambedue fremono e vivono il
soffio del sentimento patrio e l'avversione allo
straniero espressi in versi facili, armoniosi e
sonori.
Nella storia della coltura toscana di questo
tempo e della sua vita intellettuale e politica,
son due i centri e antagonisti fra loro: Firenze
e Livorno.
A Firenze l'attività pacata, serena, toscana-
mente urbana del Capponi e del Tommaseo, la
Il romanticismo in Toscana. 207
critica tranquilla dell'Antologia,; a Livorno l'at-
teggiamento fiero del Mazzini e del Guerrazzi,
le battaglie violente deir Indicatore Livornese
e de\Y Indicatore Genovese; a Firenze il neo-
ghibellinismo, a Livorno lo spirito repubblicano;
in ambedue le città, in ambedue i partiti, si let-
terari che politici, predominante la grande idea
nazionale.
Giuseppe Mazzini [1805*1872] è il capo della
scuola livornese; questo Titano e Amleto ad
un tempo, questo credente in una fede santa e
comune, come egli stesso parve definirsi (1),
questo grande italiano tanto odiato dagli uni,
tanto idolatrato dagli altri, pianto da amici e
da avversari, da amici e da avversari calun-
niato per interessi di partito; questo uomo di
larghissima mente, di operosità instancabile,
che ha dedicato tutta la sua vita all'Italia, al-
l'opera della sua redenzione, e per essa fu co-
spiratore, proscritto, esule, avversato dai governi
e fatto segno ad accuse fierissime, mentre il
popolo cantava:
" Se volete saper dov'è Mazzini,
Domandatelo all'Alpi e agli Appennini.
Mazzini è in ogni loco ove si trema
Che giuriga ai tradilor l'ora suprema,
Mazzini è in ogni loco ove si spera
Versare il sangue per l'Italia intera. „
Fondatore della più potente associazione politica e rivolli -
(1) Cfr. A. Linaker: G. Mazzini, in Vita ital. del Risorg.,
Firenze, 1899, pp. 75-76.
208 11 moderno rinnovamento.
zionaria : La Giovine Italia, egli volle l'Italia libera con
Pio IX, quando questi suscitò di sé cosi grandi speranze,
come con Carlo Alberto e il Piemonte, quando questo a
mala pena teneva testa all'Austria soverchiale ; poi decadde
politicamente e rimase isolato, nel suo utopistico sogno di
un'alleanza dei popoli, opposta all'alleanza dei re, che doveva
formar gli Stati Uniti d'Europa. Posto da banda, vide in Ita-
lia i suoi intenti raggiunti da altri e senza di lui, vide i più
dei suoi compaghi di fede stringersi alla monarchia piemon-
tese, e venne a morire tristamente, circondato da poche ma
profonde amicizie, a Pisa, quando già s' era avverato il suo
sogno : Italia unificata in Roma capitale, e il suo vaticinio a
Napoleone III : " Un giorno, abbandonate, schernito, male-
detto da quei che oggi s'avviliscono di menzogne e di lodi
davanti a voi, andrete, vittima espiatrice di Roma, a morire
in esilio. „
Delle scritture politiche del Mazzini lungo e
non opportuno sarebbe qui l'occuparsi. Ma il
Mazzini fu uomo politico per le circostanze,
per indole era letterato; tale si rivelò nelle
battaglie combattute in prò' del romanticismo,
di cui esagerava l'indirizzo morale, ad esso su-
bordinando tutto il valore dell'opera artistica.
In prò1 del romanticismo combattè nell'Indi-
catore Livornese prima, dove ebbe a collabo-
ratori il Bini, il Guerrazzi, il Mayer, il Bastogi;
poi nell'Indicatore Genovese pubblicò saggi sui
Promessi Sposi, sul Botta e ì romantici, sulla
Battaglia di Benevento, ed altri ancora. Clas-
sico nella forma, romantico negli intenti e nel-
l'argomento, combattè la teoria dell'arte per
l'arte che < per creare l'artista ha ucciso l'uomo»;
su La vita, il poema, le opere minori di Dante
Il r ornanti ci smo in Toscana. 209
ebbe pagine calde ed eloquenti. Abbondano nei
suoi scritti idee notevoli per verità e varietà,
acume d'analisi, larghezza e feconda sintesi
estetica. Ne son difetti i giudizi talora parziali,
la tirannia del pensiero politico sui concetto
artistico, i troppo frequenti entusiasmi lirici da
apostolo novatore, che si riflettono nella forma
luminosa e poetica.
Il romanzo storico doveva anch'esso avere
in Toscana uno de' suoi più illustri cultori. Que-
sta forma di componimento letterario aveva ot-
tenuto larga diffusione per l'esempio datone dal
Manzoni con tanto plauso, non meno che per
l'efficacia civile e politica che il romanzo sto-
rico aveva mostrato di possedere.
Già in Lombardia avevan seguito le orme del sommo, il
GROSSI eoi suo Marco Visconti, CESARE CANTÙ con la
Margherita Pusterla, che ebbe larga voga, quantunque scarso
nell'efficacia del colorito storico, nell'evidenza dei caratteri,
nell'interesse, nel calore del sentimento patrio.
Lombardo fu pure G. B. Bazzone che trattò argomento
medioevale nel Castello di Trezzo, fu manzoniano col Falco
della Rupe; lombardo il Mauri con la Caterina Medici.
A Milano fu pubblicato il primo romanzo di
Massimo Tapparelli d'Azeglio. Diremo di que-
sto egregio più oltre; ricordiamone per ora
soltanto l'opera romanzesca. Educato ad una
rigida integrità del carattere, e ad un forte sen-
timento d'italianità, il d'Azeglio nella pittura
come nel romanzo volle la storia avvivatrice e
collaboratrice dell'opera d'arte. Il suo primo
Ferhari. 14
210 il moderno rinnovamento.
romanzo fu: La disfida di Barletta [1833], rie-
vocante l'esempio della virtù italiana, pure in
mezzo all'obbrobrio e all'avvilimento della ser-
vitù; opera di cui la voga non durò a lungo
dopo le vittorie del risorgimento, perché deri-
vava dal contenuto più che dall'arte.
Invero la forma mancava di quella eleganza
e finitezze artistilica, che sola può conferire
all'opera d'arte e d'attualità insieme, vita du-
ratura «mche fuori delle condizioni di tempo
tra* le quali é nata. Alla Disfida di Barletta
tenne dietro il Niccolò de1 Lapi, affine per l'ar-
gomento e\Y Assedio di Firenze del Guerrazzi.
Il d'Azeglio trovò nel suo secondo romanzo
maggior movimento di passioni, più vigorosa
pittura di caratteri, ma non seppe avvivarlo di
quel calore, quasi direi di quella violenza di
sentimento, che ormai gli italiani chiedevano
ai loro scrittori in quegli anni di lotta e di en-
tusiasmi.
Così al contenuto si commisurò, più che all'arte, il plauso
per gli altri romanzi storici allora fioriti, e che ebbero breve
ed effimera vita ; il romanzo storico " s'imbottì di pedanteria
storica, tutta attinta dai libri e priva di vita, col Basini ; fu
ad ora ad ora teatrale o fantastico o declamatorio presso la
folla dei minori; genere facile, esso divenne ben presto pa-
lestra della mediocrità, si corruppe eccedendo nelle rappre-
sentazioni scenografiche, nella ricerca degli effetti fantastici
ed oratori (1). „
(!)• V. Mantovani: // jtoeta soldato, p. 259.
Il romanticismo in Toscana, 211
Il romanzo già si risente di questi che dove-
vano essere suoi esiziali difetti, nell'opera di
F. Domenico Guerrazzi.
Nato nel 1804 a Livorno, rivelò l'intemperanza e l'ostina-
tezza del sno carattere già nei rapporti suoi famigliari ; faggi
di casa, campò la vita dapprincipio coi lavori più umili, s'ac-
cese della più fervida ammirazione per il Byron, conosciuto
a Pisa; laureatosi in leggi, esercitò l'avvocatura, partecipò
alle cospirazioni, e per esse subì confine e prigionia. Nel '49
partecipò al governo repubblicano di Firenze col Montanelli
e col Mazzoni, e dopo la disfatta di Novara esercitò unsi delle
dittature più procellose. Condannato all'ergastolo al ritorno
del Granduca, e 'ottenuta la commutazione della pena in
quella dell'esilio, riparò a Genova, e al sorgere dell'Italia
nuova, partecipò al parlamento subalpino, avversario fioris-
simo, col Brofferio, del Conte di Cavour. Morì nel 1873 a
Livorno, dove s'era ridotto a vita privata dopo il 1870.
Lasciò molti scritti politici, letterari, autobiografici ; al-
cune Vite di uomini illustri, drammi, novelle, racconti, ro-
manzi, i più composti con intendimenti politici.
Contemporanea alla prima edizione dei Pro-
messi Sposi è La Battaglia di Benevento, primo
suo romanzo storico, che illustra in una vasta
tela d'intrighi e di passioni il cader degli Svevi,
e il trionfo del guelfismo angioino; ad essa
tenne dietro, scritto in carcere nel '34, V Assedio
di Firenze, che rappresenta l'ultima lotta di
tutto un popolo per la sua cadente libertà; due
romanzi che furono veramente due battaglie.
In essi letterariamente si riscontra il fare by-
roniano, nell'enfasi, nella costante esaltazione
della fantasia e del sentimento, che produce
212 II moderno rinnovamento.
immagini strane, intemperanza d'affetti e di
pensieri, teatralità di linguaggio e di dialoghi,
e volge lo scrittore a preferire truci e sangui-
nosi argomenti. Di qui la gonfiezza e sonorità
dello stile, la lingua particolarmente vigorosa
e varia nel seguire il tumultuar delle passioni,
la forma colorita e sonora, l'efficacia grande
che quei romanzi ebbero al loro tempo, non
meno che i difetti ai quali il romanzo del Guer-
razzi deve ascrivere il suo rapido tramontare;
tali difetti sono: mancanza d'intreccio, disor-
dine di disegno, svolgimento sconnesso e af-
fannoso, mancanza di verità e di naturalezza.
Un solo nome vuol essere ancora ricordato ; quello del ge-
suita Antonio Bresciani [1798-1862], non per pregio alcuno
d'arte, ina per aver egli tentato di contrapporsi al romanzo
storico nazionale, coi suoi romanzi, e specie con L'Ebreo di
Verona, dove " la rivoluzione italiana era condannata e bef-
feggiata nei suoi mezzi, nei suoi Uni, e ne* suoi effetti „.
Un altro genere letterario fiori di quegli
stessi tempi, in Toscana, risultato dalla trasfu-
sione del sangue patriottico in quella lirica gio-
cosa che colà era rifiorita al finire del secolo
scorso e di cui le tenui corde eran state toccate,
dopo il Fagiuoli e il Pananti, per ultimo, da
Antonio Guadagnoli, aretino, vissuto tra il 1708
e il 1858.
Questi, che svogliatamente esercitò prima la
avvocatura, e si diede poi all'insegnamento con
una costanza ed un amore paterno ammirevoli,
reca nella propria poesia l'impronta della gè-
Il romanticismo in Toscana. 213
nerazione alia quale appartiene, sulla prima
gioventù della quale la reazione politica im-
perversò con tutti i mezzi educativi per avere
dei sudditi fedeli, dei pinzoccheri devoti al trono
e all'altare. Dotato di una straordinaria pron-
tezza e fecondità di vena, il G. conciliò le cure
dell'istruzione col culto della poesia giocosa,
talora elevandola a dignità satirica; una satira
senza fiele, cosi alla buona, vestita di celie cosi
amichevoli, che poco fu notata, e si perde, o
quasi, in mezzo al grande numero dei compo-
nimenti piacevoli, gai, frivoli anche spesso, fatti
di scherzi e giuochi di parola. Ciò che ne rese
più gradita la lettura fu la facilità straordina-
ria del verso, della rima, la forma spontanea,
spigliata, elegante, la coltura che si rivela qua
e là, talora anche con reminiscenze.
Nel 1826, quando, mercè l'aiuto del Rosini, il
Guadagnoli otteneva la cattedra di belle lettere
nelle scuole comunali di Pisa e coi suoi versi
giocosi si era già guadagnata la simpatia dei
suoi concittadini, egli s'incontrò e strinse ami-
cizia con uno scapato studentello di università,
che passava maggior parte del suo tempo al
Caffé dell' Ussero che nelle aule, e più che di
pandette s'occupava di scrivere un trattato la-
tino De bilia, fruito di profondo studio sul giuoco
del bigliardo.
Era questi Giuseppe Giusti, nato a Monsum-
mano nel 1809, che, dopo un'adolescenza biric-r
china e scapestrata, veniva a cercare a Pisa
quella laurea in leggi, che doveva conseguire
solo nel 1834.
214 // moderno r innovamento.
Più che alla giurisprudenza egli si sentiva
inclinato alle lettere; e nella lirica tentò prima
la poesia scherzosa, poi l'epigramma ; petrar-
cheggiò senza grande frutto, indi ad imitazione
del Guadagnoli fu poeta giocoso; ma in questi
primi tentativi, se passabile poeta, non fu però
mai originale.
Tentato con La Ghigliottina a vapore il ge-
nere satirico, senti egli stesso la sua vocazione,
e il plauso del pubblico corrispose alla sua
impressione, e destò in lui la coscienza della
responsabilità, della dignità sua di poeta; co-
sicché egli respinse ogni suo componimento
precedente che non fosse austeramente civile,
e delle liriche giocose non riconobbe se non
L Amor pacìfico, convinto di avere in quel com-
ponimento toccata la perfezione del genere.
Passato a Firenze a «e far le viste di far
pratica come avvocato > (1834], s'accese di un
amore profondo che gli dettò la lirica All'amica
lontana, la sola forse di pregio fra le liriche
sue amorose: e nel Sospiro dell'anima mostrò
quale confortevole, benefico pensiero fosse per
lui la coscienza di compiere con coraggio e
perseveranza la missione assunta.
Poeta civile dapprima, egli si senti bentosto
anche poeta nazionale, e da quel punto la sua
vena satirica sgorgò abbondante, sicura, in una
poesia, che va dal mesto umorismo del Lo Sti-
vale, alla sghignazzata terribile del Dies iraet
per la morte di Francesco imperatore d'Austria,
dalle terribili sferzate della Incoronazione [1838J,
// romanticismo in Toscana. 215
per la discesa di Ferdinando I in Italia, alla
satira della Vestizione. 11 G. con le sue liriche
sferza tutti i vizi, tutte le ridicolezze, tutte le
vergogne dei suoi contemporanei e assurgendo
alla dignità di poeta umanitario, giunge a toc*
care quella nobilissima corda di cui risuonano
le note nel Sant'Ambrogio, canto meraviglioso,
dove non è più l'Italiano oppresso in faccia al-
l'oppressore straniero, ma un filosofo umano
che nella profonda bontà del suo cuore guarda
i destini delle umane famiglie.
Cosi dal '33 al '49 si venne svolgendo la poesia
del Giusti in un aspetto tutto suo speciale, po-
polarissima per la facilità della forma, la spon-
taneità del motteggio, la famigliarità, pur cor-
retta, della lingua, per la spigliatezza del metro,
e Inopportunità ed attualità degli argomenti, che
ne fecero forse l'opera più letta, più sentita, più
ripetuta ai tempi suoi (1).
Quando la morte colse improvvisamente il
Giusti nel 1850, egli aveva ormai compiuto il
proprio monumento; la rivoluzione lo trovò ma-
lato, stanco e sfiduciato, con quella fisonomia
triste, accigliata, dolorosa, che balza luori dalle
sue Memorie inedite, importanti per valore bio-
grafico, più che storico.
Altre opere in prosa compose il Giusti, ma
non fu pari a sé stesso poeta, né nel Discorso
sul Parini, né nell' epistolario^ convenzionale
(1) Cfr. G. Carducci: Della vita e delle opere di Giuseppe
Giusti, in Poesie di G. Giusti, Firenze, Barbera, 1859.
216 // moderno rinnooamento.
nei contenuto, artifìziosamente toscano nella
forma.
Riassumendo: il Giusti fu più poeta che pro-
satore, e, poeta, ebbe difetti e pregi; questi
maggiori molto di quelli. Invero la studiata fa-
cilità di molte sue satire, la frase spesso a ri-
boboli e una certa tumidità d'artista a pena ne
annebbiano i numerosi pregi di efficacia mi-
rabile nel tratto giovenalesco, nel sarcasmo
rovente, condensato talvolta in un solo epiteto;
la fantasia è vivacissima ; la contemperanza fra
la satira ed il sentimento patetico, dà a quella
satira nuova e spiritual vita; e finalmente la
vigoria delia rappresentazione è tale che spesso
pochi tratti disegnano mirabilmente caricature
perfette in tutti i loro particolari.
§ III.
La prosa della rivoluzione
e nell'unità W Italia.
La prosa filosofica e politica, — A. Rosmini. — V. Gioberti.
— C. Balbo. — C. Cattaneo. — T. Mamiani. — L C. Fa-
rmi. — C. Cantù. — A. Vannucci. — I minori. — L'auto-
biografia e i Ricordi. — G. Montanelli. — M. d'Azeglio.
— L. Settembrini. — G. Duprè. — La critica e la storia
letteraria. — C. Tenca. — P. Emiliani Giudici. — L. Set-
tembrini. — Il culto dantesco. — Il rifiorir degli studi.
— F. Ranalli. — S. Betti. — P. A. Paravia. — La prosa
narrativa. — I. Cantù. — G. Revere. — G. Carcano. — I.
Nievp.
La prosa filosofica, storica e critica ebbe
in questo tempo cultori che rappresentarono
il vario atteggiarsi del pensiero italiano.
Dissi di G. D. Romagnosi, che egli fu pre-
corritore della scienza politica del secolo XIX (1).
Invero da lui presero le mosse i principali fra
gli uomini politici della rivoluzione, e dalla varia
interpretazione della sua dottrina discesero si-
stemi diversi e perfino opposti.
(1) V. p. 132.
218 II moderno rinnovamento.
Da G. D. Romagnosi viene per diretta deri-
vazione Antonio Rosmini [1797-1855], roveretano,
squisita anima di cittadino, di filosofo, di cre-
dente. Egli, mentre difese la reazione cattolica
contro lo spirito critico e negativo moderno,
avversò e combattè le intemperanze religiose e
politiche dei gesuiti e di quella parte del clero
cattolico che tendeva a spogliare la coscienza
e la parola cattolica delle loro legittime libertà,
a fare della Chiesa una specie di grande monar-
chia dispotica e militare* (1).
Fu amantissimo della patria che volle una,
almeno intellettualmente; sognò la guerra al-
l'Austria, grande nemica, secondo lui, della
Chiesa, non meno che della patria, sognò il
pontefice capo della lega italiana contro l'oppres-
sore. Svanito quest'ultimo sogno, il Rosmini,
avversato da quello slesso Pio IX che l'aveva
avuto caro, e in cui egli aveva riposte le sue
speranze, si diede alla speculazione filosofica
e a fondare istituti di carità e di educazione
che furon modello anche a straniere nazioni.
L'opera sua massima: Nuovo saggio sulla
origine delle idee, ne rivela l'ingegno poderoso,
la dottrina profonda, la lucidità della mente.
Il Rosmini fu anche autore di opere lettera-
rie, amico e caro al Manzoni e ai letterati del
tempo suo.
Vincenzo Gioberti [1801-1852], sacerdote ali-
ci) Fogazzvro: A. R. in Vita ital del His. Firenze. 1899
pag. 22.
La prosa delia rivoluzione, ecc. 219
ch'egli, movendo sulla stessa via filosofica e
religiosa del Rosmini andò più oltre di lui e
giunse a porre la formula d'una dottrina op-
posta alla rosminiana. Anch'egli come il Ro-
smini, caldeggiò dapprincipio l'idea neo-guelfa,
nel Primato morale e civile degli Italiani [1843],
opera intesa a ravvivare negli italiani, col ri-
cordo delle glorie passate nel pensiero e nei
fatti, la fiducia operosa di riconquistare il per-
duto primato.
Alla guerra che i gesuiti mossero a quest'o-
pera la quale predicava la guerra ad ogni setta,
ad ogni oppressione, fosse straniera o nostrale,
laica o religiosa, rispose il Gioberti con altre
opere intese a chiarire gli intendimenti suoi, e
purgarsi delle accuse.
Il mutamento politico di Pio IX valse a mu-
tare in parte le idee del Gioberti che, preso nel
'48 un posto eminente nel governo piemontese,
sostituì, nel suo programma di federazione ita-
liana l'egemonia della casa sabauda a quella
del pontefice, accostandosi cosi al partito del-
l'unità italiana sotto i Re di Sardegna ; quel
partito di cui egli preconizzò il trionfo nel suo :
Il rinnovamento civile degli italiani [1851], nel
quale profetò anche la caduta del potere tem-
porale dei papi.
Il Gioberti, anch'egli, come il Mazzini, ebbe
forma lirica, ricchezza quasi poetica della fan-
tasia, fu letterato di profonda coltura, classico
nella forma purgata, ricca, perspicua.
Neo-guelfo impenitente, per cosi dire, fu un altro
220 II moderno rinnovamento.
illustre piemontese, Cesare Balbo [1789-1853]
uomo politico e letterato, classico nella forma
e romantico nel contenuto. Egli s'acquistò par-
ticolar fama di storico col Sommario della Sto-
ria d'Italia, conciso specchio delle nostre gran*
dezze e delle nostre sventure; fu letterato e pa-
triota ad un tempo nella Vita di Dante, uomo
politico nelle Speranze d'Italia, in cui tendeva
a combinare e fondere l'opera di Carlo Alberto
e quella dei papa per la redenzione d'Italia.
Alla scuola del Romagnosi crebbe pure Carlo
Cattaneo, milanese [1801-1869] economista pro-
fondo e speculativo, mente amplissima, cui noc-
que l'indirizzo politico non sempre bene avvi-
sato, e l'operosità battagliera, che tolse unità
sistematica ai suoi scritti pur tanto notevoli di
storia, di letteratura, di filosofia.
In essi il C. si rivelò etnologo sommo, origi-
nale affatto nella speculazione storica, nella
quale di gran lunga sopravanzò tutti i suoi con-
temporanei per il concetto largo e moderno
ch'egli ebbe e dei vari ordini di fenomeni e del
loro collegamento.
Simile al Gioberti per l' indirizzo politico
prima neo-guelfo, poi unitario con la dinastia
Sabauda, fu Terenzio Mamiani [1799-1885]. Egli
ebbe parte attiva anche nella politica italiana,
in filosofia s'accostò all'idealismo platonico, in
arte fu prosatore e poeta classicista ; ma non
ebbe come prosatore grande profondità, fu ac-
cademico troppo e nello stile e nella lingua, né
ebbe grande calore e spontaneità di poesia.
La prona della rivoluzione, ece. 221
Il M. fu soprattutto un alto e forte carattere
nella condotta così della vita come dell'ingegno.
La storia intanto, progredita per gli studi
eruditi di Ennio Quirino Visconti [1751-1818],
trovava nuovi ed ottimi cultori, e tra essi mas-
simo Cesare Cantù [1804 1895].
Questi non merita certo posto tra i grandi cooperatori del-
l'unità italiana, perchè, quantunque dapprincipio desse opera
alla redenzione italiana e sopportasse perciò il carcere, volse
poi la mente ad ideali e simpatie politiche molto disformi da
quelli onde i patrioti italiani furono animati ; non fu nem-
meno, come il Mamiani, checche se ne sia detto, un alto e
forte carattere.
Il C. fu uno tra gli scrittori di più meravi-
gliosa attività e produttività del secolo XIX. In-
gegno versatile, mente acuta, coltura profonda
gli consentirono di provarsi in molti e vari ge-
neri di prosa e di poesia; ma veramente sommo
fu per la colossale sua Storia Universale.
Quest'opera, se ha perduto, per le ricerche e
gli studi progrediti, parte dell'importanza sua,
mostrando qua e là errori e deficienze, rimane
tuttavia mirabile per l'ampiezza del disegno, e
per l'immenso cumulo di materiale storico ivi
raccolto ed ordinato.
All'acume critico dello storico, fece però pur-
troppo velo la grave mancanza di serenità ed
obbiettività del giudizio, falsato dal clericalismo
e dall'intolleranza politicamente reazionaria dei
criteri con cui Fautore giudica uomini e fatti.
Luigi Carlo Farinì [1812-1866J, uomo politico
222 lì moderno r 'innovamento.
glorioso, fu anche storico di vaglia, imparziale
nel racconto, colorito ed elegante nella forma,
fatta talora un po' enfatica, in lui come in tutti
quasi i suoi contemporanei, dall'entusiasmo pa-
trio. Rimangono di lui, oltre ad opere minori,
la Storia dello stato romano dal 1848 al 1850,
e la Storia d'Italia in continuazione a quella del
Botta, incompiuta.
Atto vannucci [1810-1883], delia sua lunga in-
timità con i grandi dell'antica terra italiana
die prova nella Storia dell'Italia antica, del suo
amor patrio illuminò i Martiri dell'indipen-
denza italiana [1794-1848], in cui l'anima dello
storico s'infiamma di generoso sdegno, ma non
discende mai al disprezzo ingiurioso, non s'in-
dugia nell'amaro sarcasmo, compiange e non
odia, racconta e non maledice.
Illustrò, quasi a commentario della Storia, co-
piosi Proverbi latini e nei Ricordi della vita e
delle opere di G. B. Niccolini delineò con tocchi
magistrali il quadro del movimento italiano e
della vita letteraria di Toscana nella prima
metà del secolo.
Il V. fu T ultimo di quella virile letteratura
toscana che ebbe il merito di mantenere, essa
sola, le gloriose tradizioni italiane.
Molti altri nomi meritano ricordo: il Cibrario [1802-1870]
e la sua Storia della monarchia di Savoia, il RICOTTI
[1816-1863] e le sue monografie, tra le quali principale quella
della Monarchia piemontese, il Ranalli [1818-18941. il Guai.-
TERTO [1819-18741, il La FARINA [1815-1868], NlCOMEDE
Bianchi [1818-1886], lo Zini [1821-1894) ; e non ultimo Ce-
La prosa delia rivoluzione, ecc. 223
sare Correnti [1815-1888] patriota, scrittore più polìtico
ohe letterario, uomo di Stato.
L'autobiografia ebbe pure speciale imporr
tanza politica in questo periodo di esaltazione
patriottica. Quegli uomini benemeriti della pa-
tria, quand'ebbero finito d'operare, narrarono più
ad esempio e ammaestramento ai loro concit-
tadini che a loro personale compiacimento, i
casi della loro vita operosa, e sull'esempio del
Pellico tenner desto coi loro ricordi autobio-
grafici il sacro fuoco dell'amor patrio.
Taluno fra essi, più che narrar solo i propri
casi, allarga il racconto alle vicende tutte dei
tempi nei quali visse e collaborò alla grande
opera della unificazione; cosi Giuseppe Mon-
tanelli [1813-1862] narrò le Memorie sull'I-
talia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al
1850, con racconto caldo, colorito, abbondante
di notizie e di particolari. Con disegno più ri-
stretto, ma con molto maggior efficacia Mas-
simo D'Azeglio [1798-1866], diede ne 1 miei ricordi
lo spacchio della sua nobilissima, austera, one-
sta vita, narrando di sé non a sfogo d'orgoglio
pur legittimo, ma per sollecito sentimento del
bene di quei suoi concittadini che egli sentiva
Necessario fare, dopo aver fatto. l'Italia. La sua
opera è una specie di autopsia morale since-
rissima, com'egli la chiamò, ma è in pari tempo
« una galleria, ricca di nobili modelli > di tutti
coloro che con d'Azeglio cospirarono, lottarono,
soffrirono per l'Italia. La sincerità del racconto,
224 // moderno rinnoo amento.
la famigliarità elegante della forma, e l'onestà
della vita e degli intendimenti fanno di quel
libro una delle opere meglio e più utilmente
lette.
Poco minore è il pregio delle Ricordante
della mia vita di Luigi Settembrini [1813-1877 J,
generoso patriota napoletano; esse sono calde
d'affetto, ricche d'ammaestramento patrio e ci-
vile, care per candore e gentilezza di sentimenti e
di forma; pregi, questi ultimi, che son comuni ai
Ricordi autobiografici di Giovanni Duprè |1817-
1882] celebre scultore toscano, il quale con to-
scana grazia e semplicità narrò le vicende della
sua vita artistica.
La storia e la critica della letteratura fu-
ron pure inspirate a sensi liberali. Primi a darne
l'esempio furono: Eugenio Camerini (1811-1875),
critico letterario di singolare originalità ed
acume di osservazioni ; Carlo Tenca milanese
|1816-1883|, vigorosa tempra, austero carattere
d'uomo, che salito da umilissima origine ad alto
grado di considerazione pubblica e privata, con-
tribuì con opera assidua, illuminata e tenace, a
tener viva la speranza nei destini della patria,
scrivendo per giornali diretti da lui o da altri, ar-
ticoli letterari e politici ad un tempo, che in essi
egli giudicava gli scrittori alla stregua del valore
patriottico delle loro opere. Simile intendimento
informò la Storia della letteratura di Paolo
Emiliani Giudici [1812-1872), che ebbe maggior
valore d'attualità, pel principio politico onde si
ispira, che non importanza d'opera critica, man-
La prosa della riooluzione, ecc. 225
cando essa al tutto o quasi di oggettività se-
rena di giudizio. Né più oggettive e serene fu-
rono le Lezioni di letteratura di Luigi Settem-
brini scritte in una forma spontanea, vivace,
famigliare; in esse al vivo e nobile senso d'arte
con cui è giudicata la nostra letteratura, che
le fa ancor oggi lette e studiate, s'accoppia un
preconcetto politico per cui la storia della let-
teratura e del pensiero finisce a non essere al-
tro che la storia della lotta tra il gesuitesimo
e lo spirito laico e nazionale.
Spettava a Francesco De Sanctis [1818-1883],
seguendo le orme del Foscolo e del Mazzini, il
gettar le basi della nostra moderna critica let-
teraria, dettando quelle Lezioni di Storia e di
critica letteraria nelle quali con acume d'in-
dagine e di senso critico egli, considerando ogni
opera d'arte come un fenomeno psicologico, ne
cerca i motivi nell'anima dello scrittore, e nel
l'ambiente morale e storico del secolo suo.
Il culto dantesco rifiori in pari tempo, chia-
ramente accennando ad assumer quella nuova
forma che il Mazzini, dandone primo l'esempio,
gli aveva segnato nel suo primo scritto (1): « O
Italiani studiate Dante! Non sui commenti, non
sulle glosse, ma nella storia del secolo in che
egli visse, nella sua vita, nelle sue opere ». Mentre
il Tommaseo, Brunone Bianchi, il Fraticelli,
il Giuliani commentavano il poema, il Balbo
(1) L'amor patrio di Dante, articolo che l'Antologia rifiutò
e il Subalpino pubblicò per intromissione del Tommaseo.
Ferrari. 15
226 # Il moderno rinnovamento.
tesseva la vita del poeta, TArrivabene ne stu-
diava il secolo; ottima preparazione agli studi
modernissimi.
Intanto rifiorivano anche gli studi e le scolastiche discipline
e il più ò men trasformato culto della classicità: a Napoli
per opera dei continuatori del Puoti e specialmente di Fer-
dinando (analli [1818-1894], che il De Sanctis disse ul-
timo dei puristi, autore di Ammaestramenti di letteratura
scritti nel più puro stile del cinquecento; a Roma per l'im-
pulso dato al classicismo da Salvatore Betti [1792-1882],
illustratore dei fasti del valore italiano, nel pensiero, nella
scienza, nell'armi, ecc., con l'opera sua troppo accademica:
l'Illustre Italia; in Toscana per l'attività del Rosini, del
Vannucci, di Luigi Fornaciari [1798-18581 e di Pietro
Thouar ; per quella del Galvani e di Marcantonio Pa-
renti a Modena ; di Pier Alessandro Paravia [1797-
1857] a Torino, dove egli, ingegnando eloquenza all'Univer-
sità, formò una vera e propria scuola classica donde uscirono
eletti e purgati scrittori.
La prosa narrativa non ebbe invece cultori
numerosi né di gran pregio, e in essa pochi
scrittori si acquistarono fama, transitoria per
i più, duratura per un solo di essi.
Oltre quei romanzieri imitatori del Manzoni di cui già
dissi (1), non appaiono degni di cenno altri tranne Ignazio
Cantù fratello dello storico [1810-1877]; autore di romanzi
e novelle lombarde, scritte con semplicità e correttezza, e
Giuseppe Revere [1812-1889], miglior prosatore che poeta,
elegante ed arguto ne' suoi Bozzetti alpini e nelle Marine
e paesi in cui descrive paesi e costumi del Piemonte e della
(1) V. p. 211.
La prosa della rivoluzione, ecc. 227
Liguria, narra vicende storiche, raccoglie pensieri e sen-
tenze.
Un altro novelliere ebbe larga e meritata voga a quei
tempi, e fu Giulio C arcano [1812-1884], spirito mite e
gentile, rifuggente da ogni ardore di lotta, ma non però
meno caldo amatore della patria. Si può dirlo l'ultimo rap-
presentante di quel romanticismo letterario che ebbe a suo
principal rappresentante il Grossi, di cui e dei Manzoni il
Carcano fu seguace nell'arte sua, sì per la temperanza, come
per la preoccupazione morale. Diremo di lui poeta e tra-
duttore più oltre ; come prosatore egli vuol qui essere ricor-
dato specialmente per il suo capolavoro : Angiola Maria
[1839], ohe fu primo esempio del romanzo psicologico o di
carattere, ritraente la sua maniera dal Manzoni non meno
che dal Walter Scott, pieno di soave bontà anche se la deli-
cata figura della protagonista è eccessivamente ideale e un
po' scolorita nella sua moral perfezione. Altri romanzi scrisse
di poi il Carcano, forse più raffinati per forma, per acuta
analisi, ma pur mancanti di quell'armonia delle qualità, onde
deriva la squisitezza dell'Angiola Maria.
L'opera che veramente é degna d'esser ricor-
data é il romanzo, ciclico di Ippolito Nievo
che s'intitola : Le confessioni di un ottuage-
nario.
Singolare esempio di romanzo, esso è forse
il libro che per somiglianza di pregi più si
raccosta ai Promessi Sposi; partecipa dei ca-
ratteri del romanzo storico, come di quelli delle
auto-biografie di questi tempi, senza essere in
tutto né l'una né l'altra cosa.
Il Nievo, che visse troppo breve vita, dal 1832
al 1861 fu elettissima mente, die promesse di
ottima poesia, combattè per la patria con Ga-
228 II moderno rinnovamento.
ribaldi nel '59 ad Arona, in Valtellina, sullo
Stelvio, nel '60 partecipò alla leggendaria spe-
dizione dei Mille, e mori tragicamente, non an-
cora trentenne.
Fu certo per le lettere italiane grave danno la
sua morte, tanto notevoli attitudini il Nievo ri-
velò giovanissimo nei più vari generi letterari,
giornalista arguto, nella critica letteraria acuto
precorritore dei moderni sistemi, lirico civile
e patriottico, novellista, drammatico e roman-
ziere.
Il suo massimo romanzo, in cui un ottuage-
nario narra la sua vita « dalle primissime me-
morie dell'infanzia al limitare del sepolcro dove
è giunto (l)> non si può riassumere, tanta é
la varietà degli episodi e dei fatti.
Dallo scorcio del settecento, dalla vita delle
piccole città venete, il Nievo ci conduce fino ai
casi tumultuosi dei '48 e '49, alla vigilia della
guerra d'indipendenza, facendoci sfilare dinanzi
agli occhi Venezia negli ultimi giorni della re-
pubblica, la Repubblica cisalpina, le Provincie
napoletane nel '99, l'assedio di Genova, la repub-
blica italiana, poi di nuovo Venezia e Napoli,
e la vita degli emigrati a Londra.
È in questo romanzo la storia sociale e mo-
rale di una generazione, svolta in un racconto
vivo d'interesse, pieno d'un umorismo, di una
profonda filosofia della vita, d'una larga cono-
(1) Mantovani; // poeta soldato. Milano, Treves 1900, p. 264.
La prosa della riooluzione, ecc. 229
scenza degli uomini, che sono poco men che
meravigliose in un giovane venticinquenne.
Né al pregio morale è in esso inferiore l'arte
di ricreare potentemente dal vero nel campo
della fantasia, la potenza nella dipintura dei
caratteri e delle vicende. Solo nuoce alla se-
conda parte del libro il languire dell'interesse,
la mancanza di unità e connessione, la forma
men limata e corretta.
§ iv.
La poesia della rivoluzione e nelVunità d'Italia.
I tre momenti della lirica romantica. — La lirica entusia-
stica. — G. Rossetti. — Il Parzanese. — Il Poerio. — G
Mameli. — L. Mercantini. — I. Nievo. — I minori. — Il
romanticismo decadente. — G. Prati. — A. Aleardi. —
G. Carcano. — A. Maffei. — Il Carcano ed il Ma (Tei tra-
duttori. — La bohème italiana. — G. Rovani. — E. Praga.
I. U. Tarchetti. — G. Zanella. — B. Zendrini. — V. Bet-
teloni.
La commedia fino al 1850. — V. Martini. — T. Gherardi del
Testa. — P. Giacometti. — A. Torelli. — P. Ferrari. —
P. Cossa. — Il libretto d'opera e Felice Romani.
La poesia, come la prosa di quel quarto di se-
colo che precede il 1870, ebbe principale fonte
d'ispirazipno, il patriottismo, fosse classica o
romantica, lirica, narrativa o drammatica; né
poteva accadere diversamente in quel trentennio
d'accensione esaltata degli animi per il grande
sogno nazionale.
Tuttavia si debbon distinguere in essa tre
momenti : quello primo dell'entusiasmo guer-
riero, dell'odio all'oppressore, della esaltazione
del sentimento patrio, che già vedemmo infor-
La poesia della rivoluzione, ecc. 231
mare la lirica del Berchet, quella del Broflferio,
e più misuratamente quella del Giusti.
Trascorsi il '48 e il '49, acceso ormai inestin-
guibilmente lo spirito rivoluzionario, questa ma-
niera di poesia non aveva più ragione d'esi-
stere; e s'iniziò allora quello che forse più pro-
priamente s'ha a dir decadenza del romantici-
smo, e fu, in gran parte, solo eco formale e
convenzionale della poesia precedente.
S'inizia dopo il '60 il terzo momento, il mo-
mento critico, il momento dei tentativi vari e
incpmposti, degli ondeggiamenti fra il romanti-
cismo e il classicismo, quello degenerato, que-
sto trasformato, il momento, insomma, che pre-
para e spiega la presente letteratura.
Taluni dei nostri poeti di quel periodo si sono
spénti o tacquero col cessar delle condizioni
che avevan fatta eloquente la loro Musa ; altri
sopravvissero, direi quasi, a sé medesimi, e
questa prolungata vita non fu per loro un bene,
che li rese negletti vivi ancora, più presto di-
menticati dopo morte.
Pochi meritano ancor oggi menzione, se non
per altestato di quella riconoscenza che già di-
cemmo doverosa verso i cooperatori della no-
stra redenzione.
Tra i poeti del primo momento, quello che
forse merita maggior considerazione sotto il
rapporto dell'arte è Gabriele Rossetti [1783 1854J.
Patriota ed esule, pittore e poeta, letterato ed
insegnante, il Rossetti ha una particolare fiso-
nomia che lo colloca in luogo distinto.
•232 IL moderno rinnovamento.
, Canzonettista arcadico dapprincipio, la parie
migliore della sua produzione letteraria é da
ascriversi al trentennio del suo esilio a Londra,
durante il quale visse insegnando privatamente
lettere italiane. Quantunque i suoi scritti dal 1820
in poi s'accendessero di spiriti patriottici e si
colorissero d'andamenti popolari, il Rossetti fu
però un classico, e nella critica dantesca si
fece strenuo difensore dello spirito antipapale,
principale ispiratore secondo lui del divino
poema, come nella lirica s'informò al suo
metto : « Finché vita mi resti, griderò Patria,
Umanità, Religione >.
Invero la sua poesia accompagnò i moti ita-
liani dal '20 (La costituzione di Napoli) al '42,
prima con inni e strofette che, se non hanno
la compostezza dell'inno manzoniano, o Tini-
peto lirico del BercheE, son però notevoli per
spontaneità, e talora anche per vigoria; poi con
polimetri nei quali si vede la maturità degli
anni scendere a temperar la foga àz\Y antipa-
pismo, cercandone la conciliazione col senti-
mento religioso e col politico e il tutto avvol-
gendo in un simbolismo contemplativo e fanta-
stico, che ha faito il R. padre della scuola simbo-
lista in pittura e in poesia, ma non ha certo
accresciuto pregio ai suoi componimenti.
Presso al Rossetti, meridionali come lui, di
lui meno pregevoli per arte, stanno due poeti
notevolmente diversi: Alessandro Poerio [1802-
18*8] e Pietro Paolo Parzanese [1810-1852]. Il
Poerio, mito d'una famiglia celebrata nella storia
La poesia della rivoluzione, ecc. 233
dell'eroismo italiano, morto eroicamente sotto
Je mura di Mesi re combattendo gli austriaci,
scrisse liriche talor diseguali e stentate nella
forma, e povere d'immagini, ma efficacissime
per il nobile calore di sentimento che le ispirò.
Il Parzanese invece, traduttore del Klopstock,
del Byron, di V. Hugo, nei suoi Canti popolari
e nei Canti del povero abbellì la sua lirica, di-
messa nella forma e scarsa di ispirazione, di
tinte soavi e delicate, ritraendo vita ed afletti
semplici ed umili.
Un anno dopo il Poerio, come lui combat-
tendo, moriva sotto le mura di Roma Goffredo
Mameli [1827-1849], biondo e adolescente martire
e poeta della patria. « I suoi canti, dice il Maz-
zini, getti d'una ispirazione sorta dal popolo e
destinati al popolo, facili, ineguali, non meditati,
portano l'impronta d'una potenza ingenita di poe-
sia, che gli anni e il pensiero avrebbero educa to>;
certo la mancanza di questa educazione matura
li fa scarsi di valore artistico. Pure G. Mameli
fu fatidico interprete degli slanci generosi d'I-
talia ; li profetò nel '46 con gli inni Ai fratelli
Bandiera, e all'Ada; li accese nel '47 col canto
« Fratelli d' Italia », li accompagnò con altri
inni di esultanza trepidante.
Né minore consenso di entusiasmo ottenne,
con Yinno garibaldino: « Si scopron le tombe»,
Luigi Mercantini [1821-1872], che cantò con inni
guerreschi la rivoluzione italiana cui prese attiva
parte, e tacque dopo il '48, esiliato prima, .poi
professore nell'Italia unificata.
234 11 moderno rinnovamento.
Arte maggiore e che, come già dissi, era
splendida promessa per l'avvenire, rivelarono
i canti patriottici del Nievo già menzionato. Egli
dopo aver fatto le sue prove imitando il fare
del Parini e del Giusti, trovò la sua forma ori-
ginale nelle Lucciole e nei Canti garibaldini
che recano l'impronta d'una ispirazione calda
ed immediata, ma nella forma ancor rivelano
l'incertezza di chi ondeggia tra l'esempio ve-
nutogli dai maggiori poèti e l'impulso ad atteg-
giarsi con fìsonomia propria ed originale.
Intorno a questi stanno altri minori, letti oggi soltanto per
rievocarci coi loro versi il fervore d'entusiasmo e di aspira-
zioni di quei giorni. Tali sono: il Revere, già nominato,
troppo personale ne' suoi sonetti, Antonio Gazzoletti [1818-
1866] colle sue energiche poesie, Francesco dall'Ongaro
[1810-1873], prima sacerdote, poi giornalista, soldato, esule,
professore, che diede graziose e argute poesie in vernacolo
veneziano, ma fu più efficace coi suoi patriottici stornelli.
Dalla Liguria venne Felice Romani [1788-1865], prosatore
non mediocre, autore di libretti d'opera, come vedremo tra
poco, giornalista robusto, lirico facile, spontaneo, agile nella
forma. Il Piemonte die l' ultimo dei trovatori, GIUSEPPE
Regaldi [1809-1888], tempra di poeta più gentile che robu-
sto, migliore nell'improvvisazione, quantunque la sua lirica
estemporanea risenta dell'enfasi declamatoria e dell'uniformità
dello stampo lirico in cui egli getta i suoi pensieri.
Facile di vena, arieggiante al genere del Gua-
dagnoli con maggior brio e con maggior ar-
guzia, fu un poeta veneto, Arnaldo Fusinato
[1817-1888], che trattò la lira e la spada, com-
battè valorosamente nel '48 e nel '49. Egli tentò
La poesia della rivoluzione, ecc. 235
più tardi e con meno felice risultato la poesia
seria e patetica, che è caratteristica del se-
condo momento, del decennio cioè fra il 1850 e
il 1860.
L'Emilia diede pochi poeti a quel primo fervore di poesia
patria, e tra essi meritano d'esser ricordati : Jacopo Sanvi-
tale [1781-1867], patrizio e fiero patriota parmigiano, che
cantò in una poesia forte ed originale, ma prolissa, le soffe-
renze dell'esule ; e ANTONIO Peretti [1815-1858] più ele-
gante che profondo, ma pur pregevole per certa compostezza
e moralità della sua lirica.
Intanto la rivoluzione, tentata con tanto im-
peto nel '48 e nel *49, tramontava in uno sco-
ramento temporaneo ma profondo, e con lei i
più dei poeti che Fa vevan suscitata, o lasciando
la vita nelle battaglie, o calcando il cammino
dell'esilio, o sviandosi in quei tentativi poetici
che segnano la decadenza del romanticismo.
Corifei di questo secondo momento sono Gio-
vanni Prati ed Aleardo Aleardi.
Giovanni Prati nacque nel 1815 a Dasindo (trentino);
poeta sin dagli anni dell'adolescenza, laureatosi in leggi a
Padova nel '29, visse poi a Milano, a Torino, nel Veneto,
dove sofferse il carcere e donde fu poi esiliato. Passato in
Toscana fu accusato per la sua devozione a Carlo Alberto ed
espulso dal Guerrazzi. Tornato in Piemonte vi cantò, per vero
sentimento monarchico e non per adulazione, la dinastia sa-
bauda. Dopo il '60 segui la capitale a Firenze, a Roma, e
qui mori senatore nel 1884.
Scrisse :
Edmenegarda [1841] ; poemetto in cinque canti d'endeca-
sillabi sciolti, divenuto tosto popolarissimo;
236 11 moderno rinnovamento.
Canti lirici^ Canti del popolo, Ballate, Memorie e lagrime,
Nuovi canti, Passeggiate solitarie, Psiche, Iside, (tutte rac-
colte liriche) ;
Canti storici e poemi (Rodolfo, Satana e le Grazie, Ar-
mando, ecc.).
VEdmenegarda, semplice di spedienti dram-
matici, musicale e armoniosa nei versi di squi-
sita fattura, dolcissima per il sentimento di
pietà cui s'informa, acquistò subito fama e po-
polarità al suo autore. Fu questo forse il suo
capo lavoro, l'opera colla quale, taciutosi il
Manzoni, egli « il solo veramente e riccamente
poeta della seconda generazione dei romantici
in Italia » (1), divenne caposcuola del romanti-
cismo che, fuori di lui, finiva in una vaporo-
sità sconclusionata, inefficace e stucchevole.
Poetò dapprincipio continuatamente salendo
dal canto del popolo al poema dell'umanità,
nelle sue ballate riunendo la potenza fantastica
della poesia tedesca e l'italiana euritmia dello
stile, scherzando con tutti i metri come il Chia-
brera, dominando la rima.
Fido amante dell'arte sua, fu sinceramente e
unicamente poeta, come il Manzoni incapace
di far Varte per Varie ; fu manzoniano anche
filosoficamente ed esteticamente e nella sempli-
cità della forma.
Ma venne il giorno in cui il gusto del pub-
blico lo abbandonò ed egli, che aveva riem-
piuto l'anima e la fantasia di tutti fino al '48
(1) Carducci, in Bozzetti e Scherme. Op. Voi. III. pp. 389-417.
La poesia della rivoluzione, ecc. 237
con la genialità della sua poesia, cosi come il
Verdi con la sua musica, men felice di questo,
si vide lasciato in disparte.
Tentò egli la riscossa, ma non seppe trasfor-
marsi coi tempi. Ormai il Manzoni taceva, o
dopo avere in parte sconfessato il romanzo sto-
rico, si chiudeva negli studi della lingua; il
romanticismo si spegneva e ripigliavano invece
impero il Foscolo, il Monti, il Leopardi, e con
essi il culto della forma classica; movimento
importante che generava e assecondava a sua
volta il rinnovarsi degli studi critici nelle scuole
italiane e in arte metteva capo alla poesia del
Carducci.
In mezzo alla improvvisata trasformazione il
Prati apparve disorientato ; ebbe per un istante
tendenze byroniane nel Rodolfo, neWAriberto,
tentò invano romantica riscossa coir Armando,
si provò alla poesia satirica nel Satana e le
Grazie, alla poesia politica con le Lettere a
Maria e i Canti politici; ma fu invano. La sa-
tira disconveniva alla sua- forma semplice e
musicale, poeta politico non fu mai, e fini ad
accozzar nelle ultime raccolte, argomenti, forme
e fantasie spesso remote da ogni attualità, che
paion frutto di un'arte meramente estetica, e
manierata ; solo il Canto d'Igea fu sprazzo di
luce, € ciò che di più sanamente clàssico ha
prodotto la poesia del nostro tèmpo in Italia,'
un'ode che corona l'ultima opera dei romantici,
come fosse un coro di Sofocle » (1).
(1) Carducci: Dieci anni addietro in Op. Voi. Ili, p. 271.
238 II moderno ri nnoo amento.
Cosi il Prati, nato romantico finiva classico.
Iside fu il canto del cigno: sforzo eroico di fu-
sione delle due correnti, ma sforzo. In essa é il
presentimento della prossima fine, è il sorriso
mestissimo o\V Ideale, solitariamente accarez-
zato, é il canto funebre al poeta stesso nel Canto
della Parca.
Presso a Giovanni Prati, ma molto al disotto
di lui per profondità di pensiero e robustezza
di poesia è Aleardo Aleardi [1812-1878] vero-
nese, che anch'egli pati il carcere per quell'a-
more della patria fortemente e nobilmente sen-
tito a cui ispirò la sua poesia facile ed abbon-
dante. Il suo verso, vario e ricco d'armonie,
piacque a lungo, ma apparve poi soverchiamente
molle e colorito, e la spontaneità e la natura-
lezza parvero spesso più artificiose che reali;
il predominio dell'immaginoso, del fantastico,
del sentimentale, diedero alla sua poesia una
voga effimera per quanto lunga, e rivelarono
l'ultima maniera del romanticismo decaduto.
Accanto a questi due meritano di tenere un
posto Giulio Gargano, già nominato tra i no-
vellieri, per le sue Poesie inspirate a nobili
pensieri, spesso eleganti ed armoniche; e An-
drea Maffei [17981885] agile e delicato nelle
sue Liriche che rivelano una spiccata indole
poetica, ma non hanno grande vigoria. Questi
due poeti s'acquistarono però fama più dura-
tura come traduttori dall'inglese e dal tedesco ;
e al Garcano si deve una traduzione metrica
abbastanza fedele e in forma disinvolta e cor-
La poesia della rivoluzione, ecc. 239
retta dei drammi dello Shakespeare; al Maftei
versioni dal Goethe, dai Moore, dal Byron, e
specialmente la traduzione di tutto il teatro dello
Schiller, dei Paradiso perduto di Milton, e di
alcune tragedie tedesche; in lui minore è la
fedeltà della versione, maggiore forse la magni-
ficenza dello stile e l'armoniosità del verso.
« Due scuole, con intendimenti e forze diverse,
o ricongiungendosi alla tradizione antica o cre-
dendo d'inaugurarne una nuova, s accompa-
gnarono agli ultimi movimenti del secolo scorso
ed ai primi di questo. Ora quelle scuole si tac-
quero, que' maestri l'un dopo l'altro disparvero:
rimangono i templi, ma la divinità n'è fuggita....
Giunte Tuna e l'altra scuola dall'età grosse del
dispostismo, non poterono né liberamente svol-
gersi né determinare apertamente i loro carat-
teri ; onde per una parte l'impeto delle novità
portò le menti oltre il limite del giusto e da
capo nella riproduzione di forme straniere, per
un'altra l'amor disordinato del vecchio le re-
spinse nel passalo non desiderabile ».
Questo scriveva Giosuè Carducci nel 1859-61 (1),
concludendone che quel momento era « nell'arte
un'età di rapido disfacimento e di lenta ricom-
posizione ad un tempo », l'età della siddetta
Bohème italiana che ebbe in Lombardia il suo
principal centro. .
(1) Di alcune condizioni della presente letteratura; Op. Voi.
II, pagine 488 e 496.
240 li moderno rinnooamento.
Ne era. stato preannunziatore GIULIO Uberti [1806-18761,
bresciano, spirito Aero, bollente, caustico, che procedendo dal
classicismo pnro pariniano, per il mezzo classicismo, al colo-
rito del Byron e fors'anche di Vittore Hugo, accompagnò i
fasti della rivoluzione con una lirica originale cai pervade
uno spirito alfieriano in atteggiamenti quasi scultori; Giulio
Uberti che condusse vita randagia, e morì tragicamente,
suicida.
Fu sommo pontefice della Bohème Giuseppe
Rovani [1818-1874] milanese, di vita sregolata,
che s'avvelenò d'assenzio e di liquori ; un pen-
satore per la forma, poeta per il contenuto, che
tentò la drammatica, il romanzo storico, il ro-
manzo sociale, l'opera critica, con fortuna non
pari agli intenti, e diede nella Giovinezza di
Giulio Cesare un tentativo d'innesto dell'inven-
zione romantica sul fondo storico, e nei Cento
anni un romanzo ciclico, simile per indirizzo,
ma inferiore di meriti alle Confessioni del
Nievo.
La bohème vanta come suo lirico Emilio
Praga [18391875] passato, nella sua breve vita,
dall'agiatezza alla miseria o quasi, senza sua
colpa, e. per influsso del Rovani, datosi alle
abitudini disordinate che lo condussero a morte
immatura e simile a quella del suo maestro.
Tempra d'artista, pittore e poeta, ebbe fortuna
co' suoi versi finché fu ricco ; impoverito, cadde
in trascuranza dei più; e le sventure famigliari,
la noncuranza del mondo, le strettezze della
vita, se aggiunsero alla sua poesia qualche nota
robusta derivata dal Heine, dall'Hugo, dal Bau-
La poesia della riooluzione, ecc. 241
dèlaire, non ne crebbero per altro i pregi o l'o-
riginalità, che meglio rifulge in Tavolozza, il
primo volume di versi, quello degli anni lieti,
dove è tanta freschezza di immagini, tanto se-
rena e sincera percezione della natura.
A questo gruppo appartiene auche Iginio Ugo Tarchetti
[1841-1869] che visse povero, mori giovine, scrisse romanzi e
novelle fantasiose, oggi dimenticati e non a torto, e un vo-
lumetto di liriche (Disjecta) che, se possono esser sintomo di
quella malattia di idealismo, di qnelja " scrofola romantica n
come la chiamò il Proudhon, specie di vaga e indefinibile
aspirazione ad obbietti inconsistenti, che fu allora caratteri-
stica, non sono però vera poesia.
Altre manifestazioni di incerti tentativi
verso un'arte nuova desiderata ma indetermi-
nata, sono nello Zanella, e nel Zendrini.
Giacomo Zanella [1820-1888] fu V ultimo dei
seguaci dell'Aleardi e del Prati, l'ultimo dei
neo-guelfi, l'ultimo di quella schiera di abati
italiani, riformisti e liberali, che si inizia col
Parini. Cominciò traduceridodai classici latini/
e venne ai moderni inglesi, tentò mollemente la
poesia patriottica, persegui la conciliazione tra
la libertà e la fede, tra la ricerca scientifica e
il dogma, tra il romanticismo e il classicismo,
e parve perciò — nell'epoca incerta in cui pub-
blicò i suoi versi [1868] -— poeta d' un' arte
nuova (l). Senza spingersi a proclamare usur-
ai) Cfr. I. del Lungo: Un nuovo poeta in Nuova Ant., 18f8
settembre, e G. Chiarini: fi. Z. in Nuova Ant,, 1, VI, 1888.
Ferrari. 10
242 11 moderno r innovamento.
pata la fama dello Zanella (1), si deve però ri-
conoscere che a lui mancò calore d'ispirazione,
che il sentimento religioso fu impaccio allo
slancio del suo pensiero speculativo, anche in
quelle liriche che pur sopravvivono, per reali
meriti di contenuto e di forma, airobblio; tali,
ad esempio, Microscopio e telescopio, la Con-
chiglia fossile, gli Ospizi marini. Fu nella
forma sapientemente corretto, e ridiè vita alla
« breve snella arguta strofe classica,... carez-
zata e liberata al volo con abilità, facilità e
grazia (2). >
Lo Zanella fu anche prosatore e critico accu-
rato, sereno, ma non di grande larghezza di volo,
e in forma corretta ma dimessa e fredda.
Bernardino Zendrini [1839-1879] bergamasco,
fu più critico che poeta; ottimo conoscitore delle
lingue e delle letterature classiche e moderne,
traduttore di Heine, ne senti, più che riprodurne,
la profondità del sarcasmo, .dell'ironia, della
causticità. Come lirico originale appartiene alia
seconda generazione dei romantici, con qualche
carattere suo particolare di novità ; le cose sue
originali meglio riuscite sono / due tessitori,
Monotonia, La poesia non muore, ecc.
Nella critica letteraria lo Z. portò schiettezza
perfino acerba, ed erudizione vasta, genialmente
espressa. Veggansi i suoi studi su Nerone ar-
tista, Giulio Cesare, I traduttori di E. Heine, ecc.
(1) Imbruni: Fame usurpate.
(2) Carducci: Dieci anni a dietro. Op. V. HI, p. 274.
La poesia della rivoluzione, ecc. 243
Vittorio Betteloni [n. 1840] ebbe un momento di voga
come lirico; oggi è più e meglio iodato come traduttore
del Don Giovanni di Byron, dell'Assuero in Roma di Ha-
merling; e buon traduttore fu pure Paolo Màspero [1811-
1895], di cui il volgarizzamento dell'Odissea è da molti pre-
ferito a quello del Pindemonte, per robustezza ed eleganza
di verso, correttezza di forma poetica.
Della drammatica dai Goldoni innanzi, al-
meno per quanto riguarda la commedia, poco
men che nulla è da dire.
Invero del tempo del Goldoni, due soli commediografi si
ricordano, e molto al disotto di lui: Francesco Alber-
gati [1728-1804], oggi ricordato nella storia della dramma-
tica per ragion di continuità, mentre le sue commedie son
dimenticate. Né a torto; che egli andò a tentoni fra la tra-
gedia classica, il dramma sentimentale, la commedia dell'arte,
la goldoniana e persino la fiabesca alla Gozzi, senza che mai
la sua coscienza d'artista si determinasse chiaramente e desse
opera compiuta (1).
Camillo Federici [1749-1802] (pseudonimo di G. B. Vias-
solo) fu anch'egli imitatore del Goldoni, e preferì argomenti
teneri e patetici; anche le sue commedie souo oggi cadute
in dimenticanza, quantunque un tempo siano state imitate e
riprodotte in teatri stranieri.
Fu autor drammatico, ma di scarso valore, anche G. Ghe-
rardo de Rossi, già nominato come poeta lirico (2).
Segue a questi Alberto Nota [1775-1847] torinese, se-
guace del Goldoni, e fecondo scrittor di commedie ; di lui dà
giusto, benché severo, giudizio il Martini, dicendo che me-
(1) Cfr. E. Masi: La vita, i tempi, gli amici di F. A. Bolo-
gna, Zanichelli, 1878.
<2) V. p. 41.
244 II moderno rinnovamento.^
scolò gli elementi della scuola drammatica francese del
XVIII secolo col comico borghese del Goldoni e il dramma
lacrimevole del Kotzebue (poeta comico tedesco, [1761-1819])
e difetta di tutti i requisiti necessari ad uno scrittore dram-
matico.
Migliore certo fu Giovanni Giraud [1776-1884], che de-
buttò nel 1807 coU'Ajo nell'imbarazzo, notevole per una tal
quale comicità festevole e paesana ; ma per questa stessa co-
micità non è atto alla vera commedia o al dramma intimo. Di
lui infatti son sopravissute, oltre alla già nominata, Don De-
siderio disperato per eccesso di buon cuore e La conver-
sazione al buio, due cosine gaie ed abbastanza divertenti,
ma senza importanza letteraria.
Francesco Augusto Bon [1788-1858], artista, direttore
e poeta comico, fu di una straordinaria fecondità, ed ebbe
notevole la padronanza scenica e la conoscenza degli effetti;
ma cadde nel comune difetto del convenzionalismo, che sa-
crificava la verità e la naturalezza all'applauso ; poco feliee
fu in lui anche la scelta dei soggetti, spesso più atti al me-
lodramma che non alla commedia.
Poi si cadde nella più pasza esagerazione delle passioni
pomposamente declamate, a cui contribuirono in ispecial modo
quel Barone Cosenza, napoletano, fecondissimo di bizzarre
ed esagerate produzioni, il Cuciniello, autore di drammi
di soggetto tetro e piagnucoloso, e David Chiossone, che
suppliva alla scarsa facoltà inventiva colla forzata tensione
delle passioni, costante nei suoi drammi.
Fra il '40 e il '50 s'ebbe un risveglio nella
commedia; sentiva anch'essa, finalmente, T in-
flusso innovatore delle battaglie romantiche,
alle quali aveva preso si grande parte la sua
sorella maggiore in drammatica, la tragedia.
In Toscana fiorirono due commediografi: Vin-
cenzo Martini e Tomaso Gherardi del Testa. Il
La poesia della rivoluzione, >ecc. 245
primo, vissuto tra il 1803 e il 1862, nel '53 pro-
dusse sulle scene « La donna di quarantanni »
la quale rivelava speciali attitudini nel suo au-
tore, perchè vera neir azione e nei caratteri,
senza ricerca di effetti scenici, ricca di delicata
analisi psicologica, limpida e sonante nel dia-
logo, coerente insomma ai sani principi che
alla drammatica poneva il Manzoni in una sua
lettera a Francesco Galvani, del 1855 (1). Altra
opera di pregio del Martini fu il Cavaliere d'in-
dustria, commedia veramente ricca d'osserva-
zione, d'armonia, di vivace dipintura dei tipi e
della società.
Tomaso Gherardi del Testa [1815-1881] fu
certo notevole per vivezza e per spontaneità di
dialogo toscano, per isforzo di ravvicinare la
commedia alla verità; ma talora cadde in una
naturalezza eccessiva , talora nel dialogo fu
equivoco se non licenzioso.
Ebbe dopo il '50 larga fama per qualche
tempo, e le sue commedie, senza tesi filosofica
o sociale, senza scopo educativo alcuno, desti-
nate solo a dare un'ora di gaiezza, ebbero per
molti anni il favore del pubblico.
Più fecondo nelle trovate, più ardito nelle
situazioni, più nutrito di pensiero, e non alieno
dall' indirizzare la commedia a scopo morale fu
Paolo Giacometti [1817-1882] ligure, che per
molti anni popolò di molte e sane commedie i
(1) Vedi prefazione di F. Martini alle Commedie di V. Mar-
tini. Firenze, Le Monnier, 1876, p, x*vji.
246 11 moderno r innovamento.
nostri teatri, pur lasciandosi trascinare talora
dall'intento educativo a qualche imperfezione
di forma declamatoria, di contenuto troppo stu-
diato.
Vive ancora Achille Torelli [n. 1844] che diede all'arte
drammatica vive speranze e promesse, con I Mariti, Le
Mogli; Fragilità, e qualche altra commedia, forti per l'ar-
gomento sociale, per la forma efficace, per la sceneggiatura
larga; ma ben presto esaurì la sua vena, né più seppe strap-
pare l'applauso, che il pubblico aveva giustamente prodigato
alle sue prime opere.
Quando Vincenzo Martini presentava, nel 1854,
al Concorso drammatico di Torino II Cavalier
d'industria, ebbe a competitore quello cui più
egli s'accostò, per serietà d'arte e d'intenti:
Paolo Ferrari [1822-1889] che allo stesso con-
corso presentava la sua decima commedia:
Opinione e cuore (1); già egli era stato accla-
mato restauratore del teatro italiano, né pro-
seguir di tempo, mutar di gusti e di idee gli ha
potuto togliere il primo posto nella storia della
drammatica del secolo XIX.
« L'attività, la vita artistica di Paolo Ferrari
si svolge per quarantanni, e in una trentina di
commedie che si possono classificare in tre
generi o in tre maniere: commedia storica;
commedia semplice, goldoniana; commedia a
(1) Il mio giudizio di figlio sarebbe troppo sospetto ; rias-
sumo quindi, fedelmente, il giudizio dato da S. Lopbz nella
Rassegna Emiliana'.y. I Fase. XI, Marzo 1889.
La poesia della rivoluzione, ecc. 247
tesi. Le commedie storiche del Ferrari son cin-
que da quella che può dirsi la prima afferma-
zione artistica di lui, il Goldoni e le sue se-
dici commedie nuove [1851], a Fulvio Testi[1888}.
Fra Tuna e l'altra sono: La poltrona storica
[Vittorio Alfieri], il Dante a Verona [1853], La
satira e Parini [1854-56] (1).
Queste commedie storiche, che sono creazioni,
che non sono opera di un imitatore ma di un
rinnovatore, hanno le qualità delle commedie
goldoniane, la vivacità cioè e la genialità ; ed
hanno, di più, maggior larghezza di conce-
zione, maggiore altezza di intendimenti, e po-
tenza vera di riproduzione de1 tempi passati. Il
Goldoni, quale si delinea nel lavoro del Fer-
rari, non è meno arguto, meno sincero del
Goldoni quale ci appare dalle sue Memorie e
dalle sue commedie ; il Parini, severo ma non
intollerante e stizzoso, arguto, pungente ma non
malèdico, ci si presenta quale non istorico, non
artista, non pittore han mai saputo ritrarre.
Paolo Ferrari lascia con questi lavori il tipo
della commedia storica, che si può dire creata
da lui ed è il genere comico al quale dobbiamo
le nostre migliori produzioni drammatiche. La-
scia in queste sue commedie alcuni caratteri
nuovi, originali, taluni comicissimi e di cui le
frasi son divenute proverbiali, e lascia in questo
genere la più bella commedia del teatro italiano:
il Goldoni.
(1) Rettifico qui la data del Lopez [1857]. Vedi V. Ferrari:
P. F. La vita e il teatro. Gap. Vili e IX.
24S 11 moderno r innovamento.
Ma tra il '56 e l'88 corrono trentanni durante
i quali l'ingegno del Ferrari si è cimentato con
due altre maniere e vi si è potentemente affer-
mato; a vari intervalli, come per prender riposo
fra la commedia storica e il dramma a tesi, o
fra un dramma a tesi e l'altro, Paolo Ferrari
ha scritto le commedie brillanti, le commedie
goldoniane, le commedie popolari. Di queste
molte son morte per sempre, ma talune, e specie
La medicina d'una ragazza ammalata e il Co-
dicillo dello zio Venanzio vivono ancora oggi
per vivacità spontanea, per semplicità onesta e
buona, per sobrietà e vigoria nella rappresen-
tazione dei tipi popolari.
Resta il genere della commedia a tesi, che fu
cagione di molte accuse al Ferrari. Certo egli,
cercando di cogliere la società nei suoi mute-
voli aspetti, nei suoi difetti e nei suoi pregi, ha
talvolta assunto troppo severa veste di morali-
sta e, dato il suo concetto che la società meri-
tasse, in molti di quelli che si soglion chiamare
suoi vizi o suoi pregiudizi, d'esser difesa contro
coloro che le fanno troppo facilmente il pro-
cesso, ha subordinato il concetto estetico al-
l'etico, la verità cruda all'idealità o allo scopo
propostosi. Ancora si può dire che spesso i
personaggi del Ferrari parlano un linguaggio
troppo letteraria mente ricercato, che l'azione é
talvolta involuta e affaticata, che alcuni tipi
sono convenzionali, l'antefatto diffìcile e non
sempre portato con semplicità e naturalezza di
mezzi a conoscenza del pubblico.
La poesia della rivoluzione, ecc. 240
Ma questi difetti non rendono il F. men degno
di lode per l'arte austera e buona, per la nobile
coscienza d'artista, e per aver creato tipi ma-
schili veri e forti e vivi, gentilissimi tipi di
donne e di fanciulle che rispecchiavano e ri-
specchiano l'ideale suo e di quanti amano la
famiglia, fonte di pure, oneste gioie; cosi non gli
si può negare il merito della conoscenza degli
effetti scenici, dei gusti del pubblico, d' una ar-
chitettura solida e quadrata d'intreccio, né la
potenza di situazioni vere, commoventi, stra-
zianti, <5he s' impongono, quasi in ogni suo
drajnma.
Concludendo, si può affermare che « il Fer-
rari ha tentato, ha lavorato coscienziosamente
e potentemente, ha preparato la via ad altri
che per ora non son venuti, ha riprodotto la
società nelle classi più elevate e nelle più
modeste, ha presentato sulla scena alcuni fra
i più difficili, fra i più dolorosi problemi sociali
e, se non è stato sempre fortunato, é stato sem-
pre onesto, se non si è mostrato sempre un
grande autore, ha dato sempre o quasi le prove
di essere un maestro. Del teatro suo alcune
commedie son morte senza speranza ; ma altre
sono fresche, sane, vivaci anche adesso, e si
ascoltano con commozione, con piacere. »
Accanto al Ferrari, sta Pietro Gossa, romano
[1830-1881], che occupa un posto intermedio tra
il drammaturgo e il tragediografo. Egli è — si
potrebbe dire — il poeta romantico della tra-
gedia modernizzata. Nei suo dramma non più
250 II moderno rinnovamento.
unità convenzionali, non più personaggi storici
ammantati nel tradizionale paludamento, e pro-
nunciane un linguaggio altisonante e innatu-
rale, non più le passioni che trascinano gli
uomini al disotto del vero nella colpa, o i sen-
timenti che li sublimano tra gli eroi; non più
infine la solennità non mai smentita dell'azione,
del dialogo, degli episodi. 1 personaggi del Ne-
rone e del Plauto, della Messalina e dei Bor-
gia vivono, agiscono, amano, son virtuosi o
viziosi, comici o patetici, vari negli atteggia-
menti dello spirito, tali quali noi siamo. Manca
talora il rispetto alla verità storica; ma nel
dramma storico ciò deve di necessità avvenire;
poiché il pubblico, a cui il drammaturgo si
indirizza, nel suo complesso non ha letto Tacito
o Svetonio, Petronio o Gregorovius, ma giudica
e apprende a conoscere gli uomini confrontan-
doli con sé, col proprio modo di vivere, di sen-
tire, di amare, di parlare.
Men pregevole tu nel Gossa, per iscarsi studi,
la fattura del verso, la falsità storica di fatti e
particolari anche là dove l'anacronismo, T ine-
sattezza erano involontari e inutili.
Resta che, per chiudere, si faccia cenno di
un'altra forma di drammatica : quella del dramma
per musica ; ma sarà purtroppo breve discorso
che, tranne qualche melodramma de' contempo-
ranei del Metastasio, inferiori di molto al mae-
stro, e qualche opera buffa del secolo XVIII, di
non grande importanza (1), si può dire che l'o-
(1) V. p. 57. /
La poesia della rivoluzione, ecc. 251
pera letteraria è stata, dal Metastasio in poi,
soffocata dalla mùsica ogni di più.
Un solo nome s'incontra meritevole d'esser re-
gistrato nelle pagine della storia : quello di Fe-
lice Romàni genovese [1788-1865]. Egli, dopo
aver tentato non mediocremente la lirica e l'e-
pica, ed essersi mostrato robusto prosatore in
una polemica contro i romantici, eletto poeta di
teatro a Torino dal Viceré Eugenio, compose in
nitida, spontanea e musicale poesia, su argomenti
non antichi ma tratti da leggende a noi più note,
o da autori a noi più vicini, come V Hugo e lo
Scribe, numerosissimi libretti d% opera, come
oggi si soglion chiamare. I suoi drammi sem-
plici, chiari, naturali nello svolgimento, forti
nelle passioni, come la Norma, il Pirata, la
Lucrezia Borgia, I Capuleti e i Montecchi, ispi-
rarono le dolci melodie del Bellini, del Doniz-
zetti, del Meyerbeer.
LA LETTERATURA DELL'OGGI
[1870-1903].
CAPITOLO IV.
Avvertenza.
Parlare dei viventi è difficile per due motivi: l'uno, già
espresso nella prefazione alla prima parte di quest'opera (1),
è la quasi impossibilità di giudicare serenamente dei feno-
meni letterari mentre ancor durano, e il loro svolgimento
può non essere completo, o la loro vicinanza non ci permette
di constatarne ed affermarne i legami colla vita del pen-
siero.
Pare un assurdo e non è : la lontananza dei fatti sottoposti
al giudizio dello storico ne consente molto miglior disamina ;
perchè avviene per la mente come per l'occhio : le cose, al-
lontanandosi, si rimpiccioliscono, e ci permettono di abbrac-
ciare con uno sguardo solo il loro quadro completo, in una
sintesi, in una fusione necessaria a giudicarle nel loro va-
lore particolare e complessivo. È ciò che costituisce il grande
pregio e il grande favore in cui è venuta oggi la critica
storica.
Inoltre — ed ecco il secondo motivo — chi vorrà creder
(1) V. Manuale, p. I, pag. 9.
Avvertenza. 253
veramente dato sine ira et studio il giudizio intorno ai con-
temporanei viventi?
Pare si può forse fare per la stoiia letteraria di que-
st'ultimo mezzo secolo qualcosa di più di quel che s'è fatto
finora; che fu in generale, un arido elenco di nomi e di
opere, senza distinzione di scuole, di modi, senza criteri,
tranne quello del genere dai singoli scrittori coltivato.
Tenteremo adunque una distribuzione logica delle varie
scuole e, se non altro, per quanto è possibile, una defini-
zione dei loro principi informativi.
Un'altra avvertenza. La storia letteraria non può ormai
più abbracciare sì vasto campo quale quello ch'essa esaminò
nei secoli precedenti al XIX; non è più possibile che essa
consideri il pensiero umano in tutte le sue manifestazioni;
che non si vedrebbe per qual motivo dovrebbe, in tal caso,
tacere, ad esempio, di tutte le opere riguardanti quelle scienze
che si sogliono dire più particolarmente esatte (la matema-
tica, le scienze naturali, ecc.), nello stesso modo ohe si oc-
cupò della scienza astronomica nel '600 con Galileo, o della
scienza del giure e dell'economia nel '700. Ma, oltreché ben
difficile sarebbe trovar chi fosse atto all'ufficio di storico
della letteratura, la storia letteraria assumerebbe in tal caso
carattere enciclopedico, in contraddizione con la tendenza
oggi caratteristica, nelle discipline intellettuali, ad isolarsi,
ad individuarsi ciascuna in una partìcolar scienza.
Già molte scienze hanno la loro particolar bibliografia ; la
chiamano anche ; letteratura : della medicina, legale, sto-
rica, eco. La nostra storia letteraria s'individui dunque an-
ch'essa, limitando la sua speculazione alla letteratura arti-
stica e a, quelle opere che, pur avendo carattere scientifico, per
la forma o per il contenuto si collegano alla storia della
letteratura artistica presente o passata.
La letteratura artistica dopo il 1870 ha
compiuto la selezione dei generi da coltivarsi,
254 La letteratura delVoqgi.
eliminando, oltre i più di quelli tramandati dal
periodo classico della nostra letteratura, molti
anche di quelli che il romanticismo aveva posti
in voga. Tale eliminazione era, più che naturale,
necessaria conseguenza dei mutati tempi, ed in
ispecie del mutato indirizzo filosofico, religioso,
intellettuale.
L'anima moderna s'è spogliata di tutti, o quasi,
gli entusiasmi ingenui e buoni della sua giovi-
nezza; è questa la caratteristica della nostra
vita febbrile, ansiosa, affaccendata, anzi affari-
sta spesso. Si direbbe che è in ognuno di noi un
po' dell'Ortis e del "Werther, un po' dello scetti-
cismo sconfortato del grande Recanatese. Sgra-
ziata condizione di cose ha, per di più, gene-
rato negli italiani un dissidio penoso, che doveva
fatalmente compiere l'opera negatrice della filo-
sofia razionalista, isterilire, cioè, in molti, in
molti impoverire una delle fonti più ricche d'i-
dealità, ponendo il sentimento religioso come
contradditorio al sentimento patrio.
Il rinato culto dantesco, che è pur vanto del
secolo XIX, almeno nella sua più larga divul-
gazione, non è sintomo di riacceso fervor reli-
gioso; noi ammiriamo la fede alta e nobile che
animava il nostro divino poeta, la invidiamo
anche, perchè comprendiamo la potenza di en-
tusiasmi, la dolcezza di conforti che essa può
dare; ma la Divina Commedia non desta, in
molti, ideali né sogni, né rapimento estatico
per la fede che da essa spira, bensi per l'arte
che l'avviva ; l'ammiriamo non perchè é opera
Aooerienza. 255
di religione, ma perchè é opera umana, e della
nostra anima dipinge la triste istoria di colpe,
di disperazioni, di dubbi, d'incertezze, d'esalta-
zione.
Il secolo XIX molto ha distrutto, senza sosti-
tuir nulla; mirabile è la sua opera cosi nella
teoria, come nella pratica applicazione ; ma per
quel che riguarda la vita morale e politica, esso,
come ha minato la fede, cosi minò l'amor patrio,
le virtù pubbliche e private; i sentimenti più
buoni del nostro cuore son disciplinati, regola-
mentati dal socialismo che toglie ai loro atti il
primo premio, il primo compenso, quello della
libertà e spontaneità loro, dichiarandoli obbli-
gatori, facendo della pietà, questo nobilissimo
tra i nobili impulsi dell'anima, un dovere del cit-
tadino ; il commercio non ha patria, l'industria
non bada a nazionalità; il femminismo rubale
donne al santuario famigliare.
Il sentimento cristiano dava, è vero, una con-
cezione triste della vita, insegnava il disgusto
del mondo, ma allegrava almeno di dolci, beati,
eterni riposi la morte. Ora non più ; le dottrine
dello spiritismo penetrano persino la morte,
questo ultimo mistero della vita, e profanano,
riducendola ad un'esercitazione di allucinati o
di cerretani, quella celeste dote degli umani per
cui si visse
8 con l'amico estinto
E l'estinto con noi „.
Immaginate or voi di chiedere i potenti voli
256 La letteratura dell'oggi.
dell'entusiasmo epico o il divino afflato della
tragedia, le serene, gaie concezioni ariòstesche
o l'allegria ridanciana del ditirambo, la tenuità
agreste dell'idillio e del dramma pastorale, a
questa nostra anima contusa ed indolorita, che
non è nemmeno più capace dell'austero spirito
animatore della satira. Satira di che ? Di noi
stessi, di questo nostro esser ridotti a ripetere
dopo quarantanni : « L'Italia è fatta; ora biso-
gna far gli Italiani !» ; di questo esserci precluse
tutte o quasi le vie alle più pure, più alte sen-
sazioni spirituali? Sarebbe un saròasnfio che
esala in un singhiozzo.
È in questo senso di abbandono, di sconforto
profondo, di morte d'ogni usata e dolce com-
pagnia dello spirito, la forza e la principale
ragion di trionfo di quei pochi che hanno ancora
una fede, o una idealità persistente, quali il Fo-
gazzaro e il Giacosa; è in esso ancora la causa
di quel misticismo vago, più naturalista che
religioso, che s'è più largamente diffuso in
Francia, ma si fa strada anche in Italia, e di
cni l'ultimo adepto, il neofìto, è Enrico Annibale
Butti.
Checché noi facciamo per soffocare lo spirito
sotto la materia, esso pare risorga dalle ceneri
sue, s'aggrappi con energia disperata a idealità
sempre nuove, e sempre vecchie.
Né sotto il rispetto letterario le cose son pro-
cedute molto diversamente.
Il romanticismo ha dell'opera sua lasciata
una conseguenza che non osiamo nemmen più
Aooertenza. 257
chiamar benefica : ha ravvicinata, indissolubil-
mente legata, per ora almeno, la letteratura,
anzi l'arte intera, alla vita reale; e l'arte si
contorce, nuovo e tragico Prometeo, confitta
alla rupe, e getta l'urlo straziante Eschileo:
« lotose p.t ! > No, noi non la vediamo, non la
sentiamo « l'occulta bellezza del soffrire » di che
parla il Fogazzaro (1), « l'idea pura del dolore
che ne accende l'anima di pensieri alti e soavi »;
noi non abbiamo solo Vìdea del soffrire, ab-
biamo la sofferenza vera, che è, come quella,
« indefinibile palpito, pieno di rimpianti e di
aneliti, ricordo di un tempo felice trascorso », ma
non è purtroppo « presentimento di un tempo fe-
lice venturo » (2).
Il romanticismo è stato il grande parricida
artistico nel secolo XIX; avvicinando l'arte alla
natura, ha ucciso successivamente tutte le forme
di poesia alle quali aveva dato vita ; la ballata,
la romanza, la novella romantica, la poesia
medioevale, il romanzo storico, la poesia patriot-
tica, tutto è andato travolto ; si che il secolo XIX,
iniziatosi con una nuova arte, la romantica,
avente a maestro Alessandro Manzoni, s' è chiuso
col rifiorir dell'arte classica, determinato da un
altro grande, Giosuè Carducci.
Parleremo a suo tempo di lui come prosatore
e poeta; qui vuol esser ricordato come il più
fecondo e vario scrittore dell'ultimo trentennio,
(1) // dolore nell'arte, pag. 17.
(2) Id. pag. 74-75.
Ferrari. 17
258 La letteratura dell'oggi.
si che airinfuori del romanzo e della dramma-
tica non c'è, si può dire, forma di prosa o di
poesia in cui egli non abbia impressa un'orma
profonda, in molti generi rimanendo maestro,
anche quando l'ammaestramento suo fu con-
dotto ad altri scopi da quelli cui era indiriz-
zato.
§ I.
La Poesia.
La lirica odierna — suoi caratteri — La lirica classica —
La lirica romantica — La lirica estetica — La lirica in-
dipendente — L'epica — La lirica dialettale — La dram-
matica — Suoi caratteri — La tragedia — Il dramma e
la commedia — La commedia dialettale — Il libretto
d'opera.
I pochi cenni dati dicono già che la lirica è
quasi la soia forma di poesia che viva ancora
oggi ; è almeno certo la più notevole, insieme
alla drammatica, checché dica di quest'ultima
Ferdinando Martini in un suo arguissimo ar-
ticolo polemico, sul quale avrò occasione di
tornare (1).
Ma il cammino della lirica non é privo di
ostacoli, di nemici, di difficoltà.
Anzitutto, già son parecchi anni il Panzac-
chi (2) affermava giustamente che il tempo della
grande Urica, quella che pindaricamente s'in-
nalza alla celebrazione delle idee, delle passioni,
delle gesta, è passato.
(1) La fisima del Teatro Nazionale. Nuova Ant. Serie III,
Volumi 14, 15.
(2) Le vicende della lirica nostra. Nuova Ant. 15, XII, 1894.
2o0 La letteratura delVoggi.
I pochi componimenti in cui ancora aleggia
lo spiritp epico sono pervasi e spadroneggiati,
come nel Qa ira del Carducci, ne* Poemetti del
Pascoli, dalla lirica. Né par si possa per ora
affermare che i tentativi, certo più ampi e com-
pleti, fatti dal d'Annunzio con le sue Laudi,
abbiano avuto miglior fortuna per il ravviva-
mento d'un genere poetico cui sembra mancare
ormai il fondamento — per i mutati gusti e il
trasformato indirizzo — nella coscienza del
popolo.
Quanto alla vera e propria lirica non largo
contributo le potè venire dall'elemento amoroso;
perchè la poesia moderna volendosi porre per
vie nuove doveva di necessità star lontana da
questo argomento, nel quale l'originalità non
si può più sperare, dopo che i) Petrarca e mille
sulle sue orme hanno reso nei grembo a Ve-
nere celeste
* Amore in Grecia nudo e nudo in Roma
D'un velo candidissimo adornando „;
hanno cioè dato all'espressione dell'amore tutta
la umanità che era consentita dalla naturai ca-
stigatezza.
Qual via nuova prendere? O ritornare all'A-
more nudo di Grecia e di Roma o peggio ancora,
all'amore dei trivi e della suburra ; ed è quel
che fu tentato da una scuola per vero d'effimera
vita, la quale eresse a condizione normale, e
reputò degno di poesia lo stato patologico di
chi esce da un'orgia del vino e dei sensi ; né
La poesia. 261
questa volgare forma di lirica può occupare
un posto nella storia, poesia da donne isteriche
e da odalische, vacua, capricciosa, pretenziosa,
tutta orpello e lustrini. O nascondere con tutte
le grazie dell'arte una concezione dell'amore
informata ad una filosofìa venutaci d'oltr'alpe,
e condotta ad esssere la più alta espressione
d'un superbo egoismo larvato di individualismo
estetico.
La lirica è inoltre innegabilmente combattuta
oggi da una grande nemica, la prosa, quella
forma d'arte che s'è affermata potente nel se-
colo XVIII, agile, vibrata, tutta nervi, calore e
colore, in parte anche tolti a prestito alla poe-
sia, quella prosa che anche in Italia nel se-
colo XIX, come in Francia, prese, per dirla col
Gauthicr, < des couleurs à toutes les palettes,
des notes à tous les claviers ».
La lirica ha tentato di render la pariglia alla
prosa e, invadendone in parte il territorio, si
democratizzò ; smise la solennità aulica ed ac-
cademica e gli adornamenti classici, fu « umile
ed alta » negli Inni saeri, e al poeta della Can-
zone all'Italia e ad Angelo Mai dettò in ben
altro stile Le Ricordanze, Il Sabato del Villag-
gio, La Ginestra.
Ma anche questa tendenza alla popolarità,
tramutatasi ben presto in ismania, dopo essere
stata benefica perde favore, divenne volgarità;
la poesia per essere semplice fu sciatta, e lasciò
cosi sempre più facile il trionfo della prosa.
Gli aspetti piuttosto singolari che ha assunto
262 La Letteratura dell'oggi.
in questi ultimi tempi la poesia lirica — sono
la conseguenza delle condizioni sopra accennate.
Tutti coloro che professano poesie e lettere e
vivono nel mondo dell'arte sentirono — sotto
l'influenza di quel soffio potente di modernità
che tutto lo pervade — la necessità per la poesia
e la lirica di raccogliersi e rinnovellati in un
prezioso e attento lavoro di forma o di stile
che dir si voglia.
Avemmo quindi un periodo di raccoglimento
e di rifacimento della forma poetica ; e si tra-
scorse anche fra noi all'eccesso di acclamare il
fine dell'arte nella elaborata e faticosa perfe-
zione di una forma vuota ; si fraintese cioè
quella teoria dell'arte per l'arte che il Mazzini
aveva eccessivamente combattuta sostenendo che
la bontà e nobiltà del concetto potessero sup-
plire al difetto di bellezza e perfezione nella
forma.
Non si capi che aveva ragione Swinburne
affermando che la teoria dell'arte per l'arie è
teoria vera nella sua parte affermativa, perchè
nessuna opera d'arte ha in sé vita e valore, se
non è innanzi tutto e soprattutto un lavoro di
positiva eccellenza giudicato secondo le leggi
particolari di quella categoria d'arte alla quale
appartiene; poiché la legge dell'arte non è la
legge della morale; e mentre in morale l'azione
è giudicata dall'intenzione, in arte l'importante
non è ciò che l'artista intende di fare, è ciò che
ha fatto. Ma la teoria è falsa nel valor negativo,
quando cioè non vuol permettere all'arte di ispi-
La poesia. 263
rarsi e compenetrarsi dei sentimenti religiosi o
morali, o dell'etica e della politica di una na-
zione o di un secolo (1).
Ci fu invece un periodo in cui si voile che
la poesia non potesse e non dovesse occuparsi
d'altro che d'esser bella, musicale, carezzevole
come dolcissima musica, lasciando intero alla
prosa il compito o meglio la facoltà di cercar
valore anche nel contenuto.
Ma quel periodo fu breve e le cose volsero a
miglior misura e ad idee più sane; né ciò fu
solo opera del caso.
S'ebbe da un lato quella che filologicamente
si chiamerebbe la spinta indioiduale ; l'azione,
cioè, esercitata sulla nostra lirica da due poeti,
nella piena accezione del vocabolo.
Fu l'uno Giosuè Carducci, il quale informò la
sua lirica, per gradi, ad un neo classicismo ar-
stico che adattandosi mirabilmente ai più mo-
derni soggetti, in pari tempo segnava ad essi
limili ed indirizzo non disdicenti alla dignità
della poesia, e additava una via nuova per la
quale molti si misero.
L'altro fu, più tardi, Gabriele d'Annunzio, che
dall'estetismo prevalente nelle sue prime liri-
che, venne, anch'egli per gradi, ad una meno
esclusiva adorazione del bello nella natura e
nell'arte, avvivando la sua poesia di maggior
nobiltà di contenuto.
(1) Cfr. a questo proposilo: E. NencionI: Mazzini, Cartyle»
Swiaburne in Fanf. cL Q. 1884 n. 15,
2G4 La letteratura dell'oggi.
In pari tempo il cessato bisogno di affermare
in tutte le manifestazioni della vita — ove fosse
possibile e lecito — che tutti volevano Yltalia
italiana, il rifiorir della vita municipale nella
compagine ormai assodata dello Stato, la par-
tecipazione infine di tutte le regioni alla gran
vita intellettuale e spirituale del paese, tutte
queste cause insieme fecondarono per ogni dove
germogli di poesia dialettale, che ben presto ac-
cestirono, qual più, qual meno spontaneo, come
a suo luogo vedremo.
Queste le diverse vie che la lirica segui nel-
l'ultimo trentennio.
Divisa adunque lajirica in letteraria e dia-
lettale, pare di riconoscere nella letteraria tre
maniere: la classica che riconosce a suo capo
il Carducci, Yestetica guidata dal d'Annunzio, e
l' indipendente , se vogliamo battezzar cosi il
gruppo di que* poeti che pur risalendo al Car-
ducci come maestro primo, han poi tentato con
più o meno di fortuna vie loro personali.
Di lirica romantica vedremo solo una scarsa
e non molto notevole fioritura.
La lirica classica.
L'ultimo nostro periodo poetico è dominato
dall'ingegno e dall'opera di Giosuè Carducci.
Non è l'odierna lirica nostra tutta di derivazione
carducciana ; no, ma il Carducci senti, come
altri, che la lirica italiana accennava ad entrare
fatalmente in un ordine nuovo di forme e di
contenuto, e intuito il problema, si accinse a
La poesia. 265
risolverlo con un fascio di forze superiori a
quelle degli altri. Onde il suo legittimo predo-
minio nell'ultimo trentennio.
Giosuè Carducci nacque a Valdicastello presso Pietra-
santa nel luglio del 1836, da antica famiglia nobile che diede
alla repubblica fiorentina quattro gonfalonieri, da padre libe-
rale e manzoniano che molto soffri per il suo liberalesimo,
trasfuso nell'animo del suo figliuolo maggiore fino dai primi
anni della sua puerizia.
Questi seguì il padre nelle sue peregrinazioni per la To-
scana, finché tra il '46 e il '48 fu mandato a Castagneto
presso un amico del padre suo. Là divampò più acceso il.
suo animo, più forte il suo spirito rivoluzionario e ribelle.
Nel '49 fa richiamato a Firenze dal padre che lo allogò a
studio dagli Scolopt, e intanto cercò d'ispirargli l'amore al
romanticismo, ma sortendo effetto contrario all' intento. Già
il tredicenne giovinetto s'era sentito preso dal demone della
poesia, e acceso d'entusiasmo alla lettura dell' Iliade, della
Gerusalemme, dell'Eneide.
Mentre il Nencioni, suo coetaneo, lo eccitava allo studio
delle letterature straniere, egli s'innamorava invece del tre-
cento, degli umanisti, del Poliziano.
Passò poi a Celle nel Montamiata, dove apprese ad amare
e intendere le bellezze della natura, indi a Pisa ove si laureò
[1856]. Insegnò prima a San Miniato, continuando intanto i
suoi studi, poi si stabili a Firenze, vivendo di lezioni pri-
vate; fu ivi colpito da due grandi sventure, la morte d'un
fratello e del padre, ond'ei divenne unico sostegno della
madre adorata, mortagli poi nel 1870.
Intanto egli componeva poesie, dava lezioni, studiava ; fin-
che nel 1859 ottenne un officio di insegnante governativo, che
nel '60, per la memore benevolenza di Terenzio Mamiani,
fu mutato in quello di professore all'Università di Bologna,
Qui iniziò i giorni migliori della sua vita letteraria ; qui
266 La letteratura dell'oggi.
prese la parte più ardente alle dispute politiche e nazionali.
Fu repubblicano al tempo d'Aspromonte e poi, sì che nel
'69 fu prima trasferito, poi sospeso dall'insegnamento per
un anno.
Fu del pari attivissima l'operosità sua di studioso, di let-
terato originale, di nomo politico Ano al 1874.
Allora cominciò a provare anch'egli quel senso di noia e
di ripugnanza della vita che dissi comune agii uomini dei
nostri tempi. Ciò durò poco e nel '77 egli riprese la vita
politica ; fa eletto deputato e, sorteggiato, non fu rieletto. E
quindi innanzi ritornò agli studi sereni e profondi dell'arte,
della critica, della storia, iniziando allora il ciclo delle odi
barbare, il siddetto grande periodo del suo paganesimo
in arte.
Molto si è parlato della sua incoerenza politica ; parve che
disconvenisse al cantore del Qa ira, al repubblicano fervente,
il Canto alla regina d'Italia, la fede monarchica, la grande
venerazione per Francesco Crispi. Da tale accusa s'è difeso
il Carducci ripetutamente ; così egli, nel 1876, ad un ban-
chetto offertogli a Lugo, quand'egli era fervente repubblicano,
professò però fede in una repubblica disforme da quella che
i suoi correligionari volevano far sorgere di sorpresa, e non
come portato logico, assettamento morale della democrazia
nei suoi termini razionali (l).
Così nel 1880 riconobbe raggiunto il ■ supremo ideale della
sua politica nazionale con la rivendicazione di Roma all'I-
talia, e quasi l'ideale della sua politica democratica con la
riforma elettorale „. Sicché gli pareva la monarchia essere
più ch'altro una questione di nome, e " né anche la Maestà
del Re Umberto essere un vero e proprio monarchico „ (2).
Cosi nel 1886, parlando agli elettori di Pisa, recisamente
(1) Confessioni e battaglie Op. Voi. IV, pngg. 326-27.
(2) Prefazione ai Giambi ed epodi. Op, Voi. IV, pp. 170
e 172-73.
La poesia. 2ti7
affermava e giurava so obbediente alla monarchia italiana cai
aveva anch'egli dato il voto nel plebiscito del '60, quando
anche Giuseppe Mazzini " sollecitò ad accettarla come segna-
colo e suggello dell'unità, e Giuseppe Garibaldi le conquistò
l'Italia, e la conquistò all'Italia „ (1).
Cosi finalmente nella polemica sul Qa ira, il Carducci,
constatato il rninoso disfacimento dei partiti in Italia, con-
cludeva : " Ora come ora, io non vorrei in Italia una repub-
blica per solo amore della repubblica ; perchè un tale muta-
mento nelle condizioni dell'assetto del paese e de' suoi biso-
gni... non potrebbe che produrre un indebolimento almeno
temporaneo ai di dentro e l'isolamento al di fuori... Dico an-
che di più : dubito forse che ora come ora la repubblica
possa riuscire o attecchire in Italia „... perche, indebolito il
partito repubblicano storico dagli assalti, dagli urti, dalle
minacce del partito socialista, ' la repubblica si farà subito
dittatura, o si verrà alla guerra civile, e di conseguente an-
che alla dittatura di qualunque sia la parte che vinca, perchè
l'anarchia non esclude la dittatura, anzi „ (2).
Le opere del Carducci sono in gran parte radunate nei
tredici volumi sin qui editi dallo Zanichelli (8), ne' quali
mancano ancora le Odi barbare, riunite in un volume a
parte (4), ed altri scritti quali : la prefazione alle Lettere del
Risorgimento (5), e il discorso sopra Lodovico Antonio Mu-
ratori, premesso alla riedizione critica dei Rerum Italica-
rum scriptores, colossale opera impresa dal Carducci, col-
l'intelligente e colta oooperazione del Fiorini (6).
Chi voglia più particolari notizie intorno alla vita ed alle
(1) Opere, V. IV, p. 482.
(2) Opere, Voi. IV, pp. 455-457.
(3) Bologna, 1903.
(4) Bologna/. Zanichelli, 1900.
(5) Bologna,* Zanichelli, 1896.
(6j Lapi, Ciltà di Castello, 1900.
268 La letteratura dell'oggi.
opere di Giosuè Carducci consulterà con profitto il Chia-
rini (1), il Checcbia (2), e gii altri autori dal Checchia citati
in un saggio di bibliografia carducciana (8).
Giosuè Carducci, pur senza negare il grande
ufficio dell' ispirazione nell'arte, pensò che la
poesia dovesse attingere il suo calore da un
cervello amorosamente scaldato nella medita-
zione e nello studio. Volle insomma un'arte del
tutto padrona e consapevole di sé, de' suoi mezzi
e de* suoi fini. E per questo motivo fece guerra
alla tabe del sentimentalismo onde parvegli
veder invasa e malconcia quasi tutta la nostra
letteratura (V. Rime nuove, Intermezzo). Né egli
armeggiava a vuoto; egli comprese che la li-
rica non poteva trovar salvezza se non in un
rinnovamento profondo della forma poetica, in
cui essa fosse tutta filologicamente materiata
di pura nobiltà tradizionale, e tutta ravvivata
dallo spirito moderno.
Questo è il filo conduttore che ci porta a tra-
verso l'intera opera carducciana e ce la fa com-
prendere in ogni suo periodo — dai primordi
alle « Odi barbare », le quali non sono che l'e-
spressione maturata di quell'odio della usata
poesia che già fremeva come un'eredità atavica,
pur a traverso lo studio intenso dei classici,
nella sua produzione poetica anteriore. Fino
(1) Memorie della vita di G. C. raccolte da un amico (1903).
(2) Poeti, prosatori e filosofi, ecc. Caserta, 1900 p. 171 e se-
guenti.
tf) Checchia, op. cit. pp. 168-171.
La poesia, 269
dai primordi egli aveva già mostrato aperto di
sentire che alla popolarità, nel senso superfi-
ciale e vecchio della parola, la vera lirica deve
rinunciare, lasciandone il privilegio ai romanzi,
al teatro, alla letteratura giornalistica.
Il Carducci è un classico; ma la classicità
odierna, la sua in ispecie, nulla ha a che fare
col classicismo del '500 o del 700, nulla col pu-
rismo del Cesari, o il classicismo del Giordani;
più che altro, dai classici essa apprese l'arte
d'esser robusta e bella nello spirito e nella
forma, ma serbò ad un tempo individualità spic-
cata e di spirito e di forma; essa imparò a
camminare sulle orme dei classici, ma im-
parato che ebbe, s'avviò risoluta per pro-
pria via.
Tale fu il tirocinio poetico di Giosuè Car-
ducci; appropriatosi con lungo intenso studio
l'arte dei classici, pubblicò luoenilia [1857], nei
quali egli stesso si disse scudiero dei classici,
cioè classico puro; poi si diede a cercar le bel-
lezze della poesia straniera e fece la sua poesia
più ricca di contenuto e di forme, la fece più
agile, più varia di toni, più grave e decorosa
nei metri; frutto di questa prima elaborazione
furono i Leoia Grada [1865].
I Decennalia [1871] o Giambi ed epodi [1882],
fremono tutti, nel loro impeto giovenalesco, di
vigoroso ardor patriottico, e ci risenti l'eco po-
tente or del Heine or dell'Hugo, ma talora tra
i fremiti e i sarcasmi il poeta si eleva solenne
a concetti più universalmente storici o sociali
o morali.
270 La letteratura dell'oggi.
Le Rime nuooe [1887] segnano per esuberanza
di metri, di forme, di motivi il culmine della
poesia rimata carducciana; in esse ormai l'am-
bito delle ispirazioni* e delle concezioni ha toc-
cato i suoi estremi confini, ed ha acquistato
carattere di universalità morale e storica, gui-
dando il poeta ad interpretare in una sintesi
potente lo spirito dell'umanità e la voce della
storia. In esse il sentimento della natura, del
paesaggio si fonde con la storia e con V im-
pressione dei fatti, e viene ad avvivare di mi-
rabili descrizioni la vita storica dei paesi nei
loro momenti caratteristici, con una potenza
che non fu più toccata, nemmeno nelle ul-
time odi.
Il metro vario, sicuro, rappresentativo, dotato
di una straordinaria moltiplicità di modi, dal-
l'agile strofetta romantica al vecchio sonetto
rinnovato a prova intentata, dall'epico alessan-
drino al rinverdito ottonario, la sapiente com-
mistione dell'elemento classico e del moderno
straniero, del pensiero greco e dell'argomento
attuale, la foga dell'ispirazione sempre fervida,
tutto ciò insieme legittima la frase del Ghecchia
che dice il poeta nella pienezza della persona-
lità sua mostrarsi originalmente tradizionale e
rivoluzionario in arte.
Le Odi barbare sono altro dei frutti di quella
straordinaria varietà di forme che ho detta ca-
ratteristica nella poesia carducciana.
Con esse il poeta ha dato piena maturità di
bellezza ad un genere di poesia con varia for-
La poesia, 271
tuna e vario artificio tentato dai nostri poeti
già dal cinquecento ; fermatosi nel proposito di
riprodurre la musica dei metri classici con
Inaccorto aggruppamento dei nostri ritmi, disse
barbara questa poesia, perchè tale avrebbe do-
vuto sembrare ad orecchi classici per l'assenza
di arsi e di tesi, di quantità di sillabe e di piedi.
Lo sforzo del Carducci fu questo: sentire il pe-
riodo musicale dei vari versi latini e riprodurlo
con versi italiani variamente armonizzati, men-
tre più frequente e men fortunato era stato il
tentativo di ridar vita alle leggi di lunghezza e
bremtà, coniando versi metrici italiani (1).
Certo la maggior libertà concessa al poeta
dall'assenza della rima e dalla varia misura
dei versi ha favorito una più intima fusione tra
il contenuto e la forma, la quale, direbbesi,
nelle Odi barbare nasce ad un tempo col fan-
tasma poetico, né gli impone quindi alcuna de-
formazione per adattarsi alle leggi di lei. An-
cora devesi notare che la forma della poesia
barbara è quella che meglio risponde all'indole
poetica del Carducci risultante dalla perfetta
contemperanza dell'arte classica e della conce-
zione moderna; alle Odi barbare infine confe-
risce particoiar perfezione la maturità della
mente, la maggior pacatezza nell'animo del poeta
quand'egli le scrisse [1877-1883 1887]; si che nelle
Terze odi barbare — che son nella poesia me-
(1) V. gli studi sulla poesia metrica italiana dei Solerti e '
di E. Stampini.
272 La letteratura dell'oggi.
trica quel che le Rime nuoce nella rimata —
il poeta ha toccato il più alto segno della sua
potenza lirica, per immediatezza di riproduzione
del pensiero, per efficacia di ravvicinamenti e
di confronti fra le grandi memorie del passato
e la realità del fuggevole presente, fecondi di
largo volo tra i fatti della vita spirituale e so-
ciale, per densità e vigoria plastica di colori,
per compiuta elaborazione di metri.
Il tempo dirà quanto sia di giusto negli ap-
punti mossi alla poesia carducciana; se, ad
esempio, nuocciano alla sua popolarità o dioul-
gazione, l'abbondanza, che può parere eccesso,
dell'elemento mitologico, nelle Terze odi bar-
bare complicato anche da reminiscenze vediche,
e la densità e concisione talor soverchia di pen-
siero e di forma, che fanno di quella lirica
un'arte aristocratica non a tutti accessibile; o
se invece non abbia ragione il Carducci affer-
mando che « il poeta esprime sé stesso ed i suoi
convincimenti morali ed artistici più sincero, più
risoluto che può: il resto non è affar suo » (1), e
altrove: « Degnamente, il popolo vuoisi rialzare;
non rimpicciolir noi né bamboleggiar senil-
mente per mantenerlo sempre in condizion di
minore » (2).
Intera può essere sin da oggi la serenità del
giudizio nel dir della lingua toscanamente viva
(1) Confessioni e battaglie : Serie I, Roma, Sommaruga,
1883, pagg. 52-53.
(2) Studi letterari: Livorno, Vigo, 1871, pag. 50.
La poesia. 273
e popolare senz'esser volgare o sintatticamente
licenziosa, ricca e lussureggiante di classicità
senza esser pedantesca.
Ancora vuoisi notare che questa poesia del
Carducci, pur avvivata da tanta potenza di ri-
cordo classico, da tanta altezza di pensiero fi-
losofico e sociale, si risente di quella tristezza
che dissi caratteristica dell'odierno spirito ; an-
che in essa echeggia « il desiderio vano della
bellezza antica », anche in essa il poeta giunge
alla sconfortata conclusione che « sol nel pas-
sato é il bello, sol nella morte è il vero > (Presso
l'urna dello Shelley), anche in essa la natura
si offre al poeta sicura confidente perchè egli
le narri :
* Degli uomini il sospir
I rei fantasmi che da' fondi neri
De i cuor nostri battuti dal pensier
Guizzan come dai nostri cimiteri
Putride fiamme innanzi al passegger „.
(Davanti San Guido).
Dalla cattedra dell'Università di Bologna da
cui per quarantanni il Carducci diffuse per
Tltalia tanta luce di critica estetica e storica
su la nostra e la classica e la straniera lette-
ratura, egli fu anche maestro di poesia ai più
dei nostri odierni lirici.
Già fra i suoi coetanei, tre specialmente in-
formavano la loro poesia agli stessi principi
classico-moderni, e sono :
Giuseppe Chiarini [(1833), aretino, studiò eoi Carducci
Ferrari. 18
274 La letteratura dell'oggi.
dal '56 al '60, prima preside di liceo, poi capo-divisione e
direttore generale al Ministero della P. I.; insegnò lettera-
ture moderne comparate all'Università di Roma. Oltre che
alla direzione di parecchie riviste letterarie attese ad opere
di prosa e di poesia. In poesia pubblicò la Versione delle
poesie di E. Heine (1878-1883) e liriche originali sotto i ti-
toli : Poesie J1874) e Lacrymae (1879), riedite in un solo
volume (1902)], maestro di lirica barbara, efficacis-
simo traduttore dar Heine, e soave dipintore
dei più delicati affetti nelle Lacrymae;
Domenico Gnoli [1836], che nelle Odi tiberine
e nelle Elegie romane contempera in calda li-
rica effluvi classici e memorie patrie;
Domenico Milelli [1841], che tentò felicemente
forme antiche e nuove, poesie barbare e rimate ;
Inoltre larga schiera di scolari del Carducci
si mise per la via da lui segnata:
Severino Ferrari [1856], rievocò, in gara con
Giuseppe Piccióla, delicato lirico triestino, la
dolce poesia trecentista di madrigali e ballate,
e fu nei Bordatini fresco per popolarità d'im-
magini e di sentimenti, quantunque talvolta af-
fettato nel pensiero, tal' altra duro nella forma ;
Guido Mazzoni [1850], fiorentino, seguace del
Carducci senz'esserne imitatore, e dopo lui, il
più esperto conoscitore delle classiche eleganze
di ritmo e di metro, nella varietà larga dei suoi
soggetti passa dalle liriche di carattere nazio-
nale e civile ai paesaggi, dalle poesie popolari
a quelle ispirate agli affetti domestici, che son
le sue più lodate, cercando la sincera rappre-
sentazione della vita con uno studio acuto e co-
stante della forma.
La poesia. 275
Giovanni Marradi [(1852), livornese, scolaro di Giu-
seppe Chiarini, compagno di 8. Ferrari e G. Biagi, insegnò lettere
italiane nei licei per parecchi anni. Scrisse Canzoni moderne
(1879), Fantasie marine (1881), Ricordi Urici (1884), Nuovi
canti (1891), Ballate moderne (1895), Rapsodia garibaldina
del 1849 (1899), Rapsodia garibaldina del 1860 (1902), Terza
rapsodia garibaldina {Mentana e Varignano, 1903), con cui
si chiude il forte poema lirico degno di Garibaldi e delia sua
gesta meravigliosa. Le sue Poesie complete furono riedite nel
1902-1903], ha tra i suoi coetanei il primo posto
per il fascino della forma, e nell'opera sua pre-
senta la più forte e originale derivazione del Car-
ducci, come cultore di quella poesia paesista di
cui il Carducci die sommi esempi in Idillio ma-
remmano, Alle fonti del Clitumno, il Canto del-
l' Amore, ecc., e che ha altri cultori il Pascoli,
il D'Annunzio, il Fogazzaro in alcuni suoi qua-
dri alpini e Alfredo Baccelli (1).
Nel paesaggio del Marradi la descrizione è
più musicale che pittorica e alla sensazione
della natura s'accoppia sempre un sentimento,
come avviene in chi contempla la natura con
raccoglimento religioso d' uomo e d' artista.
Umorista talora mussettiano e heiniano nei
Ricordi goliardici, il Marradi s'ispira anche
spesso felicemente alla storia {Sonetti di Mon-
te nero, Rapsodie garibaldine).
Notevole in questa schiera è pure Giovanni
Cena tenuto al battesimo artistico da A. Graf;
egli ha dato più che ottima promessa di poesia
(1) Cfr. A. Ghiappelli: I poeti paesisti, ecc. Nuova Ani, 16
febbraio, 1° marzo 1898.
276 La letteratura delVoqgi.
composta e piena di affetti, in due volumi di
versi. Classico poeta, ricco d'immagini e cul-
tore d'una poesia seria molto ed elevata e no
bile si rivela G. Manni, sacerdote e italiano,
con un suo volume di versi, che fa attendere
con desiderio il secondo già promesso.
Un altro forte poeta, e più forse sarebbe stato
se gli studi e la critica non l'avessero assorbito,
è Giovanni Alfredo Cesareo [1861] che nelle
Occidentali, ed in altre opere sue ha rivelato
vena fervida e facile, spontaneità e originalità
d'immagini e di sensazioni.
Un posto speciale nella lirica di questa scuola
merita Arturo Graf, nato ad Atene nel 1848;
filosofo e critico letterario, professore all'Uni-
versità di Torino, egli, si può dire, costituisce
l'antitesi alla serenità ottimista del Marradi e
del Pascoli, di cui parleremo tra poco.
Il Graf, ha prima dato due volumi di poesia,
(Medusa, Le Danaidi) squisita nella forma, e
improntala ad un pessimismo fantastico, sinistro,
sarcastico, per cui par quasi egli vada in caccia
dell'orribile; ha anche dato, in uno studio sul
Leopardi (1), una specie di definizione del pessi-
mismo che, egli dice, « seconda il moto della
evoluzione storica, cresce col crescere dell'in-
telletto, s'aguzza coll'aguzzarsi del senso mo-
rale, sormonta dov'è più scienza e più civiltà ».
Negli ultimi suoi componimenti (2) egli volge
(1) Una sorgente di pessimismo nel Leopardi. Nuova Ant.,
1° dicembre 1890.
(2) V. Nuoua Ant., 1900, 1901, 1902.
La poesia. 217
ad uno sconforto più mite e rassegnato, e si
fa acuto nel sentire e riprodurre con mirabile
cesello tutta la potenza di significazione e di
suggestione degli spettacoli naturali ; ultima
opera sua è la corona de' dodici sonetti: Con-
sigli ad un poeta giovine, mirabile per la si-
gnorilità della fattura, e per l'altezza della
missione ch'egli assegna alla poesia.
Finalmente alla scuola classica si vuol ri-
collegare Felice Cavallotti [1842-1898], anima
di poeta lirico che le passioni politiche distras-
sero e preoccuparono, non permettendogli di
toccar la perfezione che gli sarebbe forse stata
accessibile. Natura intimamente greca in uno
spirito romantico, tentò rinnovare su un fondo
di cultura classica il romanticismo patriottico
del Berchet e del Rossetti, e in Anticaglie com-
battè con la polemica e con l'esempio la poesia
metrica e i vaneggiamenti prodotti dalla sma-
niosa ricerca d'un* arte nuova, predicando il
ritorno all'antico.
La lirica romantica*
Dalla scuola del Carducci si spiccano due
poeti ben* diversi per indole artistica tra loro;
l'uno è Enrico Panzacchi [bolognese (1840), insegna
dal 1895 estetica alla Università di Bologna, critico e pro-
satore, pubblicò Liryca (1882), Le poesie (1895), Rime
novelle (1898), Nuove liriche {Cor sincerum) (1902)], uno
tra i primi critici del Carducci, come tra i suoi
più fidi consiglieri, poeta essenzialmente musi-
cale, scarso d'elemento filosofico e passionale,
278 La letteratura dell'oggi.
raro innesto di tradizione e di romanticismo,
atto più alla lirica sentimentale garbatamente
e genialmente frivola, che alla robustezza car-
ducciana dei suoni e dei sentimenti.
Tommaso Cannizzaro (1838) invece si può dir
continuatore della scapigliatura del Praga; au-
tore di versi francesi e italiani, egli è impetuoso
nell'ispirazione, esuberante e bizzarro nelle im-
magini, strano nei metri, nei ritmi sbilenchi,
nelle forme troppo libere; con lui può ricor-
darsi Arturo Golautti, vivace ma troppo au-
dace e bizzarro nella sua lirica.
La lirica estetica.
Il gagliardo rinnovamento filologico che, per
opera precipua del Carducci, è passato nella
letteratura nostra, rinforzando e moltiplicando
i toni ai poeti, la fusione dell'antico e del mo-
derno, il senso della prima poesia toscana da
Guido a Lorenzo il Magnifico, che pur hanno
il Carducci a cultor primo, e che costituiscono
i principali pregi della lirica di Gabriele D'An-
nunzio (1884), ci consentono di ricollegare al
maestro anche questo poeta, quantunque egli si
sia posto poi spesso per vie dal Carducci ripro-
vate. Fattosi egli adoratore della bellezza pla-
stica, nel Canto novo, in Isotteo e la Chimera
volle rivaleggiar d'effetti rappresentativi con l'al-
tre arti, di proposito escludendo dall'opera sua il
sentimento, l'elevazione del pensiero, il dramma
patetico della vita, e sognando il trionfo d' un
raffinato sensualismo.
La poesia. 279
L'arte con cui il poeta ci comunica la sensa-
zione della bellezza è meravigliosa; talché la
sua poesia talora sembra assumere potenza
sentimentale, non tanto perchè lo sia di fatto,
quanto perchè l'evidenza potente della rappre-
sentazione vivificaci quadro ai nostri occhi, in
modo da fargli riacquistare anche la sua effica-
cia di suggestione spirituale. Cosi Roma antica,
la grande consolatrice delle poetiche tristezze
di Byron e di Shelley, di Chateaubriand, e del
Carducci, come te serena ispiratrice del Goethe
e della Browning, ha dettato al D'Annunzio ele-
gie mirabili per la dipintura del paesaggio im-
menso e tragico dell'Urbe antica nella malinco-
nia pittoresca della sua campagna.
A poco a poco l'arte del D'Annunzio poeta si
maturò nel contenuto, si esagerò nella forma;
un senso di maggior rispetto per le lotte e le
passioni dell'animo, per l'austera ispirazione
storica gli dettò il Poema paradisiaco, in cui
domina l'aspirazione ad una pace meditabonda
nei campi, tra le foreste e. sul mare, e qualche
accenno alla poesia domestica, e le Prime e se-
eonde odi navali, primo esempio di poesia ispi-
rata in pari tempo al mare e alla storia na-
zionale.
Ma la forma s'è venuta facendo di dì in di
più faticosamente cesellata e preziosa, l'imma-
gine diviene spesso troppo colorita, lo sforzo
d'ottenere la nota dominante, il leit-motif, si
trasforma talora in monotonia, l'intonazione è
quasi sempre enfatica; né men contribuisce a
280 La letteratura dell'oggi.
togliere pregio ali* ultime liriche dannunziane
lo sfarzo di titoli stravaganti, V artifìziosità del
frasario, e quella ricerca di nuova musicalità
(vedi le Laudi del Cielo e del Mare, ecc.) che
non pare ancora coronata di successo.
Sembrò, e quanti hanno compresa la squisita
eccezional tempra di poeta che è in Gabriele
D'Annunzio augurarono con ardentissimo desi-
derio, che egli ritornasse alle maschie ispira-
zioni delle Odi navali e delle ultime liriche ci-
vili, con La canzone di Garibaldi, di cui è sin
qui edita solo la terza parte: La notte di Caprera.
« In essa egli si propone di dare all'Italia un
poema epico che rappresenti tutte le gesta del-
l'Eroe, in sette parti distinte, collegate tra loro
soltanto dall'unità del soggetto. E saranno: La
nascita dell' Eroe, L Oceano e la Pampa, La
notte di Caprera, Da Roma alla Palude, Aspro-
monte e Mentana, Le Corone della pace, La
morte deWEroe; sette rapsodie simili a quelle
che nei poemi d' Omero si trovano commiste,
congiunte, elaborate con arte. In esse il poeta
fa opera tutta oggettiva. Egli non si affaccia a
parlare, non interviene nell'azione, e nemmeno
fa parlare un raccontatore popolare, come usa
nei suoi saggi epici il Pascarella; ma ravviva
l'antica epopea impersonale, semplice, immagi-
nosa, destinata all'orecchio e all'anima del po-
polo, di tutto il popolo, cosi degli umili come
dei dotti».
« Oltre a ricreare la visione epica, il senti-
mento poetico del passato eroico, bisognava tro-
La poesia. 281
vare a si nuovo lavoro la forma più adatta. Il
Carducci compose la canzone di Legnano in
gruppi di endecasillabi sciolti; il Marradi scrisse
le Rapsodie garibaldine in capitoli di terza
rima; il Pascarella in Villa Gloria e nel poema
che sta componendo su la Storia nostra non si
diparte dal sonetto adoperato come strofe. Il
D'Annunzio si discosta da tutti quanti, riprodu-
cendo per la prima volta nella lingua italiana
il metro epico francese della tirata o lassa mo-
norima, con gruppi or brevi or lunghi di versi,
simili ai decasillabi della chanson de geste, in
quanto serbano costante la cesura dopo la
quarta o quinta sillaba, e l'assonanza finale ot-
tenuta col ripetersi, in luogo di rima propria,
dell'ultima vocale accentata, indipendentemente
dalla sillaba atona che la può seguire (1)>.
Del valore dell'opera non ci è dato per ora
discorrere, poiché il giudizio vuol esser riser-
bato a compiuto esame di tutto il poema, si per
il contenuto, si per l'armonia della parte nel
complesso.
Vuoisi tuttavia sin d'ora notare l'impetuosità
di taluni movimenti lirici, la figurazione po-
tente di molti episodi, e la smisurata ricchezza
d' immagini che è caratteristica dell' ingegno
dannunziano. Il tentativo metrico non ha avuto
grande favore; l'italiano ha già il suo metro
per la poesia epica: l'endecasillabo in ottava
rima; e data l'indole diversa delle due lingue
(1) D. Mantovani in giornee &a Stampa. Torino 26, 1, 1901.
282 La letteratura dell'oggi.
italiana e francese, e dei due tempi, quello della
chanson de geste e il nostro, non par verisimile
che la riproduzione puramente formale ed este-
riore del metro, possa produrre anche il rinno-
varsi dell' efficacia suggestiva e rappresentativa
di cui era dotata la lassa monorima.
Laus vétae, la più recente opera del D'A.,
mostra, esagerati tutti i difetti, attenuati i pregi
di contenuto e di forma della poesia d' annun-
ziane. Ma poiché il componimento è un tutto
complesso orgànico ed ampio, di sostanza epica,
il discorso intorno ad esso troverà suo luogo,
toccando della poesia epica. Qui convien notare
solo il giudizio intorno alla forma. La ricerca
della singolarità, che pare istintiva, caratteri-
stica nel D'A., é giunta qui alla più alta espres-
sione stilistica e metrica. Il sovraccarico delle
immagini, che costituiscono ormai l'ossessione
del poeta, lo sforzo costante di ottenere vivezza
di rappresentazione , V idolatria della forma
greca cosi potente e rapida nel figurare plasti-
camente l'emozione nostra spirituale, ottengono
il più spesso effetto contrario al voluto, anneb-
biando il pensiero in una molteplicità di meta-
fore, di epiteti, di parole che toglie ogni deter-
minatezza. L'abuso del richiamo mitologico,
divenuto ormai quasi indivisibile compagno
dell'idea, genera uno sforzo, una fatica costante
per noi, allo spirito e alla memoria dei quali la
mitologia è ormai estranea al tutto.
Il metro segna un nuovo passo su quella via
d'indipendenza da ogni norma tradizionale che
La poesia. 283
il D'A. sembra essersi prescelta in tutto. La
libertà degenera in licenza; i versi s'incalzano
novenari dall'accento più variamente disposto
misti a più brevi versi d'ogni misura; unica
legge permanente la divisione in strofe di ven-
lun versi ; ma la strofe, cessata per l' assenza
di rime e di disposizione simmetrica dei versi
la sua ragione musicale, diventa inutile e con-
venzionale impaccio. La lingua sovrabbonda di
forme arcaiche e latineggianti.
Crescono alla scuola del D'Annunzio — oltre
una densa falange di versificatori scimmiottanti
ed esageranti i difetti di contenuto e di forma
del loro idolo — Angelo Orvieto, delicato poeta
della Sposa mistica, e del Velo di Maga, Anto-
nio della Porta di cui il Capuana presentò al
pubblico il Canzoniere, e il De Bosis(I).
Ma più importante fra tutti è Francesco Pa-
STONCHI [nato a Riva Ligure 1875; pubblicò Saffiche (1891),
Distici (1893), Giostra d'amore (1898), Oltre l'umana gioia
(1900), A mia madre (1900), Italiche (1903), Belfonte (1903)].
Critico letterario in parecchi periodici, dicitore
di versi suoi e altrui, arte in cui egli s'è venuto
affinando, il Pastonchi non ha pubblicato in vo-
lume altro che versi ; e fu sin dall'inizio verseg-
giatore impeccabile, ma per ismodato amore
della forma freddo e compassato poeta, né ebbe
gli ardimenti, ai quali l'ebbrezza della voluttà
(1) Del De Bosis è edita, ma fuor di commercio, una ver-
sione della Beatrice Cenci di Shelley che pare notevole cosa
per fedeltà e per arte.
284 La letteratura dell'oggi.
sostituita alla ricerca del piacere trascinò si so-
vente il D'Annunzio.
Ora il Pastonchi s'è messo per altra via e non
vuole solo foggiar monili, ma affinare la sua
poesia ad arma del pensiero. In Italiche e Bei-
fonte egli ascolta ormai la grande voce del
mondo in cui vive e dell'anima che gli palpita
dentro, ispirandosi a canti or lieti or mesti, ri-
fuggenti dal pessimismo ostentato di molti gio-
vini, non meno che dall'ottimismo che è dive-
nuto ormai artifizio più che sentimento nel Pa-
scoli; canta il progresso, la patria, i trionfi
dell'arte e della scienza.
La lirica indipendente.
Alunno in poesia, come fu nella Università,
del Carducci, é colui che rivela oggi la tempra
forse più vigorosa e originale di poeta, tra i
giovini: dico Giovanni Pascoli (1855) romagnolo,
lo squisito latinista, il delicato artista delle My-
rycae, la dolorante e buona anima che s'effonde
nei Poemetti, ricco di tanto squisita e cinque-
centistica classicità nel cesello della strofe, di
tanto pietoso ottimismo trionfante e sopravvi-
vente alla sconfortata visione del presente, alle
sventure della vita. La sua forma, specie nella
prosa (vedi ad esempio la prefazione ai Poe-
metti) è, come quella del D'Annunzio raa per
altri motivi, preziosa e ricercata, tanto spesso
si vede lo sforzo di scolpire l' impressione ge-
nerale del pensiero nel lettore con artefizi di
parola affettatamente popolare, di frasi e forme
La poesia, 285
di periodare ripetute di proposito. Ma egli ri-
mane certo un poeta forte e sicuro, nella chiara
determinatezza della sua méta, nella costanza
con cui tende ad essa, nel fascio potente di forze
della fantasia, della mente e del cuore con cui
la persegue.
L'ispirazione si rivela nel Pascoli più alta e
degna nei Poemetti, dei quali taluni ci ricon-
ducono con grazia virgiliana alla soave, onesta,
poetica vita dei campi, altri, come / due bimbi,
11 carcere di Ginevra, ci elevano ad una mo-
rale umanitaria profondamente buona, anche
se, purtroppo, utopistica.
L'ultimo volume di liriche testé edito {Canti
di Castelvecchio) rivela però già, a taluni segni
di forma e di contenuto, il trasformarsi dell'arte
in artifizio. Nella forma metrica son taluni ten-
tativi di versi poco felici e inarmonici, come i
decasillabi con accentazione di terza, sesta e
nona a gruppi di cinque versi dell'Addio, o i
novenari si frequentemente usati, o i metri amorfi
di In viaggio e d'altre liriche, o gli altri ec-
cessivamente dimessi della Schilletta di Ca-
prona, della Tovaglia, e simili.
Il contenuto ha perso quell'alta significazione
civile e morale e quella spontaneità d'ispira-
zione che gli eran caratteristiche, si che lo sforzo
per trarre dai fatti comuni della vita materiale
emozioni spirituali appare spesso evidente, come
in Thè Hammerless Gun » o in « La Tovaglia ».
Ritorniamo anche, in questo nuovo volume, a
tentativi già fatti in Mirycae, e che là piacquero
286 La letteratura dell'oggi.
perchè nuovi, per rendere i suoni della natura,
come il cinguettio degli uccelletti, o per cavar
nuovi motivi poetici da casuali assonanze di pa-
role, come in / due girovaghi.
In complesso il Pascoli dei Canti di Castel-
vecchio appar giustamente definito il Pascoli
minore.
Romagnolo d'origine e vissuto il più della sua
vita a Bologna, Olindo Guerrini (1845) [(Postuma
(1877), Nova polemica. Argia Sbolenfi, Giobbe di Marco Ba-
lossardi, (Satira del Giobbe di Rapisardi), Le rime (1903)
contenenti, oltre le liriche già edite, tranne Argia Sbolenfi, le
Adiecta in tre libri)] iniziò una nuova lotta: quella tra
idealisti e veristi, intendendosi per idealismo l'a-
nalisi del vero di natura, destinata a scernere in
esso gli elementi artistici per ricreare con essi il
vero d'arte; e per verismo la libera ed esatta ri-
produzione di qualsivoglia vero di natura nell'o-
pera artistica. La poesia del Guerrini fu in Po-
stuma verista, e diede una lasciva notomia del-
l'anima, vinta da un erotismo esaltato e sensuale,
che deriva in retta linea dal Baudelaire e dal De
Musset con qualche accenno heiniano;in Pole-
mica il Guerrini combattè con il Prologo in prosa
e con le liriche in prò della sua teoria, che fu
poi dai seguaci suoi pervertita, riducendo la
poesia ad essere solamente sfogo di licenziose
e sguaiate passioni.
Della scuola del Guerrini, ormai dimenticata,
sopravvivono alcuni sonetti delicati di lui, le
squisite, profumate ottave del Guado e alcuni
efficacissimi componimenti satirico-polemici.
La poesia. 287
Il resto delle sue liriche ebbe voga solo pas-
seggiera, e la riedizione fattane ora (1903) ha
offerta occasione a rilevarne la povertà dell'ispi-
razione e dei motivi lirici, la volgarità dei sog-
getti, quando non anche la loro sconcezza, la
brutale aggressività della satira, la forma tra-
sandata, il ritmo eccessivamente popolaresco.
Tra gli avversari suoi ebbe voga per alcun
tempo Giovanni Rizzi (1828-1889), patriota, poeta
ed educatore.
Ma con ben altro valore di contenuto, con
altra e più potente originalità di forma' s* af-
fermò poeta idealista, lontano dalle aberrazioni
del sensualismo, forte d'una fede sincera, An-
tonio Fogazzaro (1842) vicentino, il massimo dei
nostri romanzieri. Egli è anche poeta lirico e,
cresciuto alla scuola di Giacomo Zanella, in
Miranda (1872) narrando la storia d'una dolce
fanciulla, sorella artistica della Cordelia sha-
kespeariana, trasfuse in una forma semplice,
piana, talor persino trascurata, ma ricca di
fascino, Tincertezza dolorosa d'un'anima che non
ha ancor trovata la sua via/In Valsolda (1876)
è invece la poesia della natura, non magazzino
di motivi fotografici, ma simbolo vivente e sacro,
riflesso neir anima e vivificato dai sentimenti
di questa.
Nel 1898 il Fogazzaro pubblicò insieme i versi
stampati prima sparsamente su pei giornali, o
intercalati nei suoi romanzi; e in questo volume
é notevole il gruppo di liriche destinate a ira-
durre nella lirica la musica, e tutto quel mondo
La letteratura dell'oggi.
vago di sogni, di aspirazioni, di esaltamenti e
di tristezze che la musica suscita in noi(l); si
direbbe che il Fogazzaro, più d'ogni altro poeta
contemporaneo, ha sentito col Mazzini «che la
musica è ognipotente sugli individui e sulle
moltitudini; è l'espressione la più schietta e più
simpatica di una fedo (2), che l'azione della
musica è in lui quale la descrive il Taine: « La
rnusique exalte les rèves de chacun>, che cioè,
come egli stesso scrisse, «la musica migliore
genera in molti ombre vane, per cosi dire, di
sentimenti, gioia, dolore senza causa, desiderio,
sgomento, pietà senza oggetto, baldanze superbe,
che cadono con l'ultima nota, violenti impulsi
ad impossibili azioni ».
La forma è spesso efficace, ma sempre dimessa ;
il verso, ricalcando le consuete vie metriche, è
scarso di musicalità, quasi rudimentale.
Insomma appare evidente che il poeta consi-
dera che, come un abito deve ricevere eleganza
e pregio dalla persona che lo veste, non questa
da lui, cosi il verso deve acquistare valore e
snellezza e vigoria dal pensiero contenuto, non
servire ad imbellettare pensieri volgari o va-
nità; ma l'abito troppo dimesso e trasandato
può talor togliere eleganza di linee anche alla
persona.
(1) Versioni dalla musica in Poesie scelte, Milano, Galli,
1898.
(2) Cfr. E. Nbkcioni: Gli scritti letterari di G. Mazzini Fanf.
d. D. 1834, N. 14.
La poesia. 280
I libici minori sono falange, né il giudizio che di loro
ha dato il pubblico è definitivo abbastanza per poterli fare
oggetto di stadio particolare. Ricorderò qui solo alcuni nomi
tra i migliori :
GIOVANNI BERTACCHI [1869] ha pubblicato II Canzoniere
delle Alpi (1895), Poemetti lirici (1898), Liriche umane (1908).
È poeta che promette molto, procede solo, con una visione
personale della vita e dell'arte, che si afferma risoluta nel-
l'ultima opera sua. Ciò che ne costituisce il particolar pre-
gio, l'amore acuto, penetrante, ossessionante quasi, della gran
madre, la terra, esaltata in tutte le sne energie produttive,
in tutta la sua efficacia suggestiva di bene agli uomini che
la sanno intendere ed amare, diviene talora anche difetto,
quando questo amore appare ostentato fuor di proposito e
quasi a forza. Il Bertacchi lascia inoperose molte corde della
sua cetra; e ciò si rimpiange quando taluni accenni, come
le poche liriche amorose, che hanno note poeticissime, ne
fanno desiderato il suono. La rappresentazione della natura
è in molti luoghi rapida, pronta, efficace ; il verso, che talora
assume nuovi e musicali intrecciamenti nelle strofe, combi-
nandosi i metri italiani coi barbari e specie con 1' esametro
e il pentametro di sapiente fattura, è tuttavia tal' altra volta
trasandato, incolto, prosaico.
Luigi Orsini, romagnolo, è altro dei cultori dèlia eoica
leggenda garibaldina e Sonetti garibaldini intitola la sua
prima e recentissima pubblicazione lirica. Sente l' influenza,
viva ancora, del Carducci, di cui imita quanto può l'atteg-
giarsi solenne e robusto del pensiero, e la fattura del sonetto
dignitoso, fluente, facile, sonoro.
Anche fu manifesto imitatore del Carducci, e volge ora al
simbolismo, ROMOLO QUAGLINO [1871], autore di volumi
lirici (I modi, Anime e simboli, Cibéle madre), oltreché di
un romanzo L'anima delle carni, pubblicato col pseudonimo
di Giorgio Ofredi, e di studi sociologici.
COSIMO GlORGIERI-CONTRl (Primavere del desiderio e delr
Ferrari. 19
290 La letteratura dell'oggi.
l'oblio) è poeta più d'arte che di sentimento, e annebbia la
sua lirica d'una melanconia snervante e irriducibile.
Come lui più eleganti facitori di versi che ispirati poeti
appaiono ANTONINO Anile {Sonetti dell'anima) e GIUSEPPE
Soavi {Prometeo nuovo) ; compostamente classici sono invece
Giuseppe Piazza {Le Eumenidi), Luigi Grilli {Visioni
e sogni), e MERCURINO Sappa {BaUateUe).
Pubblicarono liriche recentemente : Giuseppe Lipparini
{Poesie, Nuove Poesie), AGIDE NOELLI {Voci sommesse),
ARTURO Foà {Per un amore), il sociòlogo GUGLIELMO
Ferrerò ed altri mólti.
Una forma speciale di lirica — che prende forse le mosse
al tempo nostro dallo Zanella, movendo poi ad intendimenti
disformi dai suoi — è la poesia scientifica e talora gnomica
di cui, insieme al Bertacchi, in molte sue liriche, è rappre-
sentante Alfredo Baccelli [1863]. Egli pubblicò successi-
vamente Germina, Diva Natura, Iride umana, ecc., che
sono corone di liriche strette insieme da un nesso organico,
animate da un intento filosofico, delineanti le forze del creato
e la vittoria finale dell'uomo, le passioni, i dolori, i bisogni
che agitano l'anima umana studiata nel presente e nei vari
stati dell'umanità. Questa poesia, che canta anche con fre-
scherza di sentimento le bellezze della natura, risente però
della, rigidezza e severità dell'indirizzo suo scientifico e riesce
spesso un po' fredda e priva di impeto lirico nel metro bar-
baro che le è abituale.
L'Epica.
Mentre per vie cosi varie si tendeva al rav-
vivamento della lirica d'arte, chiedendo ispira-
zione e movimento nuovo di pensieri e d'affetti
all'antichità o alla storia, cercando nuovi atteg-
giamenti poetici nell'amoroso studio della na-
La poesia. 291
tura o nell'estasi contemplativa e puramtnte
estetica, alcuni poeti han tentato la rinnovazione
della poesia filosofica che pareva ad essi più ri-
spondente alle tendenze analitiche e speculative
dell'età nostra.
Di questi, taluni usarono la lirica, altri, dando
alle loro concezioni maggior complessità e unità
organica, preferirono la forma epica.
Massimo tra essi è Mario Ràpisardi [1844? 5?],
catanese, che in quattro successivi poemi: La
palingenesi, Lucifero, Giobbe, Atlantide, e in
numerose liriche, svolse una sua particolare
teoria d'evoluzione filosofica, talora anche con
intenti satirici contro i letterati contemporanei.
Di che derivò fiera lotta e il Rapisardi s'accampò
antagonista del Carducci. Ma la poesia del
poeta catanese, se è dotata d'una forma elegante
e robusta e di immagini vigorose, non sembra
nel suo genere prevalentemente epico rispondere
più ai gusti letterari del nostro tempo.
Né maggior fortuna di divulgazione e durata
di fama ebbero:
Camello Checcucci, che nel vecchio metro della
canzone lirica tessè un poema in 15 canti, in-
titolato Vita, fortemente e naturalisticamente
concepito, ma troppo bizzarro e ardito, nell'arte,
nella sintassi e nella lingua;
Giovanni Bossetti [1827-1899] piemontese, de-
rivante dalla scuola rigidamente classica del
Paravia, che, oltre a liriche di occasione com-
memoranti i principali avvenimenti politici d'I-
talia, tentò, nella forma della Divina Commedia,
292 La letteratura dell'oggi.
un poetila : Il trionfo di Dante, in cui « unire
alle lodi di lui quelle dell'Italia novella » (l).
Questa visione in venti canti, in cui il poeta
finge di vedere Dante e Beatrice scendenti a Su-
perga, poi mescolatisi agli uomini e alle vicende
del nostro risorgimento, tutto che concepita e
svolta con serietà d'intenti, soda coltura e com-
postezza di forma, si risente del tempo in cui
fu concepita [1865] e de' suoi entusiasmi patriot-
tici; è dunque poesia d'occasione, troppo vicina
ai fatti che commemora per poter assumere
dignità di epica storica.
La forma della visione dantesca ha sedotto
anche un altro nostro poeta, Arturo Colautti (2)
che nel suo Terzo peccato, poema degli amori,
narra in ventitre canti in terza rima la sua pe-
regrinazione attraverso i regni dell'amore col-
pevole; gli è guida Dante inviatogli in soccorso
dalla madre sua quand'egli, per grave disin-
ganno amoroso, già volgeva al proposito del sui-
cidio. Con siffatta scorta egli visita peccatori
molti e per forma di peccato e per tempo di-
versi, né è ben chiara la legge che determina
l'ordine e la scelta loro, né alcuna necessità ar-
tistica legittima l'apparire di Saffo e Giulia mi-
nore, di Marc'Antonio, Leandro, Cleopatra, tra
peccatori tutti dell'evo medio o del moderno, o
di figure simboliche come Faust e Don Giovanni
tra personaggi storici quali sono i più.
(1) V. Il t. di D. per Giovanni Bossetti, Torino, 1898, pre-
fazione.
(2) V. pag. 268.
La poesia. 293
Il poema ha certo sprazzi notevoli di appas-
sionata e nobile poesia, di cui l'atteggi a intento
è più lirico che epico; ma gli nuoce gravemente
la mancanza d'ogni spontaneità nella visione,
che è qui puro frutto di reminiscenza letteraria.
Dante v'interviene solo perché egli ideò e com-
pose la più grande visione che poeta mai abbia
saputo concepire; ma ciò che in Dante é sentito
qui è volato, e manca inoltre ogni affinità spi-
rituale tra la guida e il discepolo, tra l'ispirato
austero cantore di giustizia e virtù, e l'indul-
gente peccatore del secolo XIX. Nel poema non
appare mai lo spirito che infiammò i terribili
versi della Commedia, ma l'autore del Canto V
* dell'Inferno, non rievocato qui dall'opera inco-
sciente della fantasia, ma semplice «richiamo,
figlio di lettura » come il poeta dice.
Ancora vuoisi notare l'esuberanza della forma
che qua e là volge al secentismo puro, come
quando la figura di Dante esce dall'antica stampa
di fregi lieta «di sangue non d'inchiostro ora
repleta»; o s'accenna alla pena inflitta al Leo-
pardi, cui Dio, quasi a vendetta, trasformò in
pianticella fiorita «mutando in foglie suoi fogli
molesti >; e valgano questi esempi per gli altri
numerosi che si potrebbero citare.
Cultore dell'epica anch'egli ma con indirizzo
suo personale e affatto diverso da quello dei
precedenti è Gabriele d'Annunzio.
Gabriele D'Annunzio, oltre alla Canzone di Ga-
ribaldi della quale, dicemmo, il giudizio vuol es-
ser protratto a quando l'opera sarà compiuta, ha
294 La letteratura dell'oggi.
dato alla luce un poema, che, pur formando parte
di più vasta opera, nondimeno costituisce un tutto
a sé; esso s'intitola Laus citae e con sotto titolo
Maia; ed è il primo libro d'un poema ciclico
Laudi del cielo, del mare, della terra e degli
eroi, che comprenderà sette divisioni denomi-
nate: Maia> Elettra, Alcione, Meropey Taigete,
Asterope, Celene (l).
L'argomento dell'opera è detto dal titolo, e
meglio dall' Annunzio che è come prefazione
e proposizione all'intero poema. In esso l'autore
— adunati ad ascoltarlo < gli agricoltori alzati
nei diritti solchi », e i bifolchi, e le donne, e i
■ fanciulli loquaci, e i vecchi taciturni, e i figli
del Mare, predica a tutti il riapparir trionfale
del dio Pane, e la bellezza del mondo che so-
pita si ridesta; e ormai invasato dal panteismo
che fu in ogni tempo elemento essenziale della
sua poesia e fonte prima delia sua ispirazione,
grida al Dio, che lo invoca cantore delle sue
laudi eterne:
(1) Mentre queste pagine si stampavano è uscito alla luce
il 11° volume delle Laudi che comprende Elettra e Alcione.
Elettra raduna molti canti già noti; tali: A Dante, Al Re gio-
vine, La notte di Caprera, i più dei Canti della morte e della
gloria, e parecchi altri e si chiude con un meraviglioso
Canto augurale per la nazione eletta; Alcione corhprende La
Tregua, che è orgogliosa risposta del poeta ai suoi critici,
Il fanciullo che ritesse la storia delle varie mete cui volse
il genio poetico dannunziano; seguono altre liriche e quat-
tro ditirambi. La ristrettezza del tempo non consente più
di questo rapido sommario.
La poesia. 295
" Canterò Signore „
Dissi: " Canterò i tuoi mille nomi e le tue membra
innumerevoli, perocché la fiamma e la semenza,
l'alveare ed il gregge,
l'oceano e la luna, la montagna ed il pomo
son le tue membra, Signore ; e l'opera dell'uomo
è retta dalla t uà legge.
Canterò la grandezza dei mari e degli eroi
la guerra delle stirpi, la pazienza dei buoi,
l'antichità del giogo ....
E il dio mi disse:
■ O figlio,
Canta anche il tuo alloro. „ ,
I nomi delle varie parti di che si comporrà
il poema son quelli delie sette Pleiadi, le figlie
d'Atlante che impersona il Dio Pan nelle sue
tre forme di terra, cielo e mare, poiché Atlante
è la personificazione d'un monte di cui il piede
era coperto dal mare e che reggeva il cielo.
Non è qui luogo a discutere l'opportunità di
questo erculeo sforzo per condurre gli uomini
ad un rinnovato paganesimo panteista, contra-
stante con « la sete di idealità sana e feconda,
di spiritualismo operoso, di giustizia e d'amore,
di charitas cristiana rinnovata », che é specia-
lissima tendenza dello spirito sociale odierno.
Laus vìtae ha suscitato grande controversia
tra i critici, dagli adoratori dell'idolo che han
dichiarato disconosciuta la sublime bellezza
dell'opera « di tanto essa è superiore alla sua
epoca », a coloro che in essa han riprovato
e gli spiriti, e la frenetica esaltazione dell' io,
e l' arte, e la forma. Non è agevole ora né
2% La letteratura dell'oggi.
prudente tentare un giudizio definitivo, che me-
glio è risulti dall'opera del tempo, e sia frutto
della cognizione completa dell'opera.
Certo é nel poema la più completa espres-
sione di tutte le caratteristiche del poeta : mai
il D'Annunzio s'abbandonò a tale orgia di sog-
gettivismo trionfante, di idealismo panteista e
pagano, a tale sforzo di ravvivamento formale
dell'arte greca, nella sua plasticità, a tale esu-
beranza di visioni e di immagini, a tale abuso
di richiami mitologici, a tale insofferenza di
qualsivoglia regola o consuetudine metrica.
Diranno il pubblico e il tempo quanta e qual
parte della nuova creazione dannunziana di cui
si annunciano il secondo e il terzo libro, Elettra
e Alcione sarà serbata al giudizio dei posteri,
i quali, forse meglio del poeta, potranno « can-
tare il suo alloro ».
La lirica dialettale.
Cause molteplici, cui già accennammo (1), e
alle quali vuoisi aggiungere il largo favore del
pubblico, hanno aiutato il vigoreggiare, in que-
sti ultimi anni, della lirica dialettale, mentre,
come vedremo, langue la commedia popolare
in dialetto. Né di questi prodotti dell'attività let-
teraria regionale conviene adombrarsi, quasi
fossero accenni a tendenze separatiste ; pare
anzi più opportuno ritenere che manifestando
(l) V. pag. 264.
La poesia. 207
essi, per Fuso del dialetto, più chiari i carat-
teri, l'indole, gli atteggiamenti spirituali diversi
delle varie popolazioni italiane, essi servono,
diffusi per tutta Italia per mezzo della recita-
zione, che col gesto e con l'intonazione com-
menta, colorisce, dilucida la parola, a meglio
far conoscere reciprocamente le parlate sorelle,
e a dimostrare l'unità fondamentale e tradizio-
nale degli spiriti, nella varietà delle manife-
stazioni.
Volendo assegnare un ordine alla rapida ri-
vista nostra, converrà avere per criterio la
divisione regionale, nessun'aitra distinzione di
contenuto o di maniera poetica essendo possi-
bile stabilire.
Il Piemonte ha schiera numerosa di poeti,
guidata da Alberto Viriglio, autore di un gran
numero di liriche pubblicate su pei giornali e
in fascicoletti. La sua poesia semplice e bo-
naria dipinge con grande maestria e fine os-
servazione la vita campestre. Viriglio ha stu
diato anche filologicamente il suo dialetto in
Come si parla a Torino.
G. Albertini, sotto il pseudonimo di Mario
Leoni, pubblica versi robusti e a forti tinte come
i suoi drammi.
Segue Amilcare Solferini, poeta facile e
spontaneo, che dirige a Torino il diffusissimo
giornale dialettale 'l Biricchin. Pubblicò recen-
temente Sonet e rime. Le liriche, di carattere
vario, generalmente gaie, difettano di sentimento
e nobiltà di contenuto. Scrivono pure liriche
208 La letteratura dell'oggi.
in piemontese: Oreste Fasolo, Leone Fino, il
poeta dell'infanzia, Giovanni Gastaldi con le
sue notevoli canzoni, Cirillo Valmagia, Al-
fonso Ferreho, Giovanni Giannotti cantore
della vendemmia e del mosto, B. Garneri, G.
Amelotti, Paggio Fernando (?) poeta sentimen-
tale. La morte troncò le liete promesse di Ar-
rigo Frusta; le sue liriche semplici e limpide
sono in .parte raccolte in volume sotto il ti-
tolo : Faravosche (faville). Giuseppe Bucchetti,
un egregio industriale di Pinerolo, pubblica
tre graziose e vivaci Conferenze in sestine
piemontesi, coi titoli: %L>bal, Il ratto delle Sa-
bine, Le ette miserie dia vita.
La Lombardia accampa schiera più densa
di poeti, che non le altre regioni, forse per la
più antica, più nobile e continuata sua tradi-
zione letteraria dialettale, di cui tessè un qua-
dro accurato e completo Ferdinando Fontana
ne\V Antologia Meneghina (1900), con cui com-
pleta e continua l'opera del Cherubini (1). Ri-
mando a quest'opera chi voglia notizie intorno
ai numerosissimi che si provarono nella poesia
milanese dal Porta ai giorni nostri e mi limito
a un cenno sui viventi.
Meritano il primo posto, per l'età, Pompeo Ca-
stelli [1820] avvocato di grido che occupò ono-
revoli uffici pubblici, Carlo Martignoni [1824]
orefice luganese, Angelo Trezzini [18^7], pittore
e poeta, autore d'un graziosissimo poemetto in
(1) V. pag. 143.
La poesia. 209
sestine, La Danza delle Muse, Camillo Cima
[1827] poeta, pittore, commediografo dialettale e
giornalista, Carlo Righetti [1830], poeta, com-
mediografo, giornalista e romanziere noto sotto
il pseudonimo di Cletto Arrighi, Giovanni Vi-
sconti Venosta [1831], che rivedremo come no-
velliere (1), autore di un genere speciale di sa-
tira itaio-meneghina , Policarpo Campagnani
[1838], traduttore in vernacolo di molte com-
medie del Goldoni, del Giorno, di parte della
Scoperta deW America del Pascarella,.e com-
mentatore del Porta, Tito Ricordi [1841] fine
musicista e letterato, Vespasiano Bignami [1841],
pittore e poeta, C. F. Risi [1848], e Federico
Bussi [1848], simpaticamente noto per le liriche
comicissime e piene d'arguzie che pubblicò in
bosin (dialetto campagnolo) sotto il pseudonimo
« Ol campée del general Guerin. »
Si deve notare tuttavia che molti dei nomi-
nati sin qui, trattarono la poesia vernacola solo
di sfuggita, quasi a riposo delle loro occupa-
zioni e a diletto di amici e famigliari.
Con più deliberato proposito artistico coltiva
oggi a Milano la letteratura dialettale, Gaetano
Crespi (1852), che ne è appassionato cultore e stu-
dioso; egli fu il suo più caldo fautore, quegli che
tentò di trapiantare tra noi la costumanza napo-
letana di Piedigrotta, fondando il Concorso an-
nuale della canzone lombarda, che ebbe amici
convinti ed avversari accaniti e fu imitato nel-
(1) V. pog. 340.
300 La letteratura dell'oggi.
T Istria e in Sicilia. Al Crespi si deve il largo
favore di cui a Milano godono le letture dei
poeti d'ogni regione italiana.
Egli è autore di liriche semplici e spontanee,
che rispecchiano l'animo buono, la filosofia
mite, l'allegria ridanciana e un po' grassoccia
del popolo milanese. Ha pubblicato recente-
mente in nitida edizione il suo Canzoniere mi-
lanese dopo di altri volumetti di liriche, e una
commediola milanese: Idillio.
Antonio Gurti (1858) ha pur pubblicato pa-
recchi volumi di liriche milanesi, sicure nella
forma e non prive di pregi e di grazie. Men
felice appare il suo tentativo di usare il dia-
letto milanese per trattare argomenti gravi ed
eroici {La battaglia di Domokos e Ala Polonia)
cui l'indole e la struttura grammaticale e fone-
tica di quella parlata mal si convengono. Volse
anche in endecasillabi sciolti II Mattino del Pa-
nni, con molto garbo.
Tacendo di altri minori, dei quali, chi voglia,
troverà nomi e cenni uq\\ Antologia del Fon-
tana già ricordata, e rinviando al paragrafo
sulla drammatica il parlare di Carlo Bertolazzi,
due nomi si debbono ancora richiamare : quello
d'una gentile poetessa, Rosa Massara De Capi-
tani (1869) che pubblicò liriche facili, spigliate,
affettuose, con ritmo armonioso sotto il titolo:
A l'ombra del Domm, e Emilio De Marchi, l'e-
simio e compianto romanziere (1) cosi squisito
(1) V. a pag. 339.
La poesia. 301
poeta per sentimento e per musicalità in quella
sua armoniosissima prosa numerosa che s'inti-
tola : Milanin Milanon.
Varese ha Speri della Chiesa (1865) autore
di Vers de lira sotto il pseudonimo Try-Ko-
Kumer ; Monza ha Giulio Silva (1867) com-
mentatore del Rajberti, il medico-poeta, e poeta
dialettale egli stesso; e medico-poeta é Fede-
rico Piadeni da Como (1853), felicissimo nelle
sue Bosinad pubblicate in due volumi sotto il
pseudonimo di Idrico. Da Pavia Rocco Cantoni
pubblica liriche talora satiriche, più spesso sen-
timentali (In paves, Rob ad Pavia, I nostar Cai-
roli, Povra Sicilia). Voghera ha Alessandro
Maragliano.
Dalla Lomellina ci viene : Attilio Rillosi
morta rese (Lagrim e frusta) da Mantova Adone
Nosari, vivace dipintore della vita contadinesca
in risaia ; da Cremona, Melchiorre Bellini pub-
blica liriche brillanti e satiriche, e Alfonso
Mandelli dà alla luce il suo volume All'ombra
del Tourazz.
Il Veneto ha poeti suoi men numerosi certo
ma anche più valenti de' lombardi, e primo fra
essi il compianto Riccardo Selvatico, di cui
diremo anche come autore drammatico, che
scrisse liriche meravigliose per finezza, spon-
taneità, sentimento ; Antonio Fradeletto attende
a riunirle in volume.
Attilio Sarfatti [ ? -1900] veneziano, diede
rime delicatissime, in cui l'amore, traverso le
molli cadenze dei dialetto, acquista una singo-
302 La letteratura dell'oggi.
lare ed intima soavità, mentre talora vi fa ca-
polino una profonda pietà delle miserie umane.
Berto Barbarani, sentimentale e forte poeta
veronese, è tra i più favorevolmente noti oggidì
per la castigatezza, la bontà, la grazia del suo
Canzoniere veronese, edito a cura di G. Crespi.
Ettore Bogno veneziano, giovanissimo, dà
ottima promessa con buoni sonetti patriottici
intitolati Marghera ; Adolfo Grosara vicentino
s'è già acquistata bella fama nella letteratura
dialettale con Quatro versi in famegia.
Dalla Venezia Giulia ci giungono le voci af-
fettuose e semplici di Giulio Piazza (Fargno-
eole, Brustolini e Mandole), di Eugenio Barison
(Fatisene), e di Ferruccio Piazza (Rose del Cor).
11 Friuli die un forte e gentile poeta paesano.
Pietro Zorutti [1792-1867]. Le sue Poesie edite
nel 1880 sotto gli auspici dell'Accademia di
Udine, sono spesso gustosissime per lepidità
bonaria se non sempre castigata; ma lasciano
più profonda impressione nell'animo e arrecano
vero godimento artistico quelle liriche nelle
quali il Zorutti canta con profondo sentimento
e squisita semplicità le bellezze della natura, o
gli affetti delicatissimi del suo cuore, i suoi
dolori, le tristezze dei suoi ricordi. La forma,
pure spontanea, è frutto di molta lima, il dia-
letto meno arduo ad intendersi di quel che non
si creda.
Nei dialetti emiliani si tradusse l'ispirazione
poetica, per lo più sentimentale, di quattro poeti
specialmente.
La poesia. 303
È piacentino l'ottimo tra essi, Valente Fau-
stini che dalla quiete della sua città nativa, è
uscito ad un tratto, alla luce meridiana della
letteratura, con liriche potenti per affettuosità
buona, per sentimentalità spontanea, per inge-
nua e onesta visione della vita, per efficacissima
dipintura d'ambiente, come nella sua collana di
sonetti San Martein ; a tutloció egli ha saputo
dare forma musicale e piana pur valendosi di
quel suo dialetto aspro e disarmonico. Le sue
liriche, non ancora edite, riscossero largo
plauso ascoltate dalla viva voce dell'autore;
talune poche sono pubblicate in opuscoli o
giornali (A bene/issi di' Ospitai dì Bambein).
Al garson d'Maceàri Savatein è il pseudonimo
di cui si vale il Faustini per certe sue liriche
popolaresche e ridanciane.
Vincenzo Veroni, reggiano, die alla stampa
recentemente, un suo volumetto Ris e fasóo, di
cui il titolo esprime la mescolanza, incondita
più di quel che l'arte consentirebbe, di componi-
menti stecchettiani, e d'altre rime di genere af-
fatto diverso.
il dialetto v'è ben trattato, ma il costrutto sin-
tattico e spesso le immagini hanno un fare ar-
tifìziato e letterario.
A Modena Enrico Stuffler è lodato molto
per le sue liriche spontanee nella forma, nel
contenuto alternanti visioni gaie e tristi, ma
sempre sincere, della vita.
Parleremo di Alfredo Testoni poeta bolo-
gnese, come autore drammatico ; qui vuol esser
304 La letteratura dell'oggi.
ricordato per quella sua allegrissima vena di
umorismo che gli ha ispirato La sgnera Cat-
tarelna, La sgnera Cattareina in pellegrinag,
e i Sonet d 'Fiaccar està. Il Testoni scrive un
bolognese un po' raffinato, mentre del puro bo-
lognese si vale nelle sue liriche Ettore Bresbi,
sotto il pseudonimo di Narzis.
Nella Liguria Genova fornisce il più interes-
sante poeta della regione: Nicola Bacigaluppo.
Il lavoro suo di maggior mole è la traduzione
in vernacolo dell'Eneide ; la forma sua, per
essere più veramente popolare, si risente al-
quanto del frasario licenzioso che è comune al
popolano genovese.
Il dottor Antonio Zolesi ha dato nel suo Can-
soneo Spezin, più corretta e decente veste dia-
lettale alle ispirazioni della sua musa gaia e
talora satirica.
Dalla Toscana ci viene uno dei poeti dialettali
di maggior valore letterario ; dico Renato Fucini.
Nato a Monterotondo marittimo nel 1848, laureatosi inge-
gnere-architetto a Pisa, poi divenuto ispettore scolastico a
Pistoia, S. Miniato, Firenze, qui è passato alla Biblioteca
Riccardiana. Ha pubblicato : Cento sonetti in vernacolo pi-
sano (1871) che ebbe 14 edizioni; Napoli a occhio nudo
(1878) ; Le veglie di N'eri (1882) ; All' aria aperta (1897) ;
scrisse anche liriche in lingua letteraria.
Egli è certo il più gaio e serenamente spon-
taneo continuatore della poesia popolare toscana.
È nelle sue liriche una perfetta fusione della
poesia riflessa e dell'ispirazione ingenuamente
comica e vivace, colta sulle labbra del popolo
ed espressa in una forma dialettale squisita e
composta.
La poesia. 305
Archimede Bellatalla, pisano, arieggia al
fare di Pascarella nella sua Guida di Pisa
svolta in sonetti arguti e popolareschi.
Descrive la vita popolare fiorentina, in gra-
ziosi sonetti non sprovvisti di fina osservazione
psicologica il fiorentino Silvio Volpi; e incon-
trò recentemente favore nel pubblico fiorentino
un opuscolo di Dodici sonetti scelti fra le molte
rime pubblicate sui giornali da Venturino Ca-
maiti per dimostrare i vari atteggiamenti della
sua poesia.
Merita finalmente menzione Puccino della
Chiacchiera, pseudonimo di Francesco Pucci,
compositore-tipografo, recentemente morto, di
cui sono pubblicati Cento sonetti di carattere
tutto popolare.
La poesia dialettale nelle Marche ha avuto
un recente illustratore nel prof. Antonio Curi,
che in una sua conferenza rilevò il vario va-
lore poetico dei principali poeti dialettali fer-
mani del secolo XIX, quali Alfonso Leopardi,
morto da pochi anni, e che ha lasciato un vo-
lumetto di liriche, Sub tegmine /agi, un Alici,
Francesco Saverio Bernetti morto nel 1802,
ma di cui le liriche sono ancora oggi favore-
volmente note, quantunque le più sieno inedite,
tranne un opuscoletto a stampa : Scherzi poe-
tici in dialetto fermano.
Inedite sono pure quasi tutte le liriche fer-
mane di G. B. Tamanti [1818-1878] tranne Due-
cento sonetti editi postumi da Giulio Moronesi,
insieme ad alcune favole comiche con le quali
Ferrari. 20
306 La letteratura dell'oggi.
il Tamanti precorreva il Trilussa. Qualcuno
si occupa ancora oggidì di scrivere sonetti in
dialetto fermano che circolano anonimi, e ad
Ancona compone liriche dialettali un Marco.
Più noto nelle Marche è Jacopone da Jesi
pseudonimo d'un elegante e arguto poeta, autore
d'un volumetto edito di recente e che contiene
una Disfida di Barletta e sonetti vari in dia-
letto marchigiano.
Nel Lazio e a Roma precipuamente la poesia
vernacola ha, come dicemmo (l), nobili e an-
tiche tradizioni e, ricollegandosi con le Pasqui-
nate del secolo XVI e XVII discende fino a
G. G. Belli.
Onorano oggi il vernacolo romano Giggi Za-
nazzo il quale, benché nato a Torino, è il più
schietto rappresentante, e il più anziano, della
musa popolare romanesca. Egli fondò in Roma
il giornale dialettale Er Rugantino e compose
festevoli canzoni, ricche di gaiezza e di spon-
taneità.
Sommo è Cesare Pascarella, il quale nei
suoi sonetti romaneschi, ora slegati, ora riuniti
in collane (Er morto de campagna, Villa Gloria,
La scoperta dell9 America, ecc.) ha sollevato il
dialetto ad altezze epiche, ed ha rivelato le
squisite doti di poeta vernacolo che egli ha
comuni col Belli : l'oggettività assoluta, per cui
il poeta non traspare mai nelle sue liriche, dove
è sempre il popolo che parla ; la potenza di
(1) V. pag. 143.
La poesia. 307
rappresentazione del vero comico e drammatico
ottenuta con la massima parsimonia di mezzi ;
una vena ricca e spontanea di comicità nella
forma, non mai sguaiata, spesso temperata dalla
nobiltà di sentimento del contenuto.
Il pubblico aspetta ora, con le più favorevoli
disposizioni, la promessa Storia nostra (Storia
di Roma) in cento sonetti romaneschi.
Dal Pascarella differisce affatto per indole
poetica Carlo Alberto Salustri (Trilussa) ori-
ginale e gaio più che profondo nelle sue Favole
moderne ed antiche, dove esercita una satira
blanda e spesso convenzionale sui costumi
moderni; satirici sono anche alcuni de' suoi
sonetti e Er serrajo poemetto di recente pub-
blicazione. Il favore di cui gode il Trilussa è
specialmente dovuto alla spontaneità e facilità
della forma, a taluni scherzi garbatamente li-
cenziosi, e alla felicissima recitazione.
A questi maggiori fanno corona: Augusto
Sindici che illustrò in romanesco alcune Leg-
gende della campagna romana pubblicate poi
in volume, e scrisse pure sonetti alla maniera
del Belli; Augusto Lupi di cui la Musa che il-
lustrò U% Rromano a Ddogali da tempo tace;
Nino Ilari autore di 28 Sonetti Satirici di me-
rito non comune dal titolo Quo vadis?, oltreché
di altre liriche, e Adolfo Giaquinto più schiet-
tamente popolari, ed anche frequentemente lu-
brici.
Anche Napoli ha lunga tradizione di lirica,
sua popolesca, afforzata dalla costumanza di
308 La letteratura dell'oggi.
musicar le canzoni preferite che si divulgano
cosi più presto e duraturamente.
Con Canzoni di Piedigrotta divenute popola-
rissime si fece conoscere Salvatore di Giacomo,
il maggiore dei poeti napoletani, esimio cultore
anche delia letteratura aulica. Il Di Giacomo,
è lirico delicato e affettuoso con una impronta
tutta sua di malinconia, ora accorata, or rasse-
gnata, e un'andatura signorilmente popolare e
spontanea; non sa che sia volgarità o scurrilità.
Egli vesti inoltre col fascino del suo armonioso
dialetto poemetti e novelle tra le quali emergono
San Francisco, 'O funneco verde e %0 Muna-
sterio.
Altro poeta di grido della famiglia napoletana
è Ferdinando Russo, autore, oltreché di Canzoni
musicate, di raccolte pregevolissime di liriche
quali %N paraoiso, Lettera salV Africa, Suniet-
tata e 'N coppa o marciapiede, in cui sfilano, trat-
teggiate maestrevolmente, gustosissime mac-
chiette napoletane.
Roberto Bracco, oltreché valente autore
drammatico, é autore di squisite canzoni per
musica; cosi dicasi di Giovanni Capurro, che
a neh 'egli tratteggiò inoltre tipi popolari napo-
letani in 'Nzalatella mmiscata.
Ultimo per tempo, non per valore, entrò nella
geniale schiera Antonino Alonge, nei sonetti
del quale é caratteristica la malinconia diffusa
e la semplice e pur efficacissima riproduzione
del vero, ottenuta con somma sobrietà d'arte.
La Terra d'Otranto ha Giovanni de Dominicis
La poesia. 309
leccese, autore di pregevoli volumi di liriche,
fra i quali emerge Danza degli atomi. Usa il
pseudonimo di Capitano Polack, ed ha narrato
in Li martiri d'Otranto, 50 sonetti di buona fat-
tura, le lotte degli O tran ti ni contro i Turchi. Egli
prepara ora un nuovo volume dal titolo Spudhi-
culature (bricciche).
Dagli Abruzzi ci viene Giovanni de Paulis
che in 13 ingenui sonetti narra coi modi d' un
contadino leccese la Vita di S.Pietro Celestino
(Celestino V.), con manifesta imitazione della
Scoperta dell'America di Pascarella.
Segue ora la eletta schiera de' poeti siciliani,
forti nel sentimento e nella coloritura, forse
però meno sinceri, più artefatti e ricercati dei
loro commilitoni del continente.
Appassionato e vigoroso, Saru Platania di
Palermo ha vestito di splendidi versi Vinti va-
suni (venti baci), Canzuni di sdegna. Contrasti,
Santa, Lodiu e altre liriche.
Nino Martoglio, catanese, tratteggia sculto-
riamente, ma con palese ricerca dell'effetto sce-
nico, quadri della vita popolare siciliana, alter-
nandoli con canzoncine d'amore graziose e le-
ziose talora. Pubblicò, oltre a minori raccolte,
Centona (cento sonetti).
Alessio Valore pubblica su giornali e riviste
versi fini e delicati; Lorenzo Mineo, meccanico
e poeta, ha vena satirica; melanconico invece
nelle sue scene famigliari, patetico e fine nelle
sue liriche sul Mare é Francesco Tassari. Fe-
condissimo scrittore, l'avvocato Perrotta ha
310 La letteratura dell'oggi.
pubblicato a Catania sotto il pseudonimo di
Cervantes parecchi volumi di liriche, tra i quali
più notevoli 'O lustru 'o lustru. Colloqui elet-
torali^ La scienza de lu ignuranti (proverbi si-
ciliani illustrati), La Civiltà e Cfiatini acuti.
Merri e Maroizzi (spagnuoli e francesi) è il
titolo d'un volumetto di liriche edite da Vin-
cenzo Finocchiaro; e finalmente Vanni Pucci
giovanissimo nella vita e nell'arringo poetico
s'è conquistata in questo simpatica considera-
zione con il suo volume di liriche Amuri dissi,
che contiene sonetti di ottima fattura e di into-
nazione varia.
Neanche la Sardegna manda al convegno dei
dialetti nostri, e Pompeo Galvia sassarese canta
in versi vigorosi la vita popolana della sua
isola, e ne descrive il mare, i monti, le pianure.
Compiuta cosi l'enumerazione più completa
che fu possibile (1), resta da notare l'impres-
sione che la lettura di cosi larga produzione
letteraria genera in noi ; e l'impressione è que-
sta, che ormai la poesia dialettale ha perduto
il carattere di vera popolarità, e aspira a
contendere il campo alla lirica letteraria, al-
meno per tutto quell'ordine di motivi poetici
che s'ispira agli affetti più tenui e famigliari,
agli spettacoli naturali atti a produrre più im-
mediata e spontanea emozione, alle più ovvie
(I) Ringrazio qui vivamente l'amico Gaetano Crespi che
mi fu validissimo aiuto nelle ricerche, il prof. Brognoligo e
quanti altri cortesi mi furon larghi di notizie.
La poesia. 311
osservazioni psicologiche. In questo campo la
lirica vernacola dispone spesso d'una tavolozza
più varia, anche se a colori più vivaci e a
distacchi più sensibili di tinte, e s'avvantaggia di
tutta quella pittoricità fantasiosa, di quella pla-
sticità d'immagini, che è pregio di molti fra i
nostri dialetti.
Là drammatica.
La drammatica trova qui il suo posto natu-
rale, poiché oggi più che mai essa è genere
essenzialmente poetico, per quanto si valga il
più spesso della forma prosastica; poetica essa
è per il predominio della fantasia creativa, per
il predominio dell'indagine e dell'analisi della
psiche umana, non considerata negli elementi
semplici da cui derivano i fenomeni, ma ripro-
dotta nelle sue manifestazioni più degne di nota,
anche e specialmente se accidentali e partico-
larissime.
La tragedia, come avvertimmo, non è più
opera che risponda alle condizioni psicologiche
e al gusto del pubblico che frequenta i nostri
teatri, almeno se intesa alla maniera dell'Al-
fieri e del Nicolini.
Ond'è che nessuno, dopo il Cossa e il Sai-
mini, la tentò più, ben comprendendo di quanto
fascino artistico bisognasse vestirla, per ren-
derla accetta come forma veramente teatrale.
Un solo poeta vi si è cimentato: Gabriele
D'Annunzio; egli, dopo aver trattato il dramma
312 La letteratura dell* oggi.
con iscopi più letterari che teatrali con / sogni
delle stagioni, scrisse La città morta, La Gio-
conda, La gloria, e Francesca da Rimini.
Le prime tre sono ardito tentativo di gittare l'a-
zione moderna, le moderne lotte politiche, il mo-
derno dramma passionale nella forma tragica ;
ardito tentativo che in La Gloria seduce per la
drammaticità dell'azione, per la potenza con cui
sono scolpite le due figure di Ruggero Fiamma
e della Comnéna.
La città morta merita particolare menzione
poiché essa anche nel soggetto manifesta l'aspi-
razione a ravvivare il classicismo pagano per-
sino nei suoi modi di concepire la vita più
lontani e disformi dall'indirizzo critico del pen-
siero moderno. È nella Città morta uno strano
influsso del fatalismo e del sensualismo pagano
su un'anima pronta alle più raffinate emozioni
moderne. Leonardo che frugando le tombe degli
Atridi ne suscita e respira esalazioni di colpe
mostruose, e sente germogliare la passione in-
cestuosa nel suo cuore, né sa sottrarsi alla
colpa che col fratricidio, vantando che niuno
avrebbe fatto per la donna amata quel ch'egli
ha fatto uccidendola per non profanarla, è tipo
deforme di pazzo o di degenerato; e repugna
all'animo nostro l'esaltazione di questa bruta-
lità rabbiosa e gelosa di satiro imbestialito, sia
pur essa vestita, come in Città morta, d'un fa-
scino potente per le seduzioni della forma che
ha, specie nella descrizione dei tormenti di
Leonardo, accenti di una straziante verità,
La drammatica. 313
Francesca da Rimini è stata una vittoria,
checché si sia potuto rilevare di difettoso qua
e là nel complesso dell'opera.
Certo vi manca spesso la teatralità e taluni ef-
fetti scenici che l'artista ha creduto conseguire
son stati perduti, per la differenza che corre
tra la rappresentazione eia descrizione; ciò di-
casi particolarmente del secondo atto, dove il
contrasto, cosi felicemente ideato in teoria, tra
la poeticissima scena d'amore tra Paolo e Fran-
cesca e lo sfondo feroce e grandioso d'una bat-
taglia di fazioni avverse, è mancato completa-
mente; se l'illusione del vero svolgersi d'una bat-
taglia é ottenuta il «uo frastuono copre la deli-
cata musica delle parole dei due cognati, da cui
l'attenzione del pubblico rimane sviata ; in caso
contrario l'effetto di contrasto manca. Ma tutto
l'atto quarto e quella tragica figura di Malate-
stino e specialmente le scene fra questi e Fran-
cesca prima, fra lui e Gianciotto poi, fra Fran-
cesca e Gianciotto infine, e Tatto quinto nel vo-
luttuoso idillio amoroso di Paolo e Francesca
stanno ad attestare la mirabile forza con cui il
poeta penetra, indovina, ritrae i più incomposti
e vari e violenti moti dell'animo. Nessuno aveva
sin qui cosi fortemente sentita e commentata l'in-
descrivibile profondità di passione che i versi
del divino poeta disvelarono primi ai nostri oc-
chi, e insuperabilmente.
Veniamo ora al dramma e alla commedia.
I più di coloro che crebbero all'arte dramma-
314 La letteratura dell'oggi.
tica mentre imperava sul teatro Paolo Ferrari
sono ora scomparsi dal mondo o tacciono. Fra
gli scomparsi sono degni di nota :
Leopoldo Marenco [1831-1899], il più perfetto
tipo di romantico nella commedia, oggi tramon-
tato co1 suoi idilli medievali;
Stefano Interdonato [1845-1896], che alternò
la sua attività tra il dramma storico e la
commedia sociale e di costumi;
Leone Fortis [1824-1896], che lasciò il teatro,
dove aveva ottenuto plauso, per il giornalismo;
Riccardo Castelvecchio [1814] in arte, nella
vita Giulio Pullé, che più ch'altro trattò la
commedia storica d'argomento classico, prefe-
ribilmente greco;
Felice Cavallotti [1842-1898], tempra di poeta
lirico più che di drammaturgo, che alternò sog-
getti classici e romantici, attinse l'ispirazione
dove la trovò, da Alcibiade al Cantico dei
cantici, dai Pezzenti ai Messeni;
Paulo Fambri [1827-1898], che ebbe lunga rino-
manza per II caporale dì settimana, arguta
satira dei difetti della disciplina militare;
Vittorio Salmini[1832- 1881], cultoredel dramma
storico a forti tinte;
Francesco de Renzis [1836-1900] brillante scrit-
tore di proverbi e commediole vivaci.
Tacciono da tempo : Ferdinando Martini [1841]
squisita tempra di letterato toscano, colto ed
arguto, riproduttore tra noi del delicato ge-
nere dei proverbi alla De Musset, nel quale
ebbe seguaci numerosissimi, ma non tutti va-
La drammatica. 311!
lenti, tra cui migliore Enrico Montecorboli
[1839], scrittore acuto e grazioso:
Giuseppe Gostettt [1834], che con serietà d'in-
tenti, e coscienza morale di scrittore trattò ar-
gomenti sociali e morali ;
Leo di Gastelnuovo [1835], al mondo Leo-
poldo Pullè, figlio di Riccardo Castelvecchio,
che resistè a lungo sulle scene con Fuochi di
paglia, ottima tra le sue commedie, briosa e
spigliata;
Parmenio Bettoli [1835], di cui fu lodata la
vivace commedia Un gerente responsabile.
Dacché questi valenti abbandonarono le scene
può dirsi che non esista più un teatro nazionale
nostro? Ferdinando Martini in un suo brioso ar-
ticolo, che già ebbi occasione di citare, sostiene il
teatro nazionale essere tra noi una fisima; e se
per teatro nazionale si vuol intendere quello che
abbia un carattere specifico, un indirizzo suo par-
ticolare, comune a tutti i suoi cultori, certo egli
ha ragione. Ma se noi non abbiamo un siffatto
teatro nazionale, abbiamo però autori molti di
drammi e di commedie, quali già provetti, quali
moventi passi ancor non del tutto sicuri ma ben
avviati, quali volgenti la commedia e il dramma
a intenti sociali e morali o alla fine analisi dei più
particolari moti dell'anima, dei fremiti più pro-
fondi della passione, quali rispecehianti la vita
frivola e viziosa dell'odierna società, senz'altro
intento fuor di 'quello di fornirne un quadro
vero. Scuola quest'ultima che ha principal di-
fetto l'unilateralità, il limitato campo dell'ossei*-
316 La letteratura dell'oggi.
vazione ; per cui chi volesse, più tardi, studiare
la nostra società nella nostra produzione dram-
matica, non solo dovrebbe constatare che, come
disse il Giacosa, « delle molteplici attività della
vita il teatro del secolo XIX non conosce e non
considera che la più attraente e la meno spe-
cializzata, > (l) l'amore, ma ben anche dovrebbe
immaginare il nostro come un mondo di donne
isteriche o adultere, di mariti traditi o infedeli,
di amanti per capriccio o per interesse.
I due artisti più provetti e più coscienti del-
l'arte loro sono : Giuseppe Giacosa e Gerolamo
Rovetta.
Giuseppe Giacosa [1847] (Una partita a scacchi.
Trionfo d'amore, Fratello d'armi, Il Conte Rosso, II ma-
rito amante della moglie, Luisa, Sorprese notturne, La
tardi ravveduta, La sirena, Intermezzi e Scene, in versi;
Al pianoforte, Acquazzoni in montagna, Non dir quattro
se non Vhai nel sacco, Storia vecchia, Tristi amori, Di-
ritti delV anima, La dama di Challant, Come le foglie, in
prosa), piemontese, ha acquistato dapprima la fama
di buon drammaturgo, coltivando un genere di
commedia, la commedia storica o fantastica di
ambiente medievale, o in costume, che ha fatto
credere ad una sua evoluzione, quando lo si vide
poi affrontare il dramma psicologico e di costumi.
Fu questo un errore, quasi si potrebbe dire un in-
ganno nel quale il pubblico cadde; poiché il Gia-
cosa forse non pensava nemmeno, scrivendo per
(1) G. Giacosa: Commetti, di P. Ferrari. Milano, Cogliati,
899, p. 13.
La drammatica, 317
la Nuova Antologia Una partita a scacchi, che
essa avrebbe affrontato il pubblico dal palcosce-
nico; egli aveva già prima tentato la commedia
di costumi, la ritentò poi, ostinato anche con-
tro l'insuccesso, scrivendo intanto, per condi-
scendere ai gusti del pubblico, Il trionfo d'a-
more, Il Conte Rosso, Il fratello d'arme, Il ma-
rito amante della moglie.
Affilate intanto le sue armi, egli abbandonò
finalmente la sua prima maniera, e con Tristi
amori, I diritti dell'anima, e ultima Come le
foglie, mutò radicalmente la contenenza dram-
matica dei suoi drammi, dedicandosi con co-
scienza morale di forte artista all'esame dei
fatti d'amore, anch' egli, ma non solo dei fatti
colpevoli o sensuali, per quanta parte essi pos-
sano avere nell'odierna vita sentimentale.
Tale è la vivacità dei tipi, la simpatia ch'essi
destano in noi, la semplicità dell'intreccio, la
speditezza signorile della forma, tale la bontà
intima dello scopo, la purezza e la nobiltà
d'ideali artistici e morali, che noi perdoniamo
volontieri al Giacosa una certa qual trascuranza,
direi deliberata, dei particolari, degli spedienti
che debbon condurre l'azione al suo completo
svolgimento e al suo risolversi, e ne' quali spesso
si rivela l'artificio, la ftcelle, come la chiamano
i francesi, lasciata scorgere con un'ingenuità
che sarebbe eccessiva se non fosse, a torto 0 a
ragione, volontaria.
Tale ingenuità d'artificio si rivela più forte
che altrove, nella scena capitale di Tristi amori,
318 La letteratura dell'oggi.
neir episodio della cornice e in tutto il ro-
mantico quarto atto di Come le foglie. Ep-
pure il difetto di costruzione non ha impedito
a quei due lavori di correre trionfalmente per
le scene di tutta Italia, né al pubblico di giu-
dicarli le due migliori opere del Giocosa e due
tra le più forti produzioni del teatro moderno
italiano.
Con Tristi amori il Giacosa ha trattato Te-
terno tema del romanzo e del dramma mo-
derno, r adulterio, ma con ben altri intendimenti
da quelli cui s'informa, almeno in apparenza,
il più degli scrittori nostri. Apostolo geniale
d'una moralità tutta umana per la contempe-
ranza della nobile austerità con quella bene
ispirata indulgenza che non confonde debo-
lezze e vizi in un sol ghigno o in un solo
improperio, il Giacosa non è, per rubare una
immagine alla lussureggiante fantasia del Fra-
deletto, non è Io scettico o il cinico che origlia
alle porte e sorprende i traviamenti del cuore
umano, per esporli ai pubblico con un sorriso
crudele d'indifferenza o di sarcasmo; è il filo-
sofo della più dolce filosofia, quella della bontà,
che legge le pagine più oscure, scruta le più
riposte ombre dell'anima e ne dice i godimenti
momentanei, le gioie spensierate, le febbrili
esaltazioni nella colpa, ma ne vede e ne mostra
le sofferenze profonde, insanabili, i tormenti, il
castigo tanto più terribile quanto più ce ne ri-
conosciamo noi stessi autori e vittime ad un
tempo.
La drammatica. 310
Come le foglie è un generoso grido d'allarme
sociale, é la denuncia di quel complesso d'er-
rori, di vizi, di debolezze derivate da una male
intesa generosità del cuore, che minano oggi
il fondamento stesso dell'umana società: la
famiglia.
Frivolità e leggerezza della madre, mancanza
d'autorità del padre, che crede adempiuta la sua
missione quando ha dato alla famiglia l'agia-
tezza, pervertimento della volontà cui manca il
fondamento del senso morale nei figli, compli-
cazioni di pregiudizi sociali o di casta, di ma-
lintesa dignità, di vacuità spirituale larvata di
predominio del senso estetico, mancanza di sen-
timento religioso e d'ogni nobile idealità di la-
voro, di dovere, che lo possa sostituire, ecco
ciò che imbruna, intristisce, fa gelida l'aria, in
questo nostro autunno sociale e morale ; sotto
la brezza fredda, nella luce scialba d'una gior-
nata senza sole, nella triste agonia della natura,
i rami crocchiano e
• Come d'autunno si levan le foglie
L'una appresso dell'altra, infili che il ramo
Rende alla terra tutte le sue spoglie „
cosi si fiaccan le coscienze, non più pervase
dalla vital linfa dell'idealità morale.
Quando uno scrittore sa con tanta austerità
morale leggere il vero, e con tanta efficacia di
arte riprodurlo ai nostri occhi, egli s'è acco-
stato alla perfezione dell'arte, là dove il bello e
il buono si integrano, si completano a vicenda,
320 La letteratura dell'oggi.
recando quel sano godimento che non è solo
intellettuale, ma veramente spirituale; e noi ci
inchiniamo al poeta con una reverenza fatta di
ammirazione per l'artista, di gratitudine e di
amore per l'uomo.
La commedia gaia e brillante, il dramma di
costumi, il drammo psicologico, il dramma sto-
rico, tutto ha tentato, e non mediocremente, Ge-
rolamo ROVETTA [1854] (Un volo dal nido, La moglie
di Don Giovanni, In sogno, Oli uomini pratici, Scelle-
rata.\ La contessa Maria, La trilogia di Dorina, 1 Bar-
baro, Marco Spada, La cameriera nova, Alla citta di
Roma, La realtà, Madame Fanny, Principio di secolo, I
disonesti, Il ramo d'ulivo, Il poeta, Le due coscienze, La mo-
glie giovine, A rovescio!, Romanticismo). Quanta Strada,
e come rapidamente e operosamente percorsa,
da Un volo dal nido, la commediola del venti-
duenne autore, a Disonesti, a Principio di Se-
colo, a Le due coscienze, a Romanticismo.
Il Rovetta, sicuro e largo nella sceneggia-
tura, organico nella costruzione de' suoi la-
vori, nella forma più spedito e spontaneo che
corretto, è dipintore sincero e talvolta crudo dei
suoi contemporanei, del mondo in cui vive e in
cui, finissimo osservatore, studia e scopre gli
elementi coi quali la sua fantasia costituirà poi
i personaggi e intreccierà l'azione de' suoi
drammi, serbando intera la verisimiglianza,
senza mai cadere nell'eccessivo realismo.
Le due coscienze è tra i drammi del Rovetta
quello che rivela nitidi i pregi e i difetti del-
l'autore; esso appare quasi la riunione di due
La drammatica. . 321
drammi, uno forte, potente, vigorosamente con-
cepito e svolto nei primi due atti, e che sarebbe
compiuto dopo l'ottava scena dell'atto secondo,
l'altro romantico, fiacco, diluitura del primo,
che si svolge per il resto del dramma ; l'ultima
scena del terzo atto chiuderebbe ottimamente
il secondo e il dramma intero.
In due coscienze Catone Arcangeli è il prodotto
di quella pessimistica visione che fa antipatici
molti personaggi del Rovetta anche quando si
debbono riconoscere forse veri ; gli altri tipi
sono simpatici, ben dipinti, veri, anche se non
del tutto originali, come la Signorina Kennedy
che conoscemmo in molti romanzi francesi, o
come la macchietta del Senatore Lanzeroni co-
mico per un tic ch'egli ha ereditato in linea
retta dal Duca Roveralta Gonzaga in Due dame
di P. Ferrari.
Ma, nonostante ciò, Le due coscienze é dramma
vero, che affronta un problema purtroppo grave
dell'odierna società, con una morale larga, sin-
cera, buona, disinteressata, il che non è punto
comune ai nostri giorni.
Romanticismo corre da più di un anno trion-
falmente i teatri d* Italia, con un successo di
cui l'autore può andare orgoglioso. Di tale una-
nime plauso Isidoro del Lungo (1) ha trovalo
la ragione nel fatto che il dramma fu forte-
mente concepito, ed ebbe forma appropriata,
(1) V. prefazione a Romanticismo; Milano, Baldini, Ca-
stoldi e C 1903, p. X.
Ferrari. 21
322 La letteratura dell'oggi.
con sentimento di verità e d'arte; e il critico
rileva ancora la sincerità della lingua e dello
stile, la verità storica lumeggiata in modo squi-
sito. Né invero queste qualità fanno difetto al
dramma, quadrato e sapiente nella costruzione,
vivo nell'interesse, vero nei tipi.
Quanta parte del trionfo è dovuta alla scelta
dell'argomento ? Invero non lo si saprebbe dire,
che non pare età, la nostra per l'appunto, da
esaltazioni patriottiche, da quarantottate, come
le dicono con dispregio gli uomini pratici. Non
pare, e forse è, questa, come ogni altra, età
atta ad intendere la poesia civile, quando sia
fortemente sentita, sinceramente espressa e ve-
stita dej fascino dell'arte.
Ebbe voga grande, ma breve, Giovanni Verga
[1840], (di cui diremo come romanziere), prima
con In portinerìa, un bozzetto verista, che si
trascinò dietro lunga e pedestre schiera d'imi-
tatori, poi con Cavallerìa Rusticana, è La lupa,
opere che, pur rivelando la forte tempra del-
l'osservatore, pur efficaci e rapide nella ripro-
duzione del vero, poco durarono sulla scena
per il mutarsi del gusto, determinato dall'im-
portazione della drammatica nordica di Ibsen,
Sudermann, ecc., e per il rifiorire temporaneo,
sia pur sott'altro nome, di quella tesi che è
stata per alcun tempo lo spauracchio dei pub-
blici e dei critici.
Né alla fama del Verga aggiunsero gran che
le ultime sue produzioni, Caccia al lupo, del
genere stesso delle precedenti, e Caccia alla
La drammatica. 323
volpe bozzettino artifiziato e convenzionale. Ot-
timo successo ebbe, recentissimamente, Dal tuo
al mio.
Frattanto anche la voga del dramma simbo-
lico passò o s'affievolì di molto, si raddolcì
Todio feroce e pauroso per la tesi, e si fini ad
escludere dai generi drammatici solo il genere
noioso e il falso.
È l'antifona, ormai, di tutti gli autori dram-
matici : « fare dell'arte, ma riprodurre uno stato
d'animo, e un brano d'umanità, e se c'è una
morale della favola^ tanto meglio ; ma artisti
assai più vecchi, e assaissimo più grandi non
se ne curarono, e lasciarono opere immortali ».
Ecco ciò che vuole, per sé, il Verga. E il Bracce-
te un lavoro scenico deve essere, innanzi tutto,
un'opera d'arte: piccola o grande, gaia o fune-
bre, tutta d'un genere o di genere misto. 11
resto, vien dopo. Intanto l'arte può servire a
tante cose. E a tante cose può servire il lavoro
scenico: a far sorridere, a far ridere, a far
piangere, a far pensare, ad attirare l'attenzione
dell' umanità su verità importanti ». Severino
Lopez scrive di sé : « In arte amo soprattutto la
sincerità e subito dopo la semplicità. Sono un
realista e penso che il teatro debba essere uno
specchio artistico della vita ; non mi ha mai
tentato il dramma storico perchè quell'epoca....
non l'ho vista vivere. Se attraverso il realismo
mi riesce di giungere alla poesia tanto meglio ;
ma non vorrei falsare mai la mia visione della
vita per una esaltazione lirica o per unoscop"
324 La letteratura dell'oggi.
dimostrativo». E Marco Praga e Giannino An
tona Traversi vogliono «portare il vero dalla
vita sulla scena, divertendo... e ammaestrando
fors'anche, quando però l'ammaestramento il
pubblico se lo tragga lui dai fatti che essi l'han
costretto ad osservare, divertendolo e interes-
sandolo ».
Ecco, per la stessa bocca di alcuni fra i pre-
feriti dei commediografi, il carattere dell'odierna
produzione drammatica, nella quale emergono
primi, dopo Giacosa e Rovetta, il Butti e il
Bracco. ,
Enrico Annibale Butti (1) [IlVortice (1892),
L'Utopia (1894), La fine di un ideale (1898), La
eorsa al piacere (1899), Lucifero (1900), Una
tempesta (1901), // Gigante e i pigmei (1092)],
appartiene alla scuola degli scrittori a tesi psi-
cologica o sociale, ed ha anzi svolta, nella sua
produzione drammatica, tutta una sua teoria
morale, ben diversa da quella ch'egli profes-
sava negli anni primi della sua attività lette-
raria, e che derivava immediatamente dai po-
sitivismo scientifico dello Spencer, combinato
col pessimismo dello Schopenhauer in un pretto
utilitarismo sociale.
La condanna di tale dottrina viene già nel
primo dramma II Vortice; s'accentua in L'Uto-
pia, dramma ibseniano, e si afferma definitiva-
mente in quel misticismo razionale che informa
gli ultimi drammi e gli ultimi romanzi del
Butti.
(1) Vedi a pag. 353.
La drammatica. 325
Tentata la condanna della debolezza morale
odierna, col primo dramma, quella del socia-
lismo col secondo, venne la volta del femmini-
smo, che tramonta definitivamente nella chiusa
di La fine di un'ideale. Dopo di che la nuova
morale del Butti si volge a più organica e com-
pleta trattazione con la Tetralogia, Gli atei, di
cui già abbiamo i tre drammi: La eorsa al pia-
cere, Lucifero, Una tempesta, e che avrà l'epi-
logo con: Nella casa dei morti.
In queste opere il Butti ha compiuta la sua
evoluzione verso quell'ideale sott'una o sott'altra
forma mistico, cui già tendono le anime di altri
artisti, in italia e fuori.
La corsa al piacere dimostra lo sfasciarsi di
tutto un edificio di vita fondato sopra una falsa
e sensualmente egoistica morale, di fronte al
tremendo mistero e al tremendo dolore della
morte d'una persona cara.
Nel Lucifero, lavoro forse più efficace alla
rappresentazione che non La corsa al piacere
per vivacità d'interesse, ma ricercato nella forma,
appare l'ateismo trionfante nelle vicende umane
normali della vita, ma vinto e fiaccato appena
intervengono quei potenti e imprevedibili coef-
ficienti della nostra vita morale, che sono l'a-
more ed il dolore.
Una tempesta finalmente, riprende, sott'altro
punto di vista, la questione sociale nelle sue
due forme di socialismo e di anarchia, e la ci-
menta anch'essa alla prova del fuoco: la morte,
dinanzi alla quale l'una fugge, l'altra s'ac-
cascia.
326 La letteratura delVoggi.
Un'altra tempesta, e vera questa, ha provo-
cato il Butti col suo più recente lavoro. // Gi-
gante e i pigmei infatti è naufragato più che
per difetti intrinseci, per l'allusione che vi si é
vista o, secondo il Butti, voluta vedere, ad un
nostro grande ; è parso profanazione che questi
fosse portato sulla scena come protagonista di
una azione nella quale gli è riserbata la parte
poco simpatica di marito ingannato ignominio-
samente dalla giovane donna, alla quale egli,
vecchio, ha dato il suo grande nome e il suo
grande cuore.
Il Butti ha voluto scagionarsi dell'accusa, ma
l'impressione è rimasta nel pubblico, il quale
ha sempre ragione anche quando ha torto, e qui
forse torto del tutto non ha.
L'opera del Butti è notevole per la serietà del-
l'intento, per la vigoria della fattura, per molte
scene maestrevolmente svolte, per la verità di
molti personaggi.
Roberto Bracco [1861], napoletano, giornali-
sta, novelliere, poeta vernacolo, ha tuttavia mag-
gior fama come autore drammatico [Non fare
ad altri, farsa, Lui Lei Lui, Viceversa, Uh 'avven-
tura di viaggio, commedie in un atto, Una donna,
Maschere, Infedele, Il trionfo, Don Pietro Ca-
ruso, Tragedie dell 'anima, Il diritto di vìvere,
Sperduti nel buio, Maternità, drammi]. Ha ac-
quistato larga notorietà anche fuori d'Italia, per
le traduzioni e rappresentazioni delle sue opere
teatrali in Germania, Austria, Russia, Francia,
Belgio, Spagna.
La drammatica, 327
La ricerca, il bisogno del Bracco è di essere
vario, si che egli passa dalla canzonetta e dalla
fiaba per marionette, ad opere di pensiero come
Il trionfo, d'indole sociale come II diritto di vi-
vere, Sperduti nel buio, Maternità, di carattere
psicologico (Tragedie dell' anima), realista, o
satirico. 11 suo dramma ha sempre il fonda-
mento d'una attenta e perspicace osservazione
del vero, e di molta spontaneità di dialogo; è
dramma a forti tinte, che colpisce e avvince lo
spettatore, si da fargli accettare, talora di sor-
presa, situazioni convenzionali o false come
quella di Maternità, in cui la protagonista è
psicologicamente pazza nel preferire per sé e
per la sua creatura che deve nascere, prima il
disonore di una colpa inesistente, poi la morte,
piuttosto che la convivenza con un uomo, sia
pur vizioso e corrotto.
Altri e numerosi autori conta il nostro teatro
odierno, dei quali ricorderemo qui i migliori.
Severino Lopez [1867], professore a Genova,
ereditò dal padre e del nonno materno la pas-
sione per il teatro, e già a 22 anni scrisse le
sue prime commedie Oriana e Di notte, cui
tenner dietro molte altre. [Il Baiardo (1890), Il
successo (1891), Disciplina, Berta, Il segreto (1892),
L'ospite (1893), L'intrusa, Il ritorno (1894), Ni-
netta (1895), Il destino (1896), I fratelli, La guerra
(1897), Il punto d'appoggio, Posta suprema (1899),
lutto l'amore (1903); edite: Oriana, Di notte,
Disciplina, Il segreto, Ninetta]. Ebbe commedie
premiate e tradotte in lingue straniere, e riportò
328 La letteratura dell'oggi.
i suoi migliori successi con 11 segreto, Uospite,
Ninetta, Tutto l'amore. È scrittore semplice e
sincero, indulgente cogli uomini di cui ritrae
imparzialmente il bene e il male.
Alfredo Oriani [1855], faentino, scrive anche
romanzi e liriche, s'occupa di filosofìa, di socio-
logia, di critica, è uno scettico per indole e per
particolar visione della vita, usa il pseudonimo
di Ottone di Banzole, e gode minor notorietà di
quella che meriterebbe. É scrittore forte e ori-
ginale, ma gli nuoce il suo olimpico disdegno
del pubblico e del suo favore.
Furono applaudite di lui La logica della vita
(1901), suo primo lavoro drammatico, L'invinci-
bile (1902), Monto; attende ora a un nuovo dram-
ma: L'anello. L'invincibile suscitò vivace pole-
mica, per l'accusa rivoltagli d'essere tratto dal-
l'André Cornelia di P. Bourget.
Camillo Antona Traversi [1857], s'occupa di
critica letteraria con molto acume, e ha dato al
teatro monologhi e commedie [/ fanciulli, Le
Rozeno, Danze macabre, I parassiti], delle quali
più fortunate Le Rozeno e / Parassiti che sono
satira dei costumi odierni.
Di Giannino Antona Traversi [1861], fratello
del precedente, vedemmo già l'indirizzo artistico.
Felice riproduttore della vita frivola mondana,
con le sue passioncelle, i suoi capricci, lo spi-
rito superficiale de' suoi motti e delle sue ar-
guzie, egli è stato licenzioso spesso negli ar-
gomenti, poco profondo nell'analisi; ma il fa-
vore del pubblico non gli è quasi mai mancato,
La drammatica. 320
poiché egli, in fondo, nei suoi pregi come nei
suoi difetti rispecchia sinceramente la società
in mezzo alla quale vive e che ripaga d'ap-
plausi le sue sferzate.
Tra le molte sue commedie (La mattina dopo,
Per vanità, Duralex, La civetta, 11 Braccialetto,
La prima volta, La scuola del marito, La sca-
lata all'Olimpo, L'amica, L'unica scusa, 1 giorni
più lieti, La fedeltà dei mariti) ebbero meritata-
mente miglior successo La scalata all'Olimpo,
L'amica, e / giorni più lieti; fu invece condan-
nata dal pubblico per prolissità, per inefficacia
di azione, per osservazione superficiale e di
scarso valore l'ultima, testé recitata.
Marco Praga (1862), figlio di Emilio (1), appar-
tiene alla stessa scuola del precedente e ha com-
posto molte opere drammatiche (Due case, in
collaborazione con Virgilio Colombo, L' amico,
Giuliana, Mater dolorosa, riduzione del ro-
manzo di G. Rovetta, Le vergini, Moglie ideale,
Innamorata, Alleluia, L'erede, L incanto, La
mamma, Il bell'Apollo, Il dubbio, La Morale della
favola, e L'ondina). In esse l'autore, senza assu-
mersi alcuna veste di moralista, ha dipinto con
verità e con azione rapida naturale e spedita,
con forma pensatamente famigliare e dimessa,
vizi o ridicolezze dell'odierna società. Furono
maggiormente applaudite Le vergini, Moglie
ideale, La morale della favola, L'Ondina.
Giovanni Bovio ha lasciato notevole traccia
(1) V. pag. 240.
330 La letteratura deli oggi.
di sé anche nel teatro con: Cristo alla festa di
Purim, San Paolo, Millennio, Leviatano, So-
crate, opere nelle quali l'effetto scenico è men
cercato che non la divulgazione più rapida e im-
mediata, per mezzo della recitazione, di deter-
minati giudizi filosofici e religiosi.
S'occupano di teatro con buone promesse,
Augusto Novelli, autore di commedie allegre
sul fare delle pochades francesi, Valentino Sol-
dani, Alfredo Testoni comicissimo, Giulio Paoli
che tenta la commedia brillante con Potenze
alleate, Alberto Pelaez d'Avoine, autore di
Anime ribelli e L' onda, F. M. Zandrino con
Verso la luce e Pia forte del male.
La commedia dialettale pare destinata a scom-
parire, con ravvicinarsi sempre maggiore della
lingua al dialetto, rannobilendosi questo, imba-
stardendosi o almeno famigliarizzahdosi quella.
La commedia inoltre segue a maggior ragione
la stessa vicenda della poesia lirica dialettale;
e nell'una e nell'altra l'uso del dialetto non è
più una conseguenza necessaria della scelta del
soggetto, né è intrinsecamente legato alla con-
cezione e al modo di svolgimento; è invece solo
uno spediente artistico per accrescere natura-
lezza, verità, colore locale allo svolgersi dell'a-
zione.
È tramontato quindi ormai, pur lasciando
gloriosa memoria di sé, quel teatro dialettale
milanese e piemontese, in cui s'illustrarono
Camillo Cima {La donzella de la Bellotta, El
La drammatica, 331
barehet de Vaoer, La festa de San Luguzzon),
Carlo Righetti, in arte Cletto Arrighi, (Et
barchett de Boffalora, On di de Natal, On pret
che sent de vess omm), G. Duroni (Eh sciopero
di Madaminn, L'arcobaleno in d'on cumò, La
carità pelosa, ed altre), F. Fontana, G. Bon-
zanini, Federico Bussi e Antonio Curti, per Mi-
lano; Vittorio Bersezio con Le miserie d' Monsù
Traoet, che passò nel teatro nazionale, Mario
Leoni (Giacomo Albertini) con I mal nutrì, e
Pietracqua con 'L coltel, per il Piemonte.
Invece rimane artisticamente viva e trionfante
ancora la commedia veneziana di Selvatico e
di Giacinto Gallina.
Questi emerge sopra tutti, e nella sua breve
vita (1852-1897) ha pur lasciato traccia durevole
di sé con gioielli di finezza, di sentimento e di
osservazione come El moroso de la nona, forti
opere d'analisi psicologica e morale come Se-
renissima, Esmeralda, La famegia del santolo,
e La base de tato.
Altre opere drammatiche sue sono: Le barufe
in famigia, Gnente de nooo, Min fia, Tuti in
campagna, I oci del cor, Zente refdda.
Il Gallina, partito dall'imitazione del Goldoni,
s'è venuto a poco a poco individuando in una
arte tutta sua, profonda nella psicologia, potente
nel verismo, e animata dal più nobile amore
per le sofferenze materiali e morali degli umili,
contemplate con un profondo dolore, con una
infinita pietà.
Ciò che individua e fa grande l'opera del Gal-
332 La letteratura dell'oggi.
lina, è l'aver contemperato sapientemente la
gaiezza e la vivacità goldoniana, con una squi-
sita sensitività morale che risonando profonda
nella sua commedia risveglia incancellabile eco
nel nostro cuore.
Di R. Selvatico restano nel repertorio delle
compagnie veneziane due graziosissime com-
medie piene di brio e di sentimento: Bozeta da
Vogio e Reeini da festa; Attilio Sarfatti scrisse
quel gioiello che s'intitola: Il Minuetto.
Renato Simoni, giovanissimo ancora ha con
la sua recente commedia La vedova conquistato
d'un tratto le simpatie del pubblico, per l'azione
semplice, la delicata trama psicologica, la in-
genua arte, la vivacità e verità dei personaggi.
Un altro giovine autore drammatico conviene
qui ricordare per le singolarissime sue doti di
concezione e di fattura, Carlo Bertolazzi (1870).
Laureatosi in legge poi datosi al giornalismo,
fu ben presto sedotto dai fascino del teatro, cui
già a 26 anni dava La maschera, commedia in
3 atti in Italiano; le tenner dietro, pure in Ita-
liano, Il disastro di Roccamare, scritta nel '97
collaborazione con Giovanni Pozza, Il successore
(1898), Sotto la neve (1900), La casa del sonno
(1902), e Lulù (1903).
Più che le commedie in italiano, han contri-
buito alla sua fama le sue commedie dialettali.
[El Glarinet (in collaborazione col Pozza, 1897, in milanese),
Retrobottega (1897) in milanese, La gibigianna (1898) in mi-
lanese, L'amigo de tuti (1899) in veneziano, L'Egoista (1901)
in veneziano]. In esse viva la riproduzione dell'am-
La drammatica. 333
biente, fortemente disegnati i caratteri, dramma-
tica, appassionante, avvincente l'azione, profonda
l'analisi, rapida ed evidente la sceneggiatura,
vivacissima e spontanea la forma.
Più che un teatro dialettale bolognese, c'è la
commedia bolognese di Alfredo Testoni, il
quale ha, dicemmo, ottenuto notevoli successi
anche nella commedia italiana di genere bril-
lante.
A Roma Giggi Zanazzo scrive commedie in ver-
nacolo; a Napoli scrivono per il teatro dialet-
tale : Salvatore di Giacomo, di cui fra gli altri
lavori drammatici son preferiti: 'O vuto in col-
laborazione con G. Gognetti e A San Francisco;
Francesco Starace, autore di 'O guaglione,
Mala vita, Gnesella, e d'una riduzione per le
scene del Paese di Cuccagna romanzo di M.
Serao;
V. di Napoli Vita, autore di molte riduzioni
e di commedie allegre fra le quali eccelle 'Na
luna 'e mele;
Gaspare di Martino con 'Na mala sciorta e
Mariuccella, e A. Borelli con 'O buono marito
fa a bona mogliera. Anche in Sicilia fiorisce
la commedia di costumi locali, scritta in dia-
letto ma con intenti artistici da Giovanni Verga
(Cavalleria rusticana), da Luigi Capuana (1839),
Malia), e dal valente poeta vernacolo Nino Mar-
toglio (Nica).
11 libretto d'opera, questa Cenerentola dell'arte
drammatica, par destinato ora a migliori vi-
334 La letteratura dell'oggi.
cende; e vi contribuisce il nuovo indirizzo della
musica, che ogni giorno più la spinge ad
essere efficace e sincera interprete delle pas-
sioni che s' agitan sulla scena, additandole
come meta la perfetta fusione della parola con
la musica, l'unificazione del poeta col maestro,
come s'è avuta con Wagner in Germania, con
Arrigo Boito in Italia.
Migliori fra i librettisti sono: Ferdinando Fon-
tana, Arturo Golautti, già nominati, Luigi II-
Uca (1857), Ruggero Leoncavallo, esimio musi-
cista, e specialmente Giuseppe Giacosa, e Arrigo
Boito, (1842), illustre compositore, poeta e cri-
tico musicale, di cui ricordiamo Falstaff, mu-
sicato da Verdi, Meflstofele, di cui egli stesso
compose la musica, e il Nerone, opera d'arte
letteraria notevole, che fa vieppiù desiderata la
promessa opera d'arte musicale.
§ II.
La prosa.
Il romanzo — I romanzi d'intreccio — Il romanzo storico —
Il romanzo psicologico-manzoniano — Il romanzo della
vita giornaliera — Il romanzo realista - Il romanzo
dannunziano — Poligrafia.
La Storia — La storia letteraria — La critica letteraria —
Il culto di Dante — La storia civile — Le Mémoires —
La critica filosofica — La filosofia positivista e raziona-
lista — L'estetica — La filologia, la linguistica compa-
rata — L'eloquenza.
La letteratura scientifica — La filologia e l'antropologia —
La psicologia patologica e criminale.
Il giornale.
Nella prosa nostra la prima forma che eon-
vien considerare é quella del romanzo (I), per-
chè esso più direttamente si rilega, quale è
concepito oggi, alla poesia in generale, e in
particolare alla drammatica; questa ha sul ro-
manzo la superiorità di essere un racconto in
(1) Indico col termine generico di romanzi, anche i rac-
conti e le novelle, perchè, tramontata ormai la novella ro-
mantica, questi componimenti non differiscono più tra loro
che per l'ampiezza dello svolgimento, né convien tenerli
distinti, come non si classificano in diverse categorie le
opere drammatiche a seconda del numero degli atti.
336 La letteratura dell'oggi.
azione, mentre il romanzo ha quella dell'ana-
lisi diffusa dei fatti materiali e psicologici; ma
ambedue si rivolgono alle medesime facoltà del
pubblico ed hanno nell'autore le stesse fonti.
Il primo romanzo moderno italiano fu Le ultime
lettere di Jacopo Ortis, perchè con esso tornano
nell'arte la vita e la passione, che ne erano
esulate nel '700, con esso si rinnova lo studio
profondo dell'anima umana; il quale studio,
condotto con mirabile e finissima arte ne* Pro-
messi sposi, ha finito per essere il solo fonda-
mento del nostro romanzo, si per la caratteri-
stica tendenza analitica della odierna letteratura,
si per l'influsso del romanzo francese.
I Romanzi d'intreccio hanno ormai fatto il
loro tempo, e con essi:
Anton Giulio Barrili (1836) savonese, fecon-
dissimo romanziere, di ricca fantasia, dotalo
d'una forma più rapida e chiara che corretta,
che ha offerto colle sue opere, per molti anni,
un'ottima e sana lettura ai giovini italiani.
Meglio resiste Salvatore Farina (1846) sardo ;
laureatosi dottore in legge si dedicò invece subito alle let-
tere e ha dal 1869 ad oggi dato alle stampe più che trenta
romanzi de' quali ebbero maggior lode II tesoro di Donnina
(1878), Amore bendato (1874), Fante di picche, Dalla spu-
ma del mare, Amore ha cent1 occhi, Mio figlio, Il signor Io,
Oro nascosto, che insieme a parecchi altri, furon tradotti e
ripetutamente editi in Francia, nel Belgio, in Ispagna, in
Olanda, in Danimarca, in Svezia, nell'America del Nord, in
czeco, in boemo, in russo.
La popolarità, che questo fecondissimo scrii*
// romanzo. 337
tore ha conquistata anche all'estero, è dovuta
in gran parte air intreccio semplice, all'azione
interessante e disinvolta dei suoi romanzi; essi
offrono modello di uno studio psicologico sem-
plice e onesto, presentano tipi spontanei, dipin-
gono affetti intimi, con una piacevol punta di
umorismo e con un'onestà d'intendimenti, che
fa deplorare che il nostro palato, assuefattosi
a sapori pepati e spesso malsani, disdegni or-
mai quel cibo sano e frugale.
Coltivò lo stesso genere Edoardo Arbib, [1840]
più noto come giornalista e deputato. Bell'e-
sempio di forza di volontà operosa, l'Arbib, che
da correttore di stampa a 7 lire la settimana è
salito col suo lavoro ad ottima posizione sociale,
ha anche scritto alcuni romanzi che furono al
tempo loro letti e gustati (Il Tenente Riccardo,
Le tre Contesse, Guerra in famiglia, Dopo il
congedo, Mogli oneste, Catone).
Umorista, poeta lirico e drammatico, roman-
ziere fu anche Achille Giovanni Cagna [(1847),
vercellese, autodidatta, si conquistò la cattedra in lettere in
quello stesso istituto donde era stato espulso come scolaro
deficiente; scrisse, oltre a numerose commedie: Povera cetra
e Serenate versi (1871), e molti romanzi: Tempesta sui
fiori, Racconti umoristici (1869), Un bel sogno, Bozzetti
intimi (1871), Provinciali, Noviziato di sposa, Alpinisti
ciabattoni, La rivincita dell' amore (1888), Quando amore
spira (1894)].
Con Provinciali s'inizia e afferma l'indole
letteraria del Cagna, che fu dipintore d'ambiente
assai efficace anche per la vena d'umorismo che
pervade l'opera sua.
Ferrari. 22
338 La letteratura dell'oggi.
Hanno ormai perduto il favore del pubblico i romanzi a
fondo sociale e d'intreccio alla francese di Vittorio Ber-
SEZIO [La carità del prossimo, Il debito paterno, Aristo-
crazia, Fiammella spenta, Gli angeli della terra, Il piacere
.della vendetta], e i racconti vivaci e briosi di ANTONIO
CACCIANIGA [(1823-1908) trevisano, emigrato politico sotto
l'Austria, tornò in patria dopo il '66 e vi dimorò sino alla
morte. Scrisse : La vita campestre, Le cronache del villaggio,
Bicordi di Treviso, Il proscritto. Il dolce far niente, Il
bacio della Contessa Savina, Villa Ortensia, Il roccolo di
sant'Alipio, Brava gente, Feste e funerali, Il Convento.
Chiuse la sua nobile vita di scrittore affettuosamente con
Lettere di un marito alla moglie morta].
Il romanzo storico è pure ormai sfatato e
diede gli ultimi guizzi con Raffaello Giova-
gnoli (1838) e i suoi romanzi di soggetto ro-
mano, e Luigi Gapranica (1821), che s' ispirò a
soggetti medievali.
Ma se è tramontato il romanzo storico, non
fu però con esso posto in oblio l'esempio che
il Manzoni lasciò di un' analisi psicologica so-
ciale più che individuale, che mira airarguta e
potente rappresentazione di tutto un mondo o
una classe di persone, non soltanto alla idola-
tria dei fenomeni accidentali del proprio io af-
fettivo od erotico. Dura dunque una scuola
manzoniana nella forma e nel modo di conce-
pire e svolgere il romanzo, anche se fuori del
mondo storico, anche se i suoi cultori hanno
arricchito di nuovi colori la loro tavolozza, di
nuovi sentimenti la loro anima, e han dipinto,
carattere predominante nel romanzo come nella
drammatica, di preferenza i fenomeni dell'a-
more.
Il romanzo. 339
A questa scuola psicologica ed etica ad un
tempo appartenne già Giovanni Ruffini (1807-
1881), artista e patriota ad un tempo, uno tra
quei, nostri valenti del periodo rivoluzionario,
per i quali scrivere altro non era che operare,
che non scrivevano se non quando « avevano
qualcosa da dire», poi tacevano, convinti, come
il Ruffini, che «e ognuno non ha che una certa
quantità di roba nel sacco, e quando il sacco
si è vuotato, se si vuol continuare a dire, non
si dice più che parole».
Una dolce ironia senza fiele, un brio giove-
nile, una particolare gentilezza di sentimenti e
di analisi psicologica pur non profonda, una
notevole vivacità e verità di descrizioni, illumi-
nano il Lorenzo Benoni e più il Dottor Antonio,
tenerissimo idillio scritto in inglese, quando
l'autore era in Inghilterra esule politico, e che
ebbe per iscopo di far conoscere sotto una luce
simpatica e in modo interessante l'Italia, allora
uscente dalla titanica lotta, conciliando alla sua
causa tutte le simpatie dei cuori gentili.
Procedette sulla via segnata dal Manzoni
Emilio De Marchi [(1851-1901) milanese, visse a Milano
sempie; laureato in lettere, insegnò e occupò onorevoli unici
scolastici e cittadini; fu autore di liriche, romanzi e novelle.
Il cappello del prete (1888), Veto, preziosa (1888), Sotto gli
alberi, Novelle, Nuove storie d'ogni colore (1882-1885-1895),
Demetrio Pianelli (1890), Ar abella (1895), Giacomo V idea-
lista (1897), Col fuoco non si scherma romanzo postumo (1901)].
Ne' suoi romanzi il De Marchi si rivelò tosto
fino ed arguto osservatore del vero, che ripro-
dusse con efficacia e semplicità notevole, pur^
340 La letteratura dell'oggi.
serbandosi poeta e moralista. Gli mancò la pas-
sione forte, non conveniente all'indole sua di
letterato e di uomo, e fu troppo oggettivo nel-
l'osservazione, ma nel Demetrio Piattelli, ottimo
tra i suoi romanzi, fu sommo dipintore d* am-
biente, in Giacomo V idealista delineò un ca-
rattere forte ed originale, fortemente sentito ed
espresso.
Lo stile sobrio e facile, la forma italiana-
mente corretta senza ricercatezza accrebbero
pregio alle sue opere.
La scuola manzoniana annovera ancora, Gino
Visconti Venosta (1832), e Camillo Boito (1836),
pure milanesi, simpatici e cari novellisti; il
Panzacchi, autore di parecchi racconti, e Avan-
CINIO AVANCINI [(1866), laureato in lettere a Milano, dove
è insegnante; autore lodato di liriche Rime, (1882), Il Ca-
stello di Milano, carme (1894), Le intime compiacenze, li-
riche (1895), Sul campo di Magenta, carme (1895); e di ro-
manzi e novelle : Novelle lombarde (1889), Amore e dolore,
novelle (1892), L'idolo infranto (1897), All'ombra del faggio,
novelle (1898), L'oasi (1901), I racconti dell'allegro compare,
novelle (1901), La gaia vita (1903), Polvere e ombra, ro-
manzo storico (1908)].
Questi scrittori tutti si radunano intorno a
chi è primo tra i romanzieri italiani: Antonio
Fogazzaro (1842) (1).
L'economia di quest'opera non consente un
minuto esame della speciale indole del senti-
ti) Veggansene la vita e le opere in: Pompeo Molmenti:
Antonio Fogazzaro, Hoepli; Milano 1900.
Il romanzo. 34 1
mento, religioso ed evoluzionista in pari tempo,
che appare in tutta l'opera del Fogazzaro e di
cui egli ha cercato di porre la teoria in alcuni
scritti suoi d'indole filosofica (l). Per altro lato
se questo sentimento dà un particolar colorito
ai romanzi del Fogazzaro, esso però non co-
stituisce il loro maggior pregio.
Ricordiamo quindi solo sommariamente che
per una concezione severa dell'ufficio dell'arte
che il Fogazzaro ha, nei suoi romanzi, costan-
temente rispettata, si direbbe che i suoi perso-
naggi rappresentino il concetto ch'egli ha dei
sentimenti informatori della nostra vita, tra i
quali devono primeggiare la fede, l'amore di
Dio e l'altruismo, cui tutto deve essere sacrifi-
cato (Daniele Cortes); l'amore di due esseri è
vitale se è unione spirituale di due anime, no-
bilitato da una forte volontà, senza la quale
merita di esser vinto (Corrado Siloa, Edith in
Malombra, Daniele Cortis ancora). Infine il
Fogazzaro, pur ammettendo la fatalità, nega
possa essere necessaria e prestabilita V azione
della volontà che assente al male, consentendo
invece che l'azione divina entra a determinare
l'azione umana.
Nel Piccolo mondo antico sono le due parti
che, unite, formerebbero la coscienza ideale:
Luisa è la volontà senza la fede, Franco la
fede senza la volontà; due tipi opposti che s'in-
contrano e si completano in un grande dolore
(1) V. Ascensioni umane, Milano, Baldini e Castoldi 189&-
342 La letteratura dell'oggi.
e in un grande entusiasmo: il dolore e l'entu-
siasmo patrio.
Finalmente, in Piccolo mondo moderno, Piero
Maironi é il prodotto del rifiorito amore tra
Luisa e Franco e reca in sé la fede dell'uno, e
la volontà dell'altro, ambedue rese dapprima
incerte nel cozzo con le agitazioni, le dubbiezze,
il sensualismo, le passioni tutte della vita odier-
na; trionfanti infine nel sacrificio di quell'anima
che si racchiude fra le anguste mura d' una
cella conventuale.
Ma questa severa legge della vita non é il
solo pregio dell'opera del Fogazzaro. Questa è
grande per il suo valore sociale, non meno che
per l'arte sanamente e modernamente idealista;
l'umorismo v'è frequente e profondo, ma non
improntato a soverchia tristezza, forti e sim-
patiche le figure di donna, che però direi non
avere fisonomia italiana, ben delineati i tipi,
l'azione vera nella sua semplicità, sapientemente
ordinata a favorire i\ naturale svolgersi del
concetto morale o sociale che vivifica l'opera;
negli affetti è l'eco profonda nell'anima di sen-
timenti talora comuni e famigliari, tal'altra forti
e passionali, come quello che conduce Daniele
Cor Uh all'eroico sacrifìcio dell'amor suo al suo
dovere, o come quello che ancora tien commosso
e profondamente turbato, in Piccolo mondo mo-
derno, l'animo di Piero Maironi, combattuto tra
la fede e la ragione, tra la religione della sua
anima e quella dei clericali «di tutta intera la
Chiesa cattolica da cui si va ritirando la vita,
Il romanzo. 343
dove tutto è antiquato >; contrastato infine tra
la catena, terribile nella sua indissolubilità, che
lo lega a una demente, e la passione forte, ir-
resistibile che lo trascina verso Jeanne Des-
salle, che lo avvince a lei per desiderio dei sensi
non meno che dell'anima, che gli fa provare
schifo al pensiero del piacere senz'amore, ma
lo riempie dei fremiti ansiosi del piacere nell'a-
more.
Quella del Fogazzaro è insomma un'arte idea-
lista senza esagerazioni, nobile, castigata, de-
terminata e salda ne' suoi intendimenti, cui
tende se non con larghissima fantasia, con sem-
plicità e verosimiglianza di mezzi.
Mentre Daniele Cortis è la più forte e scol-
pita figura morale che il Fogazzaro abbia tratto
dalla sua profonda conoscenza del cuore umano,
e della nostra età. Piccolo mondo antico, per
l'intreccio piano, per lo svolgersi naturale degli
eventi, per l' umorismo mite, per il profondo
sentimento della natura, è quello fra i romanzi
italiani che più s'avvicina ai Promessi Sposi,
con questo di vantaggio che il Fogazzaro sente
l'amore come elemento artistico di grande va-
lore.
Piccolo mondo moderno è romanzo che ri-
mane alquanto al disotto dei precedenti, per
alcuni difetti fondamentali, fra cui primo la
scarsa fusione delle due azioni che vi si alter-
nano, più che intrecciarsi: quella che riguarda
Piero come cittadino e uomo politico e la vita
delle piccole città di provincia, e quella che si
344 La letteratura dell'oggi,
svolge dall'amore tra Piero e Jeanne, contra-
stato e spezzato dalla presenza e dalla morte
della moglie di Piero.
Nella lingua le mende di dialettismo involon-
tario, che si riscontravano in Daniele Cortis,
si son venute attenuando molto, e più forse sa-
rebbe stato se il Fogazzaro non avesse intro-
dotto di deliberato proposito ne' suoi due ultimi
romanzi (Piccolo mondo antico e Piccolo mondo
moderno) con larghezza sempre maggiore il
dialetto come forma abituale di parlare di al-
cuni personaggi. Tentativo, questo, di ottenere
maggior efficacia e più esatto color locale di
cui il pubblico dirà l'opinione sua.
Un recente cultore del romanzo psicologico è
Arturo Graf col suo Riscatto, edito nel Ì900
nella Nuova Antologia, poi in volume. Vi si in-
tesse in forma autobiografica la storia d'un'ani-
ma che atavicamente condannata alla mania
suicida, è redenta, pur riluttante dall'amore; di
autobiografia il romanzo ha assai più che non
la veste esteriore, che molte pagine dipingono
veramente l'anima dell'autore quale noi l'abbia-
mo potuta penetrare, traverso i suoi scritti di
prosa e di poesia, di critica e di creazione fan-
tastica. Frutto di felicissima indagine psicolo-
gica, vivo di interesse, nella descrizione largo,
sicuro, scultorio, il romanzo ferma la nostra
attenzione anche per la forma sua cosi digni-
tosamente letteraria, senza alcuna pedanteria.
Certo l'orecchio nostro, ormai adattatosi allo
stile e alla lingua correnti e dimessi delle odierne
IL romanzo. 345
scritture di carattere ameno, prova dapprincipio
un'impressione insueta che fa parer ricercato
ciò che di fatto è soltanto corretto e puro. Ma
si deve riconoscere che sarebbe gran bene se
tutti i nostri moderni scrittori ci preparassero
tale sorpresa.
Minori dei romanzieri affini per genere ai già nominati
sono: Sebastiano Rumor, abate, critico e storico, biografo
del Fogazzaro [Galycanthus praecox (1890), Vittorie tristi
(1891), Canto di festa! (1893), Sempre lacrime (1895), Via
smarrita (1908)]; e PAOLO Mattei-Gentili (1874), avvocato
e giornalista, direttore dell'Ateneo, periodico letterario-arti-
stico e autore di Verso la nova aurora (1900), I cenci (1901),
e Attraverso il prisma, novelle (1908).
Il romanzo della vita giornaliera, quello cioè
che narra della società nostra odierna i fatti
psicologici più comuni, gli avvenimenti e le vi-
cende mezzane, in forma corrente, alla buona,
più cercando di destare un interesse vivo, sia
pure di buona lega, che non un godimento este-
tico o profonde emozioni spirituali, è rappre-
sentato da Gerolamo Rovetta e da Enrico Ga-
stelnuovo.
Gerolamo Rovetta (1858) [bresciano, vissuto a lungo
nel Veneto, poi stabilitosi a Milano da molti anni], oltreché
autore drammatico tra i migliori (1), è ottimo ro-
manziere. Analizzandone le attitudini letterarie,
lo si direbbe romanziere per la fantasia e com-
mediografo per l'arte, riuscendo egli più efficace
a rappresentare con evidenza i fatti materiali
(1) V. a pag. 320.
346 La letteratura dell'oggi,
che non i morali. I suoi numerosi romanzi
Mater dolorosa, Ninnoli, Sott'acqua, II processo Montegù,
Tiranni minimi, Baby, Il primo amante, la Baraonda,
Il tenente dei lancieri, V Idolo, La signorina, sono, a
volta a volta, semplici romanzi cT intreccio, di
ambiente borghese, o satira civile, analisi psi-
cologica, quadretti tutto colore e festività.
Non si può tacere tuttavia la monotona anti-
patia dei più fra i personaggi, difetto questo che
maggiormente si rivela in Lagrime del prossimo
e Tenente dei lancieri, e che appare anche nella
produzione drammatica del R.. La forma é ra-
pida ed efficace, la lingua non sempre purgata
da dialettismi di costrutto e di parola.
Mirabile è stata e dura la fecondità letteraria
di Enrico Gastelnuovo [(1889), fiorentino di nascita e
veneziano di dimora, passò dal commercio al giornalismo, da
questo a insegnare Istituzioni commerciali nella R. Scuola
Superiore di Commercio in Venezia. Romanzi: Il quaderno
della zia (1878), La casa bianca, Vittorina (1874), Lauretta
(1877) Il professor Romualdo (1878), NeUa lotta (1880), La
contessina (1881), Due convinzioni (1885), Filippo Bussini
juniore (1888), Troppo amata (1891), V onorevole Paolo
Leonforte (1894), Nella bottega del cambiavalute (1895), Il
fallo di una donna onesta (1897), I coniugi Varedo (1899),
Nozze a" oro (1903); racconti: Racconti e bozzetti (1872),
Alla finestra (1876), Sorrisi e lacrime (1882), Reminiscenze
e fantasie (1886), Prima di partire (1890), In balìa del
vento (1898), Natalia (1899), Il ritorno dell' Aretusa (1901).
Tutta l'opera di questo simpatico scrittore è
rivestita d'un pregio notevole di castigatezza ed
onestà che la ravvicina a quella di Anton Giulio
Barrili, Quantunque qui la tendenza all'analisi
// romanzo. 347
psicologica sia più spiccata che nel romanziere
savonese, pure il frutto non n' è profondo, e i
personaggi, veri e ben dipinti, non escono dal
novero dei comuni attori nella vita quotidiana.
Vivo é Tinteresse e la lettura piacevole anche
per la forma facile e scorrevole.
Il Rovetta segna quasi il tratto d'unione tra
la scuola che potrebbe battezzarsi di psicologia
idealista, e quella del realismo, o della psico-
logia naturalista, rappresentata da Giovanni
Verga (1840, catanese). Questo scrittore che fu
dapprincipio un puro romantico, s'avviò al rea-
lismo con Eros e II marito di Elena, e s'afferma,
s'individuò con / vinti.
Nei primi due periodi egli ebbe soggetto co-
stante l'amore, costante ambiente il mondo dei
felici e dei gaudenti, delle feste da ballo, dei
teatri, delle ville. Solo II marito di Elena, volge
a caratteri sociali e all'ambiente borghese. Fi-
nalmente nei Malavoglia il realismo, che già
era apparso, quantunque forse incosciente, nelle
Nocelle, si afferma come vero metodo artistico.
Per esso, compito dell'artista essendo esclusi-
vamente T osservazione diretta della vita reale,
l'intreccio perde importanza, e l'azione si svolge,
quasi normalmente, tra gli infelici, i sofferenti,
i diseredati della società, con intendimenti al
tutto sociali.
Nel romanzo del Verga l'ambiente, sempre
siciliano, è vigorosamente dipinto, men chiari
e spiccati son forse i singoli personaggi ; lo stile
è nervoso, a scatti, a reticenze, la forma deli-
348 La letteratura dell1 oggi.
beratàmente ricca di dialettismi di costrutto e
di parola.
[Altre opere del Verga, oltre le già citate, sono: Storia
d'una capinera, Eva, Tigre reale, Mastro don Gesualdo,
I ricordi del capitano d'Ara, Vita dei campi, ecc.].
Segue i canoni realistici Luigi Capuana (1839),
siciliano anch' egli; critico, romanziere [Profumo,
La sfinge, Il marchese di Boccaverdina, Il benefattore,
Giacinta], novelliere e scrittore di fiabe [Cera una
volta.... Il racconta fiabe, Storia fosca, Fumando, Le appas-
sionate, Le paesane, Nuove paesane, Fausto Bragia e altre
novelle, Anima a nudo, ecc.], il Capuana ha portato
nei suoi scritti una nota personale derivata dalla
sua fede nelle scienze spiritiche.
Federico de Roberto (1861) è ancor troppo
giovine all'arte* perchè si possa affermar defi-
nitivo il benevolo giudizio che le sue prime
opere paiono meritare; certo egli ha una per-
sonalità artistica assai fortemente disegnata,
cosi nei suoi romanzi di costumi e d'ambiente
siciliano [L1 Illusione - 1 Viceré], come nel vo-
lume di critica letteraria su Giacomo Leopardi,
e in quel libro di profonda indagine filosofica
e psicologica che s'intitola L'Amore.
Tra i minori di questa scuola noteremo Ni-
cola Misasi e Domenico Ciampoli [1852] illu-
stranti tipi e costumi calabresi l'uno, e abruz-
zesi l'altro.
Il Ciampoli, critico e romanziere, traduttore di molte opere
straniere, cultore della letteratura slava, ha pubblicato, oltre
alle opere critiche e alle traduzioni, romanzi : Diana (1884),
Boccamarina (1889), L'invisibile (1897), San Giorgio (1898) ;
// romanzo. 349
novelle: Floridi monte (1878), Fiabe abruzzesi (1889), Rac-
conti abruzzesi (1880), Trecce nere (1882), Fra le selve (1890),
li Pinturicchio (1894).
Vogliono menzione a parte, per la loro fiso-
nomia affatto particolare, due romanzieri, d'in-
dole molto affine, quantunque si sian venuti
per via discostando l'uno dall'altro.
Gabriele D'Annunzio è in Italia il creatore e
quasi il solo rappresentante della psicologia
egotista nel contenuto, dell'estetismo nella forma.
Intendesi per estetismo della forma la ricerca
d'una forma seducente, affascinante, voluttuosa,
d'un' efficacia plastica, ottenuta oltreché con lo
stile e con le immagini, con la scelta delle
parole. Intendesi per psicologia egotista quella
che procede all'analisi non degli stati dell'anima
moderna, ma della successione psicologica de-
gli stati d'animo d' un solo e stesso io, do-
minato nei libri del D'Annunzio da una teoria
spirituale, se cosi é lecito dirla, morbosa, d'ecce-
zione, antisociale, che si manifesta in tre modi :
sensuale, sentimentale, intellettuale, ai quali nel-
l'opera del D'Annunzio dovrebber corrispondere
tre cicli di romanzi : della Rosa (sensuale), del
Giglio (sentimentale), del Melagrano (intellet-
tuale).
Il Ciclo della Rosa comprende i romanzi già \
pubblicati che s'intitolano Piacere, L'Innocente, j
Il Trionfo della Morte ; al Ciclo del Giglio ;
appartengono Le Vergini delle Rocce, edito, e }
futuri La Grazia e L'Annunciazione ; al Ciclo l
del Melagrano, Il Fuoco, edito, e futuri // Do- )
natore, Il Trionfo della vita.
350 La letteratura dell'oggi.
Discutere la dottrina psicologica, dimostrarla,
come fu detta, eccezionale, antisociale, falsa, non
conviene né alla mole né air indole di questa
opera ; basterà dirne il carattere, che è il trionfar
del sensualismo, carnale, sentimentale o arti-
stico, dell'individuo, sopra tutti i doveri morali
e sociali che Y uomo odierno riconosce ed ac-
cetta, anche quando non li pratica.
Ma la dottrina potrebbe esser falsa, esiziale
se praticata dagli uomini, e vivere robusta e po-
tente l'opera d^arte; tale apparve dapprincipio
l'opera dannunziana e parvero e furono figure
fortemente scolpite, per quanto ritraenti nature
degenerate, morbose e illogiche: Andrea Sperelli
« l'ideai tipo del giovin signore del secolo XIX >
nel Piacere, spirito essenzialmente formale, di
finissimo gusto estetico, natura eminentemente
sensuale che nell'amore riacquista unità di
forze, vigoria d'azione; Tullio Hermil, V Inno-
cente, volubile, freddamente analitico, multa-
nime, nell'alternante predominio del pensiero
sull'azione, della sensualità violenta sul pen-
siero; Giorgio Aurispa, dominato, nel Trionfo
della morte, dal bisogno di trovare la felicità
nel possesso d'un'altra creatura, ma sempre tor-
mentato dal dubbio di non essere amato com-
pletamente, quindi morbosamente geloso, fino a
quello spasimo di sensualità e di gelosia che
lo trascina ad uccidere Ippolita, la donna amata.
Oggi non pare che l'arte del D'Annunzio ro-
manziere si sia serbata, anche a giudizio dei
più, quale ella era all'inizio.
Il romanzo. 351
Nella fattura il D'Annunzio é venuto esage-
rando le sue caratteristiche sino a 'trasformarle
talora in difetti o in affettazioni; la mancanza
della descrizione d'ambiente, destinata a lasciar
campeggiare il protagonista superuomo, che non
era nel Piacere, ma s'è venuta manifestando già
dall'Innocente in poi, ha generato la monoto-
nia, trasformando il romanzo in un monologo,
in un soliloquio continuo, in cui ormai non si
scorge più questo o quel protagonista, ma l'au-
tore stesso .abbandonato ad una costante esal-
tazione ed adorazione del suo io morale e fisico,
della sua dottrina di vita, come nelle Vergini
delle Rocce e nel Fuoco ; l'intreccio, il contenuto
psicologico, la rappresentazione scompaiono a
poco a poco entro i viluppi, i labirinti, le di-
vagazioni anatomiche di un solo dramma inte-
riore; il dialogo perde colore, vibratezza, effi-
cacia, che anch'esso non è più destinato a far
procedere una qualsiasi azione, ma a dipingere
stati dell'animo. Ora questo studiar l'uomo
« modello del mondo, direttamente, senza tran-
sposizione alcuna», nella continuità dunque
d'un'esistenza individua, potrà essere forse og-
getto di scienza, ma cessa, per la soppressione
quasi assoluta della favola, di fornire argomento
ad un'opera d'arte, tanto più quando questo se-
dicente studio naturale, che dovrebbe esser con-
dotto senza preconcetto alcuno, s'aggira invece
intorno ad un personaggio non vero, ma arti-
ficialmente fatto di filosofia individualista, di
psicologia e di psichiatria.
352 La letteratura dell'oggi.
Pur nella forma i pregi si van traducendo a
poco a poco in difetti. Lo stile, un tempo forte-
mente rappresentativo, s'è fatto più spesso mo-
noritmo, uniforme, rigido, agghiacciante. Alla
rappresentazione calda dei fatti, anche se psico-
logici, s'è sostituita un'analisi patologica svol-
getesi in aridi e sillogistici ragionamenti, e le
descrizioni, un di, come nel Piacere, nel Trionfo
della morte, in alcune pagine delle Vergini delle
Rocce, sapientemente trattate e utili a rompere
la monotonia dell'analisi e della narrazione, si
son fatte più rade e han perduto di naturalezza,
esagerando anche lo sforzo di limitarsi ad es-
sere riproduzione impassibile della natura ; i
periodi son divenuti troppo spesso incalzantisi
l'un l'altro, con ripetizioni continue, stucchevoli,
frequentemente inutili.
La lingua stessa' che fu , e rimane in gran
parte, il maggior pregio del D'Annunzio, frutto
di diuturno studio di tutte le agili movenze e
l'efficacia significativa dei nostri secoli aurei, e
opera un tempo di squisito cesello che intar-
siava pure bellezze classiche, restituendo con
particolar efficacia alle parole il lor significato
primitivo, e cercando nell'armonia de' suoni la
musica delle idee, è divenuta, o pare, oggi, nella
prosa come nella drammatica e nella lirica,
un'affettazione, un'ostentazione di singolarità.
Essa é ormai più ch'altro una maniera, poco dis-
simile da quella preziosità che è stata rimessa
in voga dai Parnassiens francesi, i quali voller
convertito il poeta in orafo e niellatore acuto e
// romanzo. 353
paziente, e dopo loro dai simbolisti che nella
parola non cercano più il pensiero, ma « de la
musique avanl toute chose, de la musique en-
core et toujours! »'
Enrico Annibale Butti [(1868) milanese, critico dap-
principio (Né odi né amori), si dedicò poi al teatro e al ro-
manzo. Scrisse: L'automa (1892), L'anima (1894), L'immo-
rale, racconto (1889-95), L'incantesimo in due parti: La sirena
(1897), La chimera in preparazione], è certo partito
dall'ammirazione e dall'imitazione del genere
di Gabriele D'Annunzio, quantunque oggi egli
non voglia esser detto dannunziano. Iniziò la
sua opera letteraria con Automa, Tesarne d'un
caso di psicologia morale, o meglio di patologia
della volontà soggiogata e distrutta dalla sen-
sibilità e dall' intelligenza ; in Anima egli ha
accennato già a volgersi a quel neo-misticismo,
cui l'anima sua oggi deliberatamente inclina.
Senza giungere — per ora — all'estremo di
J. A. S. Symonds, che affermava il Butti esser
destinato a divenire il più gran genio letterario
del suo paese, è innegabile che egli è venuto
maturando la sua arte, allargando il campo
della sua osservazione psicologica, attenuando
quella deliberata trascuranza dell'ambiente, che
notai in chi gli fu un tempo caposcuola, e av-
vivando la lingua e lo stile di nuova forza con-
seguita con costante studio della forma classica
nostra ; come è innegabile che le qualità di dram-
maturgo che egli possiede, rendono anche il
suo romanzo più mosso, più vissuto.
Sulla via tracciata dal D'Annunzio e con più
Ferhari. 23
354 La letteratura dell'oggi.
di fedeltà del Butti, si muove oggi Ugo Oietti
(Le vie del peccato, Il gioco dell' amore, Il vecchio) e per
la stessa via, prima del D'Annunzio, s'avviò,
ma s'arrestò presto, Alberto Pisani Dossi, in
arte Carlo Dossi [1849], che con la Desinenza
in A, il Regno dei . Cieli, e la Vita di Alberto
Pisani, deliziosa biografia de' primi anni, rivelò
specialissime attitudini di psicologo, in uno
stile pittorico e nervoso, ma in una lingua cui
nocque la stranezza di innovazioni nella orto-
grafìa e nella scelta delle parole.
Romanzieri minori sono: Ugo Valcarenghi (1860), che
ebbe alquanta voga a Milano, oggi è quasi dimenticato (Co-
scienze oneste, I Retori, Marie, Spergiuro, Sotto la croce,
Distruzione, Baci perduti); Carlo D ADONE (1864, Torino)
autodidatto, che prima scrisse racconti, novelle, romanzi sotto
il pseudomino di Ugo di San Lery, per un periodico cleri-
cale di Torino, poi collaborò con strani racconti alla Dome-
nica del Corriere e aUa Lettura, ora ha pubblicato un ro-
manzo Come presi moglie, di carattere umoristico, non sprov-
visto di brio, ma poco corretto nella forma; Silvio Pagani
(1867, Milano), autore di un romanzo psicologico, Vassal-
laggio (1893), e di azioni drammatiche di genere simbolico.
Poligrafia dovrebbesi intitolare, per mancanza
d'altro termine adatto, la forma di prosa nella
quale è maestro uno tra i nostri maggiori scrit-
tori di prosa, Edmondo de Amicis [1846] ligure
di nascita e piemontese di dimora.
[Pagine sparse, Ritratti letterari, Fra scuola e casa,
Il vino, Ai ragazzi, La carrozza di tutti, Ricordi d'in-
fanzia e di scuola, Memorie, Speranze e glorie, ecc. Ricordi
di Londra, Ricordi di Parigi, Spagna, Marocco, Olanda,
Poligrafia. 355
Costantinopoli, AUe porte d'Italia, Le tre capitali (Torino,
Firenze, Roma), Vita militare, Il romanzo d' un Maestro,
Gli amici, Cuore, Novelle, ecc.].
Manzoniano nell'arte e nel sentimento, egli
non è tale al tutto anche nella forma, abitual-
mente più colorita, non forse sempre altrettanto
efficace e precisa quanto quella del Manzoni.
Il De Amicis ha dato prova della più feconda
vena, della più versatile intelligenza, della più
nobile moralità d'intendimenti, proveniente e
rafforzata da un intimo ottimismo, da un'inpata
ed espansiva bontà di cuore, che appunto per
la sua esuberante espansività ha finito per sem-
brare a taluno persino ostentata. Cosi nei Boz-
zetti militari parve troppo idealizzato il tipo del
soldato, negli Amici, nel Cuore, nella Carrozza
di tutti, il sentimento parve talvolta degenerare
in sentimentalismo.
Il De Amicis manca forse di quelle speciali
qualità che formano il romanziere; in lui il
pensatore, il filosofo d'una mite filosofia, quella
del cuore, l'osservatore della realtà, soverchiano
di troppo le facoltà fantastiche creative; egli
non. ci ha quindi dato romanzi, ma bozzetti,
novelle, libri di viaggio, pagine fine, delicate,
di una cara freschezza, come il capitolo sulle
sorelle degli amici, o i ricordi d'infanzia e di
scuola; di potente efficacia come la descrizione
di un duello nel capitolo delle amicizie rotte,
o squarci di morale divulgata e amenizzata;
di osservazione arguta, ma non subordinata ad
una sintesi veramente efficace; si direbbe che
356 La letteratura dell'oggi.
spesso, come nella Carrozza di tutti, e in alcuni
altri recenti suoi scritti, il De Amicis abbia
voluto darci l'illusione di un'attività sintetica
nostra, fìngendosi oggettivo relatore dei fatti
che cadon sotto i suoi occhi, perché noi pos-
siamo distillare un succo di moralità dai freschi
e saporosi frutti della sua osservazione.
Non si saprebbe affermare duratura la vita
di quelli fra i suoi scritti che ebbero maggior
voga, i viaggi, e pare il fatto confermi già oggi
tale previsione; né più sembra potersi affermare
al tutto spontanea la forma colorista di lui; ma è
innegabile nel De Amicis la freschezza della
concezione e delie immagini, l'operosità co-
scienziosa, l'ideale immacolato ed alto, l'abbor-
rimento da quanto è licenzioso e volgare, la
maestria del periodare largo, descrittivo, sedu-
cente, convincente, la perfezione, o quasi, della
lingua che raggiunge una proprietà di vocaboli
meravigliosa in chi come il De Amicis non è
toscano, né in Toscana ebbe dimora.
Ancora tra gli scritti del De Amicis sono
notevoli molte e molte pagine di Speranze e
glorie, ricche di un fare largo e potente, come
in quella meravigliosa visione che fantastica-
mente compendia la lunga, gloriosa, leggenda-
ria epopea garibaldina. In questo stesso libro
voglionsi notare alcuni dei discorsi di indole
sociale in esso contenuti che mostrano 1* evo-
luzione politica del De Amicis, non meno che
l'evoluzione spirituale in lui compiutasi. Anche
qui si rivela il suo ottimismo, la sua innata,
La storia. 357
intima bontà, rivoltasi nelle ultime opere (Sul-
l'oceano, Memorie, La carrozza di tutti) a
considerare con profondo compatimento le sof-
ferenze dei diseredati e dei miseri, indagan-
done le cause e studiandone i rimedi, più con
la squisita sensibilità di. un filosofo umanitario,
che con praticità di dottrine sociologiche.
La Storia.
Il larghissimo sviluppo dato ai di nostri alle
ricerche storiche minuziose ed accurate, il me-
todo scientifico fattosi ogni giorno più rigida
norma in ogni ramo di studio, in ogni genere
di ricerca, l'immenso materiale che s'è venuto
e si viene ogni di più accumulando, la con-
vinzione in fine che non c'è fatto, per quanto
limitata ne sia l'importanza individuale, che
non possa contribuire a determinarne altri
molto maggiori nel loro giusto valore, di che
l'esperienza recò la conferma con l'aspetto
nuovo che in seguito a recenti ricerche è ve-
nuta assumendo in molti punti la storia, lette-
raria o civile che sia, tutte queste cause insieme
hanno contribuito a rendere sempre più rari i
tentativi di storie, non dirò universali, ma anche
solo generali. Se ne hanno, ma di carattere
puramente scolastico, compilazioni di materiali
di prima mano, che non possono per l'indole
loro, assurgere se non incidentalmente al posto
di opere critiche originali, ma debbono trar
pregio dalla buona e ordinata compilazione,
358 La letteratura dell'oggi.
dall'accurata e prudente scelta del materiale
storico, dall'efficacia didattica, insomma.
Cosi é avvenuto per la storia letteraria nostra,
cosi per la storia civile. Inoltre nell'una e nel-
l'altra, accanto alle opere di carattere erudito,
han preso posto, di recente, scritti d'indole
meno scientifica, destinati a divulgare tra il
grande pubblico, in forma più o meno allettante,
quelle notizie che — secondarie e talora an-
che frivole in sé — pure contribuiscono a far
conoscere un'età, un fatto, un personaggio; que-
gli scritti insomma di cui é si grande copia
nella Francia, che li ha battezzati col nome di
Mémoires.
La Storia letteraria ha avuto un cultore origi-
nale in Francesco de Sanctis, di cui diremo tra
poco come fondatore della critica moderna lette-
raria in Italia.
Iniziò una monumentale Storia della lettera-
tura nostra con criteri scientifici forse troppo
demolitori di tutto che fosse tradizionale, Adol-
fo Bartoli, che ritroveremo tra i critici, e
che fu dalla morte sovrappreso, pubblicato il
settimo volume dell'opera sua che trattava del
Petrarca.
Una buona Storia della letteratura italiana
ha pur composto Giuseppe Finzi; e in essa —
quantunque l'indirizzo sia scolastico — pur sono
pregevoli per critica originale le due parti del
Tomo IV, che riguardano la letteratura mo-
derna e la contemporanea, da Alessandro Man-
zoni al 1895; e pur ricche di pregi, non ostante
La storia letteraria. 359
gli intenti scolastici, sono le Storie della nostra
letteratura, di Alessandro d' Ancona e Orazio
Bacci, di. Felice Martini [1852], e di Vittorio
Rossi.
Finalmente l'editore Francesco Vallardi ha
iniziata una Storia letteraria d'Italia scritta da
una società di professori, e che riuscirà certo
opera importante, per ordinata e completa com-
pilazione dei frutti dell'indagine critica, cosi
attiva in questi ultimi tempi.
Ne sono editi: La letteratura romana per
Carlo Giussani, Dante per N. Zingarelli, Il Tre-
cento per G. Volpi, Il Quattrocento per V. Rossi,
Il Cinquecento per F. Flamini, Il Seicento per
A. Belloni, Il Settecento per Tulio Concari; at-
tendono al periodo delle Origini F. No'vati, al
L'Ottocento G. Mazzoni.
Gli studiosi di lettere si sono inoltre accinti
con mirabile operosità alla critica letteraria,
che ha subito in Italia una radicale trasforma-
zione , auspice ed iniziatore Francesco De
Sanctis [1817-1883]. Egli nella sua Storia della
letteratura e ne' suoi Saggi critici, continuò
ed allargò quel genere di critica che conside-
rando il lavoro d'arte come un fenomeno psi-
cologico, ne cerca i motivi nell'anima dello
scrittore e nell'ambiente del secolo in cui questi
visse.
I suoi scolari e i seguaci della sua dottrina
vennero a mano a mano attribuendole più ri-
gido valore scientifico, scostandosi sempre più
da quella critica soggettiva, impressionista, este-
360 La letteratura dell'oggi.
tica che aveva spadroneggiato in Italia nella
prima metà del secolo XIX.
Taluni dei critici odierni si occupano ancora
di sola critica estetica, ma sono i meno; i più
fra i critici nostri che considerano l'opera d'arte
sotto l'aspetto estetico, se prescindono dall'am-
biente morale, sociale, politico in cui essa crebbe,
tengon però presente, nel giudicarla, il suo am-
biente artistico. Tali sono: Giuseppe Chiarini,
già mentovato tra i poeti, Pompeo Molmenti,
[1852], Domenico Gnoli, Enrico Panzacchi, pur
nominati, il compianto Enrico Nencioni [1840-
1896], fino conoscitore delle letterature straniere,
Ferdinando Martini, Paulo Fambri, e Alessan-
dro Ghiappelli [1857] in taluni suoi scritti.
Altri, considerando che l'opera d'arte non
nasce casualmente, ma è frutto dell'indole or-
ganica e spirituale dell'autore, e delle condi-
zioni sociali, morali, intellettuali, politiche in
cui questi visse, o si dedicano a -ricercar le
fonti individuali dell'opera d'arte, o, più avve-
dutamente, studiano e cercano le condizioni
complesse che ne hanno determinati i caratteri;
ed è questa la critica positiva o storica.
Appartiene a questa scuola, primo e massimo,
Giosuè Carducci, che forse non ha lasciato in-
tatto alcun punto della nostra storia letteraria,
tutta illuminandola di una luce potente di cri-
tica, dappertutto spingendo il suo occhio acuto
ed indagatore, a tutto accostandosi con una mi-
rabile preparazione erudita, con uno squisito
senso .estetico, con una straordinaria facoltà di
La crìtica letteraria. 361
penetrazione ed assimilazione dell'ambiente, in
una forma meravigliosamente lucida, rapida,
scultoria, disinvolta senza sprezzatura, nuova
senza bizzarria, toscana senza volgarità, rav-
vivante senza pedanteria e senza preziosità
le più limpide e fresche grazie del trecento e
del cinquecento.
Tutti questi pregi si rispecchiano in mille
scritti, de' quali chi volesse citare i più impor-
tanti dovrebbe ricordare i discorsi su Lo svol-
gimento della letteratura nazionale, cosi mi-
rabili nella sintesi potente, il libro sul Giorno
del Parini, lo studio proemiale alla nuova edi-
zione del Rerum Italicarum scriptores, ed altri
molti.
Pari a lui stanno, quantunque l'opera loro
sia stata per quanto larga più limitata di quella
del Carducci, Arturo Graf, che imprime orma
profonda e tutta personale nella critica come
nella lirica, poiché a lui si può applicare con
tutto rigore ciò ch'egli scrive di Aurelio Ranieri,
il suo redivivo, che cioè fantasia e ragione sono
in lui egualmente operose ed autonome, sicché
dalla loro libera cooperazione, favorita dalla più
profonda e varia coltura, zampilla una critica
vivace, originale, dotta senza pedanteria, estetica
senza soggettivismo, nutrita alle più classiche
fonti , esperta dei più moderni atteggiamenti
spirituali, intellettuali, artistici;
Alessandro d'Ancona [1835], professore a Pisa,
Adolfo Bartoli [1833-1894], cui la morte troncò
a mezzo il monumento maggiore ch'egli si stava
362 La letteratura dell'oggi.
erigendo con la sua Storia della Letteratura. A
questi seguon molto da presso Francesco d'Ovi-
dio [1849], professore a Napoli, Pio Raina, [1849],
Isidoro del Lungo [1841], e Pasquale Villari
[1827], professori a Firenze. Dietro a questi
maggiori, dei quali taluni, come il Villari e il
Del Lungo, han recato larga luce alla critica
letteraria anche coi loro studi di storia civile,
intorno al Maeehiavelli e al Savonarola per il
Villari, e intorno a Dino Compagni per il
Del Lungo, viene una lunga e valente schiera.
V'appartengono: Domenico Gomparetti [1835],
Rodolfo Renier [1857], Bonaventura Zumbini
[1839], il Novati, Michele Scherillo [1860], An-
gelo Solerti [1865] illustratore del Tasso, il
Casini, il Torraca, Vittorio Rossi, Vittorio
Cian, Francesco Flaminj, il Mestica, il Masi,
il Biagi, il Mantovani, il Borgognoni [1840-1893],
il Morandi [1844], il Cesareo, Orazio Bacci par-
ticolarmente noto per i lavori suoi sui Cel-
lini, Giuseppe Biadego [1853], che in sessanla-
nove pubblicazioni s'è venuto dal 73 ad oggi
occupando di dare in luce scritti inediti dei più
vari autori e sui più vari argomenti, interes-
santi per lo più Verona, Antonio Fa varo [1847],
matematico, editore delle opere del Galilei che
sono ora al XIII volume e giungeranno al XX,
e autore di più che 120 scritti intorno a Galileo,
fra i quali importanti Galileo Galilei e lo Studio
di Padova [1883], Bibliografia Galileiana [1891],
e Indice cronologico del Carteggio Galileiano
[1896], ]La crjtjca degli uni ristabilisce. l'esattez-
La eritiea letteraria. 363
za storica di sui documenti; altri rintraccino
la foi?ma originale delle opere in edizioni cri-
tiche, altri infine studiansi di restituire nella
vera luce le personalità storiche e psichiche de-
gli autori.
Non si vuol tacere però che tale critica ha
generato un equivoco riguardo al suo scopo in
alcuni giovini, i quali l'hanno trattata come se
essa fosse fine a se medesima, e non invece
mezzo ad una critica più larga, più efficace, più
complessa, e hanno quindi dedicata la lor lode-
vole attività a ricerche sterili e delle quali il
frutto è del tutto inadeguato agli sforzi durati.
Intanto al eulto e al commento di Dante, onore
del secolo XIX, dedica specialissime attitudini il
Conte G. L. Passerini (1858), uno dei più beneme-
riti dantofili nostri, fondatore e direttore del Gior-
nale dantesco, della Collezione di opuscoli inediti
e rari, della Biblioteca storico-critica della Lett.
dantesca in collaborazione con P. Papa, della
Strenna dantesca in collaborazione con O. Bacci.
Dopo avere con ventiquattro sue opere, dal 1881
al 1903, studiato e illustrato con prezioso contri-
buto di nuovi documenti e con profondo acume
critico La famiglia, il casato, il matrimonio, la
casa, il ritratto, la vita, le opere, la bibliografia
di Dante, egli ha intrapresa la pubblicazione
del monumentale Codice diplomatico dantesco
in collaborazione con Guido Biagi, ha fondata
la Leetura Dantis in Orsam michele a Firenze,
e finalmente sta ora preparando la Bibliografia
dantesca deirullimo decennio del Secolo XIX,
304 La letteratura dell'oggi.
una Storia del Casato di Dante, una Vita dì
Dante, e il Commento delle opere minori. Mi-
rabile operosità onde gli studi danteschi trag-
gono lustro e incremento notevolissimo. Della
biografìa e delle opere di Dante si occupano pure
con parti colar competenza Michele Scherillo,
lo Scartazzini, (1837-1901), Luigi Rocca, Antonio
Fiammazzo (1851) autore di studi pregiati sui Co-
dici friulani, veneti e veneziani della D. C, Giu-
seppe Vandelli, editore critico del sommo poema;
e il Pascoli, che ne tenta una nuova e geniale
interpretazione.
Contemporaneamente la pubblica lettura di
Dante si va ognor più diffondendo nelle città
nostre, iniziatrice e modello quella Firenze che
nella storica Or San Michele chiama annual-
mente a convegno, lettori dei canti immortalai
più eletti cultori delle nostre lettere.
La storia civile, già notammo esser divenuta
oggi una vera e propria scienza che rifugge da
ogni lenocinio artistico, tutta intenta a perse-
guire l'ideale suo nella scrupolosa esattezza di
date e fatti, nell'acuta indagine del vincolo lo-
gico che lega i fatti tra loro. Pur taluno fra
gli storici nostri ha saputo vestir di forma bella,
nella sua austerità, il frutto delle proprie ri-
cerche; e della forma storica ha dato il più
splendido esempio Giosuè Carducci in quella
magistrale sua prefazione alle Letture dei Ri-
sorgimento, e in alcune pagine del proemio
ai Rerum italicarum Scriptores, dove la con-
La storia civile. 365
cisione e la rapidità tacitiane non si discom-
pagnano dal più lucido ordine, dalla visione
sinteticamente chiara dei fatti, delle ragioni e
delle conseguenze loro, dalla dizione più effi-
cace e purgata.
Morì nel 1892 uno dei nostri maggiori storici,
Bartolomeo Malfatti (1828) che a Milano par-
tecipò ai moti d'indipendenza e d'unità, e qui e
a Firenze professò storia e geografia, e lasciò
a testimonio della sua vasta coltura e del suo
acurfte critico : Imperatori e papi al tempo della
signoria dei Franchi in Italia (1876), Bernardo
re a" Italia^ Il Quadrilatero, e un Manuale di
Etnografia.
Forte cultore della storia è Francesco Berto-
lini (1836), professore all'Università di Bologna,
che, data ogni sua cura alla storia d'Italia, pub-
blicò: Storia d'Italia, Saggi critici di storia ita-
liana (1883), e una monumentale Sioria del Ri-
sorgimento Italiano. Insieme a questi sarebbe
da annoverarsi pure Carlo Tivaroni, autore
d'una Storia critica della Rivoluzione francese,
e di una ampia Storia del Risorgimento italiano,
fonte inesausta di notizie, radunate con inde-
fesso lavoro. Ma il valore del critico non è pari
alla scrupolosità del ricercatore, e più la forma
scorretta, inelegante, faragginosa, rende inamena
la lettura e persin difficile l'uso del libro.
Altri storici di vaglia, e di più particolare
competenza, sono Pasquale Villari e Isidoro
del Lungo già nominati, e Giuseppe de Leva
(1821-1895) con la sua monumentale e definitiva
opera biogra fico-critica intorno a Carlo V.
366 La letteratura dell'oggi.
Edoardo Arbib é al 4° volume del suo: Cin-
quantanni di storia parlamentare che è rispetto,
al parlamento quello che la Storia di Nicomede
Bianchi rispetto alla diplomazia.
Rimane ora che si tocchi di quel genere, pro-
prio del secolo XIX0, di letteratura storica che
i francesi battezzarono col titolo di Mèmoires,
non importa se riguardanti fatti od uomini con-
temporanei o passati. Noi non abbiamo il nome,
ma abbiamo la cosa; si tratta di opere che re-
cano il frutto di un lavoro, talvolta lun£o e
minuto, di ricerche in archivio, in biblioteca,
negli epistolari privati; l'opera cui queste ri-
cerche han fornito il materiale é talvolta fram-
mentaria, adunazione di studi parziali sol col-
legati dalla comunanza del soggetto o del tempo;
talvolta assume una costituzione organica pro-
pria; l'una e l'altra tendono a dare una visione
abbastanza completa e profonda di una età, di
un gruppo di avvenimenti, della vita o di parte
della vita di uno o più uomini notevoli. Tale
visione è raramente destinata agli studiosi pro-
priamente detti; più spesso invece si rivolge al
gran pubblico dei non indotti, dei profani, e
perciò T autore si sforza di sfrondare 1* opera
sua di tutto l'apparato critico che la renderebbe
pesante e di inamena lettura.
Simil genere di scritti trova particolare ospi-
talità, per il suo carattere, nelle riviste che son
per l'appunto destinate al gran pubblico, ed ha
per cultori anche critici e studiosi profondi, cui
piace talora, quasi a svago, soffermarsi su que-
La storia ciotte. 367
ste indagini minori, di carattere letterario o
storico che siano.
Di tal genere sono : Federico Confalonieri per
Alessandro D'Ancona, prezioso contributo alla
storia del Risorgimento italiano, quantunque
parte delle asserzioni in esso contenute siano
state discusse, e che tratteggia la figura e le
vicende di questo grande patriota, la maggior
vittima dei processi del '21 ; il volume di Arturo
Graf : Attraverso il cinquecento, che ci dipinge,
pur con poche e incomplete pennellate, l'indole
di quel secolo, e l'altro Un'etèra romana (Tul-
lia d'Aragona) di Guido Biagi che tratteggia il
profilo di questa poetessa cortigiana del '500.
Altri nostri studiosi si son dati di proposito
e quasi esclusivamente a trattar simile genere,
e- hanno di preferenza rivolto la loro attenzione
sui fatti della nostra rivoluzione dal principiar
del secolo XIX al 1859; periodo che offre un
duplice interesse: quello patriottico, e l'altro del
romanzesco misterioso di cui quegli avveni-
menti sono spesso circondati.
A questa schiera appartiene Raffaello Bar-
biera [1851] che, oltre gli studi suoi di indole
letteraria, ha specialmente dedicato la sua atti-
vità a far più noti e cari i personaggi e i fatti
del nostro risorgimento. Frutto dei primi studi
furono: Simpatie (1877), Le poesie di C. Porta
commentate più storicamente che filosoficamente,
e precedute da una biografia rifatta in parte
su documenti inediti (1884) ; Poesie veneziane
illustrate (1880) ; / poeti della patria, I poeti
artigiani, ecc.
368 La letteratura dell'oggi.
Il secondo ordine di ricerche fruttò : Il salotto
della Contessa Maffei (1895), Figure e figurine
del secolo che muore (1899), La principessa
Belgioioso e il suo tempo (1902), Passioni del
Risorgimento (1903).
Abbondante è in queste opere il materiale di
prima fonte, di documenti inediti che il Bar-
riera ha poslo in luce; ed esso è stato utilizzato
con mano per lo più felice, se non sempre con
esattezza critica, a tralteggiare ambienti, fatti,
e personaggi in modo accessibile al pubblico
cui quei libri sono destinati, e presso il quale
essi hanno ottenuto larga voga, anche per la
loro forma facile e alla mano, più che vera-
mente corretta, per la curiosità e talora anche
la quasi attualità delle notizie.
Meglio armato criticamente, e con minor dif-
fusione, produsse simili opere Alessandro Lu-
zio, direttore dell'Archivio di Mantova e autore
di parecchie molto serie e molto lodate mono-
grafie su Silvio Pellico e i processi del *2t, sul
Commissario Salvotti, su Radetzky e di molte
monografie su Isabella d% Este Gonzaga in col-
laborazione con Rodolfo Renier.
Può in questa categoria annoverarsi l'ottimo
libro di Luigi Morandi, Come fu educato Vit-
torio Emanuele III, che unisce ai pregi lette-
rari, alto valore pedagogico, sicché bene a ra-
gione ne fu consigliata la lettura nelle nostre
scuole secondarie.
Nello stesso genere si è illustrato Pompeo
Molmenti [1852], deputato al Parlamento, no-
La critica filosofica. 369
velliere, romanziere e poeta, studioso e innamo-
rato della sua Venezia, cui ha dedicato la parte
migliore della sua anima e della sua attività.
Esordi neir80 con uno studio critico su Carlo
Goldoni, cui tennero dietro: La Storia di Ve-
nezia nella vita privata (1880) diffusissima in
Italia e tradotta in quasi tutte le lingue, Vecchie
Storie (1882), poistud! particolari su: Le doga-
resse di Venezia (1884), Calli e canali di Ve-
nezia, Le isole della Laguna (1893-1895, in col-
laborazione con D. Mantovani), / Banditi della
Repubblica Veneta (1897), Sebastiano Venterò e
la battaglia di Lepanto (1899), ed altre opere di
cui parte ricorderemo, occupandoci della Storia
dell'Arte. Venezia deve essere grata a questo suo
prediletto figlio che, oratore con tutte le grazie
della parola, scrittore con la veste dìù elegante,
ne ha illustrate le glorie della natura, della sto-
ria, dell'arte.
Fiori contemporaneamente la critica filosofica
che si pose sulle traccie di Terenzio Mamiani,
e di Augusto Conti (1822), illustre filosofo ed
uomo politico, per opera:
di Gaetano Trezza (1838-1892), uno dei nostri
più insigni e geniali filosofi, instauratola presso
noi della dottrina dell' evoluzione anche nella
critica letteraria;
di Ruggero Bonghi (1828-1895), mente di mi-
rabile lucidità e coltura, cui nocque forse la
produzione troppo farraginosa;
di Tullo Mas sarà ni (1826), autore di nume-
rosissime opere di critica letteraria e artistica
Ferrari. 24
370 La letteratura dell'oggi.
dal 1850 ad oggi; fra esse primeggiano i Saggi
su Carlo Tenea (1886), su Cesare Correnti, gli
Studi di letteratura e d'arte, (1873), gli Studi di
politica e di storia (1875), e quella Storia e fi-
siologia delV arte del ridere (1902) che attesta
cosi larga ed eclettica coltura, tanto acume di
senso critico ed estetico;
di Gaetano Negri (1838-1902), profondo e
geniale pensatore lombardo, cosi tragicamente
rapito ai suoi cari e agli studi filosofici e cri-
tici, ne' quali recò tanta austerità e tanta mo-
dernità di metodo. Egli stesso, in una sua let-
tera^) ricorda le sue principali opere: La crisi
religiosa (1876), George Eliot, la sua vita e i suoi
romanzi (1890), « è il mio capo lavoro > dice il
Negri stesso, aggiungendo modestamente: ciò
che non vuol dire che sia un bel libro), Bi-
smark (1882), Nel passato e nel presente (1892),
Segni dei tempi (1892), Rumori mondani (1894),
Meditazioni vagabonde (1896), L'imperatore Giu-
liano (1901). Scrutatore ansioso anch' egli del-
l'alto mistero della vita e della morte, studiò
imparzialmente le disformi scuole filosofiche
antiche e moderne, e volse poi al razionalismo
critico del Renan, a quella incredulità scienti-
fica, cui appare « che la fede storicamente guar-
data, posa su di una base di sabbia >, ma che,
convinta dell'utilità della fede sincera, non fa
propaganda di libero pensiero. La forma corretta
(1) George Eliot per Gaetano Negri Prefaz. di M. Scherillo,
pag. VI.
La crìtica filosofica. 371
e nitida, talora un po' ridondante, non sempre
squisitamente pura, rende agevole e grata la
lettura delle sue opere.
Un'altra morte recente ha funestato la fami-
glia degli studiosi de1 problemi filosofici: quella
di Giovanni Bovio (1841-1903), autodidatto, con-
dizione questa che onora l'uomo ma forse rese
men sistematici e severi i suoi studi, e quindi
meno scientificamente critico e determinato il
suo pensiero e il suo ragionamento.
Razionalista convinto egli sostituiva ai dogmi'
teologici un dogma suo: la ragione, la legge
universale che già aveva affermato nella sua
prima opera, 11 verbo novello (1864).
Il Bovio dedicò la sua vita quind' innanzi a
concretare il sistema di questa legge universale
e del suo attuarsi nel mondo; e questo sistema
cercò nelle sue opere: Saggio critieo del diritto
penale e del nuovo fondamento etico (1872),
Scienza del diritto (1877); cercò di dimostrarlo
praticamente attuato nell'altre : Storia del diritto
in Italia (1883), Filosofia del diritto (1885), Posi-
tivismo e naturalismo (1889), // Genio (1897).
Seguace del Mazzini in politica, non nell'idea
teista, il Bovio fu anche artista a suo modo,
come vedemmo nella drammatica (1), e oratore;
e come scrittore ed oratore ebbe una forma tutta
sua, breve, assertiva, assiomatica, spesso non
facile a penetrarsi da persone di mezzana col-
tura, e che acquistava una particola!» potenza
(I) V. a pag. 329.
372 La letteratura dell'oggi.
suggestiva, anche se non intesa, dal lussureg-
giare delle immagini, dalla musicalità del pe-
riodo, dalla solennità del gesto, dalla gravità
della voce, dal tono apocalittico.
Notiamo ancora Alessandro Chiappelli, mente
aperta e scrutatrice delle grandi questioni che
occupano le società moderne.
Su tutti domina, non certo per valor lettera-
rio, ma per profondità di pensiero filosofico
Roberto Ardigò (1828) professore all'Università
di Padova. Egli, fattosi instauratore in Italia
della filosofia positivista, di cui fu creatore lo
Spencer, si spinge arditamente con l'indagine
oltre il limite dell' inconoscibile, posto dal filosofo
inglese alla sua speculazióne, e indaga nella sua
Morale positivista anche i grandi problemi del-
l'immortalità dell'anima e dell'esistenza di Dio.
Peccato che la sua forma sia tale da legittimare
il giuoco di parole di T. Mamiani, che chiamato
a giudicare dell'eleggibilità dell'Ardigò alla cat-
tedra universitaria, disse che le sue opere £ran
siffattamente scritte da doversi discutere della
leggibilità, piuttosto che della eleggibilità.
Razionalista e positivista fu pure, nella parte
più feconda della sua vita di studioso, Ausonio
Franchi, pseudonimo di Cristoforo Bonavino
[1821-1895] che fu prete, poi, abbandonato il sa-
cerdozio, passò all'insegnamento della Storia
della filosofia sostenendo con profondità di pen-
siero e con potenza mirabile di dialèttica la
dottrina positivo-razionalista, e pubblicando : La
filosofia delle Scuole Italiane (1852).
La critica filosofila. 373
Per uno strano rivolgimento dello spirito, nel
1889, giunto al limitare della vecchiaia e la-
sciato l'insegnamento, A. Franchi tornò alla
religione e neir Ultima critica combattè e di-
sdisse le dottrine che aveva prima sostenute
con tanta tenacia e tanto acume di critica. Con-
dusse sempre vita intemerata.
Pietro Siciliani [1835-1885] di Galatina, segui
gli stessi principi positivisti deirArdigò, appli-
candoli in particolar modo alla Scienza delle-
dueasione. Egli fu, può dirsi, 1' iniziatore della
pedagogia positivista in Italia, il vero maestro
della scuola laica e nazionale, di quella scuola,
cioè, che ricollega il problema dell'educazione
all'altro, ben più ampio e complesso, della for-
mazione della specie, spiegato col concetto di-
namico della evoluzione, il quale afferma che
l'uomo, fin dai suoi stadi embrionali, non fa che
rifare il cammino della specie.
I seguaci hanno superato il maestro, ed oggi
la pedagogia positivista vanta i nomi del De
Dominicis e dell'ANGiULLi, per dir dei maggiori.
Filosofo profondo e critico letterario è Gia-
como Bahzellotti [1844], che fu negli anni suoi
giovenili poeta e prosatore d'arte non mediocre,
e delle tendenze giovenili serbò, anche nell'o-
pere scientifiche, le qualità di squisito artista,
e di stilista perfetto.
Inestetica è stata oggetto, in questi ultimi anni,
di studi e ricerche di carattere scientifico ispi-
rate ai principi professati da Francesco De
374 La letteratura dell'oggi.
Sanctis e francamente contrarie alla critica che
si fonda sulla psico-patologia. Essa ha oggi
quattro principali cultori ; e fra essi Benedetto
Croce, studioso delle correnti storiche dell'este-
tica, che ha dato il frutto delle sue speculazioni
nel suo trattato L'Estetica.
Riassumere qui il contenuto e la teoria di
questa poderosa opera sarebbe troppa ardua
cosa, tanto essa é densa di pensiero, ardita e
larga della concezione del tutto originale. Ri-
corderemo solo la tesi in essa sostenuta la quale
mira ad estendere l'impero della scienza este-
tica, affermando che ne é oggetto non il bello
né l'arte, come nell'opinione comune, ma il lin-
guaggio, nel senso più largo e comprensivo
della parola, cioè l'espressione, in qualunque
modo attuata, delle immagini interne. Di qui il
sottotitolo dell'opera che considera l'estetica co-
me scienza e linguistica generale.
Mario Pilo, notato che la ponderosa opera si
divide in due parti, affatto indipendenti e che
si potrebbero leggere non senza frutto anche
staccate, rileva che « la prima, teoretica, è quella
in cui spicca e colpisce l'audace e sicura ori-
ginalità dell'autore ; l'altra, storica, è un so-
lenne documento della ampiezza mirabile degli
studi preliminari con cui egli si è preparato
a quest'opera personale. > Mario Pilo [1859],
insegnante prima di scienze naturali, poi di Estetica, autore
di liriche e di novelle ; L' estetica psicologica (1892), Estetica
(1893), La psycologie du beau et de Vart (1895), La estética
integrai (Madrid, 1898), Studi critici sugli estetisti francesi
L'estetica. 375
contemporanei, e solle successive Esposizioni internazionali
dJ arte a Venezia ; Psicologia musicale (in preparazione),
ha pur dato largo e geniale incremento agli
studi di estetica.
Angelo Conti, avversario deciso della critica
storica e filologica, che egli accusa di dare
un'importanza eccessiva agli accessori dell'o-
pera d'arte obliandone l'essenziale, che è l'emo-
zione, ha affermato la sua teoria in Beata Riva
— trattato dell'oblio, dove difende e propugna
la critica puramente estetica contro coloro che
limitano il loro ufficio alla classificazione delle
opere d'arte considerate come dei prodotti ne-
cessari dell'intelligenza umana. 11 Conti ha eser-
citato indubbiamente con le sue teorie un in-
flusso notevole su Gabriele d'Annunzio, specie
a proposito del rinnovamento teatrale; ma tale
influsso è puramente formale, in quanto il Conti
nel suo platonicismo è reciso avversario del
Nietzsche, con le teorie del quale hanno molta
affinità quelle sostenute dal D'Annunzio.
Mario Morasso con Imperialismo artistico e
più praticamente con La vita moderna nel-
l'Arte (1903), sostiene che noi ci siamo troppo
compiaciuti nell'evocare e rimpiangere la bel-
lezza delle età sepolte, negando alla nostra epoca
ogni grandezza ed ogni poesia, mentre nell'af-
fannoso agitarsi della vita moderna e nell'a-
spetto quasi eroico assunto dalla nostra coti-
diana esistenza, nei trionfi della macchina, dello
industrialismo, della scienza egli vede un'ottima
fonte ispiratrice d'arte e di poesia.
376 La letteratura dell'oggi.
Valentissimi cultori hanno la filologìa, la Un-
guistica, lo studio comparato delle letterature
classiche o straniere, ed è loro maestro Grazia-
dio Isaia Ascoli [1829], onore della linguistica
europea, fondatore della filologia comparata in
Italiane direttore dell'Archivio glottologico ita-
liano, mente mirabile per vastità, per ordine, per
prodigiosa coltura varia e geniale, accompa-
gnate e corroborate da una memoria ferrea, da
una attività non fiaccata né dal lungo lavoro né
dagli anni. Vano sarebbe volerne ricordare qui
le innumeri opere d'ogni mole e de' più vari
argomenti, mentre a gloria di lui basta citare
la Fonologia comparata del sanscrito, del greco
e del latino (1870) e quell'Archivio glottologico
italiano del quale egli può veramente dire Exegi
monumentum aere perennius.
Coltivò gli studi filologici con molto onore
l'abate Gaspare Gorresio [1808-1891] insigne san-
scritista, cui si deve la prima traduzione del
poema indiano Rdmdyana, compiuta tra il 1842
e il 1867, sotto gli auspici di Re Carlo Alberto;
Gorresio tenne il primo corso di lingua san-
scrita in Italia (1852), da quella cattedra sulla
quale poi gli successe G. Flechia.
Filologi di grande acume e sapienza sono
inoltre: Cesare Guasti [1822-1889], elegante e
schietto nel dettato;
Michele Kerbaker [1836], filologo e indianista,
professore di lingue e letterature comparate al-
l'Università di Napoli; autodidatto per il San-
scrito, ne tradusse molte opere; scrisse saggi
La filologia. 377
di mitologia comparata, di filologia e di filoso-
fìa della religione; notevole specialmente è La
filosofia comparata e la filosofia classica.
Seguono: Giovanni Flechia [1811 J, filologo
sommo, Elia Lattes [ 18 43] filologo ed archeologo,
Pio Raina, illustratore dell'epopea francese,
Francesco d'Ovidio, maestro nella quistione della
lingua, Ugo Angelo G anello, seguace del Trezza,
che lasciò prove di cosi squisito intendimento
della letteratura provenzale, Ernesto Monaci
[1844] dell'Università di Roma, e il Teza [1831]
orientalista e il Rigutini [1830-1903], e il Mo-
handi [1844], che si esercitò particolarmente
sulla lingua dei Promessi Sposi, e il Petrocchi,
e, maggiore, Pietro Fanfani [1815-1879], tutti
valenti nelle discipline linguistiche nostre; e il
Chiarini, il Ghiappelli, il Nencioni, il Pica, fa-
migliari conoscitori delle moderne letterature
straniere; e infine Angelo De Gubernatis [1840]
più fecondo e versatile forse che profondo scrit-
tore di letteratura e di filologia; e Italo Pizzi
[1849], operosissimo, ottimo conoscitore delle
lingue e letterature sanscrita e persiana, autore
di traduzioni da lingue orientali ed europee, di
opere di critica storica e letteraria nonché di
genere didattico ed originali. \Firdusi (1886-89),
Antologia epica (1891), 1 Nibelunghi (1889), Le
novelle indiane (1896), ecc.; Storia della poesia
persiana (1894), Pessimismo orientale (1902),
L'islamismo, La letteratura araba (1903), Gram-
matica di diverse lingue orientali; Miro e Naida,
originale romanzo in ottave, in 20 canti di cui
378 Lq letteratura dell'oggi.
l'argomento é tratto da una pietosa storia ro-
manzesca persiana].
Valente folklorista e cultore delle lingue e
romanze è Egidio Gorra [1861], professore al-
l'Università di Pavia [Il dialetto di Piacenza
(1887), // dialetto dì Parma (1891), Il Fiore e il
Romanzo della Rosa (1888), Lingue neolatine
(1894), Delle origini della poesia lirica nel M. E.
(1895), Lingua e letteratura spagnuola dalle
origini (1898) ed altre].
L'eloquenza, una delle poche forme classiche
della prosa che viva ancora oggidì, non ha però
avuto presso noi grandi esempi, né sotto l'aspetto
politico, né nel genere religioso.
Nel parlamento, gli oratori politici dominando
il soggetto che trattano, più spesso di quel che
ne siano dominati, mancando cioè di convin-
zione e di fervore, e spesso anche di coltura
letteraria raffinata e di addestramento al par-
lare in pubblico, pochi fra essi han lasciato
di sé fama.
Camillo Cavour [1810-1861], ebbe certo note-
voli doti di oratore, convinzione, efficacia, chia-
rezza, ma poco conosceva la lingua italiana e
mori quando il diuturno esercizio lo avviava a
ben maggiore correttezza.
Ebbe egli notevoli avversari in Angelo Brof-
ferio e nel Guerrazzi, verbosi e tribunizi, un
rivale in Urbano Rattazzi [1808-1873] abile ma
freddo e riservato; continuatori, Marco Min-
ghetti [1818-1886], oratore esimio, forse il mi-
L'oratoria. 379
gliore, per distinzione e correttezza, ma più
persuasivo che commovente, come Cesare Cor-
renti [1815-1888] statista di prima forza, ma
scarso di calore; Agostino Depretis [1813-1887],
più astuto che corretto ed elegante ; Pasquale
Stanislao Mancini [1817-1888], più facile e ap-
pariscente, che sodo oratore; Felice Cavallotti
che avrebbe avuto forse le migliori qualità di
coltura, di fantasia, di calore, se lo avesse soc-
corso una voce più aggraziata e forte.
Ottimo tra i viventi è Michele Coppino [1822]
che ha le qualità di Cesare Correnti, senza
averne i difetti.
Anche elegante e colto parlatore è Giovanni
Faldella, conferenziere e commemoratore in-
signe, e che deputato in quattro elezioni, poi
senatore, ha pronunciato notevoli discorsi riu-
niti, in parte, nel volume che s'intitola: Giu-
stizia giusta.
Nell'oratoria sacra ebbe voga padre Agostino
da Montefeltro [1843], al mondo Luigi Vicini,
francescano; ma ha certo maggior larghezza di
vedute, più soda ed eclettica coltura padre Gio-
vanni Semeria [1867] acuto e intendente anche
nella critica letteraria, laureato in lettere ed in
filosofia, autore di molte opere di carattere re-
ligioso e filosofico, e di moltissime conferenze
intorno a questioni religiose, sociali e letterarie.
(Venticinque anni di Storia del Cristianesimo
nascente, Il primo sangue cristiano, Dogma,
gerarchie e culto nella chiesa primitiva, Scienza
e fede nel loro preteso conflitto, L'eredità del
380 La letteratura dell'oggi.
secolo, conferenze sociali, L'evoluzione religiosa
della lirica italiana nel secolo XIX, ecc.).
Loratoria letteraria vorrebbe lungo discorso,
ma essa si confonde, pel genere e per i nomi
con la critica letteraria, di cui altro non è se
non la manifestazione orale.
Vero artista della parola è Antonio Frade-
letto [1859], mente larga ed aperta a tutte le
manifestazioni del bello; ma, quantunque egli
abbia ampia competenza anche in letteratura,
mi par più opportuno parlarne fra i critici
d arte, nell'ultimo paragrafo di questo capitolo.
Della letteratura scientifica ci interessa un solo
ramo: quello della fisiologia, che fu da taluni
scrittori divulgata, popolarizzata , fatta argo-
mento di opere le quali per essere scritte in forma
facile, dilettevole, amena non perdettero del loro
valore scientifico.
Mentre Antonio Stoppani [1824-1891] abate e
studioso, portava la genialità della sua mente
e l'eleganza della forma ad avviare lo studio
della geologia, e Paolo Mantegazza [1831] pro-
duceva con eccessiva fecondità ed eccessiva pre-
tesa letteraria, a scapito della profondità scien-
tifica, numerosissime opere di medicina e antro-
pologia, si formava la nuova scuola degli scien-
ziati letterati, nella quale emerge quello che il
Carducci disse « scienziato di molte arti >: dico
Michele Lessona [1823 1894].
Anima temperata e candidamente mite, il
Lessona se non ebbe la divinazione del genio,
La prosa scientifica. 381
ebbe però larga coltura, omogeneità di idee e
di ricerche, facoltà di nitida esposizione in forma
briosa e vivace, con istile attraente, e, se men
brillante del Mantegazza, fu di lui più serio e
profondo.
Il suo Volere è potere ebbe per efficacia edu-
cativa la maggior parte nell'attribuirgli la fama,
quantunque fosse opera che pareva uscire dal-
l'ambito delle speciali discipline cui egli aveva
rivolta la sua attività; dico pareva uscire, perchè
di fatto il Lessona fu, prima e più ancora che
uno scienziato, un educatore che seppe farsi
amare dai suoi scolari e dare cittadini probi e
onesti alla patria, si che la maggior parte delle
sue opere scientifiche son dedicate appunto ai
giovini, ai quali egli attese a spezzare il pane
delle scienze naturali con la Storia naturale
ad uso dei licei, le Nozioni elementari di zoo~
logia, le Conversazioni scientifiche, ecc., mentre
al pubblico indirizzava altre opere (Il mare,
Gli acquari ecc.) e la traduzione dell' Origine
dell'uomo di Carlo Darwin, il grande fisiologo
che con L'Origine delle specie ha dettato forse
il più gran libro scientifico del secolo XIX.
Degno continuatore dell'opera del Lessona fu
Paolo Lioy [1836], che nell'accurato, scientifico
studio della natura, ha portato un potente alito
di vera poesia, e più l'amore dell'artista, che
l'arida curiosità della scienziato, si che i suoi
libri hanno fatto la loro strada nella libera e
famigliar veste artistica, meglio forse che se
li avesse presentati al mondo « in giubba a
382 La letteratura dell'oggi.
coda di rondine, colla tuba e la cravatta bian-
ca > come egli stesso scherzando deplora di non
aver fatto.
Divulgatori dell'antropologia e della fisiologia
furono :
Giuseppe Sergi [1841], professore air Univer-
sità di Roma, dove creò la Scuola d'Antropo-
logia e il Museo, ora ricchissimo, e dove sta-
bili il primo Laboratorio di Psicologia speri-
mentale. L'elenco delle sue opere conta 122
Memorie quasi tutte su argoménti di fisiologia,
psicologia e antropologia, e più che 27 opere
voluminose che trattano Principi di psicologia
sulla base delle scienze sperimentali [187,3-74],
la Teoria fisiologica della percezione [1881], gli
Elementi di psicologia [1879], V Antropologia e
le scienze antropologiche [1889], ed altri ar-
gomenti affini a questi, portandovi una luce
nuova di sperimentalismo scientifico. Pubblicò
recentemente Y Evoluzione umana individuale e
sociale, e ha ora in corso di stampa Y Origine
dei fenomeni psichici (quarta parte) corretta e
aumentata;
Enrico Agostino Morselli [1852], professore
di Psichiatria all'Università di Genova, che nei
suoi lavori, nelle sue lezioni, nelle sue confe-
renze, nelle sue ricerche di laboratorio, si oc-
cupò, oltreché di Psichiatria e Neuropatologia,
di Antropologia, di Psicologia, di Filosofìa scien-
tifica; fondò e diresse vari periodici di scienze
speciali, fra cui la Rivista di filosofìa scienti-
fica, il periodico più reputato quale rappresen-
La prosa scientifica. 383
tante del pensiero filosofico moderno. Le sue me-
morie scientifiche superano le 150, tra le quali
notansi come più importanti: II suicìdio, saggio
di statistica morale comparata, tradotto in varie
lingue [l 879], Critica e riforma del metodo in
antropologia [1880], Antropologia generale [1887-
1903] Carlo Darwin e il darvinismo nelle scienze
biologiche e sociali [1892], Biografia di un bandito
(G. Musolino di fronte alla psichiatria e alla so-
ciologia) [1903] ; ha in corso di stampa : Psicolo-
gia e Spiritismo e Antropologia psicologica.
Tito Vignoli [1828], è profondo e novatore
negli studi antropologici e sociologici cui recò
notevolissimo contributo con Dottrina razionale
del progresso [1867], Legge fondamentale del-
l'intelligenza nel regno animale (tradotto in in-
glese e tedesco), Mito e Scienza, Descrizioni
antropologiche, Descrizioni scientifiche. Dirige
il Civico Museo milanese di Storia Naturale, e
professa alla R. Accademia Scientifìco-Lette-
raria pure di Milano, dove ha recentemente
svolto la materia che formerà argomento d'una
sua prossima opera: Le dottrine biologiche, an-
tropologiche e trasformiste attuali.
Sicuro e geniale indagatore nelle scienze fi-
siologiche é Angelo Mosso [1846], professore
alla Università di Torino, vero artista della pa-
rola, osservatore acuto e calmo, potente ri-
produttore della natura, geniale e attraente espo-
sitore della dottrina fisiologica, fresco nelle im-
magini, schietto nelle espressioni, corretto e lu-
cido nella frase e nella parola. Sono sue opere
384 La letteratura dell'oggi.
principali La Paura, La Fatica, Fisiologia del-
l'uomo sulle Alpi, e la più recente, di grande
valore anche pedagogico: Mens sana in cor-
pore sano.
E, poiché anche di scienze antropologiche e
psicologiche venimmo a parlare, non m'è con-
sentito tacere di una Scienza che l'Italia ha il
vanto d'aver fondato, la Psicologia patologica,
la quale fu applicata a due distinte ricerche:
quella intorno alle influenze esercitate sul ma-
nifestarsi del genio dalle condizioni psicologi-
che e patologiche ingenite od ereditarie nel-
l'individuo, e l'altra che die origine alla psico-
logia criminale*
All'una e all'altra dette impulso potente Cesare
Lombroso [1836], professore air Università di
Torino, che con Enrico Ferri fondò la nuova
scuola criminale, indirizzata a ridurre a scienza
positiva lo studio delle tendenze criminose del-
l'uomo, riscontrandone le fonti in condizioni
psichiche patologiche, normalmente ereditarie, e
manifestantisi con particolari caratteri somatici.
Il Lombroso, cui niuno può negare una pro-
fonda convinzione e coscienza di scienziato, ha
anche voluto ridurre a forme di degenerazione
patologica le manifestazioni del genio, nelle sue
opere Genio e follia, L'Uomo di genio, Pensieri
e meteore. Ma pare che egli, e più taluni suoi
seguaci, abbiano condotto tropp'oltre le loro de-
duzioni; e a loro si oppose, con più calore di
convinzione che lucidità d'argomentazione Gio-
vanni Bovio nel suo libro 11 Genio.
La prosa scientifica. 385
Il problema dell'essenza del genio tortura anche la mente
di Adolfo Padovan (1869) che, dopo aver affrontato il pub-
blico con alcuni scritti minori, s'è preparato con due saggi:
Le creature sovrane e / figli della gloria (tradotto in varie
lingue) a cimentarsi nello studio dell' Uomo di genio, ch'egli
anzitutto analizzerà, nella sua prossima opera, come poeta.
Gli scritti di questo giovine scrittore risentono ancora della
sua fede di nascita recente, ma attestano indagine attenta,
acume di critica e di induzione, varietà di coltura, e tendono
a dimostrare una teoria fisiologica del genio del tutto opposta
a quella patologica del Lombroso.
Meritano di esser ricordati, tra i seguaci e i
cultori della psicologia patologica positiva il
Patrizi col suo libro sul Leopardi, il De Domi-
nici, il Sergi, il Sighele, il Morselli, il Fer-
RIANI [(1852), magistrato e cultore di patologia criminale ;
L'amore in tribunale, Madri snaturate, Minorenni delin-
quenti. Nel mondo délVinfanzia, Delinquenti scaltri e for-
tunati, Studi di psicologia infantile, I drammi dei fan-
ciulli, ecc.].
Principale fra questi studiosi è Enrico Ferri
[1856, allievo di Pietro Ellero, avvocato, deputato, giornalista,
uno dei capi del partito socialista in. Italia. Dei 40 e più suoi
scritti i più importanti saggi di sociologia sono : La sociologia
criminale (1900), che tu tradotto in tedesco, francese, inglese
e spagnuolo, Lf omicidio néW antropologia criminale (1895),
Studi sulla criminalità (1901), La scuola criminale posi-
tiva (1901)"]. Egli ha dedicato tutta la sua attività
scientifica alla sociologia criminale, svolgendo
in una sua prima opera la Teoria dell' imputa-
bilità e la negazione del libero arbitrio, e in
altre successive tentando disvelare / nuoci oriz-
zonti del diritto e della procedura penale.
Ferrari. 25
386 La letteratura dell'oggi.
Resta ch'io dica dei giornali, di quelli almeno
che hanno importanza letteraria ; che il giornale
nel secolo XIX ha percorso rapido cammino e
segnata una parabola nella quale è trascorso
oltre il vertice. Oggi il giornale, nel senso vol-
gare della parola, non é più, come argutamente
ha detto nella North American Review [Gen-
naio 1901] Alfredo Harmsworth, che una specie
di cestino collocato alla fine di un filo telegra-
fico, nel quale qualsiasi reporter o telegrafista
può buttare tuttociò che gli piace. Or non è certo
di questo giornale che la storia letteraria può
e deve occuparsi; l'indole sua gli toglie ogni
valore duraturo, come la fretta con cui di ne-
cessità deve essere composto lo priva di pregio
letterario.
Ma cosi non fu sempre; e tra i giornalisti che
han lasciato traccia di sé mi par debito ricor-
dare Leone Fortis [1824-1896] il quale, oltreché
autore drammatico che ebbe voga ai suoi tempi,
fu facile scrittore, critico arguto, giornalista
insigne ; il suo « Pungolo > ebbe larghissima
diffusione per molto tempo, e piene di brio e di
humour furono le sue conversazioni sulP Illu-
strazione Italiana, da lui poi riunite in volumi.
Vicino al Fortis per molti pregi sta Pietro
Ferrigni [1836-1898?] che soleva firmarsi col
pseudonimo di Yorick. Avvocato, il Ferrigni la-
sciò il fóro per il giornale e per molt'anni nelle ap-
pendici della Nazione di Firenze profuse a larga
mano, parlando di letteratura o d'arte, di tribu-
nali o di esposizioni floreali, tutte le grazie, tutta
Il giornale, 387
la vivacità, il brio, la festività, l'arguzia, talora
un po' biricchina e svelta, del suo spirito to-
scano. Fu colto, erudito anche, ma non abusò
mai della sua erudizione, né per essa fu mai
pesante; ebbe memoria prodigiosa, spirito pronto,
cuore aperto a quanto era nobile e bello ; . ma-
neggiò la lingua più correttamente toscana con
una sicurezza, una disinvoltura, una eleganza
squisita, una felicità di tono e di coloritura tali
da accostarsi per l'efficacia ravvivatrice de' suoi
scritti al De Amicis.
I suoi articoli raccòlti in volume son letti an
cor oggi con sano e vero godimento; e pari al
successo del Su e già per Firenze, della Festa
dei fiori, del Vedi Napoli e poi.,., fu quello del
suo miglior libro : Il Re è morto ! [1878], per la
morte di Re Vittorio Emanuele II.
Tra i migliori giornalisti viventi sono da an-
noverarsi Edoardo Arbib e Ugo Pesci, autore
anche di buone e facili monografie contempora-
nee (Come siamo entrati in Roma, Il Re Mar-
tire, ecc.).
Oggi dei giornali — fatte le debite ed onore-
voli eccezioni — meritano d'esser ricordati : per
valore letterario e critico, La Nuova Antologia,
La rivista d'Italia, YEmporium, Natura ed Arte,
V Illustrazione Italiana; e. per valore di critica
letteraria, // Giornale storico della letteratura
italiana, la Rivista critica di L. itaL, il Bollet-
tino bibliografico della letteratura italiana, La
critica, e il Bollettino della Società dantesca ita-
liana, che si pubblicano rispettivamente a To-
388 La letteratura dell'oggi.
rino sotto la direzione di F. Novati e R. Renier,
a Napoli sotto la direzione di E. Pércopo e
N. Zingarelli, a Pisa sotto la direzione di A.
D'Ancona, a Napoli da B. Croce, a Firenze per
cura di M. Barbi.
Troppe sono le riviste di carattere scientifico
perché si possa dar qui luogo alla loro enu-
merazione.
§ III.
Le donne letterate nella poesia e nella prosa.
La storia dell'ultimo trentennio, in Italia e
fuori, ha tra le sue note particolari quella di
una più larga partecipazione della donna alla
vita cosi professionale come letteraria del paese.
Le cause se ne debbon probabilmente ricercare
in quel largo rinnovamento morale, intellettuale,
sociale, che accompagnò il ricostituirsi d'Italia
ad unità.
Il fondersi dei molti stati in uno solo ha re-
cato con sé il formarsi di grandi centri di col-
tura e di vita sociale, ha ristretto di molto, in-
vece, il numero delle piccole società provinciali,
e fra quelle che ancor son rimaste s'è diffuso
dalle grandi città un alito di vita più fecondo
d'attività. Anche la posizione famigliare e so-
ciale della donna s'è mutata, e nei cresciuti
bisogni della vita la donna ha trovato l'impulso
a cercar d'attuare a profìtto di sé o della sua
famiglia le proprie attitudini materiali od in-
tellettuali, iniziando nelle professioni più umili
una concorrenza all'uomo che si fa di giorno
390 La letteratura dell oggi.
in giorno più grave; ad un tempo il movimento
femminista, propugnante l'uguaglianza fonda-
mentale della donna di'fronte all'uomo, ha ge-
nerato in lei il desiderio di provare che essa po-
teva contendere all'uomo anche il primato let-
terario.
La prova, a dir vero, non pare sin qui ot-
tenuta.
Nelle scienze nessuna donna ha sapulo affer-
marsi notevolmente, né coll'esercizio pratico di
esse, né con opere speculative; di tutte le gentili
scrittrici di cui parleremo in appresso, non una
ha saputo conseguire quella giustificata, perdu-
rante notorietà, che è pur vanto di molti fra i cul-
tori delle lettere nostre, e che non è la fama, tran-
sitoria anche se varcante le Alpi ed il mare,
della quale possono compiacersi alcune maggiori
tra le nostre letterate. Mancano di solito in esse
quelle doti dell'intelletto e della forma che sole
possono qualificare grande uno scrittore, poeta
o prosatore ch'egli sia; manca una nota vigo-
rosa e personale, l'impronta di uno spirito che
ha una visione sua propria del mondo, e la
persegue senza posa negli uomini e nelle còse ;
manca quindi lo stile nello scrittore come nel-
l'opera sua, la forma è spesso incolore, dilavata,
prolissa e convenzionale, poco è originale la
concezione, come son scarse l'acutezza dell'os-
servazione psicologica, la profondità dell'analisi,
la potenza della sintesi.
Non è malevolenza maschile che detta queste
parole: che anzi dp forse più severo giudizio
Le donne letterate. 391
della letteratura femminile una gentile scrittrice,
Mara Antelling, affermando di Neera che « si
può dire che ella con Bruno Sperani ed altre
poche conservino ancora la prerogativa di scri-
vere perchè hanno qualchecosa da dire, non —
come molte altre — per mettere insieme delle
frasi onde fare un rumor vano intorno al loro
nome ».
D'altronde c'è un vasto campo d'osservazione
psicologica in cui l'uomo non può « ficcar lo
viso al fondo»: l'anima femminile, di cui solo
una donna può scrutare l'enigma ; e il mistero
è troppo attraente, quando non anche torturante,
perchè, sacrificando l'orgoglio alla curiosità,
l'uomo non invochi la guida sicura che lo di-
sveli. Cosi l'avvenire sia più propizio all'attuarsi
del voto.
Della più larga partecipazione femminile al-
l'attività letteraria s'ebber già i prodromi « in
quell'albore lunare di sentimentalismo che fu
Tetà innanzi il '60 », quando sotto la dittatura del
poeta di Dasindo, Erminia Fua-Fusinato, di Ro-
vigo ]1834-76] — insieme con il marito Arnaldo
— « rinfrescava di un rivolo pratiano di poe-
sie, l'ultima stagione del romanticismo deca-
dente » (1) — pur non sopravvivendo oggi di
lei e delle sue dolci e malinconiche ballate più
che il ricordo; e Giannina Milli, di Teramo
[1827-88], emula di lei, versando, pellegrina per
(1) V. Checchia. — Poeti, prosatori e filosofi nel secolo
che muore, pag. 387.
392 La letteratura dell'oggi.
l'Italia, il suo canto, saliva in fama di ispirata
improvvisatrice, quantunque mancasse alle sue
liriche — notevoli certo per facile e spontanea
vena — vitalità nel pensiero affettivo e nel fan-
tasma lirico, ed efficacia nella rappresentazione,
senza parlar della forma spesso incerta e pro-
sastica, sempre un pò* cedevole e slegata (1).
Ma una vera e propria repubblica letteraria
femminile non cominciò a costituirsi se non
dopo il 70.
Nel famoso periodo sommarughiano ebbe
fama e voga notevole per quanto fugace, Eva
Cattermolb Mancini [1858-1898] di Cannes^ che
scrisse, sotto il pseudonimo di Contessa Lara,
novelline, bozzetti, articoli critici, e soprattutto
tenui e melanconici versi in cui parve sdop-
piarsi l'anima lirica di Lorenzo Stecchetti.
Venendo, finalmente, all'oggi, veramente po-
tremo enumerare tutta una schiera di donne
che vanno facendo, con più o meno di valore, le
lor prove ne* vari campi della letteratura con-
temporanea.
Poesia.
Meritano particolare attenzione, del manipolo
che combatte nel campo della poesia, alcuni
nomi.
Grande fama, in Italia e fuori, conquistò d'un
tratto Ada Negri, lodigiana, con i due volumi
(1) Cfr. Chegchia, ib.
Le donne letterate nella poesia. 393
di liriche: Fatalità (1893) e Tempeste (1896) —
che furono giudicati assai variamente dalla cri-
tica, ma dove non può negarsi rispecchiata una
non comune tempra poetica, ed aleggiante un
impeto lirico talvolta — * a detta del Nencioni —
persino eccessivo.
Nata di madre operaia e nell'ambiente ope-
raio vissuta, animata da un generoso ideale di
fratellanza universale e di redenzione degli
umili, degli abbietti, dei vinti nella lotta quoti-
diana e terribile per resistenza, la Negri canta
di questi oppressi le angosce, i diritti e le ri-
bellioni, con accesa fantasia e notevole fascino
comunicativo; senonchè il suo stesso entusia-
smo di fede la conduce spesso, da un lato a
trasfigurare ed idealizzare eccessivamente i la-
voratori, i contadini, gli operai che sono i pro-
tagonisti della sua poesia, e dall'altro a mo-
strarsi ingiusta e partigiana verso le altre classi
sociali, e in particolar modo verso quella bor-
ghesia cui il progresso umano deve pur le più
meravigliose fra le sue conquiste.
La forma di queste liriche, spesso trascurata
od eccessivamente prosastica, ha tuttavia grandi
pregi di spontaneità, di colorito e di sincerità
nella rappresentazione.
Fu tenuta dal Carducci al fonte battesimale
della poesia Annie Vivanti, nata a Londra, di
padre italiano e di madre tedesca, venuta bam-
bina in Italia, educata giovinetta in America;
meteora brillata di luce fulgida ma fugace nel
cielo letterario, con le sue Liriche (1890) — dove
394 La letteratura dell'oggi.
ella appare veramente < come il portato insieme
fisiologico del sangue misto, e morale della tra-
dizione domestica (la madre usciva da una fa-
miglia di letterati) e <jella libera educazione
americana (1).
Nei suoi versi, l'anima, l'ardenza, l'espressione
è tutta meridionale e italiana; ma nella struttura
e nel giro della strofe è qualcosa del movimento
e della indeterminatezza vaga del Lied ger-
manico.
Le liriche della Vivanti, prevalentemente ero-
tiche, hanno decisa impronta romantica, pur
nella zingaresca scapigliatura dell'ispirazione
e della forma; quest'ultima è colorita ed effi-
cace, ma troppo spesso scorretta, prosastica,
volgare.
Anima vera d'artista e certo la maggiore tra
le viventi poetesse italiane è Vittoria Aganoor,
veneto-armena di sangue e di sentimento, già
alunna dell'abate Zanella, della cui classica
eleganza e spontaneità è il riflesso visibile nelle
sue poesie, Leggenda Eterna (1900).
Dotata di una larga e profonda coltura clas-
siòa e di un'eletta arte del verso e dello stile,
per questo come pel contenuto la lirica della
Aganoor rivela un temperamento di poeta essen-
zialmente ed intimamente aristocratico.
Una forza concentrata di passione, una visione
immediata ed animatrice della Natura — quasi
shelleyana , per la identificazione dell' anima
(1) Crf. ^. Vivanti: Liriche, prefazione.
Le donne letterate nella poesia. 395
umana con la grande anima delle cose — sono
le qualità artistiche più notevoli della Aganoor;
— alla quale anche la storia offre materia per
alta ed epica poesia, come nella bellissima ode,
I eavalli di S. Marco, che è una rapida e potente
rievocazione lirica della grande e tragica storia
di Venezia.
Degne di nota sono pure, in questo campo:
la perugina Alinda BonacciBrunamonti [1841-
1903], (Versi, Nuovi canti, Versi Campestri, ecc.),
allieva anch'essa dello Zanella e del Maffei, dei
quali sa render ne* suoi versi il profumo della
espressione e la gentilezza del pensiero; Clelia
Bertini Attili, Elda Gianelli, triestina, autrice
di versi di mite e serena purezza nella conce-
zione e nel sentimento; Rachele Botti Binda,
Luisa ANZOLETri con versi di natura e di con-
tenuto piuttosto austero e talvolta filosofico;
Grazia Pierantoni Mancini ed altre.
Romanzo e novella.
Più largo é il contributo recato dalla donna
alla odierna produzione romanzesca e novelli-
stica.
E per questo riguardo in primo luogo va se-
gnalata Matilde Serao; nata a Patrasso [1856],
di padre napoletano esule, e di madre uscente
da nobilissima famiglia greca, essa è certo la
maggiore tra le viventi scrittrici italiane.
Dotata di attività e di fecondità istancabili,
.ella é venuta in 20 anni accumulando cornar*
396 La letteratura dell'oggi.
e novelle, che sollevarono tempeste di entusiasmi
e di critiche, ma che le assicurarono fama in
Italia e fuori, massime in Francia.
La caratteristica che la distingue è una ine-
sauribile e veramente meridionale potenza di
fantasia, spesso senza legge né freno; d'onde,
insieme a pregi grandissimi di colorito, di fa-
cilità, di suggestiva efficacia nello stile, le de-
riva anche, non lieve difetto, molta sovrab-
bondanza, con pregiudizio della semplicità e
sincerità nella rappresentazione.
Nella maggior parte dei suoi romanzi e delle
sue novelle ella riproduce l'ambiente e la vita
di Napoli, quale si manifesta in tutti i vari stati
sociali, dalla aristocrazia elegante e corrotta,
alla piccola borghesia lavoratrice e al popolo
miserabile gaio e chiassoso, che vive nei vicoli
e negli angiporti di queir immenso alveare
umano. Il romanzo napoletano II paese di cuc-
cagna [1891] — rimane infatti sino ad ora l'o-
pera migliore di M. Serao, che si è anche mo-
strata acuta analizzatrice psicologica nei due
volumi Gli amanti e Le amanti.
Con il recente libro, Al paese di Gesù, ap-
parso poco dopo Le Désert e Jérusdlem di P.
Loti, la Serao sembra essepsi ricollegata al
movimento neo-mistico che va sempre più ac-
centuandosi nella letteratura contemporanea
(Bourget, Verlaine, Tolstoi) — e che ha in Italia
il suo più autorevole campione in Antonio Fo-
gazzaro.
Notevole scrittrice è Elena Zuccàuq Radius
Le donne letterate nella prosa. 397
(Neera), tempra forse più di pensatrice che di
artista, la quale, in particolar modo in alcuni
dei suoi ultimi romanzi, mostra di sapere co-
gliere assai bene le mille, continue ed occulte
rispondenze tra l'anima e le cose, donde si dif-
fonde su razione — per sé stessa tenuissima —
una atmosfera di poesia, che rende vaghi i con-
torni delle cose e forse talvolta nuoce alla ef-
ficace rappresentazione della realtà.
Neera scrisse: Il Nido, Un romanzo, Addio,
Teresa, Vecchie Catene, Lydia, Nel segno, Un
amuleto, ed altri romanzi e novelle; Teresa
è il suo capolavoro, finissimo nella descrizione
del piccolo ambiente di provincia.
Bella fama si va acquistando la giovane scrit-
trice e poetessa sarda Grazia Deledda [1875]:
scrisse La via del male, Il Tesoro, La giustizia,
Le anime oneste, Le tentazioni, Il vecchio della
montagna, Elias Portolu, ecc.
I suoi versi, le sue novelle, i suoi romanzi
ritraggono con ricca tavolozza ed acume di in-
dagine psicologica la vita e i costumi semplici
e primitivi dei pastori sardi, viventi nella soli-
tudine delle loro montagne, in cospetto delle
aspre e selvaggie bellezze di quella natura ver-
gine e alpestre. Con notevole sicurezza sa la
Deledda fissare, a tocchi rapidi, crudi, i carat-
teri dei suoi personaggi; e sa con grande ve-
rità ed evidenza descrivere il paesaggio nel quale
essi si muovono.
Grazia Deledda rappresenta una notevole pro-
messa, ed ha certo un'originalità spiccata nella
3àS La letteratura delVoggL
scelta degli argomenti, nelle linee sculturali
del disegno, nella efficacia suggestiva della rap-
presentazione; la forma è rapida, serrata, ma
non impeccabile.
S'aggruppano a lei — per un particolar segno
che le contraddistingue — Fulvia, Regina di
Luanto, Luigi di San Giusto, Térésah, Jolanda,
Gemma Ferruggia, sei giovani donne che V av-
venire forse riserba a smentire la previsione
nostra pessimistica sulla donna letterata.
Rachele Fulvia Saporiti (Fulvia), si adde-
strò alle lettere scrivendo per giornali letterari
e politici, poi ben presto affrontò il pubblico
con volumi separati di novelle e romanzi, dei
quali usciron primi: Troppo fiera? e Realtà,
due raccolte di novelle che fecero subito simpa-
tica e cara ai lettori questa giovane scrittrice,
robusta nella forma, decisa nei contorni, risoluta
e forte nella concezione, senza quella ostentata
mascolinità che contrasta in talune letterate con
la grazia del sesso cui appartengono.
Sicura e delicata nel bozzetto Foglie sparse,
affettuosa e sapiente nelle novelle per l'adole-
scenza (Per voi, fanciulli, Storielle seréne), Ful-
via ha inoltre composto quattro romanzi : Pro-
celle dell'anima, Marco Delinas (autobiografia),
Bianca, e Bianca Monselice, e ha recentissi-
mamente pubblicato 11 dubbio, che aduna due
novelle, e ripubblicato Marco Delinas, sotto il
nuovo titolo di Via Mala, e Bianca, e Bianca
di Monselice pure ribattezzati Virtù d'amore.
La Marchesa Maria Plattis Maiogchi («Tò-
Le donne letterate nella prosa. 39$
landa), prende naturalmente posto presso Ful-
via, per raffinila di indirizzo sentimentale e
artistico che accomuna i loro scritti, ne' quali
riscontrate — più vivido in Jolanda — l' in-
flusso del romanzo fogazzariano. Oltre ad al-
cune opere di analisi psicologica storica (Le
donne nei poemi di Wagner, Le incognite), Jo-
landa, nella solitudine triste in cui la piombò
il soffio della morte tragicamente passando
sulla sua casa, ha composto più romanzi (Sotto
il paralume color di rosa, Rivincita, Tre Ma-
rie, Alle soglie d'eternità).
Freme nei romanzi di Jolanda un cuore par-
ticolarmente sensibile, amoroso, appassionato;
e che della passione sa più i dolori che i de-
liri; e quelli descrive con una verità impres-
sionante; su questi sorvola senza ostentazione
ina con verecondia. Il paesaggio è sentito ed
espresso con sicura ed efficace parsimonia di
tratti, facile e piana la forma.
Regina di Luanto (che vuol serbare il mistero
intorno al suo vero nome), vien qui terza per
virtù di contrasto con Jolanda. Essa con Sala-
mandra, La scuola di Linda, Gli agonizzanti,
La servetta, ha senza alcun rilegno preso ad
anatomizzare vizi, corruzione, passioni basse,
e nel suo stile tagliente, incisivo, persegue un
intento di moralità che nobilita la sua opera,
e fa apparire meno strana la signorilità opu-
lenta della sua bellezza femminile nell'ambiente
in cui analizzando si attarda.
Luigia Macina Gervasio (Luigi di San Giusto)
400 La letteratura dell'oggi.
[Un cinto, Nennella, Vita nuova, Errore, I bimbi,
La maestra bella, Fede}, tesse intorno alle fi-
gure disegnate con molta nitidezza, frutto d'una
fine analisi, intrecci vivi di interesse, e fatta fa-
migliare con T infanzia dall'esercizio dell'inse-
gnamento, ne tratteggia con particolar valentia
la piccola vita spirituale e materiale.
Gemma Ferruggia, sincera nell'opera sua come
nel suo nome, ha tentato il romanzo e la com-
media; questa lasciò ben presto, quello coltiva
con amore insieme al bozzetto [Fascino, Follie
muliebri, Gli addii (bozzetti)]; ha studiato con
particolar cura 11 cervello della donna sotto il
rispetto psicologico, e ha conquistato con que-
ste sue opere, che mostrano una forte indivi-
dualità, posto eminente tra le sue compagne
letterarie.
Ida Finzi, in tetteratura Haydée, è autrice di
bozzetti, novelle e racconti, scritti con uno stile
spigliato e nervoso, che ne fa simpatica la lettura.
Larghissima produzione romanzesca ha dato
Bice Speraz, prima col pseudonimo di Livia,
poi ben presto con quello molto più noto di
Bruno Sperani.
Questa scrittrice, dalmata di nascita ma mi-
lanese di dimora, si trasse coi suoi romanzi dai
disagi economici, scrisse per vivere, e per dire
qualche cosa, e la sua fantasia — sotto l'assillo
del bisogno — forni larga messe di intrecci ro-
manzeschi interessanti, prima per romanzi d'ap-
pendice, poi per volumi; dall' 81 ad oggi ha
pubblicato non meno di diciotto tra romanzi e
Le donne letterale nella prosa. 401
raccolte di novelle; fra i romanzi furono par-
ticolarmente lodati in Italia, e all'estero in tra-
duzione, Numeri e sogni (1885) U Avvocato Mal-
pieri (1888).
Viene ultima per età, ma procedente con passo
sicuro verso la fama Corinna Teresa Ubertis
(Térésah), che, dopo aver esordito con un vo-
lume di versi (Il campo delle ortiche) si è d'ac-
chito posta tra le migliori autrici di bozzetti
con Rigoletto che vinse un concorso bandito
dalla Lettura. Essa è anche tra le più promet-
tenti autrici drammatiche con Sul Gorner, e
II Giudice, dramma che fu prescelto tra quelli
di altri novanta concorrenti, nel concorso re-
centemente indetto dalla Società degli autori
drammatici in Roma.
Térésah prepara ora un nuovo dramma: Il
pane rosso.
Anche han tentato l'arringo scenico con lu-
singhiero successo in numerosi lavori Gual-
berta Alaide Beccari, e di recente Clelia Ber
tini Attili, Clarice Tartufari.
Del numeroso manipolo di scrittrici odierne
meritano pure onorevole menzione: Virginia
Treves (Cordelia) autrice di molte e buone rac-
colte di racconti e bozzetti (21 regno della donna.
Nel regno delle chimere, Dopo le nozze, I nostri
figli, Casa altrui, AlV aperto, ecc.) di buoni romanzi
(Catene, Il mio delitto, Per vendetta, L incom-
prensibile, ecc.), oltreché di libri per i ragazzi ;
Maria Torelli Viollier (1876), nota nel mondo
letterario col pseudonimo di Marchesa Colombi,
Ferrari. 26
402 La letteratura dell'oggi.
autrice del La gente per bene, raccolta di re-
gole di convenienza che ebbe favorevolissima
accoglienza, e di tredici volumi di romanzi e
novelle, (Troppo tardi, Il tramonto di un ideale,
Le gioie degli altri, ecc.) tra i quali è degno di
particolar menzione In risaia, di tanta verità di
ambiente, di tanto squisita sentimentalità. Le
opere sue ebbero onore di molte traduzioni in
lingua straniera.
Antonietta Giacomelli coltiva con notevole
fortuna un genere di scrittura sua particolare,
in tre successive opere (Lungo la via, Sulla
breccia, A raccolta) intrecciando alla biografia
tessuta in forma di diario di Nicoletta da Ponte,
protagonista, molteplici inviluppi di romanzo,
tra i quali e con i quali ella va combattendo
sempre più tenacemente in prò d'un suo nobile
ideale, di virtù e di moralità. La forma di diario
rende men sensibile l'impressione che potrebbe
farci la veste negletta e disadorna ;
Paola Baronchelli Grosson (Donna Paola),
acquistò miglior nome come giornalista, di che
vedremo; ma si devono ricordare quelle sue
bizzarre e ardite Confessioni di una figlia del
secolo, mussettiane nel contenuto e nella forma
nevrotica, alle quali seguirà tra breve I giovani
della pianura.
Buone novelliste sono pure: Amelia Rosselli
(Gente oscura) originale nella concezione, rapida,
sobria nella forma con intento di ironia pun-
gente, Sofia Bisi Albini, e la Contessa Eugenia
Codronchi Angeli (Sfinge), analizzatrice an-
Le donne letterate nella prosa. 40:*
ch'essa, come Jolanda, dei tipi psicologici di
donna che la storia ricorda (Femminismo sto-
rico), che ha pur tentato il romanzo con II col-
pevole e Dopo la vittoria, dove l'alto sentimento
del bene, e la vigorosa rappresentazione plastica
del bello di natura, compensano quel che v'è di
manchevole neir analisi psicologica, di troppo
generico e quindi indeterminato negli intenti.
Anna Vertua Gentile vide favorevolmente
accolto il suo Come devo comportarmi ?, regole
di buona creanza, che divise le lodi del pub-
blico con La gente per bene di Cordelia; pub-
blicò anche parecchi romanzi, prima in appen-
dice di giornali, poi in volumi; 1* efficacia edu-
cativa de' suoi scritti venne riconosciuta dal
Ministero della P. I., che approvò come libri di
testo sei volumetti suoi dal titolo: Un'allegra
nidiata, e il pubblico giudicò favorevolmente
l'opera sua più recente; Voce materna.
Anna Franchi (1867) ha tessuto la storia della
sua triste giovinezza in < Avanti il divorzio;
cui precedettero alcune novelle, e alcuni libri
per ragazzi; meglio è nota per l'opera sua di
critica artistica: Arte ed artisti toscani dal 1850
ad oggi (1902) che ebbe favorevole accoglienza.
Tre nomi di donna annovera la storia della
odierna critica letteraria: quello di Emma Bo-
ghen Conigliani (1866), insegnante a Brescia,
premiata con la medaglia dyoro dei benemeriti
dell' istruzione popolare, che pur tra le fatiche
dell'insegnamento trova lena e tempo per dare
alla luce notevoli e numerosi saggi critici, no-
40i La letteratura dell'oggi.
velie e traduzioni; quello di Maria Pezze Pa-
scolato (1869), laureata in lettere all'Università
di Padova, che attende con infinito amore alla
sua missione di educatrice in Venezia, e in pari
tempo dedica la sua eletta intelligenza e il suo
squisito gusto letterario ad opere di critica e
d'arte, e a felici versioni di opere straniere scelte
con ottimo criterio; e finalmente quello di Ca-
terina Pigorini Beri, sorella del notissimo ar-
cheologo parmigiano, che deve la simpatica ri-
nomanza di cui gode, più che alle sue novelle,
al frutto veramente notevole de' suoi studi di
critica e di folkore.
Il giornalismo conta anch'esso valenti colla-
boratrici fra le donne : Gualberta Alaide Bec-
cari diresse per lunghi anni il giornale femmi-
nista La Donna, prima a Venezia, poi a Bolo-
gna; Donna Paola è condirettrice della Scena
Illustrata di Firenze cui collabora assiduamente ;
Olga Lodi Ossani fu redattrice attiva del Ca-
pitan Fracassa, ed é ora della Tribuna Illu-
strata col pseudonimo di Febea; Neera colla-
bora a molti giornali, fra i quali il Marzocco
e il Fanfulla della Domenica; in molti scrive
Anna Franchi; del Fracassa fu collaboratrice,
del Mattino condirettrice sino a pochi di fa Ma-
tilde Serao; e Sofia Bisi Albini, scrittrice sim-
patica e garbata, dirige con geniali intenti edu-
cativi La Rivista delle Signorine; Anna Vertua
Gentile diresse per dodici anni, a Milano, il
periodico VItalia giovine.
§ iv.
Varie dal XIX al XX secolo.
Le arti plastiche, non la musica, hanno nello
scorso secolo seguita l'identica via di trasfor-
mazioni sulla quale abbiam visto procedere la
letteratura; sono passate, cioè, dal classicismo
antico al romanticismo puro o patriottico, e da
questo, per vari gradi, ad un classicismo rin-
novato.
Sul finire del secolo XVI li, quando nella
poesia imperavano da insuperate altezze Vittorio
Alfieri e Giuseppe Parini, Carlo Botta e Vin-
cenzo Monti, e il classicismo pareva rivivere
in tutta la magnificenza dei suoi atteggiamenti,
la pittura s'elevava pure a classica perfezione
con Andrea Appiani coetaneo del Monti, e la
scoltura toccava V eccellenza accademica con
Antonio Canova.
Andrea Appiani. — (1754-1817), detto il pittore
delle Grazio, frescava con purezza di disegno,
classicità di concezione, paganesimo di soggetti,
gli Amori di Psiche nel palazzo, ora reale, di
Monza, e di soggetti sacri abbelliva la cupola
406 La letteratura dell'oggi.
di Santa Maria presso bari Gelso in Milano.
Né meno squisita eleganza e signorilità di
linea, né meno profonda conoscenza della tec-
nica portava nell'arte sua classica Antonio Ca-
nova (1757-1822), che con una straordinaria ope-
rosità e con potenza di genio idealizzatore ria-
nimava nel marmo Amore e Psiche come le
Tre Grazie, Venere oincitrice come Ebe, Cle-
mente XUI, e Maria Cristina come Napoleone I\
e il Foscolo s'ispirava ài suoi marmi per l'ul-
timo canto del classicismo morente, YInno alle
Grazie.
L' architettura invece sfrondava lo stile clas-
sico di quella lussureggiante fioritura di fan-
tasia che era caratteristica del barocco, e deca-
deva nel neo-classicismo già iniziato da Luigi
Vanvitelli (1700-1773), con Giuseppe Piermarini
(1736-1808) autore del Teatro alla Scala di Mi-
lano (1776-1778), con Luigi Canonica (1764-1844),
edificatore dell'Arena milanese (1806-1807), con
Luigi Cagnola (1762-1833), famoso autore del-
l'Arco del Sempione o della Pace, pure a Mi-
lano (1807-1837), quello che forse più d'ogni altro
suo contemporaneo senti e riprodusse la solen-
nità maestosa della classica linea*
Intanto, ancora come nella letteratura, anche
nell'arte s'iniziava la lotta- tra classici e roman-
tici; e mentre gli uni, gli artisti creatori, com-
battevano con opere immortali, gli altri, i cri-
tici, aguzzavano alla lotta le armi della storia;
e Tommaso Temanza (1705-1789), già aveva scritte
le Vite dei più celebri architetti e scultori ve-
L'arte dal XIX al XX secolo. 407
neziani del secolo XVI; lo imilava Francesco
Milizia (1725-1798) con Memorie degli archi-
tetti antichi e moderni, combattendo fiera lotta
in prò' del neo-classicismo; lo superava Luigi
Canina (1797-1855) con opere di storia e di po-
lemica. Intanto Antonio Diedo (1772-1847) pro-
fessava estetica classica a Venezia, e Luigi Po-
letti (1792-1869) insegnava classici precetti in
Roma, e li traduceva in atto riedificando San
Paolo e con altre opere.
Ma tuttociò non fu valida diga contro il dila-
gare del romanticismo che segui alla restaura-
zione anche nell'arte.
Ecco il romanticismo cristiano con Lorenzo
Bartolini (1776-1850) scultore di quella Fiducia
in Dio che il Giusti cantò in un suo ispirato so-
netto; ecco la pittura 3torica con Francesco
Hayez (1791-1881), pittore che superò ogni altro
suo contemporaneo per delicatezza di forma,
verità d'espressione, sicurezza di contorno e
vivacità intonata di colore; ecco il romantici-
smo puro con Carlo Marocchetti (1805-1868),
che fece coi suoi busti e le sue statue onorata
in Francia e Inghilterra la nuova arte italiana.
Ne mancò la pittura patriottica al momento
dell'azione; Massimo d' Azeglio fece la Disfida
di Barletta non meno famosa col suo romanzo
che col suo quadro; Nicolò Barabino (1831-1891)
popolò, in quarantanni d'assiduo lavoro, di te-
sori dell'ingegno e dell'arte storica e religiosa
l'Italia intera e specialmente Genova sua patria;
Adeodato Malatesta (1806-1891) emulò nell'E-
408 La letteratura dell'oggi.
milia la squisita arte dell'Hayez, anch'egli trat-
tando soggetti storici e patri.
Ecco finalmente il romanticismo volgere la
pittura e la scultura, come già per i canoni
manzoniani s' era volta la poesia, allo studio
amoroso del vero, alla rappresentazione sincera
della vita contemporanea, della natura.
A Milano i due fratelli Induno, Domenico [1815-
1878] e Girolamo [1827-1890], chiedevano ai sem-
plici episodi della vita quotidiana, borghese, delle
famiglie, delle vie, l'ispirazione a quadri vivaci
per sentimento e per colorito, corretti e lindi
nel disegno.
A Napoli Filippo Palizzi [1818-1899] rinno-
vando più viva e vera ancora l'arte nella quale
era stato maestro già nel secolo precedente il
pittore milanese Francesco Londonio [1723-1783],
popolava i suoi quadri di animali riprodotti con
un'evidenza meravigliosa.
Simile moto e con vigoroso impulso si com-
pieva nella scultura per opera di Giovanni Du-
prè [1817-1882] letterato e scultori» fiorentino,
emulo del Bartolini, e di Vincenzo Vela [1822-
1891], il potente e originale ingegno ticinese che
atteggiò a risoluto realismo la scultura con
le sue forti opere, dallo Spartaco al Napoleone
morente. .
Ecco ormai fiorire splendida la moderna arte.
Mentre a Milano Tranquillo Cremona [1837-
1878], poneva il frutto di severi studi della tecnica
nel disegno e nel colore a servizio d' un'arte
novatrice che pareva fatta d'impressione, di luci
L'arte dal XIX al XX secolo. 409
e di ombre, e diveniva, come il Cesarotti, « pa-
dre incorrotto di corrotti figli >, Domenico Mo-
relli napoletano [1826-1902], dava il colpo di gra-
zia all'arte accademica coi suoi quadri cosi pieni
di luce, cosi vivi, freschi, suggestivi d'impres-
sione, e Giulio Monteverde [1837] piemontese,
concretava nel marmo, con potenza rievocatrice
di vita, le concezioni della sua lussureggiante
fantasia disposatasi al più vivo senso d'arte
naturalista.
E fu da questo momento un pullular d'artisti
di cui vano sarebbe ora voler ricordare qui
tutti i nomi, quali spingenti la pittura impres-
sionista, di cui è decano A. Formis, e sono
maestri Mosé Bianchi e Filippo Garcano ,
oltre i limili concessi dall'arte; quali troppo
ligi alle forme accidentali del vero fotografi-
camente riprodotte; quali tentanti nuovi artifici
tecnici di luminosità, sommi tra essi Giacomo
Segantini [1858-1899], e Giacomo Favretto [1849-
1887], con più o meno di successo; quali final-
mente contemperanti il senso squisito della
modernità, colle ispirazioni d'un nobile idea-
lismo, e con la purezza classica della tecnica e
dell'arte, per cui furono grandi il Canova e
l'Appiani; tali, per dir dei maggiori , nella
pittura Giuseppe Bertini [1820-1898], ed Eleu-
terio Pagliano [1826] in Lombardia, Ettore
Tito e Luigi Nono nel veneto, Francesco Ja-
covacci [1838] a Roma. Tali nella scultura
Francesco Jerace di Napoli, del quale, io non
conosco il maggiore oggi per maestria d'arte,
410 La letteratura dell' oggi.
purezza e signorilità di linea, nobiltà di conce-
zione, Ettore Ferrari romano, emulo del com-
pianto Ercole Rosa [1846-1893], il Butti, il
Grandi, il Magni, il Secchi, lombardi, il Ta-
bacchi, il Calandra, e il Bistolfi a Torino e, tra
i giovini ottimo il Trentacoste.
L'architettura ebbe anch'essa il suo periodo
di romanticismo, e meglio dovrebbe dirsi di
confusionismo architettonico, nato dal voler
chiedere modelli e ispirazioni air architettura
medievale, libera e capricciosa, oscillante tra
la scuola lombarda ed il rinascimento, tra il
gotico ed il bizantino. Ne venne un'arte prege-
vole nella riproduzione dei caratteri propri alle
varie scuole, ma spesso infiacchita e snaturata
dallo sforzo vano di contemperare tra loro queste
varie maniere, per trarne un nuovo stile.
Oggimai molti han veduta l'inutilità di tale
sforzo, e di essi taluni hanno acuita e perfe-
zionata la già notevole loro attitudine — eser-
citatasi nel restauro degli antichi monumenti —
a ravvivare con artistica riproduzione la clas-
sica linea, tali il povero G. Brentano [1862-89],
cosi immaturamente rapito all'arte, Luca Bel-
trami [1854], onore della architettura lombarda;
altri tentano un'arte nuova — e che per ora ha
solo carattere industriale — cioè la siddettaarte
liberty.
Intanto fiorisce la storia dell'arte nelle opere
di G. B. Cavalcaselle [1827-1897], del Crivel-
lucci, di Corrado Ricci, di Alfredo Melani,
del Venturi, squisito critico quanto dotto sto-
L'arte dal XIX al XX secolo. 41 1
rieo clic lia dato leslè alla luce il II. tomo della
sua Storia dell'arte (1) opera monumentale con-
dotta con modernità di criteri, edita con vera
signorilità di mezzi.
La critica artistica conta nomi pregevoli quali
quelli di A. Venturi, G. Boito, G. Ricci, V. Pica,
U. Oietti, E. Thovez; Pompeo Molmenti illustra
con ottime monografie 11 Carpaccio e il Tie-
polo (1885), Il Moretto da Brescia (1898), La
Scuola di Sant'Orsola e i quadri del Carpaccio
(1903, in collaborazione co G. Ludwig), La pit-
tura veneziana (1903). E viva, lussureggiante,
ricca di tutti i lenocini e le seduzioni d'una
parola che ruba le malie alla musica, alla scol-
lura, alla pittura, fiorisce la critica parlata di
Antonio Fradeletto, educatosi all'arte tra le
meraviglie della sua Venezia.
La musica — sorta più tardi di tutte le altre
arti e quando queste avevan già percorso o tutto
o quasi il loro cammino ascendente — ha avuto
vita non contemporanea ad esse. Ebbe anch'ella
il suo rinascimento, ma fu d' un secolo poste-
riore al rinascimento letterario, ed ebbe inizio
col Palestrina [1514?-1594].
Il seicento fu periodo di decadenza per tutte
le arti, ma la musica fiori invece allora per l'ap-
punto con Claudio Monteverde [1568-1643].
V Arcadia fu per la letteratura ancora manife-
stazione di decadenza, e Arcadia pure si potrebbe
qualificare quella scuola musicale. <$he fu detta
(\) Milano, Hoepli, 1902.
412 La letteratura dell'oggi.
napoletana dai suoi principali maestri e che iìori
in Italia nella seconda metà del secolo XVIIL Fu
però scuola decadente? Io non oserei dirlo, tanta
la freschezza, la giovenilità, la vivacità e gaiezza
dell'ispirazione che fece immortali le opere del
Gimarosa e del Paisiello, che rese per lungo
tempo incerta la vittoria tra Gluckisti e Piccin-
nisti a Parigi. Arcadica per la tenuità sua, per
il suo « compiacersi ed accontentarsi di acca-
rezzare, per cosi dire, l'epidermide dell'anima,
senza entrare nelle sue più oscure profondità >,
la musica del finir del settecento segna tuttavia
l'apogeo dell'antica scuola operista italiana che
doveva, secondo la frase del. Panzacehi, « ele-
gante vaso di Campania, spezzarsi urtandosi
col ramo tedesco ».
Ma ancora risonava l'eco delle dolci e lim-
pide melodie del Gimarosa, ancora il Paisiello
profondeva le gemme purissime della sua mu-
sica soave o giocosa, quando un giovine di
ventun anni dava al pubblico la sua prima
opera: Tancredi.
Fu questi Gioachino Rossini [1792-1868], il
musicista meraviglioso d'ispirazione e di fecon-
dità, se non per numero d'opere, per incredi-
bile rapidità nel comporle, il vero genio crea-
tore della moderna opera italiana.
Ed ecco intorno a lui adunarsi la scuola che
potrebbe ben dirsi « dei signor dell'altissimo
canto ».
Ecco Vincenzo Bellini [1802-1835], anima me-
lodica per eccellenza, ricco di tanto senso di
L'arte dal XIX a l XX secolo. 4 1 3
modernità, il romantico malinconico e dolente
della Norma, della Sonnambula, dei Puritani;
ecco Gaetano Donizzetti [1798-1848] romantico
anch'esso, con la Lucia di Lamermoor, col Po-
liuto, con la Favorita; ecco Saverio Merca-
tante [1797-1870] ; ecco Giovanni Pacini [1796-
1867]; ecco Enrico Petrella [1813-1877] con le
Precauzioni.
Parve il genio musicale dovesse essersi spos-
sato in quel gigantesco sforzo. Doveva egli
invece trarne lo slancio per levarsi a sublimi
altezze.
Taceva il Rossini, compiuto nel 1829 il Gu-
glielmo Teli, il suo capolavoro insieme col Bar-
biere di Siviglia; era morto nel '35 il Bellini,
morta nel '36 Maria Malibran, la grande col-
laboratrice di quei geni, quando un giovine,
quasi ignoto musicista, trascinava con una sua
opera il pubblico di Parma a deliri di entu-
siasmo: nel 1842 Giuseppe Verdi [1813-1901] pro-
duceva il Nabucco.
Mi parrebbe superfluo ritessere oggi, mentre
Italia ancor piange perduto il suo gran genio
musicale, la storia dei trionfi della musica ver-
diana, ricontare i gradini di quella mirabile
ascensione che va da ir Oberto di San Bonifacio,
al Falstaff, durante la quale l'arte del musi-
cista s'è venuta affinando, trasformando, indivi-
duando potente, s'è imposta al pubblico di tutto
il mondo, con una originalità e sincerità im-
pareggiate, con una vena melodica spontanea,
ricca, inesauribile, con una ricchezza di toni
414 La letteratura dell'oggi.
sentimentali e drammatici che gli ha consen-
tito la descrizione musicale delle passioni più
violente e terribili, come la dipintura dei senti-
menti più dolci ed elegiacamente lirici, con una
vivacità e varietà d'ispirazione che s'è purifi-
cata e accostata alla perfezione, senza mai per-
dere la pura italianità sua, né la freschezza
della sua vena, tanto da consentire all'artista
già vecchio la potenza tragica dell' Otello, e la
lussureggiante festività del Falstaff.
È dolce chiudere il discorso sulle moderne
manifestazioni del genio italico, traendo orgo-
glio e lieto vaticinio dal nome di questo grande
che, assidendo la nostra patria sopra un trono
incontrastato nei regni dell'arte, fu ad un tempo
tra i più grandi cooperatori della nostra unità
e die toni dolcissimi, accenti strazianti di com-
mozione, maschie voci d'entusiasmo e di ribel-
lione ai combattenti, ai prigionieri, ai martiri
del nostro riscatto. Per lui anche l'arte musi-
cale occupò, degnamente quanto ogni altra, il
suo posto tra i grandi fattori dell'indipendenza
e dell'unità italiana; per lui il nome italiano va
grande e onorato fra le genti.
FINE.
INDICE ALFABETICO DEI NOMI
I numeri in transetto indicano i luoghi dove si trovano
indicazioni bio o bibliografiche.
1773-1846 Acerbi Giuseppe 110. 148
1741-1797 Affò Ireneo 32. 34
Aganoor Vittoria 394-395
1728-1804 Albergati Francesco 243
AlbertinrG. 297. 331
1812-1878 Aleardi Aleardo 235. 238-241
1749-1803 Alfieri Vittorio 4. 5. 40. 49. 56. 69. 71 79. 84. 88. 80.
91. 104. 107. 109. 113 117. 123. 133. 136. 161. 199. 202.
247. 311. 405.
1712-1764 Algarotti Francesco 43. *
Alici ? 305
Alonge- Antonino 306
Amelotti G. 298
A menta. 58. "64
1837-1890 Angiulli Andrea 373
Anile Antonino 290
Anzoletti Luisa 395
Antona Traversi Camillo 326
1881 Antona Traversi Giannino 324. 328
1828 Ardigò Roberto 372. 373
1782-1836 Arici.Cesarel26
Aristarco Scannabue vedi Baretli
1829 Ascoli Graziadio Isaia 376
416
Indice alfabetico dei nomi.
1770-1834 Arrivabene Ferdinando 225
1840 Arbib Edoardo 337. 366. 387
1866 Avancini Avancinio 340
1798-1866. Azeglio (d') Tapparelli Massimo 153. 198. 209-210.
223. 407.
Azeglio (d'> Tapparelli Cesare 155. 170
1863 Baccelli Alfredo 275. 290
Bacci Orazio 174. 359. 363
Bacigaluppo Nicola 304
1789-1853 Balbo Cesare 11. 220. 225
1714-1780 Balestrieri Domenico 136
Bandiera (P.) 80
Barbarani Berto 302
Barbi Michele 388
1851 Barbi era Raffaello 367-368
1716-1789 Baretti Giuseppe 32. 45-46. 47. 49. 89. 133. 134. 135.
Barison Eugenio 302
Baronchelli Grosson Paola 402. 404
Barotti F. 34.
1836 Barrili Anton Giulio 336. 346
1833-1894 Bartoli Adolfo 358 361
1844 Barzellotti Giacomo 373
Bazzoni Gian Battista 209
Beccari Gualberta Alaide 401. 404
1738-1794 Beccaria Cesare 21. 27-29. 85. 93
Bel lata 11 a Archimede 305
1791 1863 Belli G. Gioacchino 138. 143-146. 306
Bellini Melchiorre 301
Belloni Antonio 350
1785-1821 Benedetti Francesco 126
1783 1851 Berchet Giovanni 134. 148-151. 163. 187. 188. 190-191.
193.:231. 232. 277
Bernetti F. Saverio 305
1830 Bersezio Vittorio 331. 338.
1869 Bertacchi Giovanni 289
Bei-tini Attili Clelia 396. 401
1753-1798 Bertela Aurelio 39. 40-41. 48. 49. 93. 110. 116
1870 Bertolazzi Carlo 332-333
1836 Bertolini Francesco 365
Indice alfabetico dei nomi.
417
1840
1792-1882
1718-1808
1835
1853
1855
1768-1830
1818-1886
1662-1729
1806-1870
1841
1776-1839
1866
£1842
1836
1788-1858
1841-1903
1828-1895
1515-1580
1840-1893
1827-1899
1766-1837
1841-1903
1798-1862
1802-1866
Betteloni Vittorio 243
Betti Salvatore 226
Bettinelli Saverio 32. 34. 37. 43-44. 45. 49. 70. 89. 110
136
Bettoli Parmenio 315
Biadego Giuseppe 362
Biagi Guido 275. 362. 363. 367
Biagioli Giosafatte 129
Bianchi Brunone 225
Bianchi Nicomede 222. 366
Bianchini Francesco 12
Biava Samuele 191
Biblioteca Italiana 110. 148
Bignami Vespasiano 299.
Biondi Luigi 126
Biondo Flavio 8. 171
Bisi Albini Sofia 402. 404
Boghen Conigliani Emma 403-404
Bogno Ettore 302
Boito Arrigo 334
Boito Camillo 340. 411
Bon Francesco Augusto 244
Bonacci Brunamonti Alinda 395
Bonavino Cristoforo vedi Franchi Ausonio
Bonghi Ruggero 129. 155. 369
Bonzanini G. 331
gorelli A. 333
Borghini G. Vincenzo 8
Borgognoni Adolfo 362
Bossetti Giovanni 291-292
Botta Carlo 127-128. 405
Bottari Giovanni 34
Botti Binda Rachele 395
Bovio Giovanni 329-330. 371-372. 384
Bracco Roberto 308. 323. 326-327
Branda (P.) 80. 136
Bresbi Ettore 304
Bresciani Antonio 212
Brofferio Angelo 192-193. 231. 378
Bruni Leonardo 171
27
418
Indice alfabetico dei nomi.
Bucchetti G. 298
Buratti Pietro 137
1843 Bussi Federico 299. 331
1868 Butti E. Annibale 256. 324-326.
353
1823-1903
1764-1766
1847
1811-1875
1838
1838
1804-1895
1810-1877
1792-1876
1821
1839
1812-1884
1836
1778-1859
1801-1850
1673-1724
1778-1846
1820
1835
1839
1814
1505?-1571
1721-1803
Caccianiga Antonio 338
Il Caffè 29
Cagna A. G. 337
Calvia Pompeo 309
Camaiti Ventanno 305
Camerini Eugenio 224
Campagnani Policarpo 299
Canello Ugo Angelo 377
Cannizzaro Tomaso 278
Cantoni Rocco 301
Cantù Cesare 209. 221
Cantù Ignazio 226
Capponi Gino 129. 153. 171. 172. 174. 198-199. 200.
201. 205. 206
Capranica Luigi 338
Capuana Luigi 333. 348
Capurro Giovanni 308
Caracciolo 8
Carcano Giulio 227-238
Carducci Giosuè 2. 7. 8. 21 n. 38. 39 n. 48. 79. «3.
84. 87. 92. 112. 120. 128. 145. 158. 177. 183 n. 184.
239. 257. 260. 263. 264-273. 274. 275. 277. 278. 281.
291. 360-361. 364-366. 380. 393
Carena Giacinto 155
Carrer Luigi 41. 196.
Caruso G. Battista 9
Casa (della) Giovanni 16
Casini Tomaso 362
Cassi Francesco 126
Castelli Pompeo 298
Castelnovo (di) Leo 315
Castelnuovo Enrico 345-347
Castelvecchio Riccardo 314
Castelvetro Lodovico 10. 171
Casti G. Battista 39. 49. 78
Indice alfabetico dei nomi.
41<>
1801-1869
1827-1897
18421898
1810-1861
1794-1880
186 L
1760-1828
1730-1808
1789-1851
1857
1711-1785
1833
1855
1802-1870
1827
1553-1627
1770-1823
1756-1821
1747-1838
1835
1818
1677-1749
1822
1822
1815-1888
1830-1881
1771-1836
Cattaneo Carlo 220
Cavalcasene G. Battista 410
Cavallotti Felice 277. 314. 379.
Cavour Camillo 378
Cena Giovanni 276-276
Centofantì Silvestro 198 200
Cesareo G. Alfredo 276. 362
Cesari Antonio 37. 98. 130. 171. 268
Cesarotti Melchiorre 37. 75 94-97. 98. HO. 133. 135.
136. 171. 409
Checcucci Camillo 291
Cherubini Francesco 143. 298.
Chiappelli Alessandro 360. 872. 377
Chiari Pietro 65. 68. 136
Chiarini Giuseppe 121. 268. 273274. 275. 360. 377.
Chiossone David 244
Ciampoli Domenico 348-348
Cian Vittorio 362
Cibrario Luigi 222
Cicognini Jacopo 58
Qma Camillo 299. 330-331
Cittadini Celso 171
Cletto Arrighi vedi Righetti C.
Coco Vincenzo 128
Codronchi Angeli Eugenia 402
Colautti Arturo 278. 282-293. 334
Colletta Pietro 128. 174. 198.
Colombo Michele 171
Comparetti Domenico 362
Concari Tulio 359
// Conciliatore 148. 151
Conti Angelo 375
Conti Antonio 67. 68-69. 93. 134. 135
Conti Augusto 369
Coppino Michele 379
Cordelia (vedi Treves)
Correnti Cesare 222. 370. 379
Cosenza (Barone) 244
Cossa Pietro 249-260. 311
Costa Paolo 126. 129. 171
420
Indice alfabetico dei nómi.
1834 Costetti Giuseppe 315
1663-1728 Crescimbeni G. M. 17. 33
1852 Crespi Gaetano 299 800. 302. 310 n.
Crivellucci C. J. 410
Croce Benedetto 374. 388
Crosara Adolfo 302
1703-1745 Crudeli Tommaso 38
CucinieUo 244
Curi Antonio 305
1858 Curti Antonio 300. 331
Custodi Pietro 30
1864
1810-1873
1835
1864
1749-1838
1846
1869
1846
1840
1754-1824
1821-1895
1841
1851-1901
1731-1813
1813-1887
1836-1900
1861
1754-1827
1817-1883
Dadone Carlo 354
Dall' Ongaro Francesco 137. 234
D' Ancona Alessandro 359. 361. 367. 388.
D'Annunzio Gabriele 260.263.264. 275. 278-283. 281
293-296. 311-318. 349-353. 375
Da Ponte Lorenzo 57
De Amicis Edmondo 354-357. 387
De Bosis Adolfo 283
De Capitani Massara Rosa 300
De Domini cis Giovanni 308
De Dominicis Saverio 373. 385
De Gubernatis Angelo 377
D'Elei Angelo Maria 126. 202
Deledda Grazia 397-398
De Leva Giuseppe 365
Della Chiesa Speri 301
Della Porta Antonio 233
Del Lungo Isidoro 362. 365
De Marchi Emilio 300. 339-340
Denina Carlo 32-33
De Paulis Giovanni 309
Depretis Agostino 379
De Renzis Francesco 314
De Roberto F. 177. 182. 348
De Rossi Giovan Gherardo 39. 41. 243
De Sanctis Francesco 162. 225. 358. 359-300. 374
Di Giacomo Salvatore 308. 333
Di Martino Gaspare 333
Indice alfabetico dei nomi.
421
Di Napoli Vito V. 333
1513-1574 Doni Anton Francesco 16
Donna Paola vedi Baronchelli
Dossi Carlo vedi Pisani
1849 D'Ovidio Francesco 362. 377 -
1817-1882 Duprè Giovanni 224
Duroni Giovanni 331
1778-1835
1660-1742
1846
1827-1898
1815-1879
1755-1807
1846
1812-1866
1772-1844
1847
1749-1802
18121876
1822-1889
1856
1856
1852
1836-1898
1851
1752-1788
1852
1811
Fabbri Edoardo 202
Fagioli G. Battista 58. 64. 212
Faldella Giovanni 379
Fambri Paulo 314. 360
Fanfani Pietro 377
Fan toni Giovanni 48. 117. 202
Farina Salvatore 336-337
Farini Luigi Carlo 221-222
Fasolo Oreste 298
Fauriel Claudio Carlo 155. 171
Faustini Valente 303
Favaro Antonio 362
Febea vedi Lodi
Federici Camillo 243
Ferrari Giuseppe 16
Ferrari Paolo 246-249
Ferrari Severino 274 275
Ferrerò Alfonso 298
Ferrerò Guglielmo 290
Ferri Enrico 384. 385
Ferriani Lino 385
Ferrigni Pietro 386-387
Ferruggia Gemma 400
Fiammazzo Antonio 364
Filangieri Gaetano 21. 23-24. 25. 37
Fino Leone 298
Finocchiaro Vincenzo 309
Finzi Giuseppe 358
Finzi Ida 400
Flaminj Francesco 359. 362
Flechia Giovanni 376. 377
Foà Arturo 290
422
Indice alfabetico dei nomi.
1842 Fogazzaro Au Ionio 257. 275. 287-268. 340-344. 345. 396
1850 Fontana Ferdinando 298. 331. 334
1666-1736 Fontanini Giusto 17
1798-1858 Fornaciari Luigi 226
1824-1996 Fortis Leone 314. 386
1778-1827 Foscolo Ugo 34. 82. 85. 87. 92. 101. 110-121. 122. 124.
126. 133. 140. 188. 197. 198. 201. 202. 203. 225. 237. 406
1803-1866 Fraticelli Pietro 225
1859 Fradeletto Antonio 301. 380. 411
1367 Franchi Anna 403. 404
1821-1895 Franchi Ausonio 372-373
1692-1768 Frugoni Innocenzo 39. 41. 42. 43. 75
Frusla Arrigo 298
1834-1876 Fuà Fusinato E. 391
1843 Fucini Renato 304
Fulvia vedi Saporiti
1817-1888 Fusinalo Arnaldo 234-235
1745-1830
1728-1787
1852-1897
1770-1846
1806-1872
1813-1866
1712-1769
1815-1881
1778-1861
1816-1882
1847
1676-1748
1790-1873
1660- 1729
Galeani Napione G. F. 32. 97-98. 171
Galiani Ferdinando 21. 22-23. 37. 57
Gallina Giacinto 331-332
Galluppi Pasquale 132
Galluzzi 32
Galvani Giovanni 131. 226
Garneri B. 298
Gastaldi Giovanni 298
Gazzoletti Antonio 234
Genovesi Antonio 21-22
Gherardi del Testa Tommaso 245
Gherardini Giovanni 142
Giacomelli Antonietta 402
Giacometti Paolo 245-246
Giacosa Giuseppe 316-320. 324. 334
Gianelli Elda 395
Giannone Pietro 7. 12-13. 21. 26. 31. 34
Giannone Pietro 193
Giannotti Giovanni 298
Giaquinto Adolfo 307
Gigli Gerolamo 36 n. 58
Gimma Giacinto 17
Indice alfabetico dei nomi.
423
1G98-1771
1801-1852
1774-1848
1776-1834
1812-1872
18Ì8-1884
1714-1780
1809-1850
1836
1707-1793
1861*
1808-1891
1720-1806
1713-1786
1848
1664-1718
1740-1811
1791-1853
17981858
1819-1874
1822-1889
1804-1873
1845
Ginatini Pietro Paolo 31
Gioberti Vincenzo 218-219. 220
Giordani Pietro 110. 121. 129. 131. 142. 148. 174. 175.
176 n. 198. 268
Giorgeri Contri Cosimo 289-290
Giovagnoli Raffaello 338
Giraud Giovanni 244
Giudici Emiliani Paolo 224
Giuliani G. Battista 225
Giulini Giorgio 31-32
Giusti Giuseppe 153. 198.199.201.214-216.231.234.407
Gnoli Domenico 144. 274. 360
Goldoni Carlo 49. 55. 59-68. 71. 88. 133. 135. 136. 138.
243. 244. 247. 369
Gorra Egidio 378
Gorresio Gaspare 376
Gozzi Carlo 34. 65-66. 93. 135. 133
Gozzi Gaspare 42. 44-45. 47. 49. 61. 89. 94. 133.
Graf Arturo 134 n. 156 n. 157. 167. 183 n. 184 n. 275.
276-277. 344-345. 361. 367
Gravina Gian Vincenzo 7. 13. 14. 52. 67
Grilli Luigi 290
Gritti Francesco 136. 138. 143
Grossi Tommaso 139. 140. 153. 193-195. 209. 227
Guadagnoli Antonio 212-213. 234
Gualterio Filippo 222
Guasti Cesare 376
Guerrazzi Francesco Domenico 198. 201. 207. 208
210. 211-212. 235. 378
Gue rr ini Olindo 286-287. 392
Haydée vedi Finzi Ida
1857
1845-1896
1678-1757
1836
Ilari Nino 307
Illica Luigi 334
Interdonato Stefano 314
Intieri Bartolomeo 21
Jacopone da Jesi 306
Jolanda vedi Maiocchi
Kerbaker Michele 376-377
424
Indice alfabetico dei nomi.
1815-1863
1761-1838
1843
1685-1752
1798-1837
1823-1894
1836
1836
1867
Labindo vedi Fantoni
La Farina Giuseppe 222
Lampredi Urbano 131. 171
Lara (Contessa) vedi Mancini
Lattes Elia 377
Leonarducci Gaspare 42
Leoncavallo Ruggero 334
Leoni Mario vedi Albertiui
Leopardi Alfonso 305
Leopardi Giacomo 120. 153. 173-186. 187.198.201.237
Lessona Michele 380-881
Lioy Paolo 381-382
Lipparini Giuseppe 290
Lodi Ossani Olga 404
Lombroso Cesare 384
Lopez Severino 323. 327-328
Lorenzi G. B. 57
Luigi di San Giusto vedi Macina
Lupi Augusto 307
Luzio Alessandro 388
1798-1885
1675-1755
1630-1699
1828-1849
1799-1885
1858-1898
1817-1888
1674-1739
1690-1788
1831
1785-1873
1790-1852
Macina Gervasio Luigia 399-400
Maffei Andrea 238. 395
Maffei Scipione 7. 12. 31. 42. 69. 122
Maggi Carlo Maria 10. 138
Mameli Goffredo 163. 233
Mamiani Terenzio 157. 220-221. 265. 369. 372
Mancini Cattermole Eva 392
Mancini P. Stanislao 379
Manfredi Eustachio 42
Manni Domenico Maria 34
Manni Giovanni 276
Man tega zza Paolo 380. 381
Mantovani Dino 163. 362. 369
Manzoni Alessandro 87. 124. 134. 138. 151 172. 174.
187. 188. 193. 194. 195. 198. 199. 202. 209. 218. 227. 236,
237. 245. 257. 338. 355
Maragliano Alessandro 301
Marchesa Colombi vedi Torelli Viollier
Marchetti Giovanni 126
Indice alfabetico dei nomi.
425
Marco 306?
1800-1846 Marenco Carlo 203
1831-1899 Marenco Leopoldo 314
1852 Marradi Giovanni 275. 276. 281
1665-1727 Martelli Pier Jacopo 34. 67-68
1824 Martignoni Cario 298
1852 Martini Felice 369
1841 Martini Ferdinando 162. 243. 258. 3(4. 315. 360
1803-1882 Martini Vincenzo 244-245. 246
Martoglio Nino 309. 338
1750-1800 Mascheroni Lorenzo 47. 102
1837 Masi Ernesto 4. 362
1811-1895 Maspero Paolo 243
1826 Massarani Tulio 369-370
1874 Mattei Gentili Paolo 345
1816-1883 Mauri Achille 209
1805-1762 Mazzini Giuseppe 77. 114. 115. 121.207-209.219.225.
233. 262. 267. 288. 371
1850 Mazzoni Guido 274. 359
1707-1765 Mazzucchelli G. M. 34
1859 Melani Alfredo 410
17401815 Meli Giovanni 136. 137-138
1646-1704 Menzini Benedetto 41
1821-1872 Mercati tini Luigi 233
1838-1903 Mestica Giovanni 362
1698-1782 Metastasio Pietro 39. 41. 52-56. 138. 250. 251
1841 Milelli Domenico 274
1827-1888 Milli Giannina 391-392
Mineo Lorenzo 309
1818-1886 Minghetti Marco 378
1734?-1817 Minzoni Onorio 42. 104. 109
Misasi Nicola 348
1852 Molmenti Pompeo 360. 368-369. 41 1
1844 Monaci Ernesto 377
1663-1743 Mongitore Antonino 34
1813-1862 Montanelli Giuseppe 223
1839 Montecorboli Enrico 315
1843 Montefeltro (da) Agostino 379
1754-1828 Monti Vincenzo 40. 87. 92. 100-110. 113. 116. 117. 119.
122. 126. 129. 130. 136. 139. 140. 148. 152. 171. 188. 189.
195. 202. 203. 237. 405
426
Indice alfabetico dei nomi.
1814 Morandi Luigi 14G. 362. 3GS. 377
Morasso Mario 376
1852 Morselli E. Angelo 382-383. 385
1846 Mosso Angelo 383-384
1672-1750 Muratori Ludovico Antonio 7. 9. 10-12.17. 31. 33.34
Neera vedi Zuccaro
Negri Ada 392-393
1838-1902 Negri Gaetano 370-371
Nelli J. Angelo 58. 64
1840-1896 Nencioni Enrico 265. 380. 377. 393
1782-1661 Niccolini G. Battista 108. 112. 129. 153. 170. 171. 172.
198. 201-206. 222. 311
1788- 1855 Niccolini Giuseppe 203
1832-1861 Nievo Ippollito 227-229. 234
Noelli Agide 260
No sari Adone 301
1775-1847 Nota Alberto 243-244
Novali Francesco 359. 362. 388
Novelli Augusto 330
Oietti Ugo 354 411
1855 Oriani Alfredo 328
1660-1727 Orlandi Pellegrino 34.
Orsini Luigi 289
Orvieto Angelo 283
1587-1631 Osio Felice 8
Ossian vedi Cesarotti
1869 Padovan Adolfo 385
1867 Pagani Silvio 355
1748-1799 Pagano Mario 21. 24-26
Paggio Fernando 298
1766-1837 Pananti Filippo 126-127. 212
1841 Panzacchi Enrico 259. 277-278. 340. 360. 412.
Paoli Giulio 330
1763-1834 Papi Lazzaro 128
1736 1783 Paradisi Agostino 48
1797-1857 Paravia Pier Alessandro 226
1788-1862 Parenti Marc' Antonio 226
Indice alfabetico dei nomi.
427
1655-1715
1729-1799
1810-1852
1869
1855
1858
1713-1803
1875
1590-1773
1789-1854
1816-1858
1779-1822
1852
1853
1859
1751-1812
1753-1828
1849
1849
1802-1848
1775-1821
1839-1875
1862
Parlati Pietro 53
Parini Giuseppe 40. 80-89. 91. 92. 101. 104. 109. 117.
138. 139. 142. 215 234. 241. 247. 361. 405
Parzanese Pietro Paolo 232-233
Pascarella Cesare 281. 305. 306-307
Pascolato Pezze Maria 404
Pascoli Giovanni 260. 276. 284-286. 364
Passerini G. L. 363
Passeroni Gian Carlo 47. 49. 80
Pastonchi Francesco 283-284
Patrizi M. L. 385
Pelaez D'Avo ine Alberto 330
Pellegrino Camillo 8
Pellico Silvio 188- 190. 202. 223
Pércopo Erasmo 388
Peretti Antonio 235
Perrotla Avv. 309
Perticar! Giulio 129. 130-131. 171. 187
Pesci Ugo 387
Petrocchi Policarpo 377
Piadeni Federico 301
Piazza Giuseppe 290
Piazza Giulio 302
Piazza Ferruccio 302
Pica Vittorio 377. 41 1
Picciòla Giuseppe 274
Pierantoni Mancini Grazia 395
Pigorini Beri Caterina 404
Pilo Mario 374-375
Pindemonte Giovanni 70. 122. 202
Pindemonte Ippolito 100. 117. 118. 122-1
Pisani Dossi Alberto 354
Pizzi Italo 377-378
Platania Saru 309
Plattis Majocchi Maria 399. 403
Poerio Alessandro 163. 232. 233
Porro Lambcrtenghi Luigi 148. 187
Porta Carlo 138. 138-143. 145. 194
Praga Emilio 240
Praga Marco 329
428
ìndice alfabetico dei nomi.
1815-1884 Prati Giovanni 285-288. 241
Pucci Francesco 305
Pucci Vanni 309
Puccino della Chiacchiera vedi Pucci
Pullè Giulio vedi Castelvecchio
Pullè Leopoldo vedi Castelnovo
1682-1847 Puoti Basilio 129. 171
1695-1756 Quadrio Saverio 18. 33, 34
1871 Quaglino Romolo 289
? 1861 Raiberti Giovanni 301
1849 Rajna Pio 362. 377
1813-1894 Ranalli Ferdinando 226
Ranieri Antonio 174. 177
1814? 5? Rapi sardì Mario 291
1808-1873 Rattazzi Urbano 378
1809-1883 Regaldi Giuseppe 234
Regina di Luanto 399
1857 Renier Rodolfo 362. 368. 388
1812-1888 Revere Giuseppe 226. 234
1858 Ricci Corrado 410. 411
1816-1863 Ricotti Luigi 222
1830 Righetti Carlo 299. 331
1830-1903 Riguttini Giuseppe 377
1828-1889 Rizzi Giovanni 287
Rocca Luigi 364
1687-1765 Rolli Paolo 39. 93
1761-1835 Romagnosi Gian Domenico 93. 132. 140. 148. 188. 316
1788-1865 Romani Felice 234. 251
1776-1855 Rosini Giovanni 198. 199. 213. 226
1797-1855 Rosmini Antonio 153. 170. 218. 219
Rosselli Amelia 402
1783-1854 Rossetti Gabriele 163. 193. 231-232. 277
Rossi Vittorio 359. 362
1818-1874 Rovani Giuseppe 240
1854 Rovetta Gerolamo 316. 320-322. 324. 345 346. 347
1807-1881 Ruffini Giovanni 339
Rumor Sebastiano 345
Russo Ferdinando 306
Indice alfabetico dei nomi.
420
1832-1881 Salmini Vittorio 311. 814
Salustri C. A. 306. 807
1781-1867 Sanvitale Jacopo 286
Saporiti Rachele Fulvia 806
Sappa Mercurino 290
? 1900 Sarfatti Attilio 801-802. 332
1729-1804 Savioli Lodovico 32. 39-40. 48. 116.
1837-1901 Scartazzini G. A. 364
1860 Scherillo Michele 362. 364
Selvatico Riccardo 801. 331. 332
1867 Semeria Giovanni (P.) 378-880
1856 Serào Matilde 305-806. 404.
1721-1791 Serassi P. Antonio 34
1841 Sergi Giuseppe 382. 385
Serra Antonio 21
1792-1825 Sestini Bartolomeo 193. 105
1813-1877 Settembrini Luigi 224-225
Sfinge vedi Codronchi
1835-1885 Siciliani Pietro 878
Sighele Scipio 385
1867 Silva Giulio 301
Sindici Augusto 307
Simon i Renato 332
1773-1842 Sismondi G. Carlo 33
Soavi Giuseppe 290
Società palatina 10
Soldani Valentino 330
1865 Solerti Angelo 862
Solferini Amilcare 297
1740-1794 Spedalieri Nicola 25-26
Speroni Bruno vedi Speraz
Speraz Bice 40O40I
1695-1762 Spolverini G. Battista 47
Starace Francesco 383
Stecchetti Lorenzo vedi Guerrini
1824-1891 Stoppani Antonio 880
Storia letU tfltalia ecc. 359
1662-1830 Strocchi Dionigi 126
Stuffler Enrico 303
430
Indice alfabetico dei nomi.
1841-1869
1706-1761
1565-1635
1793-1829
1816-1883
1831
1809-1861
1731-1794
1707-1773
1802-1874
1844
1846
1853
1774-1852
1838-1892
1827
Tamanti G. B.
Tarchetti Iginio Ugo 241
Tartarotti Girolamo 32
Tartufali Clarice 401
Tassari Francesco 309
Tassoni Alessandro 10
Tcdaldi Fores L. Carlo 195. 202
Tempio Domenico 137
Tenca Carlo 224. 370
Térésah vedi Ubertis
Testoni Alfredo 303. 330. 333
Teza Emilio 377
Thouar Pietro 226
Thovez Emilio 411
Tiraboschi Gerolamo 17. 18. 32. 34-36
Tirabosco Antonio 47
Tivaroni Carlo 365
Tommaseo Nicolò 41. 109. 198. 200-201. 206. 225
Torelli Achille 122. 246
Torelli Viollier Maria 401
Torraca Francesco 125. 362
Torti Giovanni 118. 195
Trapassi Pietro vedi Metastasio
Treves Virginia 401. 103
Trezza Gaetano 339
Trezzini Angelo 298
Trilussa vedi Salustri
1806-1876 Uberti Giulio 240
Ubertis Corinna Teresa 401
1810-1873
1705-1788
1840
Valcarenghi Ugo 354
Valmagia Cirillo 298
Valore Alessio 309
Vandelli Giuseppe 364
Vannucci Atto 222
Varano Alfonso 43. 70. 104. 109
Venturi Adolfo 410. 411.
Verga Giovanni 322-323. 333. 347-348
Veroni Vincenzo 303
Indice alfabetico dei nomi. 431
1741-1816 Verri Alessandro 21. 28. 85
1728-1797 Verri Pietro 4. 21. 27. 28. 29-31. 37. 82. 85
Vertua Gentile Anna 403. 404
Vicini Luigi vedi Montefeltro (da)
1668-1644 Vico Gian Battista 7. 13. 14-16. 25. 31. 34. 92
1820 Vieusseux (Gabinetto) 198
1828 Vignoli Tito 383
1827 Villari Pasquale 302. 365
Viriglio Alberto 297
1751-1818 Visconti Ennio Quirino 101. 221
1832 Visconti Venosta Gino 340
Vitali Giuseppe 137
1749-1835 Vittorelli Jacopo 41-42. 48. 116
Vivanti Annie 383-394
Volpi Silvio 305
Zanazzo Giggi 386. 333
Zandrino F. M. 330
1820-1888 Zanella Giacomo 125 n. 241-242. 287. 394. 395
Zannoni G. Battista 59
1699-1777 Zanotti Frane. Maria 42
1839-1879 Zendrini Bernardino 241. 242
1668-1750 Zeno Apostolo 9. 17. 51. 52. 53. 55. 136
Zeno Pier Caterino 18
Zingarelli Nicola 358. 388
1821-1894 Zini Luigi 222
Zolesi Antonio 304
1792-1867 Zorutti Pietro 302
Zuccaro Radius Elena 388-387. 404
1839 Zumbini Bonaventura 104. 362
8oo
MANUALI HOEPLI
Pubblicati a tutto Gennajo 1904.
Ministero dell' Istruzione
Gabinetto
del Sottosegretario di Stato
Roma, 3 nov. 1900.
Ill.mo Signore
Coma. Ulrico Hoepli
Editore
MlCANO.
La collezione dei Manuali
Hoepli, ricca ormai di quasi
700 voltami, forma la più vasta
enciclopedia di scienze, lettere
«d ajrti finora apparsa in Ita-
lia/ Meritano lode certamente
« /gli autori, che in forma lu-
cida e breve hanno preparato
Aosì valido ausilio alla gioventù
mttudiosà, e Veditore che ha sa-
W outo scegliere, tra le varie di-
f* icipline, quelle che meglio val-
f yono a formare un complesso
* ii cognizioni indispensabili alla
cultura moderna.
firmato :
Enrico Panzaccui.
Sotto Segretario di Stato
Ministero della Pubbl. Istru\ione.
Il Ministro
per l'Agricoltura, l'Industria
e il Commercio
Roma, 25 ott. 1900.
111. sig. Coram. U. Hoepli,
Milano,
La larga accoglienza fatta
alla collezione dei manuali, e-
diti dalla Sua benemerita Casa,
deve certo formare la migliore
e più ambita ricompensa per la
S. V. Ill.ma, che con intelli-
gente cura ne dirige la pub-
blicazione.
Questo Ministero ha avuto più
volte occasione di fermare la
sua attenzione sui lavori che
più direttamente riguardano
V agricoltura, la zootecnia e le
industrie adesse attinenti, tro-
vandoli rispondenti allo scopo,
che la S. V. Rima si propone
di conseguire.
Mi torna quindi gradito di
esprimerne a Lei il mio sincero
compiacimento, mentre Lesau-
guro che sempre maggior fa-
vore abbia ad incontrare code-
sta Sua utile raccolta
firmato: Carcano
Min. dell'Air., Ina. e Comm
Tutti i MANUALI HOEPH sono elegantemente
legati in tela e si spediscono ftQnco diporto^
Regno. — Chi desidera ricevere iNtì"mi racc0'
mandati, onde evitare lo smarriment(ìÌPrefifal0
di aggiungere la sopratassa di raccomcn?0"6
9@* I libri, non raccomandati, via^g^
rischio e pericolo del committente «^^
i
800
Manuali Hoepli
Divisione sistematica.
Nella presente divisione sono radunate in pochi gruppi e
disposte in ordine alfabetico tutte le voci pia salienti delle
Materie trattate nei Manuali Hoepli e prego gli Studiosi dt
consultarla sempre nelle loro ricerche.
(Agraria.
Distillazione vinacce
Economia fabb. rurali
Enologia
Id. domestica
Estimo rurale
Id. dei terreni
Floricoltura
Fosfati, perfosfati
Frumento e mais
Frutta minori
Frutticoltura
Funghi mangerecci
Gelsicoltura
Humus
Igiene rurale
Id. veterinaria
Immunità a. malattie
Insetti nocivi
Id. utili
Latte, burro o cacio
Legislaz. rurale
Slacchine agricole
Mais
Abitazioni d. animali
Adulteraz. vino, aceto
Agricoltore(iliib.deli')
Agricoltore (pront. cL)
e d. ingegnere rurale
Agronomia
Id. e agricoltura
Agrumi
Aflmentaz. bestiame
Analisi vino
Animali da cortile
Id. parassiti
Apicoltura
Aisiour. aziende rurali
Bachi da seta
Bestiame e agricolt.
Campicello Scolastico
Cane
Cantiniere
Caseifloio
Catasto
Cavallo
Chimica agraria
Cognac
Colombi domestici
! Maiale
Malattie crittogam.
Computisteria agraria I Malattie dei vini
Concimi 'Meccanica agraria
Coniglicoltura i Mezzeria
Molini
Mosti e vini (densità d.)
Olivo e Olio
Olii vegetali, ecc.
Orticoltura
Panificazione
Patate
Piante e fiori
Piante industriali
Piante tessili
Pollicoltura
Pomologia «
Prato
Prodotti agr.d.Tropico
Bazze bovine, equine.
Selvicoltura
Sofisticazione vino e
aceto
Tabacco
Tartufi e funghi
Terreno agrario
Triangolaz. Top. e Cat.
Uve da Tavola
Vini bianchi
Vino
Viticoltura
Zoonosi
Zootecnia
Prodotti alimentari.
Adulteraz. alimenti
Adulterazioni d. vino
e dell'aceto
Agrumi
Aumentazione
Animali da cortile
Apicoltura
Aromatici e nervini
Caseificio
Cantiniere
Cognac
Colombi domestici
Coniglicoltura
Conservazione sostan-
ze alimentari
Enologia
Enologia domestica
Fecola
Frumento
Frutta minori
Frutticoltura
Funghi mangerecci
Gastronomia
Latte, cacio e burro
Liquorista
Mais
Majale
Mosti e vini
Olivo e olio
Olii vegetali
Orticoltura
Ostricoltura
Panificazione
Piscicoltura
Pollicoltura
Tartufi e funghi
Uve da tavola
Vini bianchi
Vino
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Industrie diverse.
Abiti per signora
Acetilene
Acido solforico
Alcool industriale
Apicoltura
Arti grafiche
Asfalto
Bachi da seta
Biancheria
Carta (Industria d.)
Cognac
Colori e vernici
Commerc. (Man. del)
Commercio (Storia d.)
Concia pelli
Distillazione del legno
Id. delle vinacce
Elettricità e appi, vedi
al gruppo Elettricità
Fabbro ferraio
Falegname ebanista
Fecola
Filatura e tessitura
Fiori artificiali
Fonditore di metalli
Fotografia:
Carte fotografiche
Fotografia :
Dizionario fotogr.
Fotocromatografia
Fotog. industriale
Fotog. ortocromat.
Fotog. p. diiettanti
Fotogrammetria
Fotosmaltografla
Processi fotomeco.
Proiezioni fotog.
Ricettario fotog.
Sp ettrof otometria
Gaz illuminante
Gioielleria, oreficeria
Imitazioni e succe-
danei
Incandescenza a gaz
Industria frigorifera
Litografia
Macchine per cucire
Marmista
Meccanica
Meccanico
Metalli preziosi
Modellatore meccan.
Naturalista preparat.
Operaio
Orologeria
Ostricoltura
Panificazione
Piante industriali
Id. tessili
Piccole industrie
Pietre preziose
Pirotecnia
Piscicoltura
Pomologia artificiale
Ricettario domestico
Id. industriale
Saggiatore
Saponi (Industria dei)
Seta (Industria d.)
Specchi (Fabbric.)
Stearica (Industria)
Tessuti <4 lana e oot.
Tipografia
Tintore
Tintura della seta
Tornitore meccanico
Trine a fuselli
Vernici, lacche, inch.
Vetro
Zucchero
Fisica e Chimica.
Acetilene
Acido solforico
Adulterazione alim.
Adulteraz. vino, aceto
Alcool
Analisi chimica qual.
Analisi vino
Id. volumetrica
Calore
Chimica
Id. agraria
Id. analitica
Id. appi. a. igiene
Id. clinica
Id. legale
Chimico industriale
Climatologia
Cognac
Concimi
Conservaz. sost. alim.
Dinamica
Disinfezione
Distillazione del legno
Id. delle vinacce
Elettrochimica
Energia fisica
Esplodenti
Farmacista
Farmacoterapia
Fisica
Fisica cristallografica
Fotografia (v. al grup-
po Industrie) »
Fulmini e parafulmini
Galvanoplastica
Galvanizzazione
Galvanostegia
Gravitazione
Igroscopi, igrom.
Latte, burro, cacio
Liquorista
Luce e colori
Id. e suono
Meteorologia
Microscopio
Olii veget. miner.
Ottica
Profumiere
Sieroterapia
Soda caustica, cloro.
Spettroscopio
Termodinamica
Terreno agrario
Tintore
Tintura di seta
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Storia Naturale.
Fisica cristallografica
Fisiologia
Id. vegetale
Fratti coltura
Fratta minori
Funghi mangerecci
Geologia
Imenotteri ecc.
Insetti nocivi
Id. utili
Ittiologia
Lepidotteri
Maiale
Malattie crittog.
Metalli preziosi
Mineralogia gener.
Id. descritt.
Naturalista preparat.
Naturalista viaggiat.
Medicina, Chirurgia, Igiene.
Idroterapia Nevrastenia
Igiene della bocca Nutrizione bamb.
Id. del lavoro
Id. vita pubblioa
Id. della pelle
Id. privata
Id. rurale
Id. scolastica
Id. veterinaria
Id. della vista
Acque miner. e term.
Anato m. e fisiol. comp.
Anatomia microscop. «
Anatomia vegetale
Animali parass. uomo
Antropologia
Batteriologia
Biologia animale
Botanica
Cane
Cavallo
Coleotteri
Colombi domestici
Coniglicoltura
Cristallografia
Ditteri
Embriol e morfol. gen.
Fiori artificiali
Floricoltura
Orticoltura
Ostricoltura e mitil.
Paleoetnologia
Paleontologia
Piante e fiori
Pietre preziose
Piscicoltura
Pollicoltura
Pomologia
Proctologia
Selvicoltura
Sismologia
Tabacco
Tartufi e funghi
Tecnica protistol.
Uccelli canori
Vulcanismo
Zoologia
Acque miner. e term.
Analisi chimica qual.
Anatomia e fis. comp.
Anatomia microscop.
Anatomia topograf.
Animali parass. uomo
Antropometria
Aromatici
Assistenza infermi
Id. pazzi
Batteriologia
Biologia animale
Chimica appi. a. igiene
Chimica clinica
Chimica legale (toss.)
Chirnrg. operativa
Climatologia
Disinfez. (Pratica d.)
Embriologia
Epilessia
Farmacista
Farmacoterapia
Fisiologia
Fototerapia
Cavi telegrafici
Correnti elettr. altern.
Distillazione del legno
Elettricità
Elettrotecnica
Elettrochimica
Immunità malattie
Impiego ipodermico
Infortuni d. montagna
Legislazione sanitaria
Luce e salute
Malati dei paesi caldi
Malattie del sangue
Massaggio
Materia medica
Medicatura antisett.
Medico pratico
Microbiologia
Microscopio
Morte vera e app.
Elettricità.
Fulmini e parafulmini
Galvanizzazione
Galvanoplastica
Galvanostegia
Illuminazione elettric
Magnetis. e elettricità.
Organoterapia
Ortofrenia
Ostetricia
Pellagra
Protistologia
Psichiatria
Psicologia fisiol.
Psicoterapia
Rachitide
Radioterapia
Rontgen (Raggi)
Semejotica
Sieroterapia
Soccorsi d'urgenza
Spettrofotometria
Terapia infanzia
Tisici e sanatori
Ufficiale sanitario
Veleni
Zoonosi
Metallocromia
ROntgen (Raggi di)
Telefono
Telegrafia
Telegrafia senza fili
Unità assolute
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Tecnologìa, Ingegneria, Costruzioni, ecc.
Abitazioni anim. dom.
Architettura
Aritmetica e Geom. op.
Asfalto
Atlante di macchine
Automobilista
Calcestruzzo
Calci e cementi
Calderaio
Casa dell'avvenire
Case operaie
Ciclista
Coltivazione miniere
Conti e calcoli fatti
Cubatura legnami
Curve circolari
Decoraz. e indust. art.
Dinamica
Disegnatore meccan.
Disegno assonometr.
Io. geometrico
Id. industriale
Id. di projez. ort
Id. (Gramm. del)
Dizionario tecnico
Fabbricati civili
Algebra elementare
Id. compi. Ianal.
Id. Id. Ilequaz.
Id. (Esercizi di)
Aritmetica pratica
Id. razionale
Id. (Eaerc. di)
Id. e geom. d. op.
Astronomia
Id. nautica
Id. n. antico test.
Calcolo infin. I calc.diff
Id. II integrale
Id. III d. variaz.
Id. (Esercizi di)
Celeriniensura
Compensazione errori
Computisteria
Conti e calcoli fatti
Cubatura legnami
Curve circolari
Determinanti
Disegno assonometr.
Fabbro ferraio
Falegn ame-ebanista
Fognatura cittadina
Id. domestica
Fonditore in metalli
Fotogrammetria
Gaz illuminante
Gnomonica
Idraulica
Imitazioni e suoced.
Incandescenza a gaz
Industrie (Piccole)
Infortuni sul lavoro
(Mezzi p. prevenirli)
Ingegnere civile
Ingegneria legale
Lavori marittimi
Lavori in terra
Leggi lavori pubblici
Leghe metalliche
Macchine a vapore
Id. agricole
Id. per cucire
Macchinista e fuochist.
Marmista
Meccanica
Matematiche.
Disegno geometrico
Id. industriale
Id. di proiezioni
Id. topografico
Economia matematica
Equilibrio corpi elast.
E8erciz.d. geom. elem.
Id. di Trigonom.
Euclide (L') emendato
Formulario di matem.
Fotogrammetria
Funzioni analitiche
Id. ellittiche
Geometr. anal. d. piano
Id. Id. d. spazio
Id. descrittiva
Id. metr. e trig.
Id. pratica
Id. proj.d. piano
Id. Id.d. spazio
Id. pura
Id. e trig. d. sfera
Gnomonica
Gruppi di trasformai.
Meccanico
•Meccanismi (500)
Miniere
Modellatore meocanio.
Molini
Momenti resistenti
Montatore d. macchine
Operaio
Orologeria
Peso metalli
Prontuario d. agricol-
tore e d. ingegnere
rurale
Prospettiva
Regolo calcolatore
Resistenza d.materiali
Scaldamento e ventil,
Siderurgia
Stereometria
Strumenti metrici
Tavole d'alligazione
Tempera e cementar.
Termodinamica
Tornitore
Zolfo
Gravitazione
Interesse e sconto
Logaritmi
Logica matematica
Logismografia
Matematica (compl.di)
Matematiche superiori
Metrologia
Peso metalli
Problemi di geometr.
Prospettiva
Ragionerìa
Id. d. cooper.
Id. industriai.
Ragioniere (pront. d.)
- * * )lat(
Regolo calcolatore
Repertor. di matemat.
Stereometria
Strumenti metrici
Telemetria
Teoria dei numeri
Id. d. ombre \
Termodinamica
Triangolazioni top
i
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Amministrazione pubblica
Diritto e Giurisprudenza.
Assicurazione
Id. e stima danni
Avarie e sinistri mar.
Beneficenza
Bonifiche
Catasto
Chimica applicata
Codice del Dolio
Id. doganale
Id. civile
Id. proced. civile
Id. commercio
Id. pen.eproo.pen.
Id. di marina
Id. pen.p. l'eserc.
Id. del teatro
Id. d. perito misnr.
Cod.e leggi us. d'Italia
Computisteria
Conciliatore
Contabilità comunale
Id. dello Stato
Cooperative rurali
Cooperazione
Curatore dei falli men.
Debito pubblico
Digesto
Diritti e dov. d. cittad.
Diritto amministrativ.
Id. civile
Td. commerciale
Diritto costituzionale
Td. Ecclesiastico
Id. Intern. pubbl.
Id. Id. privato
Id. penale
Id. Id. romano
Id. romano
Economia politica
Esattore comunale
Estimo dei terreni
Id. rurale
Fognatura cittadina
Giurato (Man. del)
Giurisdizione volont.
Giustizia am miniati-.
Igiene scolastica
Id. veterinaria
Imposte dirette
Infortuni sul lavoro
Ingegneria legale
Interesse e sconto
Ipoteche
Lavoro donne e fan e.
Legge comunale
Id. sui lav. pubbl.
Id. s. ordin. giud.
Id. infort. s. lavoro
Id. s propr. letter.
Id. s. diritti d'aut.
Id. s. priv. indnstr.
Legge s. sanità e sicu-
rezza pubblica
Legge sulle tasse di re-
gistro e bollo
Legislazione sanitaria
Legislazione rurale
Logismografia
Mandato commerciale
Notaio
Ordinam. Stati d'Eni*.
Id. Id. f.d'Eur.
Paga giornaliera
Posta
Produz. e commer.vino
Prontuario d. agricoli
Id. d. ragion.
Proprietario di case
Ragioneria
Ragioneria d. Cooper.
Id. industriale
Ricchezza mobile
Scienza d. finanze
Scritture d'affari
Socialismo
Società di mut.soccor.
Id. industriali
Sociologia generale
Statistica
Testamenti
Trasporti e tariffe
Valori pubblici
Archeologia, Belle Arti.
Amatore oggett d'arte
Anatomia pittorica
Antichità greche
Id. priv.d. rom.
Id. pubbl. rom.
Armi antiche
Araldica
Archeol. d. arte greca
Id. d. arte etr. rom.
Architettura
Armi antiche
Arti grafiche fotomec.
Atene
Calligrafia
Colori e pittura
Decoraz. e ind. artist.
Disegno
Id. (Gramm. del)
Fiori artificiali
Fotosmaltografla
Gioielleria, oreficeria
Guida numismatica
Litografia
Luce e colori
Majoliche e porcellane
Marmista
Mitologia
Monete greche
Id. romane
Monogrammi
Numismatica
Ornatista
Paleografia
Paleoetnologia
Pittura italiana
Id. ad olio
Prospettiva
Ristauratore dipinti
Scoltura
Storia dell'arte
Teoria d. ombre
Topografia di Roma
Vocabolarietto numis.
Vocabolario araldico
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Storia e Geografia.
Acque minerali
Alpi
Astronomia (L') n. an-
tico testamento
Atlante st. geog.d. Ital.
Id. geog. uni vere.
Cartografia
Climatologia
Commercio (Storia d.)
Cosmografia
Cristoforo Colombo
Cronologia
Id. 8cop. geog.
Dizionario alpino
Id. geografico
Dizionario dei oomuni
d'Italia
Dizionario biografico
Esercizi geografici
Etnografia
Geografia
Id. classica
Id. fisica
Id. commercial.
Geologia
Islamismo
Leggende popolari
Manzoni A.
Mare
Mitologia
Omero
Paleoetnologia
Prealpi bergamasche
Prontuario di geograt.
Rivoluzione francese
Shakespeare
Sismologia
Statistica
Storia antica
Id. d. arte militare
Id. del commercio
Id. d'Italia
Id. di Francia
Id. d'Inghilterra
Id. e cronologia
Topografia di Roma
Vulcanismo
Erudizione, Bibliografia, ecc.
Amatore oggetti d'art.
Id. di maioliche
Armi antiche
Atene
Autografi
Bibliografia
Bibliotecario
Classiflcaz. d. scienze
Crittografia
Dizionario bibliograf.
Id. biografico
Id. stenograf.
Id. abbreviat.
Enciclopedia Hoepli
Epigrafia latina
Errori e pregiudizi
Evoluzione (storia d.)
Grafologia
Leggende popolari
Litografia
Paleoetnologia
Paleografia
Raccoglitore
Stenografia
Stenografo
Tipografia
Filosofia, Pedagogia, Religione.
Bibbia '
Buddismo
Didattica
Diritto ecclesiastico
Estetica
Etica
Evoluzione
Filosofia morale
Giardino infantile
Grafologia
Igiene scolastica
Imitazione Cristo
Logica
Mitologia
Psicologia
Id. n Biologica
Id. musicale
Protezione animali
Ortofrenia
Religioni dell'India
Sordomuto
Arte militare, Nautica.
Amatore oggetti d'art
Armi antiche
Attrezzatura navale
Avarie e sinistri mar.
Canottaggio
Codice cavalleresco
Costruttore navale
Disegno e costruz.navi
ìoveri macchin.naval.
Duellante
Esplodenti
Filonauta
Flotte moderne
Ingegnere navale
Lavori marittimi
Macchinista navale
Marine da guerra
Marino
Meccanica dei macchi-
nista di bordo
Nautica stimata
Pirotecnia
Scherma
8toria arte militare
Telemetria
Ufficiale
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Letteratura, Linguistica, Filologia.
Àrabo parlato
Arte del dire
Conversaz. Ital.-Ted.
Id. ItaL-Fran.
Corri sp. comm. italian.
Id. Id. epagn.
Id. Id. frane.
Crittografia
Dantologia
Dialetti italici
Id. grechi
Dizion. abbrev. latine
Id. bibliografico
Id. Eritreo
ld. Milanese
Id. Olandese
Id. Tedesco
Id. univ.in41ing.
Dottrina pop.in41ing.
Enciclopedia Hoepli
Esercizi greci
Id. latini
Id. di traduzione
della gramm. frane.
Esercizi di traduzione
della gramm. tedesc.
Filologia classica
Florilegio poet. greco
Fonologia italiana
Id. latina
Fraseologia francese
Glottologia
Grammatica albanese
Grammat. dan.-norv.
Id. ebraica
Id. Francese
Id. Galla (Orom.)
Id. Greca
Id. Greca-mod.
Id. Inglese
Id. Italiana
Id. Latina
Id. Olandese
Id. Portoghese-
Brasiliana
Grammat. Rumena
Id. Bussa
Id. Slovena
Id. Spagnuola
Id. Svedese
Id. Tedesca
Id. Turca osm.
Leggende popolari
Letteratura albanese
Id. american.
Id. araba
Id. assira
Id. catalana
Id. dramm.
Id. ebraica
Id. egiziana
Id. francese
Id. greca
Id. indiana
Id. inglese
Id. italiana
Letteratura norveg.
Id. persiana
Id. provenz.
Id. romana
Id. spagnuol.
Id. tedesca
Id. ungherea.
Id. slava
Lingua gotica
Lingue d'Africa
Id. neo-latine
Id. " straniere
Metrica d. greci e rom.
Morfologia greca
Id. italiana
Omero
Paleografia
Belig. e ling. di India
Bettorica
Ritmica italiana
Sanscrito
Shakespeare
Sintassi francese
Sintassi latina
Stilistica
Stilistica latina
Tavole divina comm.
Tigre
Traduttore tedesco
Verbi greci
Id. latini
Vocabol. lingua Russi
Volapuk
Acrobatica e atletica
Alpinismo
Amatore oggetti d'art.
Armonia
Armi antiche
Automobilista
Ballo
Biliardo
Cacciatore
Cane (Allevatore del)
Canottaggio
Canto (II)
Cantante
Musica, Sport.
Cavallo
Chitarra
Ciclista
Codice cavalleresco
Dizionario alpino
Id. diatetico
Dizionario delle corse
Duellante
Filonauta
Furetto (II)
Ginnastica femminile
ld. maschile
Id. (Storia d.)
Giuochi ginnastici
Giuoco del pallone
Infortuni d. montagna
Lawn-Tennis
Mandolinista
Nuotatore
Pianista
Proverbi sul cavallo
Psicologia musicale
Raccoglitore oggetti
Scacchi
Scherma
Storia della musica
Strumentazione
Strumenti ad arco
Elenco completo dei MANUALI HOEPLI
disposti in ordine alfabetico per materia.
L.c
Abitazione degli animali domestici, del Dott. u. Babpi,
di pag. xvi-872, con 168 incisioni 4 —
Abitazioni — vedi Fabbricati civili.
Abitazioni popolari — vedi Case operaie.
Abiti per signora (Confezione di) e l'arte del taglio, com-
pilato da Emilia Cova, di pag. vni-91, con 40 tavole . 8 —
Abbreviature — vedi Dizion. abbreviature — Die. stenografico.
Acetilene (L') di L. CASTELLANI 2.* ediz. di p. XVI-164 . 2 —
Aceto — vedi Adulterazione.
Acido solforico, Acido nitrico, Solfato sodico, Acido mu-
riatico (Fabbricazione dell'), del Dott. V. Vender, di
pag. vhi-312, con 107 incisioni e molte tabelle. . . . 8 60
Acque (Le) minerali e termali del Regno d'Italia, di Luigi
Tioli. Topografia - Analisi - Elenchi - Denominazione delle
acque - Malattie - Comuni in cui scaturiscono - Stabilimenti
e loro proprietari - Acque e fanghi in commercio - Nego-
zianti, di pag. XXH-552 6 60
Acrobatica e atletica di A. Zucca, di pag. xxx-267, con
100 tavole e 42 incisioni nel testo 6 60
Aoustioa — vedi Luce e suono.
Adulterazioni e falsificazioni (Dizionario delle) degli ali-
menti, del Dott. Prof. L. Gabba (è in lavoro la 2» ediz.).
Adulterazioni (Le) del vino e dell'aceto e mezzi come
scoprirle, di A. Aloi, di pag. xil-227, con 10 incisioni,
delle quali 4 colorate ^ 2 50
Agricoltore (Prontuario dell') e dell'ingegnere rurale, del-
l'Ing. V. Niccoli, 3» edizione riveduta ed ampliata, di pa-
gine XL-500, con 30 incisioni 6 60
— (Il libro dell') Agronomia, agricoltura, industrie agricole
del Dott. A. Bruttini, di pag. xx-446 con 808 figure . 8 60
Agronomia, del Prof. Carega di Muricce, 8» ediz. rive-
duta ed ampliata dall'autore, di pag. xn-210 1 60
Agronomia e agricoltura moderna, dia. Soldani, 2* ed.
di pag. vni-416 con 134 incisioni e 2 tav. cromolit. . . 3 60
Agrumi (Coltivazione, malattie e commercio degli), di A.
Aloi, con 22 incisioni e 5 tavole cromolit., pag. XH-238 8 60
Alcool (Fabbricazione e materie prime), di F. Cantamessa
di pag. xii-807, con 24 incisioni 8 —
Alcool industriale, di G. Ciapetti. Produzione dell'al-
cole industriale dal punto di vista dell'agricoltura italiana,
applicazione dell'alcole denaturato alla fabbricazione del-
l'aceto e delle vinacce, alla produzione della forza motrice,
al riscaldamento e illuminaz., con 105 ili., di pag. XH-262 . 8 —
Algebra complementare, del Prof. s. Pincherle :
Parte I. Analisi Algebrica, di pag. vni-174 . . . . 1 60
Parte II. Teoria delle equazioni, pag. rv-169 con 4 Inc. 1 60
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 11
_
Algebra elementare, del Prof. s. Pincherle, 8* ediz. di
pag. vin-210 e 2 incisioni 1 50
— (Esercizi di), del Prof. S. Pincherle, di pag. vni-185,
con 2 incisioni • 1 50
Alighieri (Dante) — vedi Dantologia.
Alimentazione, di G. strafforello, di pag. vm-122 . 2 —
Alimentazione del bestiame, dei Proff. menozzi e Nic-
coli, di pag. xvi-400 con molte tabelle 4 —
Allattamento — vedi Nutrizione del bambino.
Alligazione per l'oro e per l'argento — vedi Leghe - Tavole.
Alluminio (L'), di e. formenti, di pag. xxvm-824 . . . s so
Aloe — vedi Prodotti agrìcoli.
Alpi (Le), di J. Ball, trad. di I. Cremona, pag. vi-120 . 1 50
Alpinismo, di G. brocherel, di pag. vni-312 .... 8 —
Amalgama — vedi Leghe metalliche.
Amatore (L') di oggetti d'arte e di curiosità, di L. De
Mauri, di 600 pag. adorno di numerose incis. e marche.
Contiene le materie seguenti: Pittura - Incisione - Scoltura
in avorio - Piccola scoltura - Vetri - Mobili - Smalti - Ven-
tagli - Tabacchiere - Orologi ■ Vasellame di stagno - Armi
ed armature - Dizionario complementare di altri infiniti og-
getti d'arte e di curiosità (è in lavoro la 2a edizione).
Amianto — vedi Imitazioni.
Amido — vedi Fecola.
Anagrammi. — vedi Enimmistica.
Analisi Chimica qualitativa di sostanze minerali e organiche
e ricerche tossicologiche, ad uso dei laboratori di chimica in
genere e in particolare delle Scuole di Farmacia, del Prof.P.
E. Alessandri. 2* ediz. intieramente rifatta, di pag. xii-
384, con 14 ine. numerose tabelle e 5 tav. cromolitografiche 5 —
Analisi di sostanze alimentari. — vedi Chimica applicata all'Igiene.
Analisi delle Urine. — vedi Chimica clinica.
Analisi del Vino, ad uso dei chimici e dei legali, del Dott.
M. Barth, traduzione del Prof. E. Comboni, 2a edizione
riveduta ed ampliata, di p. xvi-140, con 8 ine. nel testo 2 —
Analisi volumetrica applicata al prodotti commerciali e in-
dustriali, del Prof. P. E. Alessandri, pag. x-842, con ine. 4 50
Ananas. — vedi Prodotti agricoli.
Anatomia e fisiologia comparate, del Prof. R. besta, di
pag. vn-218 con 84 incisioni 1 60
Anatomia microscopica (Tecnica di), del Prof. D. C arazzi,
di pag. XI-2U, con 5 incisioni 1 50
12 ELENCO DEI MANUALI HOEPU
_
Anatomia pittorica, del Prof. A Lombardini, 2* ediz. ri-
veduta e ampliata, di pag. Vin-168, con 53 ine. . . . 2 —
Anatomia topografica, del Dott. Prof. e. Falcone, di
pag. xv-895, con 80 incisioni 8 —
Anatomia vegetale, del Dottor A. Tognini, di pagine
XVI-274 con 41 incisioni 8 —
Animali da cortile, del Prof. P. BONIZZI, di pag. XIV-288
con 89 incisioni. (La 2» ediz. è in preparazione).
Animali (Gli) parassiti dell'uomo, del Prof. P. Mercanti,
di pag. IV-179, con 38 incisioni 1 50
Antichità private dei romani, del Prof. N. moreschi. 8*
edizione interamente rifatta del Mannaie di W. KOPP, di
pag. XVI-181 con 7 incisioni 1 60
Antichità pubbliche romane di J. G. Hubert, rifacimento
delle antichità romane pubbliche, sacre e militari di W.
KOPP, tradnz. di A..WITTGENS, di pag. XIV- 824 . . . 8 —
Antisettici — vedi Medicatura antisettica.
Antologia stenografica, di E. Molina (sistema Gabelsber-
ger-Noe), contenente brani da S. A. R. Luigi Amedeo di
Savoia, La Stella Polare, Gaetano Negri, Renato P acini,
Luigi Rasi, Pasquale Villari, Adolfo Padovan, Pietro Orsi,
Anna Vertua Gentile, Alberto Boccardi, Onorato Roux,
Avancino Avancini, Antonio Fogazzaro, di pag. xi-199 . 2 —
Antropologia, del Prof. G. Canestrini, 8» ediz., di pag.
Vl-289 con 21 incisioni 1 50
Antropometria, di R. Livi, di pag. vin-287 con 82 incis. 2 5ù
Apicoltura, del Prof. G. Canestrini, 3* ediz. riveduta di
pag. IV-215 con 48 incisioni . 2 —
Appalti — vedi Ingegneria legale.
Arabo parlato (L') in Egitto, grammatica, frasi, dialoghi
e raccolta di oltre 6000 vocaboli del Prof. A. Nallino,
di pag. xxvni-886 4 —
Araldica (Grammatica), ad uso degli italiani, compilata da
F. Tribolati, 4» edizione con introduzione ed aggiunte
di G. Di CROLLALANZA, di pag. xi-187, con 274 ine. . 2 50
— vedi Vocabolario araldico.
Arano! — vedi Agrumi.
Archeologia. Arte Greca, del Prof. 1. Gentile (esaurito).
È in preparazione una nuova ediz. rifatta del Prof. 8. Rìcci
Archeologia e Storia dell'arte italica, etnisca e romana.
8» ediz. intier. rifatta. Un voi. di testo di p. XXXIV-846
con 96 tav., a cura del Prof. B. Ricci e un voi. di 79 tav.
e ine. a cura del Prof. I. Gentile. * 7 50
Architettura (Manuale di) italiana, antica e moderna, di
A. Melani. 4» edizione completata ed arricchita» con 186
tav. e 67 incis. intercalate nel testo di pag. XXV-559 7 50
ELENCO DEI MANUALI H0EPLI 18
_ _
Argentatura — vedi Galvanizsaaione — Galvanoplastica — Galva-
nostegia — Metallooromia — Metalli preziosi — Piccole industr.
Aritmetica pratica, del Prof. Dott. F. Panizza. 2» odi-
rione riveduta, di pag. vni-188 1 50
Aritmetica razionale, del Prof. Dott. F. Panizza, 4» edi-
zione riveduta di pag. xh-210 1 50
— (Esercizi di), del Prof. Dott. P. Panizza, di p. vin-150 1 60
Aritmetica (L') e Geometria dell'operaio, di Ezio giorli,
di pag. XII-18S, con 74 figure 2 —
Armi antiche (Guida del raccoglitore e dell'amatore dì) di
J. Gelli, di pag. VIH-888, con 9 tavole fuori testo, 432
incisioni nel testo e 14 tavole di marche 6 50
Armonia (Manuale di), del Prof. G. Bernardi, con prefa-
zione di B. Rossi di pag. xn-288 8 50
Aromatici e Nervini nell'alimentazione. I condimenti, l'al-
cool (Vino, Birra, Liquori, Rosolii, ecc.). Caffè, Thè Mate,
Guaranà, Noce di Kola, ecc. — Appendice sull'uso del
Tabacco da fumo e da naso ; del Dott. A. Valenti . . 8 —
Arte del dire (L'), di D. Ferrari, Manuale di rettorica
per lo studente delle Scuole secondarie. 5* ediz. corr., (10,
JL1 e 12 migliaio), pag. xvi-850 e quadri sinottici . . . 1 50
Arte della memoria (L'), sua storia e teoria (parte scien-
tìfica). Mnemotecnia Triforme (parte pratica) del Generale
B. PLEBANI, di pag. xxxh-224 con 18 illustr 2 50
Arte mineraria. — vedi Miniere (Coltivazione delle).
Arte salutare — vedi Memoriale dei Medici pratici.
Arti (Le) grafiche fotomeccaniche, ossia la Eliografia nelle
diverse applicaz. (Fotozincotipia, fotozincografia, fotocro-
molitografia, otolitografia, fotocollografia, fotosilografia,
tricromia, fotooollocromia, elioincisione, eco. secondo i me-
todi più recenti, con un Dizionarietto tecnico e un cenno
storico sulle arti grafiche; 8* ediz. corr. e illustr. di pa-
gine XVI-238 •_ • _• • 2 -
Asfalto (L'), fabbricazione, applicazione, dell'Ing. E. Ri-
ghetti, con 22 incisioni, di pag. vin-162 2 —
Assicurazione in generale, di u. gobbi, di pag. xn-808. 8 —
Assicurazione sulla vita, di e. Pagani, di pag. vi-161.. 1 50
Assicurazioni (Le) e la stima dei danni nelle aziende ru-
/ rali, con appendice sui mezzi contro la grandine, del Dr.
A. CaPLLUPI, di pag. VLU-284, 17 incisioni 2 60
Assistenza degl'infermi nell'ospedale ed In famiglia, dei
Dott. C. Calliano, 2» ediz., pag. xxrv-448, 7 tav. ... 4 50
Assistenza dei pazzi nel manicomio e nella famiglia, dei Dr.
A. Pieraccini, e prefaz. del prof. E. Morselli, pag. 250 2 50
Astronomia, di J. N. Lockyer, nuova versione libera con
note ed aggiunte del Prof. G. Celoria, 4* ediz. (esaurito,
è in lavoro la 5* edizione).
14 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
_.
Astronomia (L') nell'antico testamento, di G V. Schia-
PABELLI, di pag. 204 1 50
Astronomia nautica, del prof. G. Naccabi, di pag. xvi-
320, con 45 incis. e tav. numeriche 8 —
Atene. Brevi cenni sulla città antica e moderna, segniti da
nn saggio di Bibliografia descrittiva e da nna Appendice
Numismatica, di B. ÀMBROSOLI, con nn panorama e nna
pianta d'Atene, 22 tav. e varie incisioni nel testo . . . 8 50
Atlante geografioo-storico d'Italia, del Dott. G. Garollo,
24 tav. con pag. vni-67 di testo e un'appendice ... 2 —
Atlante geografico universale, di R. Kiepert, 26 carte
con testo. OH Stati della terra del Dott. G. GAROLLO.
10» ediz. aumentata e corretta (dalla 91.000* alla 100.000*
copia) pag. vm-88 2 —
Atletica — vedi Acrobatica.
Atmosfera — vedi Igroscopi e igrometri.
Attrezzatura, manovra navale, segnalazioni marittime
e Dizionarietto di Marina, di P. imperato, 8» edizione
ampliata, di pag. xxiv-648, con 880 incis. e 28 tav. in
cromolìt. riproducenti le bandiere maritt. di tutte le naz. 6 50
Autografi (L'amatore d'), del conte E. Budan con 861 fac-
simili di pag. XIV-426 4 50
Autografi (Raccolte e raccoglie di) in Italia di G. Vanbian-
CHI, di pag. xvi-876, 102 tav. di facsimili d'aut. e rit. . 6 50
Automobilista (Nanuaie dell') e guida del meccanico con-
duttore d'automobili. Trattato sulla costruzione dei vei-
coli semoventi, di G. Pedretti, di pag. xxnr-480, con
181 incisioni 5 50
Avarie e Sinistri marittimi (Manuale del regolatore e li-
quidatore di) del Rag. V. Rossetto. Appendice: Breve
dizionario . di terminologia tecnico navale e commerciale
marittimo inglese-italiano. Ragguaglio dei pesi e misure
inglesi con le italiane. Di pag. xv-4 96, con 25 fig. in 6 tav. 5 50
Avicoltura — vtdi Animali da ortile — Colombi — Pollicoltura.
Avvelenamenti — vidi Veleni.
Bachi da Seta, del Prof. P. NENCI. 8» ediz. con note ed
aggiunte, di pag. xn-800, con 47 incis. e 2 tav. . . . 2 50
Ballstioa — vidi Armi antiche — Esplodenti — Pirotecnia — Sto-
ria dell'arte militare.
Balio (Mannaie del) di P. Gavina, di pag. vm-249, con 92
figure. Contiene: Storia della danza - Balli girati - Co-
tillon - Danze locali - Feste di ballo - Igiene del ballo. 2 60
Bambini — vedi Nutrizione dei — Ortofrenia — Terapia.
Barbabietola da zucchero — vedi Zucchero.
ELENCO BEI MANUALI HOEPLI 16
-_
Batteriologia, dei Professori G. e N. Canestrini, 2» ediz.
in gran parte rifatta, di pag. x-274 con 87 incis. . . . 1 50
Beneficenza (Mannaie della), del Dott. L. Castiglione con
appendice sulle contabilità, delle istituzioni di pubblica
beneficenza, del Rag. G. Rota, di pag. xvi-840. . . . 8 50
Bestiame (II) e l'agricoltura In Italia, del Prof. E. Al-
berti, di pag. vm-812, con 22 zincotlpie 2 60
— Vedi Abitazioni di animali — Alimentazione d. bestiame
— Cavallo — Coniglicoltura —, Igiene veterinaria — Ma-
jale - Pollicoltura - Razze bovine - Zoonosi - Zootecnica.
Biancheria (Disegno, taglio e confezione di), Manuale teo-
rico pratico ad uso delle scuole normali e professionali
femminili e delle famiglie, di E. BONETTI, 8* edizione
riveduta, coll'aggiunta di 10 nuove tavole e di 6 pro-
spetti per l' ingrandimento e l' impicciolimento dei mo-
delli, di pag. xx-234, 60 tavole e 6 prospetti .... 4 —
Bibbia (Man. della), di G. M. Zampini, di pag. xn-808 . 2 60
Bibliografia, di G. Ottino, 2* edizione riveduta, di pag. *
IV-166, cìm 17 incisioni 2 —
Bibliotecario (Manuale del), di G. Petzholdt, tradotto
sulla 8» edizione tedesca, per cura di G. Biagi e G. Fu-
magalli di pagine xx-864-CCXm 7 50
Biliardo (Il giuoco del), di J. Gelli, di pag. XV-179, con
79 illustrazioni 2 60
Biografia — vedi Cristoforo Colombo — Dantologia — Dizionario
biografico — Manzoni — Napoleone I — Omero — Shakespeare.
Biologia animale (Zoologia generale e speciale) per Natu-
ralisti, Medici e Veterinarii del DottvG. Collamarini,
di pag. X-426 con 28 tavole 8 —
Bollo — vài Codice del bollo — Leggi registro e bollo.
Bonificazioni (Manuale amministrativo delle) di C. Mez-
zanotti, di pag. XH-294 8 —
Berta (Operaz. di) — vdi Debito pubblico — Valori pubblici.
Beton! — vedi Selvicoltura.
Botanica, del Prof. I. D. Hooker, traduzione del Prof. N.
PEDICINO, 4* ediz., di pag. Vin-184, con 68 incisioni . 1 50
Botti — tedi Enologia.
Bronzatura — vedi Metallocromia — Galvanostegia.
Bronzo — vedi Leghe metalliche.
Buddismo, di E. PAVOUNI, di pag. XVI-164 1 60
Burro — vedi Latte — Caseificio.
Cacciatore (Manuale del), di G. Franceschi, 2» edizione
rifatta, di pag. xjjj-815, con 41 incisioni 2 50
Cacio — v*di Bestiame — Caseificio — Latte, ecc.
Caffè — vedi Prodotti agrìcoli.
16 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
LTc.
Caloestruzzo (Costruzioni in) ed in oementl armati, di G.
Vacchelli, 2* edizione, di pag. xvi-851 con 230 figure 4 —
Calci 6 Cementi (Impiego delle), per ring. L. Mazzocchi
di pag. xn-212 con 49 incisioni 2 -
Calcolazioni mercantili e bancarie — vedi Conti e Calcoli fatti —
Interesse e sconto — Prontuario del ragioniere — Monete ingl.
Calcolo infinitesimale, del Prof. E. Pascal:
Parte I. Calcolo differenziale, 2* edizione riveduta di
pag. xh-811 con 10 incisioni 8 —
„ II. Calcolo integrale, 2* edizione completamente
rifatta di pag. VIll-829 8 —
, III. Calcolo delle variazioni e calcolo delle dif-
ferenze finite, di pag. XH-800 . . . • . 8 -
— Esercizi di calcolo infinitesimale (Calcolo differenziale
e integrale), del Prof. E. Pascal, di pag. xx-872 . . . 8 -
Calderaio pratico e costruttore di caldaie a vapore, e
di altri apparecchi industriali, di G. Belluomini, di pag.
XH-248, con 220 incisioni 8 -
Calligrafia (Manuale di). Cenno storico, cifre numeriche,
materiale adoperato per la scrittura e metodo d'insegna-
mento, con 55 tavole di modelli dei principali caratteri
conformi ai programmi, del Prof. R. Percossi, con 38
facsimili di scritture 8 —
Calore (II), del Dott. E. Jones, trad. di U. Fornarl. di
pag. VHi-296, con 98 incisioni 8 —
Campicello (11) scolastico. Impianto e coltivazione. Ma-
nuale di agricoltura pratica per i Maestri, dei Dottori B.
Azimonti e C. CAMPI, di pag. xi-175, con 126 incisioni 1 50
Cancelliere — vedi Conciliatore.
Candele — vedi Industria stearica.
Cane (II) Razze mondiali, allevamento, ammaestramento, ma-
lattie con una appendice : I cani della spedizione polare
di S. A. R. il Duca degli Abruzzi, di A. VECCHIO, 2» edi-
zione rifatta, di pag. xvi-442, 000*152 ine. e 68 tavole
delle quali 12 a colori pa disegni originali dell'autore . 7 5C
Canottaggio (Manuale di), del Cap. G. CROPPI, di pagine
XXIV-456, con 887 ineis. e 91 tav. cromolit 7 61
Cantante (Man. del), di L. Mastrigli, di pag. xn-182 . 2 —
Cantiniere (II). Manuale di vinificazione per uso dei canti-
nieri, di A. Strucchi, 8» edizione riveduta ed aumentata,
con 52 incisioni unite al testo, una tabella completa per
la riduzione del peso degli spiriti, ed un'Appendice sulla
produzione e commercio dei vino in Italia, di pag. xvi-266 2 —
Canto (il) nel suo meccanismo, di p. guetta, di p. vm-
258, con 24 incisioni 2 6C
Carborundum — vedi Imitazioni.
Carburo di calcio — vedi Acetilene.
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 17
__
Carta (Industria della), dell'Ing. L. Sartori, di pag. vu-
826, con 106 incisioni e 1 tavola 5 50
Carte fotografiche, Preparazione e trattamento, di L. Sassi,
di pag. XH-858 8 50
Carte geografiche — vedi Atlante.
Cartografia (Mannaie teorico-pratico della}, con un santo
della storia della Cartografia, del Prof. E. Gelcich, di
pag. VI-257, con 87 illustrazioni 2 —
Casa (La) dell'avvenire, dell' Ing. Pedrini. Vade mecnm
dei costruttori, dei proprietari di case e degli inquilini.
Raccolta ordinata di principi d'ingegneria sanitaria, do-
mestica ed urbana, per la costruzione di case igieniche,
civili, operaie e rustiche e per la loro manutenzione, di
pag. XV-468, con 218 incisioni 4 50
Case coloniche — vedi Economia fabbricati rurali.
Case operaie e abitazioni popolari, di e. Magrini, (in iav.).
Caseificio, di L. Manetti, 4» ediz. nuovamente ampliata
dal Dr. G. Sartori di pag. xh-280, con 49 incisioni . 2 —
Catasto (li nuovo) italiano, di E. BRUNI, di pag. VH-846 . 8 -
Cavallo (11), del Colonnello C. Volpini, 3» edizione rived.
ed ampliata di pag. vi-288 con 48 tavole .... 5 50
Cavi telegrafici sottomarini. Costruzione, immersione, ri-
parazione, dell'Ing. E. Jona, di pag. xvi-888, 188 flg. e
1 carta delle comunicazioni telegrafiche sottomarine . . 5 50
Cedri — vedi Agrumi.
Celeriniensura e tavole logaritmiche a quattro decimali del-
l'Ing. F. BORLETTI, di pag. vi-148, con 29 incisioni . . 8 50
Celeriniensura (Manuale e tavole di), dell'Ing. G. Orlandi,
di pag. 1200, con quadro generale d'interpolazioni . . .18--
Cellulolde — vedi Imitazioni.
Cementazione — vedi Tempera.
Cementi armati — vedi Calcestruzzo — Calci e cementi.
Ceralacca — vedi Vernici e lacche.
Ceramiohe — vedi Maioliche e porcellane — Fotosmaltografia.
Chimica, del Prof. H. E. Roscoe, 5* edizione rifatta da £.
RICCI, di pag. xil-228, con 47 incisioni 1 50
Chimica agraria, di a. aducco, 2» ediz. di pag. xii-512 s 5C
Chimica analitica (Elementi scientifici di), di W. Ostwald,
trad. del Dott. Bolis, di- pag. XVi-284 2 50
Chimica applicata all'igiene. Guida pratica ad uso degli
Ufficiali sanit.. Medici - Farmacisti - Commercianti - Labo-
ratori d'igiene, di merciologia, ecc., di P. E. Alessandri,
di pag. XX-515, con 49 incisioni e 2 tav 5 50
Chimica Clinica, del Prof. R. SUPINO, di pagine XH-202. . 2 —
Chimica legale, (Tossicologia), di N. V A le N tini, di pa-
gine xn-248 2 6C
Chimico (Manuale del) e dell'industriale. Raccolta di ta-
belle, di dati fisici e chimici e di processi d'analisi tecnica,
18 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
L.C.
ad uso dei chimici analitici e tecnici, dei direttori di fab-
briche, dei fabbricanti di prodotti chimici, degli studenti di
chimica, ecc., ecc., del Dottor L. Gabba/ 8* edizione am-
pliata, riveduta ed arricchita delle tavole analitiche di
H. WlLL, di pag. XIX-457, con 12 tavole 6 50
Chiromanzia e tatuaggio, note di varietà, ricerche storiche
e scientifiche, coll'appendice di un'inchiesta con risposte
di Ferrerò, Lombroso, Mantegazza, Morselli ed altri di G.
L. Cerchiasi, di pag. xx-828, con XXIX tav. e 82 ine. 4 50
Chirurgia operativa (Man. di), dei Dottori R. stecchi e A.
Gardini, di pag. vin-322, con 118 incisioni 3 —
Chitarra (Manuale pratico per lo studio della), di A. Pisani,
di pag. XVI-116, con 36 figure e 25 esempi di musica. . . 2 —
Ci0li8ta, di I. Ghebsi, 2» ediz. complet. rifatta del " Manuale
del Ciclista „ di A. Galante, di pag. 244, 147 ine. . . . 2 50
Cimiteri — vedi Ingegneria legale.
Civiltà araba (Islamismo) del prof. Italo Pizzi (in lav.).
Cla88ifica2ione delie scienze, di e. Triterò, p. xvi-292 . s —
Climatologia, di L. De Marchi, pag. x-204 e 6 carte . . . 1 50
Cloruro di sodio — vedi Sale.
Codice cavalleresco Italiano (Tecnica del duello), di j.
GELLI, 9» ediz. rifatta, di pag. XVi-288 ., 2 50
Codice del bollo (II). Nuovo testo unico commentato colle
risoluzioni amministrative e le massime di giurispru-
denza, ecc., di E. Corsi, di pag. c-564 4 50
Codice Civile del Regno d'Italia, accuratamente riscon-
trato sul testo ufficiale, corredato di richiami e coordinato
dal Prof. Avv. L. Franchi, 2» ediz. di pag. 282 . . . 1 50
Codice di commercio, accuratamente riscontrato sul testo
ufficiale, corredato di richiami e coordinato dal Prof. Aw.
L. Franchi, 2» ediz. di pag. iv-158 1 50
Codice doganale italiano con commento e note, dell'Aw.
E. Bruni, di pag. xx-1078 con 4 ine. 6 50
Codice di marina mercantile, secondo il testo ufficiale,
corredato di richiami e coordinato dal Prof. Aw. L. Fran-
chi, 2» ediz. di pag. IV-290 1 60
Codice metrioo internazionale — vedi Metrologia.
Codice penale e di procedura penale, secondo il testo
ufficiale, corredato di richiami e coordinato dal Prof. Aw.
L. Franchi, 2» ediz. di pag. iv-280 1 50
Codice penale per l'esercito e penale militare maritti-
mo, secondo il testo ufficiale, corredato di richiami e coor-
dinato dal Prof. Avv. L. Franchi, 2» ediz. di pag. 179 . . 1 50
Codice del perito misuratore. Raccolta di norme e dati
pratici per la misurazione e la valutazione d'ogni lavoro
edile, prontuario per preventivi, liquidazioni, collaudi, pe-
rizie, arbitramenti, degli Ingegn. L. Mazzocchi e E. Mar-
zorati, di pag. xiii-498 con 116 illustrazioni 6 60
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 19
_
Codice di procedura Civile, accuratamente riscontrato sul
testo affidale, corredato di richiami e coordinato dal Prof.
Aw. L. Franchi, 2» ediz. di pag. 167 1 50
Codloe sanitario — vedi Legislazione sanitaria.
Codice del teatro (II). Vade-mecum legale per artisti lirici
e drammatici, impresari, capicomici, direttori d'orchestra,
direzioni teatrali, agenti teatrali, gli avvocati e per il pub-
blico, dell' Aw. TABANELLI, di pag. XVI-828 8 —
Codici 0 leggi usuali d'Italia, riscontrati sul testo affidale
coordinati e annotati dal Prof. Aw. L. Franchi, raccolti in
cinque grossi volami legati in pelle flessibile 86 —
Voi. I. Codice civile - di procedura civile - di
commercio - penale - procedura penale - della
marina mercantile - penale per l'esercito - pe-
nale militare marittimo {otto codici) 2» edizione, di
pag. Vin-1261 8 50
Yol. II. Parte I. Leggi usnali d'Italia. Raccolta
coordinata di tatto le leggi speciali più importanti e di piti
ricorrente ad estesa applicazione in Italia; con annessi de-
creti e regolam. e disposte secondo l'ordine alfabetico delle
materie. Dalla voce K Abbordi in mare „ alla voce ■ Istrnz.
pubblica (Legge Casati), „ (è in corso di stampa la 2a ediz.
Voi. II. JParte II. Dalla voce : Laghi pubblici alla
voce: Volture catastali con appen., p. vill-1 869-2982, 2 col. 12 —
Yol. III. Leggi e convenzioni sni diritti d'au-
tore, raccolta generale delle leggi italiane e straniere e
di tatti i trattati e le convenzioni esistenti fra l'Italia
ed altri Stati a cura della Società italiana degli autori,
2» ediz. interamente rifatta da L. Franchi, di p. vn-617 6 50
Voi. IV. .Leggi e convenzioni sulle privati ve
industriali. Disegni e modelli di fabbrica. Marchi di
fabbrica e di commercio. Legislazione italiana, Legisla-
zioni straniere, Convenzioni esistenti fra l' Italia ed altri
Stati, di pag. viII-1007 8 50
Cognac (Fabbricazione dei) e dello spirito di vino e distil-
lazione delle fecce e delie vinacce, di dal fiaz, con
note di G. Prato, 2a ed. rifatta da P. A. Santino (in lav.).
Coleotteri Italiani, del Dott. A. Gri ffini, (Entomologia I)
di pag. XVI-884, con 215 ine. . . , 8 —
Collezioni — vedi Amatore d'oggetti d'arte — Amatore di maioli-
che — Armi antiche — Autografi — Dizionario filatelico.
Colombi domestici e colombicoltura, del Prof. P. Bonizzi,
2» edizione rifatta a cura della Società Colombiflla fioren-
tina di pag. x-211, con 26 figure 2 -
Colorazione del metalli — vedi Metallocromia.
Colori (La scienza dei) e la pittura, di L. Guaita, p. 248 . 2 —
Colori e vernici, di G. Gorini, 8» ediz. totalmente rifatta,
per cara di G. APPIANI, di pag. X-282, con 18 incisioni 2 —
20 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
LTcT
Combustibili — vedi Imitazioni.
Commedia — vedi Letteratura drammatica.
Commerciante (Manuale del) ad uso della gente di com-
mercio e degli Istituti d'Istruzione commerciale, corredato
di oltre 200 moduli, quadri, esempi, tavole dimostrative
e prontuari di C. DOMPE, di pag. VT-629 5 50
Commercio, (Storia del) di E. Larice, di pag. xvr-886 . 3 -
Commissario giudiziale — vedi Curatore dei fallimenti.
Compensazione degli errori con speciale applicazione al
rilievi geodetici, di F. grotti, pag. rv-860 2 —
Complementi di geometria elementare, del Prof, di e.
ÀLASIA, di pag. xv-244, con 117 figure 1 50
Complemento di matematica — {vedi Matematica).
Compositore-tipografo Manuale dell'allievo), di 8. Landi — vedi
Tipografia, voi. LL
Computisteria, del Prof. V. Gitti:
voi. I. Gompustiteria commerciale, 5* ediz., (9 e 10°
migliaio) di pag. ry-184 1 50
Voi. II. Computisi finanziaria, 4* ediz., pag. VLU-156 . . 1 50
Computisteria agraria, del Prof. L. Petri, seconda edizio-
ne rifatta, di pag. vill-2 10 1 50
Comuni del Regno d' Italia — vedi Dizionario.
Concia delle pelli ed arti affini, di G. gorini, 8» edizione
interamente rifatta dal Dott. G. B. Franceschi, e G. Ven-
TUROLI, di pag. IX-210 2 —
Conciliatore (Manuale del), delTAvv. G. Pattaccini. Guida
teorico-pratica con formulario completo pel Gonciliatore,
Cancelliere, Usciere e Patrocinatore di cause. 4» edizione
ampliata dall'autore e messa in armonia con l'ultima legge
28 luglio 1895, di pag. xn-461 8 —
Concimi, del Prof. A. Funaro, 2» edizione rinnovata e ac-
cresciuta, di pag. XLT-266 2 —
Conolml fosfatioi — vedi Fosfati — Chimica agraria.
Concordato preventivo — vedi Curatore di fallimenti.
Confezione d'abiti — vedi Abiti.
Coniglicoltura pratica, di G. Licciardelli, 2' ediz., di
pag. viii-248, con 53 incisioni e 12 tavole in tricromia . 2 50
Conservazione delle sostanze alimentari, di g. Gorini,
8» edizione intieramente rifatta dai Dott. G. B. France-
schi e G. VENTUROLI, di pag. vin-256 2 —
Consigli pratici — vedi Ricettario domestico — Industriale — Soc-
corsi d'urgenza.
Contabilità comunale, secondo le nuove disposizioni legi-
slative e regolamentari (Testo unico 10 febbraio 1889 e S.
Decr. 6 luglio 1890), del Prof. A. De Brun, pag. VHI-186 . 1 50
Contabilità domestica, Nozioni amministrativo-contabili ad
uso delle famiglie e delle scuole femminili, del Rag. 0.
Bergamaschi, di pag. xvi-186 1 50
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 21
L.c.
Contabilità generale dello Stato, dell'Avv. e. Bruni, 2»
edizione rifatta, pag. XVI-420 8 —
Contabilità delle istituzioni di p. beneficenza — vedi Beneficenza.
Conti 0 Calcoli fatti, dell'Ing. I. Ghersi, 93 tabelle e istru-
zioni pratiche sul modo di usarle. (Misure, Pesi, Monete,
Termometro, Gas e Vapori, Areometri, Alcolometri, Solu-
zioni zuccherine, Pesi specifici, Legnami, Carboni, Metalli,
Divisioni del tempo, Paga giornaliera, Interessi e Annualità,
Rendita, Potenze e Badici, Poligoni e Poliedri regolari, Sfe-
ra, Circolo, Divisione della circonf., Pendenza, pag. 204. . 2 60
Contratti agrari — vedi Mezzeria.
Conversazione italiana e tedesca (Manuale di), ossia guida
completa per chiunque voglia esprimersi con proprietà e
speditezza in ambe le lingue, e per servire di vade mecum
ai viaggiatori, di A. Fiori, 8» edizione rifatta da G. Catta-
neo, pag. XIV-400 8 50
Conversazione italiana-francese — V. Fraseologia
Cooperative rurali, di credito, di lavoro, di produzione, di
assicurazione, di mutuo soccorso, di consumo, di acquisto
di materie prime, di vendita di prodotti agrari. Scopo, costi-
tuzione, norme giuridiche, tecniche, amministrative, compu-
tìstiche, di V. Niccoli, pag. vni-362 8 60
Cooperazione nella sociologia e nella legislazione, di f.
VIRGILI!, pag. Xn-228 1 50
Correnti elettriche alternate semplici, bifasi e trifasi. Ma-
nuale pratico per lo studio, costruzione ed esercizio de-
gli impianti elettrici, dell'Ing. A. Marro, di pag. xiv-
615-LXTV, con 218 incisioni e 46 tabelle 6 50
Corrispondenza commerciale poliglotta, di g. frisoni,
compilata su di un piano speciale nelle lingue italiana, fran-
cese, tedesca, inglese e spagnuola.
L — PARTE ITALIANA: Manuale di Corrispondenza Commerciale
Italiana oorredato di facsimili dei vari documenti di pratica
giornaliera, seguito da un Glossario delle principali voci ed
espressioni attinenti al Commercio, agli Affari marittimi, alle
Operazioni bancarie ed alla Borsa, ad uso delle Scuole, dei
Banchieri, Negozianti ed Industriali di qualunque nazione, che
desiderano abilitarsi alla moderna terminologia e nella corretta
fraseologia mercantile Italiana, di pag. xx-444 4 —
II. — PARTE SPAGNUOLA: Manual de Correspondencia Comercial
Etpanola, p. xx-440 4 —
22 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
L c
UI. — PARTE FRANCESE : Manuel de Corretpondanoe commerciale
franoalse, dipag.vxi-446 . . , 4 —
IV.— PARTE INGLESE: A Mamialof en g li sh Commercial corre spon-
dence, p. x vi -448 4 —
V. — PARTE TEDESCA : Handbuch der deutschen Handelskorre-
spondeiH, di pag. xv-460 4 —
.6. Sono 5 Manuali di corn'spoDdenza, ognuno dei quali è la
traduzione di uno qualunque degli altri quattro, per cui si
fanno reciprocamente l'ufficio di chiave
Corse (Le), con un Dizionario delle voci più in uso, di G.
Franceschi, di pag. xii-805 2 50
— vedi anche Dizion. dei termini delle — Cavallo — Proverbi
Cosmografia. Uno sguardo alFUniverso, di B. M. La Let a,
pag. xn-197, con 11 incisioni e 8 tavole ...*... 1 50
Costituzione degli Stati — vedi Diritti e doveri — Ordinam.
Costruttore navale (Manuale del), di G. Rossi, pag. xvi-
517, con 281 fig. intercalate nel testo e 65 tabelle .... 6 —
Costruzioni — vedi Abitazioni — Architettura — Calcestruzzo —
Case dell'avvenire — Case' operaie — Fabbricati civili —
Fognatura — Ingegnere civile — Lavori marittimi — Peso
metalli — Resistenza dei materiali — Resistenza e pesi di
travi metalliche.
Cotoni — vedi Prodotti agricoli.
Cremore di tartaro — vedi Distillazione.
Cristallo — vedi Specchi.
Cristallografia geometrica, fisica e chimfoa, applicata ai
minerali, di E. Sansoni, p. xvi-867, 284 ine. nel testo . 8 —
Cristo — vedi Imitazione di Cristo.
Cristoforo Colombo, di V. Bellio, pag. iv-186 e io incis. . 1 50
Crittogame — vedi Funghi — Malattie crittogamiche — Tartufi.
Crittografia (La) diplomatica, militare e commerciale, ossia
l'arte di cifrare e decifrare le corrispondenze segrete. Sag-
gio del conte L. GiOPPl, pag. 177 8 50
Cronologia delle Scoperte e delie esplorazioni geografi-
che dall'anno 1492 a tutto il secolo XX del Prof. L.
HUGTJES, di pag. vni-487 . 4 50
Cronologia — vedi Storia e cronologia.
Cubatura dei legnami (Prontuario per la), di G. Belluo-
MINI, 4» ediz. corretta ed accresciuta, pag. 220 2 50
Cuoio — vedi Concia delle pelli — Imitazioni.
Curatore dei fallimenti (Manuale teorico-pratico del) e del
Commissario giudiziale nel concordato preventivo e proce-
dura di piccoli fallimenti, dell'Avv. L. MOLINA, di p. XL-910 8 50
Curiosità — vedi Amatore di oggetti d'arte — Maioliche e porcel-
lane — Armi antiche — Autografi.
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 28
L.c
Curve Circolari 3 raccordi. Manuale pratico per il traccia-
mento delle curve in qualunque sistema e in qualsiasi caso
particolare nelle ferrovie, strade e canali e per il computo
generali dei raccordi circolari con speciali applicazioni al
tracciamento dei raddoppi del Binario delle derivazioni e
degli scambi ferroviari (In sostituzione del mannaie del
KBÒNHKE), di C. FERRABIO, pag. xi-264, con 94 incis. . . I 50
Dantologia, del Dott. G. A. Scartazzini, 2* edizione. Vita
e Opere di Dante Alighieri, pag. Vi-408 I —
Danze — vedi Ballo.
Oatteri — vedi Prodotti agricoli.
Debito (II) pubblico italiano. Regole e modi per le operazioni
sni titoli che lo rappresentano, di F. Azzoni, pag. vhi-376 8 —
Decorazione dei metalli — vedi Metallocromia.
Decorazioni dei vetro — vedi Specchi — Fotosmaltologia.
Decorazioni e industrie artistiche, dell'Architetto a. me-
lani, 2 volumi, pag xx-460, con 118 incisioni 6 —
Denti — vedi Igiene della* bocca.
Destrina — vedi Fecola.
Determinanti e applicazioni, di e. Pascal, pag. vu-sso . 8 —
Diagnostica — vedi Semeiotica.
Dialetti italici. Grammatica, iscrizione, versione e lessico,
di 0. Nazari, pagine xvi-864 8 —
Dialetti letterari greci (epico, neo-ionico, dorico, eolico),
del Pof. G. Bonino, pag. xxxii-214 1 50
Didattica per gli alunni delle Scuole normali e pei maestri
elementari, del Pof. G. Soli, pag. vm-814 1 50
Digesto (II), del Prof. G. Ferrini, pag. iv-184 1 50
Dilettanti di pittura — vedi Pittura ad olio.
Dinamica elementare, di g. Cattaneo, p. vui-H6, 25 fig. 1 50
Dinamite — vedi Esplodenti.
Diritti e doveri dei cittadini, secondo le istituzioni dello
Stato, per uso delle pubbliche Scuole, del Prof. D. Maf-
FIOLI, 10» edizione, (dal 26 al 80° migliaio) con una appen-
dice sul Codice penale, pag. XVl-229 1 50
Diritti d'Autore — vedi Leggi sui.
Diritto amministrativo, giusta i programmi governativi
ad uso d. Istituti tecnici, di G. Loris, 5» ed. pag. xx-474 8 —
Diritto Civile (Compendio di), del Prof. G. Loris, giusta i
programmi governativi ad uso degli Istituti tecnici, 2* ediz.
riveduta, corretta ed ampliata, pag. xvi-885 8 —
Diritto civile italiano, di C. Albioni, p. vin-128 ... l 60
Diritto commerciale italiano, del Prof. E. Vidari, 2» edi-
zione diligentemente riveduta, pag. x-448 8 —
Diritto oomunale e provinciale — vedi Contabilità comunale — Di-
ritto amministrativo — Legge comunale.
Diritto costituzionale, di F. P. contuzzi, 2» ed. p. xvi-870 8 —
Diritto eccle8ÌastÌC0, vigente in Italia. 2a ediz. riveduta
ed ampliata di G. OLMO, pag. xvi-488 8 —
24 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
_ _
Diritto internazionale privato, deii'Aw. Prof. F. P. con-
TUZZI, pagine xvi-822 8 —
Diritto internazionale pubblico, deii'Avv. Prof. f. p. con-
TUZZI, pagine xn-820 8 —
Diritto penale, dell'Avv. A. Stoppato, 2» ediz., (in lavoro)
Diritto penale romano, di e. Ferrini, pag. viii-860. . . 8 —
Diritto romano, di C. Ferrini, 2» ediz. rif., pag. xvi-178 . 1 50
Disegnatore meccanico e nozioni tecniche generali di Arit-
metica, Geometria, Algebra, Prospettiva, Resistenza dei
materiali, Apparecchi idraulici, Macchine semplici ed a va-
pore, Prepnlsori, ecc. per V. Goffi, 8» ed. riv., corretta e
grandemente ampliata, pag. xiv-552, con 477 figure. . . 6 60
Disegno. I principii del Disegno, del Prof. C. Boito, 4» edi-
zione, pag. iv-206, con 61 silografie 2 —
DÌ86gno (Grammatica del). Metodo pratico per imparare il
disegno, di E. Ronchetti, di pag. n-190, con 84 figure,
62 schizzi intercalati nel testo e un atlante a parte con
45 lavagnette, 27 foglietti e 84 tavole. (Indivisibili) . . 7 60
Disegno assonometrico, del Prof. p. Paoloni, pag. iv-122,
con 21 tavole e 28 figure nel testo 2 —
Disegno geometrico, del Prof. a. Antilli, 2» ed., pag. vm-
88, con 6 figure nel testo e 27 tavole litografiche .... 2 —
Oisegno, Teoria e Costruzione delle Navi, ad uso dei Pro-
gettisti e Costruttori di Navi - Capi tecnici, Assistenti e Di-
segnatori navali - Capi operai carpentieri - Alunni d'Istituti
Nautici, di E. GiORLl, pag. vin-288, con 810 incisioni . . 2 60
Oisegno industriale, di E. Giorli. Corso regolare di dise-
gno geometrico e delle proiezioni. Degli sviluppi delle su-
perfici dei solidi. Della costrizione dei principali organi
delle macchine. Macchine utensili. 8» ediz., pag. vin-192,
con 800 problemi risolti e 348 figure 2 50
Disegno di proiezioni ortogonali, del Prof. D. Land;, di
pagine viil-152, con 192 incisioni 2 —
Oisegno topografico, del Capitano G. Bertelli, 2» ediz.,
pagine, vi-137, con 12 tavole e 10 incisioni 2 —
Disinfezione (La pratica della) pubblica e privata per i Dot-
tori P. E. Alessandri e L. Pizzica, 2» edizione, pag. vm-
258, con 29 incisioni 2 50
Oistj dazione del legno (Lavorazione dei prodotti della). Ace-
tone, Alcool metilico, Aldeide formica, Cloroformio, Acido
acetico, Acetato di piombo, Acetato di sodio. Industrie
elettrochimiche. Ossidi di piombo, Minio, Biacca, Soda
caustica, Clorati, Cromati, dell' Ing. F. Villani, di pagine
XIV-312 3 50
Distillazione delle Vinacce, e delle frutta fermentate.
Fabbricazione razionale del Cognac. Estrazione del
Cremore di Tartaro ed utilizzazione di tutti i resi-
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 26
—
dui della distillazione, di M. Da Ponte, 2* edizione ri-
fatta, contenenti le leggi italiane sugli spiriti e la legge
Austro-Ungarica, pag. XH-875, con 68 incisioni . . . . 8 50
Ditteri italiani, di PAOLO Lioy (Entomologia III), pag.
vn-856, con 227 incisioni 8 —
Dizionario alpino italiano. Parte 1*: Vette e valichi ita-
liani, dell'Ing. E. Bionami-Sormani. — Parte 2»: Valli
lombarde e limitrofe alla Lombardia, dell'Ing. G. SCO-
LARI, pag. xxn-810 8 50
Dizionario di abbreviature latire ed italiane usate nelle
carte e codici specialmente del Medio Evo, riprodotte
con oltre 18000 segni incisi, aggiuntovi un prontuario di
Sigle Epigrafiche. I monogrammi, la numerizzazione ro-
mana ed arabica e i segni indicanti monete, pesi, misu-
re, ecc., per cura di Adriano Cappelli, Archivista-Pa-
leografo presso il R. Archivio di Stato in Milano, pagine
LXn-488, con elegante legatura in cromo 7 50
Dizionario bibliografico, di e. Arlia, pag. 100 .... 1 50
Dizionario Biografico Universale, del Professor Dottor
G. GAROLLO. (In lavoro).
Dizionario dei comuni del Regno d'Italia, secondo il Cen-
simento del 10 febbraio 1901, compilato da B. Santi, di
pag. XLVI-175 8 —
Dizionario Eritreo (Piccolo) italiano-Arabo-Amarico, rac-
colta dei vocaboli più usuali nelle principali lingue parlate
nella Colonia Eritrea, di A. ALLORI, pag. XXXin-208 . . 2 50
Dizionario filatelico, per il raccoglitore di francobolli con
introduzione storica e bibliografica, di J. Gelli, 2» ediz.,
con Appendice 1898-99, pag. lxiii-464 4 50
Dizionario fotografico pei dilettanti e professionisti, con ol-
tre 1500 voci in 4 lingue, 500 sinonimi e 600 formule di
L. GHOPPI, pag. vni-600, 95 incisioni e 10 tavole . . . . 7 60
Dizionario geografico universale, del Prof. Dott. G. Ga-
ROLLO, 4* edizione del tutto rifatta e molto ampliata, di
pagine xil-1451 10 —
Dizionario gotico — vedi Lingua gotica.
Dizionario italiano olandese e olandese-italiano, di A.
NUYENS, in-16, di pag. xi-948 8 —
Dizionario milanese-italiano e repertorio italiano-mila-
nese, di Cletto Arrighi, pag. 912, a 2 colonne, 2» ediz. 8 50
Dizionario Numismatico — vedi Vocabolarietto numismatico.
Dizionario rumeno — vedi Grammatica rumena.
Dizionario Stenografico. Sigle e abbreviature del sistema
Gabelsberger-Noe, di A. Schia venato, pag. xvi-156 . . 1 50
26 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
. _
Dizionario tascabile (Nuovo) Italiano-tedesco e tedesco-
italiano, compilato sui migliori vocabolari moderni, col-
l' accentuazione per la pronuncia dell'italiano, di A. Fiori,
3* edizione, pag. 798, rifatta dal Prof. G. Cattaneo , 3 50
Dizionario tecnico in quattro lìngue dell'Ing. E. Webber,
4 volumi:
Voi. I. Italiano-Tedeseo-Francese-Inglese, 2» ediz. com-
pletamente riveduta e aumentata di circa 2000 ter-
mini tecnici, pag. xn-558 6 —
Voi. II. Deutsch - Italienisch - FranzSsisch - Bnglisch, 2a
edizione completamente riveduta ed aumentata di
circa 2000 termini tecnici, di pag. 612 . . . .6 —
Voi. III. Francais-Italien-Allemand-Anglais, pag. 509 . .4 —
Voi. IV. Engiisch-Italian-German-French, pag. 659. . . 6 —
Dizionario tecnico-navale e commerciale marittimo inglese-italiano.
-- Vtdi Avarie e sinistri marittimi.
Dizionario turco — vedi Grammatica turca.
Dizionario universale delle lingue italiana, tedesca in-
glese e francese, disposte in unico alfabeto, 1 volume di
pag. 1200 a 2 colonne . . . , 8 —
Dogane — vedi Codice doganale — Trasporti e tariffe.
Doratura — vedi Galvanizzai. — Galvanostegia — Metallocromia.
Dottrina popolare, in 4 lingue, (Italiana, Francese, Inglese
e Tedesca). Motti popolari, frasi commerciali e proverbi,
raccolti da G. Sessa, 2» edizione, pag. rv-112 2 —
Doveri dei macchinista navale, e condotta della macchina
a vapore marina ad uso dei macchinista navali e degli Isti-
tuti nautici, di M. LiGNAROLO, pag. XVl-808 2 50
Drammi — vedi Letteratura drammatica.
Duellante (Manuale del) in appendice al Codice cavalleresco,
di J. Gelli, 2» edizione, pag. vni-256, con 26 tavole. . . 2 50
Ebanista — vedi Falegname — Modellatore mecc. — Operaio.
Edaoazione del bambini — vedi Ortofrenia — Sordomuti.
Economia matematica (Introduzione alla), dei Prof. F. Vir-
gulti e C. Garibaldi, pag. xii-210, con 19 incisioni . . 1 50
Economia politica, del Prof. W. 8. JEVONS, traduzione del
Prof. L. Cossa, 5» ediz. riveduta, pag. xv-180 1 50
Edilizia — 'vedi Pabbric. civili — Ingegneria civ. — Ingegn. leg.
Elasticità dei corpi — vedi Equilibrio.
Elettricità, del Prof. Fleemlng Jenein, traduz. del Prof.
E. Ferrini, 3* ediz. rived., pag. xii-287, con 40 incisioni . 1 50
Elettrochimica (Prime nozioni elementari di), del Professor
A. Cossa. pagine vm-104, con 10 incisioni 1 50
Elettrotecnica (Manuale di», di Grawinkel-Strecker, tra-
duzione italiana dell'Ing. Flavio Dessy, pagine xvi-816,
con 846 figure 9 00
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 27
L.C.
Elettroohlmiche (Industrie) — vedi Distillazione del legno.
Ematologia — tedi Malattie del sangue.
Embriologia e morfologia generale, del Prof. g. Catta-
neo, pag. X-242, con 71 incisioni 1 50
Enotolopedla dei giurista — vedi Codici e leggi usuali d'Italia.
Enciclopedia Hoepli (Piccola), in 2 grossi voi. di 8375 pag. di
2 eoi. per ogni pag., con Appendice (146740 voci) . . . . 20 —
Energia fisica, del Prof. fi. Ferrini, pag. vin-187, con 47
incisioni. 2* edizione interamente» rifatta 1 50
Enimmistica. Guida per comporre e per spiegare Enimmi,
Sciarade, Anagrammi, Logogrifi, Rebus, ecc., di D. TOLO-
SANi (Bajardo), pag. XH-516, con 29 illnstr. e molti esempi 6 50
Enologia, precetti ad uso degli enologi italiani, del Professor
0. Ottavi, 4» edizione interamente rifatta da A. Struc-
CHI, con una Appendice sai metodo della Botte unitaria pei
calcoli relativi alle botti circolari, dell'Ing. agr. R. Bassi,
pag. xvi-304, con 38 incisioni 2 50
Enologia domestica, di R. Berna Giotto, pag. vin-288 . 2 —
Entomologia di A. Griffini e P. Lioy, 4 volumi {vedi Coleotteri „
— Ditteri — Lepidotteri — Imenotteri).
Epigrafia latina. Trattato elementare con esercizi pratici e
facsimile, con 65 tav. del Prof. 8. Ricci, pag. XXXII-448 . 6 50
— vedi Dizionario di abbreviature latine.
Epilessia, Eziologia, Patogenesi, Cura, Dr. P. Pini, p. x-27? 2 50
Equilibrio dei corpi elastici (Teoria matematica dello), di -
R MARCOLONGO, di pag. XIV-366 8 —
Eritrea (L') dalle sue origini a tutto Tanno 1901. Appunti
cronistorici con annessi 1 carta ed 1 schizzo, un'appen-
dice di note geografiche e statistiche e di cenni sul Be-
nadir e sui viaggi d'esploraz. di B. Melli, di pag. xn-164 2 —
Eritrea — v^di Arabo parlato — Dizionario eritreo, — Gramma-
tica galla — Lingue d'Africa — Prodotti del Tropico — Tigre.
Errori e pregiudizi volgari, confutati colla scorta della
scienza e del raziocinio da G. Strafforello, 2» edizioue
accresciuta, pag. xn-196 1 50
Esame degli infermi — vedi Semeiotica.
Esattore comunale (Manuale dell'), ad uso anche dei Rice-
vitori provinciali, Messi esattoriali, Agenti imposte, ecc.,
del Rag. R. Mainardi, 2* ediz. rived. e ampi., pag. xvi-480 5 50
Esercizi geografici e quesiti, sull'Atlante geografico
universale di R. Kiepert, di L. Hugues, s» ediz. rifatta
di pagine vm-208 1 50
Esercizi sulla geometria elementare, dei Prof. s. pin-
CHERLE, pag. vill-180, con 50 incisioni 1 50
Esercizi Sintattici francesi, con oltre cento tracce di
componimento, numerosi temi di ricapitolazione e un in-
dice alfabetico delle parole e delle regole, di D. Rodami,
di pag. xn-408 8 -
28 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
_
Esercizi greci} per la 4* classe ginnasiale \n correlazione
alle Nozioni elemen. di lingua greca, del Prof. V. Inama:
del Prof. A. V. BlSCONTl, 2» ediz. rifatta, di p. XXVI-284 . 8 —
Esercizi latini Con regole (Morfologia generale), del Prof.
P. E. CERETI, pag. XII-382 1 50
Esercizi di stenografia — vedi Stenografia.
Esercizi di traduzione a complemento della grammatica
francese, del Prof. G. Prati, 2a edizione, pag. vi-188 . . 1 50
Esercizi di traduzione con vocabolario a complemento
della Grammatica tedesca, di g. Adler, 2» ed., p. vm-284. 1 so
Esercizi ed applicazione di Trigonometria piana, con
400 esercizi e problemi proposti dal Prof. C. Alasia, pag.
XVI-292, con 80 incisioni 1 50
Esplodenti e modo di fabbricarli, di R. Molina, p. xx-800 2 50
Espropriazione — vedi Ingegneria legale.
Espropriazioni per causa di pubblica utilità, dell'inge-
gnere Ernesto Sardi. (In lavoro).
Essenze — vedi Profumiere — Liquorista — Ricettario ind.
Estetica, del prof. M. PILO, di pag. xx-260 1 50
Estimo dei terreni. Garanzia dei prestiti ipotecari e della
eqna ripartizione dei terreni, dell'Ing. P. Filippini, pag.
XVI-828, con 8 incisioni 8 —
Estimo rurale, del Prof. Careoa di Muricce, pag. vi-164. 2 —
Etica, (Elementi di) del Prof. G. VlDARl, di pag. XVI-884 . 8 —
Etnografia, di B. Malfatti, 2» ediz. inter. rifusa, p. vi-200. 1 50
Euclide (L') emendato del P. G. Saccheri, traduzione e
note di G. BOCCARDINI di pag. xxiv-126 con 55 ine. .* 1 50
Evoluzione (Storia dell'), del Prof. Carlo Fenizia, con bre-
ve saggio di Bibliografia evoluzionistica, pag. xiv-889 . . 8 —
Fabbricati civili di abitazione, deiring. e. Levi, 2» ediz.
rifatta, con 207 incis., e i Capitolati d'oneri approvati dalle
principali città d'Italia, pag. XVI-412 4 50
Fabbricati rurali (Costruzione ed economia dei), di V. NIC-
COLI, di pag. xvi-885, con 125 figure 8 50
Fabbro — v. Aritmetica dell'operaio — Fonditore — Meccanico —
Operaio — Tornitore.
Fabbro-ferraio (pannale pratico del), di G. Belluomini,
opera necessaria ed indispensabile ai fabbri fucinatori, agli
aggiustatori meccanici, armajuoli, carrozzieri, carradori,
calderai, ed a tutti quelli che si occupano di lavori in
ferro ed in acciaio, di pag. vm-242, con 224 incisioni . 2 50
Falegname ed ebanista. Natura dei legnami, maniera di
conservarli, prepararli, colorirli e verniciarli, loro cubatura,
di G. Belluomini, 3» ed. di pag. x-228, con 104 incisioni . 2 —
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 29
__
Fallimenti (Vedi Curatore di).
Fanolalli — (idioti, imbecilli, tardivi, ecc.) «. Ortofremia.
Farfalle — vedi Lepidotteri.
Farnacl8ta (Manuale del), del Prof. P. E. ALESSANDRI, 2*
edizione interamente rifatta e aumentata, corredata di tutti
i nuovi medicamenti in uso nella terapeutica, loro proprietà,
caratteri, alterazioni, falsificazioni, usi, dosi, ecc., pag. xvi-
781, con 142 tavole e 82 incisioni 6 50
Farmacoterapia e formulario, del Dott. p. piccinini, di
pag. vni-882 . . , 8 50
Fecola (La), sua fabbricazione e sua trasformazione in De-
strina, Glucosio, Sagou, e Tapioca artificiali. Amido di
Mais, di Riso e di Grano. Nozioni generali sulla sua fab-
bricazione. Appendice : Sulla coltura del Lupino, di N.
ADUCCl, di pag. xvi-285, con 41 ine. intelaiate nel testo 3 5a
Ferrovie — vedi Codice doganale — Curve — Ingegneria legale
Macchin. e Fuochista. — Trasporti e tariffe.
Filatelia — vedi Dizionario filatelico.
Filatura. Manuale di filatura, tessitura e lavorazione mecca-
nica delle fibre tessili, di E. Gbothe, traduzione sull'ultima .
' tedesca, pag. vni-414, con 105 incisioni 5 —
Filologia classica, greca e latina, dei Prof. v. inama,
di pag. xn-195 1 50
Filonauta. Quadro generale di navigazione da diporto e con-
sigli ai principianti, con un Vocabolorio tecnico più in uso
nel panfiliamento, del Cap. G. Olivari, pag. xvi-286 . . 2 50
Filosofia morale, del Prof. L. Friso, 2* edizione riveduta
ed aumentata, di pag. xvi-850 8 —
Fillossera e le principali malattie crittogamiche della vite
con speciale riguardo ai mezzi di difesa, del Dott. V. Pe-
GLION, pag. vin-802, con 89 incisioni 8 —
Filugello — vedi Bachi da seta.
Fiori artificiali, Manuale del fiorista, di 0. Ballerini,
pag. XVl-278, con 144 incisioni, e 1 tav. a 86 colori . . . 8 50
— vài anche Pomologia artificiale.
Fisica, del Prof. 0. Murani, con 248 incisioni e 8 tavole, 6»
edizione, completamente rifatta del Manuale di Fisica di
Balfour Stewart pag. xvi-4il 2 —
Fisica cristallografica, W. Voigt, trad. A. Sella. (In lav.).
Fisiologia, di Foster, traduzione del Prof. G. Albini, 3»
edizione, pag. xn-158, con 18 incisioni ..*.... 1 50
Fisiologia comparata — vedi Anatomia.
Fisiologia vegetale, del Dott. Lumi Montemartini, pag.
XVI-280, con 68 incisioni 1 50
Floricoltura (Manuale di), di C. M. Fratelli Roda, 8» ed. ri-
veduta ed ampliata da G. RODA, pag. vih-262, con 98 ine. 2 50
Flotte moderne (Le) 1896-1 900, di E. Bucci di Santafiora.
Complem. del Man. del Marino, di C. De Amezaga, p.rv-204 5 —
$0 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
L. e.
Fognatura cittadina, deiring. D. Sp ataro, pag. x-684, con
220 figure e 1 tavola in litografia 7 -
Fognatura domestica, deiring. a. cerutti, pag. viu-421,
con 200 incisioni 4 —
Fonditore in tutti i metalli (Mannaie dei), di G. Belluo-
M1NI, 2» edizione, pag. vui-1 50, con 41 incisioni .... 2 —
Fonologia Italiana, di L. stoppato, pag. vm-102. ... 1 50
Fonologia latina, del Prof. s. consoli, pag. 208 . . . . 1 50
Foreste — vedi Ingegneria legale — Selvicoltura.
Formaggio — vedi Caseificio — Latte, burro e cacio.
Forinole e tavole per il calcolo delle risvolte ad arco
Circolare, adattate alla divisione centesimale ad uso de-
gli ingegneri, di P. Borletti, di p. XH-69, legato . . . 2 50
Formularlo scolastico di matematica elementare (aritme-
tica, algebra, geometria, trigonometria), di M. A. Bossotti,
di pag. xvi-192 1 50
Fosfati, perfosfati e concimi fosfatici. Fabbricazione ed
analisi del Prof. A. Minozzi, dì pag. xn-801 con 48 ine. 3 50
Foteoalchi — vedi Arti grafiche — Chimica fotografica — Foto-
grafia industriale — Processi fotomeccanici.
FetooolloQrafla — vedi Processi fotomeccanici. v
Fotocromatografia (La), del Dott. L. sassi, pag. xxi-iss,
-con 19 incisioni 2 —
Fotografia industriale (La), fotocalchi economici per la ri-
produzione di disegni, piani, carte, musica, negative foto*
grafiche, ecc., del Dott. LUIGI GlOPPI, pag. vin-208, con
12 incisioni e 5 tavole fuori testo 2 50
Fotografia ortocromatica, del Dott. e. Bonacini, pagine
IVI-277, con incisioni e 5 tavole 3 50
Fotografia pei dilettanti. (Come dipinge il sole), di G.
Muffone, 5» edizione rifatta ed ampliata, pag. xx-383,
con 99 incisioni e 11 tavole 3 —
Fotogrammetria, Fototopografia praticata in Italia e appli-
zione della fotogrammetria all'idrografia, dell'Ing. P. Pa-
ganini, pag. XVi-288, con 56 figure e 4 tavole. . . . 3 50
Fotoiitografia — vedi Arti grafiche — Processi fotomecc.
Fotosmaitografia (La), applicata alla decorazione indu-
striale delle ceramiche e dei vetri, di A. Montagna, pag.
vni-200, con 16 incisioni nel testo 2 —
Fototerapia e radioterapia — vedi Luce e salute.
Fototipografia — vedi Arti grafiche — Processi fotomecc.
Fragole vedi Frutta minori.
Franola — vedi Storia della Francia.
Francobolli — vedi Dizionario filatelico.
Fraseologia francese-italiana, di E. baroschi soresini,
pag. Vin-262 2 50
Fraseologia lial lana-tedesca — vedi Conversazione — Dottrina po-
polare.
Frenastenia — vedi Orto freni a.
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI SI
L.C.
Frumento (II), (come si coltiva o si dovrebbe coltivare in
Italia) di E. ÀzmONTl, 2* edizione rifatta del Mannaie
■ Frumento e mais „ di G. Cantoni, di pagine xvi-276 . 2 60
Frutta minori. Fragole, poponi, ribes, uva spina e lamponi,
del Prof. À. Pucci, pag. vm-193, con 96 incisioni . . 2 50
Fretta fermentato — v*di Distillazione
Frutticoltura, del Prof. Dott. D. Tamaro, 3» edizione, di
pag. xvm-219, con 81 incisioni 2 —
Fratti artificiali — vedi Pomologia artificiale.
Fulmini e parafulmini, del Dott. Prof. Canestrini, pag.
vm-166, con 6 incisioni 2 —
Funghi mangerecci e funghi velenosi, del Dott. F. Ca-
tara, di pag. XVI-192, con 43 tavole e 11 incisioni . . 4 50
Funzioni analitiche (Teoria delle), di G. Vivanti, pagine
vm-482 (volume doppio) 8 —
Funzioni ellittiche, del Prof. E. Pascal, pag. 240 . 1 50
Faoebltta — vedi Macchinista e fuochista.
Fuochi artificiali — vedi — Esplodenti — Pirotecnia-
Furetto (II). Allevamento razionale, Ammaestramento, Uti-
lizzazione per la caccia, Malattie, di G. Licciardelli.
(In lavoro).
Gallinacci — vedi Animali da cortile — Colombi — Pollicoltura.
Galvanizzazione, pulitura e verniciatura del metalli e
galvanoplastica in generale. Mannaie pratico per l'in-
dustriale e l'operaio riguardante la nichelatura, ramatura,
doratura, argentatura, stagnatura, acciaiatura, galva-
noplastica in rame, argento, oro, ecc., in tutte le varie
applicaz. pratiche, diF. Werth, di p. xvi-824, con 158 ine. 8 60
Galvanoplastica ed altre applicazione dell'elettrolisi. Gal-
vanostegia, Elettrometallurgia, Affinatura dei metalli, Pre-
parazione dell'alluminio, Sbianchimento della carta e delle
stoffe, Risanamento delle acque, Concia elettrica delle
pelli, ecc., del Prof. R. Ferrini, 3a edizione, completa-
mente rifatta, pag. xn-417, con 45 incisioni 4 —
Galvanostegia, dell' Ing. I. Ghersi. Nichelatura, argenta-
tura, doratura, ramatura, metallizzazione, ecc. pag. xn-
824, con 4 incisioni 8 50
Gastronomia (Terminologia gastronomica italiana e fran-
* cese) di E. BORGtORELLO, con 800 Menus. (In lavoro).
Gaz illuminante (Industria del), di V. Calzavara, pag.
XXXn-672, con 875 incisioni e 216 tabelle 7 60
— vedi Incandescenza a gaz.
Gelsicoltura, del Prof. D. Tamaro, pag. xvi-175 e 22 ine. 2 —
Geografia, di G. Grove, traduzione del Prof. G. Galletti,
2» edizione riveduta, pag. xn-160, con 26 incisioni . . 1 60
82 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
. _
Geografia Cla88lca, di H. P. Tozeb, traduzione e note del
Prof. I. GENTILE, 5» edizione, pag. iv-168 1 50
Geografia commerciale economica. Europa, Asia, Ocea-
nia, Africa, America, di P. LANZONI, 2* edizione, di
pag. VIl-870 3 —
Geografia fisica, di A. Geikie, traduzione di A. Stoppani,
8» edizione, pag. iv-182, con 20 incisioni 1 50
Geologia, di A. Geikie, traduzione di A. Stoppani, quarta
edizione, riveduta sull'ultima edizione inglese da G. Mer-
CALU, pag. xn-176, con 47 incisioni 1 50
Geometria analìtica dello spazio, dei Prof. P. aschieri,
pag. VI-196, con 11 incisioni ' . . 1 50
Geometria analitica del piano, dei Prof. f. aschieri, di
pag. vi-194, con 12 incisioni 1 50
Geometria descrittiva, del Prof, aschieri, pag. vi-222,
con 108 incisioni, 2* edizione rifatta 1 60
Geometria elementare — vedi Esercizi di Geometria pura — Com-
plementi di Geometria — Problemi di Geometria elementare.
Geometria e trigonometria della sfera, dei Prof. e. Ala-
8IA, pag. VLU-208, con 84 incisioni 1 50
Geometria metrica e trigonometria, dei Prof. s. Pin-
CHERLE, 6* edizione, pag. iv-158, con 47 incisioni. . . 1 50
— vedi anche Esercizi di Trigonometria.
Geometria pratica, dell'Ing. Prof. G. Erede, 3» edizione
riveduta ed aumentata, pag. XII-258, con 184 incis. . . 2 —
Geometria proiettiva del piano e della stella, del Prof.
F. ASCHIERI, 2» edizione, pag. VT-22S, con 86 incisioni. . 1 50
Geometria proiettiva dello spazio, del Prof. f. Aschieri,
2» edizione rifatta, pag. vi-264, con 16 incisioni . . . 1 50
Geometria pura elementare, del Prof. s. Pincherle, 6»
edizione, con l'aggiunta delle figure sferiche, pag. VIII-
176, con 121 incisioni %. . 1 50
Ghiaccio — vedi Industria frigorifera.
Giardino (II) Infantile, di P. Conti, pag. iv-213, 27 tav. 8 —
Ginnastica (Storia della), di F. Valletti, pag. viii-181 . 1 50
Ginnastica femminile, di F. Valletti, pag. vi-112, 67 ili. 2 -*
Ginnastica maschile (Manuale di), per cura di J. Gelli,
pag. vm-108, con 216 incisioni 2 — '
— vedi anche Giuochi ginnastici. '
Gioielleria, oreficeria, oro, argento e platino, di e. bo-
SELLi, pag. 886, con 125 incisioni 4 —
— vedi anche Metalli preziosi — Pietre preziose.
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 88
Giuochi ginnastici per la gioventù delle Scuole e del po-
polo, di F. Gabrielli, pag. xx-218, con 24 tavole . . 2 60
Giuoco (II) del pallone e gii altri affini. Giuoco del calcio
(Poot-Ball), della palla a eorda (Lawn-Tennis), della palla
al muro (Pelota), della palla a maglio e dello sfratto, di
G. Franceschi, di pag. vni-214, con 34 incisioni . . 2 50
Giurato, (Manuale per il) del D.» A. Setti. 2* edizione ri-
fatta, di pag. XIV-246 2 50
Giurisdizione (La) in camera di consiglio, del Dottor A.
Tormentano. (In lavoro).
Gltt8tlzia amministrativa. Principi fondamentali, Compe-
tenze dei Tribunali ordinari, Competenza della IV Sezione
del Consiglio di Stato e delle Giunte provinciali ammi-
nistrative e relativa procedura, di C. Vitta, p. xil-427 . 4 —
Glottologia, del Prof. G. De Gregorio, pag. xxxn-818 . 8 —
Glucosio — tedi Fecola.
Gnomonica ossia l'arte di costruire orologi solari, lezioni
popolari di B. M. La Leta, pag. vm-160, con 19 figure. 2 -
Somma elastica — vedi Imitazioni.
Grafologia, di e. Lombroso, pag. v-245 e 470 fac-simiii. 8 50
Grammatica albanese con le poesie rare di Variboda,
del Prof. V. Librandi, pag. xvi-200 8 —
Brammatloa Araba — vedi Arabo parlato.
Qramraatica araldica - - vedi Araldica — Vocabolario araldico.
Grammatica ed esercizi pratici della lingua danese-
norvegiana con un supplemento contenente le principali
espressioni tecnico-nautiche ad uso degli ufficiali di ma-
rina di G. Frisoni, pag. xx-488 4 50
Grammatica ed esercizi pratici della lingua ebraica,
del Prof. I. Levi fu Isacco, pag. 192 1 60
Grammatica francese, del Prof. G. Prat, seconda edi-
zione riveduta, pag. xii-299 1 60
Grammatica e dizionario della lingua dei Galla (oro-
monlea), del Prof. E. VITERBO:
Voi. I. Galla-Italiano, pag. vin-152 2 50
Voi. II. Italiano-Galla, pag. LXIV-106 2 50
Brammatica gotica — vedi Lingua gotica.
Grammatica greca. (Nozioni elementari di lingua greca),
del Prof. Inama. 2» edizione, pag. xvi-208 1 50
Grammatica della lingua greca moderna, dei Prof. R.
LOVERA, pag. VI-154 1 50
Grammatica inglese, del Prof. L. Pavia, pag. xn-260 . 1 60
Grammatica italiana, del Prof. T. Concari, 2» edizione
riveduta, pag. XVl-230 • 1 50
Grammatica latina, L. valmaggi, 2» ediz., pag. vin-256 i 50
Grammatica della lingua olandese, M. Morgana, p.vin-i 24 8 —
2
84 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Grammatica ed esercizi pratici ideila lingua portoghese-
brasi liana, del Prof. G. Frisoni, pag. xii-267 ... 8 —
Grammatica e vocabolario della lingua rumena, dei Prof
R. LOVERA, pag. Vitt-200. .' 1 60
Grammatica russa, del Prof. Voinovich, pag. x-272 ! . s —
Qrammatlca sanscrita — tedi Sanscrito.
Grammatica della lingua slovena. Esercizi e vocabolario
del Prof. Bruno Guyon, pag. xvi-814 8 -
Grammatica Spagnuoia, del Prof. Pavia, 2* edizione ri-
veduta dall'autore, di pag. xn-194 1 50
Grammatica delia lingua svedese, di e. pàroli, p. xv-298 8 —
Grammatica tedesca, del Prof. Pavia, 2» ed., di p. xvm-272 1 50
Grammatica Tigre — vedi Tigre italiano.
Grammatica turca osmanli, con paradigmi, crestomazia,
e glossario, di L. Bonelli, pag. vm-200 e 5 tavole . . 8 -
Grandine — tedi Assicurazioni.
Qranturoo — tedi Frumento e mais — Industria dei inoliai.
Gravitazione. Spiegazione elementare delle principali per-
turbazioni nel sistema solare, di Sir G. B. airy, tradu-
zione di F. Porro, con 50 incisioni, pag. xxn-176 . . 1 50
Orsola antloa — vedi Archeologia (Arte greca) — Mitologia greca
— Monete greche — Storia antica.
Gruppi continui di trasformazioni (Parte generale della
teoria), di E. Pascal, di pag. xi-878 8 —
Guida numismatica universale, contenente 6278 indirizzi e
cenni storico-statistici di collezioni pubbliche e private, di
numismatici, di società e riviste numismatiche, di incisioni,
di monete e medaglie e di negozianti di monete e libri di
numismatica, di P. GNECCHI. Quarta ediz., di pag. XV-612 8 —
Guttaperca — vidi Imitazioni.
Humus (L), la fertilità e l'igiene dei terreni culturali,
del Prof. A. Casali, pag. xvi-210 2 —
Idraulica, T. Perdoni, pag. xxvin-892 con 801 fig. e 3 tav. 6 50
Idrografia — vedi Fotogrammetria.
Idroterapia, di g. Gibelli, pag. iv-238, con 80 incis. . . 2 —
— vedi anche Acque minerali e termali del Regno d'Italia.
igiene della Bocca e dei Denti, nozioni elementari di o-
dontologia, di L. CoULLiAUX, di pag. xvi-830, e 23 ine. 2 50
igiene del lavoro, di Trambusti a. e Sanarelll, pagine
vni-262, con 70 incisioni 2 '50
Igiene della pelle, di a. bellini, pag. xvi-240, 7 incis. . 2 —
Igiene privata e medicina popolare ad uso delle famiglie,
di C. Bock, 2» edizione italiana curata dal Dott. GiOV.
Galli, pag. xvi-272 2 50
Igiene rurale, di a. carrarou, pagine x-470 .... 8 —
Igiene scolastica, di a. Repossi 2» ediz., pag. iv-246. . 2 —
Igiene veterinaria, del Dott. u. Barpi, pag. vra-228 . . 2 —
Igiene della vista sotto il rispetto scolastico, dei Dott.
A. LOMONAÒO, pag. XII-272 2 50
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 85
—
Igiene della vita pubblica e privata, G. Faralli, p. xii-250 2 50
Igroscopi, igrometri, umidità atmosferica, del Prof. P.
Cantoni, pag. xn-142» con 24 incisioni e 7 tabelle . . 1 50
Illuminazione — **di Acetilene — Gaz. illum. — Incandescenza.
Illuminazione elettrica (Impianti di), Manuale pratico del-
l'Ing. E. Piazzoli, 5* ediz. interamente rifatta, (9-10 mi-
gliaio) seguita da un'appendice contenente la legislazione
Italiana relativa agli impianti elettrici, di pag. 606, con
264 incisioni, 90 tabelle e 2 tavole 6 60
Imbalsamatore — vedi Naturalista preparatore — Naturalista
viaggiatore — Zoologia.
Imenotteri, Neurotterl, Pseudoneurotteri, Ortotteri e
Rincoti italiani, del Dott. E. Griffini (Entomologia IV),
pag. XVI-687, con 243 incisioni 4 60
Imitazione di Cristo (Della), Libri quattro di Gio. GER-
senio, volgarizzamento di Cesare Guasti, con proemio
e note di G. M. Zampini, pag. lvi-896 8 60
Imitazioni e succedanei nei grandi e piccoli prodotti indu-
striali. Pietre e materiali da costruzione, Materiali re-
frattarii, Carborundum, Amianto, Pietre e metalli preziosi,
Galvanoplastica. Cuoio, Linoleum, Seta e fibre tessili
diverse, Paste da carta, Materie plastiche, Colle e gomme,
Gomma elastica e Guttaperca, Avorio, Corno, Ambra,
Madreperla, Celluloide, Viscoso, Cere e grassi, Materie
concianti, Legno, Agglomerati di carbone, di segatura, di
sughero, Polvere pirica, Caffè, Profumi, Vetrerie, ecc.,
deiring. I. GHERSI, di pag. xvi-691, con 90 incisioni . 6 60
Immunità e resistenza alle malattie, di a. Galli Va-
lerio, pag. VHI-218 1 60
Impalcature — vedi Costruzioni.
Impiego ipodermico e la dosatura dei rimedi, Manuale
di terapeutica del Dott. G. Malacrida, pag. 805 . . . 8 -
Imposte dirette (Riscoss. delle), E. Bruni, pag. vni-158. 1 50
Incandescenza a gaz, (Fabbricazione delle reticelle) di L.
CASTELLANI, pag. x-140, con 88 incisioni 2 —
I noni ostri — vedi Ricettario industriale — Vernici ecc.
Incisioni — vedi Amatore d'oggetti d'arte e di curiosità.
Indovinelli — vedi Enimmistica.
Industria (L') frigorifera di P. Ulivi. Nozioni fondamentali,
macchine frigorifere, raffreddamento dell'aria, ghiaccio ar-
tificiale e naturale, dati e calcoli numerici, nozioni di fi-
sica e cenni sulla liquefazione dell'aria e dei gaz, di pa-
gine xti-168, con 86 figure e 16 tabelle 2 —
Industrie elettrochimiche — vedi Distillazione del legno.
Industrie (Piccole). Scuole e musei industriali - Industrie
agricole e rurali - Industrie manifatturiere ed artistiche,
di I. GHERSI, di pag. XII-872 3 60
Infanzia — vedi Terapia delle malattie dell' — Giardino infantile
— Nutrizione — Ortofrenia — Sordomuto.
Infezione — vedi Disinfezione — Medicatura antisettica.
86 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
__
Infortuni! sul lavoro — vtdi Legge eagli.
Infortuni! della montagna (Gli). Mannaie pratico degli Al-
pinisti, delle guide e dei portatori, del Dott. 0. Ber-
nhard, traduzione con aggiunte del Dott. R. Curti, di
pag. Xvm-60, con 65 tav. e 175 figure dimostrative . . S 50
Infortuni 8Ul lavoro, (Mezzi tecnici per prevenirli) di E.
Magrini, di pag. xxxn-252, con 257 incisioni . . . . S —
— vedi anche Leggi per gli.
Ingegnere agronomo — vedi Agronomia — Prontuario deU'agric.
Ingegnere Civile. Manuale dell'ingegnere civile e industriale,
di 0. Colombo, 20» ediz. modificata e aumentata, (52° al
54© migliaio), con 227 flg. e nna tavola, pag. XIV-486 . 5 60
Il medesimo tradotto in francese da P. Margillac . 5 50
Ingegnere navale. Prontuario di a. cignoni, pag. xxxn-
292, con 36 figure. Legato in pelle 5 50
Ingegnere rurale (Prontuario dell') — Vedi Agricoltore.
Ingegneria legale per tecnici e giuristi (Manuale di), del-
f'Aw. A. LiON. Commento ed illustrazione con la più re-
cente giurisprudenza: Responsabilità - Perizia - Servitù -
Piani regolatori e di ampliamento - Legge di sanità - Re-
golamenti d'igiene ed edilizii - Espropriazione - Miniere -
Foreste - Catasto - Privativa industriale - Acque - Strade -
Ferrovie - Tramvay - Bonifiche - Telefoni - Appalti - Ripa-
razioni - Cimiteri - Derivazioni di acque pubbliche - Monu-
menti d'arte e d'antichità, ecc., pag. vm-552 5 50
Inghilterra — vedi Storia. d'Inghilerra.
Insegnamento (L') dell'Italiano nelle Scuole Secondarie.
Esposizione teorico-pratica con esempi, dei Prof. C. Tra-
balza, di pag. XVI-254 1 50
Insetti nocivi, del Prof. F. FRANCESCHINI, pag. VIH-264,
con 96 incisioni 2 —
Insetti Utili, del Prof. F. Franceschini, di pag. xn-160,
con 48 incisioni e 1 tavola "... 2 —
Interesse e sconto, del Prof. E. Gagliardi, 2» edizione
rifatta e aumentata, pagine vin-198 2 —
Inumazioni — vedi Morte vera.
Ipnotismo — vedi Magnetismo — Spiritismo — Telepatia.
Ipoteche (Man. per le), di A. Rabbeno, pag. xvi-247 . . . 1 50
Islamismo (L') del Prof. I. Pizzi, di pag. vm-494. . . . 8 —
Ittiologia italiana, del Dott. A. griffini, con 244 in eia.
Descriz. dei pesci di mare e d'acqua dolce, di p. xvxn-469 4 50
— vedi anche Piscicoltura — Ostricoltura.
Laoohe — vedi Vernici ecc.
Latte, burro e cacio. Chimica analitica applicata al casei-
ficio, del Prof. Sartori, pag. x-162, con 24 incisioni . 2 —
Lavori femminili — tèdi Abiti per signora — Biancheria — Mac-
chine da cucire — Monogrammi — Trine a fuselli.
Lavori marittimi ed impianti portuali, di F. Bastiani,
di pag. XXm-424, con 209 figure 6 50
Lavori pubblici — vedi Leggi sui lavori pubblici.
. EI.KNCO DEI MANUALI HOEPLI 87
. _
Lavori in terra (Mannaie di), dell'Ing. £. LEONI, pag. XI-
805, con 38 incisioni 8 — -
Lavoro (II) delie donne e del fanciulli. Nuova legge e re-
golamento 19 giugno 1902 — 28 febbraio 1908. Testo
atti parlamentari e commento, per cura deil'Avv. E. No-
8EDA di pag. xv-174 1 60
Lawn-Tenni8, di V. Baddeley, prima traduzione italiana
con note e aggiunte del trad., pag. xxx-206, con 13 illustr. 2 50
Legge (La nuova) comunale e provinciale, annotata da E.
Mazzoccolo, 4» edizione, interamente rifatta con l'ag-
giunta del regolamento e di 2 indici, pag. xn-820 . . . 7 50
Legge sui lavori pubblici e regolamenti, di L. franchi,
pag. iv-110-cxlviii . * 1 50
Legge lavoro donne e fanoiulli — vedi lavoro.
Legge sull'ordinamento giudiziario, dell'Aw. L. Franchi,
pag. IV-92-CXXVI 1 50
Leggende popolari di E. Musatti. 3» edìz. di p. viii-181 l 50
LoggT « convenzioni sui diritti d'autore — vedi Codici e leggi u-
suali d' Italia, voi. IH.
Leggi per gl'infortuni! sul lavoro, dell'Aw. a. Salva-
tore, pag. 812 . 8 —
Leggi e convenzioni sulle privative industriali, disegni,
modelli di fabbrica, marchi di fabbrica e di commercio, di
L. FRANCHI. (Vedi Codici e Leggi usuali d'Italia) . . . 8 50
Leggi sulla sanità e sicurezza pubblica, di L. Franchi,
pag. iv-108-xcn 1 50
Leggi sulle tasse di Registro e Bollo, con appendice, del
Prof. L, Franchi, pag. iv-124-cn 1 50
Leggi limali d'Italia — vedi Codici e leggi.
Leghe metalliche ed amalgamo, alluminio, nichelio, me-
talli preziosi e imitazione, bronzo, ottone, monete e me-
daglie, saldature, dell'Ing. I. Ghersi, p. xvi-481, con 15 ine. 4 —
Legislazione delle acque di D. Cavalieri, di pag. xv-274 2 50
Legislazione Mortuaria — vedi Morte.
Legislazione sanitaria italiana, (La nuova) di E. Noseda.
ài pag. VIH-570 5 —
Legislazione rurale, secondo il programma governativo per
gli Istituti Tecnici, dell' Aw. E. Bruni, pag. xi-428 . . 8 —
Legnami — vedi Cubatura dei legnami — Falegname.
Legno artificiale — vedi Imitazioni.
Legno (Lavorazione dei prodotti di distillazione del) — vedi Di-
stillazione.
Lepidotteri italiani, del Dott. A. griffini (Entomoi. il),
pag. xm-248, con 149 incisioni 1 50
Letteratura albanese (Manuale di), del Prof. A. straticò,
pag. XXIV-280 8 —
Letteratura americana, di g. Strafforello, pag. 158 1 50
Letteratura araba, del Prof. i. Pizzi di pag. xn-388 . 3 —
— vedi anche Islamismo.
88 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Letteratura assira, del Dott. b. teloni di pag. xv-266 e
tre tavole fuori testo 8 —
Letteratura catalana, del Prof. Restori. (in lavoro).
Letteratura danese — vedi Letteratura norvegiana
Letteratura drammatica, di e. Levi, pag. xii-889 . . . 8 —
Letteratura ebraica, di a. Revel, 2 voi., pag. 864 . . s —
Letteratura egiziana, di L. Brighiti, (in lavoro).
Letteratura francese, del Prof. E. marcillac, traduz.
di A. Paganini, 8» edizione, pafc. vni-198 l 60
Letteratura greca, di v. Inama, 14» ediz. riveduta (dal
66o al 61° migliaio) pag. vni-286 e una tavola. . . . 1 60
Letteratura Indiana, A. db Gubernatis, pag. vui-169 : ì 50
Letteratura inglese, di E. solazzi, 2» edizione, di pa-
gine vm-194 1 50
Letteratura italiana, del Prof. C. Penini, dalle origini al
1748, 5* edizione completamente rifatta dal Prof. V. Fer-
rari, pag. xvi-291 1 60
Letteratura Italiana moderna, (1748-1870). Aggiunti 2 qua-
dri sinottici della letteratura contemporanea (1870-1901)
del Prof. V. Ferrari, pag. 290 1 50
Letteratura Italiana moderna e contemporanea 1748-
1901, del Prof. V. FERRARI, pag. Vin-406 8 -
Letteratura latina — vedi Letteratura romana
Letteratura norvegiana, di s. consoli, pag. xvi-272. . ì 60
Letteratura persiana, dei Prof. I. pizzi, pag. x-208 . . 1 50
Letteratura provenzale, di a. Restori, pag. x-220 . . 1 60
Letteratura romana, del Prof. f. Ramorino, 6* edizione
corretta, di pag. vin-849 1 50
Letteratura spagnuola e portoghese, dei Prof. L. cap-
pelletti, 2» edizione rif. da B. Sanvisenti (In lavoro).
Letteratura tedesca, del Prof. 0. Lange, 8» edizione ri-
fatta dal Prof. Minutti, pag. xvi-188 1 50
Letteratura ungherese, di zigany arpad, pag. xii-295. 1 50
Letterature slave, del Prof. D. ciàmpoli, 2 volumi :
I. Bulgari, Serbo-Croati, Yugo-Russi, pag. iv-144. . . 1 50
II. Russi, Polacchi, Boemi, pag. iv-142 1 50
Lexicon Abbrevlaturarum quae in lapidibus, codicibus et ebartis
praesertim Medii-Aevi occurrunt — vedi Dizionario di abbre-
viature.
Levatrice — vedi Ostetricia.
Limoni vedi Agrumi.
Lingua araba — vedi Arabo parlato — Dizionario eritreo — Gram-
matica Galla — Lingue dell'Africa — Tigre.
Lingua gotica, grammatica, esercizi, testi, vocabolario com-
parato con ispecial riguardo al tedesco, inglese, latino e
greco, del Prof. S. Friedmann, pag. xvi-888 .... 8 —
Lingua greca — vedi Esercizi — Filologia — Florilegio — Gram-
matica — Letteratura — Morfologia — Dialetti — Verbi.
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 39
L.C.
Lingue dell'Africa, di R. Cust, versione italiana del Prof.
A. De Gubebnatis, di pag. iV-110 1 50
Lingua latina vedi Dizionario di abbreviature latine — Epigrafia
— Esercizi — Filologìa classica — Fonologia — Grammatica
— Letteratura romana — Metrica — Verbi.
Lingue germaniche — vedi Grammatica danese-norvegiana inglese,
olandese, tedesca, svedese.
Lingua Turca Osmanli — vedi Grammatica.
Lingue neo-latine, del Dott. E. Gobba, pag. 147. . . . 1 so
Lingue straniere (Studio delle), di C. Marcel, ossia l'arte
di pensare in una lingua straniera, traduzione del Prof.
DAMIANI, di pag. XVI-186 1 50
Linoleum — vidi Imitazioni.
Liquidatore di sinistri marittimi — vedi Avarie e sinistri marit-
timi.
Liquorista, di A. Rossi, con 1270 ricette pratiche. Mate-
riale, Materie prime, Manipolazioni, Tinture, Essenze na-
turali ed artificiali, Fabbricazione dei liquori per mace-
razione, digestione, distillazione, con essenze, tinture, ecc.,
Liquori speciali, Vini aromatizzati, pag. xxxn-660, con
19 incisioni nel testo 5 —
Litografia, di G. Doyen, di pag. vm-261, con 8 tavole e
40 figure di attrezzi, ecc., occorrenti al litografo . . . 4 —
Uuto — vedi Chitarra — Mandolinista — Strnm. ad arco.
Logaritmi (Tavole di), con 6 decimali, di 0. Muller, 6»
ediz., aumentata delle tavole dei logaritmi d'addizione e
sottrazione per cura di M. Raina, di pagine xxxvi-191.
(11, 12, 18* migliaio) 1 50
Logica, di W. Stanley Jevons, traduz. del Prof. C. Can-
toni, 5» ediz. di pag. vin-166, con 15 incisioni. . . > 1 50
Logica matematica, del Prof. e. Bubali-Fobti, p. yi-158. 1 50
Logismografia, di e. Chiesa, 8» ediz., pag. xiv-172 . . 1 50
Logogrifi — vedi Enimmistioa.
Lotta — vedi Pugilato.
Luce e Colori, del Prof. G. BELLOTTI, pag. X-157, con 24
incisioni e 1 tavola 1 50
Luce e suono, di E. Jones, traduzione di U. Fobnabi, di
pag. vm-886, con 121 incisioni 8 —
Luce e salute. Fototerapia e radioterapia del Dott. a.
Bellini, di pag. xn-862, con 65 figure 8 50
Macchine (Atlante di) e di Caldaie, con testo e note di
Tecnologia, di pag. xv-80, con 112 tavole e 170 figure in
iscala ridotta 8 —
Macchine a vapore, (Manuale del costruttore di), di H. Hae-
DEB. Edizione italiana compilata sulla 5» edizione tedesca,
con notevoli aggiunte dell'Ing. E. Webbeb, pag. xvi-452,
con 1444 incisioni e 244 tabelle, legato in bulgaro rosso . 7 —
Macchine agricole, del Conte A. Cencelli-Pebti, di pag.
vm-216, con 6« incisioni 2 —
40 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
_
Macchine per cucire e ricamare, deiring. Alfredo Ga-
LASSINI, pag. vn-280, con 100 incisioni 2 60
Macchinista e fuochista, del Prof. G. Gautero, riveduto
e ampliato dall'Ing. Prof. Loria, 9» ediz. con Appendice
sulle Locomobili e le Locomotive e eoi Regolamento sulle
"-v caldaie a vapore, pag. xx-194, con 84 incisioni .... 2 —
Macchinista navale (Mannaie del), di M. Lignarolo, 2» ed.
rifatta, pag. XXIV-602, con 844 incisioni 7 60
■•dilazione — vedi Industrie dei molini — Panificazione.
Magnetismo ed elettricità. Prìncipi e applicazioni esposti
elementarmente, del Prof. F. Grassi. 8» ediz. completa-
mente rifatta del mannaie di Poloni e Grassi, di pa-
gine xvi-508, con 280 figure 6 tavole fuori testo . . . 6 60
Magnetismo ed ipnotismo, del Dottor G. Belfiore, 2» ed.
rifatta pag. vni-896 8 60
Maiale (II). Sazze, metodi di riproduzione, di allevamento,
ingrassamento, commercio, salumeria, patologia suina e
terapeutica, tecnica operatoria, tossicologia, dizionario sui-
no-tecnico, del Prof. E. Marchi, 2» ediz., pag. xx-786,
con 190 incisioni e una Carta 6 60
Maioliche e porcellane (L'amatore dì), di L. De Mauri, il-
lustrato da splendide incisione in neroy da 12 superbe
tavole a colori e da 3000 marche. - Contiene: Tecnica della
fabbricazione - Sguardo generale sulla storia delle Cerami-
che dai primi tempi fino ai giorni nostri - Cenni storici ed
artistici su tutte le fabbriche - Raccolte di 8000 marche cor-
redate ognuna di notizie relative, e coordinate ai Cenni Sto-
rici in modo ohe le ricerche riescano di esito immediato -
Dizionario di termini Artistici aventi relazione coll'Arte Ce-
ramica e di oggetti Ceramici speciali, coi prezzi correnti.
Bibliografia ceramica, indici vari, pag. xn-650 . . . . . 12 60
Mais (II) o granoturco, o formentone, o granone, o melgone,
o melica, o melicotto, o carlone, o polenta, ecc. Norme
per una buona coltivazione, di E. Azimonti, 2» edizione
rifatta dal Manuale " Frumento e Mais „ di E. Cantoni,
di pag. xn-196 con 61 incisioni nel testo 2 60
Malattie dei paesi caldi, del Dott. e. Muzio, (in lavoro).
Malattie crittogamiche delle piante erbacee coltivate, del
Dott. R. WOLF, traduzione con note ed aggiunte del Dott.
P. Baccarini, pag. x-268, con 50 incisioni 2 —
Malattie ed alterazione dei vini, del Prof. s. Cettolini, di
pag. XI-188, con 18 incisioni 2 —
Malattie della vite — vedi Filossera — Malattie crittogamiche.
Mammiferi — vedi Zoologia.
Mandarini — vedi Agrumi.
Malattie dei Sangue. Manuale d'Ematologia del Dott. E. Re-
BUSCHINI, pag. VIII-482 8 &0
Mandato commerciale, di e. Vidari, pag. vi-160. . . .150
ELENCO DEI MANUALI HOEPL* 41
_
Mandolinista (Mannaie del), di A. Pisani, pag. xx-140, oon
18 Agore, 8 tavole e 89 esempi 2 —
■anloomio — vedi Assistenza pazzi — Psichiatria.
Manzoni Alessandro. Cenni biografici, di L. Beltrami, di '
pag. 109, con 9 autografi e 68 incisioni 1 50
March» di Fabbrloa — vedi Amatore oggetti d'arte — Leggi sulle
proprietà — Majoliche.
Mare (II). V. Bellio, pag. iv-140, con 6 tav. lit. a colori. 1 60
Marine (Le) da guerra del mondo al 1 897, di L. D'Adda,
pag. XVl-820, con 77 illustrazioni 4 50
Marino (Manuale del) militare e mercantile, del Contr'am-
miraglio De Amezaga, con 18 xilografiie, 2» edizione,
con appendice di Bucci di Santafiora 5 —
Marmista (Manuale del), di A. Ricci, 2» edizione, pag. xu-
154, con 47 incisioni 2 —
■armo — vedi Imitazioni.
Massaggio, del Dott. R. Majnoni, p. xil-179, con 51 ine. . 2 —
■attici — vedi Ricettario industriale — Vernici, ecc.
Matematica (Complementi di) ad uso dei chimici e dei na-
turalisti, di G. Vivanti, di pag. x-881 8 —
Matematiche superiori (Repertorio di). Definizioni, formolo,
teoremi, cenni bibliografici, del Prof. E. Pascal.
Voi. I. Analisi, pag. XVI-642 6 —
Voi. II. Geometria, e indice gen. per i 2 voi. pag. 950 9 50
Materia medica moderna f Man. di), g.Malacrid a, p.xi-761 7 50
Materiali artificiali — v. Ricettario indnst. — Imitaz. e succedanei.
Meccanica, del Prof. R. Stawell Ball, traduzione del
Prof. J. Benetti, 4» edizione, pag. xvi-214, con 89 ine. 1 50
Meccanica agraria, di V. Niccoli. (In lavoro).
Meccanica (La) del macchinista di bordo, per gli Ufficiali
macchinisti della R. Marina, i macchinisti delle Compa-
gnie di navigazione, i Costruttori e i Periti meccanici, gli
Allievi degli Istituti Tecnici e Nautici e delle Scuole Indu-
striali e Professionali, di E. GiORLl, con 92 figure . . . 2 50
Meccanico (II), ad uso dei capi tecnici, macchinisti, elettri-
cisti, disegnatori, assistenti, capi operai, conduttori di cal-
daie a vapore, alunni di Scuole industriali, di E. GiORLl,
4» edizione ampliata, pag. xv-428, con 204 incisioni . . 8 —
Meccanismi (500), scelti fra i più importanti e recenti rife-
rentisi alla dinamica, idraulica, idrostatica, pneumatica,
macchine a vapore, molini, torchi, orologerie, ecc., di H.
T. BROWN, trad. d. Ing. P. Cerruti, 8a edizione italiana,
pag. Vl-176, con 500 incisioni 2 50
Medaglie — tedi Leghe metalliche — Monete greche — Monete
romane — Numismatica — Vocabolarietto dei numismatici.
Medicatura antisettica, del Dott. a. Zambler, con prefa-
zione del Prof. E. TRIGONI, pag. xvi-124, con 6 incis. . 1 ?
42 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
L. e.
Sedicina operativa — vedi Chinirgìa.
Medico pratico, (II) di G. Muzio. 8» edizione del Nuovo
memoriale pei medici pratici, di pag. xvi-492 .... 5 —
■emoria (L'arte della) — vedi Arte.
Mercedi — vedi Paga giornaliera.
MerciolOflia, ad uso delle seuole e degli agenti di commer-
cio, di O. LUXARDO, pag. xn-452 4 —
Meridiane — vedi Gnomonica.
Metalli preziosi (oro, argento, platino, estrazione, fusione,
assaggi, usi), di G. GORINI, 2» ed., p. n-196, con 9 ine.,. 2 —
Metallizzazione — v. Galvanizz.— Galvanoplastica — Galvanostegia.
Metallocromia. Colorazione e decorazione chimica ed elet-
trica dei metalli, bronzatura, ossidazione, preservazione e
pulitura, dell'Ing. I. Ghersi, pag. vni-192 2 60
Metallurgia dell'oro, deiring. E. Cortese. (In lavoro).
Metallurgia — vedi Coltivazione delle miniere — Fonditore —
Leghe metalliche — Siderurgia — Tempera e cementazione.
Meteorologia generale, del Dott. L. de Marchi, pag. vi-
166, con 8 tavole colorate 1 60
vedi anche — Climatologia — Igroscopi.
Metrica dei greci e dei romani, di L. muller, 2» edizione
italiana confrontata colla 2* tedesca ed annotata dal Dott.
Giuseppe Clerico, pag. xvM86 l 60
Metrica Italiana — vedi Ritmica e metrica italiana.
Metrologia Universale ed il Codice Metrico Internazionale,
coll'indice alfabetico di tutti i pesi misure, monete, ecc.,
deiring. A. Tacchini, pag. xx-482 6 60
Mezzeria (Manuale pratico della) e dei vari sistemi della co-
lonia parziaria in Italia, d. Prof. A. Rabbeno, p. vni-196 1 60
Micologia vedi Funghi mangerecci — Malattie crittogamiche — Tar-
tufi e ranghi.
Microbiologia. Perchè e come dobbiamo difenderci dai mi-
crobi. Malattie infettive, Disinfezioni, Profilassi, del Dott.
L. Pizzini, pag. vin-142 2 —
■Icrotoopia — vedi Anatomia microscopica — Animali parassiti —
Bacologia — Batteriologia — Prostitologia — Tecnica prosti-
tologica.
Microscopio (II), Guida elementare alle osservazioni di Mi-
croscopia, del Prof. Camillo Acqua, p. xn-226, 81 ine. 1 60
Mineralogia generale, del Prof. L. BombicclT 2* edizTri-
veduta, di pag. XVI-190, con 188 ine. e 8 tavole . . . 1 60
Mineralogia descrittiva, del Prof. L. Bombicci, 2» edi-
zione, di pag. iv-800, con 119 incisioni 8 —
Miniere (Coltivazione delle), di 8. BERTOLIO, 2» ediz. ri-
fatta del Man. u Arte Min. „ di ZOPPETTI, p. VIII-284 . 2 60
Miniere di zolfo — vedi Zolfo.
Misurazione delle botti — vedi Enologia.
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 48
L. e
Misure — vedi Avarie e sinistri marittimi — Codioe del Perito Mi-
suratore — Metrologia — Monete — Strumenti metrici.
Mitilicoltura — vedi Ostricoltura — Pisoicoltnra.
Mitologia (Dizionario dì), di F. Ramorino. (In lavoro).
Mitologia comparata, del Prof. A. De Gubernatis, 2»
edizione, di pag. vrn-150, (Esaurito).
Mitologia greca, di A. Poresti:
Volume I. Divinità, di pag. vni-264 ...... 1 60
Volume II. Eroi, di pag. 188 1 50
Mitologie orientali, di D. Bassi:
Voi. I. Mitologia babilonese-assira, pag. XVI-219 . . 1 50
Voi. II. Mitologia egiziana e fenicia, (In lavoro).
■nemoteonia — vedi Arte della memoria.
Mobili artlstlol — udi Amatore d'oggetti d'arte.
Moda — vdi Abiti — Biancheria — Fiori artificiali — Trine.
Modellatore meccanico, falegname ed ebanista, del Prof.
G. Mina, pag. xvn-428, con 298 incisioni e 1 tavola . 5 50
Mollai (L'Industria dei) e la macinazione del frumento,
di C. SrBEB-MlLLOT, di pag. xx-259, con 108 incisioni
nei testo e 8 tavole 5 —
Monete greche, di s. Ambrosoli, di pag. xiv-286, con 200
fotoincisioni e 2 carte geografiche 8 —
Monete (Prontuario delle), pe8i e misure inglesi, raggua-
gliate a quelle del sistema decimale, dell'Ing. Ghebsi, di
pag. xn-196, con 47 tabelle di conti fatti e 40 facsimili
delle monete in corso. 8 50
Monete romane. Manuale elementare compii, da F. Gnec-
cm, 2» edizione, riveduta corretta ed ampliata, di pag.
XXVn-870, con 25 tàvole e 90 figure nel testo .... 8 —
Monogrammi, del Prof. A. Severi, 78 tavole divise in tre
serie, le prime due di 462 in due cifre e la terza in 116
in tre cifre 8 50
llbntatore (II) di macchine. Opera arricchita da oltre 250
esempi pratici e problemi risolti, di S. Dinaro, di pa-
gine xn-B68 .• 4 —
Morfologia generale — vedi Embriologia.
Morfologia greca, del Prof. v. Bettei, pag. xx-876 . . 8 —
Morfologia Italiana, del Prof. E. gorra, pag. vi-H2 . . 1 50
Morte (La) vera e la morte apparente, con appendice * La
legislazione mortuaria „ di F. DELL'ACQUA, p. vni-186 . 2 —
44 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Mosti (Densità dei), dei vini e degli spiriti ed i problemi
Che ne dipendono, ad uso degli enochimici, degli eno-
tecnici e dei distillatori, di E. Cillis, di pag. XYI-280,
con 11 figure e 46 tavole 2 —
Musei — vedi Amatore oggetti d'arte e curiosità — Amatore ma-
ioliche e porcellane — Armi antiche — Pittura — Scoltura.
■lituo soccorso — vedi Società mutuo aoccorso
Napoleone 1°, di L. Cappelletti, 23 fotuinc, p. xx-272 . 2 60
Naturalista preparatore (II), del Dott. B. Gestro, 8» edi-
zione riveduta ed aumentata del Manuale dell'Imbalsa-
matore, di pag. XVi-168, con 42 incisioni 2 —
Naturalista viaggiatore, dei Prof. a.'Issel e fi. gestro
(Zoologia), di pag. vnr-144, con 88 incisioni 2 —
Nautica stimata o Navigazione piana di F. Tami, di pag.
XXXn-179, con 47 incisioni 2 60
Neurotteri — vedi Imenotteri.
Nevrastenia del Dott. L. Cappelletti di pag, xx-490 . 4 —
.Nichelatura — vedi Galvanostegia.
Notaio (Manuale del), aggiunte le Tasse di registro, di bollo
ed ipotecarie, norme e moduli pel Debito pubblico, di A.
Garetti, 4* ediz. riveduta e ampliata, pag. vni-880 . . 3 50
Numeri — vedi Teoria dei numeri.
Numismatica (Manuale di), del Dott. S. AMBROSOLI, 3.» edi-
zione riveduta, di pag. xvi-250, con 250 fotoincisioni nel
testo e 4 tavole 1 50
Numismatica — vedi Guida numismatica.
Nuotatore (Manuale del), del Prof. P. ABBO, di pag. xh-
148, con 97 incisioni 2 50
Nutrizione del bambino. Allattam. naturale ed artificiale,
del Dott. L. Colombo, pag. xx-228, con 12 incisioni. . 2 50
Oooultismo — vedi Magnet. e ipnotismo — Spiritismo — Telepatia.
Oouiistica — vedi Igiene della vista — Ottica.
Odontologia — vedi Igiene della bocca.
Olii vegetali, animali e minerali, loro applicazioni di g.
GORINI, 2» edizione completamente rifatta dal Dott. G.
FABRis, di pag. Vin-214, con 7 incisioni 2 -*
Olivo ed Olio. Coltivazione dell'olivo, estrazione, purifica-
zione e conservazione dell'olio, del Prof. A. Aloi, 5» edi-
zione accresciuta e rinnovata, di p. xvi-865, "con 65 ine. 3 —
Omero, di W. Gladstone, traduzione di E. Palumbo e
C. FiORILLl, di pag. XH-196 1 50
Onde Hertziane — vedi Telegrafo senza fili.
Operalo (Manuale dell'). Raccolta di cognizioni utili ed in-
dispensabili agli operai tornitori, fabbri, calderai, fondi-
tori di metalli, bronzisti, aggiustatori e meccanici di G.
Belltjomini, 5» ediz. aumentata, di pag. xvi-262 ... 2 —
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 46
LTc.
Operazioni doganali — vedi Codice doganale — Trasporti e tariffe.
Oratoria — vedi Arte del dire — Rettorica — Stilistica.
Ordinamento degli Stati liberi d'Europa, del Dott. f. Ra-
CIOPPI, 2* edizione, di pag. xii-816 8 —
Ordinamento degli Stati liberi fuori d'Europa, del Dott.
P. EACIOPPI, di pag. Vin-876 8 —
Ordinamento giudiziario — vedi Leggi sull'.
Oreficeria — vedi Gioielleria — Leghe metalliche — Metalli pre-
ziosi — Saggiatore.
Organoterapia, di e. Rebuschini, pag. viii-482 . . . . 8 50
Oriento antico — vedi Storia antica.
Ornatista (Manuale dell'), dell' Arch. A. Melani. Raccolta
di iniziali miniate e incise, d'inquadrature di pagina, di
fregi e flnalini, esistenti in opere antiche di biblioteche,
musei e collezioni private. XXIV tavole in colori per mi-
niatori, calligrafi, pittori di insegne, ricamatori, incisori,
disegnatori di caratteri, ecc., I* serie, in-8 4 60
Orologeria moderna, deiring. garuffa, di pag. vm-802,
con 276 incisioni 5 —
— vedi anche Gnomonica.
Orologi artistici — vedi Amatore di oggetti d'arte.
Orologi solari — vedi Gnomonica.
Orticoltura del Prof. D. Tamaro, 2* edizione rifatta, di
pagine XVI-576, con 110 incisioni 4 50
Ortocromatismo — vedi Fotografia.
Ortofrenia (Manuale di), per L'educazione dei fanciulli fre-
nastenici o deficienti (idioti, imbecilli, tardivi, ecc.), del
Prof. P. Parise, di pag. xii-281 2 —
Ortotteri — vedi Imenotteri ecc.
Ossidazione — vedi Metallocromia.
Ostetricia (Mannaie di) Ginecologia minore, per le leva-
trici di L. M. BOSSI, di pag. xv-493, con 113 incisioni 4 50
Ostricoltura e mitilicoltura, del Dott. D. Carazzi, con
18 fototipie, di pag. vni-202 2 50
Ottica, di B. Gelcich, pag. XVI-576, con 216 incis. e 1 tav. 6 —
Ottone — vedi Leghe metalliche.
Paga giornaliera (Prontuario della), da cinquanta cente-
simi a lire cinque, di e. Negrin, di pag. 222. ... 2 so
Paleoetnologia, del Prof. J. Regazzoni, di pag. xi-252,
con 10 incisioni 1 50
Paleografia, di E. M. Thompson, tradazione dall'inglese,
con agginnte e note del Prof. G. Fumagalli, 2» edizione
rifatta, di pag. XH-178, con 80 ine. e 6 tav, . . . . . 2 —
Paleontologia (Compendio di), del Prof. P. VlNASSA De
Eegny, di pag. XVl-512, con 356 figure intercalate . . 5 f
46 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
. _
Pallone (Giuoco del) — vedi Giuoco.
Panificazione razionale, di Pompilio, pag. iv-126 . . . 2 —
Parafulmini ~ vedi Elettricità .— Fulmini
Patate (Le) di gran reddito. Loro coltura, loro importanza
nell'alimentazione del bestiame, nell'economia domestica
e negli" usi industriali, di N. ADUCCI, di pag. xxiv-221,
con 20 incisioni 2 50
Pazzia — vedi Assistenza pazzi — Psichiatra — Grafologìa.
Pediatria — vedi Nutrizione del bambino — Ortopedia — Terapia
malattie infanzia.
Pellagra (La), Storia, eziologia, patogenesi, profilassi, di 6.
ANTONINI, di pag. vm-166 con 2 tav 2 —
Pelle — vedi Igiene della.
Pelli — vedi Concia delle pelli.
Pensioni — vedi Società di mutuo soccorso -
Pepe — Prodotti agricoli.
Perfosfati — vedi Fosfati — Concimi — Chimica agraria.
Perito — vedi Codice nel perito misuratore — Ingegneria legale
Pesei — vedi Ittiologia — Ostriooitura — Piscicoltura.
Pesi e misure — vedi Avarìe e sinistri marittimi — Metrologia —
Misure e pesi inglesi — Monete — Strumenti metrici — Tec-
nologia monetaria.
Peso dei metalli, ferri quadrati, rettangoiarl, cilindrici,
a squadra, a U, a Y, a Z, a T e a doppio T, e delle
lamiere e tubi di tutti i metalli, di Q. Belluomini,
2* edizione, di pag. xxiv-248 8 50
Piani8ta (Mannaie del), di L. Mastrigli, pag. xvi-112 . 2 —
Piante e fiori sulle finestre, sulle terrazze e nei cortili.
Coltura e descrizione delle principali specie di varietà, di
A. PUCCI, 2» edizione, -pag. vm-214, con 117 incisioni .2 50
Piante Industriali, coltivazione, raccolta, preparazione, di
G. GORINI, (esaurito, la 8* edizione è in lavoro).
Piante tessili (Coltivazione ed industrie delle), propriamente
dette e di quelle che danno materia per legacci, lavori
d'intreccio, sparteria, spazzole, scope, carta, ecc., coll'ag-
giunta di un dizionario delle piante ed industrie tessili,
di oltre 8000 voci, del Prof. M. A. Savorgnan D'OsoPPO,
di pag. xn,-476, con 72 incisioni 5 .—
Pietre artificiali — vedi Imitazioni.
Pietre preziose, classificazione, valore, arte del giojelliere,
di G. GORINI, (esaurito, è in lavoro la 3» edizione).
Pirotecnia moderna, di P. Di Maio. 2* edizione riveduta
ed ampliata, di pag. xv-188 con 21 incisioni 2 50
PÌ8CÌCOftura (d'acqua dolce), del Dott. E. Bettoni, di pa-
gine vm-818. con 85 incisioni 8 —
Pittura ad olio, acquarello e miniatura (Manuale per di-
iettante di), paesaggio, figura e fiori, di G. RONCHETTI,
pag. xvr-280, 29 incis. e 24 Tav. in zincot. e cromolit. . 8 50
Pittura italiana antica e moderna. dell'Arch. A. Melani,
ELENCO DEI MANUALI HOEPL1 47
L.c.
2» edizione completamente rifatta, di pag. xxx-480 con
28 incisioni intercalate e 187 tavole 7 60
Plastica — vedi Imitazioni.
Pollicoltura, del March. G. Trevisani, 5» edizione rifatta,
di pagine XVI-2S0, con 90 incisioni 2 60
Polveri piriche — vedi Esplodenti — Pirotecnia.
Pomologia, descrizione delle migliori varietà di Albicocchi,
Ciliegi) Meli, Peri, Peschi, del Dott. G. MOLON, con 86
incisioni e 12 tavole colorate, di pag. xxxn-717 . . . 8 60
Pomologia artificiale, secondo il sistema Garnier-Valletti,
del Prof. M. Del Lupo, pag. vi-182, e 84 incisioni . . 2 —
Poponi — vedi Frotta minori
Porcellane — vedi Maioliche — Ricettario domestico.
Porco (Allevamento del) — vedi Maiale.
Porti di mare — vedi Lavori marittimi.
Posologia — vedi Impiego ipodermico.
P08ta. Manuale Pestale di À. Palombi. Notizie storiche
sulle Poste d'Italia, organizzazione, legislazione, posta
militare, unione postale universale, con una appendice
relativa ad alcuni servizi accessori, di pag. xxx-809 . . 8 —
Prato (II), del Prof. G. CANTONI, di pag. 146, con 18 ine. 2 —
Prealpi bergamasche (Guida-itinerario alle), compresa la
Valsassina ed i Passi alla Valtellina ed alla Valcamonioa,
colla prefazione di A. Stoppani, e cenni geologici di A.
Tabamelli, 3» edizione rifatta per cura della Sezione
di Bergamo del C. A. L, con 15 tavole, due carte topo-
grafiche, ed una carta e profilo geologico. Un volume di
pag. 290 e un voi. colle carte topografiche in busta . . 6 60
Pregiudizi — vedi Errori e pregiudizi. Leggende popolari.
Previdenza — vedi Assicura*. — Cooperai. — Società di M. B.
Privative Industriali — vedi Codice e Leggi usuali d'Italia — In-
gegneria legale — Leggi.
Problemi di Geometria elementare, deiring. i. Ghersi,
(Metodi facili per risolverli), con circa 200 problemi ri-
solti, e 119 incisioni, di pag. xn-160 1 50
Procedura civile e procedura penale — vedi Codice.
Procedura privilegiata fiscale per la riscossione delle imposte di-
rette — vedi Esattore.
Procedura del piccoli fallimenti — vedi Curatore dei fallimenti.
Processi fotomeccanici (I moderni). Fotocollografla, fototi-
pografia, fotocalcografia, fotomodellatura, tricromia, del
Prof. E. Namias, p. vin-816, 53 fig., 41 illustr. e 9 tav. &
Prodotti agricoli del Tropico (Manuale pratico del pian*
latore), del Cav. A. Gaslini. (Il caffé, la canna da zuo-
48 ELENCO DEI MANCALI HOEPLI
_
chero, il pepe, il tabacco, il cacao, il tè, il dattero, il co-
tone, il cocco, la coca, il b ani ano, l'aloè, l'indaco, il ta-
marindo, l'ananas, l'albero del chinino, la juta, p. xvi-270 2 —
Produzione e commercio del vino in Italia, di s. mon-
DINI, di pag. vn-803 2 50
Profumiere (Mannaie del), di A. Rossi, con 700 ricette pra-
tiche, di pag. iv-476 e 58 incisioni 5 —
— vedi anche Ricettario domest. — Ricettario industr. — Saponi.
Proiezioni (Le). Materiali, Accessori, Vednte a movimento,
Positive sul vetro, Proiezioni speciali policrome, stereo-
scopiche, panoramiche, didattiche, ecc., del Dott. L. Sassi
di pag. XYI-447, con 141 incisioni 6 —
Proiezioni ortogonali — vedi Disegno.
Prontuario di geografia e statistica, dei Prof. g. Ga-
ROLLO, pag. 62 1 —
Prontuario per le paghe — vedi Paghe — Conti fatti.
Proprietà letteraria, artistica e Industriale — vedi Leggi
Proprietario di case e di opifici. Imposta sui fabbricati,
dell'Aw. G. Giordani, di pag. xx-264. .• 1 60
Prosodia — vedi Metrica dei greci e dei romani - Ritmica.
Prospettiva (Mannaie di), dell'Ing. L. CLAUDI, 2* edizione
rivednta di pagine xi-61 con 28 tavole 2 —
Protezione degli animali (La), di Nigro Lieo, p. vin-200 2 —
Protletologia, di L. Maggi, 2» ed., p. xvi-278, 93 inois. . . 8 —
Proverbi in 4 lingue — vedi Dottrina popolare.
Proverbi (516) sul cavallo, raccolti od annotati dal Colon-
nello VOLPINI, di pag. XIX-172 2 60
Psichiatra. Confini, cause e fenomeni della pazzia. Con-
cetto, classificazione, forme cliniche 0 diagnosi delle ma-
terie mentali. Il manicomio, di J. Pinzi, pag. vm-226 . 2 60
Psicologia, del Prof. C. Cantoni, pag. vin-168, 2» ediz. . 1 50
Psicologia fisiologica, del Dott. G. mantovani, pag. vm-
165. con 16 incisioni 1 50
Psicologia musicale. Appunti, pensieri e discussioni, di
M. PILO di pag. x-259 ,.,.... 2 50
Psicoterapia di g. Portigliotti, di pag. xii-818, 22 ine 8 —
Pugilato e lotta per la difesa personale, Box inglese e
francese, di a. cougnet, pag. xxiv-198, 104 incis. . 2 50
Raccoglitore (II) di oggetti minuti e curiosi. Almanacchi,
Anelli, Armi, Bastoni, Biglietti d'ingresso, d'invito, di vi-
sita, Culle, Calzature, Coltelli, Chiavi, Cartelloni, Giar-
rettiere, Guanti, Lumi, Orologi, Pettini, Parrucche, ecc.,
di J. Gelli, di pag. x-344, con 310 incisioni . . . . 5 50
Rachitide (La) e le deformità da esse prodotte, del Dott.
P. Mancini. (In lavoro).
Radiografia — vedi Raggi Rontgen.
Radioterapia — vedi Luce e salute.
Ragioneria, del Prof. V. Gitti, 4* edizione riveduta, di
pag. vm-141, con 2 tavole I 60
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 49
_
Ragioneria delle cooperative di consumo (Mannaie di),
del Rag. G. Rota, di pag. xv-408 8 —
Ragioneria industriale, del Prof. Rag. Oreste Bergama-
schi, di pag. vil-280 e molti moduli 8 —
Ragioniere (Prontuario del). (Mannaie di calcolazioni mer-
cantili e bancarie), di E. Gagliardi, pag. xn-608 . . 6 50
Ramatura — vedi Galvanostegia.
Razze bovine, equine, suine, ovine e caprine di f. faelli,
di pag. XX-872, con 75 illustrazioni delle quali 16 colorate 5 50
Rebus — vedi Enimmi8tica.
Reclami ferroviari! — vedi Trasporti e tariffe.
Registro e Bollo — vedi Leggi sulle tasse di.
Regolo calcolatore e sue applicazioni nelle operazioni
topografiche, dell'Ing. G. Pozzi, di pag. XV-288. con 182
incisioni e 1 tavola 2 50
Religioni e lingue dell'India inglese, di R. cust, tradotto
dal Prof. A. De Gubernatis, di pag. IV-124 . . . . 1 60
Resistenza dei materiali e stabilità delle costruzioni, di
P. Gallizia, 2* ediz. rifatta da G. Sandrinelli (in lav.).
Resistenza (Momenti di) e pesi di travi metalliche composte.
Prontuario ad uso degli Ingegneri, Architetti e costruttori,
con 10 figure ed una tabella per la chiodatura, dell'Ing.
E. SCHENCK, di pag. XI-188 8 60
Responsabilità — vedi Ingegneria legale.
Rettili — vedi Zoologia.
Rettorlca, ad uso delle Scuole, di P. Capello, p. vi-122. 1 50
Ribes — vedi Frutta minori.
Ricami — vedi Biancheria — Macchine da cucire — Monogrammi
— Piccole industrie — Ricettario domestico — Trine.
Ricchezza mobile, dell'Avv. E. Bruni, pag. vm-218 . . ì 50
Ricettario domestico, dell'Ing. I. Ghersi. Adornamento
della casa. Arti del disegno. Giardinaggio. Conservazione di
animali, frutti, ortaggi, piante. Animali domestici e nocivi.
Bevande. Sostanze alimentari. Combustibili e illuminazione.
Detersione e lavatura. Smacchiatura. Vestiario. Profumeria
e toeletta. Igiene e medicina. Mastici e plastica. Colle e
gomme. Vernici ed encaustici. Metalli. Vetrerie, di pag. 550
con 2340 consigli pratici e ricette accuratamente scelte. . 5 50
Ricettario industriale, dell'Ing. I. Ghersi. Procedimenti
utili nelle arti, industrie e mestieri, caratteri; saggio e con-
servazione delle sostanze naturali ed artificiali d'uso comu-
ne; colori, vernici, mastici, colle, inchiostri, gomma ela-
stica, materie tessili, carta, legno, fiammiferi, fuochi d'arti-
ficio, vetro; metalli, bronzatura, nichelatura, argentatura.
doratura, galvanoplastica, incisione, tempera, leghe; filtra-
zione; materiali impermeabili, incombustibili, artificiali; ca-
scami, olii, saponi, profumeria, tintoria, smacchiatura, im-
bianchimento; agricoltura, elettricità; 3» edizione rifatta
60 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
aumentata, di pag. vh-704, con 27 ine. e 2886 ricette . , 6 50
Ricettario fotografico. Terza edizione riveduta e notevol-
mente ampliata di nuove forinole e procedimenti, del Dott.
L. Sassi, di pag. xxiv-229 2 —
Rilievi — vedi Cartografia — Compens. errori — Telemetrìa.
Risorgimento italiano (Storia del) 1814-1870, con l'ag-
giunta di un sommario degli eventi posteriori, del Prof.
F. BERTOLINI, 2» ediz,, di pag. vni-208 1 50
Ristauratore dei dipinti, del Conte G. Secco-Suardo, 2
volumi, di pag. xvi-269, xn-362, con 47 incisioni. . . 6 —
Ritmica e metrica razionale italiana, del Prof. Socco
Murari, di pag. xvi-216. . . * 1 50
Rivoluzione francese (La) (1789-1799), del Prof. Dott. Gian
Paolo Solerio, di pag. iv-176 l 60
Roma antica — vedi Mitologia — Monete — Topografia.
Rontgen (i raggi di) e le loro pratiche applicazioni, di
Italo Tonta, pag. vin-160, con 65 incis e 14 tavole . 2 50
— vedi anche — Fototerapia e radioterapia.
Rhum — vedi Liquorista.
Saggiatore (Manuale del), di F. Buttari, di pag. vni-246,
con 28 incisioni • 2 50
Sagou — vedi Fecola.
Sale (II) e le Saline, di A. De Gasparis. (Processi indu-
striali, usi del sale, prodotti chimici, industria manifat-
turiera, industria agraria, il sale nell'economia pubblica
e nella legislazione), di pag. vin-358, con 24 incisioni . 3 50
Salumiere — vedi Majale.
Sanatori! — vedi Tisici e sanatori!.
Sanità e sicurezza pubblica — vedi Leggi sulla.
Sanscrito (Avviamento allo studio del), del Prof. F. G. Fumi,
2» edizione rifatta, di pag. xii-254 8 —
Saponi (L'industria saponiera), con alcuni cenni sull'indu-
stria della soda e della potassa. Materia prima e fabbri-
cazione in generale. Guida pratica dell'Ing. E. Marazza,
(esaurito, è in lavoro la 2\ edizione).
Sarta da donna — vedi Abiti — Biancheria.
Scacchi (Manuale del giuochi degli), di A. Seghieri, 2»
ediz. ampliato da E, Orsini, con una appendice alla se-
zione delle partite giuocate e una nuova raccolta di 52
problemi di autori ital., di pag. vi-310, con 191 incis. . 8 —
Scaldamento e ventilazione degli ambienti abitati, dì E.
Ferrini, 2» ediz., di pag. vin-800, con 98 incisioni. . . 8 — -
Scenografia (La). Cenni storici dall'evo classico ai nostri
giorni, di G. Ferrari, di pag. XXIV-827, con 16 inci-
sioni nel testo, 160 tavole e 5 tricromie . . . . 12 —
. ELENCO DEI MANUALI HOEPLI , 61
_
Scherma italiana di j. Gelli, 2* ediz., di pagine vi-251,
con 108 figure 2 50
Sciarade — vedi Enimmistica.
Scienza delle finanze, di T. carnevali, pag. iv-ho . . 1 50
Scritture d'affari (Precetti ed esempi di), per uso delle
Scuole tecniche, popolari e commerciali, del Prof. D. Maf-
FIOLI, 8» ediz. ampliata e corretta, di pag. vm-221 . . 1 50
Sconti — vài Interesse e sconto.
Scoperte geografiche - vedi Cronologia.
Scultura italiana antica e moderna (Manuale di), dell'Arch.
À. MELANI, 2» edizione rifatta con 24 incisioni nel testo
e 100 tavole, di pag. xvn-248 5 —
Souoie Industriali — vedi Industrie (Piccole).
Segretario comunale — vedi Esattore.
Selvicoltura, di A. Santilli, di pag. vni-220, e 46 ine. . 2 —
Semeiotica. Breve compendio dei metodi fisici di esame
degli infermi, di U. Gabbi, di pag. xvi-216, con 11 ine. 2 50
Sericoltura — vedi Bachi da seta — Filatura — Gelsicultura —
Industria della seta — Tintura della seta.
Servitù — vedi Ingegneria legale.
Shakespeare, di Dowden, trad. di A. balzani, p. xn-242 1 50
Seta (Industria della), del Prof. L. Gabba, 2* ed., p. iv-208 2 -
Seta artificiale — vedi Imitazioni.
Sicurezza pubblica — vedi Leggi di sanità.
Siderurgia (Manuale di), dell'Ing. V. Zoppetti, pubblicato
e completato per cura dell'Ing. E. Garuffa, di pag. iv-
- 368, con 220 incisioni 5 50
Sieroterapia, dei Don. e. Rebuschini, di pag. vm-424 . 8 —
Sigle epigrafiche — vedi Dizionario di abbreviature.
Sinistri marittimi — vedi Avarie.
Sintassi francese» razionale pratica, arricchita della parte
stori co -etimologica, della metrica, della fraseologia com-
merciale, ecc., del Prof. D. Rodari, di pag. xvi-206 . 1 50
Sintasai franoese — vedi Esercizi sintattici.
Sintassi greca, di v. Quaranta, dì pag. xvin-175 . . 1 50
Sintassi latina, di T. G. Perassi, di pag. vn-168 . . . 1 50
Sismologia, del Capitano L. Gatta, di pag. vm-175, con
16 incisioni e 1 carta 1 50
Smalti — vedi Amatore d'oggetti d* arte -»- Potosmaltografia —
Ricettario industr.
Soccorsi d'urgenza, del Dott. e. Calmano, 4» edizione
riveduta ed ampliata, di pag. xlvi-852, con 6 tav. litogr. 8 —
Socialismo, di g. Biraghi, di pag. XV-285 8 —
Società di mutuo soccorso. Norme per l'assicurazione delle
pensioni e dei susssìdi per malattia e per morte, del Dott.
G. GARDENGHI, di pag. VI-152 1 50
Società industriali Italiane per azioni, del Dott. F. Pie-
CINELLI, di pag. XXXVI-584 5 50
52 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
Lu. C
Sociologia generale (Elementi di), del Dott. Emilio Mor-
selli, di pag. xn-172 1 50
Soda caustica, cloro e clorati alcalini per elettrolisi.
Fabbricazione e sorveglianza chimica, di P. Villani, di
pagine Vlli-314, con una tavola 3 50
Sordomuto (II) e la 8Ua istruzione. Mannaie per gli al-
lievi e le allieve delle S. Scuole normali, maestri e ge-
nitori, del Prof. F. Fornari, di pag. vm-282, eoe 11 ine. 2 —
— vedi anche Ortofrenia.
Sostanze alimentari. — vedi Conservazione delle.
Specchi (La fabbricazione degli) e la decorazione del vetro
e Cristallo, del Professor R. Namias, di pagine xn-156,
con 14 incisioni 2 —
Spettrofotometria (La) applicata alla Chimica fisiologica,
alla Clinica e alla Medicina legale, di G. Gallerani,
di pag. XIX-395, con 92 incisioni e tre tavole . . . . 8 50
Spettroscopio (Lo) e le sue applicazioni, di R. a. Pro-
ctor, traduzione con note ed aggiunte di F. Porro, di
nag. VT-179, con 71 incis. e una carta di spettri . . . 1 50
Spiritismo, di A. Pappalardo, Seconda edizione, con 9
tavole, di pag. XVI-216 2 —
— vedi anche Magnetismo — Telepatia.
Spirito di vino — v^di Alcool — Cognac — Distillai. — Liquorista.
Stagno (Vasellame di) — vedi Amatore di oggetti d'arte e di cu-
riosità — Leghe metalliche.
Stabilità deile costruzioni — vedi Resistenza dei materiali — Re-
stenza di pesi e travi metalliche.
Statica — vedi Metrologia — Strumenti metrici.
Statistica, del Pr. F. Virgulti, 8» ed., rifatta pag. xix-225 1 60
Stearineria (L'industria stearica). Manuale pratico dell'Ing.
E. Marazza, di pagine xi-284, con 70 incisioni . . . 6 —
Stelle — vedi Astronomia — Cosmografia — Gravitazione —
Spettroscopio.
Stemmi — vedi Araldica — Numismatica — Vocabol. araldico.
Stenografìa, di G. Giorgetti, (secondo il sistema Gsbel-
sberger-Noe), 8» ediz. rifatta di pag. xv-289 .... 3 —
Stenografìa (Guida per lo studio della) sistema Gabelsber-
ger-Noe, compilata in 85 lezioni da A. Nicoletti, 4» ed.
riveduta e corretta, di pag. xv-160 1 50
Stenografia. Esercizi graduali di lettura e di scrittura ste-
nografica (sistema Gabelsberger-Noe), con 8 novelle del
Prof. A. Nicoletti, 2» ediz., di pag. vni-160 . . . . 1 50
— vedi anche Antologia stenografica — Dizionario stenografico.
Stenografo pratico (Lo) di L. Cristofoli, di pag. xn-181 1 so
Stereometria applicata allo sviluppo dei solidi e alia loro
costruzione in carta, del Prof. a. Rivelli, di pag. 90,
con 92 incisioni e 41 tavole , 2 —
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 58
_
Stilistica, del Prof. F. Capello, di pag. xn-164. . . . i 60
Stilistica latina, di A. Bartoli, di pag. xn-iio ... 1 50
Stimatore d'arte — vedi Amatore di oggetti d'arte e di curiosità
— Amatore di maioliche e porcellane — Armi antiche
Storia antica. Voi. I. L'Oriente Antico, del Prof. 1. GEN-
TILE, di pag. xn-232 . . 1 50
Voi. II. La Grecia, di G. TONIAZZO, pag. IV-216 . . 1 50
Storia dell'Arte, del Dott. G. Cabotti. (In lavoro).
Storia dell'arte militare antica e moderna, dei Gap. v.
EOSSETTO, con 17 tav. illustr., di pag. vni-504. . . . 5 BO
— vedi anche Armi antiche.
Storia e cronologia medioevaie e moderna, in ce tavole
sinottiche, del Prof. V. Casa&randi, 8» edizione, con
nuove correzioni ed aggiunte, di pag. vin-254 . . . . 1 50
Storia della ginnastica. — Vedi Ginnastica.
Storia d'Italia (Breve), di P. Orsi, 2» ed. rived., p. xu-276 . 1 50
Storia di Francia, dai tempi più remoti ai giorni nostri,
di G. Brag agnolo, di pag. xvi-424, con tabelle crono-
logiche e genealogiche . . 8 —
Storia ital. (Man. di), di C. Cantù, pag. IV-160 (esaurita).
Storia d'Inghilterra dai tempi più remoti ai giorni nostri,
del Prof. G. Bragagnolo, di pag. xvi-867 8 —
Storia della musica, del Dott. Untersteiner, 2» edizione
ampliata, di pag. xn-880 8 —
Strumentazione, per E. Prout versione italiana con note
di V. Ricci, 2» ediz. rived., di p. xvi-214, 95 incis. . . . 2 50
Strumenti ad arco (Gii) e la musica da camera, dei Duca
di Caffarelli, di pag. X-235. 2 50
Strumenti metrici (Principi di statica e loro applicazione
alla teoria e costruzione degli), dell'Ing. E. Bagnoli, di
pag. vni-252, con 192 incisioni 8 50
Stufe — vedi Scaldamento.
Suono — vedi Luce e suono.
Suocedanei — vedi Ricettario industriale — Imitazioni.
Sughero — vedi Imitazioni e succedanei.
Surrogati — vedi Ricettario industriale — Imitazioni.
Sussidi — vedi Società di mutuo soccorso.
Tabacco, del Prof. G. Cantoni, di pag. iv-176, con 6 ine. 2 -
Tabacchiere — vedi Amatore di oggetti d'arte — Raccoglitore di
oggetti.
Taotaeometria — vedi Celeriniensura — Telemetria — Topografia
— Triangolazioni.
Tamarindo — vedi Prodotti agricoli.
Tapioca — vedi Fecola.
Tappezzerie — vedi Amatore di oggetti d'arte e di curiosità.
Tariffe ferroviarie — vedi Codice dog. — Trasporti e tariffe.
64 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
__
Tartufi (I) ed i funghi, loro natura, storia, coltura, conser-
. vazione e cucinatore, di Folco Bruni, di pag. vm-184 2 —
Tasse di registro, bollo, eoo. — vedi Codice di bollo — Esattore
— Imposte — Leggi Tasse Reg. e Bollo — Notaio — Ricca, mob.
Tassidermista — vedi Imbalsamata™ — Naturalista viaggiatore.
Tatuaggio — vedi Chiromanzia e tatuaggio.
Tè — vedi Prodotti agricoli.
Teatro — vedi Letteratura drammatica — Codice del teatro.
Teonloa mlcroscopioa — vedi Anatomia microscopica.
Tavole d'alligazione per l'oro e per l'argento con nume-
rosi es. pratici per il loro uso, P. BUTTARI, p. xn-220. 2 50
Tavole logaritmiche — vedi Logaritmi.
Tavole schematiche della Divina Commedia di Dante Ali-
ghieri, di L. Polacco, seguite da sei tavole topogr. in
cromolit. disegn. dal Maestro G. AGNELLI, pag. x-152 . 8 —
Tecnica protistologica, del Prof. L. maggi, pag. xyi-sis 8 —
Tecnologia — vedi Dizionario tecnico.
Tecnologia meccanioa — vedi Modellatore meccanico.
Tecnologia e terminologia monetaria, di g. sacchetti,
di pag. xvi-191 2 —
Telefono, di D. v. Piccoli, di p. iv-120, con 88 incis., L. 2.
(Esaurito, è in lav. la 2* ediz. complet. rifatta da G. Motta).
Telegrafia, del Prof. R. Ferrini, 2k edizione corretta ed
accresciuta, di pag. vin-815, con 104 incisioni .... 2 —
Telegrato senza fili e Onde Hertziane di 0. Murani, di
pag. xv-841, con 172 incisioni 8 50
Telemetria, misura delle distanze in guerra, dei Gap. g.
Bertelli, di pag. xni-145, con 12 zincotlpie . . . . 2 —
Telepatia (Trasmissione del pensiero), di À. PAPPALARDO,
2» ediz. di pag. XVI-279 2 50
— vedi anche Magnetismo — Ipnotismo — Spiritismo.
Tempera e cementazione, dell'ingegner Padda, di pagine
vm-10&\, con 20 incisioni 2 —
Teoria dei numeri (Primi elementi della), per il Prof. U.
SCARPIS, di pag. vm-152 1 60
Teoria delle ombre, con un cenno sul Chiaroscuro e sul
colore dei corpi, del Prof. B. Bonci, di pag. vm-164, con
86 tavole e 62 figure , . . . 2 —
Terapia delle malattie dell'Infanzia, del Dott. G. Catta-
neo, di pag. XLT-506 4 —
Termodinamica, Prof. G. Cattaneo, pag. x-196, 4 flg. . 1 50
Terremoti — vedi Sismologia — Vulcanismo.
Terreni — vedi Chimica agraria — Concimi — Humus.
Terreno agrario. Manuale di Chimica del terreno, di A.
FUNARO, di pag. vill-200 2 —
Tessitore (Manuale del), del Prof. P. Pinchetti, 2» ediz.
riveduta, di pag. xvr-812, con illustrazioni . . . . 8 50
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 56
_
Tessuti di lana e di cotone (Analisi e fabbricazione dei).
Manuale pratico razionale di 0. Giudici, di pag. xn-864
con 1098 incisioni colorate , • 16 50
Testamenti (Manuali dei), per cura del Dott. G. Sebina,
di pag. VI-288 2 50
Tigrè-itaiiano (Mannaie), con due dizionarietti italiano-tigre
e tigre-italiano ed una cartina dimostrativa degli idiomi
parlati in Eritrea, del Cap. M. Camperio, di pag. 180 . 2 50
Tintore (Mannaie del), di B. Lepetit, 3* edizione, di pa-
gine x-279, con 14 incisioni 4 —
Tintura della seta, studio chimico tecnico, di T. Pascal,
di pag. XVI-482 5 —
Tipografìa (Voi. I). Guida per chi stampa e fa stampare. -
Compositori, Correttori, Revisori, Autori ed Editori, di 8.
LANDI, di pag. 280 2 50
Tipografia (Voi. II). Lezioni di composizione ad uso degli
allievi e di quanti fanno stampare, di 8. Landi, di p. vm-
. 271, corredato di figure e di modelli 2 60
— vedi anche Vocabolario tipografico.
Tisici e i Sanatori! (La cura razionale dei), del Dott. A.
Zubiani, prefaz. del Prof. B. Silva, p. xli-240, 4 incis. 2 —
Titoli di rendita — vedi Debito pubblico — Valori pubblici.
Topografia e rilievi — vedi Cartografia — Catasto — Celerinien-
sura — Compensazione errori — Curve — Disegno topografico
— Estimo terreni — Estimo rurale — Fotogrammetrìa — Geo-
metria pratica — Prospettiva — Regolo calcolatore — Tele-
metrìa — Triangolazioni.
Topografia di Roma antica, di L. borsari, di pag. vin-
486, con 7 tavole . . . . , 4 50
Tornitore meccanico (Guida pratica del), ovvero sistema
unico per calcoli in generale sulla costruzione di viti e
ruote dentate, arricchita di oltre 100 problemi risolti, di
8. Dinaro, 2» edizione, di pag. xn-175 2 —
Traduttore tedesco (II), compendio delle principali diffi-
coltà grammaticali della Lingua Tedesca, del Prof. R.
MlNUTTI, di pag. XVI-224 1 50
Trasporti, tariffe, reclami ferroviari ed operazioni do-
ganali. Manuale pratico ad uso dei commercianti e pri-
vati, colle norme per l'interpretazione delle tariffe vigenti,
di A. Bianchi 2» edizione rifatta, di pagine xvi-208. . 2 —
Travi metallici composti — Vedi Momenti resistenti.
Triangolazioni topografiche e triangolazioni catastali,
deiring. 0. Jacoangeli. Modo di fondarle sulla rete geo-
detica, di rilevarle e calcolarle, di pag. xiv-840, con 32
66 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI
incisioni, 4 quadri degli elementi geodetici, 32 modelli
pei calcoli trigonometrici e tavole ausiliarie 7 50
Trigonometria — vedi Celeriniensura — Esercizi Geometria me-
trica — Geometria metrica — Logaritmi.
Trigonometria della sfera — vedi Geometria e trigonom. della.
Trine (Le) a fuselli in Italia. Loro origine discussione,
confronti, cenni bibliografici, analisi, divisione, istruzioni
tecnico-pratiche con 200 illustrazioni intercalate nel testo
di Giacinta Romanelli-Marone. di pag. vm-881 . . 4 50
Tubercolosi — vedi Tisici.
Uccelli canori (I nostri migliori); loro caratteri e costumi.
Modo di abituarli e conservarli in schiavitù. Cura delle
loro infermità. Maniera per ottenere la riproduzione del
Canarino, di L. Untersteiner, di pag. xii-175 ... 2 —
Ufficiale (Manuale per 1') del Regio Esercito italiano, di U.
MORINI, di pag. XX-888 8 50
Ufficiale sanitario (Manuale dell') di C. Tonzig e G.
RuatA (in lavoro).
Unità assolute. Definizione, Dimensioni, Rappresentazione.
Problemi dell'Ing. G. Berto-uni, pag. x-124. . . . 2 50
Usciere — vedi Conciliatore.
Uva spina — vedi Frutta minori
Uve da tavola. Varietà, coltivazione e commercio, del Doti.
D. Tamaro, 8* edizione, di pag. xvi-278, con tavole co-
lorate, 7 fototipie e 57 incisioni 4 —
Valli lombarde — vedi Dizionario alpino — Prealpi Bergamasche.
Valori pubblici (Manuale per l'apprezzamento dei), e per le
operazioni di Borsa, del D. P. PICCINELLI, 2» edizione
rifatta e accresciuta, di pag. xxrv-902 7 50
Valutazioni — vedi Prontuario del ragioniere.
Vasellame antico — vedi Amatore di oggetti d'arte e curiosità
Veleni ed avvelenamenti, dei Dott. e. Ferraris, di pag.
XVI-208, con 20 incisioni 2 50
Velocipedi — vedi Ciclista.
Ventagli artistiol — vedi Amatore di oggetti d'arte e di curiosità.
Ventilazione — vedi Scaldamento.
Verbi greci anomali (I), del Prof. p. spagnotti, secondo
le Grammatiche di Curtius e Inama, pag. xxiv-107 . 1 50
Verbi latini di forma particolare nel perfetto e nel su-
pino, di A. P. Pav anello, con indice alfabetico di dette
forme, di pag. vi-215 1 50
Vermouth — vedi Liquorista.
Vernici (Fabbricazione delle), e prodotti affini, lacche,
mastici, inchiostri da stampa, ceralacche, deiring. Ugo
Fornari, 2* ediz. riveduta e ampliata di pag. xn-244 . 2 —
Vetri artistici — vedi Amatore oggetti d'arte — Specchi — Poto-
smaltografla.
ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 57
_
.Vetro (II). Fabbricazione, lavorazione meceanica, applica-
zioni alle costruzioni, alle arti ed alle industrie, dell' ing.
G. D'ANGELO, di pag. xix-527, con 825 figure intercalate,
delle quali 25 in tricromia 9 50
Vini bianchì da pasto e Vini mezzo colore (Guida pratica
per la fabbricazione, l'affinamento e la conservazione dei),
di G. A. Prato, di pag. xn-276, con 40 ine 2 —
Vino (II), di G. Grassi-Soncini, di pag. xvi-152. . . . 2 —
Vino aromatizzato — vedi Adulterazione — Cognac — Liquorista.
Viticoltura. Precetti ad uso dei Viticoltori italiani, del Prof.
0. OTTAVI, 5» ed. riveduta ed ampliata da A. STRUCCHI,
di pag. XVI-227, con 30 incisioni . . . , 2 —
Vocabolarietto pei numismatici (in 7 lingue), del Dott. s.
Ambrosoli, di pag. vni-134 1 50
Vocabolario araldico ad uso degli italiani, dei Conte G.
Guelfi, di pag. vm-294, con 856 incisioni 8 50
Vocabolario compendioso della lingua russa, del Prof.
VOINOVICH, di pag. XVI-288 . . . . , 8 —
Vocabolario tipografico, di s. Landi. (in lavoro).
Volapiik (Dizionario italiano-volapiik), preceduto dalle No-
zioni compendiose di grammatica della lingua, del Prof.
C. Mattei, secondo i principii dell'inventore M. Schleyer,
ed a norma del Dizionario Volapùk ad uso dei francesi,
del Prof. Kerckhoffs, di pag. xxx-198 2 50
Volapiik (Dizion. volapiik-ital.), Prof. C. Mattei, p. xx-204. 2 50
Volapiik, Manuale di conversazione e raccolta di vocaboli
e dialoghi italiani-volapiik, per cura di M. Rosa, Tom-
masi e A. Zambelli, di pag. 152 2 50
Vulcanismo, del Cap. L. Gatta, di pag. vin-268 e 28 ine. . 1 50
Zeoche — vedi Terminologia monetaria.
Zolfo (Le miniere di) di G. Cagni, di pag. xn-275, con 34
incisioni e 10 tabelle 8 50
Zoologia, dei Prof. E. H. Giglioli e G. Cavanna:
I. Invertebrati, di pag. 200, con 45 figure . . . . 1 50
II. Vertebrati, Parte I, Generalità, Ittiopsidi (Pesci ed
Anfibi), di pag. XVI-156, con 83 incisioni . . . 1 50
III. Vertebrati. Parte II, Sauropsidi, Teriopsidi (Rettili,
Uccelli e Mammiferi), di pag. xvi-200, con 22 incis.. 1 50
Zoonosi, del Dott. B. Galli Valerio, di pag. xv-227. . 1 50
Zootecnia, del Prof. G. Tampelini, p. viii-297, 52 incis. 2 50
Zucchero (Industria dello):
I. Coltivazione della barbabietola da zucchero, dell'Ing.
B. R. Debarbieri, di pag. XVI-220, con 12 ine. . 2 \Q
II. Commercio, importanza economica e legislazione
doganale, di L. Fontana-Russo, di pag. xn-244 . 2 *0
III. Fabbricazione dello zucchero di barbabietola del-
l'Ing. A. TACCANI, di pag. XII-228, con 71 incis . . 8 *
Indice alfabetico per autori dei Manuali Hoepli
(I numeri indicano *e pagine).
Abbo P. Nuotatore 44
Aoqua C. Microscopio 42
Adler G.Eserc. di lingua tedesca 28
Aduooi N. Le patate 46
— La fecola 29
Aduooo A. Chimica agraria. . . 17
Agnelli 6. Tav.Div. Commedia 54
Alry fi. B. Gravitazione 34
Aitila C. Eserc. Trigon. piana 28
— Complementi di geomet.elem. 20
— Geometria della sfera ... 32
Alberti F. Il bestiame e Pagrìcol. 15
Albiolnl 6. Diritto civile .... 23
Albini 8. Fisiologia 29
Alestandrl P. E. Analisi chimica 11
— Analisi volumetrica 11
— Chimica applio. all'Igiene . 17
— Disinfezione 24
— Farmacista (Manuale del). 29
— Sostanze alimentari 5
Allori A. Dizionario Eritreo . . 25
Alo! A. Olivo ed olio 44
— Agrumi 10
— Adulterazione del vino . . 10
Ambrotoli S. Atene 14
— Monete greche 43
— Numismatica 44
— Vocabolarietto pei numism. 57
Antllll A. Disegno geometrico. 24
Antonini E. Pellagra 46
Appiani G. Colori e vernici . . 19
Arila C. Dizionario bibliogr. . 25
Arrighi C. Dizionario milanese 25
Arti grafiche, ecc 13
Aschleri F. Geom.anal. d. spazio 32
— Geometria anal. del piano 32
— Geometria descrittiva ... 32
— Geom. proiettiva del piano
e della stella 32
Geom. projett. dello spazio 32
Azimontl E. Frumento 31
— Campicello scolastico .... 16
— MaiB 40
Azzonl F. Debito pubb. italiano 23
Baocarinl P. Malatt. crittogam. 40
Baddeley V. Law-Tennis .... 37
Bagnoli E. Statica 53
Ball J. Alpi (Le) 11
Ball R Staweil. Meccanica ... 41
Ballerini 0. Fiori artificiali . . 29
Balzani A. Shakespeare 51
Barotchl E. Fraseologia frane. 30
Barpi U. Igiene veterinaria . . 34
— Abitaz. degli anim. domest. 10
Barth ■. Analisi del vino ... 11
Bario li A. Stilistica latina ... 53
Bassi D. Mitologie orientali . . 43
Baetlanl F. Lavori marittimi . 36
Belfiore G. Magnet. ed ipnot. . 40
Bellini A. Igiene della pelle . . 34
— Luce e salute .39
Belilo V. Mare (II) 41
— Cristoforo Colombo 22
Ballotti G. Luce e colori .... 39
Beliuominl G. Calderaio prat . 16
— Cubatura dei legnami ... 22
— Fabbro ferraio 28
— Falegname ed ebanista . . 28
— Fonditore . 30
— Operaio (Manuale dell') . . 44
— Peso dei metalli < . 46
Beltraml L. Aless Manzoni . . 41
Bonetti J. Meccanica 41
Bergamaschi 0. Contabilità dom. 20
— Ragioneria industriale ... 49
Bernardi G. Armonia 13
Bernhard. Infortunii di mont. . 36
Bertelli 9. Disegno topografico 24
— Telemetria 54
Bertollnl F. Bisorg. italiano . . 50
Bertolinl G. Unità assolute. . . 56
Bertollo 8. Coltiv. delle min. . 42
Beata R. Anat. e flsiol. compar. 11
Bettel V. Morfologia greca. . . 43
Bottoni E. Piscicoltura 46
Blagl G. Bibliotec. (Man. del). 15
Bianohi A. G. Trasporti e tariffe
ferroviarie 55
Bignami-Sormani E. Diz. alpino 26
Biraghi 9. Socialismo 51
Blsoontl A. Esercizi greci ... 28
Boocardlnl G.L 'Euclide emendato 28
Boek C. Igiene privata 34
Boito C. Disegno (Princ. del) . 24
Bombiccl C. Minerai, generale 42
— Mineralogia descrittiva. . . 42
Bonacinl C. Fotografia ortocr. 30
Bonol E. Teoria delle ombre . 54
Bottelli L. Grammatica turca . 34
Bonetti E. Biancheria (Disegno,
taglio, ecc.;. . . : 15
Bonino Q. B. Dialetti greci. . . 23
Bonizil P. Animali da cortile. 12
— Colombi domestici 19
Borgarello E. Gastronomia, Ter-
minologia italiana e frane. 31
Borlotti F. Celeri mensura. ... 17
— Form, per il cale. d. risvolte 30
Borsari L Topog. di Roma ani 55
Bosetti E. Gioielleria e orefic. 32
Bossi L. M. Ostetricia 45
Bragàgno'o G. Storia di Francia 53
INDICE ALFABETICO PER AUTORI
59
Sragagaolo fi. Storia d'Inghilt. 53
Brighiti L. Letterat egiziana . 38
Bracherei 8. Alpinismo 11
Brown H. T. Meccanismi (500) 41
Bruni F. Tartufi e funghi ... 54
Bruni E. Catasto italiano. ... 17
— Codice doganale italiano. . 18
— Contabilità dello Stato. . . 21
— Imposte dirette 35
— Legislazione rurale 37
— Ricchezza mobile 49
Bruttinl A, Il libro dell'agricol. 10
Buocl di Santafiora. Marino . . 41
— Flotte moderne (Le) 29
Sudan E. Autografi (Amat. di). 14
Burali-Forti C. Logica matem. 39
Buttar! F. Saggiatore (Man. d.) 50
— Tav. per l'allig. oro e arg. 54
Caftareill F. Strumenti ad arco 53
Cagni G. Le miniere di solfo. . 57
Caldano C. Soccorsi d'urgenza 51
— Assistenza degli infermi. . 13
Calzava» V. Industria del gas 31
Camparlo ■. Tigre-italiano . . 55
Campi C. Campicello scolastico 16
Canestrini E. Fulmini e parai 31
Canestrini 8. Apicoltura 12
— Antropologia 12
Canestrini C. e R. Batteriologia 15
Cantamessa F. Alcool 10
Cantoni C. Logica 39
Cantoni C. Psicologia 48
Cantoni G Prato (II) 47
— Tabacco (II) 53
Cantoni P. Igroscopi, igrome-
tri, umidità atmosferica. . . 35
Canta C. Storia italiana .... 53
Capello F. Rettorica 49
— Stilistica 53
Capllupi A. ABsicuraz. e stima 13
Capeilettl L. Napoleone I. ... 44
— Letterata spagn. e portogh. 38
Cappelletti L. Nevrastenia ... 44
Cappelli A. Diz. di abbreviat. . 25
Carezzi D. Ostricoltura 45
— Anat. microsc (Tecn. di) . 11
Carega di Buricco. Agronomia 10
— Estimo rurale 28
Carnevali T. Scienza finanze . 51
Carotti 8. Storia dell'arte ... 53
Carraroli A. Igiene rurale. ... 34
Cataorandi V. Storia e cronol. 53
Casali A. Humus (L') 34
Castellani L Acetilene (L'). . . 10
— Incandescenza 35
Castigllonl L. Beneficenza ... 15
Cattaneo C. Dinamica element. 23
— Termodinamica 54
Cattaneo C. Terapia infanzia . 54
Cattaneo 8. Embriolog. e mori 27
Cavalieri D. Legisl. delle acque 37
Cavanna 8. Zoologia 57
Cavara F. Funghi mangerecci. 31
Caloria 8. Astronomia 14
Cenoelll-Perti A. Macch. agric. 39
Cerchiar! G. L. Chir. e tatuaggio 18
Ceretl P. E. Esercizi latini. . . 28
Cerruti F. Meccanismi (500) . . 41
Cerutti A. Fognat. domestica . 30
Cettolini S. Malattie dei vini . 40
Clapetti Q. L'alcool industriale 10
Chiesa C. Logismografia . ... 39
Clàmpoli D. Letterature slave. 38
Cignoni A. Ingegnere navale . 36
Claudi C. Prospettiva 48
Clerico G. vedi Muller, Metrica 42
Coltamarlnl 8. Biologia 15
Colombo 8. Ingegnere civile. . 36
Colombo L. Nutriz. del Bamb. 44
Combonl E. Analisi del vino. . 11
Corioarl T. Gramm. italiaua . . 33
Consoli S. Fonologia latina . . 30
— Letteratura norvegiana . . 38
Conti P. Giardino infantile . . 32
Contuzzl F. P. Diritto costituz. 23
— Diritto internaz. privato. . 24
— Diritto internaz. pubblioo. 24
Corsi E. Codice del bollo. ... 18
Cortese E. Metallurgia dell'oro 42
Costa A. Elettrochimica .... 26
Cossa L Economia politica . . 26
Couqnet. Pugilato an tioo, e mod. 48
Coufllaux L. Igiene della booca. 34
Cova E. Confez. abiti signora. 10
Cremona 1. Alpi (Le) 11
Cristofoli L. Stenografo pratico 52
Crollalanza 8. Araldica (Gr.). . 12
Croppl G. Canottaggio 16
Cretti F. Compens. degli errori 20
Curti R. Infortuni della mont 36
Cust R. Relig. e lingue d.ìndia 49
— Lingue d'Africa 39
D'Adda L Marine da guerra . 41
Dal Plaz. Cognac 19
Damiani Lingue straniere ... 39
D'Angelo 8. Vetro 57
Da Ponte M. Distillazione ... 24
De Amezaga. Marino militare . 41
De Barbieri R. Zucchero (Ind. d.) 57
De Brun A. Contab. comunale. 20
De Cillls E. Mosti (Densità dei) 44
De Gasparis A. Sale e Saline . 50
De Gregorio 8. Glottologia. . . 33
De Subornati» A. Lett. indiana 38
— Lingue d'Afr . . 39
— Mitologia comparata .... 43
60
INDICE ALFABETICO PER AUTORI
De Gubernatis A. Relig. e lingue
dell'India 49
Dell'Acqua F.Morte vera e appar. 43
Dei Lupo ■■ PomoL artificiale. 47
De Marchi L. Meteorologia. . . 42
— Climatologia 18
0e Mauri L Maioliche (Amatore) 40
— Amatore d'oggetti d'arte . 11
Dessy. Elettrotecnica 27
Di Baio F. Pirotecnica 46
Dinaro S. Tornitore meccanico 56
— Montatore di macchine . . 43
— Atlante di macchine .... 39
Dizionario universale in 4 lingue 26
Dompè C. Man. del Commerciante 20
Dowden. Shakespeare 51
Doyen C. Litografia 39
Enciclopedia Hoepll 27
Erede 8. Geometria pratica. . 32
Fabrit 8. Olii vegetali 44
Fadda. Tempera e cementaz. . 54
Faelll F. Razze equine 49
Falcone C. Anat. topografica 12
Faralli 8. Ig. della vita pub. epr. 34
Feninl C. Letteratura italiana 38
Fenizla C. Evoluzione 28
Ferrari D. Arte (L') del dire . . 13
Ferrari Q. Scenografia (La) . . 50
Ferrari V. Lett. moderna ital. 38
— Letter. moderna e oontemp. 38
Ferrarlo C. Curve circolari. . . 23
Ferrarit C. Veleni ed avvelen. 56
Ferrini C. Digesto (II) 23
— Diritto penale romano. . . 24
— Diritto romano 24
Ferrini R. Elettricità 26
— Energia fisica 27
— Galvanoplastica 31
— Scaldamento e ventilaz. . . 50
— Telegrafia 54
Filippini P. Estimo dei terreni 28
Flnzl J. Psichiatria 48
Fiorini C Omero 44
Fiori A. Dizionario tedesco . . 26
— Conversazione tedesca ... 21
Fontana-Russo. Zucch. (Comm.) 57
Foresti A. Mitologia greca. . . 43
Formentano A. Giurisdizione
volontaria 33
Formenti C. Alluminio 11
Fornarl P. Sordomuto (II) ... 52
Fornarl U. Vernici e lacche . . 56
— Luce e suono 39
— Calore (II) 16
Foster ■. Fisiologia 29
Franceschi G, Cacciatore .... 15
— Corse 22
Franceschi G. Giuoco del Pallone 33
Franceschi 6. B. Concia pelli . 20
— Conserve alimentari. . . .20
Franceschi^ F. Insetti utili . . 36
— Insetti nocivi 96
Franchi L. Codici 18-19
— Leggi sui lavori pubblici . 37
— Legge s. tasse di reg. e bollo 37
— Legge sull'Ordin. giudiz. . 37
— Legge sanità e sicur, pnbbl. 37
— Leggi sulle priv. indnstr. 19-37
— Leggi diritti d'autore 18-19-37
Frledmann S. Lingua gotica . . 38
Friso L. Filosofia morale. , . . 29
Frisoni G. Gramm. port.-bras. 34
— Corrispondenza italiana. . 21
— , 8pagnuola 22
— , francese . . 22
— Gramm. Danese-Norveg., . 33
Fumagalli G. Bibliotecario ... 15
— Paleografia 45
Fumi F. 8. Sanscrito 4 50
Funaro A. Concimi (I) 20
— Terreno agrario 54
Gabba L Chimico (Man. del). 17
— Seta (Industria della). ... 51
— Adnlt. e falsific. degli alim. 10
Gabbi U. Semeiotica 51
Qabelsberger-Noè. Stenografia. 52
Gabrielli F. Giuochi ginnastici 33
Gagliardi E. Interesse e sconto 36
— Ragioniere Pront. del). . . 49
Galassia! A. Maoc. cuo. e ricam. 40
Gallerani G. Spettrofotometria 52
Galletti E. Geografia 31
Galli G. Igiene privata 34
Galli Valerlo B. Zoonosi 57
— Immunità e resist. alle mal. 85
Galllzia P. Resistenza dei mater. 49
Gardenghl G. Soc. di mutuo eoe. 51
Garetti A. Notaio (Man. del). . 44
Gardlni A. Chirurgia operat . . 18
Garibaldi C Econ. matematica 26
Garnier-Vallettl Pomologia ... 47
Garollo G. Atl. geog.-st. d'Ital. 14
— Dizionario biograf. univ. . 25
— - Dizionario geograf. nniv. . 25
— Prontuario di geografia. . 48
Garuffa E. Orologeria 45
— Siderurgia 51
Gasllni A. Prodotti del Tropico 47
Gatta L Sismologia 51
— Vulcanismo 57
Gautero Q. Macch. e fuochista . 40
Gavina F Ballo (Manuale del) . 14
Geikle A. Geografia fisica. ... 32
— Geologia 32
Qeicich E. Cartografia 17
— Ottica 45
INDICE ALFABETICO PEB AUTORI
61
Selli J. Armi antiche 13
— Biliardo* 15
— Codice cavalleresco 18
— Dizionario filatelico 25
— Duellante 26
— Ginnastica maschile 32
— Scherma 51
— Il raccoglitore 48
Gentile I. Archeologia dell'arte 12
— Geografia classica 27
— Storia antica (Oriente). . . 53
Gerneslo G. Imltaz. di Cristo . 35
Gestro R. Naturai, viaggi at.. . 44
— Naturalista preparatore . . 44
Ghent I. Ciclista 18
— Conti fatti 21
— Galvanostegia 31
— Imitazioni e succedanei . . 35
— Industrie (Piccole) 35
— Leghe metalliche 37
— Metallocromia 42
— Monete, pesi e rais. ingl. . 43
— Problemi di geometria. . . 47
— Ricettario domestico .... 49
— Ricettario industriale. ... 49
Glbelli G. Idroterapia 34
Qlglloll E. H. Zoologia .57
Gleppl L. Crittografia 22
— Dizionario fotografico ... 25
— Fotograffa industriale ... 30
Giordani G. Proprietario di case 48
Gloroettl 8. Stenografia 52
Glorll E. Disegno industriale . 24
— Disegno e costruz. Nave. . 24
— Aritmetica e Geometria . . 13
— Meccanico (II) 41
— Meccanica (La) del mac-
chinista di bordo 41
Glttì V. Computisteria 20
— Ragioneria 48
Gladio! 0. Tessuti di lana e cot. 55
Gladstone W. E. Omero 44
Gneochi F. Monete romane. . . 43
— Guida numismatica 34
Gobbi U. Assicuraz. generale . 13
Goffi V. Disegnat. meccanico . 24
Gorinl G. Colori e vernici ... 19
— Concia delle pelli 20
— Conserve alimentari 20
— Metalli preziosi 42
— Olii : 44
— Piante industriali 45
— Pietre preziose 45
Gorra E. Lingue neo-latine . . 39
— Morfologia italiana 43
Grawlnkel, Elettrotecnica. ... 26
Grassi F. Magnetismo e elett. 40
Qruzi-Soncint G. Vino (II) ... 57
Qrifflnl A. Coleotteri italiani. . 19
— Ittiologia italiana 36
— Lepidotteri italiani 37
— Imenotteri italiani 35
Grotho E. Filatura, tessitura. . 29
Grave G. Geografia 31
Guaita L. Colori e la pittura . 19
Guasti C. Imitazione di Cristo 35
Guelfi G. Vocabolario araldico 57
Guetta P. Il Canto 16
Quyon B. Grammatica Slovena 34
Haeder H. Costr. macc. a vap. . 39
Hoepli U. Enciclopedia 27
Hooker I. Botanica 15
Hubert I. C. Antich. pubbl. rom. 12
Hugues L Esercizi geografici . 27
— Cronologia scop. "geogr. . . 22
Imitazione di Cristo 35
Imperato F. Attrezz. delle navi 14
Inama V. Antichità greche. . . 12
— Letteratura greca 38
— Grammatica greca 33
— Filologia classica 29
— Esercizi greci .28
lssel A Naturalista viaggiat.. 44
Jaooangeli 0. Triangola topog.. 55
Jenkin F. Elettricità. 26
Jevons W. Stanley. Econ. polit. 26
— Logica 39
Jona E. Cavi telegr. sottomar. 17
Jones E. Calore (II) 16
— Luce e suono 39
Klepert R. Atl. geogr. univers. 14
— Esercizi geografici 27
Kopp W. Antich. priv. dei Rom. 12
La Leta B. M. Cosmografia. . . 22
— Gnomonica 33
Land! D. Dis. di proiez. ortog. 24
Land! S. Tipografia (1°) Guida 55
— (11°) Compositore-tipogr. . 55
— Vocabolario tipografico . . 57
Lange 0. Letteratura tedesca . 38
Lanzoni P. Geogr. comm. econ. 32
Larice R. Storia del commercio 20
Leoni B. Lavori in terra. ... 37
Lepetlt R. Tintore 55
Levi C. Fabbricati civ. di abitaz. 28
Levi C. Letterat. drammatica . 38
Levi I. Gramm. lingua ebraica . 33
Librandi V. Gramm. albanese . 33
Llcciardelll Q. Coniglicoltura . 20
— Il furetto 31
Lied N. Protez. degli animali . 48
Lignarolo ■. Doveri dei macch . 26
— Macchinista navale .... 40
Lion A. Ingegneria legale ... 36
Lloy P. Ditteri italiani 25
Livi L. Antropometria 1?
62
INDICE ALFABETICO PER AUTORI
Lockyer t. N. Astronomia. ... 13
Lombardinl A. Anat. pittorica * 12
Lombroso C. Grafologia 33
Lomonaco A. Igiene della vista 34
Loria L. Macchinista e fuochis. 40
Loris. Diritto amministrativo. 23
— Diritto civile 23
Lovera R. Gramm. greca mod. . 83
— Grammatica rumena .... 34
Luxardo 0. Merceologia 42
Mattioli D. Diritti e dov. dei citt. 23
— Scritture d'affari 51
■aggi L. Proctologia 48
— Tecnica protistologica ... 54
Magrini E. Infortuni sul lavoro 36
— Case operaie 17
Mainanti G. Esattore 27
Majnoni R. Massaggio 41
Malaorida G. Materia medica . 41
— Impiego ipodermico .... 35
Malfatti B. Etnografia 28
Mancini P. La rachitide 48
Manettl L. Caseificio 17
Mantovani 8. Psicolog. flsiolog. 48
■arazza E. 8tearineria 52
— Saponi (Industria dei) ... 50
Marcel C. Lingue straniere . . 39
Marchi E. Maiale (II) 40
Marcii la o F. Letterat. francese 38
Maroolongo R. Equii, corpi elast. 27
Marra A. Corr. elettr. alternate 21
■arzorati E. Codice perito mia. 18
Mastrigll L. Cantante 16
— Pianista 46
Mattai C. Volapùk (Dizion.) . . 57
Mazzocchi L. Calci e cementi . 16
— Cod. d. perito misuratore. 18
Mazzocoolo E. Legge comunale 37
Melanl A. Architett. italiana . 12
— Decoraz. e industrie artist. 23
— Ornatista 45
— Pittura italiana 46
— Scultura italiana 51
Molli B. L' Eritrea 27
Monozzi. Alimentaz. bestiame 11
Mercanti F. Animali parassiti . 12
Mezzanotti C. Bonifiche 15
Mina G. Modellat. meocanico . 43
Minozzi A. Fosfati 30
Minutti R. Letterat. tedesca . . 38
— Traduttore tedesco 55
Molina E. Antologia stenografica 12
Molina. Curatore dei fallimenti 22
Molina R. Esplodenti 28
Molon 8. Pomologia 47
Mondin!. Produzione dei vini . 48
Montagna A. Fotosmaltografla 30
Montemartini L. Pisiol. veget. . 29
Moreschi N. Antichità private
dei Romani 12
Morgana G. Gramm. olandese. 33
Morlnl U. Uffic. (Man. per 1') . 56
Morselli E. Sociologia generale 52
Motta G. Telefono 54
Muffane G. Fotografia 30
Mailer L. Metrica Greci e Bom 42
Mailer 0. Logaritmi 39
Huranl 0. Fisica 29
— Telegrafia senza fili 54
Murari R. Ritmica 50
Musatti E. Leggende popolari. 37
Muzio C. Medico pratico. ... 41
— Malattie dei paesi caldi . . 40
Nacoarl 8. Astronomia nautica 14
Vallino A. Arabo parlato .... 12
Namias R. Fabbr. degli specchi 52
— Processi fotomeccanici. . . 47
Nazari 0. Dialetti italici .... 23
Negrln C. Paga giornaliera. . . 45
Menci T. Bachi da seta 14
Nlocoll V. Alimentaz. bestiame 11
— Cooperative rurali 21
— Costruzioni rurali 28
— Prontuario dell'agricoltore. IO
— Meccanica agraria 41
Nlooletti A. Stènogaafia 52
— Esercizi di stenografia. . . 52
Noseda E. Legislaz. sanitaria 37
— Lavoro delle donne e fanc. 37
Nuyens A. Diz. italiano-oland. 25
Ollvarl G. Filonauta 29
Olmo C. Dirito ecclesiastico. . 23
Orlandi G. Celerimensura . ... 17
Orsi P. 8toria d'Italia 53
Orsini E. Scacchi 50
Ostwald-Bolla. Chimica analitica 17
Ottavi 0. Enologia ,27
— Viticoltura 57
Ottino 9. Bibliografia 15
Pagani C Assicuraz. sulla vita 13
Paganini A. Letterat. francese 38
Paganini P, Fotogrammetria. . 30
Palombi A. Manuale postale . . 47
Palumbo R. Omero 44
Panizza F. Aritmetica razion. 13
— Aritmetica pratica, 13
— Esercizi di Aritmetica ras. 13
Paoloni P. Disegno assonom. . 24
(Pappalardo A. Spiritismo. ... 52
— Telepatia 54
Parise P. Ortofrenia 45
Paroll E. Grammatica svedese 34
Pascal T. Tintura della seta . 55
Pascal E. Calcolo differenziale 16
— Calcolo integrale 16
— Calcolo delle variazioni . . 16
INDICE ALFABETICO PER AUTORI
68
Pascal E. Esercizi di calcolo .
— Determinanti
— Funzioni ellittiche
— Gruppi di trasformazioni . .
— Matematiche superiori . . .
Pattaci ni 8. Conciliatore . . . .
Pavanelto F A. Verbi latini . .
Pavia L. Grammatica tedesca.
— Grammatica inglese
— Grammatica spaglinola . .
tavolini E. Buddismo
Pedlolno N. A. Botanica
Pedrettl G. Automobilista (L').
Padrini. Casa dell' avvenire . .
Pegllon V. Filossera
Penassi T. G. Sintassi latina. .
Percossi R. Calligrafia
Perdoni T. Idraulica
Petrl L. Computisteria agraria
Petznoldt. Bibliotecario
Plano II E. Illuminaz. elettrica
Picolnelll F. Società Ind. p. az.
— Valori pubblici
Piccinini P. Farmacoterapia. .
Plcooil D. V. Telefono
Pleraoclnl A. Assist, dei pazzi
Pilo ■. Estetica
— Psicologia musicale
Pinoherle S. Algebra element.
— Algebra complementare . .
— Esercizi di algebra elem. .
— Esercizi di geometria. . . .
— Geometr. metr. e trigonom.
— Geometrìa pura
Plnohettl P. Tessitore
Pini P. Epilessia
Pisani A. Mandolinista
— Chitarra
Pizzlnl L Disinfezione . . . .
— Microbiologia
Pizzi I. Letteratura persiana •
— Islamismo
— Letteratura araba
Plebanl B. Arte della memoria
Polacco L. Tav. Div. Comm. .
Poloni G. Magnet.ed elettricità
Pompilio. Panificazione
Porro F. Spettroscopio
— Gravitazione
Portlgllotti G. Psicoterapia . . .
Pozzi G. Regolo calcolatore . .
Prat G. Grammatica francese.
— Esercizi di traduzione . . .
Prato G. Cognac
— Vini bianchi
Prootor R. A. Spettroscopio . .
Pront E. Strumentazione. . . .
Puoci A. Frutta minori
16 Pucci A. Piante e fiori 46
23 Rabbeno A. Mezzeria 42
31 — Ipoteche (Manuale per le) 36
34 Racioppl F. Ordinamento degli
41 Stati liberi d'Europa 45
20 — Idem, fuori d'Europa .... 45
56 Ralna ■. Logaritmi 39
34 Ramorino F. Letterat. romana. 38
33 — Mitologia (Dizionario di) .43
34 Re busca Ini E. Mal. del sangue. 40
15 — Organoterapia. 45
15 — Sieroterapia 51
14 Reflazioni J. Paleoètnologia . . 45
17 Repossl A. Igiene scolastica. . 34
29 Restorl A. Letterat. provenzale 38
51 — Letteratura catalana .... 37
16 Rovel A. Letteratura ebraica . 38
34 Ricci A. Marmista 41
20 Ricci E. Chimica 17
15 Ricci S. Epigrafia latina .... 27
35 — Archeologia. Arte greca. . 12
51 — „ Arte etr. e rom. 12
56 Ricol V. Strumentazione .... 53
2&\ Righetti E Asfalto 13
54 WvellrA. Stereometria 52
13 Rodarf Ili. Floricoltura 29
28 Rodari D. Sintassi francese ... 51
48 — Esercizi sintattici 27
11 Romanelli-M. G. Trine al fu sello 56
10 Ronchetti G. Pittura per dilett. 46
11 — Grammatica d. disegno . . 24
27 Roscoe H. E. Chimica 17
32 Rossetto V. Arte militare. ... 53
32 — Avarie e sinistri marittimi 14
54 Rossi A. Liquorista 39
27 — Profumiere 48
41 Rossi G. Costruttore navale . . 22
18 Rossottl M. A. Formai, di matem. 30
24 Rota G. Ragioneria cooperat. 49
42 — Contabilità (v. Beneficenza) 15
38 Ruata G. Ufficiale sanitario . . 56
36 Saccherl P.G.L'Euclide emendato 28
37 Sacchetti G. Tecnologia raònet. 54
1* Salvatore A. Infort. sul lavoro 37
54 Sanarelll. Igiene del lavoro . . 34
40 Sandrlnelll G. Resister!, mater. 49
46 Sannino F. A. Cognac 19
52 Sansoni F. Cristallografia. ... 22
34 Santi B. Diz. dei Comuni ital. 25
48 Santini. Selvicoltura 51
49 Sanvlssnti B. Letteratura spag. 38
33 Sardi E. Espropriazioni 28
28 Sartori G. Latte, burro e cacio 36
19 — Caseificio 17
57 Sartori L Carta (Industr. della) 17
52 Sassi L Carte fotografiche . . 17
53 — Ricettario fotografico ... 50
31 — Fotocromatografia 30
64
INDICE ALFABETICO PER AUTORI
Satti L. Proiezioni (Le) .... 48
Savorgnan. Colti v.d. pian te tesa. 46
Soarpit U. Teoria dei numeri. 54
Soartazzini G. A. Dantologia. . 23
Sohdnok E. Resist. travi metal. 49
Schiaparelli 9. V. L'astronomia
n. antico testamento 14
Sohi ave nato A. Diz. stenogr. . 25
8ooiàrl C Dizionario alpino. . 25
8ecco-Suardo. Bistau. dipinti . 50
Seghleri A. Scacchi 50
Sella A.' Fisica cristallografica 29
Scrina L. Testamenti 55
Sernagiotto R Enol domestica 27
Setta G. Dottrina popolare . . 26
Setti A. Man. del Giurato ... 33
Severi A. Monogrammi 43
Slber-Hlllot C. Molini (Ind. dei) 43
Soiazzi E. Letteratura inglese. 38
Soldanl G. Agronom. moderna 10
Solerlo G. P. Rivoluz. francese 50
Soli 8. Didattica 2H
Spagnottl P. Verbi greci .... 56
Spataro D. Fognat. cittadina . 30
Stecchi R. Chirurgia operai. . 18
Stoppini A. Geografia fisica. . 32
— Geologia 32
— Prealpi bergamasche .... 47
Stoppato A. Diritto penale ... 24
Stoppato L. Fonologia italiana 30
Strafforelio G. Alimentazione . 11
— Errori e pregiudizi 27
— Letteratura americana ... 37
Strafico A. Letterat. albanese. 37
Streker. Elettrotecnica 27
Strucchi A. Cantiniere 16
— Enologia 27
— Viticoltura 57
Supino R. Chimica clinica ... 17
T&banelll N. Codice del teatro 19
Taocanl A. Zucchero (Fabbr. d.) 57
Taochini A. Metrologia 42
Tamaro D. Frutticoltura .... 31
— Gelsicoltura 31
— Orticoltura 45
— Uve da tavola 56
Tarn! F. Nautica stimata. ... 44
Tampelinl G. Zootecnia 57
Taramelli A. Prealpi bergamas. 47
Teloni B. Letteratura assira . . 38
Thompson E. ■. Paleografia . . 45
Tloll L. Acque minerali e cure 10
Togninl A. Anatomia vegetale. 12
Toletani D. Enimmistica .... 27
TommaslM. R.Convers.volapùk 57
Toniazzo G. St. ant. (La Grecia) 53
Tonta I. Raggi Rontgen .... 50
onzig C. Ufficiale sanitario. . 56
Tozer H. F. Geogralia classica. 32
Trabalza C. Insegn. dell'italiano 36
Trambusti A. Igiene del lavoro 47
Tratporti e tariffe ferroviarie . . 55
Trevisani G. Pollicoltura .... 47
Tribolati F. Araldica (Gramm.) 12
Triconl E. Medicat. antisettica 41
Trlvero C. Classific. d. soienze 18
Ulivi P. Industria frigorifera 35
Unterstelner A. Storia musica. 53
Untertteiner L. Uccelli canori. 56
Vfacchelll 9. Calcestruzzo .... 16
Vaienti A. Aromatici e nervini 13
Valentin! N. Chimica legale . . 17
Valletti F. Ginnast. femminile . 32
— Ginnastica (Storia della). . 32
Valmaggl L Grani ra. latina. . . 33
Vanblanohi C. Autografi 14
Vecchio A. Cane ai) ™
Vender V. Acido solforico, ecc. 10
Venturoli Q. Concia pelli .... 20
— Conserve alimentari .... 20
Vidari E. Diritto commerciale. 23
— Mandato commerciale ... 40
Vidari G. Etica 28
Villani F. Distillazione del le-
gno (Prodotti della) 24
— Soda caustica 52
Vlnasta P. Paleontologia. ... 45
VirgHII F. Cooperazione 21
— Economia matematica ... 25
— Statistica , .... 52
Viterbo E. Grammatica Galla 33
Vltta C Giustizia amministr. . 33
Vivant! Q. Funzioni analitiche 31
— Comp. matematica . . . .. 41
Voigt W. Fisica cristallograf. . 29
Voinovich. Grammatica russa . 34
— Vocabolario russo 57
Volpini C. Cavallo. . . : 17
— Proverbi sul cavallo .... 48
Webber E. Macchine a vapore 39
— Dizionario tecnico italiano-
* tedesco-francese-inglese. . . 26
Werth F. Galvanizzazione . . . 31
Will. Tav. analit. (v. Chimico) . 17
Wlttgent A. Antic. pubbl. rom. 12
Wolf R. Malattie crittogam.. . 40
Zambelll A. Manuale di con-
versaz. italiano- volapùk . . 57
Zambier A. Medicat. antisett. . 41
Zampini Q. Bibbia (Man. della) 15
— Imitazione di cristo 35
Zigàny-Arpàd. Lett. ungherese. 38
Zoppettl V. Arte mineraria. 13-42
— Siderurgia 51
Zubfani A. Tisici e sanatorii . 55
Zuooa A. Acrobatica e atletica 10
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